ECCOCI QUA-A

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Avevo  otto anni e non stavo molto bene: per parecchi mesi dovetti subire una cura farmacologica piuttosto pesante che mi permetteva a malapena di frequentare la scuola.

Il pomeriggio quindi non potevo giocare né andare in bicicletta come si faceva abitualmente tra compagni perché ero troppo stanca quindi anche molto sola.

Fu in quel periodo che mio padre un giorno che ero a letto con la febbre, entrò nella mia camera e mise  sul letto un oggetto fino a quel momento a me sconosciuto. Era un mangiadischi. Arancione, bellissimo. I bordi arrotondati, sembrava un disco volante .. ed era TUTTO MIO !!!

Entusiasmo ed eccitazione erano alle stelle: possedevo un oggetto tanto speciale e dopo pochi minuti sarei stata in grado di usarlo!

I dischi arrivati con il disco volante erano due, non musicali ma due avventure di Topo Gigio. “Topo Gigio va in soffitta” era uno dei due  45 giri,  “Topo Gigio va in città”,  l’altro. Bellissimi, le copertine lucide e colorate, con l’illustrazione di Topo Gigio ora con gli scarponi, ora tutto elegante con tanto di salopette.

Ricordo che quella sera i miei genitori dovettero minacciarmi per farmi cenare. Ovviamente la minaccia consisteva nella sottrazione del disco volante. Il ricatto funzionò: avrei mangiato una sedia, piuttosto!

Le ascoltai centinaia di volte le due storie,  tant’è che conservo dei ricordi piuttosto vivi. In una delle due storie,  il nostro Topo si trova, per una serie di coincidenze,  nella soffitta di un grande palazzo cittadino, disseminata di trappole per topi con relativo invitante nonché profumato groviera.

Con il passar del tempo e a forza di ascoltarlo, questo 45 giri si ruppe e fu una piccola tragedia. Si incantò ad un certo punto la voce di Topo Gigio e non fu possibile sentire la storia oltre il “eccoci qua a ….”

Sono passati molti anni, eppure ogni qualvolta sento dire: “eccoci qua”,  nella mia mente rieccheggia la vocetta un po’ tremolante di Topo Gigio esattamente nel punto in cui si blocca il disco e risento Topo Gigio  che recita “eccoci qua-a eccoci qua-a eccoci qua-a eccooci qua-a eccoci qua-a.

E mi rivedo nel mio lettino e ricordo l’emozione di quando mi fu posato sulle ginocchia quel meraviglioso disco volante colore arancione. Tutto per me.

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50 pensieri riguardo “ECCOCI QUA-A

  1. Ma cosa mi dici mai…
    Avevo anch'io un mangiadischi. Il mio era arancione e mi ha accompagnato negli anni, da Topo Gigio alle feste con la scopa…
    Anch'io mi ricordo dell'emozione provata ascoltando per la prima volta quel 'coso' suonare…  come sono cambiate le cose, ora.  Forse troppo.
    Vedo bambini piccoli che gia' sanno maneggiare cellulare e computer.
    Forse le nostre emozioni di allora non sanno nemmeno cosa siano.
    Figurarsi il mangiadischi…

    Ciao
    Sir Biss

  2.  Il mio mangiadischi era rosso!!
    Beh, mio…era un po' di tutta la famiglia. Mio padre comprò dei 45 giri di musica classica e quando si facevano lunghi viaggi in macchina ci faceva compagnia con La Moldava oppure il Peer Gint oppure il Concerto n.1 di Tchaikovsky, meno amato Il concerto dal Nuovo mondo di Dvorak.  i dischi erano quelli, niente di moderno, D'Andrè venne molto dopo qundo presi per stanchezza mia madre e la sua censura.
    Mi ricordo invece che mi ero innamorata di  un registratore Geloso a bobine. Avevo la varicella e le giornate a letto erano lunghe. Svuotai il salvadanaio e dati i soldi a mio papà chiesi  di comperarlo.Doveva essere assolutamente solo mio…  lo volevo tutto per me! Mi ricordo, tornò a casa con un Geloso a bobine che era costato ben £ 17,000 ( mio padre ci aveva messo la differenza, ma lo venni a sapere molto dopo). Era meraviglioso e nessun Mp3, nessun aggeggio apple o android di ora mi potranno più scatenare quell'entusiasmo che provai cominciando a registrare suoni e voci di famiglia  Ricordo che lo lasciai acceso una notte perchè ero convinta di poter registrare suoni sottili, che durante il giorno non erano percepibili. Presi solo il russare di mia nonna!!
    Erano piccole conquiste tecnologiche preziose, perchè non inflazionate, perchè usate con rispetto e riverenza e perchè ero convinta che oltre ai meccanismi e ingranaggi ci fosse anche una parte magica in quegli attrezzi.
    Ora abbiamo smartphone, Tom Tom e leggiamo libri su tavolette. Ma niente ci stupisce o ci emoziona più.
    E' tutto così scontato!

