CUORE

Capita mai di voler spegnere la testa. Allontanarla da te. Spegnere i pensieri, le preoccupazioni spesso inutili. La presunzione di dover pensare al domani (quale domani? – ma sei certo che ci sarà?)

Capita mai di voler essere cuore? Non parlare con il cuore, fare l’amore con il cuore, pensare con il cuore, guardare con il cuore

Ma “diventare” il tuo cuore?  Ti capita mai?

A me sì. Devo farmi curare?

23 pensieri riguardo “CUORE

  1. Tantissime volte vorrei spegnare la testa ed essere tutto cuore ma credo che la razionalità serva per non far commettere quegli errori, a volte fatali, che si potrebbero compiere solo con il cuore.

    Cmq se pensi soltanto a voler essere cuore vuol dire che cmq un minimo di testa l’hai già messa, ed anche se è poca, cmq c’è… credo che cuore e testa, come fede e ragione, siano inseparabili anche se sembra un controsenso.

    Mentre scrivevo mi veniva in mente: finchè un bambino non si “scotta” non smetterai mai di voler cercare di toccare un oggetto pericoloso. Quando poi avrà fatto “l’esperienza” allora il ricordo lo aiuturà a capire il pericolo.
    Credo che in parte anche questa logica di esperienza entri nella gestione Cuore/Testa facendo usare entrambe per discernere meglio cosa fare.

  2. non ho mica detto che ti devi far curare… è come essere bambini… vivi con il cuore e affronta la vita senza pensare ai pericoli… la trovo una cosa bellissima 🙂

  3. Si, Marinz, ho capito cosa intendi, Ed è …. bè, la cosa più “giusta”. Ma a volte capita che si è stufi di fare la cosa “giusta” (poi “giusta” secondo chi e cosa … non si sa). Capita che la vita ti sbatte in faccia quanto tutto è effimero, impermanete, incerto. Precario. E lo fa con eventi… definitivi, non chiede permesso, non ti avverte. Lo fa con violenza, efferatezza. Senza Pietà. Eventi che ti lasciano l’anima come un villaggio dopo l’uragano. E allora ti domandi: ma tutte capanne “giuste” del mio villaggio? Tutte le costruzioni, i tetti, la cura, le regole, i calcoli. Dove sono tutte le case, i rifugi, le certezze?
    Dove?
    Tutti i calcoli, le previsioni, sulla durata, sulla tenuta e sulla “sicurezza” a cosa sono serviti? A cosa?
    Ma quale sicurezza? Buttiamo via anni giorni e, peggio, istanti di … di cuore, appunto. Impediamo al nostro pelo di sollevarsi, di gioire, alla nostra pelle di vivere, alla pioggia di svegliarla, alla neve di congerlarla, al fuoco di toccarla per cosa? Per la “sicurezza”? In nome di quali regole? Siamo animali, forse lo abbiamo dimenticato. C’è un vento che disegna sulla pelle e noi ci copriamo. Sai, è piu’ sicuro. La maglia di lana, il pigiamino felpato. Ma davanti a quanti uragani siamo totalmente impotenti? I nostri pigiamini le nostre maglie di lana, le nostre case, costruite secondo le “regole” secondo il giusto, belle da vedere e sicure da abitare… davvero ci crediamo ancora?
    Bè, io voglio essere cuore, quando sento che c’è del cuore.

  4. …Che ti lasciano l’anima come un villaggio dopo l’uragano. Ogni volta devi ricostruire, sistemare, soffrire. E talvolta me lo domando anch’io. Dove sono tutte le case?
    Avevo appena sistemato i mattoni, uno sull’altro, e sono di nuovo caduti…
    Scusate se non so essere allegra. Oggi va cosi’…
    Sir Biss

  5. Appunto!
    Ieri sera, durante una cena, ho conosciuto una ragazza, bella, giovane, e con il cuore dolente.
    Mi sono sentita per un po’… quella che non vorrei mai sembrare di essere: la maestrina sulla cattedra. Perchè nessuno, ma proprio nessuno puo’ insegnare niente. Questo è un fatto. Si puo’ parlare, certo, questo si, si puo’ “invitare?” qualcuno a mettere a fuoco qualcosa, a guardare un pochino “sotto” il vestito (o l’orlo dei pantaloni) perchè spesso spunta la coda.
    Eh si perchè l’insidia mica la si trova con il tom tom… Insomma, vivere di cuore non significa affatto gettare la prudenza alle ortiche. Significa “scegliere”.
    Ah: liberi di non scegliere. E pure di farsi scegliere eh!

