IMPERMANENZE

FOLON

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Molte volte mi trovo a riflettere sulla “impermanenza”.
In questo tempo dove tutto è digitale il concetto di impermanenza risulta calzante. Abbiamo tutto in files, dentro cartelle che vivono dentro cartelle: un esercito sterminato di matrioska, che portiamo a spasso o sulla nuvola sopra di noi che può seguirci ovunque. Così come può perdersi nell’infinito spazio, tra le numerose galassie attorno alle quali gravitano server con i loro satelliti orbitanti, altri server, e gigantesche piattaforme di … nulla.

Ho pochissime fotografie di quando ero bambina, forse una ventina in tutto. E poi ho le fotografie dei miei genitori, quelle del loro matrimonio, raccolte dentro un album di pelle verde, e le fotografie del loro primo e unico viaggio, il viaggio di nozze. Costa azzurra. Non ho bisogno di alcun software se le voglio guardare: se avessi bisogno di un computer è possibile che i files sarebbero in un formato ora non leggibile.
Mi basta aprire un album, e una scatola di latta dei biscotti Lazzaroni per vedermi seduta con le scarpine bianche, quelle con le piccole bolle sotto per non scivolare, o per vedere il sorriso felice di mia madre che, in costume da bagno, sullo sfondo il mare di Montecarlo, Sanremo, Monaco, sorride a mio padre. E non ho bisogno di nuvole, pericolosamente vaganti in quel che chiamiamo cyberspazio per portarle con me, se lo voglio. Mi basta una piccola borsa.

Il materiale stesso era l’essenza, e anche per questo, assai prezioso. Non si fotografava lo stesso fiore trenta volte. La pellicola costava, sviluppo e stampa pure. Si pensava a ciò che era maggiormente rappresentativo, e non c’era alcuna noia né alcunché di compulsivo nello scatto: esso era il preciso gesto che doveva bastare.

Ho un viaggio a New York interamente documentato, da me, con una videocamera. Eh.. non digitale. Quindi ho delle cassette WHS che posso vedere ovviamente solo con un lettore di cassette WHS che forse, già ora, se si dovesse rompere il mio, ne troverò un altro solo al Museo della Scienza e della Tecnica. E sto parlando del 1999 mica di 50 anni fa. Vero, potrei farlo digitalizzare, trasferire su DVD.   Domandone: per quanto tempo leggeremo DVD? E ascolteremo CD?

Ho perso fotografie, recentemente, e anche documenti, tutti digitali: alcuni non li troverò mai altri devo solo rovistare in decine di pennine usb e in un paio di hd esterni per sapere dove sono (e se ci sono ancora…) e poi dovrei raggrupparli in un solo luogo. Sicuro. Sicuro? Cosa è sicuro? E poi quanto è privato?

L’altro giorno ho litigato ferocemente con “gugol” che da mesi mi ricatta. Riduce i servizi, perché …. non faccio parte di Google+.

Esegui l’upgrade cosi potrai condividere le tue foto con i tuoi amici! Fatti trovare! Renditi visibile! Sembrano inviti invece il tono alla fine è perentorio. E ricattatorio.

Fino a un mese fa inviavo fotografie a quei tre contatti che ho in Hangouts, il software chat di Gmail. Ora mi è stato “vietato”.Vuoi inviare foto ai tuoi contatti?  mi dice,  subdolo. Entra in Google+! Bè, sai che ti dico? Io in Gugolpiù non entro, manco morta. Ecco. Tiè.

L’altro giorno l’ho fatto. Ho eseguito l’upgrade, per provare a capire se potevo renderlo assolutamente privato. Cosa ho trovato? Le mie fotografie in Pikasa! Pikasa! Ma chi le vuole le fotografie in Pikasa? E poi: in quanti le hanno viste!! E con grande sorpresa, ho trovato, su uno dei “miei” album in Pikasa, una dozzina di fotografie che erano sparite dal mio tablet!! Sincronizzazione o semplice trasferimento? A me è parso un furto. Ho visto anche “amici che potresti avere” Ma non solo, c’erano anche gli amici dei miei amici! Io non voglio sapere chi sono gli amici dei miei amici!! Ascolterò le loro storie se loro, i miei amici, vorranno raccontarmele! Non le voglio sapere solo perché mi faccio gli affari loro spiandoli in rete!

Comoda eh.. la sincronizzazione. Per carità. A capirci qualcosa, puoi evitare di aggiornare dati, rubriche e documenti in tutti i dispositivi che possiedi. E’ come avere un server a portata di zampe e tutti i tuoi aggeggi diventano client. Ehh ok..

Ma… che succede veramente? Un giorno un amico mi mostra una fotografia. Un oggetto dedicato a me, ne ero gelosa. La apro e leggo: “questa foto la stanno visionando n. 4 utenti” Fantastico! Morale: credo l’avesse “upgradata” su gugol. E lui nemmeno lo sapeva, che eravamo in 4 a guardarla!

