IL POPOLO DELLA CIABATTA

E dopo i pantaloni con il cavallo che arriva alle ginocchia, ma che però scendono sui fianchi per mostrare l’elastico delle mutande ovviamente firmato, dopo il pantaloncino corto e la giarrettiera sulla coscia nuda, dopo il collare con le borchie, i crocifissi che pendono da lobi lunghissimi e dalle scollature di canottiere opportunamente bucherellate ecc ecc, abbiamo le ciabatte. Non potevano mancare. Firmate, of course, con il pelo, dentro e fuori oppure solo fuori o solo dentro (dipende dalle stagioni immagino). La griffe più famosa: 900 euro al paio, in saldo. A proposito, approfittarne subito non sia mai che ci tocchi rimanere senza. Ciabatte di ecopelle, o di gomma, per intenderci quelle della doccia, con il pelo sopra o senza pelo, ma con la stampa della griffe bella grossa e colorata (non sia mai che passi inosservata). Vorrei dire al popolo della ciabatta, di stare sereno, che non passa inosservato nessuno che passeggia in ciabatte, firmate o meno, con o senza pelo. E questa è una cosa bella, perché nel momento in cui questi orrori, queste offese al buon gusto, questi sfregi al cavallo di battaglia che fu il gusto italiano, non provocheranno più alcun conato di vomito, avremmo toccato il fondo. Non mi voglio abituare alla ciabatta di gomma con il pelo nemmeno a quello senza pelo, al mocassino con il morsetto aperto dietro foderato di leopardo. Non mi voglio abituare, grazie! Io voglio ancora stupirmi e provare orrore.  Voglio ancora provare un brivido lungo la schiena e ringraziare una dote che immagino mi appartiene: quella del buon gusto, della semplicità, l’amore per il classico, il normale. Quella dote che si chiama eleganza. E pensare che basta un jeans, una camicia bianca, una scarpa semplice. 

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Lo metto solo per condivisione. Potete tranquillamente metterci un velo pietoso sopra- anzi un tendone, magari da circo che sarebbe anche calzante – e la parola calzante calza.  Per compensare posto Coco.  Che la sua anima non abbia a passeggiare per Montenapoleone a Milano o Tornabuoni a Firenze o per via Condotti a Roma… Ecc. Ecc.

4 pensieri riguardo “IL POPOLO DELLA CIABATTA

  1. Che cose brutte e di cattivo gusto. Eppure vanno alla grande, per fortuna non per molti.
    Come le canzoni. Se scrivi una schifezza, con parolacce e affini, ecco che ti passano alla radio e in tv…
    Le canzoni, quelle belle, quando mi capita di sentirle mi pare un sogno.
    Un saluto a tutti, mentre qui un altro temporale rinfresca l’aria agostana. E il lago non si vede, nascosto dalle nuvole…
    Sir Biss

  2. Mia mamma a volte mi diceva. se non ubbidisci c’è sempre la la ciabatta!
    Ed è l’unica ciabatta di cui ogni tanto sento la nostalgia!
    Baci ragazze!

    Pinuccia

  3. Sono d’accordo Pinuccia
    E credo che le mamme di adesso usino poco le ciabatte o meglio, le usano poco nelle occasioni giuste, ovvero quella da te citata.
    Le usano invece in città ahimè…. Dorate, argentate, tacco 12, raso terra, con pelo o senza pelo.
    Mio fratello, ricordo, si metteva davanti al vetro della porta-balcone e le diceva: dai.. tirala!!
    E lei: Spostati di lì !!!
    Una delle cose che spesso ricordo con divertita tenerezza.
    Grazie per averlo rinfrescato.
    Un abbraccio, a presto

  4. Sir Biss
    Già, per non parlare delle canzoni.
    Noi che siamo cresciuti con (ne cito solo alcuni) Gaber, Jannacci, Lucio Dalla, Fabrizio del Andrè, Battisti, Mia Martini… Pino Daniele.
    In tempi più recenti per me almeno, Gianmaria Testa… meno popolare senz’altro ma assolutamente non da meno.
    Tutti morti. Nessuno escluso. Ma certi grandi non muoiono mai. Gente che ha fatto davvero la storia della canzone italiana.
    Mi chiedo cosa avremo fatto mai di male per meritarci Fedez ecc…
    Ma in effetti non siamo noi che ce lo meritiamo, ma le generazioni successive.
    Auguri …. Non oso pensare ai di loro figli..

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