DUBBIO DI BOBBIO


Mi sento un piccolo granello di sabbia in questo universo

Io non sono un uomo di fede, sono un uomo di ragione e diffido di tutte le fedi, però distinguo la religione dalla religiosità. Religiosità significa per me, semplicemente, avere il senso dei propri limiti, sapere che la ragione dell’uomo è un piccolo lumicino, che illumina uno spazio infimo rispetto alla grandiosità, all’immensità dell’universo. (…)

Io vivo il senso del mistero, che evidentemente è comune tanto all’uomo di ragione che all’ uomo di fede. Con la differenza che l’uomo di fede riempie questo mistero con rivelazioni e verità che vengono dall’alto, e di cui non riesco a convincermi. Resta però fondamenale questo profondo senso del mistero, che ci circonda, e che è ciò che io chiamo senso di religiosità

La mia è una religiosità del dubbio, anziché delle risposte certe. Io accetto solo ciò che è nei limiti della stretta ragione, e sono limiti davvero angusti: la mia ragione si ferma dopo pochi passi mentre, volendo percorrere la strada che penetra nel mistero, la strada non ha fine. Più noi sappiamo, più sappiamo di non sapere. Qualsiasi scienziato ti dirà che più sa e più scopre di non sapere. Credevano di sapere di più gli antichi, che non sapevano niente al confronto di quello che sappiamo noi.

Abbiamo allargato enormemente lo spazio della nostra conoscenza, ma più lo allarghiamo più ci rendiamo conto che questo spazio è grande. Cos’ è il cosmo? Cosa sappiamo del cosmo? Come e perché il passaggio dal nulla all’essere? È una domanda tradizionale, ma io non ho la risposta: perché l’essere e non piuttosto il nulla? Io non mi sono mai nascosto di non avere una risposta, e non so chi sappia darla a questa domanda ultima, se non per fede. (…).

E di fronte alle domande cui è impossibile dare una risposta – perché di questo sono certo: non posso dare una riposta, benché appartenga ad una umanità che ha realizzato progressi enormi – mi sento un piccolo granello di sabbia in questo universo. E negare che la domanda abbia senso, come potrebbe fare una certa filosofia analitica, mi pare un gioco di parole. Probabilmente dipende dalla mia incapacità di andare al di là. Ma quando sento di essere arrivato alla fine della vita senza aver trovato una risposta alle domande ultime, la mia intelligenza è umiliata. Umiliata.

E io accetto questa umiliazione. La accetto. E non cerco di sfuggire a questa umiliazione con la fede, attraverso strade che non riesco a percorrere.  Resto uomo della mia ragione limitata – e umiliata. So di non sapere. Questo io chiamo “la mia religiosità”.

Norberto Bobbio, La Repubblica” 30 aprile 2000

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/000430e.htm#inizio

100 pensieri riguardo “DUBBIO DI BOBBIO

  1. sono la mirabolante risultanza di una esplosione cosmica…..

     un granello di sabbia.

    Sono pervaso da un senso di quasi sicurezza…..che nessuno sappia come stanno le cose…….ma ne sono altrettanto sul fatto che tutti noi, nel nostro intimo, ne sfioriamo il senso.

     

  2. La scienza del dubbio (che è la scienza dei nostri tempi) alimenta una serie di contraddizioni in termini.

    Ha "fede" nel fatto che la ragione non spieghi tutto (e questa è già una forma di fede). Si può aver fede sia in senso positivo (credo che) come negativo (non credo che).
    Ha fede nel fatto che l'universo si "allarga" man mano che lo si indaga razionalmente (e questa è un'altra forma di fede, suffragata dalla simpatica abitudine dell'universo di allontanarsi da chi lo vuole costringere nelle sue stringhe mentali).
    Ha fede nel fatto che l'unico strumento d'indagine possibile sia la ragione, anche se con tutti i suoi limiti (e questa è la fede più pericolosa, il vero…oppio dei popoli, per parafrasare Marx).
    Ha fede nel fatto che la "Fede" sia soltanto un'accettazione cieca di un dictat proveniente dall'alto, o da qualcuno che pretende di esserne interprete. E in questo il Bobbio pensiero (che poi è come l'Augias pensiero, come il Piero Angela Pensiero, l'Odifreddi pensiero, lo Haak pensiero ecc.) mostra di "non sapere" assolutamente cosa sia la Fede.

