PICCOLE VOCI

Ehi signore! Signoreeeee!!

Signore! Dico a te. Sì, proprio a te! Parli la mia lingua?

L’uomo guardò a destra, poi a sinistra, infine in alto, sopra la magnolia e poi sopra il muretto, chiazzato di muschio.

Signoreeee ma sei sordo? Dico a te, si proprio a te, con la camicia a quadri, gli scarponi grossi e … bè molto altro non riesco a vedere perché sono piccolissimo. Anzi, già che ci siamo, stai attento a non schiacciarmi. Di questi tempi tutti girano con la testa rivolta verso il cielo e nessuno più bada a ciò che vive sul suolo. Tutta colpa di questi pensieri. Già … I pensieri degli uomini che sono così tanti che non stanno più nelle teste e allora hanno riempito il cielo. C’è un traffico, lassù! E una grandissima confusione. Eh si, perché i pensieri si scontrano, un po’ come facevano i bambini alle giostre. Quando i pensieri belli si incontrano tra loro allora cadono dei semini, qui, sulla terra e nascono delle piantine. Invece quando i pensieri cattivi incontrano altri pensieri cattivi, nascono dei bruttissimi virus, contagiosi e anche delle piantine, ma tutte spinose e senza fiori né profumo.

Ahhhh ma allora sei proprio sordo! Oppure sei tonto? Devo ancora capire… Insomma non mi senti? Eppure io vedo i tuoi pensieri che escono dalla tua testa. Eggià, anche te ne hai tanti, non ci stanno più dentro, sono troppo grandi per una testa così piccola. Senza offesa eh! Nemmeno il cuore riesce ad essere d’aiuto. Non ce la fa. Troppo piccolo anche lui.  Dicevo che li vedo, i tuoi pensieri: vedo i numeri, che scorrono sopra delle striscioline a righe bianche e grigie: il mutuo, vero? E poi vedo una data, e attorno a questa uno strato denso di ansia. Capisco: ti scade il contratto di lavoro. E vedo che escono tanti pensieri a forma di punto interrogativo: il futuro che vorresti immaginare. E vedo pensieri con il volto. Sono volti salutati, vero? Separazioni, lacerazioni, dolori definitivi. E poi vedo pensieri liquidi,  trasparenti, come acqua. Lo so, lo so, sono lacrime, quelle passate e anche quelle di adesso, tra poco saranno passate anche queste, evaporeranno e andranno a ingrossare questo cielo. Questo cielo troppo pieno di pensieri che stanno oscurando il sole.

Signoreeeee  Yuuuu uuuuu’ ! Perché non guardi bene? Sono qui, proprio vicino al tuo scarpone (mamma mia ma che piedone che hai!) … Sono proprio quella piantina minuscola, appena nata, figlia di due pensieri belli, anzi bellissimi che si sono scontrati nel cielo. Ecco, è caduto un semino e sono nato io. Sarò un albero, tra un po’ di tempo e allora potremo essere amici – sempre che ti decidi a portare il tuo scarpone un po’ più in là altrimenti … la vedo difficile! E sempre che in questo cielo resti qualche squarcio da far passare il sole.  I miei genitori, che come ti ho appena detto sono pensieri belli anzi bellissimi,  sono fatti di una mescolanza di sostanze anche se non saprei dirti le dosi. Li sentivo parlare, prima di cadere sulla terra e dicevano che sono fatti di speranza e di coraggio e poi altro che ora non ricordo. Mi hanno fatto un sorriso e mi hanno detto: vai,  avrai un po’ di terra che ti farà da mamma e poi crescerai e sarai bellissimo. Non mi hanno detto che avrei trovato scarponi e cielo scuro, ma io so che i pensieri belli, tutti gli amici dei miei genitori,  mi aiutano dal cielo e combattono i pensieri cattivi per far in modo di farmi arrivare sempre sempre un po’ di luce e di aria. Con un po’ di fortuna e .. scarponi permettendo, crescerò.

L’uomo ascoltava e mentre spostava il suo piedone da quel minuscolo germoglio, pianse, pianse tanto che in pochi istanti il germoglio crebbe diventando una piantina. Piccola, si sa, ma una piantina, non più un germoglio. E  l’uomo, commosso e quasi felice, mandò in cielo pensieri belli. Cadranno altri semini sulla terra.

Ma voi, state attenti a dove mettete i vostri piedoni. Mi raccomando eh!

