GIROTONDO

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56 pensieri riguardo “GIROTONDO

  1. Bah.
    Mi spiace per De André, che fa parte della serie dei cantanti depresso-pacifici (a differenza di Gaber che fa parte dei depresso-ironici) ma io questi messaggi canzonettati, che son diventati un mito per le generazioni che non HANNO MAI visto la guerra, proprio non li reggo.
    C'è uno stereotipo che col tempo ha invaso (anche se in forme deteriore) il canzonettismo internazionale: cantare con la bocca stretta e la faccia seria, sia che si parli di guerra che d'amore, di stupro o di sfruttamento. Sfiorare la protesta e cavalcarla, e diventare, attraverso la cantilena e la ripetizione ossessiva del tema armonico facile, delle mito-immagini, delle icone di eroismo. In realtà l'eroismo non c'è, e manco il coraggio. 
    Trasformare la guerra in una canzone, in un fumetto della guerra, mettere i fiori nei cannoni,  i vari…ra ta, ta ta alla Morandi, ecc, ripetono il fumo dell'isola di White, in un buonismo floreale che ha creato soldi e successi per personaggi mediocri.
    Non critico il cantante che mi stava pure simpatico e che in fondo era uno dei pochi che metteva insieme delle musiche decenti. Infatti, la musica e il canto del dopoguerra sono quelli che sono e cioè un abisso di mediocrità melodica, il trionfo della faciloneria nei testi, e la violenza inaudita contro l'armonia. In fondo tutto ciò rispecchia esattamente lo stato di decadenza morale, e sociale nel quale siamo immersi in quest'era (il kaly yuga, per gli amici del blog). Ma critico il "falso messaggio" edulcorato e sfrigolante al punto giusto. Quello che semplifica le cose e fa urlare al liceale: Vogliamo la pace! (mentre lancia un sampietrino). 

  2. Stavolta sono in disaccordo con il mio parente di orecchie:
    chi scrive canzoni contro la guerra usa le capacita' espressive che ha per dire qualcosa che in questo caso e' importante. Se lo fa perche' la cosa e' importante anche per lui o perche' cosi' gli conviene, sono affari suoi.
    C'e' una retorica della pace, vero, ma c'e' anche una retorica della guerra, il che e' molto peggio.
    Di questi tempi si pratica spesso il "tiro al buonismo", trincerandosi dietro una presunta visione pratica, oggettiva, limpida, che il piu' delle volte e' ostruita dai cosiddetti veleni del cuore, con cui raramente si vuole fare i conti.
    Il tiro al buonismo, pero', e' cosi' fitto di colpi che sta affondando, insieme al buonismo, anche la bonta'.

    Un "oggi non lavoro e mi vedo qualche film" Gil

  3. Pieffe
    che ti possa non piacere De Andrè, ci sta. Tutto è opinione.
    Ma io sono sicura che non lo conosci veramente.
    Ti inviterei a farlo, ma ci vorrebbero mesi e forse anni per conoscere tutto quello che lui ha fatto e permettimi, ha lasciato.
    Una eredità speciale, raffinata, densa.
    Ma serve soprattutto un'apertura di orecchie, di mente e di cuore.
    In altre parole disponibilità ad ascoltare.
    De Andrè non ha niente nè mai ha avuto niente a che fare con quello che tu scrivi.
    Sono d'accordo con Gil: dalle mode nascono pregiudizi e tutta l'erba non va necessariamente in un fascio.
     

  4. Conosco benissimo De André, perché lo ascolto da quando era "piccolo", Marinella inclusa. 
    Forse mi sono spiegato male.
    Non ce l'ho con lui, affatto, perché ha sempre avuto una delicatezza notevole in mezzo alla bastardaggine imperante.
    Ce l'ho con la traduzione semplicistica che induce, suo malgrado.  Ce l'ho con la delega alle canzonette per veicolare messaggi trasversali, che sostituiscono le idee in modo subdolo in quanto puntano sulla facilità dei refrain.
    Lui, Iannacci, Gaber rappresentano un'isola d'intelligenza, anche se diversissimi fra loro.
    Ma la "canzone" alla quale è stato delegato l'impatto mediatico di massa sulle pulsioni elementari,  e che ha indebitamente usurpato il termine "concerto", è diventata un induttore di semplicismi mentali.
    Quelli che poi autorizzano degli imbecilli patentati a trasformarsi in "guru" e a fare i "concerti" a San Giovanni e a cantare "me gusta marjuana, me gusta stu"  o vado al massimo, o arriva la bomba…e altre cavolate simili.
    De André è sempre stato un intimista, un raffinato. 
    E' l'oggetto "canzone", così come oggi è intesa, che trovo avvilente.
    Forse perché sono rimasto ai madrigalisti, ai Minnesinger, ai trovadori.

     

  5. Scusa, Pieffe,
    ma a me sembra che tu te la sia presa un po' con De Andre'. Nessuna apologia da parte mia, per carita', non e' neanche tra i miei preferiti, ma tu hai scelto questa canzone e questo autore per criticare la canzone di oggi.
    Anche verso quest'ultima sarei piu' indulgente: non si puo' paragonare tutto a Monteverdi o a Josquin, altrimenti si perdono altre bellezze.
    Un esempio stupido (ripeto, stupido): qualche anno fa ho visto l'alba sul Kangchenjunga, 8586 metri che si lasciano baciare di rosa quando il cielo e' ancora scuro e l'enorme vallata di Gangtok dorme ancora sotto camini fumanti.
    Un bel ricordo, ma non voglio che si trasformi in una zavorra, in una sorta di sottile critica al Terminillo, al Gran Sasso o a Monte Cavo sopra Rocca di Papa. L'Himalaya e' l'Himalaya, gli Appennini gli Appennini e i Colli Albani i Colli Albani. Non molto tempo fa ho visto una luna piena che illuminava il cielo sopra i castelli romani, era bellissima, ma se il ricordo di quell'alba sui monti del Sikkim si fosse intromesso me la sarei persa, e sarebbe stato un peccato.
    Ben intesi: apprezzo molto le tue capacita' critiche, sono segno di una vista lucida, precisa, fotografica, ed e' bene non condonare le cose brutte o peggio le cose in malafede, che in giro abbondano. Pero' questo esercizio puo' divenire un riflesso condizionato che scatta anche quando non serve, come nel caso di questa canzone, che certo non ferma le guerre, ma forse aiuta a guardare dove si mettono i propri piedi.
    Con incrollabile stima,
    Gil
     

  6. De Andrè ha accompagnato nascostamente certi miei anni giovanili,
    mi piaceva molto.

    Credo che le canzoni
    (parole, musica, autore, cantante etc)
    siano anche un pò come certe parabole…

    se cadono nella zizzania succede una cosa,
    se cadono su terreno coltivato ne succede un' altra
    e ancora ancora altro con infinite sfumature,
    ciascuno prende e lascia le risonanze o meno
    ed è normale che avvenga a vari livelli e diversamente nel tempo,
    ma credo la qualità sia data da ciò che esce
    più che da ciò che entra

    Trovo molto giusto ciò che dice Gil

    Spero anche di condividere la vostra stessa lingua…
    praticamente sempre, mi assalgono dubbi,
    forse parlo marziano
    o altro ??

    magari solo il GRAZIE
    spero si comunichi

                 p.n.
         

