17 pensieri riguardo “26122013

  1. Certo che dopo la pioggia degli ultimi due giorni la percentuale di acqua sarà cresciuta! O no?
    A dieta ragazzi, a dieta. Prepariamoci alle altre abbuffate che ci aspettano tra qualche giorno.
    Buona giornata a tutti
    Pinuccia

  2. Il lago è’ cresciuto’ talmente tanto che ll nostro famoso presese sommerso, è molto più che sommerso… In quanto alle diete, se ne riparla dopo la ‘Befana’.
    Saluti a tutti
    Sir Biss

  3. Evabbé. Un po’ di corsetta, passa tutto. Lunghe camminate lungo il lago (che non si è abbuffato ma però è cresciuto) e passa tutto. O quasi.

    Per quanto mi riguarda lunedi e martedì sarò al lavoro: mi resterà al massimo il tapis roulant.
    Che faccio molto bene con i pensieri, troppe volte. Presente il criceto sulla ruota?
    Ecco, uguale… Pensi e pensi e pensi e rimani sempre allo stesso punto. Mi sa che non va mica tanto bene.

    Per fortuna è quasi finito questo carosello (che palle però lo diciamo tutti gli anni, ma tutti gli anni si ripete sempre uguale.. o quasi). Panettoni nei supermercati ai primi di novembre, e da oggi, a 2 euro cadauno. Rimanenze di paté e di fois gras negli scaffali “sottocosto”, torroni a 3 al prezzo di uno.

    Tra pochi giorni riapriremo i cartoni per infilarvi dentro, a riposo, palle e alberi, angioletti e statuine, muschio e corteccia. Tranne alcune palle che si sa, le abbiamo tutto l’anno.

    PS ma se mettessimo nel ripostiglio anche quelle? Dai che ci proviamo!! Anzi a dire il vero io, che NON faccio alberi ecc ecc avrei solo quelle… Un vantaggio. O no?
    🙂

    Nemmeno mi sfiora il Capodanno (nemmeno un plissé) se non fosse per il gran casino altrui. Cosa volere di più dalla vita che rimanere indenni (o quasi) dalla febbre festaiola e torronciana?
    Un abbraccio, ecco cosa volere di più. Cosa non smettere mai di volere e di offrire: un abbraccio.
    Avete notato che quasi nessuno sa più abbracciare? Si passa dal “piacere mi chiamo Francesco” al letto.

    Pertanto:
    Un abbraccio fortissimo ai miei specialissimi lettori umani e a quelli con la coda tra i quali Petula2, Miciola e Zar Ziguli.
    Non ho le zampe tanto lunghe per arrivare a loro, anzi non ho nemmeno le zampe. Allora libero pensieri come abbracci, tra l’autostrada e le stelle, legati ad un palloncino colorato, piccolissimo, che nessuno può intercettare. So che arrivano.

  4. Il palloncino colorato è arrivato qui, vicino al rododendro. Te lo rimando, con il mio abbraccio legato, e concordo. Gli abbracci (non quelli del Mulino) fanno miracoli.

  5. C’era un personaggio dei fumetti, Tiramolla, che si allungava quanto era necessario. Per poi tornare ad essere quello di prima quando lo scopo terminava. Tanto per restare in tema di braccia lunghe. Mi raccontavano che era sorto anche un movimento che promuoveva gli abbracci per strada a chiunque.
    Devo confessare che la cosa mi rendeva un po’ perplessa. Sarà che sono stata allevata un po’ spartanamente, senza tante smancerie, quindi tanti abbracci e “i ti voglio bene” mi sembrano un tantino forzati. L’affetto, quello vero, si dimostra in altri modi: con la presenza, la costanza, l’ascolto, l’attenzione. Allora si che gli abbracci hanno un senso. Non seguendo le mode dei telefilm adolescienziali. Perchè poi il mondo va come va e non è che sia migliorato tanto da quando sono di moda tali atteggiamenti. Non è polemica, tutt’altro. E’ solo una piccola constatazione. Non sono capace di fare analisi sociologiche
    Quando si incontra qualcuno non lo si guarda più negli occhi, si sfugge, è come se ci fosse il timore di farsi vedere per quelli che si è. Si finge allegria anche quando si avrebbe voglia di poter parlare, comunicare ciò che veramente passa nel cuore e nella mente.

    Gli abbracci di Celeste sono speciali invece: vengono dal suo cuore e questo fa la differenza.

