TURNO DI NOTTE

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Quando si è bambini si pensa che le cose, gli oggetti, intendo, siano animati. Io lo penso ancora adesso. Può sembrare sciocco, ma a volte, fissando una statua, penso chissà se avrà freddo oppure caldo, oppure come farà a stare anni e anni immobile. Non mi piacciono le statue nei giardini: tuttavia ne ho una, per una ragione affettiva.  Era un regalo a mio padre, molti anni fa. All’epoca lui voleva costruire un piccolo stagnetto, nel suo giardino, con i pesciolini rossi, cosa che poi non fece.  Il mio compagno gli regalò quella piccola statua/fontana che attraverso un tubo avrebbe versato acqua dalla brocca allo stagnetto, progettato ma mai realizzato. La chiamiamo Signora Frisbee perché si presta ad accogliere il disco di plastica colorata quando capita che si gioca in giardino.  Piove, stavo guardando dalla finestra, poco fa. L’odore è buono, sa di erba matura, odore di estate. La Signora Frisbee, pensavo, si sarà rinfrescata, se non altro.  Per me altri alcuni oggetti, più di altri hanno un anima: vecchi pezzi di ferro, per esempio vecchie chiavi che hanno aperto chissà quali porte.  Possiedo un numero di chiavi vecchie, ora qualcuno sta restituendo loro una specie di nuovo corpo, pulito dalla ruggine, il virus che le mangerebbe. Non so cosa ne farò, ma penso a  chissà quali porte avranno aperto e chiuso nel corso degli anni, quali intimità avranno custodito, protetto,  quali miserie avranno nascosto le stanze affidate alle porte sottomesse ai giri di  quelle chiavi. In quali tasche e borse saranno state, e quali odori e rumori si sono fissati tra i piccoli difetti della forgiatura, tra i riccioli del ferro battuto. Non conosco la storia di quelle chiavi e non la vorrei conoscere: ognuno mantiene i propri segreti. Lo fanno le persone, lo fanno le cose. Rifletto spesso sulle cose gravi e grevi della vita, quelle che toccano le corde più profonde del cuore, che condizionano tanto la nostra esistenza e anche quella di chi mescola la propria vita con la nostra. Abbiamo anima e cuore, sangue, dolori e segreti, ricordi, speranze e paure. Paure che si accovacciano nei passi, eppure ci seguono, si nascondono tra le rughe, tra le pieghe delle nostre lenzuola, dei nostri vestiti, della pelle, tra un pelo e l’altro. Rifletto sull’effimero, che sbalordisce, violenta, svuota.  A volte occorre fermarsi, fermare i pensieri, spegnere la testa e lasciare che il cuore la pelle i sensi arrivino laddove non arriva la testa, la logica, la geometria delle cose. E penso che il ritmo della vita, rassicurante delle stagioni che si susseguono, ‘alternarsi del giorno e della notte, siano un po’ come la musica del tempo,. Tempo che ruba, che sottrae, che scalda e che gela, che dona la vita e reca la morte, che rispetta il meraviglioso eppure terribile ciclo di vita-morte-vita. Penso a frammenti di cose lette oggi, la particella di Dio,  il fatto che tutto ciò che è visibile sarebbe pari solo al 4 percento di ciò che esiste. E come tutti mi chiedo cosa sarà il restante novantasei percento. Quante risposte ci sono là dentro! E che questo quattropercento è piccolo, troppo stretto eppure infinito per essere conosciuto tutto ma anche per essere compreso.   Scrivo a ruota libera emozioni sospese tra i fili delle mie paure, delusioni, speranze, amarezze sconfitte e dolori della mia vita. In questa ragnatela c’è il mio quattropercento, e anche il mio personalissimo restante novantaseipercento che non conosco di me, e che non mi conosce. Tra poco sarà notte fonda e probabilmente vivrò inconsapevolmente dentro il novantasei, multiverso del mio giorno quando vivo nel quattro percento, in un posto che è il quattro percento di tutto. Un quattro percento pieno di visi e di sorrisi, di ricordi, di rimorsi e rimpianti e di speranze.  Con il cuore che si indurisce, con qualche dolore che brucia, con la voglia di capire, di trovare la quadratura delle cose, un conto che torni, e risposte che non si avranno mai. Con la voglia di trovare le persone come credevi che fossero, quando quel loro quattro percento sembra, tutto ad un tratto, straniero e lontano dal mio.  Spesso ci si perde nelle cose banali per non sentire troppo la paura del domani, per trovare la forza di andare avanti e di combattere ancora o di resistere, a seconda dei casi, a seconda del momento. C’è la preghiera, e aiuta. Io prego, a volte, anche se nessuno in particolare.  Non so di cosa siamo fatti, forse siamo fatti di troppe cose, come di troppo poche. Quattro per cento di misteri, novantasei percento di cosa?

SCRITTO4LUGLIO2012DINOTTE


3 pensieri riguardo “TURNO DI NOTTE

  1. Il Bosone ci perseguita perfino in Controluce. Ma sai quante volte la scienza cambierà opinione?
    E quante volte si ostinerà a chiamarsi scienza semplicemente perché è riuscita a dimostrare una teoria attraverso un’ipotesi probabilistica?.
    E, come dici tu, noi seguiteremo a navigare nel nostro 4% di percezione (ma perché poi proprio 4, e non 3 oppure 5%?) seguitando a soffrire sia che qualcuno affermi che è un’illusione come che invece sia assolutamente reale.
    E’ una gran rottura di bosoni!

  2. Già perchè il 4 per cento? Forse ci sono ambienti, persone, situazioni dove si raggiunge il 4 per cento della bellezza. Altri in cui non c’è neanche lo zero per cento. Dipenderà dalla legge di dstribuzione. Personalmente so che che qui, in Controluce, la proporzione di benessere è molto più alta. Non so la percentuale, So che qui ci sto bene.

    Pinuccia

  3. Bene. Benissimo. Nemmeno io so la percentuale. Ma questo poco importa.
    Il divano di Controluce e’ cosi’ comodo che non vorresti mai alzarti…

    Sir Biss

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