41 pensieri riguardo “UNO DI NOI

  1. Non sono passati più di un paio di mesi da che ho trovato un libro che cercavo da tempo. Si intitola “L’incompiuter”. E’ un libro del 1974, scritto da Vincenzo detto Enzo Jannacci con l’inseparabile Beppe Viola.
    Ora, beh. “Quelli della televisione. Quelli del telegiornale. Quelli che cantano dentro nei dischi perchè c’hanno i figli da mantenere”.
    Come ti fai ad affezionare ad uno che canta dentro nei dischi. Eh.
    Che nemmeno l’hai visto per davvero. Eh.
    E mentre dici proprio questo, vedi che è proprio quello che Enzo dice, sempre.
    E guarda caso, quando ti trovi al supermercato che guardi quello lì, quel tipo un po’ così, al banco della frutta, ti viene in mente “il palo” della banda dell’ortica, che ci vedeva di nott come del dì.
    E quante volte vedi quelli che passano accanto ad un mendicante, finto o vero poco importa vista la vita che quel poveraccio fa, e che si dicono “lassa stà, che l’è roba de barboun”?
    O di questi tempi, con tutti i problemi del lavoro, come si fa a non vedere da tutte le parti la Vincenzina che vuole bene a quella fabbrica, che le sta portando via l’anima di dentro, e che l’ha portata via da casa sua.
    Enzo disse, quando se ne andò il penultimo dei grandi che è Giorgio Gaber, “ho perso un fratello”. Loro si, erano venuti su insieme, hanno raccontato una Milano che i milanesi rimpiangono tanto, come io rimpiango la Firenze che ho fatto appena a tempo a sfiorare e che ora è persa “dentro”… nella gente, nelle idee. Anche nei ricordi. E che un po’ ho conosciuto anche io.
    Beh, oggi non ho perso un fratello, sarebbe fuori luogo. Un minimo di ragione ci va pur messa. Ma un amico si, l’ho perso, dite quello che vi pare…
    E ieri se n’è andato l’ultimo dei grandi.
    Ma dico dei grandi davvero, quelli che ti hanno insegnato, che sei così anche perchè ci sono stati loro.
    Ora, tornando un attimo al libro di cui sopra. Sono andato un paio di giorni in montagna settimana passata, e il libro era con me nonostante lo sappia più o meno se non a mente, quasi. E’ che è di un’intimità, nella sua strampalata assurdità, di una presenza e aderenza al pensiero di dentro che sento, che … che sono cose che si incastrano con le mie in modo quasi commovente. E come fai a lasciarlo a casa.
    Immagino ci saranno mille articoli sui giornali su di lui. Li leggerò tutti, come faccio sempre. Non mi faranno piacere. Non mi piacciono le celebrazioni ufficiali. Andrò a cercare altre cose strampalate, per vedere chi aveva capito davvero, e chi c’è perchè ci deve essere, mi arrogherò il diritto di dirimere per una volta. E’ importante, è ancora insegnamento.
    Penso che mettrò la scansione del libro qui.
    Non si trova, e credo sia troppo bello perchè quelli che vorrebbero non possano leggerlo. Non credo che Enzo me ne vorrà per questo.
    Riccardo

  2. Grazie Riccardo per come hai ricordato Enzo Jannacci e grazie a Celeste del post
    Pinuccia

  3. È quasi impossibile pensare a Jannacci senza pensare anche a Giorgio. Li ho conosciuti da ragazzina, attraverso mia mamma e mi piacevano, immagino, perché piacevano a lei. Io allora trovavo solo la parte divertente delle loro canzoni, non capivo l’amarezza, non possedevo la chiave per tradurre l’ironia, e scoprire il dolore. Ridevo come una matta per le parole ma soprattutto la mimica di entrambi con Una fetta di Limone.
    Crescendo li ho incontrati in un altro modo, come era giusto che fosse. Mario, una delle canzoni più tristi che io abbia mai sentito, è una di quelle cose che ti entrano dentro perché conosci già diversi Mario nella vita, tanti Mario soli, con la loro bicicletta e il peso degli anni tutti sulle spalle, il sogno deluso della casetta, un po’ di giardino e due speranze nel cuore. Mario, che non ha avuto figli cosi non ha fregato il mondo … Mario che guarda tutti i soldi che spendono per andare a rubare i sassi alla luna … Mario, che non ti resta che l’amore…Mario che l’amore era nel fiasco del vino..
    Crescendo ho incontrato i miei Mario, e Vincenzine e Veroniche e poi Milano che cambiava veloce che non si riusciva a starle dietro. Io sono arrivata tardi, Milano correva già in fretta verso la Milano che è adesso. Crescendo ho capito le parole di “io e te” , le sento adesso, che futuro non ce n’è.
    E come mai in altro tempo so che spesso sul terzo atto scende giù la tela finalmente torna la realtà e la sua commedia dell’amore in una farsa trasformata sarà.
    Amarezza e ironia, un grande senso di consapevolezza e l’assenza di fronzoli, la voglia delle cose vere, sempre di più. Ricordo ancora dopo circa 27 (?) anni uno spettacolo teatrale di Gaber con un’altra grande, grandissima: Mariangela Melato (scomparsa anche lei da poco … si saranno messi d’accordo?) “Il caso di Alessandro e Maria”. Il palco, due sedie e loro due.. Bè … lo porto ancora dentro e lo sento molto di più di allora perché ho conosciuto diverse Marie e Alessandro e ho una visione diversa dell’amore, più reale e profonda, più spoglia per alcuni versi e più densa di contenuti, per altri. E ho imparato che per fare certe cose … ci vuole orecchio.

