RELAZIONI

RELAZIONI

Dire solo ciò che si sa fa piacere all’altro, essere accondiscendenti, ammiccanti,  prestare cura e attenzione al fine di non urtare i sentimenti dell’altro, in poche parole astenersi dal dire ciò che si pensa perché potrebbe offendere. Recitare durante telefonate e incontri, insomma indossare l’abito del perfetto amico, l’atteggiamento “come tu mi vuoi”.. Ecco il “quadro vero dell’amico finto”.

Nascondersi, reciprocamente,  ciò che si pensa,  è di per sé sufficiente per diagnosticare il grado di malattia di una amicizia o presunta tale. Perché dunque molte volte ci si prende in giro? Perché non si ha il coraggio, per davvero, di dare il nome giusto alle cose? Perché si ha bisogno di finte relazioni? Per solitudine? Per disperazione? La non solitudine non è una questione di numeri. Si può essere soli pur avendo dozzine di persone che quotidianamente fanno in qualche modo parte della nostra vita, che gravitano con e dentro la nostra esistenza.

Con alcune persone ci si diverte, si gioca, ci si racconta, si studia, si lavora… Si condividono tempo, esperienze, viaggi. E vanno benissimo, si può stare bene con alcune persone pur non avendo mai avuto interesse di approfondire oltre, di condividere qualcosa di differente di un cinema, una pizza, un aperitivo, una gita, un giro di shopping. Anzi, direi che questi sono rapporti veri, sinceri, spassosi, salutari e sani, proprio perché non pretendono di essere “altro”. Non gli si incollano attributi che non hanno, sono quello che sono senza alcuna presunzione.

Ma.. se si vuole condividere veramente qualcosa di importante, una relazione non può prescindere dalla sincerità e deve mettere in conto che ci si può sentire dire l’opposto di ciò che si vorrebbe. Spesso le cose non dette fanno crollare l’impalcatura sulla quale si costruisce una relazione molto più delle cose dette, sbattute in faccia, quelle che magari arrivano che fanno un male cane. Ciò che si pensa dell’altro, dovrebbe essere nutrimento di un rapporto e non la mano che lo uccide.  Dovrebbe permettere un confronto vero, dovrebbe crescere e far crescere. Migliorare e migliorarsi.

“Non le  dico questo sennò ci rimane male”, “dico questo così farà piacere”, “non tocco questo argomento perché è spinoso”, “questo di certo offenderà”. E cosi di questo passo, ed eccoci dentro un qualcosa di formale, con aspetti terribilmente diplomatici/burocratici dove tutto è pesato, misurato, calcolato, attento. Perfino i muscoli facciali sono controllati, non sia mai che tradiscano il vero sentire. Insomma  una specie di compito che si assolve dentro un clima che è tutto un tacere, non dire, recitare, mentire, fingere. Che senso ha? È faticoso da morire oltre che inutile, insulso, banale.

Ho sempre immaginato dei centri concentrici attorno al cuore e negli spazi, più o meno vicini ad esso, ci sono le persone che partecipano alla nostra vita affettiva, gli affetti, più o meno importanti, più o meno profondi. Ecco, la “profondità” è il sistema con il quale si “misura” l’importanza di un rapporto. La profondità. Quante volte ci capita di vivere davvero un rapporto profondo, nel corso di una vita? La profondità è qualcosa di raro davvero: ci si accorge man mano che il tempo passa e si diventa grandi ed eventi, emozioni, esperienza e tempo fanno da cesoie. Perché il tempo diventa sempre più prezioso, perché si preferisce la solitudine alle farse, perché si pretende maggiore qualità e minore quantità di tutto. Di cibo, di riposo, di vacanze, di letture, di sport, di piaceri, di cose, e anche di sentimenti, di relazioni, di persone. Perché si prova un disperato bisogno di dare il giusto nome alle cose.
Quanti volti ha quella che comunemente chiamiamo con lo stesso nome: amicizia.
C’è quella morbosa, maliziosa, possessiva, claustrofobica, malata.
C’è quella che non accetta il confronto, la sincerità del pensiero, la libertà, il bene dell’altro, quella gelosa, quella faziosa, quella contorta. Quella che non permette di essere sé stessi. Ecc… ecc.
Infine quella secondo Facebook ma qui basterebbe sostituire alla parola amico la parola contatto e tutto andrebbe a posto.