Ci saranno filtri, non lo metto in dubbio, come credo accada su Facebook. Probabilmente è possibile decidere con chi e cosa “condividere”. Ma sta diventando un lavoro! E poi: se non voglio condividere, perché devo “lavorare” per evitarlo? Perché agire sul “negativo”?
Come le varie compagnie telefoniche: se non vuoi un servizio (che pagherai) lo devi disattivare.

Una settimana fa: le mie amiche mi “costringono” a scaricare whatsapp. Ok, va bene, mi arrendo Ho resistito un anno ora scarico la app. Premetto che non mi interessa cosa succede, ma lo riporto per pura condivisione. Di ognuna di loro io posso “sapere” l’ora e il giorno in cui hanno fatto l’accesso alla chat. Per la serie: ahhh ma guarda un po’!! Pincopalla ha fatto l’accesso alle ore 14.15 e non mi ha nemmeno salutata. E non ha risposto alla mia chat! Ovviamente non è il mio caso. Ma capisco perfettamente quanti casini possono generare queste cose. Mi dicono che ora si può disattivare, l’info attraverso la quale si vede quando e chi accede … Migliorata eh!!!  Urca!
Cosa cambia, se è possibile vedere, dalla doppia spuntina quando la persona ha letto il mio messaggio? Facilissimo individuare il suo orario di ingresso, no? Se alle 10 non c’era la doppia spuntina e alle 10.20 c’è, anche un idiota saprebbe trarre la conclusione ovvia ovvero che l’accesso è avvenuto tra le 10 e le 10.20.

Non è ovviamente tutto qui: chi ha il tuo numero di telefono scritto in un telefonino, tablet, o pc che sia, sa se tu hai scaricato o meno Whatsapp. Non puoi nemmeno dire: non ce l’ho!! Ho trovato mia zia, nella mia rubrica, con il simbolino di Whatsapp! Grandissima la zia!

E, se leggo la mia posta hotmail sul sito anziché attraverso l’apposito software scaricato, vedo quali dei miei contatti hanno un profilo Facebook, quali  hanno skype ecc. qualora ovviamente registrati con la propria e mail. Assurdo. Semplicemente assurdo.

Ripeto: personalmente non mi interessa, non è un problema. Ho 4 contatti, con persone intelligenti e assolutamente immuni (io e loro) da questo tipo di rischi, equivoci e banalità varie. Ma è solo per dire cosa succede in questo genere di cose.

Siamo tutti quanti schedatissimi. Ogni volta che acconsentiamo di “fare una tessera” in un negozio, finiamo in un file, che sta dentro un altro file, che sta dentro una cartella, che sta dentro un’altra cartella, che sta dentro un server, che sta dentro ad un serverone e lì dentro c’è scritto se usiamo whatsapp e con chi, e poi ci sono le nostre foto di google, la lista di ciò che mangiamo, la spesa che facciamo alla esselunga, quante scarpe comperiamo in un anno, a quali riviste siamo abbonati e di certo i nostri dati sulla navigazione, grazie ai nostri “biscottini”. Oltre ai nostri movimenti bancari, of course.

Ci spiano. E nemmeno troppo dal buco della serratura: siamo noi ad offrirci, quasi volontari. In parte costretti e questo è quello che più fa rabbia.

La legge sulla privacy è pura formalità, una grandissima bufala. Quando arriva un nuovo cliente, insieme al mandato professionale deve firmare il documenti informativo sulla privacy. Qualcuno chiede: e se non acconsento? Bé … non possiamo seguire la sua azienda.  Semplice.

Ho un blog, vero. Metto in rete alcune cose mie. Per “proteggermi” un po’ non frequento altri blog se non quei 4 gatti collegati a Controluce. Non mi frega nulla dell’audience, ma solo dei miei lettori e amici, e di chi Controluce la sfoglia, la cerca, la porta con sé. Medio, ogni volta, tra ciò che vorrei dire e ciò che posso dire. A volte integro via e mail qualcosa che non posso pubblicare sopra una pagina web ma che voglio che i miei amici sappiano. Ho sempre ben presente una e mail, di anni fa (primi tempi di Controluce) un Pieffe, in tono più amico e protettivo che cattedratico, mi scrisse via e mail: potevi tenerti addosso almeno le mutande.

Da allora la mediazione è diventata anche più difficile. Un blog resta un blog e non ho mai avuto alcun dubbio sul mettere o meno le moderazioni oppure se renderlo visibile solo a chi ha la chiave. Che senso avrebbe? Allora manderei articoli via e mail a chi voglio io e poi le loro risposte a tutti.. E come si fa? La condivisione, se si usa la rete costa. Ma sta costando troppo perché pare che ormai “condividere” sia obbligatorio.

E, in quanto al concetto di “impermanenza” mi pare che sia un fenomeno crescente, anche al di qua del virtuale. Speriamo che qualche sentimento si salvi da questo mordi e fuggi, da questo fruire, carpire, rubare, catturare e  cancellare. 

