SENZA PAROLE

Io l’ho definita .. triste. Triste. Perchè davvero non ci sono parole. Davvero. Restaurare un’opera, per me, significa comunque rendere parzialmente posticcio qualcosa. Meglio non perfettamente conservato che posticcio. Ma questa è la mia opinione, un po’ estrema forse. Ma è così che la penso. Ma leggete un po’ l’articolo. Oltre ogni limite, oltre ogni decenza, oltre… tutto. Qualcuno si incazza, qualcuno prova un colpo al cuore. Qualcuno prova  indifferenza,  perchè ci si anestetizza anche un po’ per le miserie che ci tocca vedere di questo nostro Paese.  Martellate, nel cuore e nell’orgoglio, sfregi, come sugli affreschi di Giotto. Uguale uguale. Cosa dire? Cosa?

Povera Italia!!!

http://www.repubblica.it/persone/2012/07/25/foto/assisi_patti_smith_restaura_giotto-39691150/1/?ref=HRESS-22

6 pensieri riguardo “SENZA PAROLE

  1. Cara Celeste, io le parole le trovo perché quel gesto ha sfiorato la stessa aria che respiro da 47 anni. Assisi, la cornice del mio grande amore. Io e lui dal 1987 insieme, sì, mio marito, Carlo, ci siamo baciati e parlati nella cornice bianca di quelle sante pietre. I gesti lì diventano parole cantate e il verde ristora l’occhio perso nell’aria tersa. Ormai la mia terra ocra e dura mi regala non solo poesia e sfumature ma anche una grammatica degli uomini che non riesco a tradurre in buoni propositi. Perdonino gli artisti passati le smanie di chi è grande adesso perché adesso è narrato dai moderni cantori, troppe volte visionari e illusi da un mondo che tuona aurore simili a miraggi. Se quel mondo si avvicina ai cantastorie, ecco che gli s’inondano le mani di poteri inesistenti e magari, quel teatrino, che accoglie i moderni eroi, guardasse con umiltà chi ha creato davvero l’arte e l’ha “fondata” nei secoli come testimone della reale e persa genialità. Gli attori superficiali guardassero chi sono loro in realtà e con umiltà; si specchiassero e vedessero che il mondo ha necessità di ben altro di più concreto che imbrattare la beltà storica. Io conosco quei giullari e ti assicuro, amica mia, che di sangue vero ce n’è pochino perché costruiti di rare falsità ma, stranamente, ben apprezzate dal circo mediatico che spolvera ignoranza. Scusate la mia turpiloquieria, ma delle volte ci vuole proprio e poi, noi umbri non siamo tutti così ingenui.
    Simonetta, qui per niente Calembour

  2. E’ difficile dire cosa sia giusto o sbagliato nel voler conservare un’opera. Forse la voglia di “pubblicità” ha fatto fare la scelta di dare in mano un pennello alla Smith però se questo, possa recuperare fondi, per poter conservare le opere per me va bene, basta non esagerare (e pochi cm secondo me non si notano neanche).

    Lo scrivo perchè ero proprio l’altro giorno ad Urbino e ho visto degli affreschi, era a freddo e su calce ma erano cmq delle “opere d’arte” rovinate da una mala gestione.

    Questo è il mio umile pensiero 🙂

  3. Simonetta, grazie della tua testimonianza,c he si sente arriva da luoghi profondi.
    E confermo, il mondo ha bisogno di ben altro. Di molto altro….

    Marinz
    Si, in effetti potrebbe esserci dietro la solita fubetta mossa pubblicitaria. La tizia fa vendere giornali e notizie, rilascia interviste ecc e poi gira i ricavi alla città di Assisi. Speriamo che, se le cose fossero cosi, almeno non abbia colorato alcunchè ma solo fatto finta.
    D’accordo con te per i “restauri selvaggi” ma anche per quelli non…
    Insomma, va bene l’intervento conservativo ma il resto, a volte, è deturpazione.

    Racconto una cosa, c’entra poco ma mi è venuta in mente. E poi un po’ c’entra.
    Un giorno Alice, la figlia allora undicenne di mio cugino venne a trovarmi a casa e mi portò un disegno fatto da lei, a pastello. Un grande fiore, con i petali tutti colorati. Lo appesi sul vetro della credenza del salotto. Dopo qualche tempo venne Aurora, la mia nipotina e vide il disegno. Bè.. non fu affatto gradito. Mi tempestò di domande: chi lo ha fatto, perchè è qui, perchè te lo ha portato e perche tu lo hai appeso ecc ecc. In una parola: gelosia.
    Aggiunse: certo che è proprio brava, Alice.
    Aurora era molto piu’ piccola di Alive, aveva circa 5 anni pertanto cercai di spiegarle che la bravura era dovuta anche a questo fatto.Insomma alla fine volle staccarlo dalla credenza, e ci ripasssò sopra con altri colori, alla fine lo stravolse: non era ovviamente piu’ lo stesso disegno e non solo: ci mise la sua firma.
    Mi arrabbiai con me stessa per averle permesso di farlo. Doveva ancora capire che pretendere l’eslcusiva non è una bella cosa. E io non ebbi il coraggio di spiegarglielo così.. la lasciai fare.
    Anche adesso viene a casa e trova disegni di Simone e di Alessandra, figli di cari amici che considero nipoti e per i quali io sono “la zia ori” , ma adesso c’è una zia ferma e irremovibile. Senza alcuna pietà!!!
    Ma devo aggiungere che anche Aurora è cambiata. Per fortuna!

