LIVIA

Rainy Weather Accidents

Livia scrisse queste parole, in un momento specialmente intenso. Poi, dopo un po’ le condivise con me. Belle, le dissi. Dovresti scrivere un libro, le dissi. Quasi un peccato non renderle parte di un libro. Magari un libro un po’ speciale. Da leggere nelle sere d’inverno e ricordare che grazie ad alcune malinconie si apprezzano la gioia, la dolcezza di esserci.  Controluce è un libro un po’ speciale, rispose Livia. Quindi con il permesso di Livia le posto qui perche sono dense. Belle.  Cele. PS  Livia: no, non può piovere per sempre.

Pioveva.
Aveva l’impermeabile bagnato e una persona che l’attendeva a cena dall’altra parte della città. Il pave’ luccicava e tra le lacrime e la pioggia il rosso del semaforo era una macchia liquida e luminosa. Troppo. Feriva ancora di più gli occhi. La farmacia era dall’altro lato: era lì che andava adesso. La cena era stata annullata con una scusa. Le lacrime hanno la precedenza su tutto. Pensava questo attraversando l’incrocio. Lui, ma anche l’altra parte di sè, erano da un’altra parte con la loro vita, gli occhi intelligenti, il cuore di cane. Ognuno con il proprio ascesso.
Livia aveva un temperino nella tasca dell’impermeabile. Il semaforo propose la sua macchia indistinta di menta liquida. Uno sciroppo alla menta, denso, tra pioggia e lacrime.
L’ascesso. Il temperino serviva per l’ascesso, pensava muovendo la mano nella tasca.
Quando si incide l’ascesso del cuore, rabbie, antichi risentimenti, sensi di colpa, delusioni, antiche catene, ricatti senza riscatti, il senso di sbagliato, le pressioni, le morse, tenaglie di egoismi mascherati, tutto smette di pulsare. Finisce il tempo di convivere con il dolore che pulsa. Si è provato di tutto: dall’elusione alla negazione, alle estreme distrazioni, all’accettazione ma lui pulsa sempre. A volte così forte che non fa dormire. Tutto smette di pulsare: una piccola incisione e tutto cessa. Basta una mano che sia amore, un piccolo temperino in una mano che sia amore, che sia sorriso, che sia gioia. L’scesso è sgonfio, non pulsa più, non sono piu catene e gabbie compromessi e accomodamenti ma è cielo e aria. L’amore libera, non condanna non giudica non fa prigionieri. Sono vele spiegate, l’amore. Correnti ascensionali perché le stelle sono raggiungibili sempre.
L’amore è energia del sole è il fascino antico della luna, l’amore è “passare attraverso”. L’amore è gioia, in tempi difficili, nei temporali, nelle tempeste. E’ leggerezza di una mano nell’altra mano, è la complice mano che accompagna e accarezza. Non è accudente ma compagna, sostiene, sorregge, rispetta, procede nella vita senza paure senza minacce senza dimostrazioni. E’ la mano che c’è, semplicemente, sempre. Leggera e morbida. L’amore è questo è sopra tutto e tutti é pienezza respiro libertà è ogni giorno un giorno di cielo di voli e di stelle e anche passare tra nuvole scure. L’amore è il temperino che arma la mano che incide e sgonfia l’ascesso pulsante di cose antiche e libera libera libera. L’amore libera. Accoglie, protegge, fa scorrere via il male, è canale di scolo, è guarigione è un cuore pulito libero da infezioni. E’ la soluzione al dolore, è drenaggio, è riscatto, è linfa di vita, ossigeno, nutrimento. E basta a sé stesso non giustifica nemmeno cura è oltre non è nemneno rimedio semplicemente è.
Pensava a questo Livia, attraversanto la strada. La stazione dei treni era la’, poco distante, la piazza tra luci e pioggia, con il suo ago colorato piantato nell’asfalto e il nodo poco più in là.
Pioveva tanto. Piovevano pensieri, pioveva la sua vita. Piovevano i ricordi, le amarezze. Pioveva dentro il mare. Già. Pioveva. Ma non può piovere per sempre.

