LONTANA-MENTE

 

lontano

Mi sento lontana da questo mondo di selfie davanti ai ponti che crollano, all’autostrada che brucia. Dai pellegrinaggi nei luoghi della brutalità umana.

Ma anche da quelli che vanno in vacanza con la bici e la telecamerina sul casco.

Mi chiedo se si accorgono dei monti, del cielo, dei fiori nei prati, dello specchio del lago che riflette le nuvole. Dell’odore di erba falciata, del profumo del mare. Immagino la concentrazione sull’inquadratura della strada. e poi me li immagino srotolarsi ore di … strada, di semplice strada,  guardarsela tutta senza averla goduta mai.  Se la rivedono su you tube, su FB. Registi e spettatori del nulla. Una strada tutta uguale, nessuna cornice. Ma l’importante è dire: io sono stato là, ho pedalato per queste strade a questa velocità e questa è la prova.

Mi chiedo se molti, a cena fuori gustano il cibo, se ne godono, se lo assaporano oppure se tutto si esaurisce con lo scatto del gambero adagiato sull’insalata postato sui social.

Il tramonto dura un istante: c’è chi sceglie di viverlo attraverso l’obiettivo cosi da rivederlo poi sul telefonino pertanto senza averlo visto mai per davvero. Mi sento lontana da tutto questo. Molto molto lontana. Anche io ho fotografato qualche tramonto, ho sottratto un istante al mio sguardo senza mediazioni. Ma l’ho dato a chi amo, a chi è importante…

Mi sento lontana da questo mondo dove bisogna essere cult, dove la messa in piega conta più del vento che lo scompiglia, del mare che lo bagna, dell’amore che lo spettina.

Mi sento lontana dalle apparenze che ingabbiano e soffocano. Dalle mode che rende tutti uguali, come tanti soldatini, con gli stessi vestiti e gli stessi pensieri. Ci sono i social che pensano per noi, perché sottrarre tempo per la pedicure con i colori di tendenza, al giro di shopping del sabato pomeriggio, all’apericena la sera ai bordi della piscina all’ultimo  piano del grattacielo più in voga a Milano?

Perché pensare? C’è la rete che ti dice cosa pensare. Tutto precotto, pronto e mangiato, premasticato perfino. Nemmeno serve il microonde.

A proposito di microonde: perché utilizzare tempo e risorse per cucinare per i figli, quando ci sono i 3 salti in padella che è un attimo? E poi sono tanto buoni, appetitosi, sfiziosi. Pensa che i ragazzi mangiano perfino le verdure!! Udite udite! Poi che le verdure siano condite con chissà cosa, medaglioni di condimenti di grassi saturi congelati chi se ne frega! Dettaglio trascurabile: mangiano le verdure!! E alla mamma resta il tempo per postare su FB l’ultimo ciuffo costruito dal parrucchiere, per la ricostruzione dell’unghia del dito anulare rigorosamente diversa dalle altre nove. Mi sento lontana, molto lontana dall’unghia ultima nuance aggiunta al pantone dei colori dell’estate, lontana dal cibo di strada che non importa nulla di cosa sia,  ma sta “spaccando” in città.

Mi sento lontana dalle finte trattorie che fanno la finta Milano Firenze Roma di un tempo che fu. Dai locali alla moda, dall’ultimo disco di, dall’ultimo smartphone che si accende con il sorriso, l’odore della pelle, l’acidità del sudore…. Al primo ci siamo, alle ultime due ci arriveremo presto… Vi stupireste? Se si, beati voi.

Mi sento lontana dall’alga nella zuppa, da cose che non conosco, non so da dove vengono né come sono fatte, come sono raccolte, pulite, importate, manipolate. Non ritengo che sia per forza meglio o più sano il raviolo di Modena, ma credo sia importante cibarsi in modo consapevole, il meno sofisticato possibile. Per quanto è possibile. Mi sento lontana dal cibo cinese da quello thailandese da quello giapponese, indonesiano o finlandese cucinato o importato a casa mia.

Non introduco condimenti sconosciuti nel mio corpo. Non ho nessuna garanzia che non vi sia la spirulina il botulino e bacilli, cocchi, vibrioni, spirilli, spirochete e compagnia bella.

