LA FURIA DEL MONDO

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immagine dal web

 

Stamattina, mentre si “scaldava” il server dell’ufficio, inizializzavano gli strumenti di lavoro e quant’altro, ho fatto un giro su un sito “Earth Picture Gallery” che propone, tra le altre cose, delle meravigliose fotografie. Bè… sono incappata in una foto terribile: un piccolo di elefante che con la sua piccola proboscide cerca di curare la ferita lasciata dalla rimozione della zanna della sua mamma, stesa a terra.. morta.  Ho pianto e ancora adesso lo sto facendo scrivendo queste righe. Perchè le scrivo? Non lo so. Forse cerco disperatamente un angolo un luogo una piega un rifugio dove poter rovesciare il dolore della furia del mondo e dove so di essere compresa. So… che queste righe fan male anche a voi, che leggete. Al di la’ dell’immagine che ovviamente vi risparmio e vi prego di non cercare, fanno male anche le parole. E ancora una volta rifletto sulla potenza delle immagini: arrivano dirette al cuore senza chiedere permesso. Abbattono qualsiasi barriera, tranne quelle che costituiscono, naturalmente, il patrimonio degli insensibili che a volte, detto fra noi, invidio. A me immagini come queste mi bruciano dentro. Non le voglio scacciare: so che non potrei. Qualsiasi espediente sarebbe un misero strumento, palliativo di una cura che … non c’è. La terapia del dolore non esiste per cose come queste. C’è solo da prendere atto che la furia del mondo risparmia solo chi nasce con la corazza sul cuore o forse meglio dire senza cuore. Uno dei libri più profondi che io abbia letto in vita mia è appunto “La furia del mondo” di Cesare de Marchi. Un ragazzino non sopravvive alla furia del mondo. Siamo nel diciottesimo secolo: un bambino, estremamente sensibile e intelligente, gracile, delicato, anche nella salute, non sopravvive alla furia del mondo e soccombe. Non ce la fa. Se volete leggerlo, consigliatissimo. Una lettura piena, uno scrittore meraviglioso, una storia intensa..  Io lo regalai anni fa, regalai la mia copia. Non l’ho più ricomprato e non credo di farlo. Perchè? Mah… probabilmente perché la persona cui l’ho regalato non si è, con il tempo, dimostrata la persona che credevo.  In altre parole non credo sia stata veramente raggiunta da questo libro. L’assenza di questo libro nella mia libreria mi ricorda questo: spesso le persone ci ingannano e non sono quelle che sembrano. Ma nella vita si impara. Forse non a difendersi dalla furia del mondo (per questo, per alcuni, non c’è speranza) ma almeno dalle falsità e dalle bugie. E dalle maschere.

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17 Risposte

  1. Parli di maschere e siamo quasi a carnevale… purtroppo il mondo nel mondo ci sono tante persone mascherate e sarebbe bello che fossero tutti “eroi” dei fumetti che si nascondono dietro questo per non far correre pericolo alle persone loro care.

  2. Eggià caro Marinz.
    Carnevale per molti dura tutto l’anno. Vi sono persone che a forza di trucco e parrucco, cerone e belletto, non sanno più nemmeno loro come sia fatta la loro faccia.

    C’è una vignetta che ho incrociato qualche giorno fa: Charlie Brown a Lucy: Tu cosa prendi per stare meglio? Lucy: le distanze.

    Ultimamente ascolto la mia compagna di sempre, quella che non tradisce mai e che ha sempre ragione. La mia pelle. Lei aspetta. Quanto le do’ torto lei scuote la testa e aspetta. Poi quando devo ammettere che aveva ragione, fortunatamente non mi dice “te l’avevo detto”. Me lo dico già da sola. Lei tace. Ma alla successiva occasione solleva i peli e mi costringe ad ascoltare. Mi avverte quando una voce stride troppo, quando le spiegazioni sono troppo lunghe (tipico di chi mente). Mi suona il campanello (a volte un campanone, tanto per essere sicura) quando qualcuno crede di rifilarmi un sacco di cazzate pensando che l’umanità non sia capace di incrociare tre semplici dati. O che siamo tutti scemi.

    Tornando sulle riflessioni iniziali bè.. questo mondo non è “casa”. E’ troppo furioso.
    Non ci sto bene, non lo capisco. Probabilmente non lo amo. E probabilmente non mi ama. Bene così, forse. Qualche rimpianto in meno
    Disincantata celeste.