  6. Siamo sicuri che il cuore di cui si parla sopra non sia “pancia”?
    Ci sono tanti modi di parlare di cuore. Il cuore è al centro della città umana. La pancia e la testa sono due… periferie. Ognuna delle due elabora i casini dell’altra.
    Il cuore dovrebbe conciliare. Il cuore è la parte che perdona. Nè la pancia né la testa sono in grado di perdonare, e perciò neanche d’amare.
    Ma esser cuore è una conquista eroica. Pochissimi sono in grado di arrivarci.
    Ho visto invece tante pance contorte e tante menti arrotolate in seguito agli arrotolamenti di pancia e viceversa.
    C’è solo uno, che io sappia, che è riuscito ad esser totalmente cuore, pur convivendo con la sua pancia e la sua mente: si chiamava Cristo e, per averlo fatto…è finito sul Calvario

  7. Bè, forse ti deludero’ ma sai, un cuore ce l’ho anche io. E come tanti , ho un cuore e anche il mio personale calvario.E parlavo proprio di cuore Pieffe, non di pancia, bellissima, importante e purtroppo tante, troppe volte inascoltata. Purtroppo. Mille volte purtroppo.
    Ma mi capita di guardare un tramonto, il mare, un fiore e lo vedo con il cuore. Strano?
    E mi capita di voler abbracciare qualcuno, di stringerlo a me a abbracciare il suo dolore. Bè, lo sento nel cuore questo, e non o non solo o non sempre con la pancia

    In quanto al calvario … bè, gran parte dell’umanità vive un calvario quotidiano, e nessuno costruisce cattedrali, innalza inni o compie processioni.
    Calvari che passano inosservati eppure si svolgono sotto gli occhi di tutti. Retorica? Ebbene, sia. Bambini, divorati dalle mosche, senza acqua nè cibo. Una donna (altro esempio ma sono quanti, migliaia) segregata dal proprio padre in un bunker scavato sotto casa (Austria, ricordate?) per quanti anni? 20, forse.
    Mai vista la luce del sole, ha vissuto anni in una gabbia, violentata dal proprio padre,4 o 5 parti, frutti di incesti terribili. Come lo chiamiamo se non un lungo e lento calvario? A proposito: il Salvatore tutto cuore, dov’era?

  8. Dov’era il Salvatore?
    Boh? vedi tu. A seconda del cuore che uno immagina che debba avere, potrebbe sembrare esser andato in vacanza; oppure essere all’interno delle stesse persone che soffrono; o infine non esserci affatto.
    Ma tutto ciò che si traduce in un opinione non fa parte del cuore ma della testa.
    Il cuore …non ha opinioni.Lo so benissimo che il cuore ce l’hai anche tu, come ce l’hanno tutti.
    Quello che risulta più difficile, per lo meno per me, è riconoscere quanto la pancia o la testa, influenzino quello che noi chiamiamo cuore.
    Tutto qui.

  9. Ecco, non esserci affatto mi sembra l’ipotesi più plausibile.

    Le influenze????? Ne siamo vittime tutti i giorni, tutti quanti, nessuno escluso e chiunque dotato di una intelligenza, anche basic, lo sa..
    Come si sa anche che c’è chi si nasconde dentro tante cose: religioni comprese. Non avrei mai voluto parlare di questo argomento, ma già che ci siamo……

    In ogni caso il post parlava del MIO cuore. Sono certa di aver e di poter abbracciare con il cuore, ho sofferto con il cuore, mi accade tuttora, ogni giorno e non solo “per me”, o per dolori solo miei. Ma non voglio di certo convincere nessuno, ci mancherebbe altro. Il miio era solo un post… di cuore, fresco, voleva essere questo. Ma si vede che non so comunicare. Possibile. Ultimamente capita spesso.

  10. Uuuh se capita, di non riuscire a comunicare… eccome.
    E si Cele, si capisce che il post parla del tuo di cuore. E anche di cosa ognuno di noi considera “cuore”. Pieffe ha dato la sua visione, come sempre non girando intorno alle cose. Apprezzabile, e anche in questo caso, come sono fermamente convinto, ognuno ha un pezzetto della verità, ma in questo caso devo dire che non è la mia.
    Io sento che “cuore” è quando ci si sente in pace con nei stessi, e quando succede, si riesce anche a comunicare meglio quello che siamo. Senza maschere, senza retropensieri, senza calcoli scacchistici, senza ansie. C’è solo quello che siamo, e quello che sentiamo, e ci sentiamo abbastanza in grado di reggere quello che ne segue, sia nel bene che nel male. E che poi, in fondo, non conta poi tanto, perchè c’è il sole e l’anima che hai davanti ti vede come te vedi lei.
    E cuore significa essere consapevoli di questo. Punto.
    E le parole diventano secondarie, gli inciampi del linguaggio e gli intoppi del meschino quotidiano non contano, perchè vedi ben oltre…
    E come lo racconti questo a parole? Sarebbe come attraversare l’oceano a nuoto. Si potrà anche fare, ma come minimo è molto, molto difficile.
    La soluzione forse c’è: è rimanere, e non andare.
    R