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78 pensieri riguardo “PICCOLE VOCI

  1. eh ce ne vorrebbero molti di germogli verdi come quello. Ma per farli nascere confido assai poco nei pensieri. Molto più nelle lacrime che lavano il cuore.
    E poi c’è il problema degli scarponi. Sono millenni che si cerca di risolverlo.

  2. I pensieri a volte (mica sempre) sono il carburante delle azioni. I pensieri belli del post sono assai differenti dal pensiero positivo tanto new age tanto raffaele morelli.
    Sono, alcuni pensieri la forza, la spinta che fa spalare la neve dal viale che porta alla casetta dove dentro ci stanno tre cuori dolenti e sono alcuni pensieri che sincronizzano piccoli compiti di un piccolo esercito di uomini e donne senza che serva pronunciare una sola parola. Chi stira, chi stende i panni, chi va a fare la spesa, chi culla una bimba chi la fa giocare chi le infila il pigiama chi le racconta una storia, chi gioca con lei con il mastermind chi porta un ragazzino a scuola di chitarra e poi lo aspetta per riportarlo a casa chi lo accoglie dopo la scuola lo aiuta con il tedesco chi apparecchia la tavola per la merenda dei piccoli. Sono i pensieri belli che fanno fare alle mani piccole cose, accendere il camino, sentire se la fronte è calda, rimboccare le coperte. Sono i pensieri belli che fanno allungare le braccia e alzare le maniche di chi non si risparmia e di chi si ostina a credere che da tante lacrime nasceranno delle piantine. Nonostante la furia del mondo, il cielo coperto di nuvole, e i tanti troppi perchè.
    E’ vero, le lacrime lavano il cuore e la terra e bagnano le piantine. A volte perfino troppo.

  3. Tutti vorrebbero mettere un pezzettino di mosaico per finire il disegno, per far tornare per quanto possibile un po’ di sorriso a una giovane donna e ai suoi dolci bimbi.
    Pensieri belli, come dici tanto bene tu, per lavare via almeno qualche’ perche’…

    Sir Biss

  4. Io vedo continuamente prati verdi che sono la speranza per il futuro… piccole piantine che crescono dai pensieri positivi e belli che accompagnano le nostre giornate… e questi vincono anche si pensiri brutti… ma bisogna stare attenti a non calpestarli altrimenti non potranno mai crescere.

    un sorriso

  5. Quando sento il sereno ottimismo di Marinz divento meno pessimista perfino io per cui vi regalo una favola del celebre Lu Dzao Chan Li’.

    C’era una volta un piede scalzo che camminava nei prati e, anche se pestava i fiori, non succedeva nulla di terribile: perché è una cosa naturale che i piedi scalzi pestino l’erba.
    Poi c’era pure una mucca che, invece, i fiori se li mangiava, e non succedeva nulla di terribile, perché è naturale che le mucche si mangino le margherite e gli altri fiori dei prati.
    Poi c’era pure un incendio, che bruciava i prati quando erano secchi, ma non succedeva nulla di terribile, perché è normale che gli incendi brucino l’erba secca e ne facciano concime per il nuovo prato.
    E infine c’erano, e purtroppo ci sono ancora, un sacco di uomini pieni di piedi, proprio come i millepiedi. Alcuni di loro di loro credono di averne solo due ma, in realtà, non si accorgono di averne altri 998 appesi qui e la, perché purtroppo solo due sono liberi e nudi, mentre tutti gli altri sono calzati con le scarpe da trekking.
    Ovviamente costoro distruggono germogli in continuazione, a volte senza accorgersene, a volte facendo finta di non accorgersene ma, secondo una consolante e recente statistica dell’università di Boston, pare che sia dimostrato che, ogni 3,51 passi, ci sia la certezza che almeno un piede, si infili in una merda di mucca.

    Interessante no?

  6. I germogli continuano a germogliare perchè portano in sè la speranza che prima o poi qualcuno li noti e si prenda cura di loro?

    Chissà! Mi piace pensarlo.

    Pinuccia

  7. Pieffe:
    torna anche con la mia modestittima statistica. Il problema è quando il piede rifiuta di credere di essere cascato dentro la cacca di mucca ed è invece convinto di essere incappato in un cespuglio di margherite. Questo è un grande, grandissimo problema. Ma grande davvero!!!

