PENSIERI SUL PONTE

Se dovesse tornare quel tempo forse ti porterei via con me, lontano da qua, dalle cose che sono diventate ferite. Ti starei accanto in un altro modo, e forse rideremmo di più per tutte le cose.

Sento i tuoi anni e conosco la tua età, e adesso anche i pensieri perché  qualcuno è diventato mio.

Forse alcuni li hai depositati su di me, come uova invisibili perché attendessero il tempo necessario per schiudersi:  è un volo leggero, aria parlante, note che hanno raggiunto le mie e finalmente si è scritto il canto che adesso posso leggere anche io. Era sfasato il tuo tempo con il mio, menti poco allineate, separate dell’età. Cristalli di ghiaccio capaci di lasciar passare la luce ma poco altro: gli anni tra i tuoi e i miei.

Conservo la carezza sulla fronte, il ricordo del bacio della buonanotte, e l’idea vaga di qualche mattina di Natale, che hai voluto che anche per me fosse un giorno speciale.

Conservo il dolore, dentro fiale di vetro trasparente,  infrangibile, credo. Si usa solo cristallo sottile per dolori definitivi. Lo conservo in un posto che è solo mio, dentro il quale nessuno potrebbe mai arrivare perché c’è un corridoio lungo e poi una porta che non si aprirebbe, nemmeno se io volessi.

Conservo l’immagine delle  gocce trasparenti che sono scese, nessuna uguale all’altra, eppure   sembravano gemelle, perle cadenti da bottiglie appese: ognuna una speranza, una luce che cadeva nella medesima  pozzanghera  di un misterioso destino, coperto di parole troppo difficili da comprendere e da occhi troppo sfuggenti per non tradire verità o per tradire ipocrisie. Un pozzo di incertezze e di domande appese all’albero dell’illusione come palline di natale come bolle di sapone, ognuna con il filo di naylon di mezze bugie o mezze verità che sono certezze, le une come le altre.

Resta, resta, resta, resta, resta:  le gocce cadevano e diventavano un mantra.

Recitato a  nessuno: cielo sordo e buio denso, mai bucato da suoni o silenzi o lampi di luce.

Difficile è comunicare con il cielo, più facile è farlo con la pelle e il fiato.

Se dovesse tornare quel tempo saprei cosa fare ma temo che  il tempo farebbe le stesse cose. Pioverebbe di pioggia dentro il  vetro, e si raccoglierebbe dentro la stessa pozza. Briciole di tempo liquido, inutilmente liquido.

Se dovesse tornare quel tempo, però adesso leggerei i pensieri e i tuoi sogni senza ritardo.  Sono in ritardo di anni nel leggerti.   In ritardo di anni.

Arcobaleni immaginari, talvolta in bianco e nero, avvolti in parte nella nebbia, sono i ponti sopra i quali scivolano i pensieri rivolti a te: a volte gioco a tennis con loro, gioco sempre da sola.

Ma se qualche volta tu vorrai esserci, dall’altra parte del ponte, prova a rispondere: forse il tempo adesso è più corto, il ponte più breve. 

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