COLORI DI ORI

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Qual è il colore che preferisci, zia?

Il celeste, Aurora, lo sai da sempre. Mi piace il celeste, l’azzurro, il turchese. Insomma amo i toni che dall’ azzurro finiscono dentro il blu, o nascono dal blu. Mi piace il colore del cielo, il turchese delle pietre incastonate nei monili d’argento. Mi piace il blu.

Ma tutti i colori sono potenti. Non esiste un colore che non lo sia, perché ogni colore sa abitare la nostra anima, parlarci, evocare ricordi sepolti dentro i crepacci della memoria, riportare suoni, odori. In modo dolce o prepotente, gentile o sgarbato.

Diventa filo che cuce brandelli di esistenza, passato con presente. Buca la tela del tempo, libera emozioni intrappolate nei cristalli del tempo e credute sopite. Seduce, brucia, palpita, strugge.

L’arancio al tramonto incendia i cieli, è una striscia di tela che cuce il giorno con la notte, ma dentro è anche un sabato di luglio, senza vento, e un mare immobile come una distesa di cemento e un orizzonte finito, silenzioso come un muro.

Ma  è anche  la colata di luce che inonda e bagna la stanza, penetra attraverso fessure irregolari di persiane di legno della vecchia finestra sul lago, gioca a disegnare strisce dorate sulla pelle sudata, accompagna la danza intima e antica dell’amore.

L’azzurro è quel cielo di maggio, sfacciato, assurda cornice di  una lettera scritta a mano: parole come perle scure di una collana di piombo sui giorni a venire.

Ma è anche una sciarpa, incontrata per caso in un giorno di pioggia e di vento, arrotolata più volte sotto due occhi scuri penetranti come spilli che mi hanno sciolto il ghiaccio nel cuore. Sono ancora grata a quegli occhi, lo sono ancora, dopo tanto tempo.

E il verde? Il verde …. Il verde sono camici, camici e odore di medicine, e sensazione e odore di metallo e di freddo. Verde è una testa che si scuote, due braccia allargate, bocche serrate eppure urlanti di verità impietosa.

E verde è l’erba, sotto i miei piedini nudi, la sensazione di appartenere alla terra che sotto la pianta dei miei piedi pulsa e vibra e respira. Verde è il colore degli alberi, punti di sutura tra terra e cielo, custodi dei pensieri del vento, dispensatori del fiato di Dio sulla terra.

Bianco. Il bianco è l’inverno,  il ritorno in una casa che non era più la mia. I silenzi e i passi lievi, la stanchezza, la speranza. La consapevolezza. La fine dell’anno e la fine di altro.

Ma è il colore della neve, l’altra, quella  della gioia dei bambini. E’ quello dell’infanzia. E poi è quello che accende una camicia un pomeriggio afoso di giugno, e le lenzuola stese, e ogni nuovo giorno, che ruba la scena ai violetti e ai rosa dell’alba. E’ la luce della luna che,  feconda,  chiama a sé il mare e poi semina stelle nuove in cielo.  È il colore della verità,  quello che non nasconde, non mente mai, forse non per scelta ma perché non può. È identico al nero, il suo opposto, l’altra sua faccia nelle regole dell’universo.

Ogni colore può essere amato, odiato, maledetto e benedetto. Ognuno può abitare più parti dell’anima, lacerarla, renderla libera, accenderla, soffocarla, proprio come fa un odore,  un sapore.

Hanno mille dita, colori e sapori e odori, capaci di frugare nella borsa della vita, dietro gli occhi,  dentro il cuore. Dita che sanno spettinare, arruffare, disordinare, seppellire e scoprire segreti. Curare, guarire, trafiggere, stupire.