    Pinuccia:
    anche a me piace persarlo.
    ti mando un germoglio di bacio

  8. Beh, lo “stream of consciousness” ossia il flusso di pensieri che ci ha portato fino fin qui, e in particolar modo i commenti della nostra Cele (bentornata) e del Saggio PF, inevitabilmente mi riportano alla mente la storia dell’uccellino e della mucca, che mi fu raccontata sull’uscio dell’aula di un esame.
    Sarebbe fuori luogo raccontare qui tutta la storia (la mia), ma quella dell’uccellino, per chi non la conoscesse, recita più o meno così:

    Un piccolo uccellino stava volando verso sud per svernare,
    ma il tempo era talmente rigido che l’uccellino non ce la faceva a resistere alla fatica del volo, e cadde a terra stremato dal freddo.
    Mentre era a terra sopraggiunse una mucca, che, dopo uno sguardo distratto, gli fece una bella cacata sopra.
    L’uccellino rimase scioccato dalla cosa ma, ricoperto da questa montagna di cacca, realizzò poco dopo quanto questa fosse calda, e che lo stava preservando dal freddo!
    Quindi se ne stette lì sotto, caldo e felice, tanto che dopo un po’ iniziò a cantare per la gioia.
    Un gatto, che passava da quelle parti, sentì qualcosa: si fermò un attimo, tese l’orecchio e senti’ l’uccellino cantare.
    Seguendo il canto, il gatto scopri’ l’uccellino: scavò nella cacca, lo tirò fuori, lo ripulì accuratamente…
    e se lo mangiò in un solo boccone.

    MORALE DELLA FAVOLA:

    1) Non è detto che chi ti mette nella cacca lo faccia per farti del male.
    2) Non è detto che chi ti tira fuori dalla cacca lo faccia per aiutarti.
    3) E comunque, quando sei nella cacca, stattene zitto.

    Ehm.
    R

  9. Riccardo, concordo totalmente soprattutto sul punto 2.
    Parole sante quelle al punto 2.
    Bentornato anche a te … e se non mi lasciate sola nel controluce magari viene meglio.

  10. E vista la storiella raccontata da Riccardo dal punto di vista del gatto cosa ne può venir fuori?
    Povero il gatto che deve leccare dello sterco di mucca per accedere ad un uccellino.
    Quindi, un’altra morale può essere: se hai fame prova più avanti, magari ti va meglio! Non sempre la prima osteria è la migliore.

    Pinuccia

  11. No, ecco queste storielle con il solito gatto “cattivo” non mi piacciono. E gli hanno pur fatto mangiare quella roba là…! troppo per le mie aristocratiche orecchie di gatta ormai vegetariana.
    Per i piccoli germogli, cerchiamo di salvarli mandando i piedoni a fare un po’ di riflessologia plantare…magari diventano più sensibili e… leggeri.

    Fusissime a tutti da un davanzale eccezionalmente imbiancato e con Lucertola con il paraorecchie (come ho già detto una volta non credo che le lucertole abbiamo le orecchie, ma credo che la mia amica lo porti per un vezzo e per far rabbia a Pieffe!)

  12. Rieccolo il mio nemico-amico! Meno male che tra noi c’è di mezzo un continente altrimenti si ricomincerebbe il carosello! Pio c’è Gil che lo tiene al guinzaglio…
    Però fa piacere che anche il Gollum dica che la gatta è buona..PUNTO!!!

  13. Ho poco tempo (novità eh!!) ma vi leggo: passo da casina almeno 3 volte al giorno e vi leggo.
    Ritrovo con piacere tutti i miei ospiti, e… bentornato al Gollum che era sparito da tanto, tanto tempo., Forse era nel fondo del fondo della sua grotta ma vedo che le persone che gironzolano qui hanno saputo scovarlo. Torna Gollum ovviamente con Smeagol senno’ non c’è gusto. Sai, qui siamo anche tutti un bel po’ complicati, e la scontatezza mica ci piace…. In questi giorni mi capita spesso, per varie ragioni. di riflettere su questo, di cui al commenti di Riccardo:

    1) Non è detto che chi ti mette nella cacca lo faccia per farti del male.
    2) Non è detto che chi ti tira fuori dalla cacca lo faccia per aiutarti.
    3) E comunque, quando sei nella cacca, stattene zitto.

    che ne pensate?

    Ricc: pero’ ci piacerebbe anche ascoltare la “tua” storia, quella sull’uscio dell’aula di esame.