  4. Ok, per sdrammatizzare (o drammatizzare all’eccesso…), riporto qualche aneddoto a mio avviso tanto paradossale da diventare divertente. Il primo mi e’ stato raccontato da un amico, agli altri ho assistito di persona:
    1) grotte di Ajanta, in India, Maharashtra; patrimonio Unesco, testimonianza archeologica importantissima, di una bellezza che sospende il respiro, etc. etc.; in una grotta scoprono dei bellissimi dipinti ricoperti dal guano dei pipistrelli. Con quell’audacia che sorprende fino a un certo punto, qualche illuminato restauratore decide di lavare la parete per togliere il guano. Needless to say, le pitture scompaiono. Mai arrendersi: vengono chiamati dei pittori che le rifanno di sana pianta, temo basandosi piu’ sulla loro fantasia che su studi specifici.
    2) antica universita’ di Nalanda, sempre in India, Bihar; la guida indiana mostra a una classe di studenti americani le meravigliose rovine di Nalanda, decantandone gli antichi fasti tra le mura rossicce; per aiutare l’immaginazione degli studenti, ascrive a ogni edificio un’ipotetica altezza di 4, 5 piani e piu’. E segue l’ipotesi che data l’universita’ a partire dall’VIII secolo. A un certo punto uno studente richiama l’attenzione della guida indicando una parete: “perche’ su questo mattone c’e’ impresso 1948?”.
    3) museo nazionale di Mumbai, Maharashtra; al secondo piano c’e’ una sala dedicata alla pittura inglese. Vedo un dipinto del XVIII sec con un angolo coperto di muffa. Non sono troppo sorpreso, immagino che l’umidita’ non sia ben combattuta dal ventilatore acceso accanto a un guardiano che sonnecchia. Cerco di rimediare e vado a cercare un sovrintendente. Non trovo nessuno, allora sveglio il guardiano e gli mostro la macchia di muffa che deturpa il dipinto. Con sorriso disarmante ed estrema disinvoltura, il guardiano si mette a sgrattare con l’unghia del pollice la muffa dal dipinto, insensibile al mio pianto dirotto.
    4) rovine dell’antica citta’ di Ayutthaya, Thailandia. Una squadra di operai, intorno a un antico stupa, probabilmente del XIII secolo, arriva con carriole di mattoni nuovi.

    Purtroppo temo che i restauratori di Ostia Antica e del Foro Romano abbiano qualche migliaio di aneddoti ancora piu’ esemplificativi da raccontare. Cos’e’ un restauro?

    Vostro affezionato Gil

    PS (o PF): se Patti Smith puo’ restaurare gli affreschi di Giotto, propongo il nostro Pieffe al *basso* elettrico (a pedali) per il prossimo concerto dei Pink Floyd. Sospetto un sostanziale miglioramento.

  5. Grazie Gil per questa testimonianza e unisco un abbraccio di bentrovato.
    Una testimonianza che fa accaponare la pelle, anche al pensiero che “tutto il mondo è paese”.
    Che dire? Niente, credo che i commenti siano superflui, bastano i brividi.
    Mi piacciono gli egizi, i dipinti, la cultura, mi hanno conquistata fin da piccola. Bè… non sono MAI entrata in una toma, nè alle piramidi. Ho avuto l’occasione: ho avuto modo di vedere da vicino la meravigliosa fauna del Mar Rosso, e ho trovato molta severità in questo. All’aeroporto per poco non mi trattengono per una statuina di pietra (rigorosamente finta) comperata alle bancarelle. Ho avuto davvero paura. Non esci con addosso un millimetro di corallo o un qualsiasi oggetto sospetto e questo mi è piaciuto, mi piace, mi trova d’accordo.
    Ma il resto? Dipinti e colori, a contatto con aria e batteri ecc tra non molto saranno scomparsi. Li ridipingeranno?

    Pieffe: aspettiamo con impazienza la tua risposta circa la proposta di Gil!

  6. Questo post mi è piaciuto: uno perchè mi ci ritrovo con i pensieri già espressi, due perchè ho dovuto per forza di cose aggiornarmi su chi diavolo fosse Patti Smith, perchè proprio non avevo idea di chi fosse. Confesso, comunque, che la mia vita non è cambiata per nulla.

    E’ giusto, secondo me, mantenere, curare, preservare ciò che di bello ( ma cosa è bello? ) ci giunge dalle generazioni precedenti perchè è un arriccimento per l’intera umanità.
    E’ giusto e sacrosanto dare a tutti l’opportunità di conoscere ed ammirare perchè la CULTURA deve essere incentivata. Perchè da cosa nasce cosa… è chissà…
    E’ avvilente il turismo di massa, è triste vedere le frotte di persone che dietro guide improvvisate
    spostarsi da un luogo ad un altro senza comprendere più di tanto, senza avere lo stimolo della curiosità, senza farsi delle domande e poi approfondire con “amore” ciò che si avuto la ventura di ammirare.
    E’ giusto curare, ma non strafare: mi vengono, banalmente, in mente quelle attrici molto belle da giovani e che con l’aiuto di “restauratori” sono diventate delle maschere ridicole.
    E’ giusto, sempre secondo me porre delle precauzioni per la conservazione, ma poi… quante sono le cose sono già sparite dalla faccia della terra: costruzioni, invenzioni, opere d’arte. Un po’ per merito del degrado naturale, un po’ per incuria e molto, forse troppo, per ignoranza, per presunzione e arroganza di chi aveva il compito di curarle e lo ha fatto male, anzi peggio con distrazione e superficialità. Senza amore.

    Buona giornata ragazzi e…. state freschi, se potete!!!

    Pinuccia

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