L’UOMO DELLA PIOGGIA

uomoPioggia_Folon

.

Commovente. Uno tra noi, che raccoglie frasi, litigate, parole d’amore, banalità, cattiverie. Sopporta le fotografie, terribili a volte, di chi si vuol portare a casa una immagine banale, con lui accanto. Tollera lo scherno, i calci dei bambini, i sorrisi idioti di chi non va nemmeno a cercare la sua storia.

Le raccoglie, le cose ma non le offre a nessuno. Si tiene tutto dentro. Nessuno sa che da qualche parte è nascosto un sentire. Perché nessuno riflette il proprio sentire dentro una statua. Lo si fa.. magari con la luna. Protagonista di romantici pensieri, regina di una certa letteratura, e di pensieri scartati coi baci perugina. È popolare, la luna. Gli amanti, le passeggiate lungo il fiume cittadino.
I riflessi sull’acqua. Le millemila canzoni dedicate. Per lo più insulse. Usata, la luna. Senza nemmeno i diritti d autore.

L’uomo della pioggia. Per alcuni una statua. Per altri un’opera d’arte. Per qualcuno un omaggio. Per qualcuno …. un “uomo sotto la pioggia”. Qualcuno ha scritto che ritenere le “cose” animate sia tipico dell infanzia. Che poi deve passare.. Ma chissà se qualcuno si chiede mai se ciò è altro…

————————————–

L’altro giorno ho letto che è stato vittima di un incidente stradale “La Pioggia” di Folon. Per gli amici “L’uomo della Pioggia”. E’ nata questa riflessione. Ecco. La condivido qui (tanto la reputazione me la sono giocata anni fa…) 🙂 

 

49 pensieri riguardo “L’UOMO DELLA PIOGGIA

  1. Pensa che ieri sera davano Stregati dalla Luna. Ho scoperto che aveva vinto ben 3 oscar e rivedendolo non mi sembrava questo filmone … però l’idea che la Luna influisca sulla vita degli uomini mi piace… anche se io sono un “marziano” ;o)

    Un sorriso,
    Marinz

  2. Perchè ritenere le cose animate è tipico dell’infanzia? Non si diventa mai ‘grandi’…
    Stregati dalla Luna lo vidi a suo tempo e, nel mio quaderno dei films, si guadagnò tre asterischi.
    Adesso ha fatto anche a me lo stesso effetto. Chissa’ perche’…
    Saluti di lago
    Sir Biss

  3. Boh. Lo dicono i grandi della psicanalisi.
    in quanto alla luna, ora leggo sempre più che non è nemmeno vero che influisca sulla semina, sul vino Ecc ecc.
    Mah. Io so che c’è una magia che è dentro di noi e che ci rende parte di un tutto.
    e va bene così. Non mi importa delle prove, mi importa quello che sento. Un saluto ai marziani di tutta la terra E a tutti i miei amici che coltivano piantine sotto la luna.

  4. E perchè la Luna non dovrebbe avere un’influenza su su di noi? Così come ci influenzano tutte le cose belle che ci vengono incontro nella nostra vita: E poi non si dice: Oggi ho la Luna storta! .Per esempio.
    Una volta si teneva in grande considerazione la fase della luna quando si eseguivano dei lavori in campagna, oppure quando si faceva la salsa, o che so la marmellata, oppure si seminava il basilico.
    Oggi, che siamo moderni non ne teniamo più conto, ma in fondo, in fondo un pizzico di nostalgia di quella magia ci è rimasto.

    Polemica con la nostra Celeste: ma proprio dell’uomo della pioggia si doveva parlare! Cosa è: una evocazione di altra acqua?
    Così, di nuovo, piove piove sul nostro amor…
    Pinuccia canterina sotto, sotto voce, così i Controlucini non si spaventano.

  5. Pinuccia
    sei uno spettacolo.
    sei un po di sole anche quando piove!
    Vediamo dove s’è cacciato il menestrello della luna. Così Petula chiama Riccardo.