  3. Ce lo avevo anche io arancione!!!
    Ci ascoltavo le storie e le prime canzoni come le sigle di Zorro o Furia… era bellissimo sentire la voce uscire da "un disco voltante" che potevi anche portare in giro :o)

    Grazie di questo ricordo dell'infanzia :o)

    Un sorriso 🙂

  4. O madonnina!
    Io, forse, è meglio che non vi dico quali meraviglie tecnologiche ricordo. Ahimé i vostri mangiadischi mi sembrano di una modernità allucinante e io, di conseguenza, di un'antichità da paleozoico.
    Il Geloso ce lo avevo anche io. Il primo modello credo. Era a filo magnetico (che era venuto molto prima di quelli a nastro) e, dopo un paio di mesi che avevi registrato si smagnetizzava e non si sentiva più un tubo. Ma non mi piaceva. E allora non c'erano manco le favole raccontate nei dischi ma le dovevano raccontare o inventare le mamme e le nonne.
    Poi mi regalarono un mitico Lesa. Ma avevo 14 anni e lo usavo per metterci dei dischi a 78 giri di Elvis  alle mie prime feste.
    La musica seria si sentiva invece su un'enorme giradischi di mio nonno.  E ogni disco era un rito. Tutti seduti, tutti zitti per due ore, cambiando il disco a 78 giri con la voce di Beniamino Gigli ogni 5 minuti; e così via, fino a che tutta la Traviata non era finita. E questo mi piaceva moltissimo.

  5. Vero?
    i bambini ora maneggiano telecomandi come fossero peluche.

    Mia nipote
    è la sola, a casa dei nonni, capace di usare il telecomando per la serie che loro chiedono aiuto a lei …. ma da parecchio tempo.
    Eppure
    è una bimba che finora (ha otto anni) è lontana da PC (scelta della mamma… con la zia sarebbe ehmmmm diverso….).

    Gioca
    udite udite,  a un due tre stella, a mosca cieca, alla settimana disegnata per terra (noi fuori usavamo il gesso sulla strada lei usa il nastro adesivo in sala) e poi a nascondino e alla staffetta con il fazzoletto.

    Ieri mi ha telefonato e mi ha detto: con la nonna sto imparando a lavorara a maglia, zia, ti faccio una sciarpa….

    La tecnologia fa e farà parte della sua vita, è normale e ritengo che sia giusto. Lei vive qui, e adesso.
    Però mi piace vedere che, sebbene non la ecciti un registratore, un decoder o un cellulare come ha eccitato a me un mangiadischi, gioca come giocavo io. 40 anni fa.
    Bello.

  6. come si gioca alla "settimana"? E' lo stesso della nostra "campana"?
    Ti prego dimmelo. Sto facendo un ciclo di incontri proprio su questi temi e vorrei capire se si tratta dello stesso gioco. In cambio ti regalo una nuova memoria per il PC

  7. Si PF dovrebbe essere uguale alla "campana"… se non ricordo male, era cmq un gioco più da bambine che bambini, si lanciava un sasso sul numero 1, si saltava in quella casella, e si tornava indietro, e poi sul 2 e via fino alla "campana" in alto :o)

    Celeste confermi? :o)

  8. "uno monta la luna"? dice niente a nessuno? era uno dei giochi in voga nella "mia" Torpignattara anni 70…
    Gil

  9. E i quattro cantoni, mosca cieca, il fazzoletto, palla prigioniera, i dieci fratelli?
    E quelli più calmi come lo shangai ( non so se si scrive così ), indovinare un numero appoggiando una mano sulla guancia di uno dei giocatori con cui ci si era messi d'accordo precedentemente. Indovinare un personaggio famoso..
    Nostalgia canaglia canterebbe qualcuno che non so chi sia.

    Poco fa ho visto in televisione un servizio di un bambino di due anni che giocava con il computer. Cosa, secondo me, passibile di togliere la patria potestà ai genitori.

    O tempora, o mores

    Pinuccia

  10. Noi bambini…di lago giocavamo anche a qualcosa che non aveva nome ma si trattava di scrivere sulla schiena di qualcuno una parola  e il tutto consisteva nell'indovinarla. Certo, era un gioco estivo, oppure invernale ma indoor… 
    Oppure, il gioco delle penitenze.  O il telefono senza fili…
    La nostalgia e' venuta anche a me.
    Cosa ci vorrebbe per combatterla?  Un ottimo zabaione, come quello che mangiavo tanti anni fa…
    Ora mangiano la kinder fetta al latte…
    Ciao
    Sir Biss

  11. Sir Biss: Questo fatto della… topa libera mi pare un po' berlusconiano, ma vabbè.
    Scherzi a parte "toppa libera" è come "tana"?

    Cele non conosco neanche i "10 fratelli" mentre su tutti gli altri sono …ferratissimo.

