ASCOLTA: PIOVE

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foto: R.

(…) Ascolta. Piove dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici salmastre ed arse, piove su i pini scagliosi ed irti,
piove su i mirti divini, su le ginestre fulgenti di fiori accolti,
su i ginepri folti di coccole aulenti (…)

E piove su Firenze, oggi, ventitré settembre. Equinozio. Ma noi di Controluce teniamo alle tradizioni, in barba al tempo. Al cielo che non permette la firma del Sole sulla Terra. I nostri pensieri difendono le tradizioni. Il nostro amore per l’odore del pane, quello della lavanda della biancheria stesa, quella delle foto in bianco e nero, quella dei libri di carta. E non ci definirei dei nostalgici. I nostalgici mi sanno di fermo immagine, odorano un po’ di morte. Noi viviamo. A volte a fatica, al passo coi tempi, con questi tempi che non amiamo, che non capiamo. Ci sentiamo estranei, a volte. Udiamo parole e frasi che non comprendiamo. Ci confrontiamo con modi, usi, linguaggio, costumi che non fanno parte di noi. E’ come se queste nuove generazioni che ci ruotano intorno non avessero ereditato la nostra stessa storia. E in fondo è così. Questo mondo è sempre meno casa, meno amico. Sempre meno mamma. E’ una babele infinita. Allora cerchiamo la bellezza ed io ringrazio il cielo di volerla cercare e trovare, di saperla un poco riconoscere (a costo di qualche abbaglio). E ringrazio il cielo di conoscere qualcuno così. Instancabili cercatori di bellezza, come i rabdomanti con l’acqua. Come segugi ad ad annusare l’aria, la terra. La vita. E tradizione è, per questo sito, per chi lo scrive e anche per chi lo ha scritto in passato, per chi lo amato, per chi lo ama, anche un post come questo. Avrà fiato, questo luogo,  finchè ci saranno cose come queste. Come questa che pubblico qui di seguito con un senso di sollievo. Sollievo, appunto, nel sentire, vedere trovare tracce di persone che come me celebrano le cose belle, omaggiano il cielo, le stelle, il sole e la luna. Persone che sanno dialogare tra loro, ma anche scrutare nell’universo con stupore e contemplazione. Riccardo, il mediatore tra controluce e il sole che firma e che non può firmare oggi, a causa delle nuvole. La foto sopra è di oggi il testo che segue.. anche.

“E così ci siamo un’altra volta. Di nuovo torna il freddo, piove, gli alberi si ingialliscono e le solite cose che conosciamo bene ormai. C’è chi gli piace, c’è chi meno; io sono “meno”, in effetti.
E per distinguere questo momento, in cui l’Autunno comincia, lo si fa coincidere con l’equinozio di Settembre, uno dei due momenti dell’anno in cui il giorno duri quanto la notte; la nostra amica meridiana traccerebbe l’ombra dell’estremità del suo gnomone (non so cosa c’entrino gli gnomi per la verità, e meno che meno quello grosso della famiglia… mi informerò sull’etimologia di questo nome) come una linea retta, a metà tra le iperboli del solstizio di inverno ed estate. Dico “dovrebbe” perché, come si vede dalla foto, oggi a Fi c’è un tempo consono alla stagione, e così ieri e l’altro ieri e per i giorni prossimi. Per cui ahimè, niente meridiana questa volta. Ma una curiosità, al suo posto: nella fotina si vede che il sole nasce “esattamente” ad est, e tramonta “esattamente” ad ovest: questo succede solo agli equinozi.
Per cui buon Autunno controlucini, non ci sia la malinconia tipica di questa stagione, ma piuttosto l’allegria della vendemmia, che si porta dietro la cosa più buona creata da mente umana che è la schiacciata con l’uva ovviamente, e dell’olio nuovo! R.”

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da ricc.

7 pensieri riguardo “ASCOLTA: PIOVE

  1. Piove. o meglio ha piovuto il giorno dell’equinozio. A me è venuto in mente il vecchio modo di dire: Piove governo ladro!