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SOFF

30 pensieri riguardo “IMPERMANENZE

  1. Forse l’ho già raccontato qui: mi capita di fare qualche viaggio in treno. Fino a qualche anno fa capitava di fare incontri interessanti: si incontravano persone con le quali si scambiavano opinioni, curiosità.
    Ricordo, ad esempio, l’incontro con una ragazza che era un dottore alla guardia medica nella cittadina vicina al mio paese. Raccontava che durante un turno di servizio l’aveva chiamata suo padre perchè la loro gatta era stata investita da un’auto. Visto che c’era un momento di calma e che abitava vicino al posto di lavoro è andata a vedere la sua gatta che purtroppo non ce l’ha fatta. Poco dopo è stata chiamata perchè c’era una signora anziana che stava male. Lei è andata e mentre visitava la signora si è messa a piangere. I familiari erano preoccupati, pensavano che la loro congiunta fosse molto grave e che la ragazza fosse molto sensibile. Quando lei ha detto che la signora aveva solo un piccolo malanno e che le sue lacrime erano per la sua gattina appena morta, quei signori, ovviamente sollevati, le hanno detto che glielo avrebbero cercato loro un altro gatto, come lei lo desiderava.

    Sarà una piccola cosa. Ognuno do noi ha un sacco di esperienze al riguardo. Ora, quando si sale su un mezzo pubblico per bene che vada si trova qualcuno con un libro in mano, la maggior parte ha quegli aggeggini che non so come si chiamano, nelle orecchie per ascoltare musica. Ognuno è chiuso in suo mondo. Non ci sono più contatti. I contatti sono con persone perfettamente sconosciute che abitano chissà dove, attraverso le nuove tecnologie.

    C’è una persona che conosco che ha addirittura due pagine facebook perchè nella prima aveva raggiunto il limite dei contatti
    C’è da rabbrividire. Poi magari ti racconta che su facebook ha scoperto che la sua vicina di casa ha i suoi stessi interessi. Non facevano prima a parlare?

    Siamo schedatissimi e lo sappiamo: si pensava che Orwell avesse esagerato: invece ci aveva azzeccato.
    Se non si ha il telefonino di ultima generazione con le varie applicazioni si è fuori della storia. Vedo gli sguardi di compatimento quando dico che si, il telefonino ce l’ho, ma è sempre spento perchè c’è quello di casa e che bisogno c’è di tenere acceso anche il telefonino? Che è vecchietto, ma per l’uso che ne faccio è già fin troppo.

    Cele: non è che ci siamo alzate stamattina con il piede un po’ polemico? Non c’è il piede polemico, ma mi andava di dire così.

    Pinuccia

  2. Ciao Pinuccia, bella la storia del gattino.
    Apprezzabile la premura dei pazienti della dottoressa cui si perdona che un gattino .. non vale l’altro. Ma è vero, un altro può consolare.

    Qualche tempo fa leggevo un articolo su Le Scienze, a proposito di libri di carta e libri elettronici. Una ricerca interessante ha stabilito che i libri di carta si memorizzano maggiormente in quanto esiste un alto, un basso, un a destra e un a sinistra, e uno spessore e poi.. restano, tutti, nella mani. Il passato resta. Anche l’altro, quello digitale, anzi… è molto piu’ facile trovare una parola, una frase: basta digitarla sul “cerca”. Ma il libro di carta offre un “orientamento, una “geo- localizzazione” per dirla con parole mie che il digitale non ha. Sul digitale è come se leggessimo sempre la stessa pagina. Si stempera il passato, non esiste più, non è più toccabile. E’ passato… E’ rientrato a far parte dello spazio che man mano lo ingoia.
    Riconosco la praticità. Vuoi mettere affrontare un viaggio, magari lungo, con 10 libri e uno con 50 grammi di tavoletta con sopra centinaia di libri? E riconosco anche il risparmio. Costano meno. Ma a parte questi vantaggi che per me sono assolutamente relativi non.. ne vedo altri. Ma questo è un mio parere personale.

    Un’altra cosa che ho letto di recente riguarda la scrittura: pare che scrivere con la penna renda possibile una migliore qualità di cio’ che si scrive, insomma del contenuto.

    Altra cosa di oggi (e poi giuro che smetto) sembra che gli amici siano simili geneticamente.

  3. Personalmente amo l’odore della carta ma riconosco i pochi pregi dei libri elettronici.
    In quanto agli amici simili geneticamente. Perche no?
    L’alchimia e la genetica hanno punti in comune.

  4. l’età digitale avanza… e i nostri ricordi si sdoppiano… uno verso le nuvole e dentro la nostra testa. E la cosa strana è che prima o poi questi potrebbero svanire nel nulla (in entrambi i casi)

    Quello che mi fa paura è che si tende a portare “in la”, nel tempo, la caducità delle cose pensando, magari, che la nostra vita duri in eterno.

    I ricordi migliori sono quelli che abbiamo nell’anima, magari nascosti, ma che sicuramente ci seguiranno “al-di-là” delle nuvole

    un sorriso

  5. Domenica scorsa ho assistito ad un evento in cui si parlava tra le altre cose, della velocità con cui la tecnologia inventa sempre nuovi aggeggi, come lo può fare solo uno scienziato impazzito.
    Io non faccio testo. Sono cresciuta in un tempo in cui le cose erano fatte per durare: se si rompeva un pezzi lo si poteva accomodare o al massimo sostituire.
    Ebbene Domenica, come dicevo, un signore parlando dei computer ha parlato di floppy, di discetti, di chiavette che si usano per conservare dei dati.
    Un ragazzino che avrà avuto si e no 12-13 anni ha chiesto: cosa è un floppy? se si pensa che mica tanti anni fa, forse una decina si e no, erano strumenti all’avanguardia!
    I computer ora non hanno neanche più il cassettino per leggerli.
    Così si corre dietro la tecnologia, si corre…. ma dove si arriva se si corre sempre. Mah!

