LETTERINA

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Caro Babbo Natale
Innanzitutto vorrei chiederti una cortesia ed è quella di levare il tuo sederone dal mio petto quando cerco di dormire, perché sei pesante inoltre soffochi il respiro.  Poi, quando capita che  si aggiungono le renne, francamente non ce la posso fare. Non riesco a respirare e mi sento morire. Ecco.

Quando ero piccola, tu per me non esistevi. Per me c’era Gesù Bambino che veniva la notte di Natale a farmi visita e mi lasciava qualche pensiero. Lottavo contro il sonno perché con la mia immaginazione vedevo quel piccolo bimbo ovviamente nudo, girare nel cielo e infilarsi in tutte le case dove vivono bambini, e, invece di gioire per questo, domandavo sempre a mia mamma se fosse giusto e bello che prendesse tanto freddo.

Tu invece hai il cappottone rosso, con il pelo, cappello e guanti e anche la barba. E viaggi con la slitta sotto coperte di peliccia: vuoi mettere? Inoltre, dato il tuo peso (e io lo so bene … ) hai una bella riserva di grasso a proteggerti.

Vabè comunque scrivo anche io la mia letterina.
Banalmente ti potrei dire: cancella il dolore dal cuore degli uomini, libera tutti i bambini dal morso della fame e da quello delle mosche, da quello del freddo e anche dal caldo. Carica tutte le armi del mondo sulla tua slitta e fa che si disintegrino nello spazio. E poi porta via tutti quelli che hanno il cuore marcio e l’anima corrotta. Per questo dovrai disporre di un posto molto, molto, ma molto grande, ma siccome l’universo è infinito,  dovrebbe verosimilmente bastare.

Sono le stesse cose circa che chiedevo già molti e molti anni fa al Gesù Bambino che girava per i cieli, tutto nudo e piccolino. Offrivo in cambio i doni che erano a me destinati, ma lui non mi ha mai ascoltata: come vedi anche tu il mondo è sempre peggiore e fa sempre più male.
La stessa cosa la feci quando mia madre stava per salutare il mondo e soprattutto me. Pregai fino allo spasimo non so nemmeno bene chi o cosa, barattando cose di me nella mia mente: ero un po’ più grande ma in fondo nemmeno tanto. Comunque sia non è servito a niente, e,  se tutto questo, se non lo ha fatto Gesù Bambino, non mi aspetto che possa farlo tu.

Ma…
Ma se davvero puoi fare qualcosa per me sola, allora avrei delle cose da chiederti. Vado.

Dammi la capacità di riconoscere il falso dal vero, gli amici dai nemici, chi mi vuole bene e chi invece mi usa. Dammi la luce per distinguere bene i contorni di tutte le cose, per vedere chiaramente la linea di confine tra il teatro e la vita, ammesso che esista un distinguo. Fammi capire qual è il sogno e qual è il vero, sempre che vi sia distinzione tra il sogno e il vero. Aiuta la mia anima a trovare l’uscita dalla caverna di Platone perché anche quando fa male, voglio vedere tutte le cose come sono per davvero, e non riflesse da luci perverse e artificiali.
Restituiscimi almeno una volta al giorno la voglia di giocare, non importa a cosa: un due tre stella, nascondino o battaglia navale o amore adulto da inventare.
Dammi la possibilità di riconoscere in fretta l’ambiguità delle persone e delle cose, di modo che io possa informarne le mie energie, perché si risparmino laddove sarebbero sprecate, ma si spalmino dove può crescere qualcosa di bello. Ma prima dovrai convincermi che ci sono buoni semi e buona terra.
Dammi una mano ad essere sempre me stessa, a sostenere e sopportare le incoerenze del mio cuore senza sentirmi soffocare dalla logica semplice e precotta di modelli spacciati come verità universali, comodo uso e facile consumo per chi non si fa troppe domande per tutta la vita.

In poche parole lasciami accanto al caminetto una fiducia consapevole.

