ISTANTI

 arance

(foto mia . Dubrovnik, estate 2009)
 

A cosa serve una grande profondità di campo
se non c è un'adeguata profondità di sentimento?
(Eugene Smith)

Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare,
tre concetti che riassumono l' arte della fotografia.
(Helmut Newton)

Non bisognerebbe mai giudicare un fotografo dal tipo di pellicola che usa,
ma solo da come la usa.

(Ernst Haas)
 

Non esiste la fotografia artistica.
Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere
e altre che non sanno nemmeno guardare.
(Nadar)

Attrezzatura e tecnica sono solo l' inizio. È il fotografo che conta più di tutto.
(John Hedgecoe)

E un illusione che le foto si facciano con la macchina…
si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa.
(Henri Cartier-Bresson)

 

Sono aforismi sulla fotografia. Secondo me trovano analogie con l'amore, per esempio. (A cosa serve una grande profondità di campo se non c è un'adeguata profondità di sentimento?)

non è un elefantino?

ELEFANTINO    (foto mia. HR estate 2010)
 

Ma a parte questa riflessione, la fotografia è una sfida al tempo. Non so fare foto, non ho fatto alcun corso, non conosco tecniche né trucchi, ma mi piace farne.
Ogni volta che scatto una fotografia è questo che io penso: al fiore, all'insetto, al tramonto, alla nuvola dico:  fermo questo istante perché  tu possa restare ed io rivederti ancora.  È il tentativo di fermare un'emozione, qualcosa che non si ripeterà.

Eppure mentre guardi un tramonto, un'alba, il volo di un uccello, un lampo nel cielo e ti fermi per scattare una fotografia, quella emozione la perdi, la perdi per sempre.
Non puoi assaporarla, goderla, perché tra te e "lei" c'è l'obiettivo e c'è la mente che deve lavorare, inquadrare, valutare. Per questo mi è capitato di rinunciare a fermare istanti che sapevo brevi. Sono fotografati dentro, non condivisibili, miei, intatti nella memoria. Come lo sono le cose non fotografabili, come un bacio, una carezza, un respiro, un brivido. Sono miei, miei e basta.

C'è chi trova triste la fotografia, quasi un patetico tentativo di mantenere in vita ciò che vive un giorno, come un fiore. È capitato anche a me di pensarlo, ma poi scatta quel click con il mio ditino. E quella luna, quel lago, quel pontile davanti a quel cielo che sanguina, li posso rivedere ma anche regalare.

 bambi

(foto mia, Canada 2008)

10 pensieri riguardo “ISTANTI

  1. Non so fotografare e non mi piace essere fotograta.

    Mi spieghi perchè dici che quando ti fermi per scattare una fotografia speciale ti perdi per sempre l'emozione del momento? L'emozione del momento non è unita al pigiare il dito sul pulsante che permette di immortalare  l'avvenimento? Non sono inseparabili?
    Allora tutte le magnifiche fotografie di cui ci fai dono tu , le magnifiche fotografie di altri tuoi illustri colleghi sono perdite di un attimo importante di vita?
    Tutte le operazioni che hai descritto  che si fanno prima di scattare il chick non fanno parte dello stesso momento, della stessa emozione?
    Se non scatti una foto per non perdere l'istante, l'istante stesso non è privo  di qualcosa?
    Penso che i grandi scrittori, i poeti, i musicisti, i pittori, tutti gli artisti in genere se si soffermassero a godersi l'attimo di vertigine, noi poveri incapaci non potremmo goderci  tante meraviglie.
     Chiedo venia per tutte le domande, qualcuna fasulla.
    Le tue foto mi piacciono, me gustano mucho mucho.
    Bacio, bacio, bacio
    Pinuccia

  2. Cele è una bravissima fotografa, ma proprio tanto. Però ha ragione.
    Scrivere, dipingere, ma ancora più fotografare o filmare, catturano, apparentemente, un pezzo di "storia". Ma la storia, registrata, descritta o fotografata che sia. muore nell'istante in cui tenti di rubarla al suo svolgersi, al suo "passare". In realtà, ogni volte che "rivedi" un'immagine, rivedi un ricordo, e il ricordo è un'interpretazione continua della storia. Puoi fotografare un'impressione, ma l'emozione varia da istante ad istanta e non è mai ripetibile, tanto più un'emozione ricordata. Il tuo sentimento sarà sempre volatile nei confronti di quel momento. Non sarà mai lo stesso. In realtà fotografare è una specie di tentativo di clonazione. La nostra difficoltà a lasciare ciò che ci piace determina la nostra attitudine a imprigionarla in una immagine, in uno scritto, in un film. Il ricordo è la nostra salvezza e anche…la nostra dannazione.
     

