SOGNI VOLI E MAGIE

nel vento

Da bambina a volte mio padre mi portava al Circo. Non ho idea di come sia il Circo ora, non so  se vi sono ancora i leoni, gli elefanti, i cavalli. Spero di no, lo spero con tutto il cuore. Da bambina però non pensavo alla dignità che veniva tolta loro, ero probabilmente troppo piccola e la violenza si configurava con il maltrattamento fisico, le percosse, le torture. Non credo che allora considerassi questo aspetto della violenza.
Ma quello che mi ha fatto aprire questa pagina bianca è stato un ricordo, emerso qualche giorno fa chiacchierando con un’amica: la magia del Circo e il mio sogno, profondo e intimo, di voler far parte della Compagnia, girare il mondo e soprattutto indossare quei costumi scintillanti delle acrobate. Guardavo in alto, e ammiravo quelle donne mentre compivano le loro meravigliose acrobazie, mi piacevano da pazzi i costumi di lamè, sgambatissimi, le coroncine tra i capelli, le calze a rete, le scarpette color nudo con le quali avanzavano leggere, in punta di piedi, e la capacità di flettere il corpo, piegarsi e… volare.
Trattenevo il fiato quando si lanciavano dal trapezio per eseguire il volo libero e respiravo solo quando le braccia muscolose dei compagni le avevano afferrate. Mi piaceva il silenzio del pubblico, rotto solo dal rumore delle funi, un leggero cigolio e le catene degli attrezzi. La fiducia che condividevano le persone lassù: fidati di me, ti tengo io.  Mi piacevano i lunghi capelli, raccolti in quella coda di cavallo capace di sorreggere il corpo che si avvitava, velocissimamente. 
I numeri con gli animali invece mi annoiavano: li trovavo banali, non riconoscevo alcun coraggio nei domatori che si cimentavano in numeri che trovavo sciocchi, con i cerchi di fuoco, la testa tra le fauci dell’animale e mi procurava un senso di fastidio il rumore del frustino che batteva il pavimento.
Mi rattristavano i pagliacci, fissavo quella lacrime e quel sorriso disegnato. Già allora percepivo chiaramente la natura del clown, la tristezza malcelata dalla mano di gesso sulla faccia e dal sorriso color ciliegia, disegnato sempre troppo grande.
Una volta tornata a casa … sognavo. Sognavo di far parte di quella che mi appariva, ogni volta, come una grande famiglia, fantasticavo su come dovesse essere meraviglioso girare il mondo. Immaginavo la mia roulotte ordinata, una specie di guscio, un luogo tutto mio in grado di seguirmi e di contenere tutte le mie cose. Quando capitava che un piccolo Circo sostasse dalle parti di casa mia, volevo assistere anche alle operazioni di smontaggio e poi restavo a guardare l’erba schiacciata, e credo provassi un senso di libertà e di profonda invidia. Ma erano i Grandi Circhi (o presunti tali .. si sa che da piccoli sembra tutto molto grande) della famiglia Orfei o dei vari discendenti ad affascinarmi tanto. Non ho mai approfondito se fossero davvero tutti degli Orfei oppure furbacchioni, ma non era importante: la magia incominciava lassù, appena sotto il punto più alto del tendone. Più in alto erano gli acrobati, più corto il mio respiro.
Sorridevo, consegnando questo ricordo alla mia amica e le dissi che a ben pensarci, le mie preghiere, almeno in parte sono state esaudite: non lavoro in un Circo ma vi assicuro che a volte non è tanto differente!

14 pensieri riguardo “SOGNI VOLI E MAGIE

  1. Non ho mai amato molto il circo. Non mi piaceva il loro modo di trattare gli animali. Credo che le cose non siano tanto cambiate, oggi.
    La cosa che mi rattristava di più, e mi capita anche oggi, è vedere i clown. Pagliacci tristi che cercavano di farti ridere. Mi mettevano e mi mettono angoscia.
    In quanto alla vita, concordo con te. La vita è un circo e i pagliacci pullulano…