    Sto facendo una "ricercona" seria sui giochi "arcaici" dell'infanzia e vi ringrazierò tutti, se mi date una mano. E' gradita ogni possibile collaborazione e suggerimento, anche su giochi propri di un determinato paese o regione. Grazie.
    Sono gradite anche filastrocche di ogni genere (anche se ci sono un paio di bellissimi libri sul tema)

    Pieffe

  12. Tana da noi era nascondino :oP

    Poi c'era mosca cieca, rialzo, celai (lo pensavamo scritto così)… poi c'erano giochi più maschili tipo "bussolotti e cerbottana"

    Ma in assoluto il gioco del "tocco e spanna" con le biglie di vetro (come giocano or ora in Etiopia) era il mio forte… e c'erano in paglio le biglie più belle e colorate (o di vetro trasparente o di ceramica con strisciature curve) :o)

    Per ora non mi viene in mente altro… ma se me lo ricordo pubblicherò un altro post :o)

  13. Si. La nostra toppa (con 2 p) era la tana che dite voi.
    E poi mio nonno mi diceva che ai suoi tempi si giocava 'alla lippa'.
    Un gioco fatto con due bastoni e un cerchio. Credo si dovesse far entrare un bastone nel cerchio tramite l'altro ma non ne sono certa.
    Se mi viene in mente altro vi dico.
    Ciao
    Sir Biss

  14. La lippa consisteva nel lanciare un legno, sagomato in modo particolare, colpendolo con l'altro legno, a mo di mazza, dopo averlo fatto saltare da terra… poi c'erano le due opzioni: o centrare il cerchio o chi arrivava più lontano :o)

  15. Mi piace molto questo interesse sui giochi di un tempo.
    Se siete d'accordo e mi autorizzate vi mando una e mail con i reciproci indirizzi e mail. Pieffe farà tesoro dei vostri ricordi, sta lavorando con i bambini per cui … è una bellissima cosa.
    Sottovoce: magari diventa anche meno acido…. Ssssttttttt

    Pieffe
    per quanto riguarda le storie e le filastrocche, Gianni Rodari è fantastico, ma anche Roberto Piumini non è male.

    Un caro saluto a tutti e bentrovato a Gil e ri-lascio lo spazio a tutti.
    È bello avervi qui con questo clima da tazzé di caffè, cioccolata e biscotti caldi.

    grazie

     

  16. Quanti bei giochi! Ma Pieffe non li spiegherà ai bimbi. Saranno i bimbi che li spiegheranno a lui…e poi lui li riporterà sul Grande Fico spiegando delle sapienze che sono andate perse dopo l'adolescenza. 
    Da gattina cercavo sempre di giocare al gioco dell'oca, che, mi dissero, consisteva nel rincorrere un oca su di un tabellone tirando dei dadi, ma io 'sta oca che pensavo succulenta non l'ho mai vista….e poi mi toccava stare ferma un giro, oppure finivo in prigione.

    E che mi dite di tre-tre-giù-giù in cui si saltava su una fila di schiene di bimbi chinati e si atterrava su qualche disgraziato che puntualmente non reggeva il peso? E il girotondo…
    ."Oh che bel castello, Marcondirondirondello…"
    oppure: "E' arrivato un treno carico di……"

    Bello pensare a questi nostri giochi tradizionali proprio mentre i bimbi moderni si preparano a un halloween de noantri con il "dolcetto o scherzetto" che in Italia è proprio fuori atmosfera.

    Fusa da me e da Lucertola

  17. I dieci fratelli.
    Era un gioco con la palla. Qui   usavamo delle palle piccole e molto dure, le stesse  che usavano i grandi nel gioco della palla a pugno, gioco molto in auge nella mia zona.
    La memoria è un po' labile, sono passati almeno cinquanta anni, è lo svolgersi preciso del gioco non lo ricordo con precisione .

    Occorrenti:
    – 10 bambini ( era un gioco più da bambine, comunque). Poi si giocava anche in meno, magari da soli per allenarsi.
    – una palla

    Consisteva nel fare 10 giochi con la palla. Chi sbagliava veniva eliminato.
    All'inizio un bambino  lanciva la palla contro un muro per dieci volte che  si doveva prendere con entrambe le mani. Il muro ovviamente doveva essere distante almeno tre- quattro metri. Se la palla cadeva, il gioco passava ad un altro bambino.
    Poi si faceva un altro gioco che non ricordo, ma per nove volte e così a scendere di una unità  fino all'ultimo lancio della palla in aria che doveva essere afferrata con una sola mano.
    I giochi erano sempre più difficili man mano che si scalava di un'unità  Ricordo che in uno di questi giochi si doveva lanciare la palla contro il muro e nell' attesa di riprenderla  si doveva girare su se stessi. Poi c'erano anche dei palleggi, come quelli che si fanno a pallavolo.

    Poi di giocava a parlare nella effe. Cioè in ofni parola che si pronunciava ad ogni vocale presente si aggiungeva la effe seguita dalla vola appena pronunciata. Ad esempio aiuola diventava:  afa ifi ufu ofo lafa .

    Di filastrocche qualcosa me lo ricordo in dialetto.
    Con un po' di tempo faccio mente locale

    Buon dì a tutti
    Pinuccia

    Buona giornata giocatori

  18. Due filastrocche in dialetto soprattutto per i bambini piccoli.

    Filastrocca che si usava con i bambini piccoli per portarli a dormire:
     
     
    E’ un insieme di parole quasi intraducibile per quanto riguarda  almeno la prima riga .
     
