LA CHICCA – DUE

Il panettiere consegnava ogni mattina il pane a casa, lasciando il sacchetto nella cesta appesa al cancello della casa in cui vivevo all’epoca. Un sabato mi aspettò e mi disse che il suo nipotino desiderava da tempo un cagnolino: fu così che regalai il piccolo di Chicca. Noi avevamo già due cani e poi ero certa che il piccolo sarebbe stato  in buone mani per cui il nipotino del panettiere diventò il nuovo amico del cucciolo di Chicca.  Chicca guarì del tutto: medicine e cure ripristinarono il pelo laddove mancava, la sua salute migliorò e dopo un po’ di tempo si poteva considerare una cagnolina sana e felice. Gli altri nostri cani l’accolsero fin da subito, e lei ogni notte si arrotolava accanto a loro trovando calore e sicurezza e affetto. Abitavamo una villetta, con tre cancelli e un giardino e un orto, situata in una zona del paese costruita a villette. Dopo qualche tempo, notammo un cagnolino, pelo raso, bianco nero,  musetto curioso e occhietti  vispi, fare la posta davanti al nostro cancello: la ragione era fin troppo chiara, Chicca era in calore. Una sera, al rientro a casa di mio fratello, accadde il “fattaccio”: l’inseminator, come fu chiamato, non si lasciò  sfuggire l’occasione di quel cancello spalancato e una domenica di Maggio, proprio il giorno della festa della mamma, Chicca mise al mondo 4 cuccioli. Bellissimi, quattro palle di pelo riccio. Fu una gioia ma anche un problema: a quel punto i cani erano sette, non facilmente gestibili, con  due cancelli che servivano tre automobili. Fortunatamente quattro conoscenti, persone fidatissime e conosciute ci chiesero i piccoli,  i quali  dopo lo svezzamento trovarono casa e amore. Chicca era una cagnolina intelligente, molto intelligente, dotata di un carattere deciso, testardo e soprattutto disobbediente e curioso. Quando capiva che non volevo che facesse qualcosa, guardava il cielo, soffermandosi in punti precisi con grande interesse come se da quell’osservazione dipendesse la sua vita! La cosa mi faceva un po’ arrabbiare ma soprattutto ridere. Era uno spettacolo vedere quanto una cagnetta alta una spanna potesse prendersi gioco di una persona. Una delle sue trasgressioni preferite era quella di uscire  dal cancello ogni volta che questo restava aperto  (il solo  tempo necessario  per passare con l’auto). Dicevo prima che la casa stava in una zona residenziale di villette pertanto le strade servivano solo le case stesse: le piccole uscite di Chicca (tre minuti al massimo) non erano dunque un pericolo, considerando che lei si limitava a pascolare nell’erbetta che cresceva rasente il recinto di casa.  Ma un pomeriggio, questa piccola trasgressione fu fatale. Era una domenica, io stavo leggendo in camera mia, mio padre usci con l’auto ma la cagna del dirimpettaio (libera per la strada)  aggreedì la mia piccola. Sentii un urlo terribile, lo ricordo ancora,  non lo dimenticherò  mai. Uscii con il cuore in gola, caricai la cagnetta in auto: con le gambe tremanti e un senso forte di nausea e disperazione,  non so come raggiunsi un ambulatorio veterinario di quelli aperti 24 ore. La cagna della vicina  le aveva staccato un occhio a morsi. La lasciai li la notte, fu sedata, le vennero date medicine attraverso flebo,  operata il giorno dopo.  La salvarono. Lei rimase la stessa di sempre, allegra, con il suo cuore enorme, la sua fiducia neri confronti di tutti, e del tutto immmutata la sua vivacità.  Passarono altri anni, e l’unico suo occhio si ammalò di cataratta ma lei, come tutti gli animali, aveva il suo nasino: quell’organo meraviglioso e misterioso e potente le permise di vivere bene e di sopperire al resto. Mi trasferii, lei restò con mio padre perchè la mia casa non era idonea ad accoglierla: Chicca era troppo piccola e la casa aveva una recinzione provvisoria e per niente sicura. E poi era un ambiente sconosciuto e sarebbe stata sola tutto il giorno. Provai, a portarla qui, ci provai, ma la vidi disorientata, se pure curiosa, ma si si spezzava il cuore. Sapevo che lo avrei fatto per me e non per lei. La riportai quindi a “casa”. Continuai naturalmente a vederla, ovviamente ad amarla. Poi una domenica venne mio padre a pranzo da me e mi disse che era morta. Non volli sapere come, non lo so nemmeno adesso. Non mi importa di saperlo. Visse 12 anni felice, nonostante il terribile incidente. E questo mi basta. Nemmeno mio padre potrebbe più raccontarmelo, pero’ il cane di mio padre vive con me. Questo lui lo sa, glielo avevo promesso.