  11. Ottimo Ric, è proprio così. Senza maschere, senza ansie… Ma è un’operazione colossale eliminare contemporaneamente le une e le altre. Anzi, togliendo le une, a volte vengono le altre…e viceversa. Roba che neanchena Fregoli sarebbe riuscita bene l”operazione

  12. Caro Pieffe, mi fai venire in mente un mio collega e caro amico che, puntualmente quando siamo “alle perse”, mi dice:
    “O Riccardo, ma se era facile mica chiamavano noi!”
    Quello che credo sia vero, è che le domande, non le risposte, sono il vero nodo. Trovare le domande è il problema.
    E citando Trinity: È la domanda il nostro chiodo fisso, Neo. È la domanda che ti ha spinto fin qui. E tu la conosci, come la conoscevo io.
    Ed ancora citando il “Bambino”: Non cercare di piegare il cucchiaio. È impossibile. Cerca invece di fare l’unica cosa saggia: giungere alla verità.
    Neo: Quale verità?
    Bambino: Che il cucchiaio non esiste.
    Le risposte sono sempre limitate, provvisorie, insoddisfacenti. Le domande invece sono il vero motore dell’attività mentale: un uomo che non si pone domande, o che si contenta delle risposte, non va molto lontano.
    Questo invece l’ha detto il buon Piero Angela. Ossia “Potete giudicare quanto intelligente è un uomo dalle sue risposte. Potete giudicare quanto è saggio dalle sue domande”. (Naguib Mahfouz)
    Si potrebbe affrontare la domenica con un proverbio inglese: Ignorance is bliss. Io lo dico spesso, ma oggi non sono in vena di battute.
    Caro Pieffe, Cara Cele, io credo che cercare sia l’unica ragione (cercare cosa? Ragione di cosa? Vedete, altre domande), e il cuore è l’unico strumento che alla fine ti è rimasto tra le mani, scartati uno ad uno tutti gli altri, ed è l’unico che funziona. Magari non lo capisco del tutto, e non si sa, poi, chi sia lo strumento di chi.
    Difficile? No, confortante.
    R
    Non conoscevo Fregoli. Bel personaggio, e, direi, pesantemente attinente.

  13. Da buon rompiballe quale sono è difficile che io mi trovi d’accordo su tutto con qualcuno. Però è proprio questo il caso, caro Ric.
    C’è solo un boh, o un mah, che alla fine è contenuto nelle tue ultime frasi: Chi è che domanda e chi è che risponde? E con cosa si formula la domanda, e con cosa si formula la risposta?
    Se sapessimo questo sapremmo chi siamo e, sapendo chi siamo,…sapremmo tutto.
    E poiché come saggiamente osservi in mano resta solo il cuore, volendo essere… sillogistici ad ogni costo potremmo dire che il cuore è la domanda e il cuore è la risposta.
    Ehem…speriamo.

  14. Chi siamo.
    la domanda delle domande eh?
    Io ce l’ho un’idea. Diciamo meglio, ho un’osservazione al riguardo.
    La formulai quando rimasi un po’ di tempo in montagna, con il mio nonno. Il mio nonno, come capita, negli ultimi anni non era “più lui”, aveva “perso la testa”, o qualunque sinonimo più o meno clinico si preferisca. Io ero un ragazzo, ma il mio nonno lo conoscevo. E quello che avevo davanti era lo stesso nonno di sempre. Si apriva con le braccia e col sorriso in un “Ohhhh” di ammirazione, (in un modo teatrale che gli è sempre appartenuto) quando vedeva qualcosa che gli piaceva: un bel panorama quando andavamo a fare una passeggiata, quando vedeva suo figlio, o quando gli mettevo su la sua musica, per lui che era stato anche violinista, e che la musica l’aveva dentro. Ci cascava dentro, la seguiva col suo dito ossuto e con lo sguardo assorto o corrucciato, chiudendo gli occhi, sempre dentro la musica. Era lo stesso nonno di sempre sapete? Solo… un po’ più strano, un po’ diverso. Non parlava che a suoni semplici, ma dentro non ti sbagliavi che fosse proprio lui.
    Ecco. Da quel momento in poi ho osservato come chiunque rimanga sempre se stesso. Ho fatto in tempo a vedere bambini crescere, e rimanere uguali a se stessi, semmai un po’ più bravi a costruirsi la propria mascherina, che ancora ogni tanto gli cade, e rivela chi sono.
    Tutto questo epr dire che credo che ognuno di noi sia “qualcosa” che in realtà è terzo a se stesso, perchè non ha deciso lui di essere così. Diciamo che un po’ ci si ritrova, ad essere così.
    Sai, con questo lo so che non ho riposto alla domamnda dele domande “chi sono”. Ma è un modo di cercare, questo, mettendo insieme le cose che un po’ a occhio forse qualcosa c’entrano.
    Quello scheletro che era il mio nonno, sorrideva non perchè era scemo, ma perchè era la bella persona di sempre. Solo che non era più intelleggibile da me come uomo, ma lo era invece perfettamente ma da me stesso come cuore.
    Pol’essere?
    R

