ANNI DI PLASTICA

Celeste:  ti va di tirare fuori qualcosa per Controluce? Le carpe hanno fondato un’associazione per la difesa della loro dignità e un sindacato. Chiedono di carpare in pace e hanno fatto sapere che il primo aprile si vendicheranno. Una certa Wanda apriva il corteo e faceva anche un po’ paura..

Riccardo: come? Scrivere? Ehi, ma come scrivere??? …  non hai tempo? … si,  ma…  si, ho capito ma… no, dai, ma come io… si,  ho visto come… cioè no… fammi parlare… no dai… ah… ma… ah, vabbè…

No, impossibile. Non può essere successo di nuovo. Ma che ci faccio io qui?? Mi par d’essere l’intervallo della Rai, quello con l’arpa e le città d’Italia! Ma pensa te come si deve andare a finire. E poi che dico? Si, ho capito che la padrona di casa non c’ha tempo, ho capito che questi stanno andando a ramengo coi commenti e similari, ma che c’entro io?? Ok, ok. Come al solito la “parità dei sessi” s’espleta con la capitolazione di uno dei due. Per pietà non fatemi dire quale, dei due. OK. Bene…

Buonasera, eh. … come va…? Hm, animo. Vabè, frughiamo nella mente alla ricerca di qualche argomento che mi sia interessato e di cui possa dire qualcosa che non sia stereotipato, banale o in qualunque senso prevedibile e alla fine tragicamente noioso. In effetti qualcosa c’è (spero), ed è anche uno di quei fatti che riempiono la cronaca new style, di quella brutta brutta, della tragedia spettacolo, dei giornalisti delle lacrime, della spettacolarizzazione dell’incubo. Ma che in effetti, secondo me, a differenza dei vari delitti di varie parti d’Italia, si presta a diversi aspetti di approfondimento. E poi l’interesse va scemando, quindi se ne può anche parlare un po’ più seriamente, o meglio, serenamente. In breve, “La Nave”, come ormai viene definita, il naufragio della Costa Concordia. Ok, non se ne può più. Questo in effetti è il primo sentimento, concordo (ops). E sarà che io ho un minimo di conflitto d’interessi dato che quello che considero uno dei posti più belli del mondo è lì a due passi, e ci vado da tanti anni in cerca di boh: bellezza, sincerità, asprezza anche, e di nuovo bellezza, storia e potrei continuare ad libitum, ossia l’isola d’Elba. Per cui mi interessa sapere come e se riusciranno a bonificare quella carcassa preistorica da tutti i suoi agenti inquinanti, e a pregare perchè tutto quello che conosco di quei posti possa continuare ad esistere, piante, animali, coste anfratti e insenature, e la gente che ti vende i sugarelli pescati la notte dalla barca sul porticciolo. Non mi dilungherò nelle disquisizioni tecniche delle potenzialità distruttive del carburante (si chiama “bunker”, è quanto di più “scarto” ci sia, è l’ultimo prodotto estratto dalle torri di raffinazione del petrolio, più raffinato solo dell’asfalto che si mette sulle strade. E’ così duro, si, duro, solido, che per essere usato va sciolto col vapore a centinaia di gradi), e nemmeno dell’olio lubrificante (nella vostra auto ce ne sono circa quattro litri no? Ossia poco più di tre chili e due. Beh, in quell’arnese ce ne sono quaranta tonnellate). Se fuoriuscissero, e non pensiamo a cosa sarebbe successo se fosse affondata in senso proprio, semplicemente distruggerebbero l’arcipelago toscano. Dicevo, il recupero e la bonifica lo seguo con ansia per quanto ho descritto, ma c’è altro che mi ha colpito e che vorrei condividere. La prima cosa ovvia è che ha fatto più danni Schettino in poche ore che Berlusconi in vent’anni di “cavalli in senato” in guisa di novello (si fa per dire) Caligola. Infatti, Berlusconi è uno che “non si sa come” è arrivato per “meriti” suoi ad avere l’influenza che ha avuto e l’ha usata allegramente a proprio vantaggio (al proposito segnalo un articolo dell’Economist “The man who screwed an entire country” ossia “l’uomo che ha fottuto un intero paese” che definirei bellissimo se non ci fosse da mettersi a bestemmiare

http://www.economist.com/node/18805327

e in una traduzione non fedelissima ma che rende comunque un’idea

http://www.metaforum.it/showthread.php/20658-Economist-l%E2%80%99uomo-che-ha-preso-in-giro-un-intero-paese

