MEDIT-AZIONE

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Ieri ho visto un film: The Circle, tratto dal romanzo Dave Eggers (2013, Mondadori).
Una ragazza viene assunta in una grande azienda Social, una azienda mondiale di tecnologia che conta miliardi di iscritti: una unica password, unico account per accedere dappertutto, unico mezzo per fare ogni cosa: pagare, votare ecc.

La ragazza in poco tempo diventa una “big” nella società ed entra nella manica di uno dei soci fondatori (Tom Hanks) che la assurge a guru. Accetta di fare da cavia e sperimentare, in prima persona, la condivisione di ogni istante della sua vita, fatta eccezione per quando va in bagno e dorme. Indossa una telecamera che trasmette ovunque le sue conversazioni, ogni suo spostamento, ogni sua azione. Vengono inoltre condivisi tutti i suoi messaggi, tutte le sue e mail. In pratica vive in uno stato di assoluta trasparenza e, durante le varie conferenze, “dimostra” quanto vivere in modo accessibile a tutti, porti beneficio per la società.

I bambini sono costantemente sotto controllo, così come anche la pressione sanguigna, e in caso di pericolo i soccorsi sono ovviamente immediati. Un mondo più sicuro.

Lei stessa (ma questo ancor prima che lei accettasse la condizione di trasparenza assoluta), pagaiando nel fiume, viene salvata da un elicottero: la sua attività era controllata dalle telecamerine poste sopra una boa che galleggiava nei paraggi.

Lo scenario è questo: droni da tutte le parti, telecamere in ogni dove, e persone che interagiscono tra loro, costantemente connesse. Un pregiudicato latitante viene intercettato in meno di 20 minuti: caccia e ritrovamento vengono trasmessi in diretta durante un congresso dell’azienda, davanti a migliaia di persone in carne ed ossa, e in rete, in tutto il mondo.

La popolazione mondiale, così organizzata, non avrebbe probabilmente un solo crimine irrisolto anzi… le persone si comporterebbero bene, sapendo di essere sotto costante controllo da migliaia, milioni, miliardi di occhi.

I dati sono tutti registrati e conservati per sempre negli archivi della società. Tutti sorvegliati speciali. Dal primo giorno di vita fino alla morte.

Il film ha un -ovvio- risvolto tragico con conseguente -altrettanto ovvio- ravvedimento della ragazza: durante un “esperimento” un suo amico di infanzia che “non sta al gioco” perché difende la sua libertà, il suo privato, la sua mente, viene intercettato così come era accaduto per il pregiudicato, e, nel tentativo di fuggire a decine e decine di persone con il telefonino in mano a localizzare e trasmettere la sua posizione, muore tragicamente volando giù da un ponte con il suo furgone.

I famosi sei gradi di separazione – cito da Wikipedia- “La teoria dei sei gradi di separazione in semiotica e in sociologia è un’ipotesi secondo la quale ogni persona può essere collegata a qualunque altra persona o cosa attraverso una catena di conoscenze e relazioni con non più di 5 intermediari” si annullano in una manciata di secondi. Teoria, per altro già abbondantemente superata: porta la data del 1929 quindi è preistoria, in termini di “rete”.

La rivincita della ragazza e la sua “vendetta” per riscattarsi – almeno in parte – dalla morte del suo amico è l’invito, davanti al mondo intero, ai due soci fondatori di diventare anch’essi trasparenti, e di far parte, attivamente, al progetto che loro stessi hanno fondato e finanziato. Infatti loro predicano la trasparenza, ma ne sono totalmente fuori. E in quel momento, milioni di e mail e di dati personali dei due finiscono sui tutti i device di tutto il mondo.

Curiosa (celeste-curiosissima), vado a leggere le recensioni di questo film in web e trovo opinioni davvero scarse. Che sia un sassolino (sassolone) nella scarpa? Questo film, di fantascienza ha ben poco, e questo enorme social – inventato nel film – somiglia tanto, ma tanto a quello vero, esistente e palpitante, a cui tutti noi affidiamo i nostri dati, le nostre preferenze, i nostri like, il nostro tempo, i nostri gusti politici culinari sessuali musicali e quant’altro.

A mio avviso è un film che fa meditare. E molto. Tenere in pugno un gruppo di persone è un gioco da ragazzi, ad un costo bassissimo. E farlo con un paese, una città, un popolo e con il mondo intero… non è differente. Non più. I mezzi ci sono. Basta aumentarne il numero.

