DIS-ARMONIE

Pace-si-armonie

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La sera, prima di dormire, ho qualche tempo per rifugiarmi nel mio mondo. Quello solo mio, che comprende solo i miei odori, il mio profilo, la mia pelle, il mio respiro. E’ un momento che mi piace, perché è tutto e soltanto mio. Ascolto il mio respiro e cerco di vedere i miei pensieri come se fossero fuori e non dentro di me.  Faccio il bozzolo, con il piumino, mi creo un posto per i piedi, li metto “a cuccia” e cerco di non pensare al domani, alle cose che mi aspettano, all’ufficio. Seguo solo il respiro e ascolto il silenzio della mia casa. Di solito c’è pace, in questo momento. Una pace leggera, respirabile, dove, almeno per un po’, si riallineano le cose, regalandomi un’idea di armonia. Si assottiglia il contrasto tra la mia anima e il mondo e le cose del mondo, le incombenze, le bruttezze, e non stride nulla. Niente unghie sulla lavagna, nessuna prova di eroica resistenza alle piccole e ripetute violenze quotidiane. Si allontanano le ipocrisie, le storie ripetute, i falsi sorrisi, le miserie tutte. E finalmente sento la mia pancia. E riesco a sentirla tranquilla, calda e sento di volermi bene. In questo stato riesco a vedere quasi tutto chiaro. Forse si vede bene solo al buio.  Appare tutto così chiaro… E i contorni sono così nitidi e precisi!

Poi arriva il giorno.. e trovi tutto sotto la luce artificiale sotto la quale, ormai, si vive. Un po’ perché ci siamo costruiti questo mondo. Di banche attorno a noi … e di  mode: quella del perdono, quella del mondo pulito, quella del tacco dodici, quella della tolleranza, dell’accoglienza, della accettazione, dell’indulgenza. La moda del volemossebbene, che semina il virus “iotisalverò” Pericolosissimo, a volte mortale. 

E un po’ perché ci arrivano le solite puntuali delusioni, le bugie, piccole e grandi e poi quelle davvero gratuite e le piccolezza tutte. I segreti di pulcinella. Le scatole di cartone che si aprono ed esce il pagliaccetto gonfiato che ti fa la pernacchia.

Ma non importa: la sera c’è l’appuntamento con la pancia. Calda… E il respiro. E i pensieri che a guardarli da fuori si vede che sono solo pensieri. E qualche persona davvero speciale nel cuore. Si spegne la luce e si immaginano i contorni.  L’essenziale è invisibile agli occhi.

 

 

29 pensieri riguardo “DIS-ARMONIE

  1. Bello anche se io, alla luce “artificiale” del giorno, non ci vedo tutta questa negatività…. alcune cose sono illuminate realmente e queste sono quelle da “incontrare” e coltivare… la bellezza che è invisibile agli occhi ma che la luce vera illumina “da dentro”

    un sorriso
    Marinz

  2. intendevo la luce “finta” dei sorrisi finti, delle finte intenzioni, del finto splendore… Delle banche, dei grandi magazzini ecc ecc. La luce del giorno è ….. splendida.
    ricambio il sorriso…. luminoso e vero

  3. scoprire che i pensieri possono essere guardati a distanza è stato un passaggio che mi ha cambiato la vita e aiutato a guardare “tutto” a distanza.
    auguro a tutti noi controlucini una pasqua serena, a celeste e me (e forse ad altri) molti respiri

  4. Ciao Frost
    Grazie di cuore.
    Al momento sono piuttosto accelerati, i miei respiri.
    Ma c’è sempre spazio per migliorare. Nel frattempo sto passando il rastrello dentro casa e dentro di me. Forse arieggiare casa, liberarsi di ciò che non vale/serve/aiuta e fare spazio nel cuore levandogli la polvere antica, può agevolare i respiri. Work in progess, insomma.
    Buonissima Pasqua, Roberta. Tra respiri, trasparenze, simmetrie e riflessioni.

  5. Eh già. Passare il rastrello dentro e fuori. E sentirsi più leggeri…

    Buona Pasqua a Celeste e a tutti i controlucini.