in rete ce ne sono anche altre per chi fosse interessato) ma è comunque un fatto che interessa un solo essere umano, quindi è un caso circoscritto, limitato e, si può presumere, particolare. Schettino invece fa paura davvero, perchè rappresenta il “manager qualunque” italiano, che fa lo splendido, osannato nel suo fascinoso completo bianco, potente al punto di poter sposare o arrestare chiunque sul suo pezzo d’italia galleggiante, di poter decidere della sorte, guidare e condurre gli esseri umani che gli sono stati affidati. E usare tutto questo per fare bravate, e fare colpo e comunque goderne a livello assolutamente personale, senza alcun obbligo associato. Se ne trovano esempi analoghi specialmente nel mondo finanziario o pseudoimprenditoriale italiano e non solo. E, una volta “fatto il guaio”, subito dopo fuggire dalle proprie responsabilità, pensando solo a salvare se stesso. Un danno etico incommensurabile, per il nostro paese, dove “paese” non è quel senso vago (per taluni certissimo, come “l’esistenza di Dio” d’altra parte) di confini territoriali, bensì di condivisione di valori derivanti dalla storia culturale precedente e perchè no, di una lingua. Al pari di quei cowboy che hanno usato uno degli aeroplani militari più evoluti esistenti, per giocare al loro videogame prima di tornare a casa loro, senza conoscere nè il posto e nemmeno avere guardato le carte: bravata che è costata la vita a venti persone (funivia del Cermis, per chi non ricordasse). L’atteggiamento è lo stesso. Si, è osceno, e mi ha dato fastidio. Anche la storia personale delle singole persone è stato piuttosto d’impatto (quella oggettiva, non ho mai voluto ascoltare nemmeno una trasmissione di spettacolarizzazione della tragedia). Stupidamente, quando hanno ritrovato la bambina dispersa ho pensato a quello che… beh, chiaro a cosa ho pensato, mi sembra normale. Ma c’era ancora qualcosa, che non avevo trovato cosa fosse, che mi aveva colpito. Poi ho capito. Era la nave. Non mi stava facendo nessun effetto vedere la morte di quella nave. Strano. Anche in alcuni temi dei bambini del Giglio si trova il dispiacere per questa enorme balena che è venuta a morire a casa loro.

http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2012/02/02/news/temi-in-classe-1.3136678

Se avete qualche minuto leggeteli, perchè ci sono cose che i grandi non immaginano. Punti di vista, oppure dettagli insignificanti che invece sono la cosa che ottunde tutto il resto della scena. Ok, esprimetevi liberamente: “questo è scemo” è un’espressione perfettamente accettabile nei miei confronti, lo dico io per primo di me stesso. Ecco, però, dopo che vi sarete sfogati, e ripeto, condivido, provate a starmi a sentire. L’avete vista quella nave? Mi ricordo la sensazione che all’inizio degli anni novanta mi fece il vedere il varo di una delle prime di queste dai cantieri di Trieste. Mi venne da dire: “ma questa non è una nave”. Non so cosa fosse, ma una nave no. È enorme. Quadrata. Sgraziata. Una nave è filante, ha una prua lunga ed affilata, un sistema di ponti discreto, con una specie di terrazzamenti elegante, spazioso, un po’ piramidale, ed una poppa che non è possibile che sia un nome attribuito a quella parte per caso: la poppa di una nave è una bellissima “poppa”, tout court. Quella, no. E tantomeno la Concordia. E poi l’avete vista dentro? Quello sfarzo vistoso e pacchiano, inutilmente carico di luci (ovvio, tutte banalmente artificiali) e di scalinate, ascensori di vetro, a vista, e poi ori e marmi e zampilli. E moquette. Ovunque. Mamma mia… Mi ricorda un hotel di Abu Dhabi dove alloggiai una volta. E un altro di Houston, di una missione successiva. Uguali, entrambi. Se non avessi saputo dove fossi stato nel momento del risveglio, certo non l’avrei capito dall’ambiente circostante. Sfarzo, ricchezza (o almeno lustrini e paillettes) a gogo. Stile? Non pervenuto. Ok, manca un pezzo. Tra i miei “frugamenti nelle soffitte” c’è stato anche la storia dei transatlantici, e in particolare quelli italiani. Ora, detta così paio un accademico di storia navale: niente di tutto questo, solo semplice curiosità e un minimo di approfondimento. Quindi, mentre i vari Lusitania e Titanic tra tutti erano delle macchine, per quanto fascinosissme, ma vecchie, sia per la costruzione, sia “socialmente” (basta pensare alla 3° classe, o all’alimentazione manuale delle caldaie a vapore in condizioni al limite della resitenza umana, testimonianze tecniche della struttura sociale del tempo, e del valore “variabile” della vita umana), lo stile, l’eleganza, la classe assolute erano rappresentate dalle navi italiane degli anni ‘50 e ‘60. Penso alla Michelangelo, alla Raffaello, e prima di loro all’Andrea Doria.