L’amicizia è qualcosa di denso e di speciale, delicato eppure fortissimo, sa sfidare il tempo e non conosce ambiguità. Resiste ai periodi di separazione anzi, ne trae vantaggio. Tiene porte aperte per lasciar entrare e anche uscire. E soprattutto non può esistere senza dirsi ciò che si pensa veramente. Non condivide tutto per forza, è altra cosa della simbiosi. Ma quando lo fa, lo fa profondamente. È un affetto vivo, che si rinnova e si confronta ogni giorno, evento dopo evento, gioia dopo gioia, dolore dopo dolore. È quel sentimento che non passa mentre tutto va … Se invece passa allora vuol dire non c’è mai stato per davvero.

Francesca Pacini, sul Mulino di Amleto fece un bel post sull’amicizia. Un passo diceva più o meno questo “Non le piacciono le situazioni di circostanza, come i complimenti o le condoglianze dovute ma non sentite. Niente convenevoli, belletti, lusinghe. Quelli vanno bene per il bridge delle anziane signore perbene. Non è perbene, l’amicizia, magari ti segue passo passo, non interviene ma di sicuro non tace neanche. Può essere perfino aggressiva. Di certo è scomoda. E poi è spettinata, non si fa la messa in piega”

testo integrale qui:

http://www.francescapacini.it/15-blog/diario-di-bordo/14-sull-amicizia.html

33 pensieri riguardo “RELAZIONI

  1. Interessante. Proprio in questi giorni ho avuto la benedizione di incontrare persone che con i loro modi e i loro sguardi mi hanno ricordato l’importanza di essere autentici. Che non significa rinunciare a essere gentili, ma scoprire di poter esserlo senza sforzo.

  2. Ohhhh Gil, che piacere!!!! Credo di interpretare il pensiero di tutti: ci mancavi!

    Celeste abbiamo già disquisito a lungo sulla sincerità che deve essere alla base delle relazioni. Ciò non toglie che, come ha detto Gil, siano necessarie la gentilezza e il rispetto Atteggiamenti che secondo me devono essere insegnati con l’esempio ai giovani. E poco a poco diventano
    ” naturali e non esigono uno sforzo.
    Pinuccia

  3. Amico mio, tu ed io rimarremo estranei alla vita, e l’uno all’altro, e ognuno a se’ stesso. Fino al giorno in cui tu parlerai e io ascolterò, ritenendo che la tua voce sia la mia voce, e quando starò zitto dinanzi a te pensando di star ritto dinanzi a uno specchio.
    K. Gibran

  4. Ciao Gil.
    Bentornato. Pinuccia ha interpretato il pensiero di tutti.
    Ho sentito qualche giorno fa questa cosa:
    Ralph Washington Sockman ha detto: “Non c’è niente di più forte della gentilezza e niente di più gentile della vera forza”.
    Un abbraccio.

  5. Lui disse: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Ma quante pietre dovremmo scagliare? e contro chi? Contro noi stessi? Contro chi ferisce a parole l’amica/o, la moglie o il marito. Siamo noi stessi la pietra non da scagliare contro qualcuno, ma da affilare ben bene, arrotondare magari una cuspide, levigarla prima di decidere cosa farne. Si parla di relazioni, ma una bella relazione, pulita, morbida la si può avere con un fiore, con un aminale, con il mare o la montagna, con il bosco, con un libro, con il cuore, col focolare del camino. Coltivare una relazione fatta di sentimento puro, bianco candido, è come cercare un diamante nell’oceano. Un pizzico di invidia per Gil che ha avuto la fortuna di incontrare persone dai modi e dagli sguardi autentici (ma proprio un pizzico èh Gil). La mia fortuna invece è quella di avere trovato il mio diamante qui in Controluce e questo mi basta.
    Carola
    p.s. Perdonatemi controlucini tutti, è cattiveria contro me stessa, forse non ho ancora imparato a riconoscere i sentimenti puri

  6. Apprezzo straordinariamente le parole di Carola e condivido quelle di Gil. Ma forse stiamo parlando realmente di diamanti nell’oceano. Non è solo un problema di offese, di condivisioni, di rispetto, di sincerità, ma di complessa e limpida reciprocità.
    Riconoscere la necessità di lavorare su se stessi per rendersi “limpidi”, è un processo che precede qualsiasi amicizia. E spesso, una sana conversazione con il focolare, o con un libro o con un filo d’erba, può essere altrettanto intenso di quello con qualcuno che “speriamo” sia un amico.
    E se uno non ha imparato a parlare… con i fili d’erba è difficile che riesca ad essere un buon amico per chiunque, a partire da se stesso.
    Lo dice sempre anche Pigronomo (il mio zio contadino che abita al terzo livello del Grande Fico).