  7. Gil:
    commentare il tuo commento è… inquinare un' alba rosa o offendere quel cielo appena attorno alla luna sopra roma…
    Quindi non lo faccio.
    …..

  8. Ora a Roma,
    ma non solo a Roma,

    ci sono le nuvole che fanno la guerra al Sole,
    la Luna è nascosta silenziosa,

    ma il Sole c' è sempre
    e
    per tutti

    dietro, davanti, sotto, sopra

    Ciao a tutti ( in marzianese)

          p.n.

  9. Pieffe
    non so per quale ragione Splinder si è ingoiato un mio commento.
    Lo rifo.
    Concordo su quanto sostieni circa un certo tipo di canzoni, e di musica.
    E anche sulle mode, sul buonismo e sugli inni vari che fanno tanto moda ma che forse erano anche peggio un po' di anni fa.

    De Andrè è un uomo (non riesco a parlare di lui usando il passato)
    delicato e straordinario. Non c'è ombra di enfasi nè nulla di ridondante nei suoi brani e nella sua musica. C'è attenzione e cura verso tutto, c'è una visione delle cose sempre parziale e matura. Anche le sue canzoni d'amore sono uniche, dense di normalità e di realtà. Nessuna melassa mai, nessuna retorica, nessun tentativo di stupire o di commuovere.
    Nessuna banalità. 

    Un bacione sopra ognuna delle orecchie.
    Per non esserti spiegato bene, per penitenza ti faro' ascoltare TUTTI ma proprio tutti i brani di Fabrizio, uno dietro l'altro.

  10. parziale  ovviamente era imparziale

    oggi è il giorno delle rettifiche.
    Mi sa che mi serve una rettifica, una revisione, una messa a punto
    Insomma qualcosa

  11. Vabbè. Non ve la prendete troppo.
    Il mio non è un riflesso condizionato. E'… assai peggio.
    Non appena sento un giro di re minore con l'immancabile excursus con i bambini e gli orrori delle guerre, o le evocazione post vietnamita, con quel "io so che c'era, io so che c'è, ma ormai…. caro amico ti scrivo, ecc. ecc." in vari gorghi di malinconia, mi sento male. 
    Non è il caso di De André ma, anche lui, è stato strumento di un genere: quello delle "ballate" davanti allo pseudocamino con le emozioni facili che toccano il cuore e che aggregano nella nostalgia di qualcosa che si è perduto.
    Sento lo sfruttamento inconscio, sento i populismi, sento i pacifismi, ma soprattutto sento…  le banche che utilizzano a man salva qualsiasi strumento, anche in buona fede, per trasformarlo in oggetto di lucro. Il discorso sarebbe lungo e un giorno lo faremo.
    Gil: Riguardo al rapporto tra l'alba sull'Himalaya e quella sui Colli Albani, esattamente come te, non credo possa esserci gerarchia. Sono perfette entrambe. Sono due sinfonie ad altezze diverse, con colori diversi. Se noi vivessimo sempre sull'Himalaya ci sembrerebbe straordinaria l'alba sui Colli Albani. E' lo straordinario che crea stupore. Ma sono due straordinarietà diverse.
    Invece le lagne in 3/4 o 4/4 delle pseudo-canzoni attuali, stanno alla musica come un disegno kitc dell'Himalaya sta all'Himalaya. In un caso è un surrogato nell'altro è l'originale.

  12. E' bello vedere che
    quì,
    come in un prisma,

    i vari pareri sono alla fine piuttosto coerenti l' uno con l' altro,
    anche se in apparenza meno;
    tutte le sfaccettature lo compongono…
    forse la verità è simile ad un prisma ?
    se lo è, poi, sarebbe trasparente
    di modo che tutte le facce guardino in faccia le altre facce.

    Insisto a malincuore  (forse sono noiosa)
    sul fatto che l' età e i singoli sentire
    nelle tappe della propria evoluzione che è pericoloso saltare
    (contesti, esperienze,
    come le si viva anche trascendendole,
    grado di maturità etc),
    influiscono sull' apprezzamento
    e sul potenziale frutto che il seme di una musica
    (parlavo di una certa qualità) produce e viene prodotto da chi ascolta;
    ciò che poteva risuonare e fruttificare a 18 anni,
    a 75 magari può far sorridere.

    Rare sono le composizioni "leggere" "universali"
    nel tempo e nello spazio,
    così come sono invece frequenti
    cantanti costruiti personaggi,
    pilotati con fini mistificanti, come spiega bene PF.

    Comunque la sensibilità di ciascuno
    farà nel tempo aiutandosi anche  con il fuori del tempo,
    sempre più discernimento,
    affinamento,
    che porterà a sempre più selezione,
    per arrivare, si spera,
    ad una magnifica "ristretta"
    infinita sintesi…

      Grazie e Ciao
    (a chi lo accoglierà e non)

            p.n.

  13. Osservazione acuta, Pieffe:
    tra un'alba sul Kandjejunga e una luna piena crepuscolare che rifa' il profilo ai castelli non c'e' gerarchia, mentre nella musica questa gerarchia c'e', eccome.
    Condivido, anzi, sottoscrivo, e questo dimostra anche che, come avevo detto, l'esempio era inadeguato.
    Quello che provavo a dire e' altro: se vedo un filmetto (riprovo con un altro esempio stupido) di supereroi ed effetti speciali, lo vedo e mi diverto e basta, non gli chiedo altro, non devo per forza umiliare quel film ripensando a Tarkoskij, a Bergman, a Kurosawa o a Jarmusch (mi assumo la responsabilita' per la promozione di Jarmusch). Mi godo quel che c'e', oppure non lo vedo. Punto. (Tra l'altro, mi viene in mente che Padre Serjei di Tarkoskij ha messo a nudo la guerra piu' dell'intera cinematografia sul Vietnam).
    Ovviamente la tua critica, caro Pieffe, va verso una certa retorica appesantita da imbarazzante superficialita'. Pero' non mi sembra che De Andre'  la rappresenti.
    Questa discussione mi suggerisce una domanda, che rivolgo a me stesso e giro agli amici del salotto: come ci poniamo di fronte al brutto? Non parlo di De Andre', ora, ma del brutto per davvero, dalle canzoncine che ammiccano in malafede solo per vendere copie ai programmi trash che stimolano voyeurismi e avidita' di risse.
    Come ci poniamo? Se ascoltare o guardare in questo caso e' una perdita di tempo e inoltre ci inquina, non lo e' anche sparargli addosso?
    Si sono disboscate foreste e intasate reti per dire quanto sono disgustosi certi programmi: non sarebbe stato piu' salutare non vederli? In certi casi il disgusto puo' essere beneficamente contagioso, puo' risvegliare un sano discernimento nelle persone, ma il prezzo puo' essere un doppio inquinamento: 1) assistere al brutto; 2) impelagarsi nella critica al brutto.
    Senza contare di quanto viene sottratto alla dedizione al Bello.
    Quindi: come ci poniamo?
    Una buona giornata a tutti da un "oggi non mi va di lavorare, mi sa che mi faccio un altro caffe'" Gil