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42 Risposte

  1. E’ un incipit? Bello ed intenso

    Un sorriso 🙂

  2. Macche..
    era una piccola storia ma è stata ingoiata da wordStress.
    Non mi pare esistano piu le “bozze”.
    Mahhhh
    ci riprovo appena riesco
    un salutone

  3. ah ma quando aperto io c’era solo la prima parte :oP

  4. infatti!!! Misteri del wordpress. Io non trovo più il modo di salvare i post in bozza..

  5. E bellissima. Avrei voglia di leggerne ancora…
    Sir Biss

  6. Che belle le persone che scivolo così bene, che inanellano le parole una di seguito all’altra con grazia: sembrano una musica!

    Pinuccia.

    Ma piove anche qui e sembra che ne avremo ancora per qualche giono: della serie: piove sempre sul bagnato!

  7. Ciao popolo di controkuce.
    Si piove anche qui.
    Penso ai poveri terremotati e mi viene tristezza.
    Piove sul bagnato , vero.
    Sulle tamerici non saprei.
    Celeste fusa

  8. Ciao a tutti.
    Si. Tra poco ricomincia anche qui.
    Ovvio che piove sempre sul bagnato. Beata la Gigia. Non vede. Non sente. Si sta godendo il riposo…
    Un abbraccio.
    Sir Biss

  9. Ragazze lacustri: tutto bene?
    Da me non ha cessato per nulla di piovere. Si davvero: beata la Gigia: non è che l’umidità la raggiunge anche sottoterra?

    Un abbraccio
    Pinuccia

  10. Ciao Pinuccia ti pensavo stamane.
    Come va da te?
    Da me tutto ok, il “mio” lago pare che si comporti bene, nessuna notizia. Da casa mia è comunque lontano

  11. piove governo ladro.
    Anche qui. Il racconto è delizioso

  12. Da me va benino: siamo un po’ più in alto rispetto ai grandi corsi d’acqua. Diciamo che in basso , in pianura forse le cose non vanno molto bene: i fiumi escono dai loro letti e si riprendono il territorio che è stato loro sottratto dall’ingordigia degli uomini.

    Ricordo un anno in montagna che tutti erano fuori dai gangheri perchè un fiumiciattolo aveva osato tornare a scorrere dove era sempre stato, in questo modo aveva danneggiato una casa!

    Ho chiesto notizie alle ragazze lacustri, ma i ragazzi dei fiumi come se la passano?

    Pinuccia

  13. Qui Nuova York, vi parla Ruggero Orlando.
    Amici italiani in ascolto, qui è Niccolò Carosio che vi parla e vi saluta.
    Miei cari amici vicini e lontani buonasera, buonasera ovunque voi siate! (Celebre saluto di Nunzio Filogamo).
    Vabbè, quasi.
    Crisi di identità a parte, in realtà controluci tutti bisogna vi accontentiate che vi saluti io, Riccardo dalla città del Fiore.
    Per ora l’Arno rimane nei ranghi, la paura ce l’ha già fatta prendere qualche settimana fa quando crebbe così alla svelta che ci preoccupò oltremodo.
    Altrove invece sta facendo danno…

  14. … e piove ancora tanto.
    Non c’entra niente, ma è bella.
    Condivido

    FIRENZE

    Fiorenza giglio di potenza virgulto primaverile. Le mattine di primavera sull’ Arno.
    La grazia degli adolescenti (che non è grazia al mondo che vinca tua grazia d’Aprile), vivo vergine continuo alito, fresco che vivifica i marmi e fa nascere Venere Botticelliana: I pollini del desiderio gravi da tutte le forme scultoree della bellezza, l’alto Cielo spirituale, le linee delle colline che vagano, insieme a la nostalgia acuta di dissolvimento alitata dalle bianche forme della bellezza: mentre pure nostra è la divinità del sentirsi oltre la musica, nel sogno abitato di immagini plastiche!
    ***
    L’Arno qui ancora ha tremiti freschi: poi lo occupa un silenzio dei più profondi: nel canale delle colline basse e monotone toccando le piccole città etrusche, uguale oramai sino alle foci, lasciando i bianchi trofei di Pisa, il duomo prezioso traversato dalla trave colossale, che chiude nella sua nudità un così vasto soffio marino. A Signa nel ronzìo musicale e assonnante ricordo quel profondo silenzio: il silenzio di un’epoca sepolta, di una civiltà sepolta: e come una fanciulla etrusca possa rattristare il paesaggio..