  7. Pieffe
    hai meravigliosamente sintetizzato il mio pensiero. Mi fa rabbia quando qualcuno con cotanta semplicità e così poche parole riesce ad esprimere quello che a me non riesce nemmeno prendendo a calci le parole, nemmeno usando la tenaglia o il frustino (ovviamente ne ho uno nell’armadio, e chi non ce l’ha).

    E’ un fatto di rispetto sì, di sincerità anche ma di complessa e limpida reciprocità.
    Gandissimo Pieffe.

    Mi trovo d’accordo anche sul parlare “con” il focolare e il filo d’erba.. Sono buoni ascoltatori, non mentono, e si tengono per sè le cose tue.
    Stamane non è una bella mattina, non è stata una bella notte, sarà la pressione bassa quindi sì,la sola cosa che vorrei è un filo d’erba. Niente altro. E stavolta sull’erba non sono nemmeno in vena di fare battute. Starò male?

    Questo sito nel mezzo tra diario e salotto è sempre un po’ cosi, costringe a mediazioni, come del resto succede con i rapporti quando non c’è dentro niente di vero e di profondo. Appunto. Questo è il senso del post. Appunto.

    Non voglio mediare troppo, non voglio farlo quindi o non scrivo o scrivo quel che sento.
    Come fa Carola: so che legge tanto e scrive poco ma quando lo fa, lascia qui cose forti, sentite, spremute di cuore e di vissuto. Niente di Carola è scritto per caso, niente è eccessivo per un qualsivoglia esercizio lirico. Ha tutto un suo perchè e nasce da luoghi che un po’ conosco oltre che rispetto.

    Una riflessione sul diamante, Carola (che nulla ha a che fare con quando hai espresso su Controluce.. anzi): trovare un diamante nell’oceano occorre un sedere grosso quanto una casa, ma perderlo.. è un attimo. L’oceano … è così grande!
    L’oceano delle troppe parole e quello delle troppo poche parole, delle mezze verità, delle cose non dette o di quelle dette per “non litigare non discutere o perchè tante sono tabù” per finire a quello delle bugie, è un luogo infinito, dove è facile perdersi e perdere e disperdere le cose. In quel mare tutto si fonde e si confonde, e a volte c’è buio e freddo. E allora fa male. Tanto quanto fa bene il mare caldo accogliente denso e amnotico e morbido dell’amore dentro il quale tutto si fonde e si confonde.

    Il vero senso del post. Appunto. Appunto. Il senso del post. Appunto.

    In ultimo: conosco i tuoi pensieri Carola, e credo di comprenderli. Mi sento di dire che tu sei un prezioso filo d’erba, per me.

    Un abbraccio a tutti molto molto molto forte. Forte quanto un diamante o quanto un filo d’erba.
    State bene, e buona primavera.

  8. Ricambio l’abbraccio a Cele e tutti voi. Spesso i fili d’erba sanno essere molto piu’ forti di un diamante…
    Buona primavera a tutti i Controlucini.

  9. @PF:
    “…la necessità di lavorare su se stessi per rendersi “limpidi”,…”

    Ricordandosi pero’ che per definizione lavorare stanca, mentre volgersi verso una maggiore limpidezza dovrebbe rilassare.
    Un ben trovato a te e a tutti.

  10. ih ih…ciao Gil, me l’aspettavo!
    Disse il celebre maestro Zen Mo’-come- fo’- si- me- S’oscura: “rilassarsi per meditare… e meditare per rilassarsi… equivale a rendere limpida la mente, rilassandosi nella meditazione sulla limpidezza”
    Dette queste parole… tutto divenne oscuro e il maestro scomparve nella nebbia.