http://www.michelangelo-raffaello.com/italian_site/arte_a_bordo/arch_mich/arch_mich_pag1/arch_mich_1it.htm

Vere e proprie opere d’arte galleggianti, (e taccio dell’aspetto progettuale della macchina in sè). C’era ricerca, in tutta l’idea: dalla linea dello scafo ai locali, agli arredi, alle opere degli artisti del tempo, a decorare gli ambienti. C’erano soluzioni d’avanguardia, per l’epoca, a bordo. Questi eravamo “noi” negli anni ’60. Alla Michelangelo successe un incidente, fu travolta da un’onda oceanica anomala, e ci furono danni, e morti. All’epoca tutti i transatlantici, di ogni nazione e paese, furono mandati in cantiere per le modifiche necessarie, perchè “se è successo a loro” allora è grave davvero. Eravamo “quelli bravi”, all’epoca. E la Concordia? Io non ho competenze navali, ma di macchine un po’ me ne intendo, e anche di quelle che sono un po’ bastarde dal punto di vista della sicurezza: ad un certo punto del progetto, diciamo a metà, usa fare una riunione che si chiama HAZOP, ossia “HAZard and OPerability analysis”, cioè “analisi di pericolo e operabilità”

http://it.wikipedia.org/wiki/HAZOP

Tutti quelli coinvolti nel progetto sono invitati a formulare quesiti del tipo “cosa succede se”: cosa succede se si rompe quello, cosa succede se tizio non è lì a fare quello che deve, cosa succede se etc etc. E’ fondamentale, ma costruendo la Concordia, l’hanno fatto??? Cosa succede se quel ganzo di schettino la manda sugli scogli? Ci sta o no, con tanta acqua da tutte le parti, in mare? Appena è entrata acqua, (e lo scafo era singolo, che costa meno, ma s’è allagato subito tutto: ari-hazop), hanno perso all’istante i motori, tutti i controlli, compreso il timone, oltre alle pompe di bilanciamento (che sono quelle che siccome il fondo è piatto, e non c’è la chiglia (la nave è alta sessanta metri ma ne pesca solo otto…) per entrare anche nella laguna di Venezia perchè fa figo, la nave non sta diritta da sola come sarebbe naturale che fosse, ma c’ha bisogno di un sistema di pompe che bilancino l’acqua in dei serbatoi sui due lati della nave stessa): perse le pompe, la nave non è andata giù “pari”, ma si è rovesciata, che è stato il guaio dei guai. Schettino è solo la punta dell’iceberg (appunto), la tragedia della Concordia è ben più grave, ed è stata principalmente culturale. E allora io dico. Quando un’alluvione spazza la Biblioteca Nazionale, quando scoppia una bomba agli Uffizi, quando minano i due Buddha. Quando il museo nazionale di Baghdad viene sacheggiato. Quando infettano un lago rimasto intatto per venti milioni di anni. Quando succedono cose così, tutti perdiamo qualcosa. C’è anche chi sente male, quasi fisicamente, c’è chi pensa ad un essere viviente con un’anima, che muore. Beh, “perdere” la Raffaello o la Michelangelo, a sapere cosa sono state, a me, strettamente a me, suscita qualcosa di simile. Ovvio, lo capisco che non sono il museo di Baghdad. Ma perchè considerarle solo mezzi di tarsporto obsoleti, e non piuttosto delle opere d’arte? E non è allora un delitto sbarazzarsene a prezzo di rottame? La Tour Eiffel, è forse da vendere “alla libbra”, anche se c’hanno provato, ai tempi? (citazione da un’altro vecchio amore)

http://www.youtube.com/watch?v=RdD6L4cKKU8&feature=fvwrel – tradotto qui

http://www.dusk.it/Dusk_trselling.htm

ma qui è meglio che non mi si segua). Invece il grande cetaceo di metallo agonizzante appena fuori di Giglio porto beh, non ha un’anima. Ecco perchè non mi fa pena. E’ frutto di puro conto economico, di un senso del bello americano e stereotipato e omologato, condiviso e accettato, senza rischi, da “vincitore” che come esporta la democrazia in Iraq, così contamina come catrame ogni altra concezione del “bello” in sè. D’altra parte non è arte, è solo un mezzo di trasporto, no? E da “polli in batteria”, senza gloria, stile Ryanair, dove corri a prenderti il posto come sull’autobus, e non da Pan Am anni ’70. Vabè.

