PAROLE CADUTE

le-parole-e-le-stelle

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Ci sono notti di pensieri che si arrotolano, si attorcigliano, imbrigliano i pensieri, mescolano le carte del passato, ci sbattono davanti ad uno specchio dentro il quale si specchia uno specchio. Dietro il quale ci si nasconde la verità, come briciole sotto il tappeto. Notti in cui ci si casca, dentro lo specchio, come fosse un lago. Uscire è difficile quando non sappiamo dentro quale specchio si è finiti. Ci sono notti che hanno forbici che tagliano corde, cesoie per catene, accette per ali. Notti che hanno mani.
Notti che non sono amiche: reti di maglie strette al posto di velluti a riparare spalle, a donare sonni, sonni di riposo, capace di distendere i segni sul viso. G
entilezza per zigomi e guance. Culla per sogni, carezze  sul petto che respira.

Notti di pietà per le parole belle, cadute nei crepacci dell’incomprensione, abissi di pietra dentro i quali la mano non passa. Come il braccialetto caduto alla bambina nella grata del marciapiedi. Niente, non recuperi niente. Sai che sono lì, e ci vuole pazienza, un filo di nylon e una canna da pesca e un bel po’ di tempo. Ma non hai tutta questa roba, non ce l’hai: disponi solo di altre…. parole.

Allora le chiami, le parole belle, provi a farle salire da sole. Ci provi, perché erano belle davvero …  appena nate. Nate da un cuore disteso, che stava anche bene, cadute forse perché accecate dalla luce. Bisogna proteggerle, le parole belle, e tenerle solo sul cuore. E’ un posto sicuro, il cuore. Per questo cerchi di passarle, velocemente, da cuore a cuore…

Ma a volte cadono se il cuore non è pronto, se non può ricevere, se non è sereno: sono parole senza paracadute e senza rete, quelle che nascono dal cuore. Senza protezione, senza cappotto, senza biglietto di ritorno, senza istruzioni. Non sono andate a scuola.

Quelle che nascono dalla testa invece sono più furbe ed equipaggiate. Hanno corde e ramponi, hanno l’assicurazione, il passaporto con la marca, la garanzia e anche la scorta. Sanno mescolarsi, mimetizzarsi, sanno nuotare e camminare. Sanno fare tutto tranne volare, ma alle parole che nascono nella testa non serve volare. Sanno anche contare, e crescere. Si nutrono di altre parole, rotolano, come la polvere sul parquet, e diventano giganti e resistenti. Sono spesso sapienti, sfuggenti, scivolose, drenanti, assorbenti. Taglienti, esperte, capaci.

Le parole che nascono del cuore sono tonde, morbide, semplici, indifese. Vento e pioggia possono appesantir loro le ali. Sono svestite, delicate, esposte,  e non sanno che fare una volta cadute …  non si alzano più. Si può provare a salvarle, rimetterle in fila per farle tornare a casa. E’ un posto sicuro il cuore che le ha generate: forse le può ancora salvare, proteggere, scaldare e tenerle con sè.  Vi sono notti in cui ci si può solo provare. 

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30 pensieri riguardo “PAROLE CADUTE

  1. L’ultima volta che ho salvato delle parole ero vestito da giovane esploratore e c’erano delle parole che stavano uscendo da un cuore che stava proprio sul ciglio della strada. No forse non ero vestito affatto, non ricordo bene. Vabbè non importa.
    Comunque ricordo che le parole non volevano assolutamente essere salvate, un po’ come accade alle vecchiette con i giovani esploratori che, come è noto le costringono ad attraversare la strada; e quelle insistono che non vogliono attraversarla. Ma si sa: i giovani esploratori devono assolutamente far attraversare le strade alle vecchiette.
    Allora così accade con le parole. Quelle migliori sono quelle che restano nella bocca. E quelle veramente perfette sono quelle che non ne escono.
    E’ ovvio che bisogna sparare metodicamente su tutti i giovani esploratori che magari, presi da un raptus salvifico, decidono di andarle a prelevare, perfino dentro il cuore.

  2. Le parole… o le Parole… quelle del cuore le hai descritte proprio bene… a volte è meglio serbarle al riparo perchè, c’è anche questo rischio, possano ferire, non essere comprese e capite al contrario.
    L’esempio di PF è calzante… un gesto da “fare” a tutti i costi? Ma l’altro lo vuole davvero?

    Ecco da Parole nascono domande e dalle domande altre Parole… così è il ciclo della vita

  3. Eh si che è da fare a tutti i costi. Le mie parole belle non posso essere disperse. O arrivano a destinazione, oppure debbono rientrare a casa. Io le rivoglio, sono mie. Hanno il mio odore, sapore e hanno rappresentato.. me. Non le lascio in giro. Nemmeno per sogno!

  4. Le parole sono un gran problema.
    Ma la loro bellezza più profonda non è nella logica (nei significati che assumono associandole fra loro) ma nel loro suono primario, nel loro seme fonetico, nel loro respiro.
    C’è stato un tempo in cui l’uomo conosceva la bellezza del suono e del segno. Era il tempo in cui conosceva anche la bellezza del silenzio. Era il tempo in cui l’uomo viveva la religiosità vibrante che lo animava.
    Tutto ciò…nel paleozoico.

