L’AMORE SECONDO ALBERT

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Chissà perché spesso identifichiamo le persone con quello che fanno. Quando pensiamo ad un uomo di scienza, vediamo solo .. un uomo di scienza. Enstein, per esempio. Pensiamo a lui e compaiono immagini di calcoli, equazioni, numeri.  La sola cosa bizzarra è la sua immagine, quella famosa con la lingua fuori e i capelli eternamente spettinati. Ma a parte questa immagine a conferirgli un che di eccentrico, lui è il genio, la mente per eccellenza. Nell’immaginario collettivo è tutto questo prima di essere … un uomo.  E’ uno che discorre di movimento, di tempo, di atomi e di luce. Difficile, per i più,  poterlo immaginare  come il vicino di casa, uno che mangia, ride, si addormenta sul divano, sogna, si commuove. Insomma come un uomo raggiungibile: ha un cervello troppo ingombrante. In altre parole difficile giudicare senza pregiudizi. Ahimè.  Eppure amava la musica, aveva un animo delicato. La stravaganza è un aspetto più usuale: siamo abituati alle stravaganze dei geni, ma meno a quegli aspetti delicati, casalinghi, intimi, semplici, disarmati.

Ecco una cosa, semplicemente “umana” dove il cervello e il genio c’entrano poco.  Non c’è l’ombra del cattedratico, del professore, del genio, dello scienziato.

Io la trovo di una bellezza straordinaria.  

Io non pretendo di sapere cosa sia l’amore per tutti, ma posso dirvi che cosa è per me:
l’amore è sapere tutto su qualcuno, e avere la voglia di essere ancora con lui più che con ogni altra persona. L’amore è la fiducia di dirgli tutto su voi stessi, compreso le cose che ci potrebbero far vergognare. L’amore è sentirsi a proprio agio e al sicuro con qualcuno, ma ancor di più è sentirti cedere le gambe quando quel qualcuno entra in una stanza e ti sorride.

Albert Einstein

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23 pensieri riguardo “L’AMORE SECONDO ALBERT

  1. Lo scienziato, o a volte lo scrittore, o il poeta, o il musicista, s’incantano a guardare le meraviglie che sorgono dalle loro mani o dal loro cuore. Sono esseri normali ma ancora in grado di stupirsi.
    Forse il vero scienziato e il vero artista non creano proprio nulla, ma trovano semplicemente forma e sostanza a qualcosa che già c’è, e che gli altri non vedono. Qualcosa che è sempre ad un metro dal nostro naso. La straordinarietà è appunto nel dare spazio alla meraviglia e al nuovo, nascosto …nel vecchio. Per questo la definizione dell’amore che da Einstein è così semplice, così romantica e, grazie a Dio, così normale.

  2. Esatto. Come tutto ciò che è semplicemente bello, diventa straordinario e ci stupisce. Ed esiste già. Basta trovarlo, accorgersene, aprire. Il cuore per le cose del cuore, la mente per quelle sue. E quando serve, entrambi. Aprire e aprirsi. Ecco che passano cieli stellati e odori, colori. E conoscenza. Dentro …. sappiamo. A volte c’è anche qualcosa che muove le dita nella direzione giusta dentro il meccanismo di un orologio. No? Una conoscenza innata? intuito? Sentire, al di là del sapere. E poi trovare e capire. Scoprire.
    L’amore secondo A è la nudità che rende l’amore totalizzante, umano, adulto, pieno, vero, non giudicante.