Mi fa un po’ compassione, questo gigante senza l’anima, e senza significato. Forse non se lo meritava, forse lei voleva essere una regina come quelle che l’hanno preceduta. Ma, a lei come a noi, sono toccati questi anni di plastica, questo tempo, e questi “nani” schettini, così lontani dai giganti di solo settant’anni fa, ma che sembra così tanto tempo.

Riccardo

36 pensieri riguardo “ANNI DI PLASTICA

  1. Quanto mi sta simpatico messer Riccardo!!!
    Avete notato che i ponti della Costa Concordia avevano i nomi delle nazioni che hanno aderito all’Euro? E il fatto che la Concordia sia miseramente naufragata vi suggerisce niente?
    Nei secoli passati si dava molto peso a segni di questo genere!

    Sono una gatta perfida e insinuante lo so!
    Fusa

  2. Petula
    No, non c’entra nulla con la perfidia nè con altro. C’entra con i fili delle cose che uniscono le cose ecc ecc ecc… Il “caso” ecc ecc.
    Non sapevo nulla dei nomi dei ponti come sapevo pochissimo anche del resto. Intendo dire alcuni dettagli “tecnici” promessimi tempo fa da messer Riccardo” li tenne per sè, forse in attesa di un invito “ufficiale” che è arrivato 🙂
    E anche se i media li avessero resi, io me li sono persi dato che girare canale è un attimo. Per le ragioni illustrate all’inzio del post: verranno spesi fiumi di inchiostro, chilometri di pellicole, ci saranno nuovi scrittori nuovi registi nuovi attori. Una tristezza come tante altre, sopra una tristezza che già ci basta.

    Una curiosità: Davide Van de Sfroos ha scritto una storia, di maghi streghe e cardinali (Capita Slaff è il titolo dell’opera). E’ un cofanetto, con CD, libro e traduzione. E’ una storia che si svolge durante l’ inquisizione e la nave co-protagonista della vicenda si chiama Concordia (che sarebbe stato meglio, dice Davide, se si fosse chiamata Discordia).

    Condivisibile la critica sul “gusto” del progettista: “Quello sfarzo vistoso e pacchiano, inutilmente carico di luci (ovvio, tutte banalmente artificiali) e di scalinate, ascensori di vetro, a vista, e poi ori e marmi e zampilli. E moquette. circostante. Sfarzo, ricchezza (o almeno lustrini e paillettes) a gogo. Stile? Non pervenuto”.
    Lo diciamo sempre che il buon gusto sta nelle cose che “non si vedono”. Ma questo pare un lusso (appunto..) riservato a non tante persone. Per fortuna!

  3. non c’entra molto con la storia scritta da riccardo, o forse si…ieri ho avuto un’esperienza meravigliosa: quattro ore di silenzio in gruppo.
    quattro ore ore che sono passate in quattro minuti e alle fine avrei ricominciato.
    un silenzio affatto pesante, al contrario un silenzio armonioso e leggero.
    si forse un po’ c’entra…con la “spettacolarizzazione dell’incubo” intorno ad una tragedia, con l’infinità di parole inutili.

  4. Di questi tempi, comunque, andare in crociera non è affatto raccomandabile.
    Meglio, molto meglio, il silezio di Frost

    Pinuccia

  5. Nella mia “corsa” quotidiana ci vorrebbero altro che 4 ore di silenzio… il silenzio lo trovo nella corsa sportiva che pratico ogni tanto!!!

    Sinceramente mi sono un po’ perso nel post di Riccardo e dovrei avere tutto il tempo per leggerlo e poter vedere anche tutti i link che hai inserito.