  6. Pinuccia ha ragione. La pioggia è arrivata anche qui. Fa pure freddo. Altro che primavera…
    Che ne dici di fare un duetto, Pinuccia?
    Singing in the rain…

  7. L’essere umano è fatto dal 95% di sostanze collagene.
    E’ dimostrato che le sostanze collagene sono influenzate dalle fasi lunari.
    Ergo: per quale motivo la Grande Mente dell’essere umano non dovrebbe essere influenzata dalle fasi lunari? 🙂

    Bellissime disquisizioni controlucini, ma belle. Di quelle di cui si sente il bisogno. Io per un attimo ritorno all’oggetto del post di Cele, se la cosa vi aggrada.
    L'”omino della pioggia”, come è conosciuto, ovviamente a quelli ai quali interessa, la statua di Folon. “Pioggia”, per citare il suo vero nome.
    Folon.
    Io sono uno di quelli ai quali l’arte piace. Ma non è un vezzo, un modo per posizionarsi in un gruppo di appartenenza attaccandosi un’etichetta in fronte, o per ipoteticamente distinguersi o tutto quello che volete, tanto mi avete capito. E devo dire anche che non è che sia un grande conoscitore d’arte: ho i miei amori, che conosco di più, ma in genere non sono un “fanatico d’arte”; altra cosa che odio… il fanatismo: sia esso religioso, politico, calcistico o… ferroviario. Giuro, esiste anche il fanatico ferroviario, esiste anche quello che vede SOLO il treno. Senza parole. Comunque, per ritornare in tema: a me l’arte piace. Piace nel senso che di fronte a certe cose, ci caschi dentro, la mente prende e se ne va, a braccetto col cuore, per un attimo amici e se ne vanno per i fatti loro, chissà dove e perchè no: chissà perchè. Ma è così.
    A firenze c’è il “Giardino delle Rose”, è una delle cose che amo di più e quindi ci sta che ne abbia anche già parlato… in tal caso vi chiedo di sopportare un attimo i miei vaneggiamenti.
    E’ una parte di quello che era, ed in parte è ancora, il vivaio del Comune, dove i giardinieri facevano le coltivazioni delle piante per ornare la città. In un tempo dove gli alberi non erano nemici pericolosi, che uccidono con i loro rami e le loro radici, da tagliare alla prima occasione, come invece succede impunemente da ormai vent’anni a questa parte.
    Il giardino delle rose è accanto a queste serre, e confina con il giardino dell’Iris, altro posto splendido, ai piedi del Piazzale Michelangelo, con la vista più bella che ci sia, sulla città.
    Ha mille varietà di rose, per dire tantissime, che trasformano il giardino in una festa quando c’è la fioritura, verso maggio.
    Qui, quando Folon morì e sua moglie donò molte delle sue opere al Comune, furono messe le sue statue.
    Trovo quel posto magico, e basta. Spesso, nella bella stagione, al ritorno dal lavoro mi fermo lì. Mi prendo un quarto d’ora per me, per rimettermi un po’ in fila, rimettere insieme i miei pezzi. Spengo la moto fuori dal cancello e già sento il silenzio che si ritrova. Nonostante la sua bellezza non è un posto da turisti, e la cosa spero ardentemente che si mantenga così. Mi levo il casco, che ti attanaglia la testa e senti anche l’aria più pulita: siamo più alti della città, non c’è traffico e c’è tantissimo verde.
    Allora mi avvio dentro. Sto un po’ alla panchina del “”Partir”, e poi vado sempre dall’ “Envol”. E’ la mia preferita.
    Ma questa è n’altra storia, sennò non finisco più.

    Una delle statue non è al giardino delle rose. E’ stata messa in una rotonda, presso l’Obihall che è uno pseudo teatro, palazzetto. Una schifezza che quando fu costruito ammazzo un paio di persone per il crollo della balconata, pochi mesi dopo l’inaugurazione: per capire che posto sia.
    La strada è una delle dorsali per i pendolari verso il valdarno, alla periferia Sud. Trafficatissima. C’è anche una discoteca molto conosciuta, a qualche centinaio di metri da lì.
    E c’era l’omino, col suo ombrello fatto di pioggia.
    Che appartiene ad un altro modo rispetto a quel posto. E’ lì non si sa perchè, circondato da questa frenesia di auto ultimo tipo, e cavalli e lamiere, e fumo e puzzo e tecnologia e cellulari e occhiali da sole che nascondono il viso, e vetri oscurati e ruote sempre più alte per uomini che pretendono di usarli come protesi per elevare la loro inconsistenza.
    Ed è successo che uno di questi esseri è uscito una notte da quella discoteca a cavallo della sua costosissima protesi di anima umana a quattro ruote, e con questo suo ammasso di lamiere e armato della sua idiozia e perchè no, pieno di un altro surrogato di anima che è l’alcol, che ti fa essere quello che non sei, (lasciamo l’analisi sul merito che ti renda migliore o peggiore, per pietà) e… ha semplicemente spazzato via l’omino, col suo ombrello di pioggia.
    Parlano di “danni”. Di “restauro”. Addirittura chi l’ha messo lì ha detto che “l’arte deve essere fruibile a tutti”. Eccerto, allora mettiamo la venere del Botticelli appesa fuori dall’Esselunga, così la si vede quando si fa la spesa!