  3. Eggià.
    Quando cerchi di fermare un istante che vive, un movimento, e lo fai scattando una fotografia, metti in funzione la testa.
    Devi prestare attenzione, concentrazione, devi badare all'inquadratura, devi pensare alla foto che quell'istante sarà. 
    Quindi non lo vivi con il cuore, con la pancia, con la pelle, non lo godi, non lo assapori perché lo puoi fare appieno solo a testa spenta.

    Parliamo di istanti, di momenti pulsanti, di respiri.
    Le bucce d'arancia sono ben differenti da una balena bianca che emerge dall'acqua per poi immergersi mostrando per pochi istanti la coda o da un'alce che si immerge nel lago al crepuscolo. Un pontile è differente da una rondine che prende il volo dal nido.Ci sono immagini e ci sono istanti.

    Come sempre, per far vivere le emozioni bisogna lasciarsi trasportare dall'istante, annullare  il resto.
    Permettere ad una carezza di arrivare in profondità occorre lasciar fare alla pelle, alle mani, al fiato. Occorre chiudere gli occhi, spalancare le narici ed esporre la pelle. Tutta. Quando ci si riesce allora è vibrazione, e insieme a quella rondine si vola, insieme alla balena si nuota. Poco importa se sarà un istante non documentabile con le immagini. Saprà restare altrove, e per sempre.

    Ci sono istanti impagabili impressi in un'altra  memoria, diversa dalla carta fotografica. Non sempre fanno bene, come dice Pieffe.
    Ma si può anche rinunciare. Chiudere i sensi e aprire la testa (l'obiettivo). Avremo belle immagini di ciò che … sarebbe stato.
    Ma il commento si dilata e rischia di diventare un altro post.

    Sono felice che vi piacciono le mie foto, mi avete fatta anche arrossire un po'.

  4. A  volte penso che dovrei usare immagini in luogo di parole
    con le parole capita che ci si avvicina
    ma la mente riempie gli spazi tra le parole scritte
    ed ecco che le parole allontanano
    quando mancano le tessere o si incastrano male
    Succede
    quando mancano le mani, gli occhi e anche i silenzi
    le parole.. allontanano e alla fine ci fanno perdere,
    Ma in fondo anche le fotografie sono come le parole.
    Non hanno gli occhi non hanno le mani
    Non sono … niente.
    Come le parole.
    Il fatto è che c'è un tempo per le parole
    uno per le immagini
    uno per gli occhi
    uno per i silenzi
    E uno per capire quando non c'è più tempo.
    Vabé
    Sproloquio serale, dopo una giornata del cavolo passata  fuori casa tra tante tante tante inutili parole.
    Notte

  5. Non so piu', carissima Cele, che complimenti farti. Sei davvero bravissima e le tue foto sono speciali. Danno emozione, talmente tanto che mi sembra di sentire l'odore della frutta, dell'erba e del bosco.
    Grazie di condividere tutto questo con noi e con me, che l'ultima volta che ho fatto una foto era con  una polaroid…
    Un abbraccio
    Sir Biss