  4. Riccardo
    grazie se vorrai mettere a disposizione i libro.
    Sarò ovviamente strafelice di averlo e di darne copia a chi volesse. Basta scrivere qui e mettere l’indirizzo e mail nel commento (per i viaggiatori casuali, perché dei controlucini ovviamente abbiamo tutto, e mail impronte digitali e DNA… ).
    Scherzi a parte: l’indirizzo non viene pubblicato, lo vedo solo io.
    Tutto questo per evitare eventuali problemi con diritti di autore e ovviamente anche di oscuramento di questo sito che sta bene in controluce ma non si sente tanto bene al… buio.
    Nel frattempo mi informo: ovvio che mi piacerebbe avere il testo qui dentro questo sito.
    Attendo quindi con ansia quel pdf.
    GRAZIE Riccardo grazie.

  5. Negli stessi giorni è morto anche Califano. Anche di lui si parla nei telegiornali, anche se un po’ meno e prendendolo meno sul serio. Per Iannacci, simpatico, schizofrenico e introverso, si mobilita l’apparato dell’intellighenzia di partito mentre per il Califfo, che ha scritto splendide, ma realmente splendide poesie di amore, ci saranno meno celebrazioni. Eh già, povero Califfo, incasinato con le donne, con la vita, con i soldi e con tutto: però non faceva parte dell’apparato.
    Questo mi da un po’ noia e mi riporta a quel parlarsi addosso di un certo ambiente radical-chik abituato ad autocelebrarsi e a confrontarsi sempre e soltanto con se stesso.
    Io, infatti, non ho apprezzato la celebrazione di Fo, di Fazio e di Iannacci figlio, a cadavere non ancora sepolto. Ma è sicuramente dipende dalla mia allergia nei confronti del “sociale” a tutti i costi; perché penso che sia necessario far passare il tempo sui dolori (se di dolori si tratta), il silenzio sulle assenze, la meditazione sul valore delle cose, in modo da non bruciare tutto sull’altare mediatico della fruizione.

  6. Su Wikipedia, cercando il mio paese, dopo la dislocazione geografica e numero di abitanti c’ la notizia che nel cimitero è sepolto Luigi Tenco, che figura tra l’altro al primo posto tra le personalità legate a Ricaldone. D’accordo: nemo est profeta in patria, penso che siano altre le figure da ricordare, magari senza volto.
    Era originario di qui, anche se si dice nato in un paese limitrofo, ovviamente tenuto in nessuna considerazione fino alla sua morte., magari era deriso , disprezzato, preso in giro. Quando ha iniziato a partecipare a programmi televisivi, qualcuno scrollava ancora la testa, poi ha partecipato a Sanremo, allora qualche cenno di ammirazione in più c’è stato, subito naufragato. E’ assurto agli onori del paese dopo la sua morte, perchè poteva fare da richiamo, portare soldi, notorietà.
    In paese ( ho letto che Roma vuole dedicare una via al Califfo) è stata dedicata a lui una piazzetta
    ( una trentina di metri quadri, ma qui siamo in un paese!!) E da allora le feste in suo onore si sprecano. E’ stato aperto anche nell’ ex asilo un museo a lui dedicato. Manco so cosa c’è, anch’io sono allergica a queste cose.
    Per carità le sue canzoni erano belle, nulla da eccepire.

    C’est la vie!
    Pinuccia

  7. La puntata andata in onda venerdì sera è una replica, identica, non è stato aggiunto nulla né tolto nulla, a quella andata in onda il 19.12.2011, che avevo seguito, cosi come anche questa di venerdì sera.
    Personalmente non ho alcun giudizio morale su Califano: se vivesse di eccessi e di donne sono assolutamente fatti suoi, e non sono sicura che sono questi i motivi per i quali è stato fatto meno rumore attorno alla sua morte. Per quanto mi riguarda, pur ammettendo che ha fatto delle belle canzoni, non mi ha mai toccato il cuore. Avrà anche scritto canzoni d’amore … non lo metto in dubbio ma boh…. le canzoni d’amore alla Califano mi risultano un po’ troppo romantiche, lontane dalla mia idea di amore, che … manco a dirlo è molto più vicina a quella di Jannacci Gaber De André..

    Infine: noi non sappiamo quale siano state le ragioni per le quali la famiglia di Jannacci abbia deciso di mandare in onda la replica di quello show. Non lo sappiamo affatto: magari chissà è stata proprio una sua volontà. Comunque sia, perché no? Cosa c’è di male nel rendere omaggio a qualcuno attraverso ciò che ha amato nella vita?

  8. Esatto Pinuccia.
    Insomma senza nulla togliere a Domenico Modugno, a Luigi Tenco, a Califano, o a Iannacci, trovo mortificante, anzi avvilente che questi nomi li ricordino tutti e che si pensi a intestar loro delle piazze. C’è un sacco di gente dimenticata, che non ha cantato né “bella ciao” né “faccetta nera”, non ha tirato calci a un pallone, non è stata amica di nessun politico. Ma magari ha progettato cose meravigliose, ha scritto poemi, ha sacrificato la sua vita per gli altri, senza neanche una lampadina che illuminasse la loro opera.
    Gente che non viveva per “mostrarsi” o per dichiarare il proprio “disprezzo” o il proprio “esser contro” ma per mettere in opera il proprio “amore”. Beh di costoro non ricorda un tubo nessuno. E ormai credo che sia meglio così.

