SOTTO LA LUNA UNA STORIA

La nostra luna

LA STRADA CHE NON ANDAVA IN NESSUN POSTO (Favole al telefono di Gianni Rodari- 1962)

All’uscita del paese si dividevano tre strade:una andava verso il mare,la seconda verso la città e la terza non andava in nessun posto. Martino lo sapeva perchè l’aveva chiesto un po’ a tutti e da tutti aveva avuto la stessa risposta: -Quella strada li? Non va in nessun posto! È inutile camminarci. -E fin dove arriva? -Non arriva da nessuna parte -Ma allora perchè l’hanno fatta? -Manon l’ha fatta nessuno, è sempre stata li! -Ma nessuno è mai andato a vedere? -oh sei una bella testa dura! Se ti diciamo che non c’è niente da vedere… -Non potete saperlo se non ci siete stati mai. Era così ostinato che cominciarono a chiamarlo “Martino Testadura” ma lui non se la prendeva e continuava a pensare alla strada che non andava in nessun posto. Quando fu abbastanza grande da attraversare la strada senza dare la mano al nonno, una mattina si alzò per tempo, uscì dal paese e senza esitare imboccò la strada misteriosa e andò sempre avanti. Il fondo era pieno di buche e di erbacce ma per fortuna non pioveva da un pezzo così non c’erano pozzanghere; a destra e a sinistra si allungava una siepe ma ben presto cominciarono i boschi. I rami degli alberi si intrecciavano al di sopra della strada e formavano una galleria oscura e fresca nella quale penetrava solo quà e là qualche raggio di sole a far da fanale. Cammina e cammina…la galleria non finiva mai,la strada non finiva mai. A Martino dolevano i piedi e già cominciava a pensare che avrebbe fatto bene a tornarsene indietro quando vide un cane. -Dove c’è un cane c’è una casa- riflettè Martino- o perlomeno un uomo! Il cane gli corse incontro scodinzolando e gli leccò le mani,poi si avviò lungo la strada e ad ogni passo si voltava per controllare se Martino lo seguiva ancora. -Vengo!Vengo!-diceva Martino incuriosito. Finalmente il bosco cominciò a diradarsi, in alto riapparve il cielo e la strada terminò sulla soglia di un grande cancello di ferro. Attraverso le sbarre Martino vide un castello con tutte le porte e le finestre spalancate e il fumo usciva da tutti i comignoli e da un balcone una bellissima signora salutava con la mano e gridava allegramente: -Avanti!Avanti,Martino Testadura! -Toh!- si rallegrò Martino- io non sapevo che sarei arrivato..ma lei si! Spinse il cancello, attraversò il parco ed entrò nel salone del castello in tempo per fare l’inchino alla bella signora che scendeva dallo scalone. Era bella!E vestita anche meglio delle fate, delle principesse e in più era proprio allegra e rideva. -Allora non ci hai creduto! -A che cosa? -Alla storia della strada che non andava in nessun posto -Era troppo stupida e seconso me ci sono anche più posti che strade! -certo!Basta aver voglia di muoversi!Ora vieni ti farò visitare il castello. C’erano più di cento saloni zeppi di tesori d’ogni genere, come quei castelli delle favole dove dormono le belle addormentate o dove gli orchi ammassano le loro ricchezze. C’erano diamanti pietre preziose,oro,argento e ogni momento la bella signora diceva: -Prendi! Prendi quello che vuoi! Ti presterò un carretto per portare il peso. Figuratevi se Martino si fece pregare! Il carretto era ben pieno quando egli ripartì.A cassetta sedeva il cane che era un cane ammaestrato e sapeva reggere le briglie e abbaiare ai cavalli quando sonnecchiavano e uscivano di strada. In paese, dove l’avevan già dato per morto, Martino Testadura fu accolto con grande sorpresa. Il cane scaricò in piazza tutti i suoi tesori, dimenò due volte la coda in segno di saluto, rimontò a cassetta e via, in una nuvola di polvere! Martino fece grandi regali a tutti, amici e nemici e dovette raccontare cento volte la sua avventura e ogni volta che finiva, qualcuno correva a casa a prendere carretto e cavallo e si precipitava giù per la strada che non andava in nessun posto. Ma quella sera stessa tornarono uno dopo l’altro con la faccia lunga così per il dispetto: la strada per loro finiva in mezzo al bosco, contro un fitto muro d’alberi, in un mare di spine. Non c’era più nè cancello, nè castello, nè bella signora perchè certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova e il primo era stato Martino Testadura.

