LEZIONI

leisapevadelsilenzio

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Le parole fanno un effetto in bocca, e un altro negli orecchi.
(Alessandro Manzoni)

Le parole sanno fare male, bucare il cuore, devastare l’anima. Sanno travolgere, sconvolgere, distruggere. Sanno curare, sanno amare. Sono un po’ come le mani, le parole. Sanno fare tutte queste cose. Sanno fare bene. Sanno fare male. Come le mani sanno ferire. Uccidere. Resuscitare. Ma le mani le vedi, le vedi con gli occhi. E le senti quando si fanno carezza ma anche quando si fanno schiaffo. Le parole hanno un solo approdo: gli orecchi. E gli orecchi non sempre sanno condurle all’anima per strade dirette e pulite. C’è vento spesso tra quelle strade. Ci sono foglie morte, di passate stagioni. Ci sono sassi mai raccolti e dimenticati nei quali le parole inciampano e arrivano all’anima malandate, inquinate. Stravolte. Le mani invece le vedono gli occhi e le sentono la pelle. La strada è breve, diretta. Senza nemmeno scorciatoie. E pelle ed occhi sono ricettori formidabili. Loro sanno “sentire” e l’ascolto avviene così. In modo semplice, immediato. Profondo. Le parole no… non arrivano così. Il peggio ce l’hanno quelle scritte, prive anche del veicolo della voce, non arrivano nemmeno a cavalcioni di corde vocali dove potrebbero tramutarsi in musica, bagnarsi di dolcezza, diventare note o velluto o sussurro. O vestirsi di sedimenti di passati innocui, o di carta di giornale stampata di storia passata, un po’ ingiallita. Le parole scovano le ferite, vi si insinuano dentro, lo fanno senza che alcuna mano occhi sguardi le possa fermare tradurre o rappresentare. Bisogna essere bravi a tradurle nel linguaggio dell’anima, affinché questa le possa giudicare per poi accoglierle o respingerle. 

Per questo imparo, ogni giorno un po di più, il valore del Silenzio. Per questo condivido, oggi, questo:

Il primo livello di sapienza è saper tacere, il secondo è saper esprimere molte idee con poche parole, il terzo è saper parlare senza dire troppo e male. Si deve parlare solo quando si ha qualcosa da dire, che valga veramente la pena, o, perlomeno, che valga più del silenzio“.

Sono, se non alle primissime, forse alle prime lezioni, e nel frattempo imparo. Imparo che: “Le parole sono come il sangue, una volta che sono uscite non c’è modo di ricacciarle dentro. (Luca de Simone – Ieri è un altro giorno)”.

Forse si resta un po’estranei, forse non si condividono la  propria storia, passato, emozioni, ricordi. Ma almeno non si semina dolore e non si inciampa nel fango del dubbio, nelle sabbie mobili della delusione che non offre grazia e tutto inghiotte: dagli Alberi alle piccole Formichine alate che vi si posano sopra, al riflesso sulla superficie di peltro lucida, della Luna e di qualche unica Stella.

 

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