  2. Mah, cara Sirbiss il circo è un luogo misterioso. Anzi è uno dei primi luoghi dove si rappresentano i misteri “naturali” nella loro forma “pubblica”. Gli animali vengono soggiogati, il rischio viene esaltato. Dai tempi di Minosse gli uomini giocavano a saltare sopra un toro e lo facevano anche gli etruschi. Altri uomini si producevano in acrobazie accompagnate dalla musica. Quando ero piccolo mi ci portava mio padre e io mi emozionavo talmente da sentirmi male.
    Ovviamente non pensavo agli animali e mi sembrava semplicemente straordinario che ci fosse il domatore che metteva la bocca nella testa del Leone.
    In realtà oggi ce la pigliamo molto perché alcuni animali stanno nel circo a far divertire la gente “domati” o ammaestrati da cavallerizzi e domatori a vario titolo.
    E’ vero, sarebbero più lieti di vivere in libertà: forse morirebbero assai prima ma farebbero una vita da… animali liberi (un po’ come i nostri gatti e i nostri cani).
    Ci scordiamo però dei milioni di animali che vengono uccisi ogni giorno per essere mangiati; e di quelli che vengono allevati in batteria per fare… le uova fresche (o le bistecche); e di quelli che vengono sacrificati per testare i cosmetici; e di quelli che vengono vivisezionati a migliaia per far fare bella figura agli sponsor di Telethon e per arricchire le case farmaceutiche.
    Beh….stanno molto meglio quelli che vivono nel circo!!
    E poi, magari in un altra occasione, parliamo dei misteri del circo, dei pagliacci come confine con l’assurdo e l’irrazionale, un po’ come il “Matto” dei Tarocchi, e degli acrobati come mediatori fra l’equilibrio del corpo e quello dell’anima.
    Ci vorrebbero, a mio avviso, più circhi Orfei o circhi Togni….e meno circhi politici.
    Dare un’occhiata a quello che avviene nella Camera dei deputati mi fa venire una strana voglia: quella di far entrare i leoni del circo dopo un lungo digiuno, chiudere le porte…e lasciarli…liberi, liberissimi di esercitare le loro qualità.

  3. lo vedi il lapsus freudiano? Ho scritto la bocca nella testa del leone: ovviamente volevo dire la testa nella bocca!!!

  4. Mia figlia, allora piccola piccola, una sera si è fatta portare al circo, uno di quelli un po’ sgangherati che girano solo per i paesini di provincia. Si era fatta comprare una coca cola durante la rappresentazione dello spettacolo. E’ successo che una scimmietta si è messa a girare tra gli spettatori e, arrivata vicino a mia figlia, le ha rubato la coca cola. Lei, mia figlia c’è rimasta molto male, ha voluto protestare con i proprietari del circo, far valere le sue ragioni e ovviamente cercare di farsi rendere un’altra bottiglietta.Cosa che non è avvenuta: loro le hanno detto, con un’aria un po’ annoiata, che ad una scimmietta si perdonano questi piccoli sgarbi. Da allora non ha più voluto sapere di circhi. Ormai ricorda con un sorriso quell’episodio, ricorda anche però quanto le sia sembrato scorretto quel comportamento.
    Beh, personalmente ricordo che i primi “animali feroci” li ho visti in un circo: allora non c’era ancora la tivù e i libri… chi poteva permetterseli! Specialmente per chi abitava in provincia. Diciamo che era un po’ che il circo aveva un po’ anche questa funzione.

    Cele: forse è già qualcosa rendersi conto che viviamo in un circo. Pensa a ci è convinto che quella sia l’unica realtà possibile!
    Stiamo sereni!!!
    Pinuccia

  5. Pieffe
    credo di parlare a nome di tutti. Perché non ci parli del Matto dei Tarocchi, come del Clown, e anche degli acrobati (anche un argomento per volta va bene uguale), me lo mandi e ne faccio un post? È un piccolo luogo, questo, ora anche un po’orfano, e vi sono poche ma belle persone. Sono sicura che lo apprezzerebbero. Prendo il tuo “ne parliamo in un’altra occasione” come una promessa.

    A proposito di promesse, hai ancora gli interventi di quel post che voi avete fatto, tu e gli altri lettori, in attesa di un’idea. Guarda che mica ce lo dimentichiamo eh! Era tutto negli interventi. Il post era (rinfresco la memoria) questo: https://lucecontroluce.wordpress.com/2011/05/01/capito/

    In quanto al circo nostrano, ovvero chi ci governa, opssss ci dovrebbe governare e ci avrebbe dovuti governare, da tempo non so più che dire. E mi stupiscono gli italiani, che ancora se ne stanno buoni e quelli che pagano le tasse tutte, quella sulla tv, la tassa sulla salute (e già, grava su ogni premio assicurativo, lo sapete tutti?) Che affogano tra imu ici tarsu tares irpef irap ires trise tarec tuc e… non hanno ancora fatto… niente. Nulla.
    Forse ciò che è accaduto nel 68 non è stato tutto buono, ma c’è stato un popolo di giovani che si è mosso. Ora?
    I ragazzi hanno l’ultimo smartphone, twitter, facebook, skype, hongout, wathsapp, instagram, pikasa, google+ e sono a posto?