  9. Non è necessario, per fare cose importanti, mettersi sotto i riflettori. Lo dici tu stesso: c’è gente che ha fatto cose meravigliose, sacrificato la vita ad altri ecc ecc e non una lampadina ha illuminato le loro opere. Semplicemente queste persone non hanno voluto mettersi in mostra. Quindi è giusto così.. Non credo sarebbero felici di avere una piazza titolata. O no? Evidentemente non tutti amano farsi ricordare.

  10. Forse mi sono espresso male. Volevo dire che il ricordo, la commemorazione, la celebrazione e spesso anche il denaro, vengono sempre più indirizzati secondo una strana “scala di valori” in cui alcune opere, diventano grandiose pur essendo banali, e fungono da “esempio” di “massa” proprio perché sono “normali”. Alcuni uomini diventano maestri di pensiero da celebrare… per aver detto delle emerite fesserie, magari in modo simpatico (ma sempre fesserie), e ed altri ricevono il plauso della folla per aver tirato un calcio su una palla e guadagnano in un anno quanto tutti gli operai dell’Italsider messi insieme in 10 anni.
    E’ questa scala di valori che mi turba.
    Non il singolo merito di Iannacci o Califano o di tanti altri: ben per loro.
    Io non sono mai andato al museo di Tenco, ne a quello di Elvis né ad altri musei del genere. Ma ho ballato con Elvis quando ero un pochino più giovane, accidenti se l’ho fatto!!!. Però ho visto una sola volta una gara di atletica e MAI una partita di pallone. Ho visto tanti concerti di musica classica in piccoli teatri, e Mai una performance di un cantante in uno stadio o in una piazza. Ho visto una sola volta un comizio politico, quando ero piccolo; poi arrivò la polizia; non sono mai stato in rete su twitter e non ci andrò mai.
    Snob? Ma neanche per sogno. Però vorrei che una piazza fosse riservata a Fantappié perché la gente lo potesse ricordarlo e studiarlo; e una fosse dedicata a Florenskij, grande, a mio avviso, quanto Leonardo da Vinci; per la stessa ragione una la dedicherei a Mandelbrot. E perché no a René Guenon, o a Ezra Pound o a Capparelli? Credo anche che non sarebbe malaccio ricordare con una grande piazza Renata Tebaldi, con una altrettanto grande Beniamino Gigli (c’è ma non è un gran che). Un bel monumento lo farei anche a Gilberto Govi, uno a Musco, uno a Checco Durante e uno Pascarella. E poi ne ho altri a centinaia, attori, musicisti poeti, cantanti, filosofi, matematici (tutti dello scorso secolo) che si e no vengono ricordati nei loro paeselli di origine.
    E tutti costoro hanno fotta qualcosa di speciale, di unico, di innovativo e di esemplare. Hanno indicato una strada da imitare e seguire, appunto.