    Però con questo commento volevo dire che ci sono e che ogni tanto passo di qua (ogni tanto per dire che al massimo non ci passo per due giorno)

    Grazie citazione di DVDS Celeste (siamo sulla stessa frequenza d’onda)

    Un sorriso a tutti

  6. 4 ore di silenzio all’interno di un corso di formazione sulla gestione dello stress basato sulla meditazione.
    4 ore di silenzio con meditazione seduta, camminata, un intervallo con una piccola merenda consumata in silenzio…bello bello bello

    marinz leggi “L’arte di correre” di Murakami Haruki, un libro che mi ha stregata anche se io non corro

  7. Riccardo. Mannaggia, a ricordarmi della mia vetusta età hai evocato la Michelangelo e la Raffaello. C’erano dei pezzettini piccolissimi del mio lavoro, sia in sala comandi che in sala macchine. Erano due “navi” vere. Bellissime. Frutto quella tradizione navale che negli anni 30 aveva prodotto quei transatlantici che vincevano tutte le gare di traversata oceanica. Ma erano comunque vere NAVI. Cosa che quei grattacieli che vanno per mare attualmente ..non sono. E hai ragione. Quel grattacielo spiaggiato fa orrore. Non fa pena. Così come fa orrore il modo per gestire le vacanze, per gestireil divertimento. Insomma questo prolungamento del virtuale e dell’artificiale a scapito di armonia, eleganza, sicurezza.

    Frost: quando vuoi fare 48 ore di silenzio fammi un fischio. Noi lo organizziamo spesso; con e senza merenda. Murkami Haruki: humm…non male e fa piacere quando i giovani riscoprono se stessi attraverso la cura della perfezione nascosta dall’ansia e dal disordine.

  8. ok pieffe arriverà un fischio silenzioso…so che tu da buon pleidiano saprai riconoscerlo

  9. Non avevo mai guardato la Concordia sotto questo aspetto, ma ora che la sensibilità di Riccardo e Pieffe invitano a farlo, in effetti mi rendo conto che non ha fatto pena nemmeno a me.

    Ho sempre pensato che le “cose” o almeno alcune cose, specie quelle che possono essere abitate, e che accolgono, abbracciano, cullano, viziano anime e cuori, come le case, le auto ecc, abbiano un’anima e lo penso ancora.
    Per questo, vedere un casa demolita, una macchina dallo sfasciacarrozze e, in questo caso, una nave adagiata miseramente su un fianco, dolorante e arresa, di solito fa pensare all’anima, proprio come accade di pensare ad un essere umano alla deriva della vita. E no, la Concordia non ha mai suscitato, nemmeno in me, un sentimento di pena. Ma perchè? Perchè è brutta? Come dire che una persona brutta, morente, non fa pena? Forse dovrebbe farne di più… dato che non è mai stata attraente, desiderabile.
    Ma forse alle cose che sono nate per offrire divertimento e bellezza, non gli si perdona di essere brutte. Vero. Non è necessario fare una crociera, e proprio per questo, si esige bellezza.

    Personalmente non sono mai stata attratta da una crociera. Mai nella vita. Immagino una crociera come un susseguirsi di obblighi, come una giornata lavorativa, faticosa, piena di regole e di doveri, sempre con l’orologio in mano. Stressante. Ci si puo’ rilassare solo nelle ore stabilite. Da brividi, per me.

    La vedo come l’opposto della libertà, e, per me, se una vacanza non si configura con la libertà (di mangiare di vestirsi di dormire, di “essere”) non puo’ essere una vacanza ma semplicemente una violenza che farei a me stessa.
    Di conseguenza non potrei mai fare una crociera. Negli anni mi è capitato di trovare “vinci un crociera” sulle scatole dei biscotti ecc e ho sempre pensato: per carità!

    Ma tornando in tema (scusa riccardo ogni tanto scivolo anche io…) è proprio vero: a quel gigante di ferro ferito non va la mia pena e non certo per le ragioni squisitamente personali appena illustrate. E’ che è veramente brutta. Ma brutta brutta. Sgraziata, goffa, paragonabile ad un fabbricato industriale, un capannone. Fa pena il mare, questo si, che ospita suo malgrado tonnellte di incoscienza degli uomini, ferito ancora una volta da tonnellate di ferro e di carburante e di olio. Ma anche di carta stampata e di violenza, e di irruzioni e di parole.

  10. Celeste concordo in molto di quello che dici anche se io sono sempre stato “attratto” da questi “paesi naviganti”. Vengo attratto dalla sua enormità e mi domando come sia possibile che li possano essere stipati 1000 e passa persone. E cmq ne rimango meravigliato quando le vedo muoversi leggiadre, nonostante al grandezza, in mezzo a pezzi di mare minuscoli.
    Ho due immagini molto recenti, del 2011, un arrivo al porto di Stoccolma osservato da una collina e il transito nel canale davanti all’arsenale di Venezia un’alba prima di una corsa.