    "So di non sapere": Bella frase. lo sapeva anche Socrate come lo sapeva Shankaracarya, e quindi questa "scoperta" che viene smerciata come nuova, in realtà è nelle radici della filosofia e della metafisica.
    La presunzione di Bobbio, e dei suoi simili,  non ha radice nell'umiliazione subita dalla ragione, ma nell'attribuire fideisticamente (peggio di Torquemada) alla ragione l'unico strumento di riscatto e di indagine dato all'uomo.

    La presunzione della ragione ha origine nella paura, anzi nel terrore che esista qualcosa di più grande della ragione, in grado di "spiegare" il cosmo, il mistero.
    E per superare la delusione nella ragione bisogna anche superare la paura.
    Questo si che è difficile.

    E tutto questo, ovviamente, rappresenta il Pieffe pensiero (che conta poco) ma è anche l'Eckhart pensiero, il Florenskij pensiero, il Newton pensiero, il Goethe pensiero, il Porete pensiero, il Sinesio pensiero, il Palamas pensiero, il Ficino pensiero, e migliaia d'altri.
    Tutti noti…. razionalisti….pieni di fede. Ma saranno cretini?
    Pieffe

  3. Le parole di Norberto Bobbio sembrano di uno che si e' appena accorto di aver sempre scrutato l'orizzonte con occhiali da presbite e letto libri con lenti da miope, e ora vaga smarrito senza sapere che occhiali mettere. Magari convinto di essere stato il primo al mondo ad aver scoperto la differenza tra le lenti.

  4. E mannaggia alla miseria: Bohm è uno di maggiori ricercatori di questo secolo ed anche uno dei pochi scienziati che in accordo col grande Fantappiè, non ha paura di parlare di Dio affrontando le teorie del "Tutto". La formulazione induista o buddista dell'universo, analogamente a quella del cristianesimo più "metafisico" (mistica renana, neoplatonismo, ecc), parlano da alcune migliaia di anni di un universo finalizzato che si organizza verso forme sintropiche (questa espressione è di Fantappié). La riscoperta new age di tali formulazioni, soprattutto nei paesi anglosassoni, ha dato luogo a dei "guru" delle pseudoscienze che fanno uno slalom formidabile tra le teorie del "tutto"  in cui, come Mandrake (era drake pure lui) parlano degli enti organizzati: ma ovviamente evitano come la peste di ipotizzare un Organizzatore… dell'organizzazione. In tale universo è entrata a gamba tesa la psicoanalisi che ha aiutato il materialismo liberistico-marxista, ad eliminare le colpe, i peccati e cose del genere, sostituendoli con i "disagi" e i "complessi".
    In questo modo ognuno è giudice di se stesso, la… "OM" impazza, in una specie di "tana libera tutti", e viene mortificata dagli imbonitori della nuova era dove teorie del tutto diventano, opportunamente plasmate, semplificate e adattate, una nuova forma di religiosità.
    E mannaggia alla miseria ma … nun ce sta nient'a' fa'.
    Evviva il preciso e "oculistico" intervento di GilGanesh (ben tornato).
    Pieffe

  5. Bentrovato, Superpieffe!
    Piccola domanda: se ipotizziamo un organizzatore (un'ipotesi che a priori vale quanto l'ipotesi opposta), questi deve essere esterno all'organizzazione? L'organizzatore e' non-organizzato?
    Buona giornata.
    PS: un abbraccio a Celeste!

  6. Un grazie a Pieffe che aiuta a distinguere tra coloro che magari hanno un grande  seguito di adulatori perchè fanno sentire intelligenti chi li cita  e coloro che  SONO.

    Non avevo mai considerato che la presunzione della ragione ha origine nella paura che esiste qualcosa di più grande della ragione stessa.

    Da rifletterci su.

    Non so se è corretto: ma se l'universo è una cosa che ci siamo inventati o se è stata inventato da qualcuno, che differenza fa se non si è raggiunto quel grado di consapevolezza  che permette la distizione tra le due cose?