  11. voi due siete fuori come due balconi…
    disse il maestro Zen scappato a Zanzibar per le troppe Zanzare.
    Lo hanno visto girare con le cuffie e l’ I-pod cantando a squarciagola le canzoni di Renato Zenzero, lo zio saggio di un famoso cantante romano.

  12. Caro PF (e gli altri cari amici, inclusa Celeste, il sifu Come-fo, e il buon Renato Śunyā):
    Gli ultimi secoli hanno visto in Europa svolte contemplative non indifferenti, e non ci si sforza piu’ per purificarsi e ottenere un pochina di limpidezza.
    Merito di Rodin, che ha definito pensatore un tipo nudo che si sforza seduto, scolpendo quindi le cosiddette vette della mente con la metafora della contrazione degli intestini… :)))
    Da allora chi ha capito va al bagno con il giornale e finalmente si rilassa: ci hanno rimesso i bicipiti e ne ha guadagnato l’evacuazione. Per la limpidezza, ovviamente, bisogna affidarsi allo sciacquone…
    ..

  13. A proposito di sciacquone Gil. La goccia d’acqua che cadendo nell’acqua stessa disegnava cerchi concentrici dal più piccolo al più grande, era proiettata su tutto il perimetro del soffitto nella stanza dalle pareti rigorosamente bianche, dal pavimento in parquet bianco. Indossavo solo, costume e accappatoio bianco a piedi nudi. Coricata sul meterasso ad acqua,quello che avevo intorno era una dolce melodia orientale (non ti so spiegare che tipo di musica) accompagnata da vari e diversi suoni dell’acqua che intonava molto bene con il filmato che girava sul soffitto. L’acqua era fresca, limpida, pura, pulita. In quei minuti trascorsi in quella stanza avrei voluto si fermasse il tempo, ero in armonia con tutto il mondo e in primis con me stessa.Vivevo una realtà ben diversa dal mio vivere quotidiano, sentivo il mio corpo, il mio cuore, la mia mente sfogliarsi piano piano. Mi stavo rigenerando. La sensazione era molto strana, ma bella, decisamente bella. Sembrava di togliermi di dosso tutto quanto di vecchio per dare forma ad una nuova vita. Ma ahimè purtroppo il tempo non si è fermato e siccome mi definisco una collezionista di attimi, non ho fatto altro che aggiungere alla mia collezione un altro “attimo” che per non dimenticare ho sistemato nel cerchio concentrico più piccolo…che questa volta partono dal cuore.
    Carola

  14. sirbiss a dire il vero quell’attimo fa parte di tutta una giornata che ho trascorso con mio figlio Andrea che non vedevo da più di un anno, e forse qualsiasi cosa avrei fatto con lui l’avrei collezionata, ma quell’attimo in quella stanza con l’acqua dai suoni e dai filmati eterei è stato un rinascere, in “quell’attimo” la mia mente faceva scorrere fiumi e fiumi di vita, frammenti della mia esistenza ed è bello poter condividere “attimi” su questo fazzoletto di terra che è Controluce. sirbiss , grazie a te che sempre attenta nel leggere riesci a dare vita alle parole.
    Carola

  15. ba…
    vado via un attimo e vedi che succede!
    Carola: un abbraccio a prolungare quello che ci siamo date poco fa..

    SirBiss: vero: collezionista di attimi è … bello. Semplicemente bello.

  16. Collezione di attimi: godiamoci queste giornate di sole dopo tanta pioggia, godiamoci l’alba e il sole che sta spuntando proprio ora.
    Buona Domenica Controlucini
    Pinuccia

  17. Ciao Pinuccia. Buonissima domenica anche a te.
    Gil:
    e nel frattempo omaggiamola, la Carola! Vacanze Romane, un video girato a Roma. Ci sono suo figlio Andrea, che vive a Londra dopo aver viaggiato per il mondo, e due amici Riccardo e Luca, in vacanza nella capitale qualche settimana fa.
    Eccolo! Qualcuno di voi ricorderà un post di un paio di anni fa, l’Andrea che non si è perso.
    Eh no… non lo abbiamo perso per niente anzi… è più in forma che mai. Un bacio gigante Andrea e .. bè.. al prossimo giro in Italia un giretto anche a Como. Ma.. avrei in programma un fine settimana a Londra. Chissà che non ci incontreremo.