    DINO CAMPANA
    CANTI ORFICI

  15. Yahooo!! Sono riuscito a mettere la mia immagine. E’ stata dura ma ce l’ho fatta. Signori: domani vengo nel profondo Nord a prendere acqua. Ma nun potete capì quanto so’ contento di aver inserito la mia foto!

  16. Ah, dimenticavo. Bentrovati a tutti. Come alcuni di voi avranno sospettato, in questo periodo sono stato un poco impicciato. Però, finalmente, mi sono trasformato in gatto. Una volta ero solo Pieffe. Oggi sono Ghebbelgatto, l’espressione è un po’ diversa ma le orecchie sono quasi le stesse. A presto
    .

  17. Davvero un gran bel Ghebbelgattone!

    Il gran Ric ha domato l’Arno, il temerario Claudio affronta le acque del Nord con audacia e un po’ di temerarità!

    Pinuccia

  18. Un saluto a tutti.
    Benvenuto ghebelgatto.
    Cele

  19. Pinuccia
    ce lo vedo il Riccardo davanti all’Arno – che fa un pochino anche rima
    con in mano il frustino: Arno… un tracimare eh. Un ci provare!!

  20. Un giochino da ragazzi dai.
    No, ora scusate eh: perchè chi credete che gli abbia insegnato a quel bravo figliolo di Mosè a partir l’acque?
    Si ma non lo dite a giro che poi quelli della salvaguardia del territorio e delle acque mi mandano a Genova a rimediare i loro casini…
    Servus,
    R

  21. La Cele fa le rime, sappiamo che lei è brava a scrivere mentre Ric, che sull’esempio di Mosè , intontisce le acque dell’Arno con una ninna nanna o una camomilla bella forte.

    Non me lo vedo con un bastone intimare alle acque di restarsene calme: è un Signore e non usa mezzi brutali: male che vada legge tutta la Commedia e dopo cento canti, seppure notevoli, le acque gettano la spugna.

    E poi perchè solo a Genova: ci sono anche i corsi d’acqua del Piemonte: Tanaro, Bormida e poi anche il Po che qualche danno lo hanno cagionato. Ora si stanno poco a poco ritirando e tornano a dormire come la Gigia di Sir Biss.

    Eppoi: Claudio, il Gebbelgatto, il nuovo gatto di Controluce, nella sua venuta al Nord ha portato il sole: se dovesse servire ancora ti teniamo presente!

    Pinuccia

  22. Benvenuto Gebbelgatto. Mi sono persa qualche giorno di Controluce causa inizio della terza età. E allora? (direte voi…). Il fatto è che ciolankasbilenca e dolorante. E il dolore non mi fa venir voglia di fare. Niente.
    Chissà se Claudio potrà darmi qualche consiglio…
    Un saluto a Cele e a tutti voi.
    Sir Biss

  23. Per l’anka ci vuole l’arnica, spalmata, ingerita, spray, in cataplasmo, per via orale, intramuscolo, per via anale; insomma in overdose.
    Ed eventualmente, con delicatezza, i massaggi.
    Oddio, detto fra noi il massaggio può anche peggiorare la situazione; ma è talmente bello farselo fare che si può anche accettare.
    Il mio lontano parente Pieffe che abitava sulle Pleiadi, come forse alcuni ricordano aveva sette mogli che lo massaggiavano in continuazione!

  24. Se passi da queste parti ti assumo per i massaggi.
    Di solito me li fanno a pagamento. E, forse anche per questo, non sono granchè…
    Un saluto dal profondo nord a Claudio e a tutti voi.
    Sir Biss della galaverna

  25. direbbe il Ric: “un ci s’è capiti mica!!!”. Io il massaggio posso pure farlo ma soprattutto lo VOGLIO egoisticamente, lussuriosamente per me!!!!! Ventagli di piume di struzzo agitati sensualmente da schiave nubiane rigorosamente ignude che si alternano nella sapiente manipolazione; cioccolata calda ogni quarto d’ora; fumi d’ambra e mirra che escono a spirale da due incensieri d’argento; tè di Samarcanda in tazza di vetro molato e inciso da manovalanza siriana; direzione generale dell’operazione da parte di una Geisha giapponese; arpista irlandese che suona musica celtica.
    Beh si…così sarebbe quasi sufficiente.