     
    Rata birata                                      
    La cua d’ina rata                          la coda di un topa
    La cua d’in raton                          la coda di un topone
    E ticc quant a n t’el paion             e tutti quanti  nel lettone
     
    Altra versione. In questo caso si prende il bambino piccolo in braccio e si fa dondolare avanti e indietro. Nell’ultimo passaggio si fa finta di sculacciarlo
     
    Rata birata                                                  
    La cua d’ina rata                                    la coda di una topa
    La cua d’in raten                                    la coda di un topino
    E cicc e ciac can s’el chilen                   e cicc e ciacc sul culetto
     
     
    Altra filastrocca che si canticchiava toccando le dita della mano cominciando dal pollice
     
    U di poli l’è chenc ant’in pusss                     Il pollice è caduto nel pozzo                   
    Ist u l’ha tirò sé                                              questo lo ha tirato su
    Ist u l’ha siuò                                                 questo lo ha asciugato
    Ist l’ha fo la sipa                                            questo ha fatto la zuppa
    E u dimimlen u l’ha mangioia tita.                 Il mignolo l’ha mangiata tutta      
     

    Pinuccia

  19. Grazie a tutti.
    Molti giochi cambiano nome ma sono gli stessi in tutte le regioni. Ad esempio "lippa" è la romana "nizza" (uno dei giochi più pericolosi ereditati dai giochi di guerra) mentre la bellissima filastrocca
    "Rata birata" ha una variante laziale in "questi so' i fratelli"
     "Tocco e spanna" di Marinz equivale il laziale "Pista".
    Invece non ho idea di cosa sia "Celai".
    "I 10 fratelli" non aveva nome dalle mie parti ma lo facevano spessissimo le bambine. (In realtà ci provavo anche io ma quello in cui si lanciava la palla al muro e si dovevano fare due giri prima di riprenderla mi ha fatto fare delle pessime figure: palla in faccia, inciampi, capitomboli ecc. ) Ma devo ammettere che era bellissimo. Oltretutto è uno dei più antichi e sapienti ed ha una corrispondenza con la "campana".

  20. "Ce l'hai" è il nome corretto… pensa che ora ho scoperto che si chiama "virus" o qualcosa del genere… in pratica uno che "ce l'aveva" doveva toccare l'altro e quindi passargli il compito di liberarsi del "celai" toccando un altro… esisteva la versione chiamata anche "rialzo": non potevi essere toccato se eri "rialzato da terra" come su un vaso, un marciapiede (che normalmente valeva solo in un punto) … il bello era correre da una parte all'altra senza cercare di farsi beccare.

    Ah c'era anche il gioco dei 4 cantoni: si giocava in 5 e quello in mezzo doveva cercare di occupare un cantone prima che ci arrivasse un altro

    A disposizione con i ricordi e con un sorriso 🙂

  21. ahhh!! Ce l'hai, ovvero BUZZICO RAMPICHINO! Esattamente la stessa cosa anche qui in terronia, con la variante …"rampichino" che voleva dire mettersi in un posto elevato dove non si poteva essere toccati. Alcuni dicono che fosse una specie di esorcismo e che derivi dal timore della peste.

  22.           … Buzzico Rampichino:
     utilissimo antidoto ai mali della terra,

               meraviglioso giocarci
                      (sul serio),
                     tutti i giorni,

            pure con i piedi per terra
                       (variante)…

                           Ciao
                            p.n.

  23. Strega comanda colore, detto anche "strega tocca colore", è un gioco per bambini tradizionale, appartenente allo stesso gruppo di ce l'hai, rimpiattino, il lupo mangia-frutta e altri. Si gioca normalmente all'aperto. La "strega" è il giocatore che "sta sotto", ovvero che dirige il gioco e ha l'obiettivo di catturare gli avversari.

    La partita inizia con la strega che pronuncia la frase strega comanda color… seguita dal nome di un colore (per esempio, strega comanda color verde). A quel punto, gli altri giocatori dovranno cercare un oggetto del colore indicato e mettersi in salvo toccandolo. Compito della strega è catturare uno degli altri giocatori toccandolo prima che si sia messo in salvo. Il giocatore catturato diventa "strega" nel turno di gioco successivo. La struttura del gioco è molto simile a quella del lupo mangia-frutta, con un piccola differenza: il "lupo" deve catturare solo i bambini con il frutto indicato, scelto precedentemente da ogni partecipante, mentre la strega può catturare tutti i partecipanti, che non devono pensare a un colore ma devono toccare qualcosa che sia di quel colore.

    Estratto da "http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Strega_comanda_colore&oldid=41003655"
     

  24. Di giochi c'erano poi quelli che provavano  il coraggio dei bambini. Come ad esempio salire in alto sugli alberi più alti che si trovavano, sopprtare il dolore senza smorfie perchè al contrario si veniva tacciati di essere piagnucolosi, andare in cunicoli bui da soli, fare degli equilibrismi.

    Mi è capitato di parlare con  persone più o meno mie coetanee, ed è venuto fuori altro aspetto. Che poi, dai racconti che mi tornano in mente, erano i giochi che facevano i miei genitori quando erano bambini.

    Buon giono a tutti
    Pinuccia

  25. Tra i giochi dei bambini distinguerei quelli "strutturati e simbolici" da quelli più liberi e spontanei.
    Organizzare una guerra con fortini, lancio di zolle di terra e di frutta marcia (come facevamo noi) era abbastanza normale e spontaneo. Idem dicasi del "giocare alle signore" per le bambine (cosa che oggi è abbastanza passata di moda e, al più… si gioca alle veline).
    Poi c'erano le varie sfide, come quelle che citava Pinuccia, o gli infiniti giochi della corsa, del salto, della corda ecc, con un carattere spiccatamente "sportivo" e che, a tutti gli effetti, imitavano pedissequamente i giochi-seri degli adulti.
    Ma il gioco con ascendenze simboliche , il gioco "tramandato",  è andato scomparendo dopo gli anni 60 e, con l'avvento dei giochini elettronici, è stato "stuprato" attraverso l'intermediazione della progettazione "adulta".
    E il bambino che è in tutti noi…è stato condannato ai lavori forzati facendogli credere d'esser libero.
     

  26. Frost:  Giovannino? Il bruco della mela? Bacio e benvenuta come sempre.
     
    E benvenuti a tutti quanti.
    Quando ho scritto questo post non pensavo che sarebbero seguite risposte così intense e piacevoli.
    I giochi dei bambini sono davvero un bellissimo argomento anche perché il gioco è fondamentale nella vita di ognuno, bimbi e adulti.
     
    Pieffe:
    per quanto riguarda la "libertà" bè, qui ci sarebbe molto da dire, e non basta lo spazio di un post o di un commento.  Prima di tutto occorrerebbe definire "essere liberi" e subito, appena ci si prova, l'impressione è quella di addentrarsi nel campo delle centomila pertiche.
     
    Cercare di far crescere un bambino "libero" significa soprattutto rispettarne le attitudini, le inclinazioni, ascoltarne i progetti, incentivarne le passioni,  accompagnarlo nella vita,  ascoltandolo.
    Si configura soprattutto con il rispetto verso un altro essere umano che non è di nessuno,  non appartiene a nessuno e tantomeno è una scatola vuota, o una lavagna, come si pensava un tempo.
     
    Un bambino nasce portando in dote virtù e carenze, e tratti caratteriali ben definiti.
     
    Purtroppo, a prescindere dai giochi elettronici e in epoche ben precedenti la divulgazione di questi, i bambini sono stati visti, allora più di ora …..  “scatole”. Scatole  dentro le quali inserire concetti morali (degli altri) nonché aspettative (degli altri) perché poi alla fine venga fuori quell'essere "perfetto" secondo i canoni (degli altri) e i desideri (degli altri).
    Piccoli robottini, motivo di orgoglio di mamma e papà quando vanno al supermercato oppure nelle riunioni natalizie di famiglia. Robottini obbedienti e produttori di bei voti e di soddisfazioni.  Peccato che parliamo di esseri umani…
     
    Quanti uomini e donne, sono,adulti infelici, frustrati, affettivamente dipendenti, e in qualche caso rabbiosi e violenti, incapaci di scelte mature e responsabili per aver vestito per anni abiti non propri, per non aver avuto la possibilità (il sacrosanto diritto) di vivere dentro la propria pelle, di abitare la propria idendità?
    Perché costretti a recitare una vita non propria, rispondere  ad esigenze (degli altri), per aver  sofferto di enormi e devastanti sensi di colpa per aver "deluso" aspettative e sogni (degli altri)?
     
    Io ritengo siano tanti.  Pertanto,  pur ritenendo la vita ludica dei bambini fondamentale anzi sacrosanta per una crescita sana (il bambino deve fare il bambino e il bambino impara e cresce giocando) non credo affatto che tutti quelli che ora sono persone adulte, che hanno giocato al gioco dell'oca (quella di cartone, tenuta insieme dal nastro adesivo perché a forza di piegarla andava in pezzi), a mosca cieca, a un due tre stella, a rubamazzetto, alle figurine contro il muro, che hanno fatto guerre con la cerbottana (Marinz ci giocavo anche io sebbene sono femminuccia, in una cascina abbandonata dalla parti di casa: non sai quante partite…)
    Non credo affatto, dicevo, che queste generazioni,  figlie di genitori che magari non hanno avuto la possibilità (loro) di studiare o di diventare "qualcuno" e che quindi hanno riposto i sogni (i loro) nei propri figli, possano dire di avere figli liberi, felici, o comunque in pace con sé stessi e con quello che fanno, appagati per aver compiuto le proprie scelte, quelle di dentro.
    Ma penso anche ai figli di  genitori  che invece la possibilità di studiare e di diventare qualcuno l'hanno avuta e che (proprio per questo) bisogna diventare come il papà o la mamma, che ce l'hanno fatta pure in tempi molto più duri. Quindi: dovere di emulazione, gare per "superare" i successi genitoriali in una competizione dolorosa e estenuante.

    Che libertà è questa?
    Adulti costretti a relazioni a volte “ malate” con i propri compagni/e perché rappresentano surrogati di mamme e papà, quando non muri di gomma contro i quali sfogare frustrazioni e dolori mai risolti.   

    Con alcune forme di "amore" si innescano dei meccanismi perversi e profondamente devastanti che segnano tutta la vita. Altro che giochini elettronici!!
    Eppure fino agli anni 80 (?) giocavamo tutti con i trenini di legno e i cavalli a dondolo; come mai tanta infelicità e senso di vuoto?
    Come mai tanti adulti che non riescono a prendere in mano veramente la propria vita, cambiare direzione quando questa non ci porta al raggiungimento della pace di dentro, come mai tante persone incapaci di lottare e di rendersi disponibili anche a soffrire per provare, almeno provare, a  toccare il proprio pezzo di cielo. Il proprio pezzo di cielo. Non quello designato (e disegnato) dagli altri.

    Credo che tante forme di egoismo mostruosamente celato dietro il più altro sentimento che molto spesso inopportunamente chiamiamo “amore” sia capace di mietere tante vittime, molte più vittime di quanto non possano fare migliaia di giochini elettronici tutti insieme.
     
    In questo quadro drammatico ogni giochini elettronico viene assolto, perdonato, e perde di importanza, perché non sono i giochi a creare danni, ma sono le relazioni, è il grado di rispetto e l'amore per gli altri e per sé che permettono all'individuo di essere libero. Per quanto difficile resti definire il concetto di "libertà", Ben inteso.

  27. Ciao Cele. 
    Tu hai portato avanti un discorso particolare sulle possibili equivalenze fra "libertà e felicità",  in funzione del tipo di input coercitivi dettati dalla famiglia o dall'ambiente. Input che a volte, pur se ispirati da un'ipotetico amore,  svolgono un piccolo gioco al massacro. Non educano (come giustamente hai osservato) ma …inscatolano)
    Ora il mio tema era assai più ristretto e riguardava quanto è accaduto in tempi relativamente recenti. Quelli in cui  lo "spingere tasti" (il "digit", appunto) ha sostituito lo scrivere, e in cui il "gioco" è prigioniero dietro una scatola che propone soluzioni virtuali. 
    E' un problema recentissimo e riguarda solo le ultime due o tre generazioni.
    E non è vero che il gioco non crea danni. Ci sono giochi che insegnano ad uccidere, altri che insegnano a sciare senza sciare, altri che insegnano a vivere virtualmente le emozioni: perfino l'amore. E forse questo è il peggiore dei danni perché imprigiona l'anima.
    Chi lo sa se esser liberi vuol dire esser felici? Potrebbe anche essere che le due cose non siano affatto in relazione.
    Dice Echkart, ad esempio, che il conseguimento della libertà dell'anima è foriero di grande sofferenza. E io sospetto che abbia ragione.

    Oggi che una volta era la festa dei Santi celebrata in intimità, celebriano l'americana festa dei vampiri e delle streghe. Corrono su facebook, su youtube, gli invii digitali di maschere orribili in un'orgia di finta condivisione e finto divertimento. E mica mi piace. 

  28. Pieffe:
    io sono assoultamente d'accordo: la virtualità non può in alcun modo sostituire rapporti normali! Ci mancherebbe! Ciò che mi ha colpita del tuo intervento precedente il mio é stato questo:

    "Ma il gioco con ascendenze simboliche , il gioco "tramandato",  è andato scomparendo dopo gli anni 60 e, con l'avvento dei giochini elettronici, è stato "stuprato" attraverso l'intermediazione della progettazione "adulta". E il bambino che è in tutti noi…è stato condannato ai lavori forzati facendogli credere d'esser libero."

    E allora ho pensato che la progettazione, molti nostri genitori  l'hanno fatta direttamente sul bambino, tentando di progettare il bambino stesso, facendogli credere che fosse per il suo bene.
    Io lo trovo terribile, molto più terribile di qualsiasi play station.
    Ecco perché non credo di essere andata fuori tema.

    Per quanto riguarda il tuo pensiero, squisitamente riferito al gioco antico, io lo condivido totalmente. C'è un negozio a Milano che si chiama Sapore di Sole: vendono giochi in legno e se ci capito davanti non posso non entrare e mi ci perdo anche se non hanno il fascino di un tempo. "Quei" trenini e "quegli" aeroplani di legno non li sanno più fare." Quelle" bambole di pezza … nemmeno.

    Infine:
    giochi che comprendono la morte ci sono sempre stati: sono cambiati gli strumenti. Si faceva la guerra con i soldatini di plastica, le pistole finte molto ma molto prima, a carnevale la maggior parte dei bambini vestivano da cow boys. I bambini giocavano ad uccidere gli indiani, assaltavano carovane ecc e moriva sempre un sacco di gente.

    Anche io sono "preoccupata" per chi confonde l'web con la "vita quotidiana" e davvero penso che tanti ragazzini possano sviluppare personalità dissociate. Ma questo è un altro discorso. Ma anche qui c'entra molto l'attenzione e il rispetto dei genitori, l'esserci, il saper ascoltare ecc ecc.

    Forse sembrano presuntuose queste mie affermazioni e qui tutti sanno che non sono genitore. Ma sono stata figlia e, sia pure per ragioni differenti da quelle emerse in queste conversazioni, porto una buona dose di ferite antiche e credo di aver fatto fatica, molta fatica a trovare ciò che forse, per altri è stato "naturale"  trovare.

    Il troppo amore, come il poco amore, così come l'egoismo vestito d'amore, ripeto, fanno danni. Molti danni. Chissà se è anche per questo che tanti ragazzi si trovano a proprio agio solo con Facebook ….

    Preciso:
    non sono "nemica" di facebook o di altri s.n.
    Per quanto mi riguarda lo trovo inutile, una gran perdita di tempo e di risorse. La mia iscrizione è durata credo due settimane quindi non lo conosco a fondo e poi la mia è solo una opinione che deriva dal MIO modo di essere, dalla mia vita, e dalle MIE esigenze. È uno strumento, come molti altri, come tutto del resto.
    Tutto può essere meraviglioso come tutto può essere nocivo. Come il sesso, come le relazioni tutte, come anche il gioco. Giocare a carte può essere piacevole, un modo di stare insieme e di condividere serae e chiacchiere e risate. Poi c'è chi si mangia stipendi e casa.

  29. Sai Pieffe?
    Se potessi, ovvero se non avessi bisogno di lavorare per vivere, a parte viaggiare, sai cosa mi piacerebbe fare?
    Avere un posto dove si costruiscono giocattoli come quelli di un tempo.
    Avrebbe uno spazio aperto per i bambini perché sarebbero loro i veri progettisti.
    Deve essere una cosa bellissima.
    C'è un post http://lucecontroluce.splinder.com/post/23699431
    Contiene un po' di quel sogno.
    In Topolino mi piaceva da matti la bottega di Archimede. Il sottoscala della casa dei miei genitori, sia pure per un breve periodo, fu eletto "laboratorio": raccoglievo imbuti e pezzi di tubo e canapa (mio padre era idraulico) e componevo delle cose … inservibili. Sorrido perché oggi, magari uno sculture se "promosso" da un buon catagolo, potrebbe diventare famoso. Sai … con questi "allestimenti" che vediamo i miei non potrebbero sfigurate poi tanto…
    Ho a casa, da anni, una borsa piena di pezzi di stoffa, cotone e lana per fare i capelli perché avevo provato a costruire bambole di pezza ma erano sempre e troppo"nuove". Ecco perché il "mio" laboratorio di giocattoli deve contenere materia prima vecchia. Vecchi legno, vecchie viti, vecchie cose..
    Ecco consegnato qui in Controluce, un pezzetto inedito di Celeste.

    Qualche giono fa sono stata a trovare un amico (ciao Domingo se mi leggi) che presta parte del suo tempo ad una biblioteca di un paese piccolino. Bé, c'erano un sacco di bambini, che facevano un casino bestiale, grida urla, e giocavano, in mezzo ai libri. Sono rimasta pochissimi minuti eppure ho visti 4 bambini/e riportare i libri che avevano avuto in prestito. È stato bello.  E sono sicura che tutti questi bambini hanno anche il PC a casa.
    In auto, mentre guidavo, li  ho immaginati in una vecchia bottega di un "fabbricante di giocattoli" …  E bè.. mi sono commossa.
    Vedevo questo "ipotetico" fabbricante raccontar loro storie e spiegare com'è fatto un treno.  Ho avuto la sensazione, precisa che TUTTI quei bambini si sarebbero piantati nel pavimento.

  30. rettifica:
    il negozio delle cose di legno si chiama La Città del Sole.
    Sapore di sole è un altro (alimentare)… Si vede che oggi ho saltato la pausa pranzo?

  31. Avrei voluto farti conoscere mio papa'.
    Lui era una specie di Geppetto.  Costruiva casette, trenini, macchinine e ogni pezzo di legno gia' lo vedeva diventare qualcosa.
    Ti ricordi il mio post sul presepe?  Ogni cosa, li' dentro, era fatta da lui.
    E molti dei suoi amici  hanno un ricordo tangibile della sua bravura.
    Baci
    Sir Biss

  32. Ciao Sir Biss biss biss

    Ps ma vesti di bisso quando passeggi nel giardino del bosso?
    E chissà se ti piace Bossi o se lo vorresti negli abissi.

    BIS BIS…  .. BISiglia il bimbo alla BISnonna indicando i BIScotti.
    Ebbasta con codeste BIScherate direbbe qualcuno.
    BISogna finirla con questa BISboccia…..

    Ehmm scusate….. È l'effetto Aurora momentaneamente assente (ma torna, torna)….
    celeste no log (no party)

  33. Se Aurora e' anche un tipo di birra da te prodotta nelle segrete della tua casetta, capisco tante cose…
    Fai pure BIS boccia.

    Bis Abbracci
    Sir Biss

  34. Aurora non è una birra, ma ci sei andata vicino perché è una birBa.
    Se sia stata "prodotta" in una cantina, non saprei, ma è possibile, visti i dati, le cause e gli effetti …

    Ricordo molto bene il racconto della costruzione del presepe di tuo papà: quel post lo postai anche qui in controluce.

    A proposito di Aurora, anche lei ha un nonno costruttore: dato che la bimba ha sempre amato i cavalli, le ha costruito un ranch con tanto di lampioncini che ovviamente si accendono, le stalle, le mangiatoie ecc. in scala non saprei comunque proporzionato ad un cavallo della Sleich per intenderci. Dovrò ricordarmi di fare una fotografia. Tutto fatto con  il traforo, a mano, senza molti attrezzi ma con tanta passione e amore. Sapienza e pazienza c'entrano poco quando c'è amore per le cose fatte bene. Le stesse mani hanno costruito casette per gli uccellini, gabbietta per il gatto con finestrina, porticina, e tendina, presepe con acqua che scorre, laghetto e mulino.

    C'è chi ha mani speciali, ma senza un cuore speciale credo servano a poco. Tu lo sai bene. Grazie Fabri.

    celeste
    l'anonima di casa

  35. Finchè c'è al mondo chi ama il lavoro artigianale
    amato con Amore,
    c'è speranza;

    Ringrazio Celeste e i suoi deliziosi,
    seri e spassosi scambi con i lettori;
    si scoprono fette di mondo in cui ci sono ancora
    Aurore e il sole da cui essa è nata ed è circondata.

    Riprendo uno spunto fra i temi quì toccati,
    sotto l'imput di una esperienza odierna;
    un esempio pratico di tiri incrociati tra
    libertà e gioia,libertà e dolore,
    i quali possono convivere su piani diversi:
    oggi ho firmato una separazione nella quale
    (davanti ad un giudice giustamente stravolto),
    ho rinunciato a tutto ciò che mi spettava
    pur con reddito 0…
    da un punto di vista umano ho firmato la mia condanna al "niente",
    ho rinunciato alla mia libertà "di", di un diritto;
    ma c' erano altri punti di vista (difficili),
    ed ho preferito una libertà "da"…
    forse un domani non lo sarò,però, ora mi sento leggera,
    ricca di altre libertà……..e ricca di epiteti tipo:
    ma quanto sei fessa!
    ( forse è vero)
    ma la mia vuole essere solo una testimonianza,
    è stato anche un piccolo sfogo…
    Grazie a tutti

           p.n.

  36. Certo è che nel web si trova tutto.
    Ma proprio tutto!  Eccolo, il "mio" 45 giri.

    Pieffe: quando vieni a Milano ti alleno a "ECCOCI QUA-A" con la voce di Topo Gigio. Ci stai?

  37. Sono sicura che con il suo candido, tenero, umoristico candore,
                  Topo Gigio
    potrebbe insegnare anche a noi
    la fiducia, nonostante tutto,
    e giocherebbe volentieri
    qui nel post di Celeste,
    magari anche a Buzzico Rampichino dicendo
    chi sa da dove:
    sono quà quà
    anche se non è quà quà

                 p.n.

  38. P.S. :
    scuso ripetizione di candido (implicito in candore).
    Vorrei anche aggiungere un contributo,
    sintetico,
    ai vostri spunti sul tentativo di definizione  dell' essere liberi:
    credo che sia man mano più chiara
    quanto più si avvicina alla Verità
    (dovrebbero coincidere?no?)
    e questa credo coincida
    con il riconoscere
    la nostra
    unica,
    comune
    Essenza…
    tutto il resto mi sembra solo
    una consegueza…
    forse

                     p.n.
             (spero,qua)
    (anche se non qua qua)

  39. Se qualcuno mi domandasse:
    ti senti libero?

    vivi questa Essenza e Origine,
    comune a tutti noi?

    risponderei:

    NOOOOOOOOO
    sono lontanissimo…

    però ci sono le mappe,
    anche quelle Celesti,

    anche questo blog credo ne faccia parte,
    ora…
    anche con Topo Gigio

    Grazie e Ciao
           a tutti
             p.n.

  40. Beh..c'è stata per tutti
    anche
    una originaria caduta
    anzi… tante,
    simpatica la tua "antipatia"
               p.n.

  41. l'unica cosa di candido in me sono alcune parole, ben specifiche:

    "Io m'ero illuso di poter ragionare un pochino con voi delle cause e degli effetti, del migliore dei mondi possibili, dell'origine del male, della natura dell'anima e dell'armonia prestabilita"

    non avendole capite me le ripeto spesso

    cloffcheetacita

  42. Delusione provvidenziale
               forse,
    meglio non ragionare di quelle cose…

    meglio ascoltarle
    come una musica
    e tu te ne intendi parecchio credo…

               Ciao
                p.n.

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