    Ieri sera ho cenato fuori casa, in un grill-inn. Tutti e sottolineo tutti i ragazzi avevano smartphone o tablet sul tavolo, sia quelli in gruppo, sia le coppie. Osservavo… e arrivava un senso profondo di solitudine.
    Erano in compagnia, o in coppia, ma solo fisicamente? Tristezza. Una bimbetta cenava con i genitori al tavolo accanto al mio: avrà avuto due anni e mantre mangiava, vedeva un cartone sul tablet appoggiato alla bottiglia. E pensavo proprio a questo. Cosa faranno mai questi ragazzi, per cambiare le cose? Sono loro, a doversi muovere, a dire BASTA, a dover urlare NO IO NON CI STO. Soprattutto loro. Il futuro sono loro e loro saranno il futuro. C’è una specie di anestesia generale, un obnubilamento diffuso. Nel 68 c’era tanta erba, ma non ha mica prodotto gli effetti di uno smartphone, non che io ricordi. Ero piccola, ma ricordo, c’era un senso del sociale, una partecipazione. Non voglio addentrarmi sui danni e sui vantaggi prodotti, per carità. Conosciamo bene gli uni e gli altri. Voglio solo dire che la gente si è mossa. Ora, che si fa?

    Parafrasando la canzone di De Gregori, il circo siamo noi. Forse ce lo meritiamo, questo coacervo di delinquenti, che continua a martoriare un popolo per lo più disperato. L’altro giorno ho visto piangere una persona che conosco da tempo, ne conosco la dignità: era in lacrime perché dopo una vita di sacrifici e di lavoro e di piccoli sogni ammonticchiati in un cassetto, ormai polverosi, ora ne ha solo uno, grande e lecito, che più lecito non si può. Far crescere i suoi figli e da neo disoccupato no sa come fare.

    Ma tranquilli ragazzi, ci sarà sempre un I-phone piu bello, potente, veloce, sempre con maggior numero di pixel e di app. Potrete sempre comunicare con tutto il mondo, sfidare la velocità della luce e del suono… inviare immagini in men che non si dica, parlare con tutti tranne con la persona che cena con voi, o con cui state magari facendo l’amore (si fa per dire…).
    e già perche nemmeno fare sesso ci sta bene, dato che anche per questo sono determinanti millemila cose.

    Per il resto, ci sarà la provvidenza. Magari sotto forma di mamma e papà che vi manterranno con la pensione (quelli che haii i genitori più.. fortunati e che riescono ad ottenerla), che vi ospiteranno in casa loro per tutta la vita.

    Scusate il tono polemico e anche una retorica un po’ stantia, ma certe volte, come dice una mia amica, non sta giù più nemmeno il brodino caldo. Ecco.

    Pinuccia
    come sempre benvenuta, e in cuor mio spero di vederti presto.
    C’è una fiera del libro, tra qualche settimana. Una voce mi dice che saranno presenti un certo ZarZiguli che sa fare un maooo niente male, e poi un tizio con orecchiette pelosette, e la pelle di colore verdolino.
    Poi: una lacustre donna frequentatrice di controluce e una misteriosa Carola dagli occhioni scuri e altri amici di qui.
    Chissà che quel famoso incontro controlucido-simmetrico che avevamo vantilato per i primi di gennaio nell’Urbe non possa avvenire in longobardia? Ci si prova?

    Grazie della condivisione e del tuo racconto. Però simpatica, la scimmietta. Mi viene da pensare: non è che fosse addestrata per vendere più bibite? 🙂

    Un saluto a te, a tua figlia e a Francesca che so, perché lo so, che arriccerebbe il nasino leggendo queste cose terribili che ho scritto sul telefonino. Bisogna che le dica che io NON ce l’ho con i telefonini, né coi tablet, né con il computer. Giuro, li possiedo e li uso.
    E’ il fatto che si possano sostituire ai rapporti umani a spaventarmi, e che vengono compromesse le relazioni umane che invece fanno parte della nostra vita, che vanno alimentate, nutrite, edificate, curate, soddisfatte perché è nella natura umana vivere di relazioni (VERE). Come sempre, come per tutto le cose è l’uso che si fa di un prodotto che può essere rovinoso.