  11. Oddio, che macello!
    🙂
    e mi verrebbe da dire “essai, l’è nova in controluce…”
    Pieffino, oddio… ma ci vogliamo mettere davvero anche Ezra Pound, sicuri sicuri eh…. mah.
    Comunque mi sembra che siano stati aperti due distinti fronti, e un po’ diversi. Uno riguardo ai buoni Califano e Jannacci, l’altro riguardo a chi sia da assurgere agli onori della comunità tutta, e chi no, e perchè.
    Ora, io dico la mia eh.
    So di citare a volte racconti o cose che non sono parte di quella “altezza” alla Benedetto Croce per intendersi, ma qui ci va, pari pari, l’incipit di un racconto che lessi per la prima volta che ero ragazzino, e che ho riletto spesso e volentieri negli anni, trovandoci sempre qualcosa di più, via via che l’uomo si andava formando, è esperienza di tutti credo. Trattasi nientemeno che dell’inizio di uno dei tre libri della trilogia della fondazione, o trilogia galattica che dir si voglia. L’autore, Isaac Asimov, oltre che un brilalnte scrittore di fantascienza, è stato anche un valido scienziato, quindi non era possibile che i suoi fossero solo raccontini di omini verdi con le antenne sul disco volante fatto a scodella, e questo ne è uno delle testimonianze. Cito a mente, non voglio andare a ritrovare il passo preciso, ma racconta di come, nel pianeta-capitale dell’impero, Trantor, nella piazza più grande, c’era una statua, dedicata al paladino che ha permesso la salvezza del mondo come lo conosciamo, che con le sue lotte, i suoi imprigionamenti, i suoi attentati e così via, con sacrificio personale, alla fine sia riuscito nello scopo. E bon, fine lì, il libro cominica con al sua storia, fino a che si capisce che un’altro uomo, raffinato e intelligente e schivo, facendo piccoli passi, quelli giusti, toccando i tasti al momenti giusto, sempre senza scalpore, senza protagonismi, in disparte, fosse in relatà il responsabile di come le cose fossero andate davvero (Isacco, abbi pietà di me per come ho storpiato la mitica Trilogia!!! Ma l’ho fatto per un fine nobile!!! Argh.).
    Vabè, insomma, il concetto è chiaro: le statue le hanno fatte apposta per … celebrare quello sbagliato, il simbolo di turno. Un po’ come quando si fanno gli articoli per pubblicarli: “oh, allora questo chi si dice che l’ha fatto? Ah, ok, allora l’ha fatto lui, il prossimo lo hai fatto te, ma lo scrivo io…” insomma ecco.
    Per cui le piazze, le statue, le vie… mah. So già in partenza che non è alla gente che ha fatto davvero le cose che verranno intitolate le vie. E allora? A me onestamente non è che mi interesserebbe avere una via dedicata, quanto piuttosto avere fatto davvero qualcosa, vuoi mettere? Ah, e ovviamente “fare qualcosa” è in senso esteso: dalla penicellina a “volare”… Ognuno coi suoi pesi, è ovvio, ma anche “volare” non è che abbia fatto poco. Ricordo che anni fa il presidente degli stati uniti Obama dette un premio alla sfortunata Whitney Houston per “avere contribuito alla serenità del popolo americano” o qualcosa del genere. Ovvio, la falsa ingenuità tipica americana fa un po’ ridere, perchè magari se si fosse occupato di ridurre il tasso di povertà che negli usa è uno dei più alti di tutto il mondo civile forse avrebbe fatto una cosa più utile, ma vabè, è per rendere un concetto: anche una canzone può essere molto importante.
    Altra questione: Califano – Jannacci.
    Mah. Io posso solo dire che sono perfettamente d’accordo con tutto quello che è stato detto qui, e che io ho premesso nel primo commento dicendo che vorrò vedere chi, nelle celebrazioni pubbliche in pompa magna, avrà capito chi jannacci fosse, e chi invece lo celebrerà con grandi parole per fare vedere la propria di faccia, e quindi per celebrare solo se stesso, in realtà, ed “apparire”.
    Detto questo io, Riccardo, guardando strettamente me stesso, fregandomene assolutamente dell’opinione della corte mediatica, dico che l’assurdo del buon Enzo mi ha dato tante spiagazioni, per aiutare a capirmi. Quei pensieri che le parole non ce la fanno mica a stargli dietro, quei borbotti, gli occhi bassi. E il raccontare della gente… Insieme a Gaber li considero tra i mei maestri. Assurdo? Esagerato? Ma che lo so… non lo so, ma so che è così, e lo dico perchè grazie a loro le cose erano più chiare. Di testa, e di cuore, anche.
    Califano a me, Riccardo, stava piuttosto antipatico, abbiate pazienza, tanto è un’opinione strettamente mia. E il suo modo di vivere da “maledetto” boh… che se lo faccia, io certo non protesto: ma a me non mi ha dato nulla. E i suoi guai… ariboh, non ho opinione al riguardo; ma chi prende il bono deve prendere anche il pocobono, diceva al mi nonna.
    Con questo non voglio certo fare una scala di valori, percarità diddio! Lungi da me, e poi perchè dovrei, sono tutte manifestazioni oneste del mondo e della sua gente. Senza dubbio ci sarà chi la pensa all’arrovescia di quanto abbia appena esposto: ad un viveur, per chi è dedito ai piaceri della vita mondana, Califano sarà stato un mito ed un dio, e che gli fregherà a questo dei comportamenti semiautistici dell’altro… Opinioni, gusti. O no?
    R

  12. Gli è che te tu hai ragione mio buon Riccardo! Alla fine son proprio i bischeri che voglion le statue.
    E il dubbio gli è sempre se sian più bischeri quelli che le fanno o quelli che ci son rappresentati.
    Evviva il buon Enzo dunque. Almeno lui quando apriva la portiera… buttava giù l’Armando. Qui in Italia quando s’apron le portiere gli armandi bischeri entrano a frotte: Guarda ‘npo’ che succede in parlamento, tanto peffa’ un esempio.

  13. per me si tratta semplicemente di affinità, io icuramente mi sono sempre sentita più in sintonia con le canzoni di jannacci che non quelle di califano.
    però siccome mi piacciono i dettagli molto tempo fa ho letto con grande interesse un’intervista in cui califano raccontava come era stata la sua esperienza in carcere.
    un racconto per alcuni versi esilarante, per altri altamente significativo e denso di informazioni sullo stile di vita di chi ama gli eccessi e deve vivere a tutta manetta e in maniera estrema altrimenti si sente vuoto e disperso. uno stile di vita totalmente diverso dal mio…eppure mi aveva incuriosito perché in fondo non mi dispiace sapere attraverso cosa passa il godimento delle persone soprattutto a quelle tanto diverse da me.
    poi mi faccio tutta una polemica sul “ma che ci troveranno nel fare…….” e mi rinfilo nel mio mondo però non è male ogni tanto un’esperienza nell’altra faccia della medaglia, tanto per capire e tanto per sapere.
    ogni tanto…..mica sempre….

    se penso invece a quelli che dovremmo celebrare, è vero c’è tanta gente dimenticata ma anche tanta gente sconosciuta che invece meriterebbe una celebrazione al giorno…ma forse parliamo delle stesse persone

  14. Quando io ero molto giovane mi piacevano molto alcune vicende del Califfo: le sentivo abbastanza “mie”. Dietro quella vita “sparata” c’erano terribili vuoti, tanta malinconia; l’inseguimento di un amore che è sempre maledettamente più veloce di chi cerca di catturarlo. Dietro quella continua evasione c’era la prigione del quotidiano che t’insegue. E io mi sentivo un po’ come lui con le sue delusioni coperte d’ironia. Una via di mezzo tra un fallito e un vincitore, sempre scanzonato, sempre pronto a prendersi in giro: ma terrorizzato dal mediocre. Molto “romano”, sotto un certo aspetto. Invece Jannacci mi sembrava sempre come uno che grida dietro una porta, che guarda dal buco della serratura. Affascinante ma poco diretto. Poi con il tempo si cambiano prospettive.

