2 pensieri riguardo “OMAGGIO DI MAGGIO

  1. Gli iris! Quando ero bambina avevamo una vigna sopra il cocuzzolo di una collina e per raggiungerla si doveva attraversare un sentiero in un bosco, scosceso, tutto in salita, e pietroso
    I proprietari del bosco, che avevano anch’essi una vigna vicina alla nostra, avevano piantato ai lati del sentiero dei rizomi di iris e quando era la stagione, questa per l’appunto, era una meraviglia salire su circondati dagli iris. Erano ovviamente quelli viola, non colorati come si trovano ora. Gli iris non hanno una fioritura lunga e a se ci penso mi chiedo come mai quei signori, che all’epoca consideravo anziani, ma forse erano più giovani di quanto lo sia io adesso, abbiamo avuto l’idea di salire su quel bosco con una zappa, un cestino di rizomi e piantarli. E poi periodicamente portare su l’acqua per bagnarli.
    Forse lo hanno fatto per il piacere di farlo, perchè abbellire il bosco dava loro la gioia che poi condividevano con chi passava da quelle parti. Forse perchè c’era il piacere della cura.
    Magari se qualcuno chiedeva loro perchè l’avessero fatto avrebbero potuto rispondere con: perchè sta bene. Mica tante parole o spiegazioni. Loro erano contadini, ma avevano, almeno è così che immagino, il sorriso negli occhi.
    Chi si sognerebbe ai giorni nostri di fare una cosa del genere?

    A volte penso che mi piacerebbe salire su quella collina per vedere se è rimasto qualche traccia di iris. M non credo: sono passati tanti anni, i proprietari sono cambiati. Gli iris non sono produttivi e a chi può interessare coltivali ai lati di un sentiero scosceso?

    Pinuccia

  2. Intanto grazie per questo bello, delicato e anche personale intervento. Noi raccogliamo volentieri spaccati di storia dei nostri ospiti, gocce di ricordi. Sono preziosi, qui.

    Di solito non raccolgo mai i fiori: ritengo che i fiori recisi siano tristi. Viene tolta loro una vita vera per abbellire le nostre case. Pero’ l’altro giorno, a seguito di un acquazzone fortissimo, mio marito ne ha trovati alcuni praticamente spezzati, maturi, quasi pronti a sfiorire e allora ne ha messi 5 in casa, nel nostro salotto. Hanno profumato casa per giorni. Così come si sente immediatamente il profumo non appena di apre la persiana della finestra che si affaccia sulla parte del giardino dove sono piantati.
    Non sono sicura se necessitino di essere bagnati: forse hanno una resistenza, se piantati per terra e non nei vasi. Forse sanno attingere ciò che serve loro direttamente dalla terra come succede a tutto ciò che sa difendersi dall’inverno, e rinnovarsi da sè ad ogni primavera.

    Di certo qualcuno li ha piantati, su per quelle colline. In effetti ci si domanda: ma in tempi aspri, dove era duro vivere, coltivare la terra, magari per una raccolta misera, perchè mai poteva essere importante piantare fiori?
    Bè, la risposta, concordo, sarebbe stata la più semplice del mondo: perchè sono belli.
    Perchè poche cose sanno essere una gioia per occhi e olfatto quando un fiore. Perchè un fiore è la prova della rinascita, della rigenerazione, della bellezza, e anche di una grande forza che eppure appare come estrema delicatezza. Forza e delicatezza dimostrano di non essere concetti opposti. In un fiore, più che in ogni altra cosa.

    Ho visto tante volte grandi e ruvide manone di operai e contadini coltivare fiori o raccogliere gattini spauriti o coniglietti. Un contrasto che mi è sempre rimasto nel cuore e che fa parte del mio intimo da sempre.

    Mio padre coltivava un orto, l’ho sempre visto la sera, dopo il lavoro, tornare a casa e andare nell’orto a strappare erba, bagnare, curare.
    E piantava fiori, in una zona dell’orto e nel pezzo di terra davanti casa. Dalie, Rose, Iris (li chiamava “spadoni”) e tra le sue mani di idraulico, abituate a stringere tubi, ogni fiore sembrava in pericolo ma non lo era mai.
    Ero molto meno al sicuro io, con le braccia e il mio viso delicati, perché la tenerezza non era contemplata, era quasi vergogna, per cui una carezza, un buffetto, risentivano sempre di quel riserbo, tipico di quel modo di pensare e di essere che non lasciava spazio alle “smancerie”.
    Peccato, perché la tenerezza e la dolcezza sono necessarie, indispensabili per ognuno, e indice di maturità, veicolo di gioia, felicità, appagamento. Menomale c’era la mamma….
    🙂

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