    Io trovo che quello che è successo è ben più di un danno ad una statua.
    E’ un’idea di mondo, di cosa sia la vita vista come dolcezza e cura e pensiero, introspezione eppure condivisione, un’idea di quella meraviglia che siamo, dentro, unito a quello che c’è fuori: l’acqua, l’aria.
    Idea spazzata via dall’ultimo modello di suv, “comprato” in concessionaria magari a rate che non potrà mai pagare, da parte di una essenza che vuole l’uomo vuoto e animato da falsi dèi come alcol e rumore.
    Posso solo rendergli un merito, a questo signore. Quello di aver permesso di mettere in fila, in modo più definito, questi pensieri.
    Pensieri che mi fanno amare, dal cuore, ancora di più i posti come Controluce.
    Ciao Controlucini, scusatemi per la pesantezza. Che forse non è nemmeno così pesante però…
    Riccardo

  8. L’intervento di Riccardo è, come sempre, scritto con il cuore e con il cervello.
    Perchè lui usa due mani: una mano è mossa dal cuore, l’altra dalla testa.
    Quando scrive di emozioni, quindi di roba del cuore, dell’anima, del sentire, lui poi la spiega anche con l’altra mano. Eh oh .. capita che non ci trovi niente da aggiungere nè da levare.
    E’ una magia. Riesce a coniugare testa con cuore. Non litigano. Lo descrive bene lui, quel momento magico: vanno a braccetto per un po’. E il concetto NON fa una piega..
    Un “a plomb” perfetto che veste la parte emotiva e quella razionale di chi legge. Almeno.. a me succede questo, quando lo leggo.

    Io invece quando parlo con cuore/pancia c’è spremuta di questi organi e probabilmente ciò che dico – sembra/è/sembra solo – un pensiero ideale e romantico. Al contrario, quando parla la testa, sono terra, sassi, un vero capricorno che sa di sterpi e di cespugli e di spine e di polvere.

    Quando ho scritto questo post non sono riuscita a dare risalto al contrasto:
    – c’è chi conferisce un’anima ad un oggetto innocuo, immobile, inoffensivo, commovente. Disarmato e disarmante.
    E poi:
    – c’è chi si crede Dio onnipotente, fatto di alcool stordito di musica a cavallo del potente suv con i ruotoni e le gommone e i cerchioni grossi.
    Lui sì..

  9. Ci sei riuscita benissimo. Ed ora meglio che mai…
    Anzi, ora dico che il concetto è chiaro. Per me almeno.

    E scrivere, comunque, non è niente. E’ l’avere qualcosa da dire che fa la differenza.
    E’, per me, combattere il suv, quali novelli don chisciotte. E’ buttare gli occhiali a sole, per farsi vedere, e ritrovarsi noi stessi come persone, e non come porta-brand.
    Secondo voi chi vince?
    R

  10. e quelli che buttano gli occhiali da sole per farsi vedere…

    e… quelli che invece gli occhiali gli cadono e si stacca una lente …

    ooohhh yessssss ………

  11. ok faccio la seria.
    “E scrivere, comunque, non è niente. E’ l’avere qualcosa da dire che fa la differenza”.
    Parole sante. Che riguardano lo scrivere ma anche il dire.
    Vi sono persone che sanno farsi ricordare, anche se le hai viste una sola volta, magari a cena, magari amici di amici, oppure compagni di compagni di treno..
    E alcune anche… sanno farsi ricordare perchè preghi di non rivederle una seconda volta!