  14. Molto dipende dalle situazioni (come si evince anche dalla storiella) certo che a stare nella cacca dopo un po’ puzzi :oP

    Un sorriso

  15. Bello come al riapparire della nostra indaffaratissima padrona di casa l’ambiente si rianimi di vita sopita, come se qui un s’aspettasse altro… Bello.
    OK. Intanto:
    BELLISSIME, le reazione delle nostre due filofelina l’una, felina proprio l’altra, quando ho “osato” sfiorare l’ ”integrity” della specie: un rizzarsi di pelo e soffiare, appunto. Beh, devo riconoscerlo, sono stato un po’ bastardo perchè ero proprio curioso di vedere come si sarebbe manifestato lo sdegno, in quanto il “se” non era proprio in discussione. E si è manifestato con classe, intelligenza e raffinatezza, ed è sempre bello leggere di queste cose, fa piacere al cuore.
    Si, però mi ha anche incuriosito un sottoprodotto del ragionamento, ossia il comune senso di repellenza per il beh, “condimento” del pranzo del gatto. Ora, se posso, parafrasando il Morpheus di Matrix, vorrei porre una domanda: “credi sia insalata quella che mangi”?
    http://www.youtube.com/watch?v=WuRhLbMBh2U&feature=related (dal minuto 2.00, per chi non apprezzasse il genere)
    L’argomento magari potrà anche apparire disgustoso in quest’epoca di uova-nate-nel-cartone-dentro-il-supermercato ma invece io sono di tutt’altro avviso. Da anni, ormai, sono un orgoglioso produttore di un, permettetemi, ottimo concime. Eh si, me lo faccio da me, e vi assicuro, una volta superata la soglia strettamente psicologica anzi, nemmeno, direi puramente convenzionale, dell’odore, il compito è tutt’altro che semplice. Bisogna tritare, arieggiare, mescolare, setacciare, separare. Il concime “buono”, quando “si fa”, fa caldo, ribolle come il vino. E dopo poco non puzza più, e se puzza c’è qualcosa che non va, stai sbagliando te. Arrivare, in 8 – 10 mesi , ad ottenere una sostanza che sappia di sottobosco umido, scura, che tu possa stringere nel pugno e resti organizzata ma spugnosa, sul palmo, non è cosa facile. Come tutto, anche questa richiede cura. MA, il mio terreno argilloso, gommoso, innaturalmente bianchiccio, che presentava spacchi con il caldo e pozze alla minima pioggia, si è trasformato in qualche anno di integrazione in una terra scura, friabile, che sa tenere l’umidità eppure sa drenare la pioggia. Un miracolo di struttura meccanica (rametti di varia pezzatura, gusci, foglie più dure etc, etc) e “sostanza”, e acqua che resta sospesa in questa spugna. Il concime è un capolavoro di ingegneria, la più sopraffina! E, sorry, la cacca ne è pare integrante, per tirare fuori una produzione di pomodori di almento tre specie, melanzane e un prato di basilico, di quello ovviamnete serve quello a foglia piccola, ligure, ma anche quello della costa toscana è una chicca, per il pesto (occhio, dà dipendenza).
    Un bel risultato per un po’ di puzzo, dai. Come diceva quel tale: “Parigi val bene una messa”.
    Rispondendo, obtorto collo, alla domanda di Cele. La storia è:
    Esame A. (la maiuscola è dovuta per il senso di rispetto, se non panico, che ancora suscita il pensiero… ), mille mesi di studio. Dalla mattina, io “vado sotto” il primo pomeriggio. Qualcosa come 3 ore di esame, passando per i vari assistenti che “sfoltiscono” la carne da cannone studentesca prima dell’assalto finale delle domande del Professore. Ovviamente volo fuori saltando due appelli successivi (e brucia ancora).
    Un assistente, sull’uscio, mi disse: “tranquillo, ora ti girano (forse si notava?), ma sappi che il prof che ti ha messo nella m. oggi, non l’ha fatto perchè ti vuole male, ma perchè A è fondamentale. La sai quella dell’uccellino e del gatto?”
    Si, t’immagini cosa ho pensato all’epoca??
    Ora ho una certa dimestichezza con A, e ho anche fatto le scarpe a diversa gente sull’argomento (compreso qualcuno di una prestigiosa Università all’ombra del Cupolone, non quello di Fi. Una piccola rivincita per uno che si sente sempre studente).
    Integrerei con quanto segue.
    Esame b: studio un mesetto, 24 e a casa. Ok, meno uno.
    Qualche anno dopo ho sentito, dal prof dell’esame di cui sopra, queste parole, mentre arringava gli studenti: “chiaro che il mio esame è facile, mica voglio che mi facciate concorrenza una volta usciti da qui!” Quindi, quando ci passava, non era mica pervaso da buone intenzioni nei nostri confornti! Tra l’altro, ripensandoci, ad oggi non ho parole.

