Natale?

Ieri era Natale.

Il pranzo, i regali. Per quelli che ci credono, la sera prima la messa. O anche solo per la tradizione. Mah, ora ditemi come si può andare a messa per tradizione.

E la capannuccia, l’albero con le lucine. Che chissà che cosa c’entra l’albero con le lucine: me lo chiedo da quando sono bambino. E pure Babbo Natale… ganzo eh, ti porta le cose belline. Ma chi gli ha detto nulla a lui? O un s’era rimasti in Palestina, una ragazza e un attempato signore dentro a una grotta, al freddo, con bue ed asinello, e dell’altra gente che arriva sui cammelli che siccome si sono sparati tutti i regali gli portano l’oro e l’argento, che non ci si copre mica con l’oro e l’argento. Per poi tacere di sta mirra che gli hanno detto “Eh? Ma che sei di fori a dare la birra a un bambino!”.

Insomma, mi pare che  al proposito del Natale come minimo ci sia un po’ di confusione. Per quello che poi se magna e beve, così ci si rintrona bene bene e non ci si fa caso a tutto quello che non torna. E di roba che non torna ce n’è da dare e da serbare.

Natale, Natale… la festa più importante… la rinascita, la speranza. No quella era la Pasqua. O no? Vabè.

Beh. A me, da quando sono grande (e non è da tanto… l’età anagrafica non c’entra granchè con quello che sto dicendo) piace tanto il sole. Piace la Terra, piace la Luna. Piace vedere come noi siamo legati a questa realtà evidente e visibile. Semplicemente simbiotica, con noi. E che però è come se… ce ne vergognassimo, in una qualche maniera. Attribuendo a “qualcosa di più elevato” gli onori della cultura, del sapere. Della bellezza, anche. Della sapienza.

Mah.

Io sto amando sempre di più questa accogliente culla che è la Terra, e questo raffinatissimo modo perfettamente bilanciato che c’è, e che nonostante tutti i nostri intenti perturbativi ci prende come un soffio di vento che porta i capelli sugli occhi: un minimo, trascurabile, inavvertibile fastidio.

Beh, io il Natale lo festeggio un’altro giorno, e precisamente il 21.

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Il 21 dicembre è il solstizio d’inverno, e sono andato a vedere la meridiana, quella in Piazza dei Giudici a Firenze: davanti al Museo Galileo e non più di ventun passi dagli Uffizi. Volevo essere lì durante il solstizio d’inverno, simbolicamente allo scoccare del mezzogliorno, quando il sole per l’ultima volta scende, e l’indomani comincerà a risalire e l’ombra lunghissima dello gnomone sarà impercettibilmente ma inequivocabilmente più corta. Il buio, da quel momento, comincerà a ritirarsi lasciando sempre più spazio alla luce del sole. Trovo questo momento di una intensità immensa, e mi sento di esserne felice, e festeggiare.

Trovo importante trovare armonia con quello che ci circonda, quello di cui indissolubilmente facciamo parte, e conoscerlo almeno un po’, e riconoscerlo, per poterne fare parte, prima di cercare di andare oltre. Altrimenti rischiamo di diventare dei “gabbiani ipotetici”, per dirla alla Gaber, e non riuscire nemmeno più di pensare di volare, perchè mettiamo obiettivi forse troppo distanti per i passi che non abbiamo avuto l’umiltà, o forse solo l’intelligenza, di riconoscere di dover fare.

Spero di non avere steso nessuno con queste chiacchiere intrecciate… beh, almeno non più di un pandoro.

Servus

Riccardo.

merid 2

7 pensieri riguardo “Natale?

