SPLEEN

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foto mia

Sarà che a volte sento nostalgia. Questa corre sulla mia sensibilità ogni giorno. Spesso la scaccio un po’ via, perché non mi piace tanto la malinconia. Mi dico: niente “spleen” come la definiva Baudelaire. Ma a volte lei, la nostalgia, indugia, vibra su certe mie corde, insiste, le usa come una amaca.  E a volte riesce ad essere dolcissima. Non è che mi faccia bene, la malinconia dolce, ma è la vocina che mi dice: “non dimenticare che molti dei valori dell’anima non necessariamente recano allegria o serenità”. A volte sono un pochino tristi, hanno il sapore del rimpianto, l’odore delle assenze. La poesia dei ritorni. Spesso mi viene voglia di ascoltare delle canzoni ma poi so che niente più delle canzoni può riportare sulla pelle gli odori e sulla lingua i sapori di un tempo passato. Allora lascio stare, perché alcune canzoni o forse tutte quelle che amo, riversano nell’aria la loro valigetta piena di sensazioni che a volte mi portano la pioggia dentro.  E mi dico che sono strana perché molti dei miei ricordi sono bellissimi e molte di queste canzoni mi ricoprono e mi accarezzano: molti non sanno di rimpianti né di nostalgia. Forse questo ha a che fare con il mio rapporto, difficile, con il tempo. Non siamo mai stati amici, il tempo ed io: non mi rassegno a questo tempo che mangia il tempo, divorandolo tra necessità, obblighi, e giornate, settimane e anni di respiri per cose insulse. Uno di questi momenti densi e dolci, come miele magari di agrumi, di zagara, un po’ acre e un po’ piccante, che cola dentro l’anima, è legato anche alla voce di Gianmaria Testa. E’ una voce che entra dentro, se n’è parlato in Controluce diverso tempo fa anche qui.  Una voce che si arrotola nello stomaco, e che fruga tra le pieghe dell’anima. Una voce che permane a lungo, che riveste le pareti della pancia come un film. Eppure una voce delicata, timida, che recita parole semplici e parla di cose piccoline. Una voce che sa di antico, colorata di quell’azzurro polvere e di quel rosa appunto antico e che sa dire le cose sottovoce. Ho cercato ciò che scrisse di lui, tra le altre cose, Erri de Luca quando Gianmaria scomparve, con i suoi 58 anni e la sua voce, la sua anima, il suo cuore e l’umiltà di quelle belle persone che passano attraverso. Attraverso la vita in punta di piedi, che guardano i successi con umiltà quasi si sentono immeritevoli di tanta attenzione. Sono queste le persone che amo..

Erri de Luca, per G.Testa

La tua voce s’arrampica a un balcone, soffia all’amato le parole da dire all’affacciata. La tua voce è Cyrano nascosto nel giardino che insegna al maschile smemorato come bussare a un bacio di ragazza. Sono sillabe di pioggia, da levarsi la giacca e appoggiarla sulle spalle scoperte di una donna, una delle poche mosse sacre in dote a un uomo.
Le tue canzoni servono a un ragazzo per improvvisarsi uomo, servono a un uomo per tornare ragazzo. Una donna sospira : fosse vero. Finché canti è vero e poi per altri cinque minuti dura l’effetto di raccolta dei frantumi maschili ; stanno di nuovo insieme l’adulto e il rompicollo. Finché canti ecco di nuova una sagoma d’uomo nella stanza, al bavero ha messo il fiore dell’ortica, in cima alla camicia una farfalla vera. Allaccia il braccio attorno alla ragazza, accenna a un valzer, lo rigira in tango, splende la coppia, numero chiuso sigillato a musica.
Profumo di balli di una volta la tua canzone di oggi. Uomo e donna accostano gli zigomi per fingere di dirsi una parola, si odorano i capelli, accostano il respiro alla curva del collo. I balli di una volta permettevano abbracci con la scusa di una danza in pista.
Niente altro che amori, polpa scoperchiata da un coltello che scortica, sbuccia, e sotto, il frutto è bianco. Solo amori, il loro passo a due disturba, distoglie : due innamorati vanno, dietro a loro si accodano le occhiate di noi altri soldati costretti dentro i ranghi, invece di sbandare, sbottonare il colletto e darsi da correre.
Niente altro che fiori, compratene un mazzetto, portatelo sudati, trafelati, alla creatura preferita, amata.

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