POST PER UN GIORNO


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Qualcuno mi ha chiesto, nel corso di questi anni come si possa amare un lavoro come il mio o comunque come possa amarlo io.
Sulla brochure che ho fatto un paio di anni fa, sotto il logo ho scritto “La legge è ragione senza passione” (Aristotele).
È vero, è così. La legge non comprende passione, è ragione, niente altro. Applicazione di codici e procedure. Solo questo.
Me lo sono domandato anche io, nel corso di tutti questi anni come si possa amare un mestiere così e la riposta è stata la stessa, per anni: non lo so ma  si può amare anche un lavoro fatto di numeri, di bilanci, di rendicontazioni. Di verbali, di atti e patti societari, di conferimenti, di contratti, di ristrutturazioni aziendali, di burocrazia di formalità, di ricorsi, di procedure, di normative. Di relazioni, report, previsioni.
Fatto di disposizioni che cambiano, a volte all’ultimo momento. Di decreti, di leggine, leggette spesso nebulose. Ho sempre detto una cosa: se affidi i conti della tua azienda a 10 studi differenti avrai 10 bilanci differenti. Stride, con quanto sorpa, eppure è così: anche in questo mestiere ci sono controversie, contraddizioni, punti di vista, opinioni.  Finanza creativa a parte, che è molto di moda di questi tempi.
Si può amare tutto quando c’è l’impegno e lo spirito del gruppo, la solidarietà, l’armonia tra le persone, e la voglia di fare, ciascuno, ciò che meglio sa fare, tutti per un fine comune.
Per il lavoro di squadra non è sufficiente la competenza professionale: occorre la capacità di poter vedere oltre, di possedere quella in studio chiamiamo “visione di insieme”. Occorre l’impegno e la voglia di fare bene qualunque cosa sia, anche una fotocopia, un fax. Occorre un credo, per tutte le cose.
Strano? Forse. Ma non per me. Per me la cosa davvero strana è sentirmi “fuori” da una costruzione lenta, durata 27 anni. Mi sento fuori con la testa, mi sento fuori con il cuore.
Chi mi conosce sa quando siano stati difficili e dolorosi questi ultimi 18 mesi, sa delle notti in bianco, della rabbia, della delusione, profonda, dolorosa anche.
Ma la vita è anche questa. Ci sono storie che si rompono per sempre. Mi sono sentita dire più volte “è solo lavoro“. Non è solo lavoro, non può essere mai “solo lavoro”: è una storia di persone, di momenti condivisi, di scelte, di aiuti reciproci, di soddisfazioni e di delusioni condivise.
A volte anche di arrabbiature, di tensioni: questo è un lavoro denso di scadenze, scandito dal calendario tributario e fiscale, i giorni hanno il colore del Sole ….. 24Ore.
Già. Eppure è una lacerazione. Lacrime, rabbia, lividi.
E ti giri e vedi un castello di carta che crolla sotto la forza di un vento molto meno forte di altri venti che pure hanno soffiato ma che hanno trovato resistenza e i castelli non sono crollati mai del tutto.
Questa è la rabbia vera. Ma poi lo sai, perché lo sai dentro che non è un fallimento vero e soprattutto non è un fallimento tuo. Solo  qualcosa che succede. Fa male, fa un male cane perché una grande parte del tempo della tua vita è come se si svuotasse e cedesse, davanti a scelte ottuse.  Non ci stai più, non è più un vestito, non è più casa, non riconosci più le pareti, l’odore, le cose.
In un pugno di mesi tutto diventa impersonale: il PC svuotato di ogni cosa che lo rendeva tuo, le pareti, gli oggetti. La tua corrispondenza non arriva più in studio e lo studio smette di essere un’appendice dello studiolo di casa tua.
Succede. Basta lacrime. Settembre è domani, con tante incognite e incertezze. E paura anche.
Un dialogo  forse ancora aperto, qualche compromesso. Vedere le cose da altre prospettive. Si, è possibile.  Ma forse è il momento di cambiare. Bisogna trovare il coraggio di chiudere la porta quando le cose non ci somigliano più. Non lo so, davvero non lo so cosa accadrà a settembre. Ma so che a volte capitano cose che aprono gli occhi e chiudono il cuore. Forse era ora di fare entrambe le cose.
È un post per un giorno. Domani lo cambiamo.