    Buona giornata
    Pinuccia

  7. Gil: Ovviamente l'Organizzatore (e tu da bravo elefante con una zanna sola lo sai meglio di me) non è mai estraneo all'organizzazione (sia che ce lo immagininiamo con gli occhi a mandorla che con gli occhi a palla). Ma quella che noi vediamo, o presumiamo di vedere, è solo una delle infinite organizzazioni possibili. 
    La presunzione della ragione consiste nel voler risalire dal particolare dell'organizzazione (complessa o semplice) all'infinito. Quella via stretta, da cui si passa per raggiungere il "non luogo" dove abita l'Organizzatore, qualcuno la percorre sotto l'albero della conoscenza, e la chiama via dell'"illuminazione", qualcun altro passa per l'aspra via dell'asceta e la chiama "via della trascendenza". Ma nessuno, che io sappia, l'ha percorsa in automobile e tanto meno col cellulare.
    Oltretutto si dice in giro che sia una strada semideserta. 
    Pieffe

    Ps: Non ho mica capito che c'entra il commento n°7. Ma forse è una delle tante …manifestazioni dell'Organizzatore. In fondo ogni via autentica è una rivoluzione, per lo meno verso se stessi. Quindi: evviva la revolution!!! Viva Zapata.

  8. Grazie della risposta, Pieffe.
    Mi riferivo alla "formulazione buddhista dell'universo", che tu tiravi in ballo, secondo la quale un eventuale organizzatore e' comunque condizionato, nasce, permane (per interi kalpa) e muore, sostituito da un altro in quel ruolo. E' anch'egli nel samsara. L'ipotesi di un creatore all'origine della natura dei fenomeni e' per lo piu' considerata erronea.
    In questo forse il buddhismo si allontana dalla maggior parte dei sistemi sapienziali.

    @Pinuccia:

    concordo, sulla ragione bisogna rifletterci. Ma senza affidarsi troppo alla ragione…

    PS: avevo gia' scritto questo messaggio, ma al momento dell'invio il sig. splinder, che sovraordina il sistema in cui scriviamo, mi ha detto che c'e' un errore (forse teme anche lui di essere negato…). Percio', se appaiono due messaggi pressoche' uguali, prendetevela con lui, come fanno tutti.

  9. Giusto Gil, grazie.
    In realtà 'sto samsara è una delle più grandi fregature. Ma un mistero permane anche nella dottrina del risveglio in quanto, ciò che viene normalmente definito come "estinzione", e che riguarda anche il Buddha, al termine del suo "percorso", è ben difficile sapere cosa sia. In occidente è associabile alla "scomparsa" (ma è una riduzione misera). Ricordo ancora un carognissimo monaco che disse:
    Ma chi è che mette in moto la ruota e perché?

  10. Un mese fa sono andata a una conferenza di un fisico seguace di Sai Baba che ora impazza nei convegni "alternativi". Anche lui come il fu Bobbio era entusiasta di aver scoperto l'acqua calda e ne parlava come parla un Messia venuto a salvare l'umanità ripetendo cose che a furia di essere sentite in ogni angolo sono diventate , ahimè, banali e hanno perso  l'essenza. 
    Cosstui era entusiasta perchè, davanti alla famosa paura di una vera trascendenza di cui diceva Pieffe, qualcuno in India gli aveva risistemato le idee togliendogli l'imbarazzo di dover pensare a un Creatore che, Dio  non voglia, la sua eccelsa mente razionale proprio non riusciva a "incamerare".
    Purtroppo ho notato come il suo banale parlare fosse "consolatorio" e rassicurante per alcune persone presenti evidentemente con lo stresso problema
    Triste, molto triste.

    GilGanesh è un vero piacere rivederti, se ti capita di incontrare il comune amico Gollum portagli i miei saluti e digli che ci manca molto anche lui.
    Fusa

      

  11. @PF
    Hai perfettamente ragione, ci vuole cautela a parlare de sto risveglio, perche' non lo conosciamo: e' un mistero, un mistero denso di sacralita'. I testi negano esplicitamente che sia scomparsa, la scomparsa non e' che una delle quattro pareti in cui la ragione e' chiusa. Le pareti sono importanti, per carita', ma non sono e non possono rappresentare lo spazio che le contiene.

    Si', mi sa che quel monaco un po' carognetto lo era… ma forse sono quelle domande in cui ci si trastulla perche' percorrere la ruota in senso contrario costa fatica, e preferiamo rimandare.