  14. una piccola risposta al 14° di GIL:

    Infatti
    se
    si fosse bellezza,
    la qualità pare sarebbe data
    da ciò che esce dal cuore dell' uomo (bellezza),
    non da ciò che "entra" (bruttezza)

    rispecchiare semplicemente
    ciò in cui si è immersi e ci si riconosce
    può essere alternativa allo sparo,
    è già un contagio,
    -al positivo-,
    un bello del bello è  che ha poi tantissimi gusti diversi…

    Non è detto però
    che le tappe per questo riconoscimento,
    non passino per passaggi e "paesaggi" distraenti, inquinati,
    smarrimenti…

    scusate ho un brutto (?) dubbio:
    disturbo???

    buona immersione…

          p.n.

  15. Gil
    ho avuto anche o, spesso, questo pensiero: si spendono fiumi di parole per criticare programmi TV e libri e film e musica. Dunque si da loro importanza. Comunque se ne parla, perdendo tempo e anche imbrutendolo.
    Putroppo assistiamo al brutto nostro malgrado, perchè si insinua in ogni momento della giornata, in ogni attesa. Perfino aspettando il mio treno la mattina, ci sono ben 4 – QUATTRO – magaschermi in una stazione di 2 binari che propinano insistentemente pubblicità di compagnie telefoniche specialmente. E' inevitabile, il brutto. La violenza mediatica è purtroppo inevitabile. Ci si difende con l'I Pod.
    Gil: troppi caffè.

  16. Ci sono ben altre bruttezze, un bell'argomento per un confronto, anche qui.
    Sono aperte le "iscrizioni"

    Un abbraccio a tutti anche se posso solo offrirne solo di stanchissimi.

    Caffè anche io, adesso.

  17. Lasciamo lo spirito del povero De André a veleggiare per le galassie.
    Ascoltare il brutto inquina? Come ci poniamo dice il grande Gil?
    Un mio caro amico ora scomparso diceva di si, che anche una sola parola può inquinare un'anima, anzi sosteneva che fosse il peggiore degli inquinamenti. Ma più che diseducazione causata dal brutto, parlava di diseducazione causata dall'arroganza dell'ignorante, che conduce alla disarmonia, all'elogio del caos.
    E oggi che l'arroganza diventa un titolo di merito, come glie lo spieghi a 50.000 persone in uno stadio che cosa è il brutto?
    Forse se ne può parlare in 5 o 6, durante un simposio attorno ad un tavolo.

    Ma, a chi riempie la sua giornata di rumore chiamandolo musica, a chi vuole saltare dietro un vagone di decibel distruttivi, a chi segue i gesti di un coatto sopra un palco che, muovendo il culo o urlando, titilla i centri medio bassi dell'ascoltatore,  a quell'oceano di forsennati che tollerano che un imbecille che da calci ad una palla guadagni, in un solo anno, quello che 100 operai guadagnano in 50; a tutti questi: cosa gli diciamo?

    E poi potremmo proseguire con infiniti esempi di… educazione alla disarmonia.
    Quindi, un po' d'intolleranza credo sia indispensabile. Per tale ragione io ascolto Mahaler e Mozart, Rossini e Puccini, Beetoven e Shubert e poi anche Chopin ecc. ecc. . E cerco disperatamente di ricordare a me stesso che c'è un modo diverso di vivere, un modo diverso di parlare, e un modo diverso di muoversi, rispetto a quello in cui siamo precipitati. E poi ognuno scelga dove stare e cosa ascoltare.

  18. Credo che nessuna parola
    abbia il potere di inquinare un' anima,
    se l' anima non lo permette.
    Per questo le aggressioni del brutto sono più gravi, più giovani si è…

    Un conto è scegliere il brutto
    e in questo caso sicuramente inquina,
    (ma non è lui, siamo noi a farlo…)
    un' altra cosa è subire il brutto,
    si possono avere danni in superfice, anche profondi,
    ma la profonda essenza (riconosciuta) non viene intaccata
    se non si è complici.

    Ma un pò complici si diventa
    anche non facendo tutto quello che possiamo.

    Oltre lo stile di vita, occorre, si
    difendere chi è più debole, permeabile a queste aggressioni,
    bambini,giovani labili, malati…
    se c'è  una scelta del bello  le omissioni di questa difesa
    non sono belle,
    Credo sia una verifica per noi stessi e in ciò in cui diciamo di credere ,
    che prima vengano non tanto  le parole di protesta
    quanto oltre allo stile di vita ,i piccoli quotidiani doveri-diritti .

    Ma così come si può rimanere liberi in una prigione
    e schiavi in giro per il mondo,
    la nostra Anima può non essere minimamente  scalfita da alcuna bruttezza o male… a meno che lo si faccia.

    Per questo ti vorrei dire Celeste:
    anche se ti auguro un giorno di  non salire più su quei treni…
    nel frattempo tranquilla:
    niente Ti può scalfire anche senza l'I Pod
    (che non so cosa sia!! )

    mi scuso per l'ignoranza…su tutti i fronti
    sono solo
    p- iccole n- ote

                        p.n.

  19. Ringraziate il buon Dio che non mi metto a cantare io, se no vi darei la dimostrazione pratica di come si può evacuare uno stadio strapieno di persone urlanti in pochi secondi..
    All'occorrenza, sono disponibile!