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26 pensieri riguardo “POST PER UN GIORNO

  1. Boh: Il lavoro, ahinoi non è mai solo lavoro. 
    Perché il lavoro lo fanno le persone. 
    Si, è uno srumento indispensabile per portare a casa i soldi che servono per vivere in una società che, da contadina, è diventata mercantile.
    Ma nel lavoro ci sono altri esseri umani. Si possono spazzare pavimenti o compilare bilanci. Non c'è differenza perché nel "fare insieme" c'è quello strano senso che rassicurava l'uomo delle caverne quando, insieme, si andava a caccia, insieme si uccideva il mammut, e insieme si accendeva il fuoco. E oggi, insieme, si fanno i bilanci. 
    Ma quando l'insieme va in vacca, perchè non ci si riconosce più in un interesse collettivo o perché la divergenza sul "come fare" supera la necessità del "fare", si sfasciano le sinergie e ci si disperde. Ci si sente emarginati e soli.
    E sia nei tempi dei mammut come in quelli odierni, l'unica risorsa dell'uomo per uscir fuori dalla delusione della mancata condivisione, è verificare realmente chi è, e che cosa è disposto a fare per saperlo.
    Pieffe

  2. …magari per trovare una sinergia piu' autentica che si stava cercando nella cooperazione tra colleghi.
    Buona giornata,
    un pigro, slogato Gil

  3. eh, ma io generalizzavo generalizzando genericamente in generale…
    sempre piu' pigro gil…

  4. Pieffe
    tu che conosci i dettagli della mia storia, me la merito una vacanzina  sotto il grande fico? Passi a prendermi?

    Gil
    di nuovo un saluto.
    Generalizzato eh !!

  5. Genericamente direi di si. Ma particolarmente non saprei. Se vediamo la cosa generalizzando, direi che, generalmente, si potrebbe fare. Mo' aspettiamo la fine di Luglio e poi, se il mondo c'è ancora, vediamo di generare qualcosa.
    Insomma l'astronave a pedali è pronta.
    Pieffe

  6. Il lavoro non e' mai solo lavoro.  Amch'io ne so qualcosa.
    L'ufficio e i colleghi sono la tua seconda famiglia.
    E qualche notte in bianco l'ho passata anch'io, come tu ben sai.
    E so come ti senti.
    Ma il tempo che passa ti aiutera' a vedere sempre piu' chiaro e capire che la tua scelta e' esattamente quella che dovevi fare.
    Un abbraccio
    Sir Biss

  7. Purtroppo la nostra costituzione inizia con una dichiarazione devastante. E cioè che la nostra repubblica è basata sul lavoro.
    E in nessun punto, per la miseria, chiarisce bene cosa si intenda per lavoro!!!
    Ma perché non lo chiarisce? (Io lo so, ovviamente, ma anche questa è una cosa che non direi neanche sotto tortura).
    Però questo lo posso dire: Non potrebbe essere basata sulla buonafede, sulla comrpensione, sul rispetto, sulla cultura, sulla bellezza, ecc. ecc. ecc.?

    O ancor meglio: Non protrebbe essere basata sulla mia, assoluta, incondizionata AUTORITA', magnifica, augusta e indiscutibile?

     

  8. Ciao Sir Biss Biss
    Si, conosco la tua storia.
    Non so se ho fatto esattamente cio' che dovevo.. ma questo lo si sa sempre e solo "dopo".

    Pieffe
    Se ti torturassi con una piuma sotto i piedi? ehmmm volevo dire le zampe?
    Parleresti?

  9. Pieffe,

    anch'io ho fatto il concorso pubblico per quel posto di imperatore universale, con tredicesima, quattordicesima e quindicesima pagate, ma mi hanno detto che ci sono gia' dei raccomandati in corsa…

    uno stanco Gil

  10. Cara Celeste, ne abbiamo parlato in lungo e in largo e tu sai come io possa capirti.
    Perchè un lavoro venga bene ci vuole gioia, amore e armonia nell'ambiente, che diventa, come ben dice Sir Biss,  "famiglia". Lì si scatena anche la parte creativa, si, anche in mezzo ai numeri o  in ambiente multietnico, con religioni e modi di vita diversi.  Ma è sempre un castello fragile: non importa chi ha iniziato, di chi sia la colpa, anche nella migliore delle famiglie  le delusioni sono sempre in agguato e spesso si guarda alla porta d'uscita come unica risoluzione.  Fa parte della famosa ruota del criceto di due post fa, difficile, a caldo, vedere nel suo girare  la gonna di Jenny, ma solo polvere di siccità.