  12. A Roma hanno deciso (ormai da tanto tempo) che l’Arte che precede il ‘900 è un optional. Per cui, visto che ce ne abbiamo tanta, qualcuno deve aver pensato che non sia molto importante; ne consegue che tutti i sindaci che si sono succeduti negli ultimi 50 anni si sono assai preoccupati di sponsorizzare installazioni di tubi di ferro, di pezzi di bronzo storti, di blocchi di cemento, realizzati da sedicenti “artisti” pagandoli cifre disumane e si sono scordati che abbiamo centinaia di opere di Bernini, di Michelangelo, di Borromini, ecc. ecc. da proteggere e restaurare. Questo ha fatto si che una delle fontane più interessanti di Roma (e anche uno dei simboli filosofici più importanti a Piazza di Spagna) sia stata massacrata da un’orda di vandali idioti (altrimenti detti “tifosi”).
    Questo ha fatto scalpore, forse perché è un posto talmente famoso che perfino Marino, che non è di Roma e che non conosce la differenza tra il Velabro e le Veline, sa che cosa è.
    E allora scattano i “restauri” ma, nel frattempo, abbiamo speso una barca di soldi per istallare tanti altri tubi vecchi e rottami in altre piazze. Ah, dimenticavo: questi orrori si chiamano appunto “installazioni”.
    Su una di queste, un vecchio borgataro romano d.o.c. ci aveva sapientemente scritto sopra con una potente vernice bianca: “Ma che cazz’è?”.
    Il giorno dopo, il sindaco di allora, affannosamente premuroso nei confronti di quella che credeva fosse arte, spese un sacco di soldi per farla subito ripulire. Ma nel frattempo Palazzo Doria andava in pezzi, la Via Appia veniva saccheggiata, e a villa Borghese venivano tagliate le teste delle statue, così, tanto per vendere un ricordo di Roma a qualche turista.

  13. Sono stata a Budapest lo scorso fine settimana. Strade, piazze, vialetti, verde pubblico, monumenti, ponti, case, metropolitana senza un pezzetto di carta senza scritte. Tutto perfettamente curato e pulito e rispettato. E funzionante. Educazione civica e stradale Esemplari. ecco. Torni e già all’aeroporto capisci che sei…. a casa.

  14. Pieffe, ecco cosa hanno messo vicino a casa mia:

    No comment, se non che il nome dell’artista è piuttosto esplicativo.

    Un giorno una bmw lanciata alla velocità stimata di 120 km/h, proveniente dal viale, è salita sull’aiola e l’ha presa in pieno. La statua si è appena scheggiata mentre la macchina si è praticamente disintegrata.
    Per una volta mi ha fatto pena quella povera macchina…

    Se è per quello l’ultima volta che sono stato alla galleria dell’Accademia ho visto, nella galleria centrale, quella del David e dei Prigioni, quella che era indubbiamente una carpenteria metallica di supporto per qualche restauro o lavoro. E invece no: era “un’opera d’arte” con tanto di targa, pannello esplicativo e codice QR.
    La realtà è che si è perso il buon senso. Perchè non serve mica altro per capire che quella roba lì non sopravviverà al tempo…
    regards
    R

  15. E porca miseria se hai ragione. Ma si pole esse più grulli?
    E poi uno dice che pure alle statue viene il mal di testa
    La prossima volta speriamo che si scontri con un caterpillar.

  16. al peggio non c’è mai fine
    i giovani d’oggi non hanno più rispetto
    si stava meglio quando si stava peggio
    una volta ci si divertiva con poco
    …e adesso tutti insieme: non c’è più la mezza stagione!

    I luoghi comuni sono … un posto divertentissimo.
    Buongiorno controlucesi
    R

  17. Eclisse!!!!! La celebrazione del Controluce…
    Impressionante… andava celebrata un po’ meglio di così, ma va bene uguale!
    Baci

  18. ma nato sole,
    chiù bello ohi Ne;
    o sole mie
    sta ‘nfront’a te

    Altro che eclisse!

  19. Beh, con una bella cena aziendale in piedi, tutti tirati in giacca e tacchi, con tutti i gadget marcati “controluce” e con ospiti di rilievo. E come sennò?