  6. I rastrelli servono a liberare il terreno dalle foglie secche, quelle che sono già servite come humus e come copertura per il freddo, in modo che possa rinascere l’erbetta (hi hi hihi hiii – scusate la risatina ma Erbetta è un cognome di qui…) fresca e verde e tenera, con l’aiuto del sole. E’ una cosa necessaria. Per la stessa ragione sto liberando casa: oggetti, suppellettili vari, abiti, scarpe, mobiletti e cose per lo più inutili o che hanno fatto il loro tempo.
    A volte necessita ordine interiore e a me capita di “incominciare” a farlo da fuori.

    Ho bisogno di vivere in uno spazio che offra respiro, libero da “ciappini” e fronzoli e orpelli.
    Così come ne ho bisogno dentro. Poche cose ma belle, fuori come dentro: l’istinto le sa riconoscere, oltre le parole. Insomma poche cose.. Ma vere e pulite e belle.
    Per questo sto rivoluzionando casa e cuore.

    Bene allora auguro a tutti i Controlucini ma anche a chi passa per caso, una serena Pasqua. Erbetta fresca e sole tiepido e profumi. E soprattutto ciò che sta mancando molto e che è la cosa più importante: la Speranza.

    .

  7. Questa Celeste! Mi ha un po’ contagiata. E con lei la nostra Sir Biss con i rastrelli.

    E va beh, togliamo il vecchio, o almeno spostiamolo da un’altra parte visto che in Natura nulla si crea e nulla si distrugge.
    Io ho cominciato con il cambio di stagione negli armadi.

    Fuori: stanno ancora fiorendo le violette e le margherite e “rastrellare” potrebbe anche distruggerle. C’è ancora tempo. E l’Erbetta intanto cresce tra le violette e le margheritine.
    E con lei la Speranza della Primavera, almeno un indizio che la Primavera arriva, nonostante tutto. Basta avere occhi e cuore per avvertire i suoi passi che sembrano impercettibili, ma ad un orecchio attento si odono. Eccome!

    Buona Pasqua Controlucini , serenità e un sorriso a tutti tutti

    Pinuccia e Francesca

  8. Nonostante il mio cognome bucolico mi accompagni da decenni, mi capita ancora di dover dire a qualcuno che mi chiede come mi chiamo: ‘si, proprio come l’erba’. Ringrazio i miei genitori per non avermi chiamato con un nome proprio floreale, tipo Rosa, Margherita o Viola…
    Scusate la divagazione e di nuovo auguri e speranza a tutti voi.
    Sir Biss

  9. Menomale Ti immagini Rosa Erbetta? Margherita Erbetta?
    Diversi anni fa una mia conoscente voleva chiamare la figlia Chiara. Menomale che le venne in mente di accostarlo al cognome che era Testa. Trovò un nome poche ore prima di partorire.

  10. Comunque l’erbetta adesso è anche di stagione… Spero che tante caprette e pecorelle possano pascolare in pace, più del tempo passato. Niente scottaditi, niente costolette d’agnello.. Non ce la faccio più. Lo so, qui si entra nei rovi con questi discorsi, altro che nell’erbetta. Pertanto leviamo le calzine e camminiamo coi piedini nudi nell’erbetta fresca. Sensazione stupenda.

  11. Stare in pace con se stessi è una cosa delicata. Basta nulla per cominciare a starsi sulle scatole, a trovarsi spersi per scelte sbagliate o per non scelte. È un attimo.
    E poi ci sono due mondi là fuori: quello del successo, degli inseriti, per i quali ti dipingono un mondo tutto di taglie 42 e sorrisi e lavori importantissimi che però ti lasciano un sacco di tempo da passare con gli amici con la giacca coi jeans… e l’altro per cui ci sono mille malattie dell’ego, solitudine ansia per il lavoro, da prestazione, per i luoghi chiusi e aperti, per la folla, per il futuro o per il passato che hai avuto.
    E che se sei uno normale per forza dici eh ma io mica sono figo così e non ho un lavoro così bello o amici e feste come quelle… e quando sono un po stanco allora avrò qualche malattia e dovrei fare qualche terapia?
    Trovare un posto per se, lontano da tutto e tutti per poter stare in compagnia di se stessi e della propria capacità di pensare, e ritrovarla e svilupparla anche, trovo che sia vitale per avere un equilibrio nostro, e reggere a tutto questo rumore di fondo che per lo più non ci appartiene e che spesso serve solo a venderci qualcosa, che normalmente non ci serve.
    Anche per questo amo il sole e la luna, e la luce e il freddo, e gli alberi e i fiori e i cani. Loro non ti vogliono vendere nulla.
    riccardo