    Buondì Controlucini!
    Pinuccia

  6. Eh si..
    Durante il trasloco dello studio dove lavoro, sono emersi un centinaio di floppy disk. Ovviamente non sono piu leggibili, nemmeno dovessero servire. Inutile salvare roba, pensando di conservarla nel tempo. Siamo destinati a perdere tutto. A meno che non facciamo enormi sforzi di travasi da tecnologia a tecnologia, ma poi? Sono certa che a mia nipote resterà poco di me, parlo di scritti e di immagini. Speriamo di restare in altro modo. Sia pure come la “zia che è un po pazza”. E anche perché, purtroppo per lei, io sono la sola zia che ha.

  7. Mi spiace, mi spiace tanto per queste generazioni di trentenni, di ventenni e di quindicenni. Lo dico dal profondo del cuore. Sono fregati, nei sentimenti, nei rapporti e nell’idea stessa di cosa sia l’uomo, l’ambiente, l’amore. Ogni elemento congiura perché restino in superficie, perché tutto venga fruito velocemente e perché la memoria non conservi nulla (tanto c’è wikypedia). Perché diventino dei piccoli computer pure loro, controllati e addormentati dai pulsanti che devono spingere in continuazione in un accesso maniacale compulsivo. Che casino!

  8. Consapevolezza, ecco cosa manca. Perché si può adoperare ogni cosa, con consapevolezza. Cosa che non ci può essere in chi non ha mai vissuto senza tastiere e rete. È inconcepibile, per loro, un modo differente di vivere e di relazionarsi. Forse come noi che non abbiamo mai vissuto senza auto, lavatrice o metropolitana, telefono. Luce, gas ecc? Non lo so. La cosa che però sento è che in questo tempo noi non possediamo più nulla ma siamo noi stessi posseduti. È un tantino inquietante. Dipendenti e posseduti. Dal potere, dal, petrolio, dalle borse. E da pseudo affetti. Crediamo di essere liberi. Dentro la caverna di Platone. Matrix ecc

    Per il resto: tutto è piu o meno uguale. Un tempo erano spade e lance pietre e frecce, adesso buttiamo giu gli aerei con un bottone. Che produce un bel bottone. Buummm, biddi-boddidi-bú….. trecento persone non ci sono più.

    Buonanotte

  9. Una volta lessi
    Le cose da cogliere sfuggono. E spesso non ritornano più.

    Credo che sia sempre più vero. Paradossale, perché invece sembra che sia tutto possibile, raggiungibile, vicino. Ma è proprio in questo poter toccare tutto che si perde il tatto, la capacità di annusare e riconoscere, sentire. Ecco quindi che molto ci sfugge. C’è troppo ciarpame che ci cinconda dentro il quale stiamo affogando. E manca sempre di più la capacità di discernere. Ci si abbuffa, ma per trovare le cose buone per davvero occorre fare una ricerca. Nel passato però.
    Volendo, si può fare. Cominciando da piccole scelte personali quotidiane.

    Un certo marketing lo ha capito…. e furbescamente lo propone. Ecco che diventa moda, business. Life style. La vacanza Country e farm e bio. Si salvi chi può.

  10. Le cose sfuggono perchè sono cose. E’ nella loro natura.
    Ciò che resta sono i valori, la saggezza, quella che si ottiene facendo le cose con pazienza, virtù ormai sconosciuta, con fatica che diventa leggera perchè da gioia, non stordimento.
    Forse sono troppo vecchia ma penso che si è persa la gioia dell’attesa con tutto ciò che ne deriva. Ma sono vecchia…un po’ borbottona.

    Buon sabato Controlucini
    Pinuccia

  11. Si ma sfuggono anche occasioni e possibilità. Perdiamo treni che non ripasseranno ecc.
    Ognuno ha la propria collezione di rimpianti.. ma è la vita. Forse essere fatalisti aiuta, non saprei.
    Il grende, grandissimo Forrest Gump disse: la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita.