Mi sento lontana dal troppo essenziale, dal troppo minimal, e anche dal troppo. Da ogni eccesso e da ogni difetto. Mi sento lontana dal troppo e dal troppo poco. E mi viene da dire: ma come sono uguali tutti questi diversi!

Eppure mi sento normale, mi ritengo una persona che si cura, dalle unghie ai capelli. Ritengo di aver cura della mia persona e dei miei spazi.  Boh. Mi sa che devo trovare uno bravo che mi curi.

13 pensieri riguardo “LONTANA-MENTE

  1. La vita va gustata nella giusta misura e dose… e tutto quelli che fa parte della vita come viaggi, cucina, arte, sapori, colori, odori ect devono essere naturali … sono sempre stato contro la cucina minimal e macrobiotica o come dicono adesso cucina molecolare… ne avrei da scrivere ma se trovi quello bravo mandami il numero 🙂

  2. Hai ragione. Mica facile però. Se ci fosse ancora mia mamma inorriderebbe davanti ai quattro salti in padella…
    Sempre bello leggerti. Sempre più brava…
    Un abbraccio a tutti
    Sir Biss

  3. Non me la vedo proprio Sir Biss a cucinare i 4 salti in padella! Chissà perché!!! La vedo preparare manicaretti, solo come lei sa fare e di cui abbiamo sentito il profumo già in Controluce.
    D’altra parte siamo tutti uniformati, al basso, purtroppo. Fuori dal coro ci sono quei quattro gatti dei Controlucini, in compagnia di Lara e Raf della Gigia e del Rodo…Non dimentichiamoci della meridiana Controlucina.
    In questo mondo in cui ha ragione solo chi urla più forte i suoi strafalcioni, dato che parlare un italiano corretto è un optional, dove tutto è teso al divertimento, alla velocità, alla superficialità: O tempora o mores!
    Buon fine settimana a tutti: mi permetto di ricordare a Ric ( grazie della galleria di immagini di Firenze che ci ha donato per il solstizio d’estate), che la prossima settimana entriamo ufficialmente in autunno, anche se so benissimo che il Nostro lo ricorda benissimo!

    Pinuccia

  4. Eh, Pinuccia. I quattro salti non li amo ma i manicaretti che faceva mia mamma ultimamente li metto poco in pratica. Per tanti motivi. Uno per tutti, di questi ultimi giorni. Si chiama sciatica…
    Un abbraccio d’autunno che sa ancora d’estate.
    Sir Biss

  5. Bellissimo questo scritto. E sarà forse la mia età, che mi relega fuori da ciò che è di moda, ma condivido ogni parola, ogni osservazione, ogni situazione. Ma poi mi dico, cosa c’entra l’età, è proprio vero, punto. Le telecamerine che registrano tutto, le vedi ovunque, sui caschi degli sciatori, sulle bici: ma per vedere cosa? Nessuno rivedrà mai quelle riprese, sono disposto a scommetterci: finiranno su di un hard disk e lì rimarranno, archiviate insieme agli altri hard disk, impossibili da sfogliare come si faceva con le poche foto che si facevano prima dei telefonini. Il paradosso è anche questo: si fotografa tutto, e si vive attraverso le schermo dello smartphone, ma poi non c’è il momento in cui si rivede quanto scattato, al più viene condiviso su di un social per venire fagocitato e dimenticato in un minuto. OTTOCENTOTTANTA MILIARDI di foto fatte ogni anno. Ma chi le guarderà mai?
    https://www.huffingtonpost.it/luca-romano/880-miliardi-di-foto-in-un-anno-ecco-come-cambia-la-fotografia-nellera-dei-cellulari_b_9166662.html
    E poi condivido tutto quanto scritto su questa marea di bisogni indotti, inventati. Non sono esigenze vere, sono studiate per altri fini: per rimarcare l’appartenenza ad un gruppo, ad una classe, per escludere o includere, per meri fini mercantili… ma comunque irreali, evanescenti, con buona pace delle bellissime terrazze sul panorama milanese, che mica hanno colpa loro.
    Sarebbe bello che si riscoprisse il fascino del pensiero, delle opinioni elaborate a fronte delle informazioni cercate e soppesate, valutate e verificate. Ma chiaramente seguire la corrente, il “percorso di minima resistenza” come lo definisce un mio amico. è più facile, oltre ad essere, e questo è veramente paradossale, assicurarti una socialità molto più liscia e facile. Mah.
    Pinuccia, mi fa piacerissimo leggerti. E ti ringrazio della sveglia, d’altra parte ti devo dire che, con tristezza peraltro, sono consapevole dell’avvicinarsi dell’equinozio d’Autunno. So che anche qui c’è a chi questa stagione piace tanto, e lo capisco perchè in effetti colori e sapori e atmosfere sa come farne di affascinanti ma… no, a me non piace.
    Non mancherò di testimoniare l’evento!
    Saluti controluci, a presto
    R