    Resta il fatto che come Frost vorrei indire la “giornata di celebrazione degli sconosciuti”. Sono tanti.
    Questa sera stavo mettendo in ordine i ricordi e le testimonianze di alcuni sconosciuti. Mentre guardavo fotografie, ritagli di giornale, biglietti, tessere, e scoprivo qualche vecchia registrazione, vedevo emergere delle storie straordinarie: degne di esser raccontate da Tolstoj, da Verga, forse. Cavolo, mi dicevo, guarda quanti eroi , quanti poeti, quanti scienziati che l’uomo dimenticherà subito. Resteranno quelli che hanno avuto l’occasione di strillare più forte, ma soprattutto di strillare quello che la gente voleva sentirsi dire.

  15. Mah.. Alla fine che serve essere ricordati? E’ importante? Per chi? quando si è morti si è morti. Scuasate il cinismo. Per quanto mi riguarda, non voglio nemmeno avere una tomba, nè un altarino, men che meno una targa di ottone sopra qualsiavolgia cosa. Non sono famosa, vero, ma per chi mi ama saro’ stata importante, quindi il livello di “importanza” non è rapportato ai numeri.

    In quanto a Califano: doppio, triplo mah. Ce ne sono stati tanti perfino troppi di quei “maledetti”, “dannati” o presunti tali, Un altro modo per vendere e mostrarsi “diversi”, lontani dalle regole perchè faceva (o fa) fico.. A me fanno tristezza.
    Passa quando si è giovani.. ma poi (per fortuna) alcuni cambiano (come Pieffino). Altri purtroppo no…

  16. Il mio: “alla fine a che serve essere ricordati” lo sostituirei con “essere celebrati”. Ricordare è una cosa, celebrare è altra. Io ricordo le persone che ho amato, le ricordo e le celebro intimamente nel mio cuore, non tanto perchè vivo di ricordi (non mi piacciono i ricordi, l’ho già detto, non amo sfogliare fotografie, diari ecc) ma perchè semplicemente fanno parte di me e hanno fatto (anche loro) quella che io sono. Ecco. scusate l’integrazione ma era dovuta. A volte ci si rilegge e si trovano lacune troppo grandi, e nel cotnesto della chiarezza vanno colmate.

    Fosse per me toglierei le celebrazioni tutte, dal 2 novembre al 25 aprile, il due giugno e il primo maggio e via dicendo. Per arrivare al 25 dicembre ecc ecc. Per non parlare della festa delle donne, quella della mamma e del papà..
    Per me sono tutte farse. Chi vuole ricordare lo fa nel proprio intimo. Farei volentieri a meno di quella stuoia di politici e preti che fanno finta di commuoversi e piangere davanti ai monumenti dei cadute alle fosse ardeatine ecc ecc.. Roba che, tra l’altro, è anche molto molto costosa. Omaggiare il presente ogni giorno, facendo qualcosa di buono e di bello per tutti? No eh!

  17. Purtroppo più si “celebra” più si vuol dire che si teme che qualcosa nella “memoria” appaia diverso da come ci piace ricordarlo.
    Così si celebra l’Eroe dei due mondi nel timore che si possa scoprire che era un bandito; si celebrano tutte le feste di tutti i vincitori e mai le feste dei vinti; si celebrano le “liberazioni” e mai la memoria di coloro che non volevano esser “liberati”. Si celebrano le esportazioni delle democrazie e non coloro che non volevano essere democratici ecc. ecc. ecc.
    Per cui la storia, come diceva un mio grande amico scomparso…è la celebrazione di una serie di falsificazioni.
    E se siamo in grado di falsificare la storia di intere popolazioni…. figurati quanto siamo in grado di falsificare quella di un singolo uomo!!
    Ad esempio, quando il giovane Pieffe, sessantottino d.o. c., andava al corteo con il libretto di Mao, e gridava da dentro il suo “eskimo”: “Castro-Mao-Ho Ci Min!!!”, mica ne sapeva nulla del genocidio dei tibetani da parte dell’eroico Mao; e, in tal modo faceva parte del parco buoi, che muggiva pilotato dall’economia politica di cui non comprendeva le origini.
    Ma così va il mondo, e così vanno anche oggi… i buoi celebranti, commememoranti e manifestanti per ciò che non sanno.
    E più l’informazione disinforma (sulla rete, sui media, ecc.), più l’ignoranza dilaga, manifesta e commemora sull’onda della superficialità.
    Processo tremendo e irreversibile.

