MONTAGNE VERDI

C’è un verde incredibile. Lo sguardo lentamente si alza, dalla terra verso le cime delle montagne e accarezza il manto di velluto verde che come una coperta si stende dall’alto fino a terra,  e ti viene in mente una mano, che dai cieli cala questo mantello a ricoprire roccia e terra affinché possano germogliare erbe, fiori, e nascere alberi. Distese verdi come smeraldi intervallate da boschi di cembri dai fusti perfettamente diritti, dal portamento elegante e fiero, odorosi di legno e di muschio e ricchissime di acqua cristallina, torrenti, cascate e laghetti, popolati di pesci e di moltissima altra vita. Fragoline di bosco e chilometri di mirtilli, è tutto così …. pieno di tutto. Molti sentieri offrono panchine di sosta e qua e là trovano casa le sculture in legno intagliato opere di artigiani locali. Un capriolo, un’aquila, un minatore, una giovane donna che guarda il cielo, un grande gufo con le zampotte sopra un masso. Mi piace molto trascorrere le mie vacanze al mare, mi piace il mare verso sera specialmente, qualche ora prima del tramonto e poi mi piace il tramonto. Ma in questi ultimi tempi ho bisogno di silenzio, di passeggiate, di stare immersa nel verde a respirare il verde, di incontrare malva, margherite, orchidee di montagna, le allegre calendule, l’arnica. Mi piace fermarmi a raccogliere qualche fragolina di bosco e mi domando come sia possibile che un fruttino così minuscolo possa essere fonte di sapore tanto intenso, e capace di colorarti le dita di rosso. Piccolino così. In questa assenza di frenesia e di chiacchiericcio, cerco il rapporto con me, cerco di ascoltarmi dentro senza la distrazione del fuori. Mi sento con me, sto con me. Me lo devo. E’ una solitudine necessaria. E in questa solitudine trovo tutto, niente mi manca, non mi mancano le luci, non mi manca il ristorante, non mi manca nulla. I miei pensieri sono più liberi, come vele gonfie di aria. Non si arrotolano, non si aggrovigliano, non si annodano. C’è leggerezza, in montagna. Un paradosso, per molti, ma sfido chi non ci crede, a provarci. C’è leggerezza nell’impegno delle gambe, c’è gioia nel concedersi una sosta per riposare, c’è leggerezza nel sonno profondo che dopo una giornata all’aria aperta diventa davvero un sonno capace di ristorare. Diventa un premio, sereno e appagante. C’è la meraviglia dell’acqua fredda di sorgente, il godimento che si prova nel bagnarsi il viso e le braccia. Io sono una donna di città, amo Milano e tutte le sue contraddizioni. Non ho idea se un posto come questo potrei sentirlo casa. Credo che ognuno appartenga al luogo che lo accompagna mentre cresce, lavora, ride, piange, si innamora, si delude, cade, si rialza, si dispera, gioisce. Ma alcuni luoghi hanno il potere magico di farti sentire a casa, quella casa antica, quella dei nostri predecessori che hanno vissuto prima delle città, prima delle macchine, prima delle case. Qualcosa di questi nostri padri ci resta attaccato dentro e probabilmente i luoghi di alberi e di fiumi e di ruscelli e di pesci e uccelli, ci danno un po’ di sensazione di casa,  una memoria atavica che riconosce ciò che è stata casa. Ci viene offerta una luce diversa, in luoghi come questi, una luce speciale per leggere le varie cose della vita in modo differente. E’ un continuo invito ad aprire la mente verso prospettive diverse da quelle che ci ingabbiano dentro i giorni fatti di convenzioni, di must, di plastica. E’ l’offerta, gratuita della calma che permette l’introspezione, consente di valutare altri aspetti della propria vita, anche del modo di rapportarsi con ciò che ci circonda nel nostro frenetico quotidiano. E’ una luce più benevola, più morbida, più clemente. Non è la solita aria foriera di promesse e propositi, come quella di Natale, che puntualmente si arrende al due gennaio. E’ uno scenario di armonia e di benessere, che lancia inviti silenziosi e accoglie senza cerimonie. E’ una opportunità la passeggiata tra il profumo del bosco. Una opportunità densa di messaggi da cogliere e portare a casa. Non come un proposito, nemmeno come un ricordo ma come una esperienza di sé. Sotto gli scarponi, ad ogni passo scricchiolano i sassolini o si percepisce la morbidezza del muschio o i legnetti secchi o bagnati ed ogni passo è una piccola vela data in dote ai pensieri perché possano liberarsi nel cielo azzurro o grigio come quello di adesso, affascinante, che rende il verde più lucido e denso, che aggiusta le alte luci dei paesaggi quando sotto la luce accecante del sole.  Ecco, anche sotto questa pioggia c’è l’opportunità della riflessione armonica e leggera e molte cose appaiono insignificanti e banali.  Ci si sente stupidi a conferire normalmente importanza a moltissime cose del quotidiano. L’essenza delle cose va ritrovata nei luoghi che permettono questa armonia con sé.  Ci si sente sempre piccolini sotto il cielo stellato, e così anche in mezzo a questi giganti verdi, e ancora di più quando lo sguardo sale ancora più in alto dove le montagne non sono più verdi ma sono roccia pura e grattano il cielo che per ripicca le nasconde tra le nuvole.

 

2 pensieri riguardo “MONTAGNE VERDI

  1. Grazie Celeste! Condivido ogni parola che hai scritto. D’altra parte l’ho già detto qui, in Controluce che amo il verde e i paesaggi incontaminati, puliti.
    Hai contribuito con il tuo post e le foto a farmi tornare bambina, quella bambina a cui piaceva fare le capriole nell’erba, Ebbè il sogno che avevo era quello di scendere capriolando il pendio di una montagna là dove l’erba è verde e soffice come una carezza! Ovviamente non ho mai realizzato questa avventura. Uno perchè era un po’ sconveniente all’epoca girando, girando mostrare ciò che va tenuto rigorosamente nascosto e poi sarà pur vero che abitavo in collina ma spazi così accattivanti come quelli della montagna non c’erano nemmeno all’epoca anche se esistevano dei prati tra una vigna e l’altra e qualche bosco. Ora non più. Occorre mettere a frutto tutto lo spazio disponibile: piantare vigne che economicamente parlando rendono di più. In cambio si è perso il fascino della campagna, ci stiamo avvelenando a partire dall’acqua, dall’aria che è irrespirabile. Non si può più cogliere un frutto e gustarlo perché è intriso di veleni.
    Le fragoline di bosco le ricordo: ero una bambina quando si andava a cercare gli Amurè, così si chiamavano in dialetto e il loro sapore dolcissimo era un sapore vero non artefatto come quello delle fragole.
    In montagna, forse perché è più difficoltoso, per fortuna, lavorare con i trattori, il paesaggio si è mantenuto quasi intatto per fortuna.
    .
    Ecco cosa fa la Celeste quando pubblica post del genere! Invecchiando come lo è nel mio caso, ci si ricorda meglio di cose di tanti anni piuttosto di ciò che si mangiato a pranzo.
    Buon fine agosto Controlucini . un abbraccio di cuore a tutti.

    Pinuccia

  2. Cara Pinuccia, è una grande gioia trovarti. Si, mi trovo qui, in questi luoghi paradisiaci davvero, che è la valle Defereggen, Alti Tauri, Austria. Oggi ho fotografato dei caprioli, sono passata per una gola impressionante, con cascate d’acqua bianca che da lontano sembrava latte. E poi una pioggia improvvisa e piuttosto insistente ci ha sorpresi, nel sentiero, al ritorno. Bè… è stato bello anche questo. Pioggia su di me, e il torrente di sotto, le cascate di fianco… Perfino Lara era felice anche se a tratti mi guardava e mi sentiva ridere come dire: ma siamo matti?
    Ti manderò le foto quanto prima, ora ti sto scrivendo da un pc che non è il mio e cerco di farne un uso più limitato che posso. E’ una valle veramente tanto verde, distese immense di pino cembro. Ti penso molto, e so che la nostra interlocutrice ti ha fatto avere qualche immagine di Lara e di Raf, e di questo luogo.
    Ti mando mille auguri per questi giorni e, mi ripeto ma chissenefrega…Sono strafelice di leggerti.
    Un abbraccio forte ma forte.

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