  16. Urka! che figl’en drocchia, ‘sto prof. Ma ne ho conosciuti tanti come lui!!
    Comunque: complimenti per il concime. Uno dei miei più cari amici fa quello con i lombrichi. Mi ha spiegato il procedimento: Formidabile ed efficace, però detto tra noi, quell’odore di sottobosco che dici tu… nel concime che fa lui mica si sente tanto!!
    Bah, dalla cacca simplex siamo passati al concime biologico profumato, e ora siamo confluiti nella primordialità degli invertebrati dal corpo molle: in pratica tutte le forme dell’humus. Sento che stiamo evolvendo verso una metafilosofia digestiva d’incomparabile saggezza. Forse Activia col suo simpatico bifidus actiregularis ci promuoverà per il Nobel.

  17. Colte le dissertazioni sulla fabbrica del concime da parte del nostro fiorentino, che condivido in pieno, essendo anche il terreno dietro casa mia dello stesso tipo! E posso, addirittura, dire con sicurezza che se si passa da un allevamento in batteria di animali, qualunque sia la loro specie, si può cogliere la differenza olfattiva se l’alimentazione a cui sono sottoposti è a base di mangimi industriali o se è naturale: come una volta a base di cerali o erba. Occorre naso. Certo, una rosa ha un altro profumo, ma anche la rosa “mangia”.

    A parte la difesa del gatto che mi è sembrato corretto fare se non volevo con i tempi che correvano
    ( meno 18, 19 gradi all’esterno, ahhhaa ) finire sotto i ponti dato che loro sono tre e io, miserrima, sono sola!!; posso raccontare se non tedio nessuno come la penso sul racconto di Riccardo.
    L’uccellino si è trovato al caldo e per un attimo ha provato tanta di quella gioia che ha innalzato un canto al cielo. Poi è passato il gatto, d’accordo, ma lui per un momento è stato felice e questo basta e avanza. Poteva stare zitto……. ma di se e di ma sono piene le fosse. Quindi ben venga il cinguettio!

    Pinuccia

  18. Be’, la rivalutazione della cacca come concime se ricordo bene e’ usata come massima zen: leggerla messa in pratica “da se'” mi ha molto ben impressionato. Oltre tutto di recente ho letto che i concimi biogici in realta’ sono fatti con ossa di animali dei macelli, che sono tipi di organizzazione con cui voglio avere poco a che fare. Quindi, se l’alternativa e’ il concime chimico, ben venga invece la santa cacca di Riccardo (che non si firma mai ma si fa riconoscere sempre). Aspettiamo con ansia i “tuoi” pomodori.
    G