  12. E’ accaduta una cosa strana: ed è accaduta negli ultimi 60 anni di storia dell’umanità.

    Ogni azione, ogni pensiero, ogni emozione, che comportava anni o mesi di riflessione, di assorbimento, di degustazione, di ripensamento, di elaborazione della gioia o del lutto, ha subito un’accelerazione mostruosa. La proposta mediatica continua a cui siamo sottoposti ti mostra 100 bambini che affogano, e subito dopo 1000 profughi che sbarcano; e subito dopo qualche calciatore miliardario e idiota che lascia la sua velina; e subito dopo alcuni Berlusconi che trombano, qualche Renzi che ha la ricetta universale per tutto, qualche Grillo profetico che ha ragione solo lui; e poi qualche donna che usa chilly per sentirsi fresca, mentre un altro cretino morde il cornetto Perugina, e Fiorello dice Tim, mentre un pinguino si connette a tutti. Nel frattempo ti arrivano 100 bollette da pagare telematicamente, gli estratti conti, le carte di credito ecc ecc.
    Siamo noi a servizio delle macchine che ci chiedono di fare quello che dicono loro, usare i codici che dicono loro, comprare le cose che dicono loro in un mondo totalmente FALSO, cioè virtuale.
    Insomma mille cose, mille proposte, avvengono contemporaneamente, in un bombardamento di massa dove tutto è uguale a tutto, dove non si può mai meditare su nulla, dove non c’è mai silenzio, non c’è pausa, dove c’è sempre un rumore di fondo.
    Questo “pressing” continuo costringe la mente a semplificare le scelte, a digitalizzarsi, a trasformare la vita in una schedulazione piena di si e di no, come negli imbecillissimi test d’esame che si usano oggi.
    E in questo casino che devasta la profondità delle emozioni e dei pensieri, costringendoli ad un continuo “mordi e fuggi” come è possibile essere ottimisti?
    A me tutto questo fa… schifo, ma proprio schifo. Purtroppo ho conosciuto (un po’ come Pinuccia) un altro modo di vivere. Un modo molto più vicino alla natura e ai suoi ritmi. Un modo pieno di attese, di contemplazioni lunghissime, di riflessioni, con pochissimi accadimenti ma ogni accadimento riempiva una giornata, a volte un mese, a volte un anno. Il ritmo naturale è questo.
    Correre dietro un sms NON è naturale e non è naturale rispondere subito. Non c’è tempo per riflettere, non c’è tempo per vivere e neanche per morire.

  13. Per non passare da disfattisti: certo la tecnologia è una gran bella cosa: viaggiare in macchina è senz’altro più comodo che viaggiare su una carrozza ( non ho mai provato ma lo immagino ), così come lo usare il telefonino o il computer. Avere la lavatrice o il frigorifero. L’importante non è diventarne schiavi.
    Tanto per fare di nuovo la vecchietta borbottona: una volta i bambini giocavano per le strade, imparavano le regole dei giochi che poi sono le stesse della vita, imparavano sulla propria pelle ad essere responsabili. Certo la sera rientrando a casa tanto lindi e pulito non lo erano.
    E ora: polli da batteria. L’importante è che se stiano buoni buoni con uno smartphone magari. Non è che lo smartphone non vada bene, ma come si diceva un po’ di anni fa: est modus in rebus.

    Pieffe: il tempo per morire si trova, si trova. Magari un po’ di corsa come si è attraversata la vita.

    Pinuccia

  14. Mia mamma, quando io ero piccola, lavava il bucato al lago. Con un vecchio asse di legno e il sapone di marsiglia. Quando ha avuto la prima lavatrice non credeva ai suoi occhi…
    Al mare facevamo la coda per telefonare a casa. Tutti in fila davanti alla cabina telefonica, con i gettoni nella tasca e tanta pazienza. Ora, per chiamare qualcuno dall’altra parte del mondo, ti bastano due secondi.
    Io ero una di quelle bimbe che giocavano sulla strada. Giochi dimenticati. Sostituiti da aggeggi di nuovissima generazione.
    Quei tempi mi mancano ma ammetto che la tecnologia, quando non esasperata, ci ha cambiato la vita.

  15. Ecco. Hai detto giusto. Ci ha cambiato.
    E’ assai diverso quando tu cambi indirizzo, cambi strada, cambi amante, cambi idea, ecc ecc. di quando qualcuno o qualcosa… te la cambia.
    Qualcuno o qualcosa che dice di regalarti maggiore libertà e maggior tempo. Ma non sarà che ti rende prigioniero del suo modo d’intendere il tempo e la libertà?