    Piacere reciproco, Petula, e so che lo sai gia'.
    Sulle consolazioni sarei piu' indulgente: anche che i propri limiti debbano essere sempre sfidati e' una retorica dei nostri tempi, a me che uno indugi in credenze rassicuranti o nella religione del calcio, spesso piu' potente delle altre, non suscita molta tristezza, almeno se e' accompagnata da onesta' intellettuale. Se vuole 'vendere' le sue scoperte in giro e' un altro paio di maniche…

    Buon Asalha Puja a tutti!

    PS: un saluto davvero speciale a Celeste.

  12. In fondo hai ragione Gil, tutti noi ci facciamo delle nicchie mentali consolatorie e questo vale a tutti i livelli mentali fino ai samadhi "con sostegno".
    Per esempio, pur essendo io una gatta giunta a elevati livelli spirituali (tutti i gatti lo sono, è questa l'invidia che hanno gli umani) non sopporto che mi venga tolto il sostegno del davanzale, altrimenti finirei nel vuoto e ancora la Lucertola non mi ha finito di cucire il paracadute!!!

    Per quel che riguarda chi mette in moto la ruota e perchè,  la stessa domanda se l' è posta Lucertola quando è finita  per sbaglio nella gabbia del criceto: dopo aver corso per un bel po' in quell'insulsa ruota  ha capito che era stata lei che montando sulla ruota l'aveva messa in moto nell'illusione di andare da qualche parte….mah!

    Fusissime

    P.s.; Celeste, complimenti per questi post che innescano delle risposte così interessanti.
    Rifusa speciali  a te e abbraccio a 4 zampe e coda

  13. Buonasera buonasera.
    Mi fa piacere trovare un “Capito?” 2.0, (eh si, il 2.0 è di un fascino indicibile… il nuovo, il moderno, è il buttare il vecchio dalla finestra la notte dell’ultimo dell’anno…) con le relative diatribe. Per cui mi appresto a dire la mia.
    Vedo che il nocciolo della questione rimane sempre il medesimo, ossia che:
    “La presunzione di Bobbio, e dei suoi simili,  non ha radice nell'umiliazione subita dalla ragione, ma nell'attribuire fideisticamente (peggio di Torquemada) alla ragione l'unico strumento di riscatto e di indagine dato all'uomo.”
    Non mi sembra che questo sia il metodo più lineare per riassumere l’approccio dello scritto di Bobbio riportato nel post di Celeste, e di quelli che ne condividono il pensiero. In effetti non ci trovo nessun atto di fede nell’usare la ragione per indagare il mondo che ci circonda, in ogni suo aspetto, dalla fisica nucleare al Mago Otelma. Penso che qualunque altro approccio, che possa essere condiviso su di una qualsiasi altra base comune, sia altrettanto valido. Basta trovarlo, e condividerlo. A volte mi sembra proprio che tutto possa essere ridotto ad un mero problema di democrazia. La “ragione” è democratica, perché è oggettivamente condivisibile su di una base comune. Ma quanto sono grezzo, vero? Mah, che ci volete fare.
    Nemmeno mi torna molto l’affermazione secondo la quale:
    “La presunzione della ragione ha origine nella paura, anzi nel terrore che esista qualcosa di più grande della ragione, in grado di "spiegare" il cosmo, il mistero. E per superare la delusione nella ragione bisogna anche superare la paura. Questo si che è difficile.
    Anzi, credo esattamente l’opposto: proprio perché non sappiamo cosa ci possa essere “di più grande di noi”, e proprio perché non si può escludere a priori che ci possa essere, ci deve obbligare alla assoluta trasparenza di indagine, senza alcun compromesso! Una spiegazione non avvalorata da qualcosa che sia condiviso (e che sia qualcosa di meglio che una comunità, più o meno numerosa, che si trovi d’accordo a priori, basandosi sulla sola e semplice affermazione di un fatto) trovo che semplicemente non sia utile ad evolvere, qualunque significato si voglia dare a questa affermazione.
    Non ci si mette a correre in un bosco al buio, perché si inciampa in una radice o si infila in un burrone, non è vero? Affermare che lo si possa fare tout court è semplicemente inutile al fine di evolvere nella capacità di percorrere distanze al buio!
    Io, al contrario, penso che la volontà di trovare “soluzioni alternative”, scorciatoie, sia la normale reazione di chi abbia il terrore anche solo a pensare che i mezzi a sua disposizione siano inadeguati all’analisi di quello che trova essere, per se, inspiegabile. E dando questo per assunto non abbia nemmeno la voglia di mettersi lì, con calma e pazienza, a lavorare per costruire la zattera della propria salvezza col suo temperino… Piccolo, umile temperino. Ma il suo, temperino: vero, reale, inconfutabile senza compromessi. Com'era? Ah si: "il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me".
    Mettiamola così: io credo che se fossi il Grande Burattinaio, mi piacerebbe vedere che i miei topolini usassero lealmente gli strumenti che hanno, piuttosto che inventarsi una realtà alternativa. Forse sono malato di realtà, e non ho nessuna presunzione di avere ragione, tanto più in un posto come questo. Credo infatti, l’ho detto altre volte, che questo posto abbia altri scopi, quali quello di accostare menti diverse, ma pensanti, raccontare pareri od esperienze, ossia, in breve, condividere.
    Almeno mi piace pensare che sia così.
    Piuttosto ammetto la mia totale ignoranza riguardo a quanto viene citato qui, da varie persone che hanno interessi e cultura approfondita riguardo all’altro approccio, quello che viene più volte qui descritto come “alternativo alla ragione”.
    Mi piacerebbe se, sempre nello spirito di crescere, di evolvere, questi spiegassero a quelli come me, ad esempio per tramite di loro osservazioni a queste note, dove (dando per scontato il “se”) il mio ragionamento è fallace. E se lo facessero in modo da non dare niente per assunto, ma spiegando in modo che menti come la mia possano capire, prometto la totale apertura.
    Riccardo