  19. Boia, non ho firmato davvero!
    OK, vorrà dire che ora mi firmerò all’inizio del commento, così per non dimenticarmi:
    R
    Bene, il meno è fatto. (Battuta da “Il burbero” http://www.youtube.com/watch?v=0wsB3J9jSOE quando celentano non era ancora pervaso da deliri di onnipotenza, ma ci faceva fare un po’ di oneste risate).
    Ringrazio sentitamente Pieffe per:
    1) la solidarietà sui miei commenti verso il prof
    2) Avere finalmente rivelato al popolo la corretta dizione della locuzione sostantivale “figl’en drocchia”. Guardate che mica è facile eh?
    Devo dire che anche io ho avuto a che fare coi lombrichi. Ma mica volevo! Avevo messo da parte un po’ di “produzione” da destinare ad una serie di vasi un po’ più speciali, al primo cambio della terra, cosa che ovviamente non ho mai proceduto a fare. Per cui “il concio” (come lo chiamava il mitico Nutini, novantenne giardinere orgogliosissimo del suo mestiere, ottimo elargitore di insegnamenti, e un “gigante” d’uomo, nonostante il suo metro e 60 (scarso) e i suoi 50 chili (forse), tra le altre cose riuscito a fuggire da un campo di concentramento nazista, di quelli “famosi”), insomma, questo contenitore, un fusto di una cinquantina di litri, rimase lì per almeno un par d’anni, indisturbato in un canto, con questo concime dentro. Alla fine mi decisi a levarlo di lì per fare un po’ d’ordine e… era diventato praticamente solido di lombrichi! In effetti lo stupore fu grande, perchè quello che m’aspettavo era una totale “assenza” di vita, e non un suo proliferare incontrollato. E poi mica robetta, ma animali di un certo rilievo. Molto divertente, sono piccole lezioncine che ci dicono: “ehi, ometti, scienziatini e dilettanti tali, fate pure i vostri balocchini cercando di capire, fate bene eh, ma per piacere, quando passano i grandi, sappiateli riconoscere, e non fate i ganzi”. Ovviamente la popolazione fu distribuita nell’orto, perchè come sanno arare i lombrichi, e arieggiare con le loro gallerie ed il resto del loro encomiabile indefesso e continuo lavoro, non c’è motozzappa che lo sappia fare.
    Gil, ti assicuro, anche io cerco di stare più lontano possibile dal concime di ossa tritate dei macelli. La “mi’ roba” è tutta a “km zero”, ossia sono tutti gli scarti di casa e giardino. Comunque, se ti affacci ad un qualunque consorzio agrario trovi anche di peggio (si fa per dire): corna, sangue… e mi fermo perchè non è il caso di aggiungere altro. E ovviamnete cerco di stare più lontano possibile non solo dal concime, ma da tutto il resto attinente.
    Probabilmente, anzi, sicuramente, è solo un volersi lavare la coscienza facilmente, perchè se fossi coerente davvero con quello che dico dovrei avere comportamenti molto diversi da quelli che ho, e da quello che è normalemtne definito “accettabile”. E qui si entrerebbe nella eterna questione, no? Meglio non entrarci, tanto ci siamo immersi tutti fino al collo, e il conto (morale, di qualità della vita, e recentemente anche meramente economico) stiamo già intravedendo che proporzioni avrà. A nostro modo, siamo tutti “il gatto” (buone, signore, state buone!!) della storiella di cui sopra.
    Comunque, al contrario della logica della “Macchina del Fango” descritta da Saviano per i fatti noti, tanto epr fissare un concetto, NON considero che un comportamento riprovevole, se attuato da tutti, diventi accettabile. Io, per darmi un minimo di alibi, faccio il possibile per “limitare” il mio impatto: anche il grigio ha molte gradazioni, nel bene e nel male.
    Pinuccia l’ho lasciata per ultima perchè la sua filosofia del “cogli l’attimo” è sempre fascinosissima, ma anche tagliente ed affilata come una lama. Spesso ne ha scritto, in questo posto.
    Da Wp: http://it.wikipedia.org/wiki/Carpe_diem
    La «filosofia» oraziana del carpe diem si fonda sulla considerazione che all’uomo non è dato di conoscere il futuro, né tantomeno di determinarlo. Solo sul presente l’uomo può intervenire e solo sul presente, quindi, devono concentrarsi le sue azioni, che, in ogni sua manifestazione, deve sempre cercare di cogliere le occasioni, le opportunità, le gioie che si presentano oggi, senza alcun condizionamento derivante da ipotetiche speranze o ansiosi timori per il futuro.
    Difficile darle/gli torto, o comunque non considerare l’aspetto. E il tutto alla faccia della cacca. 
    R
    (questa firma è per il commento di prima che ne deficitava, la firma di questo la trovate in cima al commento. E poi dicono che gli ingegneri. Mah.)

  20. Leggendo i commenti di Riccardo ho la stessa sensazione che avvertivo ogni volta che circumambulavo l’Apollo e Dafne del Bernini…
    Ricca’, prima o poi se dovemo ‘ncontra’.

  21. Ah, dimenticavo, nota a margine:
    R – …se fossi coerente davvero con quello che dico…
    Secondo me la coerenza e’ sopravvalutata.

  22. Precisazioni semiologiche:
    Sia chiaro: le “carpe diem” sono dei tipi particolari di carpe che nuotano di giorno. Le altre si chiamano “carpe noctem” e nuotano dormendo. Questo aiuta a comprendere meglio la filosofia oraziana.

    Domanda seria a Riccardo: Ma la cenere di legna o carta, mescolata a terriccio normale e torba, aiuta o non aiuta nella concimazione? (Problema amletico da risolvere a breve sul mio terrazzo, per il prossimo cambio terra).