  15. Ci sono dei momenti nella vita in cui si vorrebbe andare un po’ in vacanza, delegare a chiunque altro ciò che ci tocca fare. solo che non si può. C’è da restare lì, presenti più che mai. Non è la paura di perdersi qualcosa che tiene vigili, chi se ne importa delle cose!, è perchè è quello che in quel momento si deve fare. E si deve fare nel miglior modo possibile, mettendoci tutta l’attenzione che ci vuole. Allora, con attenzione, non la rassegnazione, assolutamente no, si impara ad amare ciò che si fa, come se da quella cosa dipendesse tutta la nostra vita. E non ci si accorge più del peso delle cose che improvvisamente diventano lievi lievi, come la neve.

    Bello e dolce il racconto di Riccardo e di suo nonno.
    Pinuccia

  16. Belli i racconti di Riccardo, delicati, e pieni di cuore. O almeno di quello che io chiamo cuore.
    Grazie, per questo e grazie a Pieffe, perchè lui ha un cuore dove ce l’hanno tutti e forse qualcuno nelle orecchie.

    Pinuccia: hai toccato una corda particolarmente sensibile con questo:

    ” C’è da restare lì, presenti più che mai. Non è la paura di perdersi qualcosa che tiene vigili, chi se ne importa delle cose!, è perchè è quello che in quel momento si deve fare. E si deve fare nel miglior modo possibile, mettendoci tutta l’attenzione che ci vuole. Allora, con attenzione, non la rassegnazione, assolutamente no, si impara ad amare ciò che si fa, come se da quella cosa dipendesse tutta la nostra vita”.

    Ecco, per fare questo occorre ascoltare il cuore, solo il cuore, non la testa. Mia mamma diceva che la carezza della mamma guarisce ogni cosa perchè attraverso la mano ogni mio malanno passava a lei, e che il suo cuore, che era piu’ forte del mio, poteva combattere tutto.

    Ma ogni tanto ti sembra di non sentirlo piu’ battere, il tuo cuore e nemmeno quello di chi ami, perchè la testa fa troppo rumore, la città fa troppo rumore e anche alcune assenze fanno un rumore … più di tutte le città della terra messe
    assieme.
    E allora pare che arrivi una specie di paura, paura di perdere (chissenefrega delle cose) ma di perdere il cuore: hai bisogno di riconoscerlo, di toccarlo quasi, di dormirci sopra, di annusarlo se possibile.
    Hai bisogno di silenzi per sentirlo battere per davvero senza le parole a mediare, senza la testa a “comunicare”. Hai bisogno di cuore. Per guardare le stelle ci vuole cuore. Nè occhi nè pancia. Cuore. E non puoi vivere senza guardare le stelle.

    grazie a tutti, davvero.
    Un abbraccio (di cuore)
    Ori

  17. Ieri in tv stavano trasmettendo Paura d’amare, con Pfeiffer-Pacino. Mia nipote di 7 anni mi chiede il titolo del film e poi il perchè del titolo, e io filosofeggio, un po’ imbarazzato, che amare richiede coraggio. Lei annuisce silenziosa e continuiamo a giocare a dama davanti alla tv; dopo un po’ appare il titolo in sovraimpressione e mi fa: “io avevo capito paura da mare…”.

  18. Ciao Gil, bentornato e benvenuto.
    Bello questo tuo intervento e dolce, delicato, con questa piccolina che evidentemente non ha trovato significato nella frase “paura d’amare”. Eggià. Perchè solo gli adulti, con le loro menti “evolute” possono capire che si puo’ avere paura d’amare. Lei, nella sua semplicità e freschezza, non poteva contemplare una cosa così. Perchè usa il cuore.

    Paura d’amare.. sono le maglie di lana che ci infiliamo.
    E si rinuncia alla vita, alle stelle. Pensare che basterebbe togliersi qualche maglia di lana di troppo. Che oltretutto ci hanno infilato per puro egoismo, mica per proteggere noi…

    Un bacio e a presto

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