  6. Già.
    Mi spiace comentare solo ora il post, ma è proprio bello, come argomenti, come immagini, e come, ed è proprio bello una volta di più, come commenti. Per cui non mi posso esimere dal farlo, purtroppo solo ora ho accaparrato una connessione decente…
    Cele sa riportare con la sua macchinina fotografica dei piccoli capolavori. Dico piccoli, perchè tutti ci sentiamo piccoli di fronte ai "professionisti", e poi alla fine non ci si vuole prendere la responsabilità di dire che una delle sue, di foto, c'ha dato i brividi come mille blasonate immagini di quotati artisti non c'avevano dato. Spettacolo: a me a volte capita di "sentirmi in colpa" per non avere apprezzato il lavoro di un "profi", magari per una specie di timore di non essere abbastanza evoluto da capire, così come di ridimensionare l'emozione provata da una foto di qualcuno "normale", in quanto magari la s'apprezza per immaturità. Boia, ma quanti problemi finti ci si porta appresso… Ops: MI porto appresso… 🙂
    Comunque mi sto curando.
    E si, a mio parere sta celestina è una dilettante promettente, mettiamola così che non s'offende nessuno.
    La fotografia per me ha vari piani di azione.
    Quello puramente artistico. Pieno della forza dei colori, della prontezza a riprendere una posizione, un evento, o un accostamento cromatico che tramuta una scena in una tela e mah, non saprei nemmeno come meglio spiegarmi, che riesce a catturare lo sguardo e, per un po', anche la mente. Gli ambiti sono i più disparati, e a me piace molto questa "speculazione gratuita".
    A proposito di questo concetto, l'altro ieri ho assistito "live" ad una intervista a Giorgio Faletti, che potrà piacere o meno, ma è stato piacevole da ascoltare, perchè ha una bella testa, un bell'umorismo e tanto antidivismo. Tra l'altro diceva: "la comicità è stupida. Lo è, e non c'è da vergognarsene volendo introdurre delle morali o degli insegnamenti in essa. Stanlio e Ollio fanno ridere ancora adesso a cent'anni di distanza ed erano due scemi che si tiravano le torte in faccia…" Condivisibile o meno è interessante, e secondo me, se non solo così, è comunque innegabilmente anche così, come lui dice. Per cui, "mutatis mutandis" ossia cambiando quello che c'è da cambiare, anche la fotografia può essere anche "bella e basta" senza necessariemente essere da premio Pulitzer.
    Il documentale è un altro aspetto tipico della fotografia, ed è sempre stato fonte di disagio per me, a volte anche profondo. Rivedere le persone a cui ho voluto bene e che non ci sono più, ovviamente. Ma anche rivedere quel mondo, quei vestiti. Quei posti, che ora sono così differenti. Spesso dolorosamente differenti. Non sono cose, queste, che io abbia mai apprezzato, e che onestamente non ho mai capito bene come possano esserlo. Piuttosto io ho le mie scatoline nella mente, in cui quel ricordo non è mai invecchiato, ma anzi, scopro essere cresciuto con me, conservando anche una sua attualità. Seppure sbiadendo, la personalità delle persone che mi sono state care rivive continuamente pensando a come vivrebbero questo momento, che parere avrebbero, cosa farebbero loro. QUella foto è invece così statica, così… inutile.
    Nel film Blade Runner, cult movie anni '80, si trattava dei "replicanti" quali esseri umani sintetizzati per essere manodopera a buon prezzo come da usare coem soldati o per lavori rischiosi. Questi esseri, in tutto simili a reali esseri umani, nascevano adulti, con tanto di ricordi innestati nella mente, necessari per dare loro una stbilità mentale ovviamente. Ecco, il bene più prezioso per un replicante erano le sue foto, ovviamente fasulle e create ad arte, e consegantegli alla "nascita". Erano l'unico appiglio alla realtà, l'unico ponte che "garantiva" loro di essere normali esseri umani, come loro pensavano di essere, le prove del loro passato, di averlo, un passato. Ho sempre trovato questo concetto spaventoso. E al tempo stesso estremamente attraente. Le foto: un surrogato di realtà per dei surrogati di esseri umani…  
    Hm. Forse un po' radicale eh? Ok, sconto 15%.
    E' spontaneo, piuttosto, volere fotografare un bel tramonto. Anche se non ha senso, perchè quello che si vorrebbe ritrarre in realtà non è una rappresentazione cromatica bidimensionale di quel tramonto. Ma non è così evidente, e lo capisci solo dopo: c'è dietro la delusione del rivedere, poi, quella foto. Che i colori sono sì quelli in effetti, e impeccabili, e come mai, invece, la scena innegabilmente non è quella? Ma che mi dici poi, fotina mia, di quel silenzio, di quella pelle bruciata dal sole che ha finalmente ristoro in quella brezzettina fresca? Dei colori che mutavano ogni volta che rialzavi lo sguardo verso quella scena? Eccoci. Risposta: niente.
    E sono assolutamente d'accordo con quanto detto da cele, e da pieffe: se cerchi di catturarlo, oltre ovviamente a non riuscirci, lo perdi. Ne sono fermamente convinto.
    E per me ci può essere solo un motivo per sprecare un bel tramonto cercando di catturarlo: condividerlo.
    E chi lo riceve, conoscendo te, i tuoi occhi, che sono quelli che hanno visto quel tramoto, e che ci hanno trovato "qualcosa", ecco, tramite questa, di conoscenza, e tramite "gli appunti" che la foto altro non è, allora penso che qualcosa possa passare di quel silenzio, e di quella brezza.
    Vabè, un po' di sproloqui in sul ferragosto nascente: oh, il sole picchia.
    R

  7. Ciao Riccardo
    Da brivido la considerazione sulla rinuncia dell'istante per poterlo condividere con chi in quel momento non c'è.
    Per chi riceve quella immagine, il valore che contiene è ovviamente oltre l'immagine medesima. L'immagine diventa densa di pensiero, e diventa in questo modo esclusiva e solo in un modo, condivisibile.
    È come ricevere un libro letto da chi lo dona: dentro ci sono intrappolati gli odori, lo sguardo, le emozioni di chi lo ha letto prima.
    Per questo non ho quasi mai ragalato un libr letto da me se non in casi speciali. Mi è capitato di ri-comparne una copia, e donarla volentieri… Ma l'intimità è altra cosa.
    Lo stesso vale, anche per me come per te, per una fotografia. Ogni volta che ne ho scattata una pensando a qualcuno l'ho fatto mentre ero sola e solo cosi arriva a destinazione conservando quella intimità.
    Dici che siamo feticisti?

    Gil
    Uno speciale, specialissimo buongiorno.

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