CAMBIA-MENTI

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Ci sono eventi, situazioni, stupori, delusioni, dolori che ci cambiano.

Non accade repentinamente ma nemmeno troppo lentamente, però accade profondamente e in modo significativo, intimo, incisivo. Forse definitivo.

Certe tempeste infuriano nel cuore e nella memoria: soffia un tale vento che disordina, stravolge e a volte disperde. Convinzioni, ideali, credo, fede. Crollano fiducia, stima, qualsiasi motivo di condivisione. E il passato, con i suoi slanci  diventa motivo di pentimento, il presente in qualche modo ricattabile, gli errori molto poco riparabili.

E capita che guardi le persone con lo stesso vetro nel mezzo, però  più trasparente, più nitido.  Come se passata la pasta levigante sul cristallino, vedi meno opaco.

E ti domandi chi sono le persone che hai davanti, dove sono gli occhi che un giorno ti hanno dato ristoro, sorriso, pace. Dove?

È che viviamo di illusioni, di costruzioni, di paure, di convinzioni che il nostro mondo contiene tutte le rassicurazioni di cui abbiamo bisogno, edulcoriamo le cose finché queste finiscono per somigliare all’oggetto dei nostri sogni. Ci innamoriamo di scatole che riempiamo di illusioni, di attenuanti, di concessioni, di perdoni, elargiamo possibilità e assoluzioni.  Prendiamo per mano superficialità e le trasformiamo in profondità. E ci crediamo, ci tuffiamo dentro con tutte le scarpe. Bella caduta!! Inconsapevolmente cadiamo in basso credendo di elevarci. Crediamo di vedere le stelle invece sono lampadine dismesse degli alberi di Natale dell’anno prima. Beviamo parole, e parole e parole trovandoci dentro sapienza e saggezza invece c’è solo presunzione e arroganza. E il misero tentativo di colpire, stupire, impressionare.

Ma poi il dolore quando è forte fa crollare tutto il castello di carta, gli occhiali dalle lenti colorate cadono miseramente e si infrangono e la realtà ci acceca quasi. Ma dopo passa. Si va avanti e magari per cento miraggi di oasi nei deserti sui nostri cammini, ne troviamo qualcuna che ci piace per com’è, e per com’è l’amiamo. Si sta male, quando crollano i miti, fanno un casino bestiale, un rumore nei giorni che rimbomba nella testa. Cadiamo anche sopra le macerie di una storia d’amore, di una amicizia, o sopra cioè che siamo,  ma poi quando rialziamo la testa, insieme ai dolori delle ossa e del cuore, in mezzo ai lividi, e tra le fessure degli occhi pesti, vediamo più chiaro. Certe volte le botte fanno bene, cadere può essere una fortuna, una opportunità. In alcuni casi la caduta e la botta sul testone è salvifica.

“Ciò che non uccide rende più forti” scrisse Nietzsche, e sebbene non mi sia particolarmente simpatico, in questo sono d’accordo con lui. Lo insegna la vita, lo insegna il dolore, soprattutto. E sempre cadendo si impara anche a voler sempre più bene a sé, ad essere più indipendenti,  a distinguere la plastica dal vero, che cerca di vivere respirando più cielo e meno gas di strada, che si veste poco ma di lino e cotone. Mai di lustrini e lamé.

26 pensieri riguardo “CAMBIA-MENTI

  1. Nietzsche aveva proprio ragione.
    E tu metti nero su bianco i nostri pensieri. I miei, almeno, di sicuro.
    Che altro aggiungere?
    Sir Biss

  2. pensieri anche miei, almeno in questo momento, e che ho ritrovato in bellissimo scritto di corrado pensa dal titolo “ricominciare, sempre”.
    ciao cele

  3. Corrado Pensa, un tempo, aveva un centro abbastanza vicino alle Pleiadi per cui il suo “ricominciamoooo” mi è ben noto.
    Cambiare opinione sugli altri comporta la capacità di cambiare opinione su se stessi.
    Ma uno dei maggiori problemi è capire “chi” o “cosa” è cambiato.
    E, a tale problema, segue l’altro, ancora più difficile, che consiste nel cambiare in meglio.
    E quest’ultimo cambiamento è realizzabile soltanto se si conosce a fondo il soggetto da cambiare e, soprattutto, se vale la pena cambiarlo.

    Riguardo al pensierino di Nietsche devo dire che sono avvilito per la mia scarsa attenzione.
    Infatti le mazzate economiche, sociali e politiche che abbiamo subito in passato, quelle attuali che ci sta dando Monti con le tasse e quelle impensabili che subiremo in futuro ci stanno rinforzando. E’ stata una cura ricostituente ma io, purtroppo non me ne sono accorto.
    Ciao a tutti.

