QUELLO CHE NON SAI

Di una ragazza conservo il sapore e l’odore. Profumava di fiori ma anche di spezie. Immagino fosse il sapone che usava, perché non mi è mai giunto come un profumo intenso e liquido. E conservo il sale di qualche lacrima. Questo lo associo anche ad un odore molto metropolitano. Treno, metrò, bus.
Ho ancora la sensazione del tatto delicato delle sue dita, e del suo fiato che a volte sapeva di cannella, a volte di menta. Spesso dentro la sua borsa vi era della frutta: arrivava il profumo dritto dentro me.
Porto il segno anche di altre mani, mani ruvide eppure delicate. Altre ruvide e basta. Polpastrelli consumati dal lavoro quotidiano, dalla durezza delle cose. Porto addosso, tra le mie pieghe, qualche piccola traccia di caffè, briciola di pane, aroma di vaniglia.
Quando sono a riposo mi capita di sentire dita che mi accarezzano il dorso: alcune passano e basta, altre indugiano, altre passano e poi ritornano. In quel momento cerco di capire con attenzione quel tocco e mi diverto a farmi un’idea di chi può essere e quale può essere il suo interesse per me.
Vengo raccolto, a volte con gesto quasi religioso, e vengo accarezzato, a volte in modo quasi sacro. Ma sempre raccolgo sguardi e fiato, fanno parte di me, mi appartengono, come io appartengo loro. Vengo annusato. Proteggo volti ridenti, volti che piangono. I miei preferiti sono i volti che arrossiscono. Li adoro perché sono rari. Appartengono alle persone dal cuore buono e delicato.
Qualcuno sa che sono unico. Unico tra molti, tra centinaia, migliaia, a volte milioni di esseri come me, identici a me. Qualcuno lo comprende, e mi affida a qualcun altro, con questa consapevolezza. Ciò mi fa sentire bene e mi riscatta dall’apparire uno come tanti. E’ un conforto non essere il solo consapevole della mia unicità.
Ed è conforto poter dare conforto, saper essere un compagno silenzioso e presente. Sempre disponibile, sempre pronto a raccontare, a illuminare, a portare via per un po’ i pensieri del giorno. E’ bello poter essere fontana che lava la mente inquinata, finestra attraverso la quale passa aria nuova nella testa. O faro che illumina. Mano invisibile che rapisce. Ali che conducono altrove, in un altro tempo, in mezzo ad altre genti. Il dolce piacere del raccontare si mescola al dolce piacere del raccogliere, del conoscere, del sentire. Cosa c’è di più bello di questo scambio, e cosa lega di più?

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E’ una bella sensazione quando comprendo di contribuire alla libertà di qualcuno.
Sono l’amico più fedele e dentro di me ogni segreto è al sicuro: conosco i sospiri degli amanti, a volte sono loro così vicino che percepisco le variazioni del sudore. Conosco il pianto dei bambini e a volte so restituire il fiato a genitori esasperati dopo giornate di lavoro e figli capricciosi. Riempio notti insonni altrimenti vuote, posso scopare via cattivi pensieri, esorcizzare fantasmi e paure. Almeno per un po’.
A volte accompagno mamme al parco, impiegati in pausa pranzo, operai che riposano il corpo stanco, magari sul bus tornando a casa la sera. Ho molto viaggiato: treni, aerei, navi. Custodisco l’odore del mare, dei fiori di montagna, ed anche l’odore dei cibi di parecchi paesi del mondo in cui sono stato. Ho memoria dei raggi del sole e del suo calore su di me.  
Ho imparato a vivere accanto e accanto dono e ricevo. E scambio: credo che lo spirito di chi mi frequenta passi da fiato in fiato, respiro dopo respiro. Sopra di me si sono sovrapposte dita, impronte, umori. Sono ricompensa, riscatto. Sono un mezzo che porta lontano, che stempera il presente e lo rende più leggero.
Ebbene si, io sono un Libro.

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