    La mia non è una meraviglia per voler provare una cosa del genere ma come la tecnologia ci permette di manovrare macchinari immensi in spazi strettissimi… oserei dire come la meraviglia di vedere una F1 mentre viaggia a 300km orari o come affronta una curva a 150… io le trovo stupende queste cose.

    Però poi ti accorci che tutte queste cose, se usate male, portato a rovinare la bellezza di questo e lasciano relitti visibili a tutti, e sulla bocca di tutti, in mezzo alla bellezza del mare.

    Un sorriso

  11. grazie Marinz dei tuoi passaggi e delle tue osservazioni. A queste in particolare potranno meglio di me risponderti Pieffe e Riccardo. E comunque concordo. Da profana, pare impossibile che vere e proprie piccole città possano galleggiare sull’acqua. Anzi, credo che affascinino maggiormente noi, che di ingegneria non sappiamo nulla. Non ce lo spieghiamo, con formule e leggi fisiche, quindi sembra magico. 🙂

  12. anche a me le crociere su grandi navi non attraggono, una certa facilità al senso di soffocamento dell’anima e un’allergia alle regole che governano queste esperienze turistiche sono sicuramente i motivi principali.
    ho riletto il post di riccardo e concordo sull’assenza di pena per quello sorta di ecomostro che invade uno dei miei mari preferiti, proprio ierisera facevo qualche conto sull’inquinamento…non so come chiamarlo…da masserizie. quattromila materassi, duemila gabinetti, cibi stoccati……immaginavo stelle marine e cozze penne morenti sui divani dei casinò e dei piano bar…
    eppure ho visto tante cose abbandonate, soprattutto in un viaggio in una ex repubblica sovietica, centrali elettriche, cinema…ma tutto lasciava trasparire una storia emotivamente significativa.
    questa città galleggiante non mi suscita alcun sentimento, spero che sparisca presto e che l’isola del giglio torni ad essere ciò che era.
    è vero come scrive marinz che la navigazione di queste enormi navi sembra quasi un miracolo, durante una traversata del tirreno su un traghetto ricordo quanto fosse emozionante l’incontro con enormi cargo pieni di container colorati e ti chiedi come fanno a stare a galla….ma per la concordia la domanda che mi viene in mente non è come fanno ad attraversare i mari ma perché debbano attraversare i mari…
    sono un po’ pessima…lo so

  13. Le crociere mi sono quasi indifferenti.
    Il fatto è che ero quasi riuscita a convincere ZarZigulì a provarne una, così, per pura curiosità ed ecco il patatrac (anzi, doppio patatrac se pensi alla Costa Allegra). In realtà ciò che mi ripromettevo era un viaggio sull’Urtigruten…il postale che va a Capo Nord e costeggia i fiordi della meravigliosa Norvegia. Da fare in giugno, per rincorrere il sole di mezzanotte.
    Molto più sobrio e meno di plastica, ma non demordo…prima o poi ci vado!
    Ricordo un’estate in Grecia, con gita alle Meteore, viaggio in aliscafo per giungere a terraferma e vederci davanti l’immensa nave Costa che stava vomitando migliaia di turisti diretti, come noi, a vedere quei bellissimi monasteri.
    E’ stato un incubo!
    Il nostro piccolo torpedone inseguito da cinquanta pullman da gran turismo con turisti vocianti che non sapevano neanche che cosa fossero quei monasteri e assolutamenti incapaci di un attimo di raccoglimento. Ammetto di non aver avuto pensieri benevoli nei loro riguardi e mi sono ripromessa di non trovarmi più in una simile situazione.
    Spesso queste crociere portano in giro solo i tentativi di fuga di gente che crede di divertirsi.
    Mah, anzi Maooo

  14. Bello il viaggio di cui parli.
    Ma anche la Norvegia e’ stupenda. Ci sono andata anni fa con la Enrico Costa (nave ormai in pensione) e con due amici speciali…
    Ciao a tutti
    Sir Biss