    PS, nel frattempo sono stato illuminato anche io sulla via di damasco, e mi sono convertito al Pastafarianesimo. Mi riconoscerete dal copricapo.

    http://www.corriere.it/cronache/11_luglio_13/scolapasta-in-testa-burchia_bdcd2f64-ad24-11e0-83b2-951b61194bdf.shtml

  14. Si, potrebbe essere la versione 2.0 di "Capito?". Per eventuali nuovi lettori linko  http://lucecontroluce.splinder.com/post/24507944/capito un post riuscito.. anche perché TUTTO si è svolto sotto il "non post". Lo dico sempre che questo sito lo fa chi commenta. Chissà se CAPITO è ancora nelle orecchie famigerate di Pieffe che sono frullatori capaci perfino di
    tirarci fuori un libro. Poi stai a vedere chi lo compera… Bisogna dotarlo di bugiardino che illustri per bennino gli effetti collaterali….
    Io vi seguo e certe volte aprendo controluce e penso: ho creato un mostro. E mi piace un sacco darvi le chiavi di casa, vi porto anche la granita.
    Un saluto a tutti in particolare a Gil, un caro amico che scrive da molto lontano per cui più forte ci scriverà.
    Bentornato al  Riccardo che mancava da un po' a cui ho chiesto se mi fa giocare al biliardo anche a me. Aspetto risposta ma rispetta troppo Gaber per smentirgli la canzone…  Oh ricc… le parolacce in separata sede eh.
    Ok, vi rilascio la stanza, la parola, lo spazio, la penna, l'abat jour.

  15. Ok, intingo penna e calamaio sotto l'abat jour lasciata accesa da Celeste e provo a chiarire quanto avevo detto un po' confusamente.

    @Riccardo:
    mi trovi al tuo fianco nella tua emozionante apologia della ragione. Non volevo affatto criticarla. L'analogia delle lenti voleva restituire alla ragione la sua applicazione specifica.
    Diffido assolutamente di un'indagine che metta da parte la ragione. Paradossalmente, quello che mi lascia perplesso dei vari filosofi analitici e sedicenti esperti della ragione e' proprio un uso parziale della ragione. Quella che spesso viene spacciata per ragione e' una conclusione aprioristica e, malgrado pochi lo ammettano, assolutamente fideistica. La ragione sventolata in questi casi non e' capace di mettersi in discussione, di rivedere percorsi e riconoscere errori.
    Non mi riferisco a Bobbio in particolare, che in questo scritto mostra onesta' intellettuale, ma a un diffuso travestimento della ragione. Per quanto mi riesce di capire, una ragione che non sia umile non e' ragione. Al contrario, spesso si nasconde dietro la parola ragione chi vuole assolutamente aver ragione.
    Riguardo alla "realta' alternativa", caro Riccardo, non ho capito a cosa ti riferisci: parli di trascendenza, forse? In tal caso forse sara' meglio se a dirci qualcosa sara' il caro Pieffe.