  23. Senza nulla togliere a Riccardo io sapevo che la cenere serviva per proteggere le rose dai parassiti… infatti i miei genitori me la facevano mettere sulla terra alla base delle rose.

  24. Grazie Marinz. Allora mescolerò la cenere alla terra….e speriamo bene.

    E poi…per la miseria, volete ridere alla mia geniale battuta sulle carpe? No? Eh che cavolo!!

  25. Ehh, vi lascio sulle filosofie aneddotiche e vi ritrovo a parlare di….. (politica? no! Qualcosa di molto più elevato)..la cacca!
    Come diceva la canzone? …dal letame nascono i fioooorrr.
    Sono sempre ammirata del coraggio di Messer Riccardo che, oltre a essere il cantore della luna è anche cantore della terra e dei suoi concimi, ha avuto il coraggio di confrontarsi con un bidone di m… stagionata di due anni. Io mi sarei aspettata minimo un enorme lombricone pronto a saltare al collo di chi avesse osato disturbare la sua pace. Eehm, in mancanza di draghi….
    Meraviglia la trasformazione di ciò che il nostro corpo reputa “rifiuto” e che invece, con varie calcinazioni e opere al nero si trasforma.
    Come si dice: nulla si crea, nulla si distrugge….tutto fa ingrassare.
    S-fusa

    Ps: le carpe diem (e trote gnam) sono dei pesci che soffrono d’insonnia, tesi come sono a cercare di cogliere l’attimo, vivere e controllare il giorno presente, che hanno delle profonde occhiaie e si perdono il bello del rilassamento non controllato.

  26. Pieffe
    la tua battuta sulle carpe è insuperabile, come ehmm il tonno riomare.
    Ma mi ha divertito tutto quanto: pare controluce di un po’ di tempo fa. Anche peggio (o meglio …. dipende dalla prospettiva): un ingegnere meccanico che fabbrica cacca dove s’è mai visto?
    Lo dico sempre che qui a controluce girano degli IGM (ingegneri geneticamente modificati). Vedi, Petula? non finiscono mai di stupirci.
    Ma non voglio essere fuorviante e/o andare fuori … tema. Vi ri-cedo la parola perchè credo che ci saranno ancora interventi molto interessanti, prodotti biologicamente e non testati su animali (gatte comprese). E aspetto Ricc che risponde a Gil (già sorrido…)
    Ora tolgo le scarpe diem e vado a nanna. Notte notte!

  27. beh insisto: pare che le carpe diem vadano carpon carponi sui fiumi dei carpazi a carpire i segreti del tuffo carpiato (che sanno fare solo le carpe noctem).

    In quei luoghi ameni si nutrono dei lombrichi ambrati di Riccardo che sembrano Lombroso nell’ombre dell’Umbria.
    Basta. Smettiamo

  28. Buono il carpione di carpe. Meglio pero’ quello di agone, cioe’ il pescione che serve per cucire una stoffona…. pero’ e’ buono davvero.
    Meglio che mi ritiro…
    Sir Biss
    .

  29. Ma come, Gil come hai fatto a non carpirla! Era una battuta corposa.
    Pinuccia: A Roma “er carpione” è “er furbacchiotto der quartiere”
    Sir Biss: il pescione per cucire la stoffona mi sa che nuota tra i cavalloni che stanno sotto le staffone.
    Oddiomio…bastaaa

  30. pieffe ma a roma “er furbacchiotto der quartiere” non è il marpione? comunque carpe diem è degna di oscar….quasi quanto quella di una collega di moltissimi anni fa che di ritorno da un pronto soccorso raccontava “mi hanno portata con l’autoambulanza…ma mica con le sirene spietate”

  31. Roberta: Il carpione è una raffinatezza semiologica dei tempi del Belli. Sarebbe un marpione che, per di più… ti carpisce. Al contrario di quelli che non carpiscono niente.
    A proposito: Ehem…ma a voi, il carpaccio piace? Mah, meglio avere un bel carpo che un carpaccio, con la panza e le smagliature. Carpo di Bacca! Mah: finché la carpa va lasciala andare.

  32. Se accorpiamo la carpa e la capra nella crapa di un col corpo, vien fuori una capra, in una crapa di carpa!! Insomma una specie del “tonno” della lega. O sbaglio?