    PS su PF: all'ultimo concorso per imperatore neanche le sette mogli lo hanno votato, da quel momento il pleiadiano ha avuto la prova scientifica (perchè ripetibile all'infinito nello specifico) che la democrazia è una fregatura!!

  11. Gil
    hai bisogno di una vacanza

    Petula:
    una donna cioè.. volevo dire una gatta, che sa mettere poesia perfino in un commento ad un post come questo.
    Un inchino con bacino

  12. il lavoro non è mai solo lavoro…..
    è motivazione, è emozione, è senso di sè stessi e senso dell'altro.
    pensiamo al lavoro come ad una cosa concreta, qualcosa "che si fa", e invece è qualcosa "che è". 
    il lavoro è le persone, ha ragione pieffè.

  13. Ciao Ori.

    Ho letto il tuo post è mi dispiace molto quello che stai vivendo.

    Capisco benissimo cosa intendi.. il lavoro deve piacere non può essere solo una pura "pratica" per portare a casa i soldini… certo serve anche a quello ma non deve esserne il perno altrimenti, prima o poi, si rischia che questo si blocca e tutto il meccanismo non funziona più e uno si ritrova fermo e disorientato.

     

    Oltretutto il gruppo di lavoro deve essere in sinergia, ci vuole dialogo, complicità, aiuto reciproco altrimenti si vive da "soli"… ma questo è quello che sta succedendo nella nostra civiltà… l'essere soli in mezzo a milioni di persone.

     

    Quindi aspettiamo settembre e vediamo che vento arriva… magari gira da est e porta una nuova Mary Poppins sui nostri tetti che riempia le strane di una frizzante allegria.

     

    A presto, con un sorriso

    Marinz

  14. capisco molto bene che "fa male", capisco la rabbia. 
    ma a volte cambiare rotta è l'unica medicina.
    è capitato anche a me ed è faticoso. per i primi sei mesi mi mancava tutto quello che avevo lasciato. mi mancavano persino le cose che non mi andavano bene e per cambiare le quali mi ero battuta fino allo spasimo. 
    ma a valle del cambiamento posso dirti che era l'unica strada percorribile l'unica che mi ha condotto ad un risultato soddisfacente e positivo.
    e tutto ha ricominciato a girare, la motivazione, le emozioni……

    un abbraccio…aspetto il posto di domani

  15. Credo sia provvidenziale il tuo sentirti "fuori"
    per riconoscerti
    Si,
    è massacrante qualsiasi lavoro se non c'è un ideale davanti e dietro
    (per qualcuno è appunto il denaro e il ben-essere (?)
    Ma,
    sia pulendo i cessi,o su una cattedra
    in un ufficio o raccogliendo cicoria,
    solo con un terrestre ideale non ce la si fa,
    come pure con un ideale dell' ideale
    (che magari non esiste)
    Si,
    reale può essere la sopravvivenza, come qualche cosa di più gratificante oltre di essa,
    ma la creatività applicata ad un Ideale puo trasformare cose e persone
    "cambiando" anche senza cambiare,
    naturalmente "cambia" anche cambiando.
    Tutto
    farà sempre più male se cambiando non cambiano anche
    certe coordinate interiori,
    prospettive che si aprono,
    spesso solo nella notte più fonda
    e magari si illuminano come le tue stelle….
    Ti
    auguro di incontrare Orietta,
    credo questo scopo e avventura essere primaria,
    se si arriva perfino ad essere poveracci, se necessario,
    per incontrare, si spera, se stessi….(sic)

    Trovati nella notte, nel giorno,
    al tramonto, all' alba,
    emarginata o ammirata dalla gente,
    in un ufficio o in giro per il mondo
    anche a cercare con la luce del tuo obbiettivo, non solo fotografico
    e poi, magari
    a lasciarti trovare
    dall' E…..,

    ma no, forse devo chiederti  solo solo scusa per quello che scrivo
    non so
    sicuramente il dove e il come
    lo stai sapendo tu
    e anche molto

    sempre Grazie
    a tutti

        p.n.

  16. Salvo equivoci in agguato:

    mi riferisco, nelle ultime righe,
    al come e dove
    cambiare la tua vita

    e mi scuso se spesso non mi faccio capire

              p.n.