    Può sembrare una battuta, confesso di aver esagerato, ma c'è un fondo di verità
    Un bel po' di anni fa, mentre mi dedicavo ai lavori di casa la radio stava trasmettendo canzoni in voga in quel momento.  Presa da un impeto di entusiasmo ho intonato, per così dire, il ritornello della canzone trasmessa . Mia mamma, che era in un'altra camera, è corsa a vedere se mi ero fatta male perchè mi aveva sentito "urlare".
    Non dico una persona qualunque , ma mia mamma! Lei sapeva delle mie deficenze canore!
    Così, dopo altre avventure del genere, preferisco restare in silenzio e ascoltare…
    Buona giornata a tutti
    Pinuccia

     

  20. GRAZIE PINUCCIA
    Si un mito un salvagente un sorriso…..
    GRAZIE!

    Grazie Pieffe
    ho letto tutto attentamente, come sempre.
    Scusate la fretta: son qui circa 12 ore al giorno e ha il suo peso…
    Oltre a quello mio che si sa ……..

    A presto

  21. Non parliamo di peso, per favore.
    Grazie a tutti voi per avermi fatto sorridere. Non e'un bel momento.
    Pinuccia:  io canto talmente bene che lo faccio solo mentre guido, con i finestrini chiusi. Mai sotto la doccia, potrebbero pensare che e'scattatol'allarme…
    Un abbraccio a tutti
    Sir Biss

  22. Sir Biss
    grazie anche a te.
    L'umorismo è sempre una bella porta, quando intelligente come accade sempre qui, in questo posto.
    Umorismo intelligente, bello, sano, proprio di chi sa anche prendersi un po' in giro.
    L'ironia invece è altra cosa e spesso si usa impropriamente questa parola per definire quello che è umorismo.
    Mia mamma è stata una donna dotata di un umorismo sottile, intelligente e soprattutto riusciva a trovarlo in sè stessa. Questo pero' lo leggo solo adesso, a distanza di 24 anni. Allora non era condivisibile per questioni di età. Io la sto raggiungendo, proprio adesso e solo adesso potrei …
    Potrei.

    Tornando a prima:
    Spesso non sono "bei momenti", ma capita anche che proprio in questi momenti arrivano delle cose speciali, piccole magari. Una carezza, un pensiero bello, una parola di quelle "belle"  perchè se è vero che, come dice Pieffe, una parola puo' inquinare un'anima è anche vero che una parola puo' abbellire una giornata.

    Molto forte e molto vera l'affermazione di Pieffe
    Una parola può inquinare un'anima, ferirla, farla a pezzi.
    Ci sono parole dentro le anime, incise anche in tempi lontani, che sono ncancellabili. Ferite mai chiuse, pronte a sanguinare al primo colpo di piccone, lo abbiamo detto altre volte.
    Una sola parola può bruciare per una vita intera. Questa riflessione di Pieffe ne ha fatta scattare qualcuna, nella mia memoria e cavolo, sono come ferri roventi sulla pelle.

    Ma
    alcune parole che ho avuto sono state di una tale bellezza da vestire di luce un ricordo, ma anche accendere speranze e voglia di cose belle e di cercarle, scovarle, trovarle.

    Ori

  23. Ho assistito ad un bellissimo dialogo, qui.
    Il tema della guerra e dei concetti morali ad essa associati (bonta, buonismo, retorica, come dice giustamente Gil, di una parte o dell'altra) mi interessa moltissimo, quindi è stato interessante poter leggere altri pareri, altri punti di vista.
    Riguardo al brutto, in senso esteso, ad un mio concittadino qualcuno disse: "non ti curar di loro, ma guarda e passa".
    Non credete abbia la sua attualità?
    R

  24. hm.
    avevo fatto un commento ma è sparito. Se ritornasse dall'iperspazio dove s'è rimpiattato, tengo a che si sappia che non mi sono fumato nulla di scadente.
    Dicevo, "la guerra" è un'argomento al quale tengo molto, e quindi mi ha fatto molto piacere assistere a questo scambio di punti di vista, sulla guerra e sui concetti ad essa legati, quali bontà, buonismo, retorica, come dice giustamente Gil, di una parte o dell'altra. E mi piacerebbe leggerne ancora. Riguardo al "brutto" genericamente parlando, concetto che è stato sfiorato lungo la via, ad un mio concittadino venne detto "non ti curar di loro, ma guarda e passa". Io ritengo che abbia ancora il suo perchè…
    R

  25. Le parole che feriscono di più sono quelle dette da persone  che occupano un posto speciale nella nostra vita. Succede che sono mazzate che stordiscono,  farebbero meno male se invece di parole fossero pugnalate alla schiena.
    E’ anche vero che con il passare del tempo e ragionandoci su si capisce cosa è successo. Ma comprendere è un’altra cosa. Comprendere è non solo ragione, anche l’anima  fa la sua parte. Solo allora si può perdonare se stessi per non essere stato capaci di essere nel momento nel quale è successo il patatrac di vedere che ci stava ferendo come una persona più fragile di noi. Questo non è buonismo. E quello che ho sperimentato sulla pelle. Poi la persona in questione se la vedrà con la sua coscienza, la cosa non ci riguarda più. Ciò che conta è aver compreso.
    A volte ci vogliono anni, una vita intera per arrivarci, Non è detto che succeda.
    Basta un pensiero  , una farese colta al volo per destarci dal torpore.
    Queste sono le guerre più feroci che ci tocca di combattere. Riportare la pace, l’armonia è arduo ma se po’ fare. Basta non farsi sopraffare dalle brutture,  guardare il mondo con gli occhi spalancati di un bimbo e la consapevolezza di un adulto che ama i giochi dei bimbi.
     
    E’ capitato una sera, durante una trasmissione televisiva dove c’era il solito arrogante che parlava sugli altri e non dava spazio che alle sue corbellerie, si sia azzittito di colpo quando due persone ( non ricordo chi fossero, ma non è importante) abbiano iniziato a dialogare di argomenti di cultura.
    Solo aprendo la mente delle persone si debella l’ arroganza.
    Occorre anche umiltà, o volendo le semplice regole della buona educazione. Il galateo, più o meno. E poi ci vuole tempo. Ma di tempo ne abbiamo talmente tanto a disposizione…
     
    A Sir biss. Allora mettiamo su un coro assieme?
    Sono aperte le iscrizioni.
     
    Pinuccia

  26. Riccardo
    Si, "guardo e passo" puo' essere attuabile in piccoli contesti.
    Ma non possiamo guardare e passare camminando dentro il mondo in cui viviamo come se non ci riguardasse.
    Io SO cosa intendi ma ho voluto far luce sul punto che forse non hai sufficientemente chiarito.
    Quindi: occorre, ognuno con i mezzi suoi, anche piccolissimi (il tuo temperino di qualche commento fa) faccia qualcosa per abbellire, o cambiare questo mondo.L'alternativa è stare qui a lamentarci perennemente, a guardare il mondo scrollando la testa e dire la solita litania "ma che schifo che fa questo mondo era meglio una volta". 
    Scelte.

    Comunque: io riesco a sentirmi bene anche davanti al camino con i miei amici che suonano la chitarra cantando le canzoni di Battisti. L'ho fatto anche sabato scorso – con il camino spento pero'.

