TI ASPETTO QUI

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Ti aspetto qui dove il sole non fa più male non brucia non offende non inaridisce accarezza e calma ti aspetto qui dove il mare riposa sotto la sera gentile dove gli alberi si stagliano contro la luce crepuscolare dove i pensieri sono anche preghiera Ti aspetto qui dove tutto è calma adulta matura come l’odore di resina che solo la sera dispensa nell’aria Ti aspetto qui dove non c’è rumore dove l’amore è canto silenzioso capace di risvegliare semi addormentati dei grandi alberi protesi verso il mare Ti aspetto qui dove il Tempo salda le ossa rotte lenisce le ferite lava via la polvere dove la morsa del mondo si allenta dove si libera il respiro e diventa alimento per l’anima  Ti aspetto qui in un’ora liquida e densa quando la voce del mare è come musica da un grammofono Ti aspetto qui per aspettare insieme il miracolo dell’alba

27 pensieri riguardo “TI ASPETTO QUI

  1. una lingua che (non) ho imparato indica per il termine attesa una traduzione inattesa: lontana.

    dietro la tenda attende, filando la lana, una persona attesa e lontana

    [mi piace il paradosso di lontananza vicinanza attendere essersi presenti; alle parole piace confondere e confondersi]

    mi piacciono meno i crostacei, ma non mi pare siano stati menzionati.
    evocati sì, dal paesaggio marino con tanto di pini che ci hai proposto.

    cloffsenzalechele

  2. Qui dalle mie parti, cielo grigio senza pioggia. Voglia di caldarroste e vin brulé…
    Un saluto alla padrona di casa, a Pinuccia e a voi tutti.
    Sir Biss

  3. Buongiorno a tutti. Vi aspetto qui come sempre e vi ritrovo. L’attesa è parte del viaggio. C’è chi la vede come un tempo morto, vuoto, lo spazio prima dell’evento. Peccato. Questa fotografia l’ho scattata mentre aspettavo una barca che mi trasferisse dall’isola e …. quanto non fosse vuoto questo tempo lo dice bene la fotografia. Il sole stava unendosi all’orizzonte, gli alberi dialogavano con il cielo in una lingua chiara, pulita e …. visibile. Ogni ago di pino mostrava la sua sagoma sottileal cielo inondato di luce matura, una luce salutante e gravida di sera. Una panchina appariva vuota ma era solo libera dal peso fisico delle persone ma carica di storie raccolte negli anni e di segreti e di odore di baci e di nostalgia di chissà quanti saluti. La casina racchiude il pigolio di cuccioli di uccelli e poi l’addio che precede di un attimo ogni primo volo. Il mare che si fa bello ornato di milioni di stelline luccicanti, omaggio e promessa di una luce che si congeda ma che sempre ritorna. Non era solo l’attesa di una barca ma respiro, presenza, condivisione di un istante. Stavo bene, c’erano gli stessi colori dentro di me, un silenzio simile e una pace semplice. Ero complice di quel momento …. normale e proprio per questo così speciale.

  4. Mi riaffaccio da queste parti dopo un po’ di tempo, scusandomi per le frequenti latitanze.

    Però ritrovo una panchina in controluce(!!), adatta alle attese, adatta ai ritorni, alle partenze, alle lacrime, ai ricordi, alle speranze e ai sorrisi. C’è l’orizzonte improbabile, il mistero dell’immaginario, la certezza di una serie di eventi già accaduti; la staticità di uno spazio da cartolina che ti è stato assegnato, che ti sembra di conoscere ma che ti sfugge tra le dita, portandosi dietro i suoi profumi e i suoi mille segreti. Meno male che, nella vita, ogni tanto, c’è un posto dove sedere: per riflettere, per riposare, per piangere o per ridere.

    Un abbraccio a tutti

  5. Meno male davvero Pieffe. In un mondo che corre sempre più velocemente l’attesa, il riposo, la riflessione sembrano lussi che non ci può permettere. Poi arriva Celeste e toc, con la sua bacchetta magica, ce lo ricorda.

    Abbiamo latitato un po’ tutti, chi per un motivo chi per un altro, ma qui torniamo: c’è nostalgia di questo posto, di queste atmosfere, di questi incontri seppure virtuali, di questi chiaro scuri, di aghi di pino che pungono si ma profumano di buono, di comignoli.
    Un buon pomeriggio nuvoloso, piovigginoso, autunnale a tutti
    Pinuccia

  6. Latitante carola presente! Sono sempre a spasso in controluce, e non lascio impronte, vi leggo sempre. Anch’io aspetto sai, sapete ma non so cosa. So che aspetto e aspetto e aspetto…con calma si aspetto con assoluta calma.
    Una soffice soffice notte
    carola

  7. Ci sono due estremi, ugualmente interessanti:
    Il primo è smettere di aspettare. Se ci si cade può essere terribile, ma a volte anche molto bello.
    E poi c’è aspettare sempre, come Carola
    Nel primo caso si rischia l’abulia o la sterilità dell’anima. Nel secondo, l’ansia.