12 pensieri riguardo “COLORI DI ORI

  1. Amo il blu e le sue sfumature. Da sempre.
    Anche se trovo che ogni colore sia bello. L’autunno e i suoi colori. Il verde degli occhi di una persona speciale. Il rosso della fiamma nel camino…
    Hai descritto così bene colori ed emozioni che ogni aggiunta da parte mia rovinerebbe l’incanto.
    Un saluto a te, Cele, e a tutti i Controlucini dal grigio del lago.
    Sir Biss

  2. Lo scorso anno, più o meno in questa stagione, avevo assistito ad una conferenza promossa da una Corale in cui si parlava della musica di Scrjabin e della pittura di Kandinsky : la relazione suono- colore.
    Scrjabin, aveva abbinato le note ai colori, tanto da costruirsi una tastiera tutta colorata. Che so, al rosso abbinava il Do, il celeste al Mi, il verde al La e così via. Alla fine della conferenza è stato proposto un giochino: costruire una musica tutta nostra con i colori delle note. Ovviamente pochi, per non dire quasi nessuno, sapevano qualcosa di musica. E allora via con la fantasia: abbiamo “composto”. Per un attimo ci siamo sentiti grandi compositori fino a che la maestra del coro ha eseguito al pianoforte il frutto del nostro gioco: dire che era pietoso è solo un eufemismo.
    Vabbè….

    Leggendo il post di Celeste mi è tornata alla mente quella esperienza piacevole.

    Il mio colore: da sempre il verde in tutte le sue sfumature.
    Pinuccia

  3. Grazie Pinuccia di averla condivisa. Interessante, come sempre.
    Ho letto qualcosa di Goethe e della sua teoria dei colori: saperne di più è uno dei miei tanti nodi al fazzoletto. Anche il nostro Pieffe ci potrebbe dire molto sui colori.

    PS ho sorriso al tuo esempio di abbinamento Celeste al MI, come Milano 🙂
    PS2 il verde era anche il colore preferito della mia mamma.

  4. Vorrei contribuire: ma per approfondire il tema ci vuole troppo tempo (ci ho provato in altre sedi, come sa Celeste) ma poi si rischia di andare sul professorale (insomma…due palle).
    Però devo dire la verità, non sono mai riuscito ad apprezza Skriabin forse perché non amo neanche molto Kandinsky. Colpa mia: sono rimasto al Veronese, a Tiziano: arrivo con piacevolezza agli impressionisti e con sforzo fino ai preraffaelliti. Poi…di fronte al “moderno” crollo miseramente. E poiché musica e pittura vanno a braccetto ovviamente fuggo dalle sale da concerto quando c’è Berio e dai musei quando ci sono le “installazioni”.
    Ho apprezzato molto Goethe (anche se tutto il mondo scientifico lo ha aggredito sulla sua “teoria dei colori”) e le sue scale cromatiche sono anche un ottimo riferimento musicale (assai migliore ed efficace, a mio avviso, di quello di Scrjabin).
    Beh aprire un discorso sui colori è come aprire le porte dell’infinito. Meglio fermarsi prima.

  5. Confesso la mia ignoranza: non avevo mai sentito parlare di suono e colore abbinati, Non sapevo nemmeno della teoria dei colori di Goethe prima che Celeste ne parlasse qui.
    La musica mi sono sempre limitata ad ascoltarla così, da profana, la pittura ad ammirarla. E non sempre apprezzo tutto ciò che vedo. Non mi piacciono gli effetti spettacolari, non comprendo le spiegazioni iperboliche. Sono un po’ vecchietta e i miei gusti vanno un po’ più sul classico. Non è che vado in brodo di giuggiole ascoltando Skriabin o vedendo i quadri di Kandinski e compagnia bella.

    Quella conferenza è stata piacevole: ho scoperto un altro mondo di cui non avevo alcuna nozione. Non ho approfondito il discorso perchè non si può approfondire tutto nella vita, e carne al fuoco ne ho già abbastanza. Ma non si sa mai. Non do mai nulla per scontato.

    E’ stato divertente disegnare pallini i colorati, un po’ più grandi, un po’ più piccoli, un po’ più in su e un po’ più in giù su un pentagramma, così un po’ a caso. Tutto fatto così a caso. Era un po’ come tornare all’asilo, era un gioco. Si sapeva in partenza che ne sarebbe venuta fuori una schifezzuola Ma anche quella schifezzuola faceva parte del gioco.

    Tanto per la cronaca: ripiove!!!! Anzi un po’ di più.
    Pinuccia

  6. Pinuccia
    La tua è stata una esperienza affascinante a prescindere dal fatto che fosse Kandisky o Raffaello o Mozart. Credo di capire che il nocciolo fosse proprio l’abbinamento colore-suono. E’ questo, ad essere affascinante.