  33. Dissento. Sopra la panca (della barca) la carpa campa. Ricordo bene, anche se sono passati piu’ di 40 anni, una carpa pescata da un quarto d’ora che con un colpo di coda si ributto’ nel lago lasciandoci con un palmo di naso. Mai fidarsi delle carpe… Colgono l’attimo in un baleno.
    Sir Biss

  34. Ecco allora come è nata l’espressione CARPE DIEM. Dal Lago Magigore!! Che fa provincia di Varese, culla della Lega. Tutto torna. In siciliano: tutto tonna. E forse anche il detto “scappate scappate le carpe son tonnate” lo si deve ad una pescatrice (donna che pesca) del lago maggiore che sposo’ un siciliano. Successivamente la regione Sicilia, per ricambiare, esporto’ al nord una specie di vitello il quale pero’ non si trovo’ bene sul lago maggiore e fece ritorno. Il famoso.. vitello tonnato…

  35. Ecco sir Biss: quella era una vera carpa della razza “carpe diem”

    P.S.: Cele, cambia post: stiamo arrivando al fondo e comincio ad odiare le carpe

  36. Sono incarpata …. cioè volevo dire incappata in Pieffe mentre stavo aggiungendo al mio commento: Sir Biss: le carpe colgono l’attimo in un baleno…. o in una balena??

  37. Hai ragione. Altro che Zelig…
    Complimenti a tutti voi

    Sir Biss

    p.s. se vogliamo parlare di pesce di lago, io sono un’enciclopedia…

  38. Dalle “mie” parti vanno i missoltini (che poi sono gli agoni essicati e salati). Poi il lavarello. Insieme sono “le” specialità del Lario. I missoltini si gustano con la polenta e vino bianco. Nei piccoli crotti, magari terrazzine sul lago, piccoli pontili, con i bicchieri di vetro quelli spessi e spaiati, le caraffe pure, con il “vino della casa”. Accanto, respirano il lago e Fata Fondalia che vive e sorveglia il fondo del Lago. Ecco. E se Pieffe si dilegua, tanto peggio per lui, vorrà dire che non ce lo porteremo, a fare lunghe passeggiate lariane.
    a proposito: “Passeggiate Lariane” Carlo Linati, edizioni Il Polifilo.

  39. Dalle ‘miie’ parti vince il persico, magari sopra ad un buon risottino… che ne dici, Cele, se dopo la gita sul Lario ne organizziamo una qui da me? Voi portate il riso.

  40. PF, intendi quei pesci che una volta erano anche fini e poi sono stati buttati nell’acqua fiuggi e sono sopravvissuti solo gli storioni storaci? un carpitolo importante della storia italica (o ittica…).

  41. !!!!!!!!!!! io non ce la posso fare!!!! a fare un altro post intendo
    e non ho tempo… E ho un sacco di controluccini (che sono piccoli lucci che nuotano in contromano in controluce) indisciplinati!!!

  42. Vi prego, continuate, io e Lucertola ci stiamo godendo questo stravagante salotto tranquillamente distese sotto un ….carpino!

  43. Allora se per il gollum micia carpenda est! alziamo in sua difesa steccati di stocchi ( noti stoccafissi dediti al brandy)

    Pinuccia

  44. Stravagante???
    Petula, è un eufemismo.. Stanno chiamando il 118 in parecchi. Solo che non ci trovano, con tutti questi pseudomini che abbiamo.
    Ma prima o poi ci trovano per la serie (tanto per restare in tema): tanto va la gatta al lardo…
    Ehmm tanto va la carpa al sardo…..
    Ok SMETTIAMO.

  45. Frost
    sei sempre la benvenuta in questa gabbia di matti … e di gatti !
    Ma è bello per questo. Di possssstttttt e di posti seri o pseudoseri, e anche di noiosi e grigi ce ne sono anche troppi. Finchè non ci rinchiudono, andiamo avanti!!!

  46. Mi sa che prima o poi fanno una retata… ma la retata in rete non e’ un po’ tautologica? E’ come domandare una domanda, assediare una sedia o pescare le pesche, o no?
    Insomma… celiamo da Cele?

  47. Cele lo fa per celia,
    il Gollum vuole ingollare la gatta
    ma gli stoccafissi di Pinuccia glielo impediscono
    e intanto il ciuco si inciuca con il brandy degli stocchi!
    Lucertola fa luce e la metto sul davanzale quando fa buio !!!
    Miaaaaaaaaoooooooooooo

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