  4. Assolutamente d’accordo sulle cure ricostituenti di Monti.
    In quanto al cambiare opinione sugli altri, ovvio, la cosa implica un cambiamento di sè.
    O forse cambiamento non è la parola giusta. Si cambia il punto di osservazione, si impara a spogliare le cose dai preconcetti. Si ha bisogno scendere dal carrozzone che porta a spasso finti amori finte amicizie finte certezze, che porta a spasso noi, che ci crediamo.
    Magari per non morire, o per sottrarci alla depressione e alla sconfitta. Ma a volte la cura è più dannosa della malattia. Forse c’è un po’ di cinismo in questo ma anche no. Il tempo insegna che ci vuole tempo per imparare a distinguere ciò che è vero da ciò che ci costruiamo su misura. Imparare a farlo forse non è possibile, ma avvicinarci un po’ di più a quello che è vero soprattutto quando non ci piace, è possibile.
    Costa. Costa moltissimo.
    Ma presto o tardi c’è un momento in cui non è più possibile tenere nascosto lo sporco sotto il tappeto e allora.. tanto vale tenere pulito giorno per giorno, meglio che si puo’.
    Non c’è una cura rapida contro l’illusione che crolla: l’amarezza del disincanto porta (anche) una forte rabbia, contro sè. E non fa bene. Parola di ex arrabbiata e non del tutto disarrabbiata.

  5. Buon giorno a tutti
    La Celeste ci fa riflettere su cose che capitano a tutti nella vita.
    Quando si è fuori si fa presto a dire che ” ciò che non uccide rende più forti”, ma quando si è nel bel mezzo di una crisi, la visione è già tanto che sia focalizzata sulla mera sopravvivenza.
    Poi poco alla volta, con pazienza, determinazione, con piccoli atti di forza se ne esce.
    Si comprende, come ha detto Pieffe, che si deve cambiare l’opinione su noi stessi, vedere le cose un po’ più dall’alto. Ma è maledettamente difficile.
    E poi gli altri, le persone che sono più care, possono solo star vicine, far sentire il loro affetto. La crisi la si deve attraversare da soli. I conti con se stessi si devono pareggiare da soli.
    Penso che la situazione più pesante sia quella in cui una delle persone che ci sono più care sta attraversando uno di quei momenti e non ci si può fare nulla: le si devono lasciare cadere tutte le certezze su cui ha poggiato la sua vita e aspettare che incominci di nuovo a sperare.
    Fa molto, ma molto male credetemi. Ci si vorrebbe sostituire alla persona in questione. Avere una bacchetta magica e sistemare le cose con un abbracadabra. Non si può e non è neanche giusto. Ciò non toglie che tale pensiero affiori costantemente.

    Un abbraccio
    Pinuccia

  6. Ciao Pinuccia.
    Intanto grazie per questa tua condivisione.
    E ti crediamo, certo che ti crediamo: fa male, molto male.
    L’ altro giorno ho visto una scritta, in un posto dove c’è dolore e sofferenza ma anche una grande speranza perchè si curano disagi importanti.
    La scritta è questa: per combattere il dolore bisogna conoscerlo.
    Sostituirsi alla persona, si sa, non è una soluzione. Non lo è mai.
    Anzi: ho conosciuto persone decisamente danneggiate dai propri genitori per il troppo “affetto”, soffocati da quello che chiamano amore ma che è tutt’altro che amore.
    Infelici per aver fatto delle non-scelte, ma che corrispondono alle aspettative di genitori esigenti e malati di quel bisogno malato di compiacersi dei propri figli. Uomini e donne che non stanno in piedi da soli nemmeno in età adulta perchè sono stati protetti da una campana di vetro, mai esposti alle intemperie della vita.
    Ma la campana presto o tardi si infrange e allora il primo virus generalmente innocuo, per alcuni diventa letale. Non è giusto no.
    Allora che fare? Esserci. Esserci con braccia e porta aperte, pronti ad accogliere e non a giudicare, ad abbracciare. Esserci è tutto. C’è una frase che ho sempre amato: “se ami una persona, lasciala andare. Se torna da te è tua per sempre, se non lo fa non è mai stata tua.”
    Di certo esce dal tuo contesto, ma mi è venuto in mente e ci sta, con le riflessioni di qui.
    La cosa peggiore che uno possa fare è “sostituirsi” con la persona che soffre. Ed è pure “stupida”, fammi passare il termine. E’ un errore che ho visto fare, l’ho visto da vicino.
    Personalmente ho avuto una esperienza un po’ opposta. Sbagliatissima anche questa, che ha fatto i suoi danni. Insomma come dicevano i nostri padri? “Est modus in rebus…”Ecco.
    Un fortissimo abbraccio a te che fortunatamente non hai la bacchetta magica. E sei troppo intelligente e sensibile per andarne a cercare una…