    Pinuccia
    dialogare di argomenti di cultura .. Va bene, ci sta.
    Ma a volte ad aprire la mia mente – e il mio cuore –  è stato altro.
    Una volta mio padre, quinta elementare. Mi ha chiamata dal balcone dove stavo dicendomi di scendere. Tra le sua mani callose, da operaio, c'era un piccolo di quaglia, senza piume, tremante e urlante.
    Mi si è aperto il cuore davanti alla Compassione e la mente davanti al miracolo della Vita.
    Ne potrei citare altri di episodi simili. Tantissimi davvero.
    Come potrei parlare, spessissimo, di persone informate, culturalmente preparate, che mi hanno fatto un male bestia. Sensibilità e amore e profondità per aprire mente e cuore. Prima di tutto. Poi il resto va bene, ma solo come valore aggiunto

    Ridondante?
    E sia!

  27. Pinuccia
    Per il coro, che ne dici di Panta Rei?

    Dove proviamo? A casa di Cele?

    Ciao
    Sir Biss

  28.  Sir Biss

    Ma la Celeste sarà d'accordo? E i suoi cani li accettiamo nel coro?
    Panta rei, tutto scorre…anche noi
    Bacio Pinuccia

  29. il bianco è bello,
    l' azzurro è bello,

    ma la bandiera bianca  quì ,
    cosa è ?

    ringrazio tutti e chi avrà
    la bontà e bellezza di

    spiegarmelo trasparente

    riscuso ignoranza e tontaggine

            p.n.

  30. A tutti:
    vi leggo volentieri, ma non vi ascoltero' cantare: ovviamente, al contrario di voi, sono capace di intonare sublimi rāga e rāginī… nella vostra lingua si chiamano inappropriatamente barriti…

    Pinuccia ,
    il tuo aneddoto sul dibattito televisivo che acquieta il cafone di turno (di solito un personaggio messo li' per l'audience, non e' un intruso ma la star da copione) e' interessante, pero' ho una piccola obiezione: in alcuni dibattiti, se ricordo bene, l'argomento non e' stato sufficiente a creare atmosfere consone (penso a gente come Sgarbi e Zecchi, capaci di tingere di arroganza anche la Trasfigurazione di Raffaello). Potrei sbagliarmi, ma penso che sia una questione piu' di atteggiamenti che di argomenti. E di brutti copioni televisivi che, come direbbe PF, sanno titillare i centri bassi.

    Celeste:
    bella la tua nota sulle parole e l'indipendenza del bello da ogni cultura nozionistica; riporto un aneddoto recentissimo: ieri e l'altro ieri sono stato in Issan, nell'est della Thailandia, con tre colleghi. A cena discutevamo della poverta' e della mancanza di infrastrutture di questa regione a lungo dimenticata dal governo (e i suoi abitanti discriminati). Questi problemi, mi diceva un collega nato e cresciuto li', includevano un enorme tasso di analfabetismo, che a sua volta ha impedito a lungo che la piu' larga fetta della popolazione della Thailandia avesse un peso sulla scena politica.
    A quel punto ho chiesto al mio collega come fosse possibile che in una regione con cosi' scarso accesso alla cultura fossero nati alcuni tra i piu' importanti insegnanti di meditazione buddhista del secolo scorso, che oggi sono letti e seguiti in tutto il mondo.
    La risposta del collega e' stata "In issan ci sono piu' foreste".
    Una spiegazione identica l'aveva data tanti anni fa Tagore, rispondendo al medesimo quesito sui contemplativi indiani.
    Non sono d'accordo al 100%, ma credo che un po' confermi quanto sta uscendo fuori qui nel salotto celeste, ovvero l'importanza di proteggersi dal brutto, probabilmente piu' importante del cercare stimoli piu' raffinati e sofisticati.

    Pieffe,
    come al solito ci lasci perle e quesiti, e quesiti che di per se' sono perle.
    Intanto, comincio con un ammissione: il grande Gil.
    E' vero, lo riconosco, sto aumentando un kg a settimana e mi stupisce che le tue orecchie pleiadiane lo abbiano percepito a continenti di distanza. Ma dalla prossima settimana mi impegno a porre rimedio, cominciando con l'acquisto di una nuova bici e magari rinunciando a qualche dolce al taro.

    Second: a 50000 persone allo stadio non si puo' dire niente, c'e' una trance collettiva che neanche un terremoto interromperebbe. Forse pero' si puo' aspettare fuori dallo stadio una sola di quelle persone, e (se c'e' fiducia) dirgli: "Ehi, stasera suonano Rachmaninov all'auditorium, ci andiamo?". Se ti risponde che la sera c'e' 90minuto, domenicasportiva, domenicasprint, highlights, commenti, commenti ai commenti, dibattiti sugli arbitri, etc., allora vale l'ammonimento dato al conterraneo di Riccardo, stanno in un girone troppo basso e rumoroso, li' le note di Rach 2 proprio non ci arrivano.
    Pero' e' possibile invece che dopo tanta trance (e un po' di sano divertimento, perche' no?) l'amico voglia toccare corde piu' profonde e gentili, e allora… buon concerto. Diamogliela una chance, no?

    Insomma… concordo con tutta la sana intolleranza di Pieffe, ma rimango perplesso davanti a quel conclusivo disperatamente. Ecco, quello secondo me, poco, ma poco poco, inquina, e confuta la massima dantesca: meglio passare senza guardare. Meglio un po' di silenzio che stare esposti ai decibel sculettanti e poi cercare di cacciarli con qualcosa di bello. In altre parole, prevenire e' meglio che curare. Ma forse sarebbe un discorso troppo lungo.

     

  31. Intanto che non c'è:
    ho dormito con lei,  otto anni a settembre, occhi celesti denti intervallati da qualche finestrella, qualcuno in crescita, uno che dondola.
    Con lei, e poi con una tigre bianca e una mucca. Nel letto decisamente affollato, c'ero anche io.
    Come se non bastasse, lei (conseguentemente temo anche io) deve avere qualche lontano parente licantropo, perché di notte si crede un cane. una volta o due, nel cuore della notte si mette a 4 zampe e viaggia nel letto abbaiando. Lo ha fatto ieri notte, questa notte invece parlava come fanno gli umani il che è stato in parte rassicurante.
    Poi: colazione a letto, cartone animato abbandonato a favore di Art Attack. A seguire il solito rito del bagno, spazzolata capelli con soliti ululati poi giardino e cani e salti e gida e risate.
    Oggi in trasferta per un'oretta, ecco perché sono qui.

    A proposito di bellezza.