  3. Chissà perchè non riusciamo ad essere soddisfatti della parola “uomo”, o “donna”.
    Come non fosse abbastanza. Come fosse riduttivo. Mah.
    Abbiamo bisogno degli aggettivi. Eh, così possiamo classificare una persona.
    Come i titoli dei giornali, che mi hanno sempre fatto senso:
    “pensionato investito sulle strisce”
    Pensionato? E perchè dovrebbe essere questo il modo più adatto per individuare quella persona? Non era altro che “pensionato”?
    E perchè guando si firma, i più aggiungono “dott”? E cosa aggiunge se chiedi l’allaccio all’enel se sei dottore piuttosto che operaio oppure calvo per tacere di comunista? Ecco! Spett Enel con la presente vi chiedo di attaccarmi la luce. Cordialità da Riccardo il Comunista!
    Io penso che ci sia pigrizia latente. Come la nebbia, vive a mezz’altezza nei nostri giorni e la respiriamo. E ci entra anche dentro senza che ci se n’accorga.
    Quando si sa con chi s’ha a che fare, anche se non c’entra nulla con l’argomento, si è in qualche modo soddisfatti.
    Beh, a pensarci è solo assuefazione a quello che è “normale”, quando ci si pensa è inevitabile cogliere l’assurdità di questi schemi…
    Riguardo a questo argomento non posso non pensare, e consigliare a chi non lo conoscesse, a Richard Feynmann, premio nobel per la fisica e suonatore di bongo sui carri del carnevale di Rio (tra le mille cose che era). Se non l’aveste letto, fatevi due risate cominciando da “Sta scherzando Mr. Feynmann”, e ve ne innamorerete.
    Con lui si tocca con mano come uno scienziato non sia, con disperazione dei “Dott”, “nient’altro” che un “uomo”…
    Riccardo

  4. Un giorno entrai in sala riunioni mentre un uomo stava per essere accompagnato alla porta da un collega. Vidi una Mont Blanc sul tavolo, la presi e non sapendo come si chiamasse l’uomo lo rincorsi al pianerottolo chiamandolo “signore” senza il nome.
    Lo raggiunsi mentre lui chiamava l’ascensore, per dargli la penna e lui mi corresse “dottore, prego”.
    Gli risposi, porgendogli la penna: “chiedo scusa, a volte ho l’abitudine di usare la parola signore in modo improprio, bisogna che me ne ricordi”.

    Ps
    E’ proprio vero che dottori si puo’ diventare, ma signori si puo’ solamente… nascere.

  5. Mah. Secondo me è anche, e soprattutto, un percorso.
    Arrivi ad un certo punto che lo senti che non contano gli studi che hai fatto, con che macchina vai in giro e cosa porti al polso. Conta che sei. E questo lo SAI, che tu lo manifesti o meno, che tu ne prenda atto o meno.
    Alla fine, quando sei da te, lo senti. E non ci si può mica prendere in giro da soli…
    Quindi quel signore lì ancora non c’è arrivato a capire che la sua battuta lo ha reso debole, nei confronti di chi ne è consapevole. Ha dimostrato la sua coda di paglia in quanto lo sa, ne è cosciente, che, se non lo chiamano dottore, allora resta ben poco che lui possa fare valere.
    Come se poi ci fosse qualcosa da “far valere” nei confronti degli “altri”: e a che pro? Capisco i caporali nella raccolta dei pomodori, quello è avere il potere, ma tra gente omogenea non ha senso.
    Si ritorna al discorso, bellissimo, della Consapevolezza.
    Ecco, estendendo il concetto, mi piacerebbe sapere l’opinione del popolo controlucino su di un argomento scomodo, molto politicamente scorretto, ossia:
    “chi è meglio di chi, e perchè?” 🙂
    R

  6. Poco fa parlavo con mio nipote proprio di queste cose. Lui si lamenta di come siano cafoni certi professori, ma anche Fra lo dice le stesse cose, di quando sono arroganti in classe, quando dicono che i ragazzi non studiano, non si applicano. Per carità è anche vero. Ma come si può pretendere che i ragazzi siano educati quando loro sono i primi a sgarrare? Se si entra in classe e si dice loro che sono tutti degli ignoranti, che la classe a cui avevano insegnato l’anno precedente erano tutti gentili, studiosi, rispettosi. Sarà anche vero, ma sono troppo vecchia per crederci ancora. Lo stesso però vale per i ragazzi. I dubbi di hanno eccome!
    A tale proposito ricordo di un intervento in Controluce di Riccardo quando narrava dei suoi esami all’università e della storia dell’uccellino che era caduto dal nido.
    La mia modesta opinione è che quei professori non ” sono”. Allora recitano il ruolo di coloro che si fanno valere con il terrore. Queste cose viste da uno di una certa età ed esperienza nella vita fanno sorridere, ma un ragazzino ha bisogno di sostegno, di imparare a credere in sè. Non si possono insegnare dei valori che non si posseggono. La cosa stona e parecchio.
    A Lorenzo ho detto che se si sceglie di essere coerenti con se stessi la vita diventa molto difficile, l’unico sostegno è credere in se stessi e poi, chi vivrà vedrà. Essere uno yes man è più facile, essere un uomo contro può sembrare più complicato. Non so, forse aiuta sapere che molti dei grandi personaggi sono stati tutti uomini contro.