    Cara Francesca, ti auguro di usare di più le dita per accarezzare, toccare, sentire e ricevere sensazioni più che per scorrere il video del tuo cellulare.
    Si provano grandi cose nel … toccare. Un viso, un alimento, perfino un colore.
    Il caldo e il freddo. Un fiore, un animale. Mi è stato regalato un libro, sul tocco. Ve ne parlerò.
    Ora vado con Aurora al maneggio. Oggi sono di zia.

    🙂 un abbraccio

  6. Cara Celeste,
    la nonna mi ha fatto vedere il post e tutti i commenti.
    Devo dire che mi piace davvero tanto leggere i post e i commenti.
    Riguardo al circo, proprio non oso metterci piede dentro, non ho mai proposto ne a mamma ne a papà di portarmici!! Non trovo divertente ridere per atteggiamenti voluti e non SPONTANEI!
    Riguardo ai cellulari e computer, si li so usare, ma non voglio passarci tutta la mia giornata sopra.
    Una cosa che ho notato è che non tutti i ragazzi/e ci passano del tempo volontariamente, ma in un certo senso siano portati a farlo!
    Il termine che ho usato prima cioè “spontaneità” nei gruppi di giovani non c’è più, questo mi fa rabbia, cavolo quando usciamo non usciamo solo per vantarci delle app, che poi non hanno nulla di speciale, parlare delle app a pagamento… Prima di pagare per un app magari evito di giocare non si muore mica!
    Spero solo che a causa di questi telefoni ecc, si perdano le tradizioni o forse ancor peggio.
    Non arriccio il naso, affatto, penso che tu come tutti i controlucini abbiate ragione.
    Spero vivamente che certe cose possano cambiare!
    Un abbraccio
    Francesca.

  7. Ciao Francesca.
    E’ bello vedere gli interventi dei giovanissimi.
    Però devo dirti una cosa, con un sacco di affetto perché tu sei parte di quel briciolo di speranza in un futuro migliore. Quel futuro che gli uomini e le donne della mia generazione non sono stati in grado di preparare.
    Quando ero giovanissimo avevo tante idee, su ciò che è buono, su ciò che è cattivo, su ciò che è bene e su ciò che è male, sul circo, sui leoni, su Dio, sulle stelle…su TUTTO.
    Ho cambiato idea, totalmente, almeno tre o quattro volte: SU TUTTO.
    Ma non ti dico né il perché né il per come le ho cambiate.
    Ognuno deve trovare dentro di se tanto coraggio per formarsi delle idee (e tu lo stai facendo). Ma deve essere sempre disposto a cambiarle SU TUTTO. E per far questo, oltre al coraggio ci vuole tanto amore.
    Un bacione. Sei in gamba!
    Pieffe

  8. Grazie Pieffe. Grazie a te, a Celeste, a tutti coloro che qui aiutano Francesca dandogli spunti di riflessione.
    Capita spesso, ultimamente, che lei passi i pomeriggi da me. A volte ripassiamo le lezioni, a volte disquisiamo su argomenti a volte leggeri e a volte un po’ più tosti.
    Franci è una ragazzina di 15 anni, ma è curiosa, attenta. Poi a volte, come è giusto, è “solo” una ragazzina.
    Sul cambiare idea. Quante volte è successo, e quante può ancora succedere. E meno male. Ognuno deve trovare qualche appiglio, uno qualunque, e poi se se ne trova qualcuno più resistente si lascia quello precedente… e si cerca di salire o scendere a seconda dei punti di vista. Ma non ci si deve sclerotizzare, e mai e poi mai rimpiangere ciò che non è stato fatto. Cosa che in questi giorni, un po’ così per lei, sto cercando di aiutare a comprendere.
    Certo occorrono coraggio e amore e non guasta nemmeno un sorriso.
    Pinuccia

  9. Ciao Francesca. Non sono latitante se non in parte: vi leggo e scrivo solo quando riesco a ritagliarmi un coriandolo per farlo. Giorni di scadenza, qui e piuttosto deliranti.