  18. Vogliamo Pieffe con l’eskimo!

    Mi fa piacere sapere che anche Pieffe ha abitato sulla terra prima che le Pleiadi lo adottassero. Mi sento meno cretina perchè anch’io ero un po’ contestatrice. Non ho mai partecipato a cortei, ciò non vuol dire che non simpatizzassi per i grandi ideali che si professavano i quegli anni.
    Ideali che, come è sempre successo, fanno si che una buona parte di persone si senta speciale, moderna. Invece… non voglio essere cospirazionista, non è nelle mie corde, penso che quel ” parco buoi” sia stato bene orchestrato. Nell’età in cui gli ormoni impazziscono qualcosa per tenerli a bada ci vuole. Ora i ragazzi hanno facebook! Non so cosa è meglio…..
    Ai posteri l’ardua sentenza
    Pinuccia

  19. Mah.
    Via su… la storia la fanno i vincitori, o chi sennò? E per definizione i vincitori sono “buoni” e “liberatori”, eh. E hanno liberato dagli oppressori, ovvio. E la manipolazione della gente, specie di quelli più puri beh, c’è sempre stata, e dipende dall’abilità del manipolatore di turno. Lessi tempo fa un’intervista ad un signore, ormai molto anziano, che, come spesso succede, riteneva ormai di non essere più parte di questo mondo, nulla lo poteva ormai più toccare, e poteva così vuotare il sacco senza remore… si trattava dell’epoca di Kissinger mi pare, ma poco importa. Diceva che “per voi giornalisti era nostro compito redigere una realtà, una nostra realtà. Plausibile, e di nostro piacimento e comodo. Nel tempo che voi ci avreste messo a scoprire quale fosse la vera realtà, noi avremmo già costruito un’altra realtà alternativa da fornirvi, direttamente o indirettamente… e potevamo continuare così all’infinito, senza che voi riusciste mai a rubarci il passo, lasciandoci così liberi di agire indisturbati”. Nulla di nuovo sotto il sole d’altra parte: chi è stato al museo della guerra di Rovereto, avrà potuto trovare prove delle mistificazioni e dela propaganda bassa, mendace e di parte nell’ultima sala, con la quale si riempiva il cuore della povera gente di amor patrio. Ci avranno trovato anche il “padrenostro del soldato” sul suo bel cartoncino, nel quale si invita il soldato a supplicare l’eterno di aggiustarli la mira per uccidere il nemico, ovviamente per la sua gloria. Oggi si capisce al volo cosa fosse, e se ne resta stupiti che in tanti cascassero in quei messaggi rappresentanti una realtà palesemente mistificata. Ma all’epoca … la gente aveva un tasso di analfabetismo dell’ordine del 90% della popolazione e quindi nessuna cultura, dove per “cultura” moltissimamente semplicissimamente trattasi di “capacità di scegliere in quanto si ha la capacità di interpretare i fatti”. Oggi sono semplicemente cambiati i livelli, ma non sono cambiate le situazioni o i poteri in campo, anzi. Ad esempio è enormemente aumentata la velocità delle azioni, dei fatti, per rendere più difficile la comprensione.
    A chi non conoscesse quel museo beh, consiglio la visita. Attenti allo stomaco però, perchè è roba forte.
    Ma per favore, per piacere: non confondiamo la “storia” con la “memoria”, che era se non il tema originario di questo post, quanto ne è uscito subito dopo. Le statue non sono memoria. I libri con le date delle battaglie, i nomi dei vincitori e dei i vinti, non sono memoria, e nemmeno i nomi delle strade.
    La Memoria…. credo che insieme al sentimento dell’amore sia la cosa più intima, personale, che ci sia dato di provare. E spesso nemmeno comunicabile, perchè semplicemente non c’è il modo fisico di trasmetterla: le parole sanno essere la cosa meno adeguata che si possa immaginare a trasmettere un pensiero come questo… ci potresti stare una vita a parlare.
    Ecco, ho perso il filo.
    Vabè, l’è uguale. Sproloquio per sproloquio…. sproloquio al quadrato.
    Riccardo

  20. Le parole sono il mezzo meno adeguato di trasmettere tante cose: tante cose vanno sentite non ascoltate, sentite, con il cuore. Percepite da un cuore ad un altro… Eh.. facile eh?
    Andai anche io, un po’ di mesi fa al museo della guerra di Rovereto e si, c’è roba forte. Ho un’immagine che da sola basta a trasmettere l’orrore e non è una immagine di per sé cruenta. È una fotografia che ho fatto io, una maschera antigas. Terribile, vi assicuro. Ecco, a volte una immagine sa fare ciò che diecimila parole non possono.
    Rifletto però sul pensiero che qualcuno ha ancora la voglia di trasmettere, di comunicare, di condividere anche le cose meno comunicabili, come un valore intimo, come la Memoria, come l’amore. Quando accade, ti incavoli con le parole per via dei limiti che esse hanno allora cerchi di usare le mani, i gesti, gli occhi. I silenzi …. Le lacrime, a volte. E il tatto… Quanto sa dire una carezza?

  21. ps Riccardo:
    la preghiera del soldato: fammi prendere la mira.. Terribile, certo, una preghiera così. Terribile. Si chiede a Dio l’aiuto per uccidere … Bè non credo sia una questione di gloria ma di sopravvivenza. La morte del nemico equivale alla propria vita. Mi viene in mente una canzone bellissima e tristissima e molto vera: La Guerra di Piero, di De André. Penso che la conosci anche tu. Se no .. ascoltala.
    La guerra è una cosa terribile, in tutti i suoi aspetti, anche nelle preghiere dei soldati.

  22. Beh, no… non è la stessa cosa: una cosa è la volontà animale di sopravvivere (senza nessun sottinteso denigratorio ovviamente), una cosa è che la macchina della propaganda ti racconti che dio ti dice che hai ragione e sei nel giusto, e che lui tifa per te, mentre quello che hai di fronte è il demonio, e lo devi uccidere per la gloria di dio. Una preghiera che ti mettono tra le mani da recitare, che valore può avere se non questo? E questo semplicemente non è leale, è falso.
    Come si vede la storia si ripete… Cent’anni fa toccava a noi, oggi ai ragazzi del mondo islamico meno evoluto. Si vede che gli schemi funzionano…
    R

  23. ricevuto ricevuto
    non sempre le parole.. sono adeguate.
    tutto torna.