    @Petula:
    non so se l'hai inventata tu la metafora della ruota del criceto, ma e' bellissima. Semplice ma straordinariamente incisiva. Hai parafrasato un bellissimo testo, l'Angulimala Sutta, se non ce l'hai appena ho tempo te lo mando per e-mail.

    @Celeste:
    grazie dell'accoglienza e della granita, pero', una volta che hai apparecchiato la tavola, acceso le luci, sistemato le tende, etc. etc., non occorre che te ne vada, preferiremmo averti con noi nella chiacchierata!

    Ora vado a vedermi la discussione Capito, tanto per capire.

  16. Celeste, questo salotto  è veramente accogliente, ti spiace se mi accoccolo sul cuscino di velluto? Poi ti regalo la spazzolina per togliere i peli.

    Contenta di rileggere anche il Riccardo che ha "fede"  in una ragione democratica che può aiutare sulla stretta via della verità. Buona fortuna!!

    Gil, non conosco l'Angulimala Sutta e sarò lieta di leggero!   
    Abbraccio a quattro zampe a tutti

  17. Eh lo sapevo Gil..
    È che qui c'è roba densa.. Per questo ho cercato di dire a Riccardo che dovrà giocare al biliardo da solo.. Me lo vedo mentre fa sì con la testa meditando vendetta e sorridendo sotto i baffi. A parte che non li ha. Ma del resto nemmeno dice parolacce per cui bè.. porto le stecche il guantino e anche le ehmm bocce.

    Petula, concordo  è un bel posto, per questo continua ad esistere, lo ripeto all'infinito, perché ci sono  i riccardi le petule i gil i pieffe le pinucce i marinz le carole le sirbissbiss ecc e qualche viandante.

    E adesso come faccio? Se vi dico che ore 8.14 mi ha telefonato la mia nipotina – è eccitata da giorni perché oggi si va al lago da Paola che ha una bimba che ultimamente con mia nipote si adorano. Ziaaaaaaaa a che ora andimo? OTTO E 14. QUINDI per farla breve OGGI ho la giusitifcazione.

    L'abat jour non serve quindi vi lascio le finestre aperte e le tende tirate, c'è luce aria e sole. Le chiavi sono sotto lo zerbino. Granite in frigo, croccantini nella credenze. Per Gill: insalata in abbondanza ma anche molta molta frutta…

  18. Il grosso problema dei metafisici e la non condivisibilità (per questo alcuni sono andati a finire nei roghi dell'inquisizione e migliaia d'altri sono morti sotto le ghigliottine dei razionalisti giacobini o staliniani o maoisti ecc.)

    Supponiamo che l'Organizzatore abbia lasciato liberi i topolini di correre bendati.
    Per quale ragione siano bendati ci porta troppo in la. Magari ne parliamo un'altra volta.
    Uno dei topolini si sbenda e ci vede. Non ragiona. Ci vede e basta, e dice agli altri topolini: Levatevi la benda. Ma quelli ragionano sulla benda, sul perché della benda, sull'ingiustizia della benda, sulla condivisibilità della benda, sulla struttura della benda, sulla molteplicità della benda. sull'esistenza o meno della benda, sullo scopo della benda, sulla realtà della percezione. ecc. ecc..
    E poi i topolini s'incazzano come bisce perché dicono che quello che si è sbendato parla di una esperienza non condivisibile, e che quindi è matto e oltretutto è anche eretico, perché dice che chi ragiona soltanto, in realtà, ha una benda sugli occhi e che le zampette, le orecchie, il naso e il gusto non bastano a conoscere. 
    Il topolino matto parla di un senso strano, sconosciuto agli altri: "la vista". Parla di colori.
    Ma se la vista non è sperimentabile dagli altri topolini vuol dire che non esiste. Quindi non ci sono i colori. Se ci fossero, un bravo topo razionale, che si mettesse a ragionare come si deve, sperimenterebbe sicuramente i colori, anche con la benda e se non li trova razionalmente, vuol dire che non ci sono.
    E così per tutte le altre esperienze collegate alla vista.
    Per la ragione il termine "non condivisibile", non sperimentabile, vuol dire falso.
    La quantità dell'esperienza diventa verità. La curva di Gauss: li è il problema, li e il bisticcio.
    Pieffe