  15. Nella Enrico C. ci sono stato anche io. E’ stata l’unica “crociera” in tutta la mia plirimillenaria esistenza (e non ce ne saranno altre). Eppure, la Enrico C. assomigliava ancora vagamente a una nave; ma già c’erano i divertimenti “guidati”, le gite obbligate: Un villaggio vacanze in ferro e plastica che galleggiava. Facemmo scalo a Venezia. Provai un senso di angoscia indicibile passando vicino a quella meraviglia di città sulle palafitte. Ho avuto la sensazione dello stupro, della violenza e della volgarità. Un mostro che offendeva con la sua sola presenza, il delicato equilibrio estetico di una delle più armoniche città del mondo.Quanto di più abominevole si possa immaginare (anche se la Enrico C. era nulla in confronto ai mostri attuali).
    Ma oggi, milioni di persone godono del caos; anzi sono indottrinate al caos, negli stadi, nelle piazze; milioni di persone si riversano nei colossali supermarket, in mezzo ad un casino assordante che non è differente da quello che c’è in una meganave da crociera. E se anche le chiese moderne assomigliano ormai a dei supermarket, perché non dovrebbero assomigliare a un megastore anche le navi?Siamo in un’epoca che confonde il rumore con il suono. Siamo un’epoca che commemora e laurea i calciatori e i cantautori e che non si scandalizza troppo se ognuno di tali promotori del caos, guadagna da solo, in un anno la somma degli stipendi di 5000 operai.
    Per cui, anche questi grattacieli naviganti sono dei centri emanatori di rumore, di mondezza e di caos, di falsi obiettivi, di illusioni d’evasione dal carcere cittadino nel quale viviamo. Fanno parte di un mondo che sparirà, inghiottito dalla sua ingordigia, dal suo falso benessere, e dalle sue false necessità di divertirsi.
    Tiè! Manco quel casinista di Celentano avrebbe fatto un predicozzo del genere.

  16. Ciao Pieffe.
    Ad offendere Venezia pero’ non sono solo le navi ma sono molti altri fattori, veneziani in testa. Mi riferisco al mercato, ai negozi di souvenir che trasformano ogni bella citta in un enorme mercato di paccottiglie. Oggetti orrendi e pacchiani che offendono la storia e l’anima delle antiche città, riducendo pezzi di storia in miseri simboli di latta ormai anche queste fabbricate in Cina. Offendono i ristoratori, che attraggono i turisti quasi con violenza nei propri locali.
    Offendono i prezzi, che ancora una volta non permettono a chiunque di fruire della bellezza e dell’arte.

    Come offende, del resto, ogni luogo dove dovrebbe regnare, più che in altri, il Rispetto. Mai fatto un giro a Lourdes? Ci andai una volta, tornando dal nord della Spagna: una sosta di viaggio in auto, in anticipo sulla tabella di marcia. Mai più.
    Selling England by the pound citato da Riccardo nel post, è calzante per parecchi luoghi.

    Venezia mi ha sempre trasmesso disagio, non mi sono mai sentita davvero accolta. Mi sono sempre sentita la turista da adoperare, spremere. Non ho mai trovato gentilezza nè cortesia. Semmai il contrario. I turisti a Venezia non mancheranno mai, e questo lo sanno bene. Non vado a Venezia da anni e dubito fortemente di ritornare. Manca, a dispetto del suo aspetto, delle sue case, dei canali, di Poesia. La bellezza del luogo stride con l’aria che vi si respira.

    Una delle ragioni per cui amo alcuni luoghi sulla riva del Lago di Como è proprio la non omologazione e il mantenimento di antiche abitudini. Mangi quello che c’è, il pane fresco se c’è altrimenti sono fatti tuoi. Ci sono ancora le posterie dove trovi dal detersivo per i piatti alla mortadella, dalla carta da pacchi allo zafferano. Per ora. Eppure è un luogo turistico, uno dei più belli del nostro Paese. Lo dico senza particolare affetto per la gente, che reputo piuttosto chiusa, non eccessivamente cordiale. Ma forse quanto testè detto è l’altra parte della medaglia. In compenso nessuna affettaizone. O ti va bene cosi o.. te ne vai.

  17. A Venezia ci sono stato poche volte e più per visite veloci… un museo alle superiori e una Run5.30 l’anno scorso, che farò anche quest’anno. Quella corsa, che parte alle 5:30 del mattino, e attraversa solo una parte, quasi incontaminata, dietro alla dogana ti fa respirare, oltre al profumo del pane appena sfornato, la meraviglia di una città costruita sull’acqua.