    Così è passato un altro anno: per alcuni un anno terribilis, per altri un anno di incontri e esperienze nuove: mi riferisco a Riccardo e alla Pippa. Ora se ne va e si porta tutto via, il buono e il bello.
    Comunque sia il 1014 sarà un anno speciale, ci ritroveremo puntualmente qui a scambiarci i nostri pensieri, le nostre avventure. Ovviamente con il benestare della nostra padrona di casa!
    Buona giornata ragazzi e che la forza sia con noi!!!!

    Pinuccia

  6. Comincio dal fondo: il benestare! Per me è solo un piacere. Lo dico sempre, questo blog senza di voi non esisterebbe. La condivisione, il dialogo, sono ciò che distinguono un blog da un diario privato, da un ritrovarsi ad un caffè. E per noi questo (purtroppo) sarebbe impossibile date le distanze tra ciascuno di noi.

    Condivido il tuo pensiero circa l’abbraccio. Che non è estensione del “cicaleccio” gratuito, o dei due baci che ci si da quando ci si incontra (ora si usano tre, non più due..). Ma l’abbraccio che sostituisce le parole, che spesso per non dire sempre sono inutili. L’abbraccio, come la carezza,che sanno essere terapeutici, sanno parlare senza muovere le labbra, senza dire nulla, sanno trasmettere.

    Con le mani facciamo tante cose, tocchiamo, afferriamo, stringiamo. Ma accarezzare? Quando un bimbo non sta bene, la prima cosa, istintiva che fa la mamma, è posare le mani “sopra la bua” e tutto passa. Quando ci fa male la testa, la pancia, posiamo le mani dove c’è il dolore. Perchè? Perchè c’è qualcosa che si può fare, evidentemente.
    L’abbraccio è la stessa cosa, può essere la stessa cosa. Un incontro di cuori, protezione, calore, trasmissione.

    Un sorriso al lapsus, Pinuccia, forse freudiano?

    http://www.youandnews.com/component/k2/31-cronaca-di-firenze/1068?Inaugurato_a_Firenze_lAnno_Accademico_2013-1014=

    Bè, buon 1014 a tutti.. (forse si stava meglio).

    E un abbraccio, caldo, caldissimo, stile Snoopy (ciao ZarZiguli).

  7. io tifo per tutto. abbracci, ascolto, attenzione, carezze, condivisione, sorrisi, parole.
    in questi giorni mi hanno augurato buon 20014 e quindi va benissimo anche il 1014.
    io (per non sbagliare) auguro a tutti noi BUON ANNO.

    frost, sempre felice di leggervi

  8. Controlucini buongiorno.
    Il discorso di Pinuccia è per me veramente sorprendente. Non che ci sia qualcosa di strano, per carità, ma perché è un punto di vista che non si sente spesso. Spiego a cosa mi riferisco, ed è che a volte gli abbracci sono solo smancerie, e che l’affetto, quello vero, si dimostra in altri modi, che sono “quelli importanti”. E come si fa a dire che non è vero? Che l’amore non è dire “ti amo” ogni tre per due, o abbracciarsi stretti stretti sull’uscio e poi sparire, come si vede nei telefilm ammergani, ma è ben altro, e lo capisci quando poi vedi che lo dicono per dirlo, e alle parole non seguono i fatti. E guarda, non voglio dire, magari lì per lì lo sentono… insomma boh, non è così che si fa, ecco. E sono perfettamente d’accordo su questo.
    Però.
    Eh, però.
    Anche io, come te P, sono cresciuto in una famiglia in cui “l’amore è ben altro che queste smancerie”. Si, ma a volte non sai come fare senza “quelle smancerie”, quando avresti bisogno di parlare e piangere e abbracciare qualcuno che magari non può fare altro che star lì, e tenerti abbracciato, senza nessuna logica, o nessuna utilità pratica per il problema in se, ma solo per quell’imponderabile e inesplicabile cosa che è il contatto umano.
    E va a finire che ti sforzi di attribuire a quel contatto l’attributo di “smanceria” e basta, anche se poi la cosa, dentro, non funziona e senti qualcosa che urla in silenzio.
    E va a finire che capisci e prendi atto solo “da grande” che quelle smancerie sono il sale della vita, e che l’amore, quello vero, ma senza quelle, è come vivere si, ma senza una gamba.
    lo beh. Mi dispiace di raccontare cose così per le feste. Anche qui lo dico, ma poi cosa c’hanno mai le feste che il martedì tre settembre non avrebbe? Mah. E comunque, come diceva Forrest Gump: “non ho niente altro da dire su questo argomento”.
    Ben ritrovati, bello leggere sempre i bei pensieri di questo popolo controlucino. E Pippa che mi piace vedere qui richiamata beh, guardo spesso verso dove diresse il suo volo, e le auguro il meglio. Lo auguro a lei, a noi, e alla vita, ma quella pensata, non dico di Agilulfo, che umano non è, ma nemmeno di Gurdulù. Siamo sempre condannati alla ricerca dell'”aurea mediocritas”, del compromesso, qualunque opinione ne possiamo avere, e un po’ di buona sorte (divertente antitesi: se è “sorte” come può essere “buona”? Vabè..) male non ci può fare.
    Riccardo

