SEI UOVA E UNA PREGHIERA

foto dal web: http://www.queryonline.it/wp-content/uploads/2010/08/time_travel.jpg

La chiamo ieri, da casa.

Ciao. Ti avevo cercata perché ho delle radici, se ti interessano. Sai, come quelle dove ho incollato gnomi e folletti e che ti piacevano? Se ti interessano te le porto …

Ma… Ma…… Ma lo sai perché non ti ho risposto al telefono? Perché stavo chiedendo ad un mio vicino di casa che ha appena estirpato una pianta morta, se mi potesse relagare le radici! Magia!!

Ci vediamo domattina? Ti va?

C’è mezz’ora di autostrada tra di noi, vero, non tanta strada. Ma ci sono le famiglie, gli impegni.  Più per lei che per me: due ragazzi, un marito, il lavoro: dieci ore al giorno fuori casa.  Ma c’è quel filo che ci lega dalla prima elementare nonostante la vita, le scelte, nonostante tutto.

Arrivo all’appuntamento e la vedo, con il suo ragazzo più giovane, 14 anni,  l’apparecchio ai denti,  un metro e settanta (ma quanto crescono mi dico… non è che li concimano, i figli, come si fa con le piante?).

Un abbracccio, due chiacchiere. Poi lei mi dice: ti va se andiamo un salto da mia mamma? E come no…
Ok.
Lei sale sulla sua auto io sulla mia. Conosco la strada: ho abitato per anni a due passi dalla sua casa.
Ci vediamo là .. Ok, a tra poco.

La grande casa è sempre la stessa, sono anni che non ci vado ma …
Varco la soglia, e ho dieci anni, le calzine corte bianche, e sono li, per andare all’oratorio insieme. L’aspetto un po’: lei deve aiutare a sparecchiare.
Entro nel grande soggiorno: mi vengono incontro due laghi che sono gli occhi della signora AnnaMaria. Occhi abituati ad essere presenti ovunque, con tutti quei ragazzi cui prestare attenzione, cui dare dolcezza e protezione e cura. Il tavolo è sempre lo stesso di allora. Un tavolo grandissimo, per una famiglia numerosa.
Parliamo di questo, di altre cose, e poi del nipote, l’altro figlio della mia amica,  che si è divertito alla notte bianca. Lei domanda cos’è sta notte bianca. La notte bianca è una notte di festa, di musica in strada. Scuote la testa e ridendo dice: sai quante notti in bianco ho fatto io??

Ehhhh Lo immagino…

Parlo con lei: parla la mamma, la nonna e sono tanti, figli e nipoti. Una grande famiglia. Le domando: ma quando vengono tutti come si fa?

Ehhh! Quando succede, per esempio a Natale, è come fare un trasloco. Tavoli, cavalletti e assi, e piatti e posate, e sedie che vengono raccolte da ogni dove. Come si fa… Facciamo due turni!

Guardo la mia amica e mentre io lo penso, lei dice che lì dentro il tempo si è fermato, che solo lì trova il sereno, la tranquillità, il giusto ritmo del cuore del respiro, e la pace.

Mentre lo dice penso che in quella casa c’è qualcosa di speciale. E ancora una volta sento che la serenità, la gioia, l’amore, restano nei muri, si rifugiano tra le mattonelle del pavimento e … restano, restano incuranti del tempo. Restano.
Ho sempre pensato che le case sanno conservare l’amore e restituire un senso di serenità profonda e di pace e stamane è stata una conferma. La provavo a casa dei miei nonni, e l’ho provata stamane.

Beviamo il caffè e poi usciamo in giardino. Il giardino sul retro della casa non lo ricordavo. Così grande e con la fontana che ora però è diventata una fioriera. La signora AnnaMaria mi racconta dei giochi dei bambini con i pesci rossi quando nella fontana c’erano i pesci rossi. Ammiro le sue piante grasse, grandissime, i fichi d’India, i cactus.

Frugo nei suoi ricordi: mio padre avrebbe la sua età: loro due sono cresciuti a pochi metri. Le chiedo di questo e ottengo conferma: cortili comunicanti, famiglie contadine, poi la guerra che erano bambini. Volgo lo sguardo verso il cortile che fu l’infanzia di mio padre e la sua, è che è li vicino alla grande casa.