    Bel faro Cele. Buoni il tè e i biscotti, la torta di Sir Biss e soprattutto la compagnia.
    Pinuccia

  7. Commento a Riccardo su “chi è meglio di chi”
    Grande problema quello della scala dei valori.
    Tutta la vita viene impostata su scale di misura. Il collega Ric ricorderà quanti esami universitari ci ha fatto. Dove gli hanno insegnato che qualcosa è più grande o più piccola rispetto ad un’altra. E gli hanno anche dato dei riferimenti metrici per stabilire “quanto” qualcosa è più o meno.
    Non solo ma tutta la scuola è basata sul voto (che è ovviamente una misura rispetto a parametri prefissati. Un basso voto non è sono meno di un voto alto ma…caspiterina, è “peggio”.
    Quindi, identificando il voto con la persona che lo prende, la scuola ci abitua a pensare che chi prende un voto alto sia “meglio” di chi ne prende uno basso.
    Ma se si estende tutto questo alla scala dell’etica, o dell’educazione, o dello spirito, ci si accorge che i riferimenti metrici sono poco applicabili.
    Per tale ragione alla deficientissima domanda “quanto mi ami?” credo sarebbe rispondere con “ma che cavolo ne so?”
    Però, poiché siamo abituati a sottoporre tutto a misura, di fronte alla misura dell’amore entriamo in crisi e andiamo dal “tantissimo” al “immensamente” fino al tombale e realmente angosciante “più di ieri meno di domani”
    Ovviamente questo è estensibile a qualsiasi altra espressione dei sentimenti, dell’anima e delle performances rispetto alle aspettative.
    In fondo possiamo dire che Tizio e meglio di Caio se io considero ottimale (e quindi conforme alla mia aspettativa) la performances che farà Tizio.
    Ne deriva che il meglio o il peggio sono tali soltanto in confronto a delle aspettative umane.

    Ovviamente, più ci si avventura in un ambito spirituale più tutto ciò non ha senso in quanto è l’esperienza spirituale stessa che non accetta misure e parametri di riferimento.
    Ma questa è un’altra storia.

  8. scusate:
    errata
    Un basso voto non è sono meno di un voto alto ma…caspiterina, è “peggio”.
    corrige
    Un basso voto non è soltanto “meno” di un voto alto ma…caspiterina, è “peggio”.

  9. Molti anni fa un ex ex ex fidanzato mi scrisse un biglietto con l’allora di moda ti amo piu di ieri meno di domani. La storia finì non certo per questo ma perché era un amore adolescenziale però ricordo bene che lo trovai brutto nonostante il mio romanticismo, soprattutto perché era una frase di moda, che ha fatto vedere un mare di medagliette d’oro e oggetti vari, dai portachiavi alle torte. Anni dopo, al pensiero, gli concessi l’attenuante dell’età: eravamo ragazzini o poco più. A proposito delle cose che si dicono invece mi impressiona parecchio la moda, di adesso, di chiamare l’altro/l’altra “amo”. Amo, dove si va stasera? Amo, porti fuori tu il cane? È terribilmente brutta in sé, come lo sarebbe anche pronunciata tanto ripetutamente per esteso, a mio avviso. Chiamare sempre “amore” qualcuno, rende routinario qualcosa che invece dovrebbe essere consegnato in un momento speciale, quando sgorga da un pensiero urgente, bello, intenso. Troncata poi, in “amo” è addirittura offensiva. Ecco. Era solo una parentesi. Ora vado a prendere la mia nipotina.