  6. Io ho sempre amato l’estate, l’ho scritto diverse volte in Controluce. Ma non sto più molto bene, mio malgrado mi tocca di ammetterlo. Troppo caldo umido, e troppe, troppissime zanzare. Non è vita. Uniamo anche i temporali violenti, la grandine che spacca tutto, dagli ortaggi ai fiori, dai tetti al resto. Alle inondazioni che provocano danni ben più gravi e via dicendo.

    Non trovo la bella estate di un tempo, delle serate sul balcone, quando sfrecciavano i pipistrelli fino a sfiorarti. E mangiavano le zanzare. Non trovo più molte api, trovo pochissimi merli e ancora meno passerotti. Per non parlare delle rondini che sono proprio scomparse.
    In compenso molti corvi e gazze. Mi sembra che l’equilibrio sia andato a farsi un giro, e come sempre … vince il più forte, il più prepotente: Il corvo che mangia le uova, la gazza idem ecc. Poveretti non è certamente colpa loro, ma qualcosa sta andando storto nell’equilibrio delle cose e lo vediamo molto bene. Prima di tutto osservando la natura. Quando ero bambina o anche ragazzina, e comunque un bel po’ di tempo fa ma nemmeno un secolo perdiana, gli alberi da frutta facevano i fiori e poi i frutti i quali con il sole maturavano e tu li mangiavi. Non perfetti, come quelli della esselunga, tutti uguali, tutti belli tondi, ma erano BUONI. A differenza di quelli che comperi che appunto sono bellissimi, perfettissimi, coloratissimi, ma ….. totalmente privi dei requisiti – anche basic – per essere chiamati frutti.
    Adesso, quando va bene, la pesca del giardino di casa raggiunge la misura di una albicocca (piccola), per diventare subito rugosa, stropicciata, spugnosa e poi cade, ancora piccola, immatura e ovviamente immangiabile. Quando va bene. Quando va meno bene, gli alberi stessi presentano foglie arricciate, secche, e con molta probabilità sono sterili o quasi. Nell’orto spesso succede la stessa cosa: gli orti rigogliosi come quelli del mio papà io non li vedo. Avevamo verdura strepitosa, e ovviamente senza alcun ricorso chimico. Le lumache nel mio orto hanno fatto dei grandissimi banchetti facendo morire molta roba. La soddisfazione di assaggiare un po’ di verdura auto-prodotta c’è, ma non c’è paragone con gli orti di un tempo.

    Non è vita tapparsi in casa con il condizionatore acceso: questa non è estate, è galera. Io l’aria condizionata a casa non ce l’ho: ma in ufficio, senza, saremmo probabilmente tutti quanti al manicomio e da un pezzo. Non è estate non potersi gustare il cielo e le stelle, anche poche data l’invasione di luci: niente, impossibile per le cappe di umidità che impediscono le magiche trasparenze, la limpidezza. Sembra di guardare il cielo attraverso un filtro spesso mai pulito.

    Le zanzare ci sono sempre state, diranno alcuni. Vero!! Ma non così numerose, non cosi aggressive e soprattutto la sera, e non oltre le 22/22.30. Adesso non puoi andare in giardino nemmeno di giorno. Dopo soli 10 minuti hai le gambe anestetizzate, divorate, e ti sembra di aver ballato il tango in un campo di ortiche. No, queste non sono le “mie estati” di giri in bicicletta anche in pianura, anche nei campi attorno a casa. Ho salvato le mie vacanze perché sono stata in montagna. Fresco, cieli limpidi e notti stellate e nessuna zanzara nemmeno pagarla oro. Non mi sembrava nemmeno vero. E riposo notturno con un piumino. Francamente, coperti, si riposa meglio. Al di la’ di tutto il resto.