  17. Frost:
    hai fatto centro: emozioni e motivazioni.
    Mancano. Manca di tornare a casa la sera stanca ma contenta per "avere fatto bene le cose" Manca di svegliarsi la mattina e di pensare alla cura che dovrà essere impiegata nella giornata.
    Forse può sembrare strano, ma perfino con un lavoro "crudo" come il mio, si può arrivare ad esclamare "ma è già venerdì????". Manca anche questo- E soprattutto manca combattere per cambiare le cose che senti non vanno.

    Bello il tuo refuso, lo ritengo propiziatorio!
    Grazie, e un abbraccio.

    Grazie a tutti. Non è sempre facile parlare in modo personale in un blog, lo abbiamo detto tante volte. Ma questo è un posto un po' speciale e per replicare Frost, è un post un po' speciale.

  18. E' vero, è difficile…

    anche per questo mi scuso se insisto,
     al contrario di altri poi, so niente di te,

    ma credo che la qualità delle motivazioni e delle emozioni
    dipenda anche molto dal sapere e sentire cosa veramente si vuole 
    e si  è,
    sopratutto quando si sta male…
    SE
    si crede nel proprio lavoro,
    qualsiasi tipo di difficoltà, delusione, relazionale, aziendale etc,
    non è sufficiente a mollare…
    credo che prima che fuori
    tu (tutti) dobbiamo fare chiarezza dentro,
    è forse prima di tutto  dentro … che ci sentiamo fuori…??
    SE,
    ci si  crede, potrebbe essere vittoria e onore anche morire sul campo,
    magari per migliorare l'azienda e noi stessi…

    Ma ho l' impressione,   forse mi sbaglio,
    che tu ti sia troppo identificata
    con il tuo lavoro, come foste quasi un' unica essenza!
    (succede perfino quando si pensa di portare avanti un lavoro impersonalmente per "alti"scopi)
    e forse vivi tutto ciò che ruota o viene a mancare intorno
    all' ufficio-azienda, come se si trattasse della tua stessa
    essenza-persona,
    come se  tu non fossi più nella tua vera natura di spirito libero,
    ma legato per sempre a quel post-posto
    anche se  appunto è post ,cioè passato o può passare
    ( variazione sul tema)
    C'è qualcosa di te che invece non passa,
    ti porti dietro ovunque tu vada,
    che bello!!

    Mi ariscuso con tutti… se forse provoco
    allergie
    Ciao

       p.n.

  19. Sensazioni, odori, perdite provate tante di quelle volte che, se ora qualcosina prende la giusta via, non dico nulla, abbasso la testa, soffro lo stesso…
    Sì, gli eventi mi hanno cambiata… ma non del tutto, perché la forza di allargare le braccia e accogliere nuovi amici, colleghi, lavori, sfide, cari voi che avete oscurato il mio orizzonte di speranze, non me l'avete tolta affatto.
    Saranno più deboli le mie braccia, ma cuore e cervello vanno alla grande…

    ABBRACCIONE
    SIMONETTA

  20. Simonetta,
    bello il pensiero che hai lasciato qui…
    Le avversità della vita forgiano, e a volte ci portano a incrociare le braccia per abbracciarci da soli per auto proteggerci.
    Peccato che fin questo modo non facciamo entrare le gioie e le cose belle. Se chiudiamo porte, non entra nulla… Nemmeno il sole la luce la bellezza e le possibilità.
    E' un rischio che si corre sempre, e che ho sempre cercato di scongiurare, riuscendoci.
    Infatti… non sono per niente  immune da disincanti vari, come appunto questo del post: era a questo che mi riferivo, scrivendo che occorre aprire gli occhi e chiudere il cuore.
    Credo di aver idealizzato un po' questo ambiente, l'ho fatto con il cuore, poi è accaduto qualcosa di grave, di eticamente inaccettabile, e allora si devono aprire gli occhietti e valutare di piu' attraverso i neuroni e filtrare un po' di piu' le emozioni.
    Grazie Simo

    PS i capelli si sono calmati, non urlano piu'!!!
    Scusate: è un aggiornamento del sabato u.s.
    Ciao!

  21. P.S.: Ho rimediato anche io stamattina. È pur vero che al telefono o sui post nessuno mi vede ma… un attimo… a tutto c'è un limite!!!

    BACIO PETTINATO
    Simonetta

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