  7. Tutti auspichiamo cambiamenti, ma li vogliamo morbidi, che non stravolgano le nostre certezze, che ci mantengano le pantofole vicino alla poltrona e ci lascino comprare in pace l’ultimo smartphone!. Così è stato e perchè non proseguire? A volte manteniamo gli occhiali fumè (non rosa) anche se non vediamo bene, ma ci siamo adattati al colore, e in fondo va bene così. Toglierli per vedere cosa o chi in realtà ci sta davanti è un trauma a cui non ci sottoponiamo volontariamente, ma solo se accade di per sè.
    Lo stesso è dentro noi stessi, ci manteniamo in un’armatura fino a che essa stessa non ci toglie completamente il respiro e allora degli schemi preconcetti, dei pre-giudizi scambiati per verità di vita cominciano a diventare odiosi per la loro chiusura. Il cambiamento inizia quando una vocina dentro comincia a dire “ma non sarà che tu sei troppo….” oppure ” ma tu non hai fatto….”. Si dice “prendere coscienza” ma in realtà è la coscienza che prende te e ti rimette in discussione con uno spietato gioco di specchi. Un tunnel nero che non consiglieresti a nessuno perchè micidiale e se c’è qualcuno a te molto vicino che lo sta attraversando, forse, l’unico aiuto è stargli vicino in silenzio.
    Fusa

  8. Gli occhiali fume’ dobbiamo toglierli anche volontariamente quando sentiamo che NON stiamo bene. Quando non si sta bene come si sta, occorre cambiare quindi appunto, prendere coscienza. O prendere atto come dice Pieffe e poi.. agire. Dormire sugli allori ci fa perdere vita. Considerando che poi sono allori di plastica anche se adesso le piante finte si fanno molto bene.

    Importante è, certo, stare vicini a chi sta attraversando il tunnel e importante è il silenzio. E, appunto, l’esserci.

    Ma ci sono anche altri casi dove il silenzio non aiuta per niente. Certe volte l’amico è quel gioco spietato di specchi. Fa male, ma talvolta è utile per salvarci in tempo dalle luci che sembrano illuminare il tunnel quando invece sono effetti allucinogeni di illusioni e parole e manipolazioni e opportunismi.
    Maoooooooooo.

  9. pibibbidi pibobbidi pibù.
    Noi la diciamo sulle Pleiadi, ma credo di averla sentita quasi uguale da queste parti.
    E improvvisamente….scompaiono gli occhiali fume’.

  10. analnatras utvas vientot lotien dienve ..!!!

    questa la diceva il collega Merlino. Poi ce ne sono un paio di Morgana, niente male.

  11. Qui c’è un bel dire: non si finisce mai di imparare: abbiamo le formule magiche persino di Merlino, siamo in attesa di quelle di Morgana, abbiamo saputo persino una di quelle usate sulle Pleiadi: dove mai c’è un blog così interstellare?

    Buon dì a tutti
    Pinuccia

  12. Ecco perchè Pieffe non riesce ma a far partire l’astronave anche senza usare i pedali….la formula magica che gli ha passato Merlino non inizia con Analnatras, bensì con AnalnatraK. Hai voglia a pedalare. Ma almeno così butta giù un po’ di pancetta pleiadiana.

  13. Ma Petula: è logico che Pieffe non ricordi bene la formula di Merlino. Ha tante primavere, tante mogli da tenere buone, e anche l’astronave che non parte…
    Magari poi lui parlava della formula di un Merlino pleiadiano. Vai a sapere!
    Bella la pancella Celeste, proprio bella. Meglio della insulsa pancetta.
    Pinuccia

  14. Petula: accidenti, parte benissimo l’astronave, anche con Analnatras, eccome!
    Ultimamente ho pedalato, più veloce della luce, sopra una villa bellissima dell’agro romano.
    Una villa talmente bella che me ne sono innamorato, talmente sapiente che sarei stato li per ore a leggerla come un libro, talmente delicata che avrei voluto bombardare i turisti ignoranti che facevano rumore, talmente sensuale che avrei dormito insieme a lei, talmente accogliente che ci avrei abitato, talmente armonica e piena di fruscii raffinati che avrei voluto proteggerla.
    E mi è venuto in mente quanto è volgare, disarmonico, assordante, sporco, cafone, menefreghista, brutale, il mondo che abbiamo costruito.
    Anche le case dei contadini (siamo nel 1500) che erano distribuite intorno al parco, avevano un ritmo naturale, si inserivano nel bosco, e viste oggi, a confronto delle nostre case di cemento vetro intonaci orribili, sembravano anch’esse piccole ville principesche.