Meditare prima di affidare la nostra vita, spontaneamente, ai social. Già ne siamo in parte costretti. Teniamoci addosso almeno le mutande. Finché sarà possibile.

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4 pensieri riguardo “MEDIT-AZIONE

  1. L’ho visto al cinema appena uscito… e davvero mi ha lasciato un po’ perplesso… io sono favorevole alla trasparenza, infatti non ho problemi ad avere un profilo aperto nei social, ma nello stesso tempo quello che considero più privato e più intimo lo tengo per me.
    Il film mi ricorda molto The Truman Show che in un’epoca poco più remota metteva in evidenza quello che era la mania ossessiva di poter “guardare” la vita degli altri senza guardare la propria vita.

    Un sorriso

  2. Ciao Marinz. Infatti avere un profilo aperto non significa mettere tutta la propria vita in rete. Come sempre, è l’eterno discorso dell’uso che si fa di ogni cosa. Bisogna farne un uso consapevole e responsabile.
    Ma nonostante ciò, purtroppo negli archivi c’è molta roba, a prescindere dalla nostra volontà e sfuggire è impossibile. L’agenzia delle entrate SA esattamente quanto spendi per mangiare, quanto per il carburante, quanto per le vacanze ed è un grande fratello nemmeno troppo invisibile. Cosi le banche, così la società che gestisce la tua carta di credito…
    E’ impressionante uscire da un ristorante, un hotel, un parrucchiere e trovarti dopo tre secondi il messaggio di google “Parlaci della tua esperienza al ristorante Sapore di mare”…
    Anche a geo-localizzazione spenta. Questa è invadenza, violenza anche..
    Ed il è prezzo che si paga se vuoi avere uno smartphone, un navigatore in tasca ecc. Ne siamo consapevoli. Tutti o quasi.
    E’ impressionante visitare un sito e poi ti chiede di accedere con il tuo account FB. Proviamo a pensarci. FB è una grande banca dati, dei nostri dati, che raccoglie le nostra abitudini anche fuori da FB. Unico account, come nel film del post. Bè, non so a voi ma a me fa paura.
    Amaramente: se non ricordo qualcosa di me, posso sempre chiedere a Google…
    Personalmente non a FB, dato che non ho un account… Ma google sa molte più cose di me di chiunque altro.. Forse anche di me.
    Ricordo sempre una cosa che mi disse una conoscenza di tempo fa che lavorava per testare la sicurezza dei grandi sistemi, simulando attacchi hacker ecc: ricordati che con la rete tu hai una finestra sul mondo ma il mondo ha una finestra a casa tua.
    Siamo tutti in vetrina. Allora ci siamo inventati la “privacy”. L’ultima farsa per fare soldi a spese della gente (spiata e controllata) ma consenziente. Così tutti spiati e nessuno responsabile.
    Un abbraccio.

  3. La prima cosa che mi venuta in mente leggendo il titolo del tuo nuovo post è stata la frase che diceva Renzo Arbore in uno spot tanti anni fa: meditate gente, meditate!
    Concordo su quanto hai scritto Celeste! Su tutto!
    In un mondo in cui il pettegolezzo è la l’unica cosa che la fa da padrone cosa ci si si può aspettare? farsi gli affari degli altri è meglio che osservare i propri limiti. E questo per rimanere nel nostro piccolo orticello-

    Poi è ovvio che allargando il concetto l’essere costantemente sotto osservazione è un po’ seccante e il non essere d’accordo può voler dire che non ci teniamo alla nostra sicurezza, così come mi disse un po’ di tempo fa un tizio che vendeva sistemi di allarme a cui non avevo aperto nemmeno il cancello!

    Grazie Celeste che ci doni post sempre molto interessanti.
    Buon Sabato a tutti

    Pinuccia

  4. Cara Pinuccia bentrovata!
    I miei post sono un po’ brontoloni. A volte mi chiedo se, per i ragazzi, non sono la “brontolona antiquata” che poteva essere la mia nonna per me, quando ero adolescente
    E lei mi diceva: è una ruota che gira! quando avrai la mia età… La differenza è che io la svolta telematica automatizzata e multimediale, la vivo… E con questa ci lavoro. Ho dimestichezza e non la considero nemica… Quindi mi attribuisco il diritto di poter giudicare con “conoscenza”..
    Questo vorrei spiegarlo ai ragazzi. Ma so che non è possibile…
    Ci provo:
    Raga, doma capirete. Oggi no ma doma si. Cmq tt ok. Tra raga, tranqui !
    🙂

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