“Un giorno venne tua nonna da me, allora ero fidanzata, e mi chiese se il mio fidanzato (l’uomo che poi sposò, che era carabiniere) poteva intercedere perché fosse concessa una licenza al tuo papà, che era a militare. C’era bisogno di falciare il fieno. Mi portò sei uova”.

Ho già detto in questi spazi che non amo i ricordi. E stamane niente è stato un ricordo ma un regalo del tempo. Sono stata bene. In certe case è perfino possibile fare pace con il tempo, almeno per un po’. Riesce perfino a me.

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14 pensieri riguardo “SEI UOVA E UNA PREGHIERA

  1. regali del tempo…. bello.
    al contrario di te adoro i ricordi e mi piace tutto ciò che parla del passato perché mi dà la possibilità di rifare percorsi con il senno del poi nel tentativo di individuare il senno del prima.
    mi piace perdermi con la consapevolezza di aver fatto, in tutto ciò che mi ha portato a fare.
    e mi piace pensare che questo mi aiuterà a trovare il senno del mentre, quello con cui potrò dire “ora faccio” e non solo “ho fatto” o “farò”.

    quando mi passerà questo trip della consapevolezza vi avverto…per ora la storia va così
    buon lunedì a cele e controlucini tutti

  2. Ciao Frost,
    si, l’immagine delle uova come candele è splendida. L’ho trovata in rete e mi hai fatto ricordare di aggiungere il link.

    Ricordi:
    anche io amo molto sentir raccontare, amo le storie, e tutti i racconti del mondo che era, mi piace il passato, e sentirne parlare. Non mi piace soffermarmi sulla mia di vita, sul passato che è stato mio. Io cerco di vivere il e nel presente e sto perfino imparando a non avere ansie per quanto riguarda il futuro. Credo che siano forme di difesa, dubito saggezza.. Ma tant’è. Si cerca di stare il piu’ possibile bene.
    Ho scritto, anche io, parecchi diari. Pensieri, considerazioni ecc. Una sola volta, un po’ di anni fa, ho aperto quella che chiamo “scatola del passato”. Pensavo peggio, in effetti, ma qualcosa non me lo ha fatto più rifare. Nemmeno per quegli scritti che contengono periodi diciamo meno difficili di altri, più felici di altri. Non ne sento il bisogno. E mi piacerebbe farlo.. Ma mi avvicino con una specie di paura, a quella scatola. E ogni volta la spolvero o la cambio di posto sullo scaffale. Chiusa dal suo coperchio.

  3. Amo il passato. Scrivere di cose e persone della mia infanzia. Stare a sentire le persone raccontare episodi di allora. Parlarmi di mia mamma e mio papa’, quando ero piccola. Aggiungere ricordi ai ricordi…
    Bello quando una casa ti da la sensazione di fare pace col tempo. A me non succede quasi mai. Ma e’ capitato. Trovare un divano sul quale ti sembra di essere stata da sempre… un po’ come qui.
    Buona giornata a tutti.

  4. Un posto che ti sembra famigliare ma che non avevi mai visto prima… Si, mi è successo qualche volta. Un paio mica di più. L’ultima fu a Roma. Bella sensazione.

  5. Forse lo stesso accade con le persone: mai viste, eppure ci si trova in perfetta sintonia. Accade a me in Controluce. Bella sensazione anche questa!
    Pinuccia