    Per il resto non ho mai fatto crociere e non credo che le farò, magari riprenderò qualche piccola nave per attraversare bracci di mare, portando l’auto, per poi proseguire il viaggio (mai organizzato da un tour operator ma sempre fatto e pianificato da me sulla carta)… il viaggio è come un pellegrinaggio non deve esserci nulla di forzato e bisogna assaporarlo in se stessi

    un sorriso

  18. Avete ragione e anche tanta, sia Marinz che Celeste. Ma non tenete conto che quando io sono entrato a Venezia con la Enrico C. (35 anni fa!) la città era assai meno deturpata di oggi e conservava il suo fascino.
    Nessuna nave da crociera mi ha mai più ospitato. Ma vi assicuro che entrare nella laguna con quel mostro, a parte i commenti entusiastici degli americani e dei giapponesi, era avvilente.

  19. Mi immagino la scena, quando PF sbottava alla vista delle prime gondole che deturpavano Venezia…:-)))

  20. Ho avuto un po’ da fare in questo periodo e sono rimasta un po’ indietro. Nell’altro post di Celeste si parlava di carpe, adesso si parla di mante! Ma siamo sempre a mollo! Che sia un segnale che si deve, volenti o nolenti, imparare a nuotare anche sott’acqua visti i tempi che corrono? Detto da una a cui l’acqua piace, ma che se ne stia lei lì, e io qui sulla terraferma.
    Comunque, Pieffe che svolazza su di una astronave a pedali e adesso che nuota gagliardamente nella laguna di Venezia dimostra che è un uomo dalle mille risorse. Una volta, tanto tempo fa, se non ricordo male, passava per uno che cucinava la pasta alla gricia. Sono in attesa di scoprire altre sue potenzialità. Ce ne saranno?

    Pinuccia

  21. @Gil
    Si, una manta che per calmarsi recitava un mantra…

    @Pinuccia
    Bentornata. La pasta alla gricia gustata con Pieffe ha un sapore ancora piu’ speciale. Provare per credere. Non so se la sa cucinare, ma passeggiare con lui a Trastevere e poi inflarsi in una osteria romana (vera) è una cosa unica. Anche perchè quando lo fa ….. è un momento speciale e penso capiti una volta ogni 1685 anni.
    PS: ma anche il pollo al tandouri sul suo terrazzo… non è niente male.

  22. A rega’, me state a rovina’, me state!
    Qui, si s’ arisparge la voce che cucino, m’aritrovassi gente che se vo magnà la gricia e che m’aspett’ar portone. Ma che sete addiventati matti? Io me ne vojo sta ‘n pantofole. St’avventure trasteverine me stresseno.
    Mo’ me n’ aritorno ar gruppo politico der PDR-SPP (Pleiadiani De Roma – Stanchi “Pe Principio”) e vedo de manna’ fra le pentole la più vecchia de le sette moji. Vedemio si oggi, ch’e la festa de la befana, si quarcuna de que’ le carampane, se mette a fa quarcosa.

    ora e sempre regà, nun ve scordate la povesia de mi zio Pisromano:

    ora e sempre ve dico: Maschio è Bello,
    e nun è vero, a meno che l’assaggi,
    che la patata è mejo der pisello.
    Nun bisogna confonne fra l’ortaggi,

    damo a ognuno l’onore che je spetta.
    Si li cucini assieme fanno ‘n coro
    che la minestra vie’ quasi perfetta.
    Ma si li lasci a coce tra de loro

    Er brodo farà schifo,… damme retta.

  23. equazione:
    Gr/Gil = X/ Gol
    dove
    Gr=gricia
    Gil= Gilgamesh
    X= incognita
    Gol= Gollum

    Ora se si sviluppa l’equazione di primo grado verrà che
    X= micia

    Dal che si deduce che invece di mangiare la gricia col Gil, se esci col Gollum puoi mangiare la micia.
    Potenza della matematica.

  24. ok allora:
    Se pieffe non mi porta a trastevere a mangiare la gricia, se (Gil=Gollum) si mangia la micia,
    a me chi è che mi porta?
    ok ci vado da sola.

  25. Se mi accetti, ti porto io.
    Un giorno, forse, quando i miei guai saranno dietro alle spalle…

    Sir Biss

  26. E’ da vedere se la micia si lascia mangiare,!

    Ma si potrebbe anche fare così: ognuno di noi porta un altro, sempre di noi. Così alla fine ci portiamo tutti.

    Pinuccia

    A Sir Biss: sei in buona compagnia, tutto sta nel non farsi abbattere! Un abbraccio

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