    Certo in vendemmia non è bello vedere che la pioggia interrompe il lavoro! Almeno era così tanti anni fa, quando la vendemmia si svolgeva a mano, quando le vigne risuonavano di canzoni del festival di Sanremo, quando si chiacchierava, quando si parlava del raccolto, dell’annata, di come sarebbe venuto il vino, e anche si sparlava , mica si era del Santi! quando ci si conosceva tra di noi! Allora c’erano i buoi che dovevano trascinare i carri con le bigonce colme, quando l’uva era buona e contava la qualità del raccolto.
    Quando pioveva la fatica era maggiore perchè di dovevano spostare le ceste ( allora erano di legno ) che erano più pesanti dell’uva raccolta; quando si lavorava nel fango e si era davvero brutti, sporchi e un po’ cattivi per la fatica richiesta dal lavoro.
    Poi sono subentrati i trattori e i canti sono spariti. La lingua parlata non era più il dialetto comune a tutti. Sono subentrati gli auricolari e ognuno si chiude nel suo mondo!
    Ultimamente la vendemmia non si fa quasi più con le mani: esistono le vendemmiatrici che come degli aspirapolvere giganti aspirano gli acini. Il lavoro manuale è confinato al saper governare le macchine.

    Durante la vendemmia avevamo tutti le mani nere tinte dal mosto. E non c’era candeggina che sbiancasse le mani; occorrevano parecchi giorni per tornare alla normalità. Ora in campagna si lavora con i guanti, non si ha più il contatto con la natura, quello che dava origine al rispetto , all’attenzione per il lavoro
    Da qualche anno. ormai sono a “riposo”. Se da una parte sono contenta perchè mi risparmio la fatica, dall’altra mi mancano le vendemmie di una volta

    Grazie a Ric per la fotina e per essere presente in Controluce.
    Grazie per l’ospitalità di Celeste!

    Un ron ron da Bella a tutti voi!

    Pinuccia

  2. Grazie del bel racconto Pinuccia, bello davvero. Sembra di esserci in quella vendemmia o meglio, a quel tempo senza macchine e cuffiette ma con le persone. Tempi molto più social di quelli attuali, lo dico senza timore di smentita. Si, le macchine hanno snaturato .. tutto. Non voglio essere disfattista o “luddista”, o anche solo semplicemente nostalgico. Ho visto le macchine per la raccolta delle mele in trentino, non quelle di cui parli te, da noi non ci sono (ancora) o almeno non sono così diffuse, ma quelle macchine fanno davvero paura: gli alberi non sono più alberi, ma sono delle sogliole in due dimensioni perchè così la macchina può passare e raccogliere. E le persone necessarie sono ovviamente molte di meno. Estendendo il discorso poi, le macchine per eccellenza ossia le automobili hanno reso qualsiasi luogo un luogo di passaggio, puzzolente inospitale e pericoloso anche: ci se ne rende conto benissimo in quei rari casi in cui queste non ci sono o per divieti o in occasioni quali le ferie d’agosto: la città ritrova la sua ragione d’essere, e la sua bellezza, con questo semplice accadimento che è l’assenza delle auto. Che pazzia che abbiamo messo in piedi…
    Un grattino a Bella,
    R

  3. Autunno. La mia stagione. Odori, colori, sfumature.
    Poi, cibi succulenti che sanno di casa.
    Nebbia sul lago…
    Odore di lago, che in questa stagione è particolarmente intenso di ricordi.
    Un saluto a tutti da qui.
    Sir Biss