  16. Mille aspetti in questo post, mille argomenti. Ma che dico, saranno anche millettrentatrè! E tutti sentiti, attuali.
    Vo a caso, e comincio da una cosa che mi ha sempre incuriosito. La rinata Biblioteca di Alessandria, quella presente, di adesso, tra i problemi più importanti che è è la “caducità dell’informazione”. Sotto vari aspetti: sempre più spesso si impiegano supporti magnetici, che si smagnetizzano, oppure ottici (i CD e simili) la cui plastica non è garantita per più di vent’anni. Per non parlare dell’harware, cioè l’aggeggio che serve per leggere quell’infomazione: floppy da 5″ (ci ho fatto l’esame di calcolo numerico con quei floppy!!!) floppy da 2.5″, cd, vari nastri quali lo “zip “, per non parlare dei millemila supporti “pre standardizzazione”. E poi il software? E chi se lo ricorda più Worperfect??
    Ma anche solo filmati e documanti sonori, dalle audiocassette ai VHS e con le decine di tipi.
    E, scoperta ancora più inaspettata, è che gli stessi libri, quelli di carta: quelli stampati dal ‘900 in poi hanno una vita stimata di non più di ottant’anni. O questa? eh, si, per risparmiare, la carta ha una percentuale di gesso che ne mina la vita, dopodichè il libro inizierà semplicemnte a sbriciolarsi…
    E questo è un aspetto: gli amanuensi, i frati, all’epoca, avevano come scopo il tramandare la conoscenza: ricopiavano i libri a intervalli più o meno costanti. E ora? I grandi moderni, ciascuno di noi, che sanno tutto, hanno lo stesso problema: il fatto è che… sanno di averlo?
    La mia mamma vuole le foto stampate, sulla carta del fotografo. Perchè è l’unica che dura un po’…
    Quindi, dagli Assiri in poi, si vede che non è cambiato granchè.
    Altra storia sono il bombardamento di informazioni, e la massa di queste, e la velocità con cui ci arrivano o meglio, ci vengono scagliate contro.
    Io non ho la TV. Ovvero, ce l’ho, grossa come un comò e che in ogni caso quando vuoi vedere qualcosa non funziona mai: tra decoder, digitale, segnale per tacere dei millemila canali che il tuo non hai possibilità di trovarlo… e quindi non la guardo mai, nemmeno quelle rare volte che vorrei :-).
    Sicuramente mi guardo bene dal guardare i telegiornali. Un misto di informazioni parziali e palesemente pilotate, anche solo come “peso”, e semplici idiozie, veline e calciatori, delle quali onestamente non sento il bisogno. E poi il sensazionalismo puro, non posso dire fine a se stesso, ma del quale di sicuro non afferro il fine ultimo… Ansia, inutilità, martellamento vuoto spinto di eccesso di tutto. Nausea. Chiudo, basta, vivo meglio senza.
    Anche se poi andarsi a cercare le informazioni non è semplice, ma almeno ci provo, frugando un po’ dappertutto, trovando le cose dove capita. E va bene così: “pretendere che il potere riformi se stesso: che ingenuità” diceva quel mattacchione di Giordy Brown, e anche qui non è che si siano fatti molti passi avanti.
    I social. Ero molto più arrabbiato, tempo addietro, riguardo a questo argomento. In realtà sono un altro strumento. E come ogni strumento non è colpa sua se ne viene fatto un uso nefando. Un martello è un ottimo amico… finchè non lo tiri sugli stinchi del tuo vicino.
    Quindi non ce l’ho nemmeno con loro in se stessi, ma nell’uso che ne viene fatto senza pensare. E poi inaccettabile è il fatto che sono diventati di fatto obbligatori. Dice bene Cele, anche io mi ci sono trovato dentro senza nemmeno saperlo e men che meno averlo scelto, col solo acquisto di uno di questi incasinatissimi telefoni di ora. Ovviamente non appena me ne sono reso conto ho studiato per potermici sfilare, e chiudere tutto. Tutto passa dai social, ogni cosa. Ma io dico, ma che necessità c’è?? Perchè i più trovano una cosa buona fare sapere a tutto il mondo mondiale cosa fa, chi conosce, se gli piace la pasta al sugo e se è stata alla sagra della ficattola giovedì quattordici corrente mese??
    Anche qui: io non conosco la risposta, ma l’articolo non mi piace. Voglio condividere quello che mi pare con chi mi pare, e solo con questa persona. Sono strano eh? O forse sono vecchio. Ci sta.
    E a seguire il fatto che si diventi solo dei numeri da indagini di mercato, da vendere e comprare allo scopo di produrre e vendere e far comprare, indurre desideri di cose sempre nuove ma non certo migliori, o comunque non scontatamente migliori.
    La sensazione è di essere in guerra. E che di ogni cosa si debba valutare motivi e ragioni e implicazioni. Minkia che palle…

    Ma poi giri lo sguardo. Lo sposti dallo schermo verso la finestra. E vedi che c’è il sole, oppure piove, ma dici: però… guarda bello. E magari ti alzi e ti accorgi che ti fanno male gli occhi, e le gambe quasi non sopportano il peso, ti devi sgranchire. Magari apri la finestra e senti l’aria che non è quella condizionata. Non è granchè ma è l’aria di fuori, con qualche odore che non sia quella di gomma dell’impianto di gomma coi filtri antitutto.
    E magari fai anche una parola con qualcuno…. 🙂
    Riccardo

  17. cari controlucini sono d’accordo con voi…su tutto.
    ma sto semplicemente invecchiando..ecco perchè sono d’accordo su tutto

    PS a proposito non ce la fo più a destreggiarmi con wordpress….forse rimango robertaenne

  18. Davvero. Sembrano cosi lontani i tempi in cui c’erano i due canali rai. Ognuno ti avvisava, con un triangolino bianco, che sull’altro stava incominciando qualcosa. Perfin democratico..
    In questi anni è successo tutto di corsa, tutto è stato stravolto. Con tutti gli aspetti, buoni e belli e terribili. Non riesco mai a pensare limitatamente al nostro paese, alla nostrs realtà quindi penso che si, tutto è cambiato, ma non per tutti e non ovunque. I paesi poveri sono sempre piu poveri e si muore perché non c’è l’acqua. Solo questo basta a farci dire: ma quale progresso? Eistein disse che non c’è reale progresso finché sulla terra c’è un bambino che soffre.
    Pieffe: questo aspetto di passare da una notizia terribile, una tragedia, al nuovo orecchino del calciatore o all’isola dei famosi mi ha sempre procurato un senso di offesa. Ogni volta mi metto nei panni della famiglia che sta vivendo un dramma terribile e assiste a questo, guardando il tg…
    Il proprio dolore, raccontato accanto al gossip, alla notizia frivola che nemmeno dovrebbe essere compresa in un tg. Nemmeno io, riccardo, guardo i tg e poco la tv in generale. Guardo i documentari del national, i canali history e discovery, i soli guardabili, oltre a qualche vecchia serie stile magnum p.i. ecc. I tg oltre ad essere deprimenti, offrono prodotti confezionati in carta stucchevole con fiocco rosa. Ho sempre pensato che si meriterebbero, i cronisti, il microfono non dico dove quindi usate l’immaginazione quando chiedono, per fare un esempio, al terremotato che ha perso tutto lei cosa prova. Ecco. Mi fa schifo la morbosità nei casi di violenza, presente le riprese sui luoghi dove sono avvenute tragedie, ragazzina uccisa ecc? Mi fa schifo la promozione di ciò che poi si trasforma in meta turistica. Con tanto di chiosco per bibite e panini e pulman. Lo trovo terribile e non mi ci abituo, non ce la faccio e nemmeno lo voglio. Voglio continuare a provare ribrezzo per tutto questo, e sentirmi una persona che sa sentire e provare qualcosa che si chiama rispetto, del dolore e della dignità del mio prossimo. Non riesco a comprendere nemmeno chi partecipa ad un funerale con tacco 12 mini gonna, e rossetto rosso ferrari e profumo scia 30 metri. Ovvio, molto meglio dell’ipocrisia celata dai veli neri e finte facce addolorate, si sa. Ma quello che manca è la sobrietà interiore, come valore, non come atteggiamento e apparenza. E il senso del rispetto. L’eleganza dell’anima. Ho imparato dai miei genitori alzare la mano in segno di saluto in prossimità di ogni cimitero. Non ho mai trovato nei miei genitori che lo facevano né abitudine né alcunché di dovuto o di formale, bensi rispetto, per un luogo sacro di suo e comunque reso sacro dal dolore. Ecco, il dolore è qualcosa di sacro e gli si deve rispetto.

  19. Da qualche giorno circola la notizia che in provincia di Asti è stata avvistata un’anaconda!
    Qualcuno è in grado di dire come ci è arrivata?

    Anche questo tipo di notizie, ammesso che siano vere, destabilizzano un po’.

    Controlucini: abito abbastanza vicino alla zona incriminata, ma lo giuro: non si tratta di me Almeno lo credo.
    Pinuccia

  20. in un mio momento di stanchezza non ho più governato wordpress…mi sono riposata e sono tornata me
    sempre vostra frost

  21. Pinuccia, l’anaconda?
    Puo essere che sia vero. O magari anche no.
    Abbiamo importato di tutto. Lo scoiattolo americano, per esempio, se pure non pericoloso in sé, ha creato un gran casino. C’è una ragione, se qui da noi non c’era. Ma gli uomini si credono superiori a tutto, no? Per non parlare delle credenze fondate o presunte fa lo stesso del potere afrodisiaco dei corni ecc.
    Pijate ‘na pastiglia, no? So decenni che sono in commercio.
    Non è un bel posto dove stare, son perfino stufa di pensarlo e mi vengo a noia da sola. Sarebbe un pianeta equilibrato senza la presenza umana. Anche se qui… boh… rifletto spesso sulla efferatezza della natura, sulle sue leggi cruenti. Sto invecchiando anche io, non c’è dubbio. Oppure sono esaurita può essere. O forse mi riesce sempre piu difficile il compromesso. Qualche giorno fa ho provato pena per un insettino che disperatamente cercava di scalare la parete del mio bidè. Una scalata immensa per poi scivolare di nuovo. Sono riuscita a prenderlo senza ucciderlo mica facile, era piccolo.. e posarlo fuori all’aperto. Poi la sera riflettevo di questo mentre mangiavo pollo al forno.
    Si torna sempre qui: aprezziamo e viviamo e godiamo le piccole cose quotidiane, cercando di non sbarellare e di non perderci e senza nemmeno giustificarci troppo né colpevolizzarci troppo. Sento dire da sempre che la Natura è perfetta. Sarà……
    Mi chiedo continuamente perché la fame di uno è più importante della vita di un altro, perché una madre abbandona un cucciolo fragile a se stesso, alla fame, alla sete. La risposta ovviamente la conosco. Selezione. Equilibrio. Numeri. Garanzia di continuità. Ma… quanta crudeltà?
    Boh. Boh. Boh. Mi pare che ovunque e tra chiunque vige la legge del più forte. Accade anche tra gli uomini, quindi… mi torna.
    La sola differenza tra gli umani la fa il denaro. Non vince il piu forte in senso genetico ma in quello economico. Chi ha il pistolone piu potente, la bomba piu potente, l’aereo da guerra piu potente, la nave piu potente ecc ecc. Poco importa se si è mezzeseghe.
    Ecco. Per il resto tutto torna.