    …Questa era per i due ANTIPATICI di cui sopra. 🙂

    INVECE, per tutti gli altri, bisognava andare in un posto dove ci fosse verde, e calma, e dove si potesse per un po’ semplicemente guardare quello che stava succedendo.
    Magari che so, sull’Atlantico, dove si sta manifestando la più grande alta marea di sempre (quindici metri…) data la congiunzione di vari corpi celesti… deve essere uno spettacolo fuori da questo mondo.
    Ecco come, mi parrebbe un modo adeguato, non credi Cele?
    R

  20. Ahh no il tacco 12?
    Peccato… Lo avevo portato con me oggi, nella borsa.

    La congiunzione dei corpi celesti ci piace assai
    Cele versione monella

  21. Quant’è bella Primavera
    che si fugge tuttavia,
    chi vuol essere lieto sia
    del doman non c’è certezza!

    Buona Primavera Controlucini,,, sperando nel sole che ci permetterà i pic nic sull’erba, tacco 12 compreso per le signore, se no che gusto c’è; che fa asciugare i panni di Sir Biss, e chi più ne ha più ne metta…

    Pinuccia

  22. Ciao Pinuccia.
    E’ vero. Verissimo: chi vuol esser lieto sia .. al doman non c’è certezza.
    Rifletto spesso su questo concetto, specie in questi ultimi tempi di disorientamento generale e personale.
    A volte ci si danna l’anima per pianificare, programmare, indirizzare. Far prendere svolte, pieghe, plissè o stirature…
    Quanta presunzione! Siamo piccolini, in balia degli eventi, del caso, del “destino”, che con un soffio ci trascina lontano dai nostri progetti, aspettative, mete. E non sempre è un male. Un vento di primavera può strapparci a quelle false certezze, dove tutto è ben pianificato, programmato, preciso preciso anche l’ora i minuti e i secondi. Tutto calcolato e prevedibile.
    Puo’ essere un vento piacevole di primavera che odora di terra e di erba o una tempesta terrificante. Non è detto che anche quest’ultima sia un male.
    Carpe Diem, diceva qualcuno. Ebbene sì.. Mi sembra un’ottima filosofia. Che tra l’altro fa bene alla salute. Avvelena invece usare un casino di energie per evitare scongiurare ciò che ci sembra buono, importante, insostituibile.
    Primo: non serve a niente.
    Secondo ci si perde il presente.
    Terzo: rende esausti, esauriti e spossati, tristissimi e dipendenti.
    Bacio Pinuccia. Un bacio grande

  23. Quando andavo a pescare con mio nonno o mio papà, cioè mezzo secolo fa, mi capitava di sentire questo ‘carpe diem’. Ero piccola e non sapevo il latino. Poi, le carpe nel mio lago c’erano davvero e sinceramente pensavo fosse una formula magica per farle abboccare…

    Comunque, ricordi a parte, sono d’accordo. Niente certezze. Si chiudono e si aprono porte con la velocita’ della luce. Vivere il presente.
    Un bacio a tutti
    Sir Biss

  24. Boh, le certezze che sono? Avevo appena scritto il commento e tanto per precisare, visto che lo avevo dimenticato, volevo aggiungere che avevo cambiato “giovinezza” con Primavera. Era il 21 Marzo e quello era un modo come un altro di dare il benvenuto alla stagione dei fiori, dei prati verdi. senza però montarci la testa. E che è successo: è sparita la mia connessione adsl!
    Piccola cosa..ma, ma… mai dare nulla per scontato.

    Ricordate Sliding doors: Si chiude una porta, si apre un portone, almeno si dice così, e se uno non ci fa caso magari ci sbatte il naso. Nel portone. O magari, aprendo quella porta o quel portone, si trova un tavolo apparecchiato con una carpa o un branzino cucinati da Sir Biss, che di pesci se ne intende, o dalla Celeste che pure lei non scherza.

    Pinuccia

  25. Ahhhh io tutta teoria! Fidati. Non so pescare e nemmeno cucinare.
    Pero’ dalle mie parti si fa il riso con il pesce persico oltre al lavarello. Piatto tipico del lago di Como.