    Gil
    Ben trovato, e grazie del sorriso del "Grande Gil".
    La risposta "qui ci sono tante foreste" dice tutto, in tre parole tre.
    Non so nulla di meditazione ma penso che tutto ciò che sta fuori di noi sia anche tutto ciò che sta dentro di noi: contemplazione del fuori non è anche contemplazione del di dentro?
    Credo che gli stessi segreti, e le risposte a tutte le domande dell'uomo che poi forse è una: perché siamo qui, o meglio perché "siamo" sia scritta dentro di noi come nella chioma di un albero, in una nuvola, in una zolla di terra, nel fuoco, nell'acqua, sopa il guscio di una tartaruga. È davvero necessario "sapere"? Per leggere forse no.

    Dipende se vogliamo leggere il libro che siamo oppure se vogliamo leggere libri che cercano di spiegarcelo.

    Forse la cultura è una chiave per aprire porte che contengono altre chiavi. Ma "LA" chiave? Quella nelle mani di Dio, è la stessa che vediamo ogni giorno? È  dentro una goccia di rugiada, in una margherita?  È la stessa che possiamo sentire stado immersi dentro una foresta lasciandoci diventare foresta?

    Un antico proverbio dice "il punto più in ombra è quello sotto la lampada".
    Penso che il  problema sia quello di capire qual è la lampada.

  32. Gil
    interessante anche la risposta a Pinuccia sulle esibizioni televisive.
    È verissimo: non sono gli argomenti ad essere importanti, nel corso dei vari programmi anche di matrice culturale.
    È porprio l'occasione che queste creano, ad essere appetibili per molti.
    La possibilità di esibirsi, di esporsi, di essere ricordati o chiacchierati.. e i vari tentativi di stupire, di essere originali, di dire qualcosa di intelligente e di diverso, insomma di fare le prime donne. Insisntesi, chi potrebbe  parlarci di arte, o di musica ecc spesso non fa  nulla di diverso da ciò che fanno le veline. Si vede che è una tentazione troppo forte…

  33. Quì,
    è anche un pò
    come in una scuola…

    così mi ero permessa piccole note
    e piccola domanda;
    chiedo gentilmente,
    ora,
    a Celeste,
    se non è troppo faticoso o brutto
    farlo,
    se può spiegarmi la -bandiera- al suo 20°,
    così come avevo accennato al 30°
    Ti ringrazio molto

              p.n.

  34. Solo per eventuali malintesi…
    Tutti si impara un pò da tutti,

    proprio come in una foresta,

    ma è anche  bello dirselo,
    proprio come fate voi,
    no?

        p.n.

  35. Dal  davanzale umbro io e Lucertola vi seguiamo con molto piacere e possiamo dire che il "bello" è anche poter leggere interventi intelligenti e …sereni,  che fanno riflettere, come quelli del salotto di Celeste.
    Sono pronta a sentire e accompagnare con miagolii adeguati anche il Duo Panta Rei e se volete dico a Zar Zigulì di unirsi a voi…e allora sentireste che note celestiali.
    Fusa un po' stanche!

  36. Sono tornato or ora da una montagna piena di cielo, piena di ontani, piena di larici e di abeti, e, la notte, piena di stelle. Un po' come le foreste di cui parlava il grande Gil il quale, per voler esser piccolo, dimostra d'essere più grande di tanta gente che vuol esser grande facendo finta d'esser piccola.
    Vorrei permettermi di spostare un attimo l'attenzione sull'inquinamento causato dalle parole. Io non intendevo parole che feriscono, parole che offendono, parole che aggrediscono. Ben vengano anche quelle, se sono sincere.
    Io parlo d'inquinamento animico causato dalle "forme pensiero" che, transitando dalla mente attraverso il linguaggio diventano "forma parola", annebbiano le coscienze e stravolgono il retaggio dei "principii".
    Per fare un esempio tra un milione, una forma pensiero che è transitata in questo ultimo cinquantennio concerne le "diversità" e il terrore mentale (che è un vero e proprio indottrinamento inquinante) che porta alla loro esorcizzazione facendole entrare nella "Norma". 
    Ora in un mondo come questo, dove tutto DEVE essere normale, anche l'anormale DEVE essere ricondotto nel normale, e spostato a seconda delle convenienza politica, e non in funzione di un principio.
    Faccio un esempio di escalation mentale inquinante?
    Handicappato vuol dire che, rispetto ad una serie di attività fisiche o psichiche considerate normali, ho delle difficoltà, degli handicap, appunto, che non mi consentono di svolgerle parzialmente o totalmente.
    Ma poiché il termine handicappato è diventato un'offesa, in quanto fa presumere una forma d'inferiorità psichica o fisica,  e poiché oggi nessuno deve essere considerato inferiore o superiore a nessuno, io lo chiamo "diversamente abile". Con tale termine l'uomo si libera la coscienza dall'emarginazione in atto, perché ha "esteso" i confini del "normale". In realtà, secondo un'ottica tradizionale ciò è un'emerita frescaccia in quanto per avergli cambiato nome non ho eliminato le sue difficoltà ma l'ho orribilmente IMBROGLIATO in quanto gli ho dato (io che sono normale a lui che non lo è, e in questo già ho operato una discriminazione, in quanto sono io a giudicare e non lui), un riferimento diverso del "normale" contro il quale si troverà ugualmente a scontrarsi.

    Un po' come quando attraverso il "6 politico" si promuovevano tutti. I somari crescevano (come effettivamente son cresciuti) con la certezza che il loro 6 valesse com e il 9 di quello che studiava. A volte è andata loro bene, e son diventati capi conclamati di partiti politici (ne potrei citare una decina), altre volte sono stati massacrati ed estromessi dal mondo. Ma agli handicappati non andrà così.
    L'inquinamento mentale, infatti, consiste nel fatto che l'operazione buonista del cambiar nome, trasformi in qualche modo lo status di handicap. 
    E, invece di preoccuparmi sul serio di come alleviare la situazione di tanti handicappati che hanno barriere architettoniche, difficoltà di gestione della loro vita, ecc. mi sforzo di crear loro una serie di surrogati comportamentali, che li facciano sentire "normali" per forza.
    Ho dei cari amici, handicappati, e dei figli di persone a cui voglio molto bene. E grazie a Dio nessuno di loro si sogna di essere diversamente abile perché non può salire una scala, e manco diversamente abile perché è "down". 
    Le idee briccone di questo genere impazzano nel mondo e sovvertono la scala dei valori: da quelli musicali a quelli sociali, a quelli etici, a quelli sessuali ecc. ecc.
    C'è un bisogno terribile di appiattire la percezione verso il basso e, per tale ragione  la "maleducazione" … è quasi scomparsa e sostituita dai "diversamente educati".
    I diversamente educati che ballano al Foro Italico fino alle 5 del mattino con una potenza in decibel in grado di demolire un carroarmato (si sentono nettamente a circa 3,5 Km di distanza) sono di certo …"diversamente educati". Infatti quando io chiamo la Polizia, mi si dice di stare ben attento a non fare accuse infondate; infatti il loro misuratore di decibel potrebbe riscontrare che tale frastuono è al disotto dei parametri fissati quale inquinamento acustico.
    E poiché io, che sono fascista perché pretendo di dormire la notte, e non riconosco la diversa educazione di quei forsennati che distruggono il silenzio della notte, mi rassegnerò a chiamare me stesso "diversamente dormiente" e non un insonne, perbacco.