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11 Risposte

  1. Anche per me non era Babbo Natale ma Gesu’ Bambino, esattamente come quello che mio papa’ deponeva con cura nella mangiatoia del suo meraviglioso presepe.
    Anch’io ho scritto una letterina. Ho chiesto di dare una mano a Silvia nella dura scalata verso la cima della montagna.
    A te, a tutti gli speciali ospiti di questo comodissimo divano, che almeno uno dei vostri desideri si possa realizzare.
    Un abbraccio di lago

  2. Quando ero piccolino io non c’era Babbo Natale e neanche la strage di Alberi. C’era Gesù Bambino che si metteva nel presepio la notte di Natale, Nessun regalo ma solo “mistero”, silenzio e canti, e preghierine semplici. I simboli arcani del presepio ancora non li conoscevo, per non parlare di quelli del Natale. Ma ne sentivo il mistero nel cuore. C’era la processione con il bambino nelle mani del più piccolo e finché ero io tra le varie famiglie che si riunivano, quello più piccolo, toccava a me. Una sensazione straordinaria, profonda.
    Dopo gli anni 50 è iniziato il natale commerciale, sempre peggio, sempre più incasinato, sempre più mangione e spendaccione. E quel panzone anglosassone di Santa Klaus (che oltretutto ha usurpato San Nicola) ha cacciato Gesù Bambino. Grande errore.