    Quindi, ricapitolando: ufficio-aria condizionata. Auto/Treno/Bus/Metro-aria condizionata. Ristorante, posta, banca, uffici vari, negozi: aria condizionata. Casa: quasi tutti ormai – aria condizionata. In giro solo con l’Autan. Ma che estate è? Mi viene in mente la canzone di Fred Bongusto “e la chiamano estate”…Almeno lui si riferiva alle pene d’amore per le quali c’è sempre una soluzione. Beato lui. 🙂

    Ho letto il link di Riccardo: che dire? Penso che già la fotografia digitale abbia stravolto il mondo della fotografia, l’arte che è. Oramai foto belle o passabili le sappiamo fare tutti, basta premere un bottone. Coi telefonini, dotati di telecamere sempre più sofisticate, ancora peggio perché il telefonino ce l’hai sempre, la macchina fotografica digitale magari no. Tutti, il primo e la seconda, dotati di filtri automatici, di correttori, di abbellitori vari. Quindi siamo tutti un po’ come quando premiamo il pulsante per accendere la luce del lampadario senza avere la più pallida idea di come ciò sia possibile. E’ normale che premi il tasto e si accende la luce. Punto. Il resto è per i più un grande mistero. Di tutto ciò e di tutti coloro che hanno reso possibile questo “miracolo” chi se ne frega. Lo scopo è accendere la luce. Fine.
    Unico merito di una bella fotografia può essere la scelta del soggetto, della inquadratura. Fare fotografie parlanti non è – almeno per ora – delegabile ad una macchina. Serve ancora la sensibilità e la fantasia di colui che scatta. Grazie al cielo. Ma non so per quanto tempo.
    La fotografia digitale è destinata a perdersi: perdiamo centinaia migliaia di foto ogni giorno. Personalmente ne ho perse circa tremila per via di un danno alla scheda SD del mio telefono. E poi, anche quelle salvate su PC, come dice anche Riccardo, restano in HD parcheggiati chissà dove, cimiteri delle nostre librerie, dimenticati per anni. E un giorno non ci sarà più l’applicazione per poterle rivedere.

    Perdiamo tutto, tutto è evanescente, effimero, transitorio. Impermanente. Come la nostra vita, del resto. Una ragione in più per berselo, quel tramonto, mangiarsi quelle sfumature arancioni, farsele rotolare nella bocca e tra i denti. Il “collezionista di tramonti, titolo di un post di Controluce, li metteva dentro i barattoli, i tramonti. Noi catturiamo ciò che erano, senza renderli di nuovo respirabili ma solo, per un tempo piuttosto breve, riammirati nel tempo che sono stati.

    Lo stesso accade con i documenti, le e-mail, le lettere d’amore. Siamo ancora a piangere la biblioteca di Alessandria, e nel contempo perdiamo milioni di libri e di scritti. Ma li digitalizziamo, proprio perché resti una traccia. Mah!! Mi viene in mente il criceto nella ruotina.
    Tutto sta a testimoniare che tutto è …pffuuuuuuu … evanescente, tutto passa e va. Come l’acqua. Anzi nemmeno, perché forse una memoria ce l’ha. Cosi sostengono in molti, tra cui il dott. Edward Bach. E mi piace pensare che sia vero. Forse appartengo a quelli che hanno bisogno di credere che la vita e l’energia di un fiore possano arrivare a me, al mio cuore, e farmi del bene. Pazienza! Nessuno è perfetto.

    Un tramonto, dicevo, va inspirato, va tenuto dentro e con esso ci si deve scaldare il cuore. Così come la luna, il cielo stellato, il violetto dell’alba. E’ probabilmente il solo modo di permettere a queste cose di diventare parte di noi. Facendole entrare dentro. E lasciandole fare…
    Un po’ come succede con l’amore. L’amore va lasciato fare. Non ama essere fotografato, addomesticato, abbellito. L’amore .. è. Non fa, non diventa, non va incasellato imprigionato, men che meno programmato o conservato.
    L’amore E’.