    Quando finalmente avremo creato il "pensiero forma" che non è giusto che la gente muoia, chiameremo i cadaveri: "diversamente vivi"? Boh?
    Pieffe.

  37. Grazie a tutti:
    Riguardo le forme pensiero,

    ciascuno può fortunatamente elaborarle
    anche con valori diversi da chi le ha diffuse,
    sia gli  "handicappati", sia i "normali".
    In mille casi diversi bisogna intendersi bene per sapere e sentire
    cosa significano per loro e per noi queste definizioni,
     sia il vecchio che il nuovo termine;
    possono essere entrambe etichette riduttive o fuorvianti,
    secondo cosa c'è dietro…
    Sotto certi aspetti può essere vero che essi, gli handicappati (?),
    abbiano abilità e sensibilità appunto… diverse.
    La mia piccola esperienza negli anni come volontario e poi "amica"
    di queste creature, mi porterebbe a credere che sono
    sia handicappati e sia diversamente abili,
    ma hanno una disperata aspirazione alla normalità
    forse perchè in realtà NON vengono accettati così come sono
    (e pongono problemi da risolvere)
    magari proprio da chi, nonostante l' apparente cambio di valore
    nel cambio dell'appellativo loro dato, non accettando il non sano
    e creano in realtà il "valore" della negazione dell' handicap!
    Quindi condivido moltissimo il parere di PF,
    fa loro più male che bene il volerli , per forza allineare
    con i parametri dei "normali"
    che a nostra volta, spesso, secondo me,
    siamo
    normali "diversamente abili" !
    quanto ai cadaveri però…
    beh, secondo la tradizione in effetti è vero
    che sono diversamente vivi !
    la sù.

      n.

  38. errata corrige:

    al 20° rigo:
    non accettano (invece di non accettando)

    al 27° rigo:
    "diversamente handicappati" (invece di "diversamente abili")

              p.n.

  39. Caro Pieffe,
    la formula piccolo > grande, grande < piccolo, ma anche grande < grande e piccolo > grande < piccolo non mi e' molto chiara, spero solo che mi riesca 'sta dieta. In tutti i sensi.
    Linguisticamente parlando, credo che tutto sommato esista un diffuso normocentrismo, e' quello che usiamo per dire noi e (purtroppo spesso) per alzare palizzate.
    L'attuale riforma linguistica, secondo me, non dovrebbe servire a estendere il concetto di normale, ma a relativizzarlo, perche' di fatto sfugge a una classificazione rigida.
    Sul fatto che il problema non si risolva con neologismi acrobatici mi sembra che tu sia stato ineccepibile, Pieffe, pero' riflettere sul perche' si creano dei termini, sull'uso che se ne fa, ed eventualmente riformularli perche' alla fine servono a qualcosa di diverso dal loro scopo effettivo, non mi sembra una cattiva idea.
    Per esempio, trovo la parola orientalismo non solo desueta, ma nata mala e usata peggio, percio' la evito quando posso, uso termini comunque approssimativi per parlare degli studi della lingua sanscrita o tibetana, pero' non uso un'astrazione basata, nell'ipotesi migliore, su un errore, o peggio, su pregiudizi eurocentristici.
    In un inciso tocchi un tasto delicato, quello del sovvertire scale di valori. Discorso complesso, questo, che puo' davvero alzare polveroni. Mi limito a dire che forse le scale di valori non vanno sovvertite, ma ridiscusse e contestualizzate. Non essendo sempre condivise, dovrebbero essere (a mio avviso) considerate secondo la loro effettiva funzionalita' e non partendo da presunte inconfutabili fondamenta ontologiche.
    Totale solidarieta' verso chi e' costretto a perdere sonno in favore di un presunto inalienabile diritto a "far caciara sempre e comunque". Dove abito, quando gesticolando e pronunciando parole sconnesse faccio capire che siccome sono le tre di notte (e la mattina dopo non posso alzarmi dopo le sette), gradirei qualche ora di silenzio per riuscire a dormire, la risposta e' una serie di facce stupite, che poi mi rassicurano con un bel "ok, ok, sorry, sorry", e quindi ricominciano come prima.
    Si', e' molto ipocrita che da un lato si mostri sensibilita' a chi si vuole divertire (estate romana, cinema all'aperto, etc.), e poi, per fare un esempio, si immerga un intero ospedale (isola tiberina) in una piena di decibel al cui confronto quella del 1870 fa sorridere.
    Infine, a proposito di cadaveri: lo sai che c'e' un testo (il Rohitassasutta)in cui il corpo umano ancora in vita e' definito kaḷevara (o kaḷebara, in sanscrito kaḍevara o kaḍebara), cioe' cadavere? Anche la scala di valori tra vivi e morti, tutto sommato, e' relativa (al tempo, al respiro, alla salute…).
    Buona settimana a tutti, e buon soggiorno umbro a Petula e Lucertola.

  40. Gil, con il tuo disagio nei confronti del termine "orientalismo" mi fai venire in mente che ormai da anni non uso quasi più il termine "esoterismo", viste le colossali ed inquinanti  "forme-pensiero" che ne sono derivate.
    I neologismi nascondono spesso non tanto un'evoluzione del pensiero quanto una distorsione semiologica. Ed io credo che tale distorsione sia consapevole, e mirata verso quella involuzione scientista di derivazione cartesiana, che mi piace chiamare "controiniziazione di massa".
    Tale casino è sorretto da un "pensiero forte" che presume di poter masturbare i suoni archetipici ad uso e consumo della mente…disorientata (ehm, a proposito d'oriente).
    Riguardo al Fatebenefratelli che tu hai citato (a beneficio dei non romani specifico che trattasi dell'ospedale che sorge sull'isola Tiberina) ti confesso che, una volta che venne installata la nuova giunta capitolina, io sperai timidamente in una riduzione dello scempio estivo, in cui i malati ricoverati nel suddetto ospedale, subivano questa full immersion nel rap e nel rock oltre le 4 del mattino. Mi confortava in tal senso la dichiarazione primigenia di Alemanno che dichiarava di voler abolire "le notti bianche romane". Col cavolo!!
    Le ha moltiplicate a dismisura, surclassando Rutelli e Veltroni in un'escalation brutale, alla ricerca di che?  voti? boh?
    A proposito del kedebara ti ricordo che, ….modestamente, anche la patristica protocristiana e poi anche le correnti gnostiche, insistono molto sul corpo-cadavere. Anzi, alcune, consociandosi con il sufismo, parlano esplicitamente del corpo tomba.
    Vabbè, dico io, ma non se ne devono mica approfittare per pretendere di risvegliarlo con le urla di Zucchero Fornaciari. E che cavolo.
    Pieffe 

  41. confermo …anche per l'ospedale,
    da qualche anno posso vivere per più di un mese c.a. l' anno
    in una antica casa a un tiro di freccia dall' isola tiberina;
    potevo andare anche per tutto l'agosto, ma ho rifiutato…
    fortunatamente quando vado però
    rimangono nel mio animo
    solo il risuonare di campane che si rispondono
    e l'acuto stridio dei gabbiani
    il rumore invece…
    scivola via

     n.