  3. Spendacicone e mangione .. sono scelte personali. C’è chi rifiuta di omologarsi a questo, io per esempio sono una di queste. Allergica alle feste di massa, non ho mai festeggiato niente, da ragazzina a volte disertavo le festicciole di compleanno e vivevo spesso da sola le mie piccole cose, avevo miei piccoli riti. Credo che anche festeggiare un Natale Santo sia qualcosa di inutile. Per chi crede, per chi ha fede dovrebbe essere Natale ogni giorno e Pasqua ogni giorno. Ma questo è un mio pensiero, nulla toglie a chi ha bisogno di vivere ricorrenze e compiere riti o rinnovare eventi con una cadenza stabilita dalla storia. per carità. Essere cosi, spesso mi ha portata ad isolarmi dagli altri, a essere quella “diversa” invece mi ritengo una persona come tante, che cerca solo di rifiutare le cose che non sente, solo perché fa moda, o perché “bisogna”.
    Mia nipote crede (ancora) a Babbo Natale. Non c’è assolutamente magia quando ne parla ma sono certa che non ce ne sarebbe nemmeno se le avessero parlato di Gusù Bambino. Eppure compone il presepe, eppure la mattina di Natale mette il bambino nella culla, lo fa da nove anni. Eppure conosce e recita le pregiere, partecipa alla messa. Ma io sento che lo fa come un rito. Come tutto il resto, non c’è magia non c’è favola eppure non usa in computer, non è (per ora) su face book, e gioca a nascondino e a mosca cieca ed è (ancora) molto bambina, un po’ patata. Perché? Non lo so. Credo che sia scomparsa la magia per noi adulti, e siamo noi ad essere incapaci di trasmettere il gioco, la magia. Se parli di qualcosa di magico ti prendono per pazzo. Sento racconti di viaggi e di passeggiate, in paesi straordinari … e li sento raccontare con lo stesso entusiamo con cui si dice cose del tipo stamattina ho preso l’ombrello pensavo piovesse. Questa morte è per me qualcosa da combattere a Natale come a Pasqua come a Ferragosto come ogni giorno dell’anno.
    Io non ho avuto molte ragioni per vivere la magia, non ho avuto infanzia serena né giocosa eppure nei miei giorni non si è mai spenta la voglia della ricerca. Ho vissuto molto in solitudine, forse per questo non mi fa tanta paura. E anche nella mia solitudine e nel mio silenzio ho trovato sempre l’angolo per sognare. Non avevo qualcosa e mi mancava? bè… lo sognavo.
    Compensavo con questo, e nelle mie sere nel mio letto soddisfacevo i desideri semplicemente immaginando. Comepnsavo i miei bisogni e la mia voglia di stare bene cercandoli dentro di me e dandogli una specie di vita nei miei sogni ad occhi aperti.
    Nessun dualismo: ho sempre nettamente distinto le mie due “vite” e sapevo perfettamente che quello era immaginazione. Un po’ come quando ci si cala così tanto nella storia di un libro che pare di vivere dentro il libro, camminare accanto ai pesonaggi, calpestare gli stessi luoghi e poi si esce quando viene sonno o bisogna fare altro. Per poi rituffarsi la volta successiva.
    Ho sempre pensato, fin fa bambina, che tra le cose che posso vedere e toccare, vi sia dell’altro, molto altro, non visibile nemmeno con il miscropio.
    Mi riferisco alle cose che accadono, ai fili invisibili che tessono ragnatele nel tempo, in questa vita ma anche in altre, che bucano il tempo e se ne fregano del valore che noi diamo al tempo, con i nostri calendari e i nostri orologi.
    La voglia di stupirmi non è passata, con il tempo ma è diventato raro che accada,
    È arrivato il disincanto e il dover toccare con mano che si è molto soli, e che condividere davvero, è qualcosa di raro e di speciale.
    Presto o tardi si fa i conti con quella cosa che chiamiamo amore, spesso, molto spesso impropriamente. Chiamiamo amore storie di cui abbiamo bisogno per soddisfare mancanze, annullare solitudini, trovare casa calda la tv accesa, le grida dei bambini. Chiamiamo amore le passioni, quelle che travolgono come tsunami e che trascinano nel mondo dei sensi dove si tocca il cielo e si sente l’odore delle stelle. Credo che l’amore vero sia quello capace di esprimersi soprattutto quando è difficile tutto, quando c’è buio e freddo e dolore, quello che sa sopravvivere alle assenze di allegria. Conosco persone totalmente anaffettive che non sanno di esserlo, confondono con l’amore la paura della solitudine o quella di vivere semplicemente un quotidiano. Sono quelli che credono in quello che vedono e che toccano, e che per loro il mondo è tutto li. Per tornare a Babbo Natale, insegnano ai bambini che è quello vestito di rosso che porta i doni. Non c’è amore in questo e rappresenta, da sé, la superficialità immensa che ci fa stare tanto male.
    Credo siano proprio egoismo e superficialità che la mia vita, il mio cuore, la mia anima combattono ogni giorno. Probailmente sono troppo caparbia e rifiuto di rassegnarmi quando invece dovrei. Mi stupisco ancora quando qualcuno cui voglio bene mi ascolta mentre racconto un mio problema e risponde “mmmm” aggiungendo “senti mi faresti una fotocopia”? E caparbiamente mi è capitato di giusitficare o di chiudere la bocca alla mia anima quando gridava Guarda ori che questo mica ti vuole bene. Si, mi sono fatta male e mi sono fatta fare molto male. È vero, Ho creduto tanto nelle persone e nell’amore o nell’amicizia che anch’essa altro non è che amore. E mi sono stupita di quanto per me fosse normale dare quando dall’altra parte invece vedevo tutti andare via ogni volta che mi è capitato di cadere. Odio qualsiasi forma di vittimismo, quindi questa è una fredda analisi di quelli che sono stati i miei rapporti con la vita e di quanto ho creduto oltre ogni ragionevole possibilità.Probabilmente ho scambiato il letto dentro il quale immaginavo, da bambina-ragazzina con ie esperienze vere e con le persone vere. Costa sangue lacrime dolore ma per mia fortuna non ho una grande paura delle solitudine. Ora ne ho di più nella perdita dei valori, nei sentimenti finti o vuoti, e preferisco stare sola piuttosto che vivere qualsiasi illusione. Giro i tacchi e vado via quando sento odore di egoismo o di opportunismo ma faccio ancora fatica. Mi crea ancora disagio e dolore, ma ho imparato ad usare meglio i sensi e a fidarmi maggiormente di questi. Il nasino, la pelle, sanno sentire più di tutte le cose. Il sogno, l’illusione sono bellissime culle ma capita sempre di cadere e sbattere il faccione su qualcosa di duro dopo un po’ fa troppo male.
    Mancano, come l’aria, lo stupore, la meraviglia, la gioia di scoprire che c’è ancora quell’affascinante alone misterioso che, come qualcosa che vive e pulsa dentro di ognuno, che sa di cose non visibili e molto ma molto più grandi di quanto noi possiamo immaginare. Capita di sfiorarne l’essenza, magari dopo anni e anni che non ci pensavi. Capita di sentire un forte odore di vaniglia un pomeriggio in una città socnosciuta a casa di qualcuno di sconosciuto, almeno in questa vita. E questo è lo stupore e questo tornare bambini ma con la consapevolezza che si è grandi. Già, sono cose rare e preziose, per questo mancano a volte e la sensazione di perdele a volte fa paura perché il Tempo che passa porta via le possibilità. Ad un certo punto i dadi sono tratti, si può cambiare rotta, certo, si può sempre fare, ma occorre più coraggio e … più amore, più fiducia, e un cuore disposto a rischiare. Ma si vive spesso dentro il piccolo mondo antico che magari non ci appartiene, ma è comodo, è sicuro, ha muri spessi e si sente una specie di calore. Piano piano si lima un po’ di qua e un po di là e ci si cuce addosso una vita che non è la nostra ma asettica, non entrano troppi germi, la porta è spessa, ermetica. Si sceglie. Non fare entrare niente significa anche non fare uscire niente. Ecco, la prigione comoda e accogiente ora è su misura, il bozzolo, o il sarcofago, fa lo stesso. E la vita fuori? L’amore? Non facciamo entrare alcun dolore, per carità… C’è un amico che sta male … bè porterebbe dentro troppi germi. Meglio se resta fuori. Questo è il vivere oggi, l’amare oggi… È una continua difesa, una lotta per la sicurezza. Non c’è magia, non ci sono stelle senza rischi. Non c’è felicità e nemmeno una autentica serentià.
    Ogni cosa fa il suo tempo, anche Gesu Bambino nel cuore dei bambini lo ha fatto, che ci piaccia o no è cosi. C’è una durata, come lo yogurt, Banalmente come la vita, molto più banalmente come questo sito, come questa notte, come questo dolore che pulsa e non passa e non ha nemmeno un nome. Non vivo dentro una prigione, non c’è sicurezza nella mia vita, non c’è mai stata e il senso di definitivo mi ha sempre fatto una grande paura. A volte mi serve a volte ne ho paura. FOrse perché non ho mai sentito un definitivo mio, fatto per me, e non rappezzato addosso da circostanze e bisogno. Vivo tra queste contraddizioni, come il rabdomante cerca l’acqua, anche io ho una bacchetta in mano e cerco quella cosa che si chiama amore. che contiene la meraviglia di scoprire le stelle, non di prenderle o toccarle, ma guardarle con la pace nel cuore. La pace nel cuore.

