IL RESPIRO DEL CIELO

Quando devo concentrarmi su “me”, cerco di immaginare un cielo oppure l’acqua. Immagino me stessa sdraiata sopra un prato verde a guardare il cielo. Oppure mi penso immersa nell’acqua, galleggio senza muovere nulla del mio corpo. E qualche volta riesco a stemperare i pensieri, smorzare le preoccupazioni e le ansie, affievolire il senso di pesantezza che è spesso nel cuore, nei giorni, nel quotidiano. E’ necessario, come il respiro. E’ energia vitale che scaturisce dal lasciare che sia. Non sono esperta di  meditazione, non ho mai fatto pratica, non yoga,  altro ma credo che lo scopo sia anche quello: lasciare che sia. Le tensioni quotidiane che attanagliano il cuore, imprigionano la creatività, la fantasia, condannano la favola al sottovuoto, legano le ali della mente, soffocano la capacità di accorgersi e godere delle piccole cose, levano dignità all’esistenza e fiato alla vita. E mi domando se il progresso sia questo: un susseguirsi di ansie e doveri che si replicano, come un enorme frattale. Ci sono due reazioni quando tutto è troppo: soccombere, deprimersi, abbattersi oppure reagire, combattere, affrontare. Ecco. Nel mezzo c’è un aiuto anzi più d’uno: il cielo, l’acqua, il prato verde sotto i piedi nudi. Ricerche di un primordiale istante anche solo immaginato, che possa conferire una po’ di dignità alla vita. Un mezzo che possa offrire un po’ di pace, quella che dura il tempo che basta per permettere  ad  un respiro di dire: ok, andiamo avanti. Una tregua. Un aiuto che può fare la differenza tra l’arrendersi e il lottare. Arrendersi è un attimo. Decidere di continuare a combattere, probabilmente pure.  Mi domando cosa abbia fatto tutta questa modernità, tutta questa tecnologia dentro la quale stiamo affogando, per migliorare veramente la qualità della vita della gente.  Molto banalmente: i nostri genitori trovavano il tempo di andare a ballare nelle sere d’estate, all’aperto, sotto le stelle. E non avevano la lavastoviglie e molto altro. Trovavano il tempo di portare i figli alle giostre, al cinema, al museo e anche quello di giocare per terra  sul pavimento, costruire con il Lego o giocare al fruttivendolo. Non c’è giorno che io non lotti contro il tempo. E mi serve il cielo, l’acqua, il prato sotto i piedi, la luce soffusa, l’aria fresca. Il vento addosso, la pioggia addosso. La neve dentro il collo del paltò.

L’immagine del post, quel meraviglioso cielo, è uno scatto di Gil (GilGanesh,  amico di Controluce che ci manca una cifra). Guardandola mi sono venute in mente diverse canzoni, tributo al Cielo.  Una bellissima e di certo meno conosciuta rispetto a Renato Zero e altri è “Le traiettorie delle mongolfiere” di GianMaria Testa. Abbiamo scritto di lui in diverse occasioni.. Lui non c’è più e chissà se sta seguendo quelle traiettorie colorate, con la sua anima leggera e densa, priva di zavorra, e profonda come la sua voce. Una voce che entra dentro, scalda lo stomaco e si fa spazio scaldando. 

Lasciano tracce impercettibili
le traiettorie delle mongolfiere
e l’uomo che sorveglia il cielo
non scioglie la matassa del volo
e non distingue più l’inizio
di quando sono partite
sopra gli ormeggi e la zavorra sono partite
tolti gli ormeggi e la zavorra
sono partite

A guardarle sono quasi immobili
lune piene contro il cielo chiaro
e l’uomo che le sorveglia
adesso non è più sicuro
se veramente sono mai partite
oppure sono sempre state lì
senza legami, colorate e immobili
così

Anche noi, anche noi
con gli occhi controvento al cielo
abbiamo cercato e perso
le tracce del loro volo
dentro le nuvole del pomeriggio
nei pomeriggi delle città
ma chissà dove è incominciato tutto
chissà

Anche noi, anche noi
con le mani puntate al cielo
abbiamo inseguito e perso
le tracce del loro volo
anche noi, anche noi
nelle nuvole del pomeriggio
nei pomeriggi delle città
ma chissà dove è incominciato tutto
chissà

GianMaria Testa è, l’ho già scritto, da centellinare con un bicchiere di vino e il fuoco acceso, nei pomeriggi piovosi, e comunque dentro casa, tra divano e cuscini. Non è da automobile, non è da cuffiette dello smartphone mentre si corre al parco. E’ per intenditori e vuole un momento dedicato. E e mi manca molto. Dico mi manca in quanto non lo ascolto frequentemente perché (e qui il cane si morde la coda) occorre calma per ascoltarlo con calma. Ecco. E quando sono triste, serve averlo in dosi omeopatiche. No perché lui sia triste, ma perché scava dentro anche quando racconta cose tenere e dolci, e fresche. E’ uno così Gianmaria.  Dice delle cose vere e profonde con la delicatezza di una margherita. Con il tatto di una libellula. E’ speciale. Punto.

2 pensieri riguardo “IL RESPIRO DEL CIELO

  1. Per una come me, cresciuta a pane e Battisti, le canzoni di Gianmaria sembrano troppo ‘impegnate’.
    Ma mi è capitato di ascoltarne qualcuna è devo dire che era molto bravo.
    Complimenti a lui e a Celeste, scrittrice sopraffina.
    Quello che scrive è bello. Talmente bello che non riesci a commentare…
    Un saluto a tutti
    Sir Biss

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