  42. @PF,
    la parola esoterismo e' stata distorta ma, per quanto ne so, ha un etimologia accettabile, si riferisce a qualcosa che ha la sua importanza, se pur variabile, in ogni tradizione. Diciamo che comprendo il fastidio di vederla spalmata su film per adolescenti o associazioni di truffatori, pero' ha una sua ragion d'essere.
    Al contrario, orientalismo e' una distorsione lessicale che usa una connotazione geografica per definire e uniformare qualcosa che non corrisponde a tale collocazione e che ancor meno si puo' uniformare.
    Per qualche strana ragione, la Russia, che si estende fino a est del Giappone, dovrebbe essere occidentale rispetto alla Giordania, o la Norvegia rispetto al Marocco, che sta molto piu' a ovest del Portogallo. Lo stesso vale se si confronta l'Australia con il Bangladesh, la Nuova Zelanda con la Cambogia etc.
    L'abitudine poi di uniformare le civilta' cinese, indiana, araba e persiana sotto l'etichetta orientalismo mi sembra ancora piu' insensata e arbitraria. Tutto per mettere quella che si insiste a chiamare cultura occidentale da una parte della lavagna, e tutti gli altri dall'altra, indistintamente.
    Come vedi, Pieffe, forse ho piu' ragioni di te per arrabbiarmi
    Sulla negazione del diritto al sonno vale, come in tante cose, la mera prepotenza, travestita in questo caso da inno alla sacralita' del divertimento; e chi non partecipa e' un povero invidioso.
    A pensarci avrei dovuto chiederti prima qualche riferimento tradizionale sulla visione del corpo, mi sarebbe proprio servito…
    Se ti capita di scrivere a riguardo fammi sapere, potrei avere qualcosa da passarti.

  43. Io leggo tutto, e ascolto, e imparo.
    Mi unisco a Petula e confermo che questo è un bel posto, un invito.
    Assisto con un bel po' di invidia e con un bel po' di orgoglio.
    Insomma, sarei un'allieva attenta , credo.

    Vado e lascio come sempre la porta aperta. Chiave sotto lo zerbino.

  44. Gil: si hai ragione ad essere più "arrabbiato" di me. Effettivamente l'occidente ha avuto la grande idea di sbattere tutto ciò che odorava di alfabeti strambi sotto l'etichetta "orientale".
    Ammucchiare nell'"oriente" la Cina e la Persia è un po' come dire che nell'occidente ci sono stati i Celti e…gli Aztechi.
    Sul corpo, in effetti ho scritto qualcosa. Non su questo blog però e se vuoi ti mando qualche riferimento.
    Anche l'occidente come sai…ha le sue kundalini e il corpo diventa atanor per le trasformazioni. Ma se dovessimo procedere in questa direzione c'incasineremmo a parlare d'alchimia e fra un po' Celeste ci dirà:
    Usque tandem abutere patientiae nostrae!!
    Comunque se hai qualcosa sul tema…ben venga lo scambio di figurine!!!
    Pieffe

  45. Pieffe
    le tue orecchie sono trasmettitrici infallibili… Ho aperto controluce mentre scrivevi il tuo intervento. Altro che CB- GPRS e Tom Tom ecc !!!
     
     

  46. Mmmmaooo! Etciù etciù.  

    Ragazzi, non sapete che botta di chicchi di grandine mi è arriva addosso..tutto il pelo bagnato e la mia bella coda zuppa!!!
    Lucertola era infilata nello zaino, ma si è lo stesso bagnata anche lei.

    Una raccomandazione, per il vostro bene!
    Non credete MAI  a Pieffe quando vi dice che certamente non pioverà, di sicuro vi troverete a prendere l'unico acquazzone con grandine che gira per le montagne. Meuuuffffffffffffff.

    Gil anche a quelle latitudini costruiscono discoteche sotto le finestre dei poveri cristi (no, anzi,,,poveri buddha) che il giorno dopo hanno l'atroce colpa di andare a lavorare? E' proprio vero che tutto il mondo  eeeeetciùùù…è paese.

    Pieffe, ti mando il conto del pelucchiere per gatte!!!

    Celeste, il davanzale umbro ti aspetta, quando vuoi…

  47. Petula
    ho avuto occasione, come sai, di venire in Umbria a giugno e per poco, forse per una settimana, mi sono persa la famosa fioritura dei campi ma ho avuto modo di visitare la Val Nerina, che è bellissima.
    Devo vedere quella fioritura, ho il nodo al fazzoletto per il prossimo anno.
    Conoscevo una parte dell'Umbria ma non i Monti Sibillini. Non sibillavano, in quei giorni, forse perchè non avevo il cuore aperto, nè la mente libera.
    Tutto questo per dire che  ti invidio un po', nel senso buono e ti abbraccio insieme a Zar Ziguli.

    Scrivo dall'ufficio; quest'anno niente vacanze: lavorero' ancora un po' di giorni e poi casa.
    Ma ….
    dal momento che ho avuto modo di vedere il tuo davanzale e di conoscere la Lucertola, se decidessi di voler riprovare a sentire i sibillii sibillare per un paio di giorni, un salto da te lo faro' volentieri. Sarà un piacere vero. Magari stavolta sibillano… Chissà!

    Pieffe mi ha promesso che se passo da Roma mi porta a Trastevere.
    (ovviamente non è vero, ma io ci provo. Al massimo ci vado da sola).

    Le orecchie di Pieffe pare non siano utilizzabili per le previsioni del tempo?  O magari è lui che porta acqua?
    L' ultima volta che vidi uno degli acquazzoni piu' potenti tra i miei ricordi, ero proprio a Roma.

    Ps: Se il Gollum si offrisse di asciugarti, non ci cascare: userebbe il forno a microonde. Meglio il frise' .

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