  4. Buongiorno a tutti
    grazie a Riccardo per le immagini, per il pensiero, per l’affetto per questo luogo (come sappiamo bene, sono le persone a fare i luoghi)
    Ciao Pinuccia. Come avevo già scritto, la vendemmia è una delle cose che mi ha sempre affascinata. Quella fatta come nei tuoi ricordi che hai condiviso qui. Con i canti, le donne con i foulard legati in testa. E poi la pigiatura con i piedi. Quando mi piacerebbe provare!! Non sai quanto. Mi ripeto ma sopportatemi: “Il profumo del mosto selvatico” è uno dei miei film preferiti. Un film che non si dimentica. Uno di quelli che restano dentro. Almeno, a me è successo così. L’ho trovato bello, profondo, passionale, con un forte sapore di terra, di umido, di casa, di umanità.
    Aggiungo: la festa del vino, quella che inaugurava la fase della pigiatura l’ho trovata di una sensualità raffinata e forte al contempo.
    In quanto al vino in sè, mi dispiace per gli astemi, concordo con Alexander Dumas “Il vino è la parte intellettuale di un pasto”.
    Ho avuto il piacere di vederle, le tue colline, Pinuccia. Lo dico qui per controluce: non era stagione di vendemmia. Ma hanno un fascino particolare. Le rivedrò in autunno, chissà. Con le viti colorate.
    Intanto vi aspetto tutti.
    Sir Biss biss biss
    La nostalgica del lago. Lo sapete che al suo paese, passeggiano sul lungo lago due oche? Meravigliose.
    Riccardo: detto da lui che è un “addetto ai lavori” …. la riflessione sulla macchine è tanta roba.
    Le macchina hanno semplificato la vita, e reso possibile moltissime cose. Come sempre c’è “the dark side” . Si sa.
    Comunque:
    stiamo tutti sereni. Abbiamo l’esercito dei Gretini … no? A posto.
    Venghino Signori venghino. Che lo spettacolo abbia inizio.
    Saluti e baci cari amici e mici. Bella in testa.

  5. Celeste: sono astemia, almeno così mi definisco. Non è che non mi piace il vino. Il sapore mi piace, lo apprezzo, è solo che l’alcol contenuto nel vino mi da subito alla testa! Preferisco astenermi!

    Tornando indietro di parecchi lustri, ricordo mio papà, quando lo accompagnavo in cantina a scaricare la bigoncia, mi prendeva per mano, ad operazione conclusa, e mi accompagnava nei sotterranei e mi faceva assaggiare con un dito il mostro che scendeva dai filtri. Come era dolce! Soprattutto il moscato era delizioso, profumato! Che buono!

    Non so se adesso questo è ancora possibile, le cantine ci sono sempre, ma le tecnologie moderne penso siano altre e poi adesso, con la scusa della sicurezza, si perdono passaggi essenziali. la spontaneità, la voglia di sperimentare. Mi chiedo: chi è così stupido da volersi fare del male intenzionalmente?
    Non lo so!

    A Ric: non è che qui le vendemmiatrici siano così diffuse, stanno prendendo piede sempre di più; vuoi per il costo della mano d’opera, sia per la burocrazia che rende quasi impossibile assumere del personale .

    L’esercito dei Gretini protesta lasciandosi dietro bottigliette di plastica, cartacce e qualsiasi altra cosa!

    Un saluto alle oche che nuotano nel lago e quel gatto che sembra abbia scritto un libro di aforismi.

    Pinuccia

  6. Buongiorno Pinuccia,
    mi prendo molto volentieri una pausa perché a me Controluce mi fa bene.

    Io non lo so perché abbiamo snaturato le cose che altro non sono che i miracoli della natura stessa.
    O meglio lo so benissimo: risparmio di tempo, di risorse quindi ovviamente di soldi. Un investimento iniziale e poi un risparmio spalmato nel tempo, godimento futuro. E’ normale. Si arava coi buoi e poi sono arrivati i trattori. E OK. Ci siamo.. Ci sta. E’ normale. Il progresso. Nessuno lo nega e nessuno tornerebbe al carro, ai buoi, alla fatica, terribile e alla vita di un tempo.

    Ma la poesia….
    Ecco, è questa che mi pare che sia persa. Da che ti ho letta, ho nella mente l’immagine di una bambina, con la manina dentro la manona del papà, che scende in cantina. E poi del ditino rosso di mosto tra le labbra. Questa è pura poesia.
    Gli innesti, la messa a dimora delle piantine nuove, e la cura, la potatura, la fioritura. Le preghiere per il vento per la pioggia, per il troppo caldo o il poco caldo. Tutto questo è servito per rendere possibile quel momento: quel ditino immerso nel mosto.