  5. Le parole sono dei messaggeri. Sono personcine semplici e di buona volontà, ma sono piccoline. E non ce la fanno a fare cose complicate. Basta una porta chiusa, che non ci arrivano alla maniglia. Basta un tragitto un po’ più lungo, che le gambe gli si stancano e bisogna che si fermino. Loro fanno quello che possono e, se ci pensate, a volte chiediamo loro cose veramente complicate, compiti difficili per dei messaggeri con lo zainetto. Eh. Gli si chiede di trasmettere le “cose che sentiamo dento”. Ba, eh. Facile. Glielo chieidiamo anche quando nemmeno noi le abbiamo capite bene, però chiediamo alle parole di trasportarle a qualcun’altro. Che poi loro il messaggio lo portano, ma lo danno ad un orecchio che anche lui c’ha il suo da fare, che poi lo consegna al cervello che ha le sue palle e mica ci capisce tanto di cuore lui, e fa una traduzione letterale, e nemmeno, spiattellando il messaggio su gugol e mandando avanti quello che gli viene… ma pari pari eh. Escono fuori robe incomprensibili, e noi diamo la colpa alle parole.
    A volte ho compassione delle parole. Che sembrano elaborate e forbite, e invece sono come il pruno del fiore del Piccolo Principe: non sono adeguate a qualcosa di più complicato che non sia chiedere dove sia la stazione o per avere mezz’etto di caramelle di liquerizia.
    E allora dobbiamo usare tutto quello che abbiamo per fare si che quello che si sente arrivi per davvero. Le parole vanno mandate in macchina, aiutandole con gli sguardi, bisogna mettergli il cappotto usando le mani, per i gesti e per il contatto. Bisogna dargli le radioline con un sacco di sorrisi. E allora vedrete che questi messaggeri, questa volta attrezzati, sapranno spiegarsi meglio, e non ci saranno più parole del cuore, perse in mezzo alla strada…

  6. Nessuno, mai, riesce a dare l’esatta misura di ciò che pensa, di ciò che soffre, della necessità che lo incalza, e la parola umana è spesso come un pentolino di latta su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle.

    Gustave Flaubert

  7. Come nascono le parole? perchè ce ne sono alcune che messe in fila sono così belle che aprono il cuore e la mente, sono armonia perfetta e poi ce ne sono altre che feriscono più di una spada? Va beh che nascono dai pensieri che ci stanno dietro, ma la loro articolazione come nasce. Chi ha deciso che una è uno zuccherino e l’altra uno schiaffo?
    Che domande mi pongo in un giorno di pioggia, influenzata e con il naso che cola. Che lor signori abbiano pazienza e perdonino
    Pinuccia

  8. Quando uno dice “voglio avere l’ultima parola” chissà se si rende conto di che cosa terribile sta dicendo. E pure “prendo la parola” mica è male.
    Una volta ho visto una parola che scappava come una lepre perché non voleva assolutamente essere presa. Per non parlare di tutte quelle che cominciano per zeta che temono sempre di essere le ultime. Nel Le Monnier, quando ero giovane, l’ultima parola era zuzzurellone che, mi piaceva molto e l’avrei presa volentieri per prima. Adesso ci hanno aggiunto zwinglismo (la dottrina dei seguaci di Zwingli) e dopo ancora c’è zzzz (che vuol dire ronzio.
    Bah. era meglio zuzzurellone.

  9. esco un po’….e quando torno trovo un sacco di parole e voi controlucini infilati e avvolti dentro di esse.
    che posto caldo è questo blog….quasi mi si appanna lo schermo

  10. E, a proposito di parole qui è caduta la possibilità di vederci a Milano per l’ipotetica fiera, che si è dimostrata una fierissima sòla.
    Ma atterrerò ugualmente da quelle parti verso fine Aprile

  11. non credeteci! Lo dice da tre anni.
    Senza e-venti mi sa che non ci viene.
    Bisogna organizzare un evento. Il cioccolato va benissimo.
    Qualche idea?

  12. Mettiamo all’opera Sir Biss e le sue favolose lasagne. Il cioccolato, dopo Pasqua forse non è il caso. Poi, fa già caldo adesso!! Ma se qualcuno lo vuole, nulla da obiettare. Eppoi solo il piacere di incontrarci non sarebbe di per sè un evento favoloso?

    Sù, sù non disperiamoci: non si suol dire: si chiude una porta e si apre un portone?
    Parole sante anche quelle.
    Pinuccia

  13. mmmhhhh le lasagne…? Dopo il cioccolato, i massaggi e il sesso (in ordine), diceva mia cugina Pi-nup, non c’è niente di meglio.

  14. Si sappia che non mettiamo limiti alla provvidenza: ogni confort che possa dare piacere ai sensi o all’animo è accettato con entusiasmo, vero?
    Pinuccia

  15. Rodo è già eccitato all’idea di ritrovarci tutti. Con il lago a due passi. Matildo mi chiede di Miciola. Non ho il coraggio di dirgli che lei non verrà…
    Lasagne e budino al cioccolato. Che ne dite?
    Che nessuno manchi, mi raccomando.
    🙂

  16. Date tutte le esperienze precedenti di incontri che poi non sono avvenuti per varie cause, facciamo che non diciamo più nulla per scaramanzia.
    Della serie: non è vero , non ci credo, non si sa mai, ma se così fosse andrebbe di lusso!
    Almeno così la vedo io.
    Pinuccia

  17. Bella la foto delle sfondo Celeste. Siamo nel cosmo tra stelle, nubi e galassie. Si vola alto. Come sempre in Controluce.
    Pinuccia

  18. Grazie Pinuccia,
    mi piace molto cambiare lo sfondo di Controluce. Non sono mai scelti a caso, gli sfondi. A volte si riferiscono ai colori del momento, i miei di dentro. Altre volte a sogni o desideri. Altre volte a qualcosa che mi ha colpito, insomma non sono scelti a cas.
    Grazie per il tuo affetto. E’ importante, per me, e per questo sito che ha visto e vede passare persone davvero speciali. Persone, Gatte, Gatti, Lucertole, Pleiadiani, Marziani ecc ecc
    Grazie davvero.

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