  3. Bello. Un eroe dei fumetti che protegge le persone amate.
    Talvolta mi capita di desiderare il costume di super…woman per aiutare, risolvere, lenire il dolore.
    Ma non si può.
    Saluti a tutti dalla nebbia di lago.
    Sir Biss

  4. No no il costume di wonder woman io non lo mettero’ mai.
    Troppo sgambato e troppo scollato. Sei matta?
    E poi ultimamente mi sto accorgendo che c’è una differenza tra l’essere disponibile ed essere usata. Per alcuni è sottiiiiiiiiile che nemmeno la vedono.
    Quindi fare del bene.. lenire… si, ma con molta attenzione. A molti nemmeno importa e molti altri..nemmeno lo vogliono. Altri ancora non è vero che soffrono.
    Bacilli

  5. ah dimenticavo: stamattina ho viaggiato in solitudine perché ho preso il treno prima del solito. Ho quindi iniziato a leggere il tuo “Il galleggiante”. Bellissimo, delicato, geniale. Far parlare un galleggiante è geniale.
    Stava sul mio scaffale dei “libri da leggere” da mesi. E stamattina l’ho preso. Tra l’altro lo leggo senza occhiali!!! Fantastico due volte.
    Grazie

  6. “Il galleggiante”?

  7. Si.
    SirBiss scrive dei racconti, brevi ma delicati e odorosi di lago.
    L’ultimo racconto si intitola “il galleggiante” ed è la storia di una famiglia di lago di qualche mezzo secolo fa, che pratica la pesca e che possiede questo galleggiante che diventa parte della famiglia e ne scrive la storia..

  8. Grazie. Era da un pò che pensavo di ‘dare voce’ a un galleggiante…
    Ricambio baci a tutti
    Sir Biss pescatrice

  9. Allora non ti mangio. La pescatrice proprio non mi piace.
    🙂

  10. Oggi è martedì grasso. A poche centinaia di metri di distanza da qui, alcuni paesi chiudono il carnevale romano. Da noi, invece, inizia il carnevale ambrosiano.
    E’ una festa che non amo molto. E pensare che i miei genitori erano fra gli organizzatori del famoso carnevale di Laveno. Mia mamma passava le serate a cucire abiti, con la Singer. E mio papà, insieme ad altri amici, creava personaggi di cartapesta, per la gioia di tutti.
    Poi, nel tempo ‘libero’, ecco la produzione delle dolci chiacchiere. Friabili e profumate.
    Quanti ricordi…
    Un saluto piovoso a tutti.
    Sir Biss

  11. Non ho mai amato il carnevale da adulta. Poi lo sapete tutti che sono sllergica al divertimentificio. Da bambina mi piaceva. Mi vestivo da dama. Piu avanti, negli anni 80 mi faceva paura. C’era chi lanciava uova marce arance con dentro lamette da barba.. o forse ero io a vedere in poche eccezioni qualcosa di bruttissimo e basta. Comunque non condivido mai le euforie collettive e non. Dal catnevale alle bevute, le abbuffate varie tutte. Non condivido gli eccessi tutti. Il carrozzone spettacolare che esalta e travolge. Non trovo niente di positivo e la trasgressione non mi affascina.

  12. Invece chiacchiere e frittelle si che mi affascinano.

  13. c’è stato un momento nella mia vita di bambina di grande attenzione economica e la mia mamma trovava l’acquisto di un costume per il carnevale un inutile spreco di soldi.
    alla mia richiesta di una maschera mi disse “avrai una maschera molto originale, sarai un topo d’albergo!”
    la spiega sulla figura del topo d’albergo mi entusiasmò e grazie a un body nero, una calzamaglia nera, una mascherina e una torcia mi calai nella maschera più originale della mia classe e ricevetti un sacco di complimenti…
    che tempi!

  14. 🙂 topo d”albergo è meravigliosa.

  15. […] post di controluce l’altro giorno mi ha fatto aprire il cassetto dei ricordi d’infanzia a proposito del […]

  16. Roberta ha condiviso la sua storia del Topo d’Albergo.
    Belle cose le condivisioni.
    🙂
    Andate a leggere cliccando sopra il suo intervento, sopra questo.
    SQUITTTTTTT !!

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