OMAGGIO IN LUGLIO

Qualche giorno fa Pinuccia ha voluto condividere con me una cosa bella cui aveva avuto modo di assistere. Mi è piaciuto molto, l’argomento, ma anche come Pinuccia me ne ha parlato. Le ho dunque chiesto se avesse voglia di scrivere per Controluce. Lo ha fatto, e io, molto contenta, pubblico. Grazie Pinuccia, e buona lettura a tutti.

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uccelli

09.07.2014

Nel mio girovagare per assistere a qualche manifestazione mi è capitato di incontrare qualche persona interessante. Poi si sa, da cosa nasce cosa… e con qualcuna si instaurato un buon rapporto, non dico di amicizia, ma di stima e rispetto reciproci.

Una di queste persone ha messo su uno spettacolino domenica scorsa con dei ragazzi delle scuole usando il testo di un libro di un poeta sufi Farid Ud Din Attar, uscito pochi anni fa con le illustrazioni di Peter Sis:  “La conferenza degli uccelli” .

La lettura avrebbe dovuto avere luogo in un bosco, di sera, con i suoni della natura a fare da cornice, e mi immagino che altri spettatori, i padroni di casa, mi piace definirli così, sarebbero intervenuti numerosi.

Ma il tempo meteorologico, un po’ pazzerello non lo ha permesso. Così, così ci siamo trovati in una Chiesa, un po’ stipati, ad ascoltare. Bella Chiesa, non c’è che dire. E i suoni della natura, il canto degli uccelli? Bèh, è stato proiettato un documentario dove i protagonisti erano gli uccelli, il loro canto, il loro volo, i loro giochi.

La scena finale del documentario: alcuni uccelli che giocavano nell’ansa di un fiume, si facevano il bagno, si spruzzavano, si alzavano in volo, e cinguettavano felici. Quello che si dice: passerotti!!!

La storia racconta del poeta, che dopo una notte agitata, svegliandosi, si accorge di essere diventato un’upupa. Allora chiama a raccolta tutti gli uccelli del mondo proponendo loro un viaggio avventuroso per andare dal mitico re Sirmug, colui che ha tutte le risposte e che si trova sul monte Kaf. Per invogliarli a partire, qualche resistenza al cambiamento c’è sempre, e poi….. un altro re!!! Che chissà poi magari non esiste! L’upupa dice loro: Ho la prova della sua esistenza.

“Guardate! Ho il disegno di una sua penna. E’ caduta in Cina, nel cuore della notte”.

La piuma del re Sirmug indovinate come era: ovviamente bianca! ( che abbia a che fare con Celeste?)

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immagine2

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Quasi tutti partono, qualcuno fa qualche obiezione. Ma l’upupa con fermezza li convince ad intraprendere il viaggio che sarà lungo e faticoso. Gli uccelli attraverseranno sette valli: la valle della Ricerca, la valle dell’Amore, la valle della Comprensione, la valle del Distacco, la valle dell’Unità, la valle dello Stupore, la valle della Morte.

Quando arriveranno stremati, solo in trenta,  perché :

“Alcuni, scoraggiati e impauriti se la sono svignata. Altri hanno continuato, ma sono stati sopraffatti. Non sapevano più dove andare, né perché sono morti per la sete, la fame, sono stati vinti dalla calura e dalla vastità dei mari”

al  monte Kaf ,  chiedono del mitico re Sirmug e :

vedono il Simurg

e il re Simurg sono loro

“Così trenta uccelli uniti dalla stessa ricerca hanno finalmente trovato il loro re. E capiscono che sono loro Simurg il re e che Simurg il re è ciascuno di loro e tutti loro”.

Molte sono le considerazioni che si possono fare: dal testo del racconto, alla natura con le sue insidie, ma poi sono davvero insidie?, alle infinite prove che la vita ci riserva, e poi… poi magari qualcuno ci viene a dire dopo molto penare che:

“Valli? Erano solo un’illusione, uccelli, un sogno. Non abbiamo attraversato proprio niente. Il nostro viaggio ha inizio solo ora”. 

◊◊◊

Ho detto prima: il testo è stato letto da ragazzini delle scuole. Elementari e Medie. Certo la loro dizione non era impeccabile, era però spontanea, intimidita dalla presenza di tante persone. Ma era perfetta così. Con le loro stonature era più genuina, più reale.

La persona che ha dato vita a questo spettacolo raccontava che per invogliare i ragazzi a leggere li invitava a casa sua e preparava loro la pizza, le frittelle, i biscotti.

E raccontava di quanto era stato difficile insegnare le pause, perché il testo è breve breve, e i ragazzi tendevano a distrarsi, a scappare. Raccontava anche di come poco a poco i ragazzi si sono appassionati a questa avventura ed erano disposti a provare anche senza la pizza. Che lei preparava lo stesso.

Tanto che alla fine della lettura, il ragazzino più piccolo è andato da lei, che era seduta in uno dei banchi, le si è inchinato davanti e ha chiesto un applauso solo per Anna. Che, come da copione, si è commossa.   Non solo lei.

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19 pensieri riguardo “OMAGGIO IN LUGLIO

  1. Grazie Celeste. Grazie di avermi incoraggiata a scrivere.
    E’ stata veramente una bella esperienza assistere a quella lettura ed è per questo che la condivido volentieri con i Controlucini. Il testo del racconto è veramente breve, poche pagine, molto suggestive. Come lo sono le fiabe, quasi tutte, anche quelle sufi.

    Chiedo scusa per gli errori di battitura. Ci sto attenta, ma qualcuno mi scappa sempre. Sarà per gli occhi che diventano sempre più offuscati, sarà per distrazione, sarà, boh!… comunque succede. spesso.
    Pinuccia

  2. E’ proprio bello quello che hai scritto, Pinuccia.

    Anch’io ho avuto a che fare con gli incoraggiamenti di Celeste. E la ringrazio davvero.

  3. Din Attar: un grande
    i bambini: grandissimi perché sono bambini
    Anna che fa le pizze e fa leggere i bambini: generosa e sapiente
    Pinuccia che ha l’anima lieve come una farfalla e la solidità di una roccia.

  4. !!!!!!!! ecco adesso si che rido…
    —–
    Seriamente:
    Stavo cercando prima notizie sul poeta sufi, ma anche sull’illustratore Peter Sis, mentre il server aggiornava e qui si “cazzeggiava”.
    Commentavo poco fa con una persona che i disegni di Sis mi sembrano tra Escher e Folon.

    Ora lavoro. Ma torno!!

  5. Meglio essere re Sirmug che….. qual piuma al ventooooooo!
    Almeno credo. O no?

    Lavora Celeste, lavora.
    Pinuccia

  6. Come forse ti ho detto ho alcune gallinelle, quelle americane, che ovviamente sono in compagnia di qualche galletto… e al mattino…. fanno il loro dovere: cantano a squarciagola, augurano il buongiorno a tutti noi, al sole che sorge, alla natura circostante e una buona notte alla luna che finalmente va a dormire.

    Francesca: giovedì prossimo è il giorno della partenza.
    Pinuccia

  7. mmmmh… non me le fate fare le battute sulle galline! Ma come si fa a resistere? Devo trattenermi, si, si, no, no, non ci riesco!!!….aaaargh. Bene, si: resisto!! Non le farò. Ecco, ce l’ho fatta….puff.

  8. Ma se sei bellissimo così! E’ a questo Pieffe che siamo tutti affezionati. Poi, se proprio vuoi, se vuoi farti il lifting, fai pure. Ce ne faremo una ragione.
    Questo n parole povere per dire che con ‘sti aggeggi qua forse solo i giovincelli ci capiscono qualcosa. Io non ne sono capace. Tolte quelle due cosette che sanno fare tutti…

    Pinuccia

  9. Sono in centro città, cammino senza fretta, da sola, assorta nei pensieri. Sta per piovere. Ah ecco, mi sembrava, erano già 12 ore che non pioveva! Ok, penso un posto dove cenare. Milano-centro a quest’ora di è bella, più bella della sera-sera. Sento un rumore, arriva dal marciapiedi di fianco, dall’altro lato della strada. Una bella signora, con una massa di capelli color grano, si sta trasferendo, da sola, da una sedia a rotelle al posto di guida della sua auto. Perde una scarpa. In modo naturale, senza pensarci, attraverso la strada e la raggiungo. Buonasera signora posso aiutarla? Alza il capo, un sorriso bellissimo e luminoso e due occhi chiari. No,non occorre, la ringrazio. Indico la scarpa, sull’asfalto, le chiedo se posso. Acconsente, la raccolgo, e la poso sul pavimento dell’auto, di fianco al suo piede. Lei ringrazia, sempre sorridendo e si trasferisce in un attimo sul sedile del passeggero. Afferra la sedia a rotelle, la piega, la carica sul sedile posteriore. Io riesco solo ad accompagnarla ma il mio aiuto è del tutto irrilevante. Fatto questo, in un attimo si trasferisce nuovamente al posto di guida e mette in moto. Mi augura la buona sera con uno dei sorrisi piu luminosi che abbia mai visto.
    Ha fatto bene al cuore, al mio, raccogliere una scarpina. Non andava al ballo, probabilmente, anche se a pensarci bene …. non ci giurerei. Perché lo racconto? Non lo so. Condivisione, credo.
    Cammino, inizia a piovere. Ancora, si, ancora. Piove col sole. Trovo un posto, chiedo un tavolo, apro controluce, ed eccomi qua.
    Milano sa anche accarezzare il cuore ed essere fiaba.
    Una carrozza, una scarpa, una moderna principessa. E io un pochino principe per 3 minuti.
    Buona serata a tutti.

  10. Capitano incontri così. A me succede che mi ritrovo più serena, dopo aver aiutato qualcuno. Ma non tutti vogliono aiuto. Ho provato ad offrirmi per portare le borse ad una signora anziana che arrancava con il fiatone verso casa. Mi ha risposto in modo brusco. ‘No, faccio da me!’.
    Dopo un attimo di smarrimento, ho proseguito per la mia strada.
    Per una signora così, tante ti sorridono e ti abbracciano…e ti danno molto di più di quello che tu hai dato loro.
    Saluti a tutti.

  11. Bè, io capisco anche chi non accetta di non poter fare più le cose da sè.
    C’è chi pensa di aver perso la dignità perchè non sa più portare la borsa della spesa.
    Credo sia dura. Per me, che ho il terrore del tempo e del decadimento fisico e mentale è facile da capire.. Non giustifica le risposte acide, ci mancherebbe, ma ho imparato che non imporsi contiene rispetto. Per questo mi sono avvicinata con molta cautela e ho chiesto se potessi raccogliere la scarpa. Alla fine di tutte le operazioni ho riso e le ho detto: complimenti per la sincronizzazione dei movimenti. Anche lei ha riso e ci siamo augurate una bellissima BUONASERA.
    E’ vero, a volte, come dici tu, accade di sentirsi rispondere male nonostante la delicatezza e la cautela. Una volta mi è capitato, sul bus 94, un signore che mi ha letteralmente insultata perchè gli avevo ceduto il posto. Mi ha detto, urlando: LEI, ALLA MIA ETA’ NEMMENO CI ARRIVERA’!!!
    Ehhhhhh…. per ovvie ragioni “anatomiche” non ho fatto quegli scongiuri … Pero’ ho toccato ferro.

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