    Ma può accadere anche una fortunata “via di mezzo”, in cui l’attesa diventa gioia d’attendere, anche se non si hanno tempi e scadenze certe su nulla. Per entrare in uno stato così aperto e disponibile bisogna avere il cuore… inondato d’amore.
    E in genere questo capita solo nelle leggende.
    Carola aspetta con calma assoluta. E questo è bellissimo, e assomiglia molto a quell’attesa di cui sto cercando di parlare. Quindi forse qualcuno la conosce.

  8. Molti anni fa lessi una frase che anche allora “sentivo con il di dentro” e che non ho mai smesso di sentire: la vita è tutto ciò’ che ti accade mentre stai progettando altro.

    Stefano aveva delle aspettative: quelle (riporto le sue parole precise) di “vedere realizzati i suoi figli”. E’ volato via, in pochi minuti, giovanissimo, lasciando un figlio di dodici anni e una figlia di cinque.
    Cosa possiamo “progettare” veramente? Certo, ne facciamo di progetti, cerchiamo di realizzare sogni nel cuore, nutriamo aspettative. E’ umano e molto “normale” in occidente soprattutto.
    Ma. sappiamo benissimo che un vento può spazzare via tutto in un istante.
    Certe volte è un vento che distrugge, altre volte è un vento che cura e permette di ricostruire sopra il pulito.

    Aspettare con assoluta calma, come giustamente dice Pieffe, è la via più saggia, e si può fare, se si riesce ad accorgersi del presente, goderlo, assaporarlo. E’ tempo che non torna mentre ciò che desideriamo potrebbe essere irraggiungibile e fonte di enormi disincanto.

    Aspettando un bus ci ci può accorgere dell’odore del rosmarino piantato nel giardino di fianco la fermata, vedere il cielo, la forma delle nuvole, sentire l’aria che punge o che scalda. Ed ecco che aspettare il bus non è la sola occupazione, non è “solo” aspettare un bus…
    Credo che rendendoci conto di ciò che ci circonda in ogni momento abbasserebbe molto l’ansia del bus che tarda, o che “sarà impossibile salire pieno di gente come al solito” ecc ecc.
    Viviamo proiettati nel “dopo” tanto che ci si perde l’adesso. E ci viene l’ulcera.
    Raggiungere una certa consapevolezza, e essere in ogni momento dove si è … è vivere ogni momento, bello o brutto che sia, si “vive” e non “si aspetta”.

    Ho imparato ad apprezzare l’attesa che precede un bell’incontro come parte dell’incontro stesso. C’è qualcosa di dolce e di tenero, in questo.
    Ho imparato ad apprezzare perfino i miei viaggi pendolari: non sono solo distanze da coprire, ma anche tempo per me. Per leggere, scambiare chiacchiere con alcuni compagni di viaggio, guardare le montagne (la mattina se c’è vento vedo un Monte Rosa meraviglioso, oltre i binari)
    C’è un laghetto artificiale ma allegro, tra Saronno e Milano: ci sono le papere che nuotano e, nel verde che lo circonda, spesso corrono conigli. Vedo il codino bianco, mi mette allegria. A volte cerco il silenzio. Perfino in mezzo a tantissime persone che chiacchierano o telefonano, riesco a trovare una sana solitudine. Non so quante persone si accorgono dei coniglietti e delle papere e della casetta di legno in riva al laghetto che fa sembrare un tratto del viaggio un cartone animato.
    Sono milanese, sono abituata a correre anche quando non ho fretta. Il passo milanese lo porto dappertutto, anche in vacanza. Ma sto migliorando!
    Il mio lavoro è fatto di scadenze: ogni giorno ci sono scadenze e spesso i giorni sono corse contro il tempo. Forse è per compensare che non amo molto programmare il mio tempo libero, il mio fine settimana, le mie vacanze. Le sole eccezioni sono il coinvolgimento di altre persone, ma questo è inevitabile. Se sono sola, mi piace poter seguire la voglia del momento, sentire cosa serve al mio cuore, al mio fisico, al mio spirito. Mi serve poterlo fare. Ho bisogno di sentire che a volte posso farlo.

    Pieffe
    Questa è una casa aperta-aperta e ci si viene quando si ha voglia, tempo, cuore.
    Tuttavia quando non ci sei ci manchi moltissimo
    Quindi accettiamo le tue scuse e PER ORA non ti infliggiamo penitenze.. 🙂
    Naturalmente scherzo: tu sai qual è l’abbraccio che ti faccio ora, con tutta la forza che posso.

    Un saluto a tutti. Qui io vi attendo sempre, sulla panchina.