  4. A quanto pare abbiamo vissuto in molti il cambiamento di costume : da Gesù Bambino che portava i doni la notte di Natale a Babbo Natale.
    E non so da voi, ma dalle mie parti non si usava nemmeno fare l’albero di Natale. Forse perché qui pini e abeti non ne crescono spontaneamente. Crescono solo se trapiantati, almeno da quando ne ho memoria io.
    Ho un flebile ricordo: in un certo momento si è parlato di albero di Natale. E di come tutti stessero li a chiedersi come ci si poteva adeguare a questa novità, come si poteva rimediare un ramo di pino o abete che sembrava essere indispensabile. .Ricordo che qualcuno che ha avuto un’idea luminosa: Ha sostituito il ramo di pino con un altro sempreverde che cresceva in quasi tutti gli orti: l’alloro. E così ci si trovava in casa un ramo di alloro con su caramelle, cioccolatini, biscotti e chi più ne ha più ne metta. Che poi all’Epifania… mica ci arrivavano!
    Erano altri tempi… o tempora, o mores!!

    Non mi piace più come si festeggia il Natale, non mi piacciono tutte quelle luci che si mettono fuori forse perché dentro tanta luce non c’è più, le scritte di auguri, quegli orribili babbi natale, sempre meno per fortuna, che si arrampicano su dai balconi, non mi piace la corsa sfrenata ai regali, non mi piace che il pensiero predominante sia cosa cucinare, chi invitare, cosa regalare : che tristezza. Preferirei un Natale più sottotono ma più autentico, dove ognuno di noi dà quello che conta veramente: ascolto, affetto sincero, gioia di condividere quello che c’è, magari solo un sorriso, un abbraccio.
    Si dovrebbe iniziare a raccontare ai bambini la storia della natività, farla vivere come ci racconta Pieffe di come si usava nella sua casa di bambino.
    Allora il Natale ha un senso.

    Pinuccia

  5. ascolto, affetto sincero e sorrisi
    dove devo firmare?

    Grazie Pinuccia,
    la tua presenza, come quella degli altri 4 gatti è sempre un dono prezioso.
    365 giorni l’anno, si intende.