  19. Grandioso Pieffe!

    La dimostrazione in laboratorio (con tanto di cavie bendate) del mito della caverna!
    A proposito di topolini: ma li' sulle pleiadi, li sorci so'…verdi?

  20. OK.
    Ce la posso fare.
    Si, Gil, in effetti ho acchiappato anche io il mito della caverna.
    Lascio a casa la paura di fare domande che rischiano la “risatina in su ‘na parte” come si dice da noi, e mi appresto a chiedere quanto segue.
    Chiaro il concetto del topolino sbendato in una comunità di topi bendati: mancando loro uno dei sensi, è chiaro che non possano capire quello che il topo sbendato descrive loro. E assolutamente condivisibile è pure l’essere tacciato di eresia, in questo mondo imperfetto…
    Ma nella mia piccola mente malata credo che il bandolo della matassa stia esattamente qui, e mi spiego.
    La capacità di togliere la benda è a disposizione di tutti i topi. E aggiungo, lo è anche del topo sbendato in quanto può togliere la benda agli altri. Questo fa diventare i colori una esperienza condivisibile, creando una base comune di esperienza e di giudizio.
    Il fatto che nessuno degli altri lo faccia perché impegnati a discutere tra loro sulla benda, scricchiola.
    Per capire, quindi, credo manchi un passaggio, ossia vorrei che tu completassi l’analogia dell’Organizzatore e dei topi spiegando come sia possibile che nessuno degli altri topi possa o voglia togliersi la benda, una volta che gli sia spiegato come fare a toglierla (e questo lui lo capirebbe).
    Mi spiego meglio: per me la nota dolente è nel “si sbenda”. Se si sbenda, lo fa tramite esperienze, sensazioni e capacità operative comuni a tutti i topi. E quindi replicabili.
    Non mi pare di sbagliarmi, se si, non capisco dove.
    R

    ps: a proposito di bende…

  21. Già, GIl :i “Sorci Verdi”…
    I Sorci Verdi
    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/0/0b/Three_green_mice.svg/800px-Three_green_mice.svg.png
    questi tre topolini, per nulla bendati, erano l’emblema della 205° Squadriglia della Regia Aeronautica, nella seconda metà degli anni ’30 (manganelli a parte…).
    Al tempo, per dimostrare “agli azionisti” come il proprio paese fosse il più avanzato tecnicamente, era uso organizzare e partecipare ad esposizioni, si vedano le varie Esposizioni Universali (epica per me fu quella del 1889 di Parigi, con la presentazione della Tour Eiffel… un pezzetto di cuore per chi abbia dentro di se la conquista della conoscenza: ci sarà modi di parlarne) oppure le varie gare. Nel merito, riguardo all’aeronautica, ad esempio la Coppa Shneider,  gara di velocità pura per i bellissimi mostri, e affilati idrovolanti rossi,
    http://3.bp.blogspot.com/_GGpAky2aTYA/SpvUWXP8ghI/AAAAAAAAAFE/cCHM_W0Gw9E/s1600-h/c72_agello_desenzano.jpg
    oppure le lunghissime maratone quali la “Istres – Damasco – Le Bourget (Parigi)” e la “Guidonia (Roma) – Dakar – Rio de Janeiro”. In quest’ultima la 205° fece piazza pulita dei rivali, ai quali si disse appunto che “fece vedere i sorci verdi”…  Detto da cui poi prese il nome.
    Il Pleiadiano ha all’uscio di casa, sull’ameno lago di Bracciano, il museo dell’Aeronautica di Vigna di Valle, dove nel 1904 fu impiantato il primo Cantiere Sperimentale Aeronautico, che ospita un “gobbo maledetto”, ossia uno dