NOI E LA PRIVACY – NELL’ERA DEI SOCIAL

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E rieccoci con l’ennesima pausa lavorativa forzata. Intendo blocco dei gestionali, qui al lavoro. Per cui cazzeggio autorizzato anzi forzato. La colpa stavolta è il GDPR, acronimo di “Regolamento Generale Europeo per la protezione dei dati personali”, fratello di sangue europeo del pensionando DPS – “documento programmatico sulla sicurezza” del 2003.  Protegge talmente, il GDPR,  che… non si entra più da nessuna parte. Non si possono utilizzare i gestionali aziendali. Fa ridere lo so, ma tant’è.

E fa ridere ovviamente il concetto stesso di Privacy. Una farsa totale. Tutti sanno che ADE (Agenzia delle Entrate) spia, può spiare i conti correnti dei privati. E che l’ADE – il Grande Fratello anzi la Grande Sorella (se no magari le femministe si incazzano) sa anche quante mutande compriamo ogni anno, quanta schiuma da barba, quante volte andiamo dall’estetista e quanti peli abbiamo dato che facciamo la ceretta. Se facciamo sesso sicuro, e se …… facciamo sesso.  :-). Questo, da una parte. Dall’altra, parlare di privacy fa doppiamente ridere se si pensa che tutto ciò che non è già in possesso della pubblica amministrazione e dalle società di marketing attraverso millemila sistemi (fidelizzazione dei negozi ecc, questionari, istat ecc, assicurazioni), ci pensiamo noi, attraverso i vari social, coi vari post e anche mediante gli apparentemente innocenti “mi piace” o  “like” che dir si voglia. Praticamente da piegarsi dalle risate.

Sappiamo tutti che con la rete nessuno è al riparo da sguardi indiscreti. Lo sappiamo bene e sappiamo anche che NON è possibile sottrarsi. Significherebbe non lavorare più ma anche non fare più molto altro. Che ci piaccia o no, è così. Diversi anni fa un’amica che lavorava per “testare” la sicurezza dei dati per una grande organizzazione,  quindi aveva a che fare ogni giorno con hacker e compagnia bella, mi disse una cosa che ai tempi mi fece impressione:  ricordati che con una linea internet hai una finestra sul mondo ma che anche  il mondo ha una finestra in casa tua. Io sono consapevole di questo. Ma in quanti lo sono? Così come so di avere buon senso (ne basterebbe anche poco eh) e di non lasciare alla vista di un cliente dati di un altro cliente che si dovesse affacciare alla mia scrivania (ad esempio).  E non affiderei mai, al di là di tutti i DPS GDPR del mondo, nessun dato di terzi se non dietro specifica richiesta del proprietario. Nemmeno consegnerei un documento di un cliente alla propria moglie (e viceversa… a prova delle femministe di prima 🙂  se non dietro autorizzazione. Questo si chiama rispetto, si chiama serietà, si chiama professionalità ma si chiama soprattutto buon senso. Chi non lo ha non lo avrà mai nemmeno dopo tutti i documenti del mondo, dal nome pomposo e minaccioso. Ma ok… Giusto che sia tutelato (e risarcito) chi cade nelle mani di chi buon senso e rispetto non ne ha. 

Però mi vedo la scena (e mi viene troppo da ridere): una persona denuncia il commercialista il medico il prete per non aver protetto un dato e poi si fa selfie in mutande su FB, con il cane, il gatto e con tanto di figli piccoli. Vero: l’avrebbe scelto. Ma.. siamo sicuri? Io non sono sicura che qualche cosa di me non sia pubblicato. I figli minori poi:  hanno la facoltà di scegliere? E chi li protegge da genitori cretini?  Ho letto tempo fa di un ragazzino che ha denunciato la mamma perché questa pubblicava sue fotografie sul proprio profilo FB. Bene ha fatto! Un grande! Namastè.  Altro grande Fratello: Google. Lui sa quando andiamo in pizzeria e quale, quale treno prendiamo la mattina, dove prendiamo il nostro caffè, quali mezzi pubblici utilizziamo, dover eravamo ieri alle 14.35,11. Lui lo sa. Riina è stato latitante per 200 anni. Bastava chiedere a Google.. 

Dati enormi, fluttuanti in colossali nonché gratuiti bacini di raccolta. Ogni nostra parola sui social, ogni nostro “like”, ogni nostro acquisto di una innocente e necessaria pagnotta, così del futile gadget o il più glamour dei reggicalze, vanno da qualche parte. E hanno una conseguenza. L’importante è esserne consapevoli.

Comunque questa pausa, tolto che domani, sabato, dovrò venire a lavorare ha un aspetto positivo: scrivere in Controluce!! Vi lascio con l’augurio di uno splendido week end e di buon… DGPR a tutti! 🙂 – che entra in funzione, bello e soprattutto chiaro come il sole, il 25 maggio. Che la privacy sia con voi. Amen.

foto da: https://www.gcomegatto.it/i-7-motivi-per-cui-i-gatti-potrebbero-fare-le-spie/

 

4 pensieri riguardo “NOI E LA PRIVACY – NELL’ERA DEI SOCIAL

  1. anche noi stiamo avendo problemi con l’adeguamento dei sistemi informatici con l’aggiornamento di questo DGPR…
    Ma quindi se dovessi chiedere quanti negroni hai bevuto senza di me in questo periodo al Grande Fratello dici che riesce a darmi un numero? Ed è possibile fare previsione sul prossimo che invece berremo insieme 🙂
    Un sorriso

  2. Ciao Marinz!!!
    Facile !! nemmeno uno!!
    ti aspetto cosi ci beviamo anche gli arretrati. Coma etilico permettendo!!
    🙂
    un abbraccio

  3. Qualche tempo fa, parlando di prvacy, hai scritto che sanno persino quante paia di mutande ho nel cassetto. Sono sicurissima che le cose stanno così. L’ho sperimentato in questi ultimi mesi quando per riservatezza, ho preferito non divulgare alcune notizie personali. Tant’è che se avessi affisso dei manifesti per il paese, forse le cose sarebbero state più protette.

    Così: lo scrivo qui, ho deciso che mi taglierò i capelli cortissimi, non che li abbia lunghi, ma, come ha scritto Celeste nel post precedente, ogni tanto si deve cambiare.
    Inizio con i capelli, poi non so, da cosa nasce cosa.

    Ben ritrovato Marinnz!

    Un abbraccio a tutti
    Pinuccia

  4. Privacy?
    Esiste ancora?
    La rete ci spia. Sa tutto. Anche quante mutande e di che marca teniamo nel cassetto.
    Ne sa di più delle chiacchierone di paese. Hai ragione, Pinuccia.
    Un abbraccio di lago a tutti.
    Sir Biss

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