  15. Rileggo questo post e i commenti in un momento non facile in cui, come dice pinuccia, pazienza, determinazione e piccoli atti di forza sono gli strumenti per ricominciare e procedere. Contemporaneamente generale e soldato di me stessa ogni mattina stilo l’ordine del mio giorno e cerco di arrivare al silenzio serale attraversando la crisi da sola. Ma questa solitudine non mi suscita tristezza, al contrario mi sembra un elemento necessario. In questo momento le opinioni e i consigli mi confonderebbero e sarebbero un rumore difficilmente tollerabile.
    Del resto ho la consapevolezza non di essere sola, ci sono molte persone che continuano il loro mestiere di volermi bene, ma sento il bisogno di solitudine e silenzio per passare questo guado e per autoproteggermi da chi fornisce pacchetti preconfezionati di soluzioni, da chi si sostituisce come dice celeste. Nei momenti migliori, riesco ad essere benevola verso i fornitori di soluzioni, credo che il loro sia un modo per contrastare la loro ansia derivante dal non saper cosa fare, ma più spesso non li tollero e mi tengo volutamente lontano dal mondo, in fondo in alcuni momenti la solitudine è una grande compagnia.
    bello leggervi….sempre!

  16. Ciao Frost! Grazie per questa condivisione.
    La solitudine: per me a volte non è solo necessaria, ma vitale. Lo è a prescindere dagli affetti e anche dai tempi sereni e da quelli bui. A volte basta un’ora, a volte serve un po’ di più, ma è un tempo da respirare dentro il quale ci si trova con sè, nei tempi difficili come anche nei tempi sereni.

    Ci sono differenti specie di fornitori di soluzioni.

    Quella piu’ diffusa è la specie insensibile e presuntuosa.
    Sono parecchi esemplari, diffusi su tutto il globo, non temono le temperature tanto fredde nè quelle tanto calde, nè la pioggia, nè gli tsunami (sono imperbeabili e hanno pinne e ventose)
    In alcuni periodi fanno anche il 3×2 dei consigli e soluzioni, ti danno i punti fragola, e una volta che hai un tot di punti sulla carta fedeltà, ti regalano una pentola.

    Poi ci sono gli integralisti, per i quali il mondo si divide in due, da una parte quelli che la pensano come loro, dall’altra quelli che hanno torto.

    Una specie non rara – ahinoi – è quella dei tuttologi.
    Il soggetto sa tutto lui, dai massimi sistemi alla coltivazione del cavolfiore, vuoi che non sappia come devi fare per superare una crisi? Phuaaaa .. roba da dilettanti!
    Questi animali in genere sono esseri insicuri e con una autostima bassissima – e fino a qui niente di male – Il male sta nell’abitudine di dover dimostrare agli altri quando sono fichi. quanto sono bravi e quindi arrivano in soccorso per risolvere i tuoi problemi dato che non sanno farlo con i propri.
    Pensare che basterebbe loro un po’ di solitudine (appunto…) e un bel po’ di riflessione sincera per diventare simpatici magari non all’umanità ma ad una parte almeno.
    Morale: se li conosci (e sono riconoscibilissimi dopo i primi 20 minuti), li eviti.
    Se non lo fai ti viene l’orticaria e in alcuni casi sono stati riscontrati episodi di dissenteria e nausea.
    Raramente i sintomi sono stati tanto forti da richiedere un ricovero ospedaliero, E’ successo solo a chi ha voluto cercare di salvarli !!

    Un forte abbraccio!

  17. Tuttologia. La ‘scienza’ di chi sa tutto. Ma proprio tutto. Ne ho conosciuti diversi, tutti con un denominatore comune. Non c’e’ cosa che non sanno fare, i consigli sono sempre giusti e mirati, ti fanno credere di riuscire a coltivare un pisello anche nel cemento armato.
    A proposito di piselli… non parliamo poi delle loro capacita’ amatorie. Sopraffine e’ dire poco…

    La solitudine non li colpisce, sanno parlare anche agli uccelli, come S. Francesco…

    Battute a parte, credo che stare soli, un’ora o quanto serve, sia assolutamente necessario.
    Perche’ stare in propria compagnia spesso serve ad affrontare quello che c’e’ fuori…
    Un abbraccio
    Sir Biss

  18. Piselli nel cemento armato!! Bellissima!
    Sorvolo sugli altri piselli e anche sui volatili di San Francesco ….
    Questo è (ERA) un blog serio!!!!

    Confermo: stare in propria compagnia spesso serve ad affrontare quello che c’è fuori.
    Che è una jungla, ma anche teatrino di finzioni e carrozzoni illuminati venghino-signori-venghino.
    Ci vuole un fisico bestiale sir biss… Tempi duri…
    Anche per i …. ehmmmm … le leguminose!
    Fatte salve quelli dei tuttologi of course… Loro sanno “come si fa”…

    Vedi Frost: qui non elargiamo consigli, in compenso spariamo c……..

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