  12. Essere capaci anche di stare soli e stare bene anche soli è maturità. certamente non deve essere la sola condizione altrimenti qualcosa non va proprio come nel caso di incapacità di stare soli. certe volte è meglio essere soli piuttosto che essere con qualcuno che ci fa sentire soli.
    L’uomo ha bisogno di relazioni ma con la maturità il bisogno diventa più scelta. Scelta raffinata. importano le affinità, la condivisione vera. La complicità profonda e leale. La comunione dell’anima.
    E si, lo spazio per sé è vitale. Anche in presenza di relazioni soddisfacenti e appaganti. trovo che sia una forma di rispetto verso il proprio battito che va ascoltato nel silenzio.

  13. Ogni tanto si ha necessità di stare da soli con se stessi, per poter fare il punto della situazione, per non perdere l’orientamento.
    C’è si bisogno poi di relazioni, di confronto se no si finisce per darsi sempre ragione: e mica va bene!

    In questo pazzo mondo dove tutto è diventato così assurdo, dove spuntano regole che a rispettarle si danno i numeri. Mi ricordo, e allora ero giovane, un bel po’ di anni fa, che al lavoro con i miei colleghi si diceva: se rispettassimo il regolamento alla lettera tutto si blocca.
    E questo se valeva solo a quei tempi, figuriamoci adesso.
    Allora si fanno funzionare le cose alla meno peggio con un po’ di buon senso, almeno chi ce l’ha. o pensa di averlo.
    Avere relazioni, come ho scritto più su, è sacrosanto. Ma si devono scegliere con cura le persone con le quali relazionarci. Poche ma devono essere speciali, soprattutto ” adatte ” a noi, alla nostra sensibilità.
    Riccardo: al tuo elenco aggiungo i libri: da un po’ mi sto rigustando i classici, forse perchè se ne parla spesso con i ragazzi che devono preparare le lezioni per la scuola. E c’è di che restare estasiati. Improvvisamente si spalancano spiragli di gioia.
    Vero: leggere, leggere, leggere e rileggere.. e poi che sarà sarà.

    Buon dì Controlucini e che il sole sia con noi!

    Pinuccia

  14. Ciao Pinuccia. condivido tutto, ogni parola.
    e aggiungo che un libro non tradisce e non mente.
    Le persone, anche le piu insospettabili a volte invece si.
    Un forte abbraccio.

  15. Come avete ragione. Un libro, un tenero cagnolino e un buon vino da meditazione. Questi non tradiscono mai. Il resto della vita è una lotteria…
    Un abbraccio dal sole,dal cielo azzurro e dal lago a tutti voi.
    Sir Biss mattutina

  16. Prima di tutto devo dire che mi piace un sacco la foto della rana che,… celestialmente, si ascolta la pancia. I Romani, soprattutto quelli della ultima età repubblicana o del primo periodo dell’Impero, chiamavano Otium questa intima riflessione che si riappropria del senso dell’essere, della coscienza di se, e che apre la porta alla profondità e al riposo della mente. E poi devo dire che tali momenti, così “panciosi”, vanno distribuiti durante il giorno oltre che all’imbrunire, quando viene quell’ora “che ai naviganti intenerisce il core”. La inserirei nel manuale di sopravvivenza degli esseri umani, gettati nel caos del relativo, del virtuale, del cialtronesco e dell’approssimato.
    Viva le rane!

  17. Vero.
    bisognerebbe farlo spesso, l’ascolto della pancia e anche spengere i rumori del mondo.
    allontanarsi dai cialtroni, dalla grettitudine e dalle falsità. Un respiro per tornare a sentire oltre le parole. Riappropriarsi di sé e annusare il mondo con i sensi ossigenati e liberati dalle cazzate che ci propinano ogni giorno e che a volte ingurgitiamo, per stanchezza o per distrazione.
    Sopravvivenza, appunto. Ma anche igiene per lo spirito. Pulizie. Quelle di Pasqua sono anche di stagione.