    Mi unisco a quanto ti ha risposto Pieffe.
    Cambiare è crescere. Senza il cambiamento non vi è evoluzione.
    Senza curiosità e senza coraggio non si va da nessuna parte.
    C’è chi preferisce tenere mente, affetti, abitudini, relazioni, chiuse dentro un personale piccolo mondo. Va bene, per carità. Tutte le scelte sono rispettabili.
    Ma non si cresce.
    Per questo abbiamo i libri, la scuola, il lavoro, le passioni, gli amori, gli amici.
    Quelli veri Franci, quelli con i quali ci litighi perchè è costruzione, quelli che non ti dicono soltanto che va tutto bene e che fai tutto bene.
    Quelli NON sono veri amici, quelli tutto bau bau micio micio probabilmente non sapranno mai parlarti sinceramente, lealmente e con franchezza. Quando c’è amore vero, e rispetto allora questo accade. La critica costruttiva e il confronto sono ingredienti importanti nelle relazioni, come farina e uova per la torta.. Il resto sono … surrogati.

    Per quanto riguarda il ridere, mi somigli un po’. Sai che io non vedo mai i cosiddetti film comici? Spesso sono stupidi, solo stupidi.
    Per il Circo funziona un po’ diversamente: ogni spettacolo è “finzione”. Pensa al Teatro. Invenzione meravigliosa!
    Tutto dipende da.. come lo si fa, da cosa viene proposto, dallo spessore delle cose e anche dalla leggerezza. C’è una leggerezza piacevole, vitale, sale della vita. Così come esiste una serietà noiosissima che è pesantezza insopportabile! Una palla insomma!!

    Ora passo alla spontaneità nei gruppi!!
    Ecco, qui sfondi una porta aperta perchè di questo ne parliamo spessissimo, qui, in controluce ma ne parlo spesso nella vita. NON sempre è facile, essere spontanei e questo porta ad avere, nella maturità, un ridotto numero di relazioni.
    Le persone, in genere, preferiscono.. le bugie alla verità. C’era una vecchia canzone (chiedi alla nonna, di certo te la può cantare che diceva: la verità ti fa male lo so).
    Le persone, in genere, amano l’adulazione, e cosi si costruiscono rapporti finti, si incatenano in finti amori, finte amicizie e così via.
    In questo, il bisogno di relazioni finisce per sostituirne il piacere vero, la scelta vera. E ci si gioca la possibilità di STARE BENE. Magari non si sarà soli, contornati da persone, forse si sfuggirà alla tanto temuta solitudine, ma a quale prezzo?
    Tra l’altro non so perchè alla solitudine è sempre stata imposta un’etichetta negativa, come se indicasse sempre e solo emarginazione.
    Invece la capacità di stare a volte soli, di apprezzare i silenzi, e di stare con sè, seguire i propri ritmi ed il proprio cuore è indice di maturità.
    C’è chi non lo sa perchè … non ha mai provato. Provandoci invece non solo potrebbe accorgersi che non solo non fa affatto paura ma contiene un grande valore e una forza inaspettata e felice. Ha il potere di rendere piu’ grande l’autostima e di restituire una indipendenza mentale e pratica. Hai detto poco?
    Certi rapporti sono sudditanze, alcuni sono morbosità, trappole mortali.
    Saper stare un po’ anche soli è meglio che non poterlo fare.
    Ovviamente non parlo di alienazione (questa è l’etichetta sbagliata) ma di misure. Un modo sano e consapevole di stare al mondo, e di relazionarsi con sè stessi e con gli altri. Stesse misure applicabili all’utilizzo dei vari mezzi tecnologici ecc.
    Io sono sempre per il “poco ma buono” eppure mi diverto! Credo che se tu uscissi un giorno con me e un paio di mie amiche rideresti fino alle lacrime! Domani sera sarà una di quelle serate. Non ci serve mica niente sai. Una pizza e … il piacere di stare insieme. Confessione: anche noi abbiamo i cellulari… magari non sempre sul tavolo ma in borsa sì 🙂

    Un caro saluto, Francesca e un bacione.
    Un saluto anche alla tua nonna, che mi sembra una buona guida e un buon supporto.

    Ps Vieni alla fiera? (nonna sa tutto)
    Pieffe ha un regalo per te.

    Vero Pieffe?

  10. Spero proprio di poter venire.
    Il giorno prima torno dalla gita scolastica, penso che non ci sia nessun problema!
    Per quanto riguarda il regalo già ti ringrazio Pieffe! e’ un buon incentivo per venire davvero!!
    Ovviamente scherzo: mi fa piacere conoscervi tutti.
    Francesca.

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