  9. Beh, mi ero ripromesso di non parlarne ma non ce la fo.
    Di quel signore che inaugura l’anno accademico di fronte al rettore e al presidente della regione con “un pizzico di sana follia, la radice della parola richiama la pazzia. Pensare che al giorno d’oggi si esca dalla crisi investendo nella cultura, nell’educazione, nella scuola e nell’università può sembrare un elemento di pazzia ma a mio giudizio è l’unica strada per superare le difficoltà in cui viviamo”.

    Io ti conosco mascherina. Io so chi sei. Io so chi sono quelli a cui parli e per i quali parli, ossia il rettore e il presidente della regione. Io ci ho passato dieci anni nelle università fiorentine e, solo per dirne una, il 25% dei contributi erano per “laboratorio”, attrezzature che non ho mai visto ma che esitevano, certo, solo che venivano usate per vendere servizi a terzi privatamente da parte dei professori, e non per gli studenti.
    Il presidente della regione, che quando andò a visitare il disastro nell’alta lunigiana, abbandonata da sempre a se stessa e ai suoi continui smottamenti e condoni immobiliari che sanano l’impossibile, abbassò il finestrino della sua auto e chiese “come va?” prendendosi una palata di mota in faccia, il tutto documentato dall’immancabile TV della tragedia. E quello che fece fu chiudere il finestrino ed andarsene.
    Conosco il sindaco di Firenze, che l’unica cosa che ha fatto per Firenze in questi anni è stato utilizzarla per il proprio curriculum, oltre ad assumere un’intera squadra di “communicators” (il capo di questa assunto direttamente da Mediaset, che sanno come si fa) a suo esclusivo uso e consumo. Ah, e tagliare l’erba di fronte alla Leopolda quando doveva fare le sue “conventions”, in quello scempio che lui ed altri prima di lui hanno fatto per quella opera stupida che è la tranvia, che ha devastato Firenze.

    Dico solo che, riferendomi a quell’articolo sull’inaugurazione dell’anno accademico di Firenze, una università che, almeno ad ingegneria, sta semplicemente sparendo (meccanica fredda già ha chiuso), che, caro sindaco, non si gioca con i sogni della gente, con i sogni e le speranze future. E’ il peccato più grave che si possa compiere da amministratore della cosa pubblica.
    Again, very sorry. Ma come si fa a star zitti? Ieri ho anche arringato un simpatico signore tedesco che ho atteso mentre mi stava lasciando il parcheggio dell’auto, e che mi ha detto, con un apprezzabile quanto stentato italiano: “ah, fiorentino? che ne dici del vostro sindaco, non male eh?” Siamo stati lì una decina di minuti e lui era quantomeno sorpreso da quel che dicevo.
    Viva l’informazione!
    Saluti
    R

  10. Buon Anno a tutti tutti
    Stamattina mi sono alzate e la prima cosa che ho visto è stato il magnifico spettacolo del sorgere del sole. Giusto quel momento lì. Stupendo. Si sa. E’ che mi lascia senza parole tutte le volte. Sarà un buon auspicio? Se si, lo estendo a Controluce e ai Controlucini.

    A Ric: Ci sono stati eccome momenti nella mia vita di bambina e ragazza in cui avevo voglia di un abbraccio, di una carezza. Non c’erano e me ne sono fatta una ragione, ho imparato che contava più uno sguardo, un esserci per davvero quando ne avevo bisogno. Sono rimasta condizionata senz’altro da questo tipo di educazione, comune a tutti all’epoca, almeno dove vivo. Forse la giustificazione era che ognuno si doveva imparare a cavarsela in ogni situazione. Chi era allevato con carezze e abbracci era i guardato con diffidenza.
    Forse è così che si impara a dare il giusto peso ad un abbraccio, o “smanceria”, sia ricevuto che dato, non è più un gesto vuoto ma un dimostrazione di vero affetto.

    Altra piccola precisazione Viviamo in un’epoca di contrasti : da una parte c’è tutto un proclama di sentimenti e dall’ altro la paura del contatto fisico con l’altro: se c’è in mezzo c’è una tastiera con uno schermo o un I Phone è meglio. Ci sono più mezzi di comunicazione ma si comunica male.