  22. Frost torna te. Roberta enne, zeta, effe, frost e no frost come il frigo ultima generazione non te ne andare. Mancherebbero le tue passamanerie e anche i tuoi interventi qui, delicati, intelligenti, giocosi.
    Abbraccio no frost

  23. L’anaconda, sempre ammesso che ci sia, come ha detto tu, qui non è arrivata da sola. Questa è logica ferrea.
    Qualcuno deve averla pur prelevata dal luogo dove è nata e portata qui. Magari solo per ostentarla e farci su dei soldi.
    E’ l’inusuale che attira, lo spettacolare.
    Una semplice mosca diventa un moscone solo perchè così si crede di ottenere più visibilità. Ma da parte di chi? Perchè si vuole a tutti i costi essere i prescelti, gli unti dal Signore. Abbiamo così poca autostima di noi per arrivare a questo?
    Poi in giro fioriscono i corsi di autostima , che secondo me sono solo corsi di arroganza. Ma si sa io sono una vecchia brontolona a cui tante sciocchezze non vanno più bene.
    Cerco per un attimo di immedesimarmi in quella anaconda: si trova in un posto sconosciuto, almeno non è il suo habitat, magari ha paura. E allora diventa pericolosa verso chi l’ha costretta a vivere in un mondo che non le appartiene. Lei, se attaccherà, farà solo quello che facciamo noi umani intelligenti facciamo. Nulla di più. Solo che a noi umani è concesso attaccare, distruggere, violentare qualunque cosa o persona. Ad un animale no.
    Anche se ora ho notato che in tutti i giornali, da un po’ di tempo, si parla sempre più spesso delle prodezze degli animali, delle loro strabilianti avventure, della loro simpatia.
    E tutti a dire che teneri, che dolci, che simpatici. E che voglia di coccolarli, di spupazzarli.
    E’ solo buonismo a buon mercato. Amare un animale vuol dire prendersene cura con responsabilità.
    Mah!

    Frost: mi accodo a Celeste: Resta!

    Pinuccia

  24. ho fatto pace con wordpress ma è stato davvero un brutto litigio, mi ha piantato una rogna che non finiva più e non voleva ascoltare né mollare.
    continuava a chiedermi “sei frost o roberta?”
    machettefrega!!!
    non mi dava pace e non mi permetteva di essere né l’uno né l’altra.
    non sentiva ragioni, ho scritto, spiegato, ragionato ma è proprio una piattaforma! tosta, inamovibile.

    poi ho pensato “ok, te la do vinta, mollo io!”
    per qualche giorno non ci siamo parlati, io non ho chiamato e wp neppure.
    come in tante occasioni della vita il silenzio è stato salutare.
    mi sono fermata, ho fatto altro e l’ho ignorato.
    non so cosa sia cambiato in lui, ma ora non mi crea più problemi.

    ciao controlucini vado qualche giorno nelle mie montagne, mi serve ancora un po’ di silenzio

  25. E’ vero Pinuccia, alcuni “corsi di autostima” immagino siano un invito all’arroganza. Ormai c’è di tutto in giro, tutti vendono tutto. Molta new age, tanto fumo, poca sostanza.
    Credo che bisogna fare dei lunghi e lenti lavori dentro, valutare ciò che siamo, pensiamo, facciamo. Prendere atto delle nostre azioni e cercare di essere ogni giorno un po’ migliori. Non serve un guru che ci dica che ci dica nulla… Io penso che questi corsi oggi tanto di moda siano così gettonati proprio perché vige come non mai la legge del più forte. Quello più tosto.
    Il nostro Bossi da Varese direbbe quello che ce l’ha più…
    Perché l’arroganza del mondo di spaventa, ci confonde e ci sopprime.
    Ecco che furbescamente saltano fuori questi corsi e si vendono come il pane i vari manuali: Come aumentare la tua autostima, Come vincere l’ansia. Come usare al meglio la tua voce ecc ecc ecc. Ricette di serenità cotte e pronte all’uso. Cotte e mangiate.
    Ho letto qualche anno fa un libro bellissimo: Cesare de Marchi, La furia del mondo.
    E’ la storia di un ragazzino di nome Abel, 1800 circa, villaggio in Germania, famiglia poverissima. Lui animo gentile, intelligente e sensibilissimo. Viene preso sotto l’ala dal parroco del villaggio, un luterano che ha rinunciato ad una brillante carriera nella Chiesa Cattolica. Gli da delle lezioni, gli presta libri, lo aiuta perché comprende lo spessore del ragazzino e il suo dolore.
    Purtroppo la sua profondità lo schiaccia e lo ingoia. Una lettura profonda, piena, di grande spessore, scritto con una penna che sa rendere odori, sapori, respiri.
    Quando finisce il libro, ci sentiamo in colpa di averlo abbandonato, Abel, di non aver più pagine di lui da leggere. Ma penso che siamo in parecchi a ritrovarcelo dentro.

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