11 pensieri riguardo “SOTTO LA LUNA UNA STORIA

  1. Bello bello!!!
    Cara Cele grazie per questa perla, ci vuole sempre un poco di curiosità nella vita, se no che vita è? Che viaggio sarebbe?
    Io ne ho intrapreso uno nuovo un anno e mezzo fa. Come Martino trovo degli splendidi diamanti, solo che si fanno attendere e devo sudarmeli un po’ di più. Ma va così… il lavoro con mio marito, i suoi sogni che cercano di far sognare anche me. E io li studio e li cucio adattandoli alla mia persona. A volte ho il muso, altre sono come Martino: perché non provare?
    E anche l’atteggiamento verso la propria esistenza cambia, si plasma secondo quello che in realtà sono. Il futuro lo costruiamo un pochino anche da noi soli… e senza paraocchi si prosegue e credo di consigliare a tutti di svegliare il Martino Testadura che è in noi.
    Spostando le tende, ci deve essere un altro panorama, perché non provare?
    Cele, ti abbraccio
    Simonetta

  2. Tenero, bellissimo e vero!
    Grazie anche da parte mia.
    Imboccare nuove strade non sempre è facile ma provare talvolta vale la pena.
    In questi anni, ne abbiamo percorso di strade. In salita e non…
    Un paio di scarpe comode. Un briciolo di coraggio e qualche grammo di speranza.
    Un abbraccio
    Sir Biss dall’estate che non c’e’

  3. Meraviglioso questo racconto. Oooo siii intraprendere strade nuove forse non è facile ma una volta prese secondo me un tesoro lo si trova sempre.
    Buon viaggio a tutti
    Lotus

  4. Buonanotte splendide donne che passeggiate qui, nel controluce.
    Un pensiero a tutti i miei amici, che cliccano questa casina, vi sostano, curiosano, lasciano una impronta, preziosa, per me, e anche a chi passa silenziosamente.
    E un pensiero alla luna di stasera. Speciale. Speciale davvero.
    L’avete vista? Toglie il fiato.

  5. Cosa c’è di più bello dello stare avviluppati in una coperta, di notte, mentre sorge una luna spettacolare, attendendo le stelle cadenti, ascoltare una bella storia. Non conta l’età anagrafica: conta l’età del bambino speciale che c’è in ognuno di noi.

    Buone vacanze a chi è in vacanza e a chi non non ci va.
    Pinuccia

  6. Ciao Pinuccia. Le tue parole si accostano a quelle di Gatta Petula, depositate qui. Un saluto a tutte voi e un pensiero forte e speciale a Lei che sta tra le stelle.

  7. Lo so che sono simili a quelle di Gatta Petula: perchè lei ha espresso così bene il concetto che mi sono sentita di riprenderlo. Un modo come un altro per ricordarla.
    Pinuccia

  8. Si, si accostano bene ed è un buon modo per parlare di lei.
    Tutto qui è sempre stato armonia, tra le persone, pensieri sempre intrecciati, con cura.
    Un abbraccio Pinuccia e a tutti i controlucini che luccicano come sempre.

  9. Beh, ad ognuno di noi può capitare di incontrare la “strada che non c’è”. E’ un po’ come l’isola che non c’è di Peter Pan, o forse al binario che non c’è di Harry Potter.
    Il problema è avere il coraggio di andarci; soprattutto in quelle dove non ci va nessuno e mentre tutti, amici e conoscenti, ti dicono di restare dove sei.
    E’ molto bello avere la fortuna di andarci in due, come dice Simonetta. Ci si fa coraggio nei momenti difficili. E’ addirittura straordinario andarci da soli, e vincere la mente la pancia e il cuore che ti dicono di tornare indietro.
    A volte per andarci non bisogna muoversi di un capello; e questo può essere assai difficile. Altre volte bisogna spostarsi a chilometri di distanza dalle proprie consuetudini mentali. E anche questo è difficile.
    Auguri a tutti i viaggiatori.

  10. Eggia. Superare le barriere della mente, le proprie paure e scavalcare il perimetro entro il quale ci sentiamo sicuri o crediamo di sentirci sicuri, è difficilissimo. Ci si accorge quasi sempre troppo tardi che proprio oltre la staccionata ci puo essere ciò che il cuore ha sempre voluto e che il cielo di sopra è il prato di stelle che si è sempre sognato. Vince chi osa rischiare. Sempre.

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