  6. Dalle nostre parti, li in quel posto sulle Pleiadi dove è stata anche Celeste, sotto il Grande Fico, abbiamo fatto un grande presepio. Lo abbiamo fatto noi adulti, anche se ci hanno lavorato soprattutto i giovani Pleiadiani, con qualche incursione di Gatta Petula e Lucertola. Ci sono un sacco di personaggi, importanti, simbolici. Ne parleremo e li descriveremo uno per uno durante una riunione tra vecchi amici durante il solstizio.. Parleremo del pastore sdraiato, di quello incantato, di quello che offre le sue ricchezze, di quello che porta l’agnello sulle spalle.
    E poi ci sono le pecore. Hanno grande importanza anche loro. Ci sono il ponte, il castello, il fiume, il fuoco. E poi c’è la meraviglia della mangiatoia con i suoi infiniti simboli. Ovviamente c’è la grotta e le case e il cammello. Insomma, ce l’abbiamo messa tutta e siamo contenti. Mangeremo in silenzio, con calma mentre le lucine accese renderanno il paesaggio incantato. E attenderemo che si risvegli la magia del risveglio del Sole e della discesa del Cristo. Quella magia che è stata sottratta ai bambini e anche agli adulti (che forse ne hanno molto più bisogno dei bambini).
    Ti manderò delle foto.

  7. la letterina è piena di quella voglia di “essere se stessi” e di tornare bambini, perchè solo loro, riescono a dare quella fiducia incondizionata … le ferite fanno crescere e diventare adulti… ma a volte si può tornare a vedere fiducia negli uomini.. basta crederci.

    E poi come non essere in sintonia con gli altri ospiti di questo immenso spazio che ci offri… e come non dare ragione a pieffe… il presepe si è perso invaso da tanti personaggi strani che nascondono il vero e solo “protagonista umile” della Storia

    un sorriso

    Ps ti devo ancora un negroni e un racconto del mio viaggio estivo.. sono un lavativo e perdomani (spero che Babbo Natale con il tuo perdono mi porti ancora qualcosa) 🙂

  8. Pieffe:
    si, sono stata anche io in quel posto sulle Pleiadi: era li che ho sentito il profumo di vaniglia. Eri semi sconosciuto allora, ma non per qualche parte di me.
    Aspetto le foto e purtroppo non posso esserci di persona. So che avrei il mio posticino.

    Marinz:
    Tu non sei un lavativo ti occupi di tante cose e va bene così. Il Negroni Sbagliato (stavolta giuro che lo prendo anche io) ci aspetta anche a Gennaio!
    Un fortissimo abbraccio. Ori

  9. Una cosa che mi ha fatto piacere: il Comune dove abito (non lo considero “mio” perchè è un luogo che mi ha semi-adottata) ha rinunciato alle luminarie natalizie. E per un piccolo paesino,
    prov Como, una provincia un tempo ricca (ora tutto il Paese è povero si sa..), con un campanilismo un tempo acceso con i paesini limitrofi e mai del tutto sopito,
    2.164 abitanti, superficie: 2,64 Kmq
    non è poca cosa…
    Namastè!

  10. Quasi quasi scrivo anche io una letterina e NON a Babbo Natale ma a tutte le sue Renne.
    Carissime Renne,
    vi prego di portare Babbo Natale in un posto molto ma mooolto lontano.
    Vi auguro anche che quel luogo vi piaccia così tanto da farvi rimanere li.
    Con sincero affetto,
    Lotus

    COMETA chiede a ciascuna stella
    Dov’è questa casa o dov’è quella.
    FULMINE guarda di qui e di là
    Per sapere se la neve verrà.
    DONNOLA segue del vento la scia
    Schivando le nubi che sbarran la via.
    FRECCIA controlla il tempo scrupoloso
    Ogni secondo che fugge è prezioso.
    BALLERINA tiene il passo cadenzato
    Per far che ogni ritardo sia recuperato.
    SALTARELLO deve scalpitare
    Per dare il segnale di ripartire.
    DONATO è poi la renna postino
    Porta le lettere d’ogni bambino.
    CUPIDO, quello dal cuore d’oro
    Sorveglia ogni dono come un tesoro.

    Quando vedete le renne volare … SCAPPATE … perchè arriva Babbo Natale!!!

  11. Ma che sorpresa!!! Ciao Lotus!
    Questo è un mantra che terrà lontane le renne dal mio petto! Lo imparerò a memoria e lo reciterò a partire da stasera ovvero tra pochissimo!
    Grazie e il fatto di esserci bè… fa meglio sopportare le renne, il sederone di babbo natale e perfino il natale e perfino i panettoni tutti.
    Un forte abbraccio a te.

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