    Goethe, per quel poco che so, ha lavorato sulla relazione dell’occhio che osserva il colore e il colore stesso, dimostrando anche la sensazione che ogni colore sa produrre. Un pochino in tema con il post, se vogliamo. Colore-emozione al di la’ della spiegazione “scientifica” e meccanicistica, matematica e puramente ottica. Colore-sensualità, esperienza sensuale. Ecco.
    Del resto, tutti i popoli di tutto il mondo, hanno sempre utilizzato il colore come simbolo. E poi basta osservare i colori della natura, i suoi colori nelle varie stagioni.

    Pieffe ce ne potrebbe parlare a lungo e staremmo ad ascoltarlo con infinito interesse.

    Ne sa molto il marketing: i colori quali l’arancione e il giallo, per esempio, stimolano l’appetito, e accelerano il battito cardiaco.
    I colori azzurro e verde, rassicuranti, il violetto che lenisce e calma, sono legati al relax: non si è mai visto una confezione di talco o di bagno schiuma e creme in packaging rosso, arancione, giallo.

    Scelte accurate, la scelta dei colori delle confezioni di ciò che consumiamo, capaci di influenzare il mercato in modo determinante, e di fare centro molto più (e molto prima) del contenuto.

  7. Perché fermarsi prima delle porte sull’infinito?
    Perché siamo già tanto fragili sulle nostre piccole emozioni finite, sulla terra e sull’aria, sulla percezione e sulla illusione, sul volo tra le stelle e sulla contemplazione della luna.
    L’infinito richiede anime eroiche, pronte ad affrontare un abisso insondabile senza più alcuna paura.
    Ce ne sono poche di anime così.

  8. Si, certo.
    ma penso che siano in molti ad avere, ormai, poche paure. Capita che la vita trascini in abissi profondi e insondabili, capita in un giorno normale, magari un giorno di sole, con i bambini che giocano a palla sul prato. O nel cuore di una notte preceduta da una sera serena, giocosa, una notte normale, dentro la quale due bambini di sono addormentati, con il pigiamino color pastello, certi che niente e nessuno avrebbe strappato il loro diritto di sognare e di crescere, con la protezione di genitori e casa.
    In quanto agli eroi, ne vedo un esercito, ogni giorno. Uomini e donne che si alzano tutte le mattine senza la certezza di sapere se la colazione che stanno preparando ai figli prima di scuola sarà possibile anche domani. Perché non sanno se domani prenderanno di nuovo il treno che li porterà lavoro, perché non sanno se domani avranno ancora un lavoro. Un esercito di eroi silenziosi che non si conoscono attraverso telegiornali o libri e non stanno su wikipedia, ma ogni giorno, viaggiando, ascoltando, camminando. Guardando.
    Come anche sono i genitori di Tatiana, e quelli di Yuri, due figli “diversi” eppure mai abbandonati un solo giorno, cresciuti in casa con amore e dedizione e serenità, esaltata da piccoli episodi, minuscoli per chiunque ed enormi per loro. Eroi dei quali mai nessuno parlerà, che nessuno aiuta nessuno ascolta se non qualche altro silenzioso eroe disposto a dare una mano grattando un po di tempo dai muri, eludendo per un po la stanchezza, dividendo un sorriso, e un poco di energia, quella che resta dopo una giornata densa di lavoro e di corse.
    Non lo so se tutto questo corrisponde a piccole emozioni rispetto all’infinito… non lo so. So che molta gente non ha paura di alcuna porta aperta perché forse ha perso ogni speranza e dietro ogni porta aperta ci può essere quel vento, quel colore, quel sapore o odore, o luce che ancora può essere di speranza.

  9. E poi: noi apparteniamo a quell’infinito. È il luogo da cui proveniamo, e al quale andremo. Forse è ciò che sta nel mezzo che dovrebbe farci più paura. Ma come sempre si ha meno paura di ciò che si conosce, ma in realta non conosciamo un bel niente. Perché quindi aver paura?

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