    Bentrovati tutti. Vi rilascio la parola. Mi raccomando niente acronimi. Io sono, casomai, un AMORE di donna. Chiaro? Ecco.
    🙂

  10. Cele, inevitabilmente mi viene in mente la scenetta di Gigi Proietti:

    Due amici si incontrano in un bar e uno dice all’altro:
    – Come va con tua moglie?
    E lui risponde:
    – Mah, così e così.
    Poi gli domanda:
    – Perche?
    E lui:
    – Ieri le ho chiesto “Amore, mi prepari da mangiare?” e lei mi rispose “Sì, caro.”. Dopo le chiesi “Amore, mi porti il dolce?” e lei mi rispose “Sì, caro.”. Poi le chiesi ancora “Amore, mi porti il vino rosso che c’è in frigorifero?” e lei mi rispose “Sì, caro.”.
    Poi lo interrompe dicendogli:
    – Ma da quanti anni è che sei sposato?
    E lui risponde:
    – 40 anni.
    E allora gli dice:
    – Ah, che bello: ancora la chiami “amore”?
    E lui risponde:
    – E’ che non mi ricordo più come cazzo si chiama….

    http://www.frasi.net/autore.asp?autore=Gigi+Proietti

    Mi sembra come minimo calzante riguardo la maleducazione delle parole…
    Che personalmente odio.
    Usare le parole svuotandole del loro significato dovrebbe essere punito per legge. Per offesa all’integrità stessa delle parole, dei concetti che le pervadono, che si incaricano orgogliosamente di trasmettere. Perchè le parole puoi anche romperle eh, come un bicchiere di cristallo, uguale uguale. Si fa ripetendole fino a svuotarle del loro significato. Usando superlativi senza che ce ne sia bisogno, all’americana, avete presente? “Ma tutto ciò è mmmmmeravigliooooso!!! Sono così entusiasta di questo nuovo XXXX!!! ”
    Ma de che? Aho, aripijiate.
    Perchè “Chiamare sempre “amore” qualcuno, rende routinario qualcosa che invece dovrebbe essere consegnato in un momento speciale, quando sgorga da un pensiero urgente, bello, intenso”. E altro non ho da dire riguardo a questo argomento :-).

    Pieffe:
    “Misura ciò che è misurabile, e rendi misurabile ciò che non lo è”. Questa frase mi ha sempre dato un certo disturbo, da sempre. Perchè perdio, ci sono cose che misurabili non sono per loro stessa natura, quali quelle che hai citato te. Poi, crescendo, sapendo meglio la realtà in cui viveva il nostro Galileo, uno dei primi grandi/piccoli uomini dell’era moderna, ecco, mi ha fatto un po’ tenerezza questa sua convinzione, questa sua necessità e assoluta sicurezza di razionalità, dopo secoli di oscuro dogmatismo e violento “ipse dixit e non rompere i santissimi”. Già. Ogni pensiero va inserito nella situazione che lo ha generato per essere compreso, e si capisce come spesso si vada per estremi…
    Però io facevo, nel mio intervento di prima, quella che altro non è che una provocazione, ma fino ad un certo punto. “Chi è meglio di chi, e perchè”, nel senso che ognuno di noi, coi suoi valori, con i suoi credo, stila una sua propria, inconfessabile, scala, e faccio una ipotesi: “io sono meglio di un calciatore ignorante che piglia un sacco di quattrini, o è meglio lui perchè ha trovato il modo di, non “essendo” nulla, nel senso di Fromm, ha però tutti i suoi desideri soddisfatti alla faccia degli sfigati come me che fanno un sacco di discorsi noiosi e poi non concludono nulla?”
    E, ovvio a questo punto: il fine giustifica i mezzi? Chi ottiene i risultati va premiato in ogni caso, e se no, con quali limiti?
    Insomma: la morale, l’etica: paga? E quindi … “chi è meglio di chi”?
    Un po’ stile Calvino, lo so, e sarebbe passato anche un centinaio d’anni da queste domande… ma per me sono cose delle quali parlarne un po’ e ridere, e magari fare il viso rosso discutendone, serve a chiarirsi le idee.
    Questo rischio non si corre coi programmi di metà pomeriggio eh.
    Saluti da un riccardo magmatico.

  11. Scusate … a caldo: caldissimo: (sarà il magma? ..)
    Meglio il calciatore, perché ho già detto mille volte che se nasco un’altra volta FACCIO LA VELINA
    Quindi NON toccatemi i calciatori, non sia mai che rinasco per davvero e poi son finiti i calciatori!
    Eh no no eh!!! Fregata due volte in due vite proprio no!!!
    Ecco. Perfindunque!!