  7. Buon Autunno Controlucini! Specialmente a Sir Biss che si trova nella sua stagione preferita.

    Pinuccia

  8. Autunno: ormai ci siamo : Si dice sia cominciato stanotte e non il 21, come è da sempre risaputo. Non importa dal lato pratico. E’ importante esserci arrivati stare bene.
    Tra poco cadranno le foglie che prima dovranno tingersi di colori sgargianti: un po’ come le vecchie signore che si imbellettano di più con il passare degli anni con la vana speranza di sembrare più giovani.
    .
    Qualche giortno fa mi è tornata in mente la schiocciata con l’uva di cui Riccardo aveva parlat5o qualche anno fa. Mi sono cimentata a rifarla. Ho sostituito l’uva toscana consigliata dealla rivetta originale con il moscato. A parte il cambio di colore è venuta bene.

    Mi è tornato alla mente che all’epoca si parlava di ricette regionali fatte con l’uva: dalle mie parti si faceva la mostarda che è una specie di marmellata fatta con il mosto d’uva e tutta la frutta che si trovava ancora nelle campagne: dai fichi, alle mele, alle pere, alle cotogne, aggiungendoci poi fruta seca come nocciole e mandorle e qualche noce. Almeno questo è quello che ricodo che si faceva tanti anni fa. Poi, come è ovvio ci si improvvisa e si aggiungono elementi che null a hanno a che fare con la ricetta originale. Che poi non c’è una ricetta categorica, ma esiste quello che viene chiamato buon senso e spirito pratico.
    Ora in tempo di riscoperta di antiche tradizioni, si torna ad apprezzarla magari come una salsa da unire ai formaggi o al bollito misto. Non ci si ricorda che tanti anni fa i nostri nonni facevano la mostrda come companatico dolce per i bambini. Lo zucchero che si doveva comprare, i soldi non sempre c’erano veniva sostituito dal dolce del mosto. Si mettevano asieme t6utti gli ingredienti e si faceva bollire, bollire tante ora in una specie di calderone delle streghe, rimestando continuamente. Fino a che diventava scura, scutra. Dolce non lo era, ma dolciastra, si. Il sapore secondo me era anche un po’ acidulo.

    La mostarda si chiamava anche cugnà in alcune zone, Ricordo che qualche anno fa una signora mi raccontò che aveva chiesto al marito di andare prenotare in un agriturismo un pranzo per loro e i loro amici. I proèrietari della struttura aveva detto al signore in quetsione che avevano la cugnà. Il poveretto confuso, se ne era andato e a casa aveva riferito alla mkoglie che non aveva prenotato perché c’erano i parenti dei proprietari, la cugnà! La moglie scoppiò a ridere e rese edotto il marito che la cugnà non erano i parenti, la cognata, ma la mostarda!
    L’uomo, poverino e confuso apprese così che quella che a pochi kilometri era detta mostrda, in quella zona si chiamava cugnà.

    Buon autunno Controlicini : auguro a tutti tanta gioia!

    Pinuccia

  9. Buongiorno carissima Pinuccia e buona settimana.
    Grazie, come sempre, per questo spaccato. Come la mostarda, misto. Misto di ricordi, dolci ma mi pare con qualche lieve retrogusto di nostalgia. Grazie per i sorrisi che sempre ci fai trovare, da ricordi semplici e veri, della gente vera. Semplici per dire cose normali, di vita. Perchè trovo che per alcuni l’aggettivo “semplice” sia sinonimo di insulso, o povero. Stolti! Perchè nelle cose piu semplici, nella genuinità risiede la bellezza e il sapore vero delle cose autentiche.
    O mio dio! Mentre lo scrivo mi pare lo slogan del mulino bianco… Con la differenza che la storia della cognata servita con il lesso qui è vera!! Rido…
    Grazie molte e un fortissimo abbraccio. Ho visto qualche fotografia tema “vendemmia” delle vostre parti e un po’ di invidia si, l’ho avuta. Da sempre mi piacerebbe assistere alla vendemmia anche se so bene che non si pesta piu’ l’uva coi piedi. Ma credo che abbia un suo fascino, e che sia ancora una festa. O no?

  10. Grazie Pinuccia. Si, amo l’autunno. Ma non quello di oggi, almeno fino ad ora.
    Caldo e zanzare. Finestre aperte e lenzuola. Altro che copertina.
    I colori sembrano mutare a fatica e l’erba è ancora verde.
    E l’odore di questa stagione non è ancora nell’aria.
    Speriamo.
    Un abbraccio a tutti.
    Sir Biss

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