    In quanto al pesce di mare… mi piace praticamente tutto. Tranne la pescatrice – o coda di rospo – come si preferisce chiamarla. Preferiti: branzino, orata, spigola, ricciola e praticamente tutti i crostacei. Prosecco Valdobbiadene per gli antipasti? E poi Greco di Tufo?
    wow!
    Ok basta.. sono solo le 15.59, è solo lunedì e sono solo in ufficio.

  26. Faccio la seria. Curiosissima ho indagato. Ecco Qui la ricerca.
    Mica scherza sir biss!

    LA LEGGENDA DEL VINO EST! EST!! EST!!!

    Il nome di questo vino deriva da una leggenda. Nell’anno 1111 Enrico V di Germania stava raggiungendo Roma con il suo esercito per ricevere dal papa Pasquale II la corona di Imperatore del Sacro Romano Impero. Al suo seguito si trovava anche un vescovo, Johannes Defuk, intenditore di vini. Per soddisfare questa sua passione alla scoperta di nuovi sapori, il vescovo mandava il suo coppiere Martino in avanscoperta, con l’incarico di precederlo lungo la via per Roma, per assaggiare e scegliere i vini migliori. I due avevano concordato un segnale in codice: qualora Martino avesse trovato del buon vino, avrebbe dovuto scrivere est, ovvero “c’è” vicino alla porta della locanda, e, se il vino era molto buono, avrebbe dovuto scrivere est est. Il servo, una volta giunto a Montefiascone e assaggiato il vino locale, non poté in altro modo comunicarne la qualità eccezionale. Decise quindi di ripetere per tre volte il segnale convenuto e di rafforzare il messaggio con ben sei punti esclamativi:”Est! Est!! Est!!!”. Il vescovo, arrivato in paese, condivise il giudizio del suo coppiere e prolungò la sua permanenza a Montefiascone per tre giorni. Addirittura, al termine della missione imperiale vi tornò, fermandosi fino al giorno della sua morte (avvenuta, pare, per un eccesso di bevute). Venne sepolto nella chiesa di san Flaviano, dove ancora si può leggere, sulla lapide in peperino grigio, l’iscrizione: «Per il troppo EST! qui giace morto il mio signore Johannes Defuk». In riconoscenza dell’ospitalità ricevuta, il vescovo lasciò alla cittadinanza di Montefiascone un’eredità di 24.000 scudi, a condizione che ad ogni anniversario della sua morte una botticella di vino venisse versata sul sepolcro, tradizione che venne ripetuta per diversi secoli. Al vescovo è ancora dedicato un corteo storico con personaggi in costume d’epoca, che fanno rivivere questa leggenda.

  27. Mica pizza e fichi…
    Comunque non sapevo tutta la storia di cui ti ringrazio ma l’ho assaggiato tanto tempo fa ed è ottimo.
    Baci

  28. Diciamo che sono passati almeno quattro lustri. Ero in una città che amo in un bel periodo della mia vita. Con bella gente e buon vino…
    Ecco.

  29. Allora:

    Non siamo sull’Isola dei Famosi vero.

    Ma siccome non vogliamo restare nemmeno tra le nebbie, nemmeno quelle di Avalon, di Varese, Milano ecc..

    VOGLIAMO SAPERE:
    1) qual era la città dove stavi e che ami
    2) la bella gente
    3) il buon vino lo hai già detto pertanto puoi omettere

    non deluderci e raccontaci.
    aspettiamo, siamo tutorecchi

    PS non siamo curiosi.. E’ che ci piacciono le belle storie

  30. Ricordi di tempi andati. Belle persone incontrate lungo il cammino. Un lavoro che mi piaceva.
    Tortellini, crescentine e tigelle… e l’odore della primavera in Piazza.
    Meglio che fermo qui.

    Un saluto a tutti dalla bufera di lago.
    Sir Biss

  31. Montefiascone… ho un vago ricordo.. forse ci sono passato nel pellegrinaggio del 2000 da Assisi a Roma… essendo pellegrino non mi sono soffermato a bere vino (almeno allora oggi mi soffermo eccome con un vino “tinto” andando a Santiago)

  32. E’ il vino rosso in spagnolo… vino tinto … il vino “da solo” si da per scontato che sia il “blanco”
    Sabato è Pasqua :o) ho già un po’ di impegni

Se vuoi, puoi lasciare un messaggio

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...