  6. che strano! dalle radici della terra alle radici della vita e tutto in uno scorcio di mattinata. La gioia innanzi tutto di poterti riabbracciare dopo che il tempo ha aggiunto qualche filo d’argento tra i capelli (a te non si vedono molto….chiara come sei, a me invece la tinta fa i miracoli). Bellissimo questo non ricordo intrappolato nella rete, E’ vero sai, in quella casa il tempo si ferma, i muri sanno di vecchio seppure tinteggiati più volte, il divano ha ancora la seduta affondata dove sedeva papà e le pieghe sul bracciolo rivestito di finta pelle scolorita e consunta dal tempo ha ancora il suo odore. Teneva in braccio mio figlio più grande su quel divano, faceva i cruciverba, era il suo modo di imparare e di conoscere. Alle 17.30 aspettavamo il rientro a casa di papà tutti noi figli sul balcone, quando la mitica 124 familiare verde spuntava all’angolo della via, cominciavamo a saltare come grilli eccitati, e ad alta voce si urlava mamma è arrivato papà, si litigava ci si spintonava per chi doveva andare ad aprire il garage e per chi dava per primo il bacino sulla guancia. papà scendeva con la macchina dallo scivolo del garage a marcia indietro seguiva le indicazioni dei miei fratelli vai un po’ a destra, sterza un po’ di là adesso vai dritto. Non è che non fosse capace di mettere l’auto nel box, ma gli piaceva far sentire loro importanti, senza di voi non ce l’avrei fatta diceva col sorriso sotto ai baffi, eggià…il commento dei fratelli, papà la macchina è grande non puoi vedere fino in fondo e da tutte e due le parti. Una carezza per tutti, un bacino per tutti e sempre un sorriso, mai stanco, mai imbronciato, mai nervoso eppure di motivi ne poteva avere tanti, ma i problemi che potevano avere allora i miei genitori non erano mai alla luce del sole. Li sentivi chiaccherare di notte, ma non si capiva cosa stessero dicendo, forse parlavano di scarpe smesse dal fratello più grande che potevano andare bene a quello più piccolo, forse parlavano di quaderni di scuola che fino alla fine del mese non potevano comprare, o forse chissà… cosa avrebbero messo a tavola il giorno dopo, ma di certo non è mai mancato nulla a nessuno di noi o almeno non ce ne siamo mai accorti. E poi si giocava con papà, si giocava con niente ma si giocava tanto, ognuno aveva di che raccontare della giornata e lui ascoltava tutti, non si parlava mai tutti insieme, lui diceva uno alla volta e si andava a letto dopo il carosello, dopo aver dato la buonanatte col solito bacino sulla guancia. Papà aveva al suo fianco una donna straordinaria, capace di rendere un uomo tutto quello che era papà.Quello che hanno costruito insieme è rimasto in quella casa, persino i miei figli dicono che dalla nonna il tempo scorre più lentamente, forse perchè la sveglia è vecchia. Chissà! Anche il panino col prosciutto è più buono dalla nonna.
    Ho saputo anch’io del fieno e delle uova domenica mattina, e mentre raccontava vedevo tuo papà, mio papà e sentivo il profumo del fieno. E’ stato bellissimo.

  7. eccomi qui, loggata.
    mi .. concedo da me una piccola puntualizzazione un vezzo una coccola un… boh…
    NON ho un solo capello bianco..
    Ohhhhh!!! Ecco. ho tantissime cose, tante che mica mi piacciono ma non un capello bianco!!!!!!!!! Non è mica un merito eh .. lo so.. Ma insomma … bisogna pur rendere omaggio alla precisione!!!
    🙂
    :-))))

    Ecco. Grazie carissima, per questi ricordi lasciati qui, questo spaccato di vita che odora di fatica, di valori, di rinunce, di bellezza e di famiglia. Tutte cose che sono scritte anche sul viso della signora AnnaMaria, tutte scritte li sopra. I segni sul suo viso sono esattamente questi.. Ed è un viso straordinariamente denso di storie. Basta saperle leggere.

  8. bhè nell’anonimato ci volevo stare io ma a casa di Celeste ci si conosce un po’ tutti. La signora AnnaMaria è la mia mamma.
    p.s. Cele ecco perchè non si vodeno i capelli bianchi; non li hai!
    Carola

  9. Ecco. Io non ho scritto il tuo nome soltanto perchè non ti avevo potuto chiederti il permesso di scriverlo. Mi fa piacere che tu lo abbia fatto, grazie.
    Ehhhh NO i capelli bianchi NO.
    Ho un occhio di vetro, una gamba di legno, e ovviamente tette al silicone, labbra anche e zigomi come si dice? rimpolpati. Ecco.
    Ma la tinta non l’ho mai fatta! Giuro. Solo qualche colpo di sole. Niente altro. Va beneeeeee?
    Ecco.
    🙂
    🙂

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