    La “sua gloria” avevo letto “la gloria del soldato” e non quella di Dio.
    Mah.. che dire? Questo è un argomento molto piu’ … impegnativo della Memoria, dei Ricordi e delle statue.
    Ammazzare in nome del Signore… Una lunga ed eterna Storia, di crimini compiuti in nome del Signore!!
    uuuuu ! ci vuole altro che tutto l’web!

  24. Mi sembra che fosse durante la prima guerra mondiale che la notte di Natale, durante una tregua della battaglia, appunto perchè era la sera di Natale, due eserciti contrapposti si siano incontrati, i soldati abbiano familiarizzato tra di loro dividendo il cibo, le sigarette, i liquori, abbiano cantato assieme i canti di Natale.
    Dopo la festa ognuno ovviamente è rientrato nel suo accampamento.
    Quando ricominciarono le ostilità molti soldati si rifiutarono di sparare a coloro con i quali aveano trascorso “quella notte”, ovviamente furono accusati di alto tradimento.
    Ciò era accaduto perchè da entrambe le parti si era constatato di persona che il nemico non era composto da persone prive di scrupoli, crudeli, ma erano persone come loro e che come loro erano costrette ad ubbidire ad ordini insensati.
    Tale tregua non fu per nulla resa nota, fu tenuta nascosta come se fosse una cosa vergognosa.

    Vado a vedere cosa si dice su internet . L’avevo sentita alla radio tanti anni fa questa notizia e l’avevo trovata proprio bella.
    Pinuccia

  25. Ma infatti!
    La guerra:
    quelli che ….. la decidono da un bel salotto comodo e il sigaro, bicchiere di brandy o di wihsky, il sedere sui soldi. (armiamoci e partite)
    Insomma quelli che….. la decidono ma non la fanno..
    quelli che …… la guerra NON la decidono ma la fanno lasciandoci la pelle, le vedove e gli orfani…
    quelli che …… sono nel mezzo, gli esaltati, che “ci credono”.
    ooo yeeaaaaa

    Controluce continua ad essere un mistero… Da Jannacci alla guerra….
    Poi mi chiedo: com’è che amo questo posto?

  26. Evviva!
    Mah! io sono un guerrafondaio. Soprattutto perché non credo alla pace; e ci credo ancora di meno quando qualcuno ti impone (la sua) pace. E non credo che gli islamici siano più “involuti”. Hanno valori diversi. E i Coreani che valori hanno? E i Siriani? E i Palestinesi? E già il fatto di pretendere che i nostri “valori” siano migliori, perché noi siamo più moderni è, a mio avviso, un atto di guerra occulta.
    Quando portavo l’eskimo credevo che i miei valori (che poi in realtà non sapevo bene quali fossero) rappresentassero la giustizia, il bene, il buono, la difesa degli operai, la liberazione della gnocca ecc. ecc.. E non conoscevo nessuno dei poliziotti (quelli che invece Pasolini dichiarò come i veri “martiri” del ’68) che venivano mandati sulle scale di Valle Giulia a sedare i disordini prendendo insulti e botte da alcuni ragazzi che potevano esser loro figli. Mi sembravano molto cattivi e violenti quei poliziotti, semplicemente perché erano poliziotti, erano “contro” di noi e rappresentavano il “potere”.
    Chissà cosa pensano tutti gli uomini che considerano diabolico il nostro occidente sessuofago, corrotto, e senza “Dio” e che lo considerano “male assoluto”? Siamo proprio sicuri che siano così ignoranti? Io, anni fa, ne ho conosciuto qualcuno di quegli uomini durante convegni filosofici, e non mi sono sembrati affatto scemi, affatto ignoranti. Anzi!!! Sono semplicemente abituati ad una scala di valori diversa e forse più “antica”. E antica vuol dire peggiore?
    La guerra modernissima e spietata, a mio avviso, la facciamo tutti i giorni uccidendo migliaia di persone ogni giorno. Senza alcun cannone ma con il disprezzo, l’indifferenza, la pretesa di superiorità, il ladrocinio, l’odio di classe, la smania di potere. SI può uccidere sorridendo o parlando di economia dall’alto di una presidenza di consiglio. Ma nessuno accuserà mai di genocidio un “economista”. Chissà perché.

  27. Oh mio dio! CALMA!
    Quando ho scritto “Come si vede la storia si ripete… Cent’anni fa toccava a noi, oggi ai ragazzi del mondo islamico meno evoluto. Si vede che gli schemi funzionano…”
    non intendevo certo che “il mondo islamico sia meno evoluto” del cosiddetto “mondo occidentale”, ma mi riferivo a quelli che, all’interno del mondo islamico, appartengano alle classi sociali più povere, meno istruite, e quindi più facili prede degli estremismi…
    Chi tra i due sia più evoluto mi lascia molto perplesso. Non ho certo la competenza per rispondere a questa domanda con un minimo di completezza, ma di primo acchito mi viene in mente il proverbio “cencio dice male di straccio” od il più colto “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. E non prendetemi per grillino eh!!!
    Riguardo a quanto detto da PF beh… come dargli torto quando dice di “non credere alla pace”. E non ultima alla pace “economica”… brividi. Molto c’è da dire sul bistrattatissimo e abusato e violentato concetto di pace.
    Pinuccia: anche io ricordo il racconto dei soldati che da opposti fronti avevano scambiato cibo e sigarette. Ma in montagna dove vado io c’era proprio il fronte, e a me un vecchio libraio, appassionato delle storie dei suoi posti, raccontava che la cosa fosse se non normale, frequente… e mi torna.
    Riccardo

  28. Vi leggo tutti con interesse e con un sorriso compiaciuto.. perché Qui è tutto sempre intelligente, rispettoso e profondo. E quando serve leggerezza, vi è leggerezza, una leggerezza profonda e una profonda leggerezza.. una leggera profondità. Mica facile. Come? perché? Bè.. perché… eh perché.. Perché ci vuole orecchio!

