DOL-ORI

PRIMI PASSI VINCENT
PRIMI PASSI – VINCENT VAN GOGH

Non sono mai stata accompagnata ad alcuna mostra prima di cominiciare ad andarci da sola quando ho avuto l’età per farlo.
Van Gogh mi ha “parlato” da ragazzina, mediante la copertina di qualche quaderno di scuola, acquistato con la pancia. Anche a me, come a molti, è successo di essermi innamorata di lui senza capire la ragione. Ma la ragione, ovvio, non c’è: l’amore non è roba della ragione. Vincent arriva alla pancia e al cuore, ed è giusto nonchè bello che sia così. Non va spiegato alla testa tantomeno compreso con la testa: come una poesia, se la devi spiegare, vuol dire che non “funziona”. Semplicemente arriva o non arriva fino alle corde sensibili. E queste vibrano oppure no.

Ho visto le mostre di Linea d’Ombra, Vicenza, Verona, Bologna ecc. La più epica per me è stata Brescia, Santa Giulia mi pare fosse il 2008. Strepitosa.
Vicenza 2017: Tra il Grano e il Cielo. Ho portato un’amica che non era mai stata ad una mostra e mi ha emozionato tantissimo vederla piangere (nel vero senso della parola, con le lacrime vere) alla fine della mostra, mentre guardava l’ultimo quadro esposto e ascoltava la voce di Goldin attraverso le cuffie. Dopo di che ha acquistato le Lettere a Theo e non ha mai smesso di informarsi su Vincent. Essere stata l’artefice delle emozioni della mia amica e di quanto ha scoperto, per me è stato un regalo.

Ho acquistato delle stampe di alcuni quadri al Metropolitan Museum di NY prima ancora di avere una casa mia. Si può dire che qualche parte della mia casa è stata costruita attorno a quelle stampe.
Ogni giorno mi sveglio con davanti i “Primi passi”. Poi incontro gli Iris, i campi di grano e i cipressi, i Girasoli, la Notte stellata, e altri ancora. La mia giornata inizia e termina con queste immagini.
Ho letto il libro “I Colori delle Stelle” di Marco Goldin e ho donato alla mia amica una copia perchè potesse leggere anche di Paul. Che amo pure sebbene in modo diverso. Lo stesso per Monet o Renoir o Degas. Amori, sì, ma diversi. Non saprei spiegare. Vincent entra dentro in un modo diverso. Punto.
Sarò senz’altro presente a Vincenza il prossimo Ottobre, non me la perderei per niente al mondo. Amo questo pittore, non solo per le meraviglie che ha creato sulla tela, e lo apprezzo come uomo: la sua sensibilità, la sua poesia, la sua fame di bellezza, la sua passionalità ed anche il suo dolore.
Considero Vincent una “prova” che nel dolore risieda la bellezza, e che tanta meraviglia non sia possibile senza l’esperienza del dolore.

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