Nel post successivo, ci sarà la fotografia della Chicca. Quella del suo piccolo grandissimo cuore è invece impressa in un posto di dentro, per sempre.

5 pensieri riguardo “LA CHICCA – DUE

  1. Spero che questo mio commento possa essere letto. Non ho mai avuto ottimi rapporti con la tecnologia.
    Avevo un cocker nero, tenero e dolce ma con il vizio di scappare non appena il cancello si apriva anche per pochi attimi. Quando lo sgridavo mi guardava e si metteva sdraiato a zampe all’insu’…come facevi ad arrabbiarti?
    Un giorno e’ scappato ed e’ tornato morente. Un furgone l’aveva investito ma lui si era trascinato verso la sua casa ed e’ morto davanti alla porta.
    Un ricordo di lui e di tutti gli animali che ho avuto rimane e rimarra’ sempre…
    Sir Biss

  2. I nostri amici di compagnia entrano a far parte della nostra vita e ci restano per sempre.
    Ho scritto anche dei post in ricordo di questi “amici” e rileggendo il tuo post mi sono tornati in mente.

    Un sorriso

  3. Marinz e Sir Biss

    Si, è vero, restano per sempre, ma non solo. Loro ci cambiano, ci fanno vedere cose che altrimenti non vedremmo e ci fanno sentire cose che non sentiremmo. Arricchiscono la nostra esistenza, portano valori e grandi insegnamenti,

  4. Il casino di WP mi ha quasi fatto perdere questa seconda parte, che leggo solo ora. Rabbia.
    Cele ci ha raccontato la storia di cosa?
    Lessi un’intervista a Tiziano Terzani, splendida persona, di cui ho letto tanto, e che è uno dei pochi maestri di questi anni, almeno io la penso così. Ma in questa intervista disse, mi spiace ma non ho il tempo di cercarla, che l’affetto per gli animali, quello che la gente come me prova, descritto da Cele e da Sir Biss, beh, è roba per quelli che non sanno come avere relazioni soddisfacenti con i propri simili, che non sanno trovare l’amore e l’intimo legame con la propria specie, e che allora la cercano e trovano a buon mercato in una specie diversa, in un cane, o un gatto.
    Mah. Mi è sempre spiaciuta questa interpretazione. Sono obbligato dal mio rispetto per la persona, e per le sue idee a tenerne di conto, e l’ho sempre tenuta di fronte agli occhi. Perchè magari anche questa volta ha ragione, mi dico, e sono io che sbaglio. Ma, ogni volta che uno di questi compagni mi ha lasciato c’è sempre stato un enorme vuoto. La loro compagnia è qualcosa che non è gratis, perchè te la devi meritare, ci si deve capire reciprocamente, e rispettare. Anzi, sono loro che ti insegnano le basi a volte: il rispetto, l’amore, lo stupore per un ingiusto trattamento, te lo ributtano addosso, a te, “specie dominante”, che abusi del tuo ruolo.
    Non so che dire di Chicca, so solo che loro hanno un grosso difetto. Un difetto imperdonabile: hanno la vita molto più breve della nostra.
    Imperdonabile.
    R

  5. Ciao Riccardo
    Conosco la tua stima per Terzani e apprezzo molto che, nonostante questo, hai riportato qualcosa che non condividi. Tu dirai: normale. Per te, certo. Ma in generale mica tanto. Ho conosciuto troppe persone poco obiettive, che non accettano di “vedere” cose che non sono condivise e si ostinano a negarle o peggio a travisarle o addirittura a sposare certe posizioni, punti di vista ecc. Lo trovo triste. Potremmo fare un post su questo. A tal proposito anche il nostro Terzani lo trovo un po’… presuntuoso, un tantino estremista ma questa è un’altra storia e bada bene, il mio è un punto di vista piuttosto superficiale, lo confesso. Non lo conosco tantissimo ma non mi ha mai innamorata al punto di volerlo conoscere di più. Preconcetti, forse? Può darsi. Ne riparleremo.

    I cani.
    Si, insegnao e sono dei grandi maestri. Sanno dare lezioni di umiltà ma anche di fierezza. Mi spiace quando sento dire che i cani non hanno dignità perchè “leccano la mano che li ha maltrattati”. E’ tutt’altra cosa e non accade sempre ma solo se c’è una ragione, che va ricercata nell’anima dell’uomo e del cane. Non credo che chi non abbia vissuto con cani possa veramente capire.

    Un caro saluto. Bau.

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