  29. O perchè in Controluce tutto viene bene? Perchè, come dice Sir Biss siamo speciali? Perchè Cele, come direttrice dell’orchestra, sa scegliere le migliori musiche e poi lascia ad ognuno di noi il piacere di interpretarle e cavarne melodie sempre nuove? Boh! Hic manebis optime!

    Pinuccia

    Riccardo: grazie per il racconto del libraio.

  30. Si. Anche io vorrei ringraziare Cele sulla pubblica piazza di controluce per questo spazio, piccolo e importante insieme. È un posto bello dove ci sono cose buone. E dio o chi per lui sa quanto bisogno ce ne sia…
    Notte gente
    R

  31. Vero. ‘Sto posto è un bel salotto acquatico. Io poi…mi ci rilasso come un papero: l’ho detto a Cele che, dopo una giornata impegnativa, una nuotata nel laghetto controlucido è meglio dell’Amaro Montenegro.
    Riguardo alla presunta plagiabilità delle classi meno istruite e più povere mi sento di consigliare un bel libro, uscito da poco: “Il contadino come Maestro”, di M. Jousse (un etnoantropologo del secolo scorso)..
    Jousse smitizza la “kultura” sui banchi delle scuole e delle università e valorizza quella “cultura” povera e contadina che abbiamo perduto, attraverso la rinuncia alla ritualità naturale della terra per deificare la ritualità innaturale della fabbrica. Una…. colossale fregatura che noi ingegneri abbiamo contribuito a creare finendone inghiottiti.

    Sempre riguardo ai poveri e ai contadini ricordo che uno dei popoli più nobili del mondo è stato quello dei Lakota. Meno “alfabetizzati” di loro ce ne erano pochi nel mondo, eppure ci hanno trasmesso una delle culture più straordinarie degli ultimi secoli.
    E nessuno di loro venne “caricato” o strumentalizzato dai loro “sakem”. Non sapevano scrivere e neanche leggere. Ma erano spiritualmente coltissimi. Così come, a mio avviso, erano colti i nostri contadini e i nostri pastori fino ad un paio di secoli or sono. Poi…arrivò Cavour.

  32. Grazie della segnalazione , Pieffe. A tale proposito ricordo con piacere quando mi hai spiegato come si realizza un bonsai. E’ un po’ il lavoro che facevano i contadini di una volta, che non compivano atti insensati quando potavano una pianta, lo facevano con cognizione di causa, lasciando sempre un rametto, una gemma che servisse l’anno successivo al raccolto. Cioè lavoravano per l’anno in corso, ma pensavano già all’anno dopo. C’era “ascolto”, visione.

    Buona domenica, controlucini!
    Pinuccia

  33. Vi leggo con piacere, io e Lucertola abbiamo cambiato momentaneamente davanzale ma passiamo da Controluce per un po’ di rilassamento intelligente. Pieffe insieme ai Lakota metterei anche l’immensa conoscenza dei famosi Dogon!
    Fusa a tutti i controlucini, non so se wordpress mi rida’ la mia meravigliosa e pelosa fotografia.

  34. Petula, evviva!
    Vero. Forse i Dogon sono il massimo di una sapienza priva di qualsiasi modernità.

  35. Petula
    tanto tanto benvenuta. Lascio su questo davanzale tanti croccantini a forma di cuore e una foglia di lattuga gigante per Lucertola. Per tutte le volte che torni, c’è pappa e affetto. Ora mi documento sui Dogon (sono di una ignoranza mostruosa).
    Intento vedo che UORDPRESS ti ha ridato la pelliccia! E la coda. Ottimo!

    Credo che la cultura contadina non sia dovunque cosi lontana. In molti luoghi del nostro paese persistono ancora idee concetti e abitudini ma anche un po’ nelle città. Il mio papà è cresciuto con quella cultura e non ha mai smesso di vivere secondo quella cultura. Io dicevo sempre che lui viveva le stagioni di dentro. Lo ha fatto finché è morto, e anche la sua fine l’ha vissuta come era naturale la vivesse lui. Sì, ha proprio vissuto cosi. Nel bene e nel male si intende..

    Grazie della segnalazione del libro, Pieffe. Questo posto è sempre ciò che vuole essere: condivisione, come sottolinei anche tu Pinuccia insieme alle altre cose bellissime che ci piacciono tanto..

    Il concetto di tranquillità acquatica anche mi piace molto. Ultimamente mia nipote mi ha chiamata RANOCCHIA… Tutto torna …

    Mi piace anche molto (anzi parecchio … come direbbe Enzo) il commento di Riccardo. Un posto piccolo e importante dove ci son cose buone… Wowwwwww!!!
    Vuoi vedere che la ranocchia sotto sotto è una principessa?
    Qualcuno disposto a baciarmi c’è???

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