  18. Un po’ di anni fa il nostro Pieffe, che come si sa è esperto in qualunque cosa, persino nell’ arte di realizzare i Bonsai , aveva spiegato in Controluce come lui li concretizzava..
    Aveva detto che si poneva in ascolto, in sintonia, in meditazione con la piantina e così “scopriva “quali erano i rametti da tagliare, quali erano quelli da piegare, quali radici erano inutili. Perché era la piantina stessa a suggerirglielo.
    Io che credevo che fosse una maniera come un’altra per maltrattare le piante, mi sono ricreduta, eccome. Perché ho scoperto che un bonsai non è il risultato di un tagliuzzamento a caso, ma una vera e propria arte. Arte che crea armonia e ordine là dove non ci sono. E quello che credevo fosse un mostriciattolo era invece frutto di uno studio basato sull’ ascolto, sulla estrema precisione, sulla pazienza.

    Per me la creazione di un Bonsai è Otium. E ce ne fossero momenti di Otium così. Per tutti.

    Sulla rana: bellissima. Come lo sono tutte le immagini che compaiono in Controluce
    E ci siamo così abituati che ci facciamo caso, ma poche volte dedichiamo loro l’attenzione che meritano. Parlo per me. Perchè Celeste è attenta, precisa.

    E quindi viva la rana, anche se ha la bocca larga come quella della fiaba.
    Pinuccia

  19. Ho sempre invidiato chi ha la pazienza di creare queste magnifiche piante in miniatura. Io non ho il pollice verde e riuscirei a far fuori anche una pianta che non richiede cure.
    Me lo chiedo spesso e non riesco ancora a darmi una risposta.
    E si che di pazienza ne ho o almeno ne avevo.
    Io, piccola provetta pescatrice, che passavo ore ed ore a guardare il galleggiante in attesa che qualche pesciolino abboccasse. Vicino a me il mio gattone che aspettava pesce fresco. Altro che scatolette…
    Pace, rumore dell’acqua, odore di lago…
    Un saluto a tutti.
    Sir Biss (con la canna da pesca)

  20. Domanda a Sir Biss: pescavi per dare il cibo al gatto o era il gatto che pescava per dare il cibo a te oppure il gatto stava con te perchè chi pesca in compagnia è sempre fortunato? ( proverbio inventato da me, ma suona così bene!)
    Pinuccia

  21. Pescavo perchè mi piaceva. Devi sapere, cara Pinuccia, che sono nata a due passi (ma proprio due) dal mio lago e ho imparato a farlo da piccolina. Così come ho imparato a remare ancora prima di togliere le rotelle dalla bicicletta.
    Certo che i pesci che portavo a casa erano praticamente tutti per Nani, gattone bianco e nero che era sempre la mia ombra. Quelli che non mangiava sul posto se li sbafava a casa.
    Quel senso di pace di allora, seduta sul muretto a fissare il galleggiante, li ritrovo in parte adesso, mentre passeggio sul lungolago, di mattina presto, in compagnia di papere, germani, cigni e altra fauna lacustre…
    Un abbraccio
    Sir Biss

  22. folletti e gnomi non si fanno fotografare ed un elfo sa già che se vicino alla foreste prima che tu ci entri… per le fate, non so, sono un po’ più biricchine ed esibizioniste

    Un sorriso :o)
    Marinz

  23. Le fatine e i folletti: però.
    Mi sembrano le immagini del sogno di una mezza estate con Michelle Pfeiffer e Rupert Everett nel film. QuantioFranci ha amato quel film: lo voleva sempre rivedere: non si stancava mai.
    Le lucine che danzavano la facevano felice.

    Ric: la fata: si devono avere occhi per vederla: o almeno un po’ di fantasia!
    Certo che quel telefonino è un po’ troppo invadente!

    Pinuccia

  24. La fata è dietro il biscottone, in effetti poco visibile.
    Prometto che quanto prima apparirà la fatina tutta intera.
    Tremate tremate le fate son arrivate…
    Armatevi di un buon bicchierino di .. fata verde per reggere all’emozione
    🙂

    Ben detto Pinuccia.
    Molto meglio un “ti vedo non ti vedo” di una immagine precisa che tutto racconta.
    O no? Come dire: meglio una sottoveste o … niente?

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