    Ecco. Io credo che prendere in mano un grappolo d’uva sia pura poesia, sia la constatazione di un miracolo mescolato alla fatica e alla grande sapienza di tanti uomini prima di noi che hanno capito come fare, cosa fare, quando fare nei vigneti per avere in mano questa meraviglia. E a seguire cosa fare perché diventi.. vino. Quanta tradizione, segreti tramandati, prove andate male, quanta sperimentazione, quante delusioni e successi e speranze.

    Parlo del vino, ma vale per tutte quelle cose che sono patrimonio di questo nostro Paese. Vino come i nostri meravigliosi prodotti caseari, insomma tutte le nostre eccellenze che dalla poesia sono…. prodotti. Punto.
    Eh no.. C’è molto altro. C’è la Poesia.
    E questa non deve perdersi. A nessun trattore, a nessuna macchina a nessun processo produttivo dovremmo permettere di portarla via.

    Ho conosciuto la storia di Luisa Spagnoli, mamma assoluta tra le altre cose, del bacio perugina e delle caramelle rossana…
    Uno mangia un bacio perugina, sorride per la cartina con la frasetta.
    Quanto ha lavorato quella donna e molte donne con lei per creare il bacio perugina?
    La poesia della Luisa (donna…madre, imprenditore, e siamo ai primi del ‘900…..) che con i debiti acquista una minuscola confetteria, ci porta i bimbi nella carrozzina, ha il marito in guerra….
    E con amore passione fatica e tanta poesia inventa il bacio perugina. Che, per chi non lo sapesse, chiamò “cazzotto”.

    Copio e incollo questa cosa, da wikipedia. Giusto per una riflessione sull’importanza delle persone sul denaro e sul …. progresso..

    ….. negli anni quaranta, in un periodo in cui molti soffrono la fame e il freddo, gli Spagnoli regalavano ai loro operai per Natale maglie, calze e lana per un valore di 4.000 lire, una fortuna per quei tempi. Lo stabilimento di Santa Lucia aveva una piscina per i dipendenti. Si costruiscono ai dipendenti casette a schiera (tuttora esistenti), si organizzano asili nido per i figli, si promuovono balli, partite di calcio, gare, feste.”

    Stiamo perdendo identità e cultura… Tradizioni e storia.
    Ora poi la cosiddetta globalizzazione ci sta rubando il futuro ma anche il passato. Amen

    Anche per questa ragione continuiamo, R. ed io, a pubblicare di solstizio e di equinozio. C’è bisogno di celebrazioni, di Storia, di tutte quelle cose che legano gli uomini con la terra e con il cielo.

  7. Ho letto lo scorso anno “La cattedrale del mare” di Idelfosco Falconer che si svolge nel medioevo, in una Catalogna profumata dal vino. Il protagonista, Hugo, diventa coppiere e produttore di vino. Il romanzo mi è piaciuto e il vino è anch’esso protagonista del romanzo.
    Si parla delle condizioni dei coltivatori (schiavi praticamente) e spiega anche il “trucco” operato nei vigneti mediante il quale i contadini affittuari delle terre prolungavano le concessioni.

    Incollo, da questo link, una parte dell’intervista all’autore.
    da: http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/mia-barcellona-antica-grande-rivale-venezia-1317222.html

    «Quella del vino non è di certo una metafora del mondo che racconto. Mi serviva descrivere qualcosa di originale e di poco narrato e così ho scoperto che nel mio Paese si erano interessati in pochi alla storia della produzione e del consumo del vino in epoca medievale. Pensate che le tecniche che vennero applicate all’epoca erano le stesse del periodo romano e gli spagnoli avevano poca competenza in quel settore, perché la precedente dominazione mussulmana aveva comportato la messa al bando dell’alcool. Il mio Hugo è a suo modo un innovatore che cercherà di produrre vino che duri negli anni, basti pensare che Plinio raccontava che il Salerno poteva arrivare a sette, dieci anni di età e favoleggiava di orci contenenti vini centenari, combattendo con la richiesta quotidiana di quel prodotto considerato un bene di prima necessità. Purtroppo il vino di cui racconto io era molto giovane e spesso molto acetoso, ma portò alla nascita di nuovi quartieri a Barcellona dove la vite venne curata in maniera particolare ed unica»

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