  12. I superlativi…
    Bella storia. Causa di allergia da un po’ di tempo a questa parte. Come anche la facilità con la quale spesso la gente dice: è un bravo medico, una bellissima persona, un insegnante preparatissimo, un uomo onesto, una persona generosa, una ragazza cariiiiina guarda.. carinissima! Mah. Sarà che sto diventando cinica, o forse realista, o forse (vi prego ditemi che non è assolutamente vero) sto invecchiando, fatto sta che tutta sta magnificenza io…. non la vedo.
    Ecco. La misura, e la cautela. La vita insegna a misurare con cautela. Misurare… misurare che e rispetto a cosa. Feynman (ebbene si, qualcosa ho letto anche io) diceva che “c’è tanto spazio là sotto” tant’é che si potrebbe scrivere l’intera enciclopedia britannica sopra la capocchia di uno spillo. Con un microscopio é possibile rimpicciolire, non solo ingrandire: basta invertire le lenti. Quindiiiii (e adesso sto per incartarmi perché io so dove voglio arrivare, quel che non so è come fare a spiegarlo) grande, piccolo, troppo, poco, troppo poco…. tutto dipende da RISPETTO A COSA? Per dire che il signor A è meglio del signor B? Ma rispetto a chi, a cosa, e soprattutto chi è che lo afferma?

    Ma il domandone finale è “ori, ma perché ti sei ingessata in questo casino, adesso come ne esci?”.
    E siccome tutto ciò che è infinitamente grande è uguale a ciò che è infinitamente piccolo, vi lascio un piccolissimo augurio di buonanotte.
    Ecco.

  13. E’ incredibile come un medico, se ti ha risolto un problema, diventi un bravo medico. Oppure l’impiegata Inps, dopo decine di telefonate, che ti aiuta a chiudere una pratica, diventa bravissima. Forse sto invecchiando anch’io. Mica ho scoperto l’acqua calda…
    Però, se un blog piace e fa sentire a casa, viene naturale dire che un blog speciale. Vero, Cele?

  14. Vero Sir Biss, Sono pienamente d’accordo.
    Per la merenda:stanno maturando le ciliegie: Buone, ma devono necessariamente essere raccolte dall’albero e mangiate lì. Se non il gusto cambia: parola di nipoti!
    Buona serata
    Pinuccia

  15. Se fossimo vicini verremmo tutti sotto l’albero.
    Si sta bene sotto un albero.
    A proposito di alberi, sono giorni che per le strade si sente un meraviglioso profumo di tiglio. Sono in fiore, e il profumo è qualcosa di speciale. Delicato e intenso al contempo. Un odore che fa bene, entra dentro e ogni inalazione è un regalo. Ieri sera passeggiavo in una cittadina da queste parti e questo odore mi ha accompagnata per tutto il tempo. Non so se potete credermi, ma per un’ora mi sono sentita in pace con il mondo. Meraviglioso tiglio. Bellissimo, maestoso, generoso dispensatore di benessere. Ne ho ringraziato uno gigantesco, sono stata un po sotto i suoi ramoni e l’ho ringraziato a voce alta. Io credo che quel gigante mi abbia sentita.

  16. Ho il cesto pronto, Pinuccia. Quando le raccogliamo?

    Sono d’accordo con te, Cele. Il tiglio è meraviglioso e il suo profumo fa bene. Poi, quanti ricordi…

    Sir Biss

  17. Ma subito! se non si coglie l’attimo, poi arriva il giuanin, capito cosa è?

    Meraviglioso il tiglio, davvero Sir Biss. Profumato prima e poi ombroso per tutta l’estate .

    Buona domenica di quasi mezza estate. Almeno per le temperature
    Pinuccia

  18. Il giuanin, certo. Quando ero piccola e sentivo i miei parlarne, pensavo fosse un folletto delle ciliegie…
    Un saluto accaldato dal lago.
    Sir Biss

  19. Non sono amante delle ciliegie, nè delle fragole (a parte quelle piccoline di bosco) e .. udite udite nemmeno del cioccolato. Sarò grave?
    In compenso adoro noci, mandorle, nocciole, arachidi, fichi, pistacchi.

    A proposito di folletti
    I folletti esistono, oramai lo sappiamo e ne abbiamo le prove. Ma non serve tanto vederli, quanto sentirli. Loro si fanno sentire in molti modi: ci avvertono di cose, ci mandano segnali vari, ci sussurrano. Siamo noi a non volerli ascoltare e siamo troppo distratti per accorgerci di loro. Imparare a “sentire”. Pensare che loro a volte urlano!! Ma noi: macchè!! Niente!

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