  9. In questi giorni di devastazione causata dalle piogge un’immagine dai tigi di oggi mi è piaciuta: dei cigni bianchi nuotavano nelle vie di una citta di lago, non ricordo quale, se il lago di Sir Biss o quello di Celeste. Mi sono commossa e ho sorriso: i cigni hanno avuto la loro occasione per fare ” delle vasche” in città.

    Pinuccia

  10. Cigni e papere nuotavano stamattina davanti al bar allagato. Esattamente dove, due giorni prima, due signore prendevano il cappuccino…
    Quando ero piccola, mio papà diceva che il lago sarebbe venuto fuori e io immaginavo da quale magica porta l’avrei visto apparire…
    Mi divertivo a navigare con la barca per le strade allagate. Ero inconsapevole dei danni e salutavo con la manina le persone sui balconi che sollevavano il cestino di vimini con latte e pane. Perchè, fino a che il lago non avrebbe deciso di essersi divertito abbastanza, dovevano rimanere in casa.

    Venezia sul lago… come allora.

    Un saluto a Cele, Pinuccia, Pieffe e tutti voi

  11. Beh, vedi che buffa cosa è successa.
    Sono dovuto andare per tre giorni in Puglia: ho visto una Masseria straordinaria, delle rocce particolari, degli ulivi millenari. Ma il momento più bello, magico e ineffabile è stato quando, salito nella mia camera, spalancata la finestra su un paesaggio mozzafiato, ho sentito quel silenzio che solo le distese sconfinate di roccia e di alberi possono darti.
    Ecco: in quel momento ho smesso di aspettare; ed è stato un dono di Dio perché invece di inseguire la mia aspettativa, era stata…. la signora Aspettativa a trovarmi e a dirmi che avevo già tutto quello che mi serviva.

  12. Buonanotte ai sognatordi buonanotte ai pensatori, buonanotte a chi di dormire non ci riesce,buonanotte a chi aspetta di svegliarsi domattina. Buonanotte a chi mi sta lontano, buonanotte a chi mi sta vicino, buonanotte a viandanti, pescatori, giocolieri e giardinieri. Buonanotte e sogni d’oro a tutti tutti stagisti compresi che fingono di non capire ma in realtà non glie frega di capire. Non importa chi tu sia, una buonanotte anche a te. E a te che con il tuo continuo ticchettio che fa da colonna sonora mentre scrivo qui vicino al camino ormai spento, le tue ore buie
    lasceranno posto a un nuovo giorno. Nuovo perché è ancora da vivere, ma che non sarà altro che una fotocopia di quello appena trascorso e di quello prima ancora e prima ancora. Giorni e notti. Copia e incolla. Copia e incolla ancora…
    Aspettando la sveglia di domattina
    Buonanotte
    carola

  13. Buon giorno Carola.
    Mi viene da risponderti a tema:
    L’altro giorno, allo studio, ho visto una bella donna, con una chioma foltissima e corvina e due occhi profondi e scuri, con dentro dei tesori segreti. Mi è venuta incontro, staccandosi da uno sfondo immacolato qual è uno studio medico e quel contrasto si armonizzava perfettamente dall’opera del suo sorriso. E pensa! Sembrava la tua fotocopia!

  14. Molto bello, da leggere tutto in un fiato, perché ogni parola, ogni sensazione o sentimento, anche se diverso, assomiglia all’altro, rispecchia l’altro in un continuo narrativo, quasi una melodia.
    Complimenti,
    Claudio

  15. Una spessa coltre di nebbia sta avvolgendo le colline. Piovvigina pure. E vedersi in queste condizioni fuori casa può essere un problema. Ma al calduccio, con una fumante tazza di caffè o di the o di tisana è senz’altro più agevole. Specialmente se la compagnia è selezionata.
    Buondì Controlucini
    Pinuccia

  16. Hai ragione, Pinuccia. Ma proprio a pochi metri da me, due persone erano in casa, al calduccio e mai avrebbero pensato che una montagna di fango avrebbe posto fine ai loro sogni. Cose come questa ti lasciano un segno indelebile, specialmente in un paese piccolo, dove tutti si conoscono.
    Forse ho intristito chi legge e me ne scuso ma non si condividono solo cose piacevoli e mi sentivo di dirvelo.
    Un abbraccio a tutti da me e dal lago.
    Sir Biss

  17. Giusto Sir Biss. Si condivide. Abito in un paesino e comprendo molto bene ciò che si prova.
    Anche se a volte si vuole giocare a fare quelli che non si curano degli “altri”.
    E’ una piccola cosa: quando passa un’ambulanza sulla strada è spontaneo quasi per tutti uscire fuori e cercare di capire dove va. Perchè c’è ancora, almeno in noi anzianotti, l’abitudine di stare vicini a che ha bisogno. Non per morbosità ma per spirito di condivisione. Poi magari l’interessamento non è gradito, ma questa è un’altra cosa.
    Un abbraccio
    Pinuccia

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