  1. Ciao Riccardo. È bello quando capita di leggere che c’è la voglia di condividere qualcosa con qualcuno. E non si fa mai con qualcuno a caso, ovvio. Si sceglie con chi farlo o meglio lo si sente dentro con chi farlo. Raccogliere dunque è il privilegio di essere stati scelti. Bello che controluce sia scelta per depositare un pensiero, una esperienza. Quindi grazie, innanzitutto. So di questo tuo amore per il sole, e la luna, le stelle. Il cielo. Conosco di meriduane e bussole e telescopi. Abbiamo, insieme, consegnato un omaggio ad una Gatta attraverso una luna piena nel solstizio d’estate e intrecciato i pensieri sotto lo stesso lembo di cielo teso dalle stesse stelle oscurate dalla luce lunare. Le ombre di quel pavimento nelle tue foto sono la firma del sole sulla terra, la traccia del suo cammino, la sua scrittura per noi. C’é, nello scattare una foto così, la volontà di sottolineare il legame, l’ordine delle cose, la legge superiore che governa. Sono contenta quando qualcuno mi dice sai vorrei condividere una cosa lo vorrei fare in controluce, con la gente che ci abita. Lo trovo speciale. Ecco.

    Invidio un po il tuo sentire culla la terra. Io non ci riesco. Non ce la faccio. Nonostante io sia capace di incantarmi davanti alla bellezza di un fiore, stupirmi per la perfezione di un cristallo di ghiaccio e piangere davanti al sole che fa sanguinare di tramonto il cielo. Nonostante il cielo stellato e il mare che risponde alle lune e il bosco che parla e sussurra. Non ce la faccio ad accettarne il prezzo, la contrapposizione. The dark side of the moon.

    Mi fa male che la vita di un essere vivente dipenda dal sacrificio di un altro essere vivente. Trovo tutta la crudeltà di questa legge che pure garantisce equilibrio, ma non riesco a vedere una zebra dilaniata dalla iena e pensare soltanto che è equilibrio.

  2. Tra poche ore saremo nel 2015. E si sprecano gli auguri.
    Stamattina ero in farmacia e una signora, prima di uscire ha augurato a tutti i clienti una buona salute per il nuovo anno.
    E rivolgendosi poi al farmacista ha detto: Mi dispiace per lei… ma mors tua, vita mea!

    E’ un po’ una legge del contrappasso. Non ci si può far nulla.

    Ma come si vorrebbe che fosse l’anno nuovo? Cosa dovrebbe fare per noi Domeddio?
    Dal ” Venditore di Almanacchi” di Leopardi:
    Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?

    A tutti i Controlucini: Auguri e tanti abbracci
    Pinuccia

  3. Ho scritto al nuovo anno, che già sta salendo di corsa le scale, mentre il 2014, vecchio e stanco, si sta mettendo cappotto e sciarpa per andarsene in una notte di gelo.
    Ho chiesto che ognuno di noi possa avere un desiderio esaudito.
    A tutti i controlucini, tanti auguri
    Sir Biss

  4. Grazie sir biss.

    ciò che vorrei si configura con le cose piu semplici e calde.
    come un plaid di lana vera, non di pile o sintetico. Magari italiano.
    Un plaid leale, che ti abbraccia uguale, con un lato come dall’altro. Un plaid amico. Amico per davvero.

    è il mio augurio per tutti i controlucini. Un plaid prezioso. Di lana vera, dentro il, quale potersi abbandonare in sicurezza.
    un plaid che conosca il valore dell’amicizia vera, della solidarietà vera, del calore vero. Lo auguro a me stessa e a tutti voi di casa qui.
    auguri a tutti per giorni belli e sere calde e avvolgenti.

    a proposito: nel salotto c’è un plaid. Sa riconoscere, sa essere caldo. Lo lascio qui, dove c’è solo calore per chi vi sosta, per tutti quelli che hanno amato e amano questo luogo. C’è anche del tè. Croccantini per gatti e cani.

    Ori

  5. bella l’immagine di sir biss del 2014 che stanco infila cappotto e sciarpa per lasciare il posto ad un anno giovane, pieno di energie e ricco di buoni propositi.
    il mio desiderio è di riuscire a capire ogni giorno quale è il mio passo e di riuscire a camminarmi al fianco.
    buon anno anche a voi tutti di un 2015 di incontri, qui da celeste.

  6. Buon pomeriggio Controlucini in una giornata “primaverile” anche se il calendario ci dice che siamo in pieno inverno.
    Pinuccia

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