    Pinuccia a Capodanno

  11. Bentornato Riccardo
    mancavi.
    Un abbraccio, che in controluce é di stagione.

    trovo interessante il vostro discorrere, lascio spazio a tutti. In quanto a me arrivo appena ho un momento da dedicare.
    Buon inizio anno a tutti, qui sento che diluvia. Sono sotto il piumone ma adesso passo in doccia e poi … di corsa al lavoro. A dopo controlucini.

  12. Mentre da Celeste diluviava, qui al lago la neve faceva le prove generali per quando arriverà davvero.
    Anch’io, come dice Pinuccia, non ho vissuto tra molti abbracci. Peccato. Ora cerco di dispensarne e di riceverne. Uno sguardo, un abbraccio e le parole non servono.
    Sereno anno nuovo.
    E 2014 abbracci.
    Sir Biss

  13. Riccardo: vero Ricc, cosa mai c’avrà il 31 dicembre o il primo gennaio che non ha, per esempio, il diciannove giugno? Mah.

    Affetti.
    Non fa una piega che l’affetto, quello vero, si trasmette con l’esserci, al bisogno soprattutto, e saper essere presente senza essere invadente, senza far rumore, senza insistenze. Non fa una piega. Anzi…. di solito quelli che ci sono per davvero, sono quelli più silenziosi e più in ombra. È sempre così. Detto questo, una riflessione sulle diverse manifestazioni di affetto o, se preferiamo, sulle emozioni e sui bisogni dell’anima.

    Allora:
    una cosa sono le smancerie, un’altra è la necessità del contatto, il piacere, il calore che si ricevono (e si donano) attraverso una carezza, un abbraccio, un bacio.

    Mode e mezzi hanno cambiato di molto le relazioni. È vero.
    Baci, bacini baciotti hanno sostituito la stretta di mano, e sono diventati una specie di moda: vengono elargiti senza valore, senza significato, in modo facile e gratuito. Da una parte.
    Concordo pure che, dall’altra parte, paradossalmente, esiste la paura di incontrarsi per davvero. Paura del confronto, della condivisione. Il monitor protegge, la distanza garantisce, diventa un muro denso, rassicurante e complice.
    Siamo tutti più soli e bisognosi di protezione e dalle nostre torri fitte di antenne e modem – anzi nemmeno più.. oramai abbiamo la cloud computing – e da qui intrecciamo “relazioni”. Come ologrammi. Mi viene in mente “Il sole nudo” di Asimov.

    Lo stesso facciamo dietro completi gessati, intimissimi push-up (oggi senza ferretto, e confezionati a mano da mani maschili of course… ), e dall’alto del tacco 12 leopardato o di alluminio cromato o glitterato ecc.
    Insomma è una vera e propria fiera dell’apparenza. Tutti, uno, nessuno, centomila.
    Credo che su questo siamo tutti d’accordo, assistiamo quotidianamente a questi spettacoli, che comprendono anche manifestazioni pubbliche di gesti che invece hanno un senso solo nel privato, nell’intimità condivisa.

    Ma è nell’intimità che l’abbraccio diventa prezioso, scambio, capace di trasmettere senza le parole, senza spiegoni, in modo semplice e con la pelle.
    È in questo contesto che una carezza sul viso diventa balsamo per l’anima, cicatrizzante, calmante, acqua nel deserto di dentro. Medicina.

    Tenerezza e dolcezza possono perfino fare paura, quando confuse con la debolezza, o elemosina. Io credo invece che siano bisogni umani, esattamente come mangiare, bere, respirare, amare e che, al contrario, sia una forza riconoscerne il bisogno, e ricercarle, come fonte di gioia e di benessere, motivo di comunione e veicoli di scambio.

    Quando incontro la mia nipotina difficilmente la bacio (sebbene me la mangerei tutta, cruda) ma l’abbraccio, la tengo un pochino li, con me, cuore contro cuore. E mi fa stare bene. L’annuso, sento l’odore della pelle e dei capelli, e mi fa stare bene.
    C’è qualcosa di vibrante, in quel momento unico, speciale, e senza parlare io le dico il bene che le voglio, e sempre senza parlare le dico che la proteggerei contro il mondo intero con tutto quello che sono, con tutto quello che ho, con tutta me stessa. Ecco, questo è l’abbraccio, per me. Non so se tutto questo le arriva forte e chiaro, ma io credo di si. Il suo piccolo cuore parla la lingua del mio, e questo è tutto.

    Baci e abbracci a tutti.
    Dal basso del mio tacco basso anzi raso terra della mia calzina antiscivolo con il disegno di un orsetto con le orecchie appiccicate sopra. Ecco. Una reputazione costruita in anni e anni distrutta in una riga…. 🙂

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