    Ok allora: Prova microfono:: Sssssaaa ssaaaa provaaaaa.. Uhmmmmm (schiarita di voce) OK vado.

    signore e signori, controlucini abituali e occasionali, viandanti, pleiadiani, gatti, gatte e gattare, lucertole, elefantini saggi e quelli non troppo saggi (che ci piacciono anche di più…) Ecco a voi:

    ANDREA!
    .

  18. Bello il video, delizioso il chinotto neri, simpatici i protagonisti, graziose le ragazze, allegra la musica e… niente male la citta’: prima o poi dovrei proprio farci un salto…

  19. Oh, stavano proprio dietro casa mia. Grande Andrea, molto vivace il film e divertente.
    Una osservazione:
    “Andrè: ammazza quanto magni!!”

  20. Proprio bello il video. Merita di essere visto davvero. Faccia simpatica e all’apparenza scanzonata.
    Bel tour promozionale di Roma. Complimenti anche a Carola di avere un bel figlio così.

    Pieffe: lui è giovane e che pretendi…..che viva di brodini, grissini e una mela cotta? Dove prenderebbe le energie!

    Pinuccia

  21. Pinuccia
    Pieffe che ha 2.548 anni va per i 2.549 non mangia mica brodini grissini e mele cotte..
    Lassù, a parte il Grande Fico che fa i pi-fichi (cira 12 chili cadauno) ci sono anche alberi che fanno delle pi-fave.. Eh si…. hai capito bene, sono fave di cacao.
    Con queste fanno ovviamente il pi-cioccolato. Il Pieffe nostrano è un consumatore abituale di questo cibo raffinato profumato e altamente energetico.

    Sempre da quelle parti, con i pi-selli fanno degli ottimi minestroni, ma solo per chi ha superato i 98.450 anni di età.
    Con i pi-pistrelli invece fanno uno stracotto con l’aggiunta di pi-losella. Si accompagna con una bevanda preparata con la menta pi-perita che è una variante del mojito.
    Ok.. vado.

    ps:
    Un bacione, pi-nuccia (scusate non ho resistito…)

  22. emmh…uuuh… wow….(:| Celeste grazie per l’omaggio. Pieffe, ebbene si, a lui manca molto la cucina italiana e quando torna fa la scorta poi lassù vicino al big ben vive di rendita. Certo che ne ha visti di paesi e stati, ma di Roma ha detto abbiamo città bellissime “in casa”, e vale la pena di essere visitate almeno una volta nella vita, che quasi quasi mi ha fatto venir voglia di farci un salto. Pinuccia, grazie….
    Ecco. Tutto quello che sono riuscita a dire.
    Carola

  23. Celeste allora mi sento una cittadina a tutti gli effetti delle Pleiadi…. mica ci avevo mai pensato!!!
    Ueilà!
    Pi-nuccia

  24. oltre ad unirmi agli apprezzamenti per “collezionare attimi” e a condividere “la complessa e limpida reciprocità” pensando all’amicizia mi viene in mente anche la parola accettazione, un sentimento tanto salutare ma non facile da praticare.
    bella questa luna celeste….

  25. “Accettazione” certo non sempre facile ma determinante e imprescindibile.
    Accettazione reciproca che poi è rispetto della vita dell’altro, delle scelte tutte anche quando non sono condivise o condivisibili.
    Un concetto che spesso è talmente estraneo dalla mente di alcuni, tanto da non essere riconosciuto. Peccato.

    Ps Sir Biss
    Nessuna città è “come le altre città”. Mi infastidisce un po’ quando la “specialità” viene attribuita in modo fazioso. Tutte le città, i luoghi, le persone, le cose sono a loro modo e per le loro ragioni “speciali”. Milano lo è, Londra, Parigi, New York, Stoccolma, Venezia, Berlino, Firenze. Mosca lo sono e potremmo continuare per ore. E, certamente, Roma, lo è. Certamente!

  26. Accettazione. Sono d’accordo. Difficoltoso ma efficace.

    Per quanto riguarda Roma, ho copiato una frase ‘di parte’. Albertone ‘era’ Roma. Ma tutte le citta’ sono belle e speciali…

    Un bacio a tutti dal lago e la sua nebbia.

  27. Eh no !!!
    Non tutte le città sono belle! Niente affatto.
    Alcune sono talmente brutte, ma talmente brutte che non ci abiteresti nemmeno dopo morto…

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