  26. A forza di farsi massaggiare il “lontano” parente di Claudio, Pieffe, mi sa che s’è consumato. Comunque uno squadrone di acchiappapieffe è partito alla volta delle Pleiadi munito del solo accappatoio oltre l’asciugamano d’ordinanza in spalla, facendo appelli anche alla TV pleiadiana CHI L’HA VISTO, Canale 42.
    Hanno risposto in 42: ognuno avrebbe avvistato un Pieffe vagante ciascuno, quindi in totale fanno 42 Pieffe vaganti per le Pleiadi. Ora: uno soltanto è il nostro e vai a capire quale dei 42.
    Stiamo aspettando il test del DNA che non è come molti terresti potrebbero pensare, l’acido desossiribonucleico o deossiribonucleico, bensì il Dato Natale Astrale, che viene tatuato dentro l’orecchio sinistro di ogni pleiadiano, necessario per il riconoscimento.
    Avremo la risposta tra sette milioni e mezzo di anni, e noi, sempre che non ci ricoverino prima, saremo qui ad attenderla. E sempre che i massaggi non abbiano cancellato il tatuaggio suddetto. Nel frattempo riceviamo volentieri Ghebbelgatto, le cui orecchie ricordano vagamente quelle del suo avo. Moooolto vagamente.

  27. Mi garba parecchio la musica celtica…

  28. Con la presente delego Ghebbel Gatto a parlare a mio nome su questo blog. Abbiamo codici genetici simili. L’unica differenza è che, mentre io ho solo 7 mogli lui ha 77 gatte. Abbiamo orecchie pelose entrambi e, in caso di bisogno gli presto volentieri l’astronave a pedali. Ah…gli altri 41 Pieffe che la cronaca spaziale ha notato in giro per la galassia sono sempre io. Dalla bilocazione sono passato alla plurilocazione. Cele: quel tipo piccolo che sta giocando in giardino con i tuoi cani non è un puffo, sono io che cerco il manubrio dell’astronave a pedali che m’ha perso Riccardo l’ultima volta che siamo andati in giro insieme.

  29. Caro il mio Ghebbel(s?), gli dici al tu’ amico piccino che a me il manubrio mi serve perché c’ho da trovar l’acqua e farci il pozzo. E se non sta attento gliene applIico in su i’capo, i’ su’ manubrio.
    O’ Ghebbel, e te, invece di star dietro a i’ tu amico, sta attento alle tu gatte piuttosto!
    R

  30. Ric in versione rabdomante.
    In realtà credo che sia un po arrabbiato con pieffe perché durante la gita sul terzo anello di Saturno pieffe sul più bello è scomparso con tutta l’astronave tranne appunto il manubrio che è rimasto saldamente in mano al ricc. Da qui… le ricerche. Ma ho sempre avuto il sospetto che ghebbelgatto fossr costantemente in contatto con lui tramite le onde orecchiomagnetiche. Infatti…..

  31. pieffe è diventato claudio, frostwriter è diventata roberta…qui ci sarebbe da lavorare
    celeste almeno tu resta celeste!
    ciao controluci

  32. Giusto Roberta: se cambia identità anche la Cele dove ci troviamo per raccontarci le nostre storie?
    In Controluce sta già nevicando!! Solo in Controluce, ma nevica!

    Poi : Pieffe è diventato Claudio, poi un gatto, bello, anche a suo dire. Poi cosa significa ghebbel gatto 1: che c’è un ghebbel gatto 2, 3 e così via? Una colonia di gatti ghebelli?

    Buon Sant’Ambros a voi Milanesi

    Pinuccia

  33. Prima di tutto io sono un gatto d’ascendenze tedesche un po’ “nazi” infatti i gatti Goebbels erano assistenti di Hitler. Poi ci siamo pentiti e siamo diventati comunisti); siamo noi gli autori della famosa miagolata “gatta ciao, ciao ciao”. Poi ci siamo italianizzati e siamo diventati Ghebbel (e con l’occasione siamo confluiti tra i democristiani perché li davano un sacco di croccantini e anche di tonno). Infine, poiché si stava tutti in un convento certosino del nord siamo diventati leghisti (da qui si spiega il colore verde che aveva anche Pieffe) ma in breve tempo abbiamo deciso di trasformarci in renziani. Dopo l’ultima elezione c’è sembrato opportuno diventar grillini; e infatti ora non miagoliamo quasi più e facciamo cri cri. E domani…chissà. Noi andiamo dove ci sono i croccantini.

  34. Eh ok…
    Ma i croccantini dove stanno?
    Domandone eh.
    Qualcuno ne aveva un po nei paschi di siena… o in etitrea.
    Insomma ndo stanno?

  35. Ps buongiorno a tutti.
    Tranquilli non cambio identità. Mi muovo tra il celeste e il grigio fumo. Al massimo divento un color avio slavato. Ma la casa è sempre in controluce. Baci.

  36. Espressioni tratte dal manuale per la sopravvivenza felina:
    I croccantini si amano e non si discutono. Shesir è mio e lo gestisco io. Lotta dura con Almo nature.Chi per un croccantino muor vissuto è assai.

  37. E io che pensavo che : Ghebbelgatto fosse solo la pronuncia di un tale che abita a Roma, raffreddato, di Che bel gatto!
    Oppure che fosse il nome di una razza pleiadiana di Gatti e che i numeri 1, 2, ecc… siamo le sue controfigure che usa con così tante mogli da gestire.

    Alla interpretazione politica, un po’ logorroica, continuo a preferire la mia di interpretazione. In fondo chi mette in dubbio che il gatto sia un essere perfetto da baffi a coda. Il gatto ed è bellissimo e molto intelligente.

    Poi ora che è così di moda, hanno persino fatto recitare un gatto in un film a Londra, dopo aver pubblicato dei libri sulla sua storia.

    Buoni crocchini Gatto che bello! Possiamo chiamarti gatto Pieffe.

    Pinuccia

  38. Gatto Pieffe? Se po’ fa’.
    Piuttosto: forse veniamo a fare qualche chiacchierata a Milano. Cioè…miagolata.

  39. Allora se ci dai
    longitudine e latitudine
    con gattitudine verremo a sentirti miagolare
    In cambio chiediamo grattitudine che è assai più gradita della gratitudine.
    Per la serie quando una letterina fa la differenza!!
    Una Miagolata Milanese non ce la perdiamo.
    I nostri amici cagnolini mostreranno la loro canitudine: anche se muoveranno la coda in modo differente da voi gatti sapranno capirsi a meraviglia
    Bauuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu

  40. E’ ora di concerti natalizi!!!
    Mi sembra giusto che ognuno ci metta quello che può o che è capace di fare.
    Pieffe ( scusa ma non sono ancora tanto abituata al gran Gebbel gatto!

    Mi raccomando porta un po’ di sole in val padana! Non ci saranno più le nebbie di cui abbiamo parlato con la Celeste qualche volta, ma la nebbia c’è, anche sui miei bricchi!

    Intanto il Ric affinerà le sue capacità di fotografo per il prossimo solstizio!

    Buon giovedì
    Pinuccia

  41. Sono stata in montagna al ponte dell’Immacolata approfittando anche che a Milano avevamo anche S.Ambrogio. Alta Pusteria. Si pranzava all’aperto con la manica della maglia (non maglione .. ma maglia) alzata oltre il gomito. Verdissima, nessuna traccia di neve e udite udite c’era in giro anche qualche mosca. Metà dicembre. Ma vi sembra? Mah! Ovvio che nemmeno la nebbia è quella di un tempo. Mi ricordo piccina, in ginocchio sulla sedia a guardar fuori dalla finestra di cucina per aspettare il mio papà che tornava dal lavoro. A volte anche con 4/5 ore di ritardo. Non c’erano ovviamente i telefoni cellulari. Quando intravvedevo i fari della macchina, ormai al cancello (perchè anche solo un metro prima mica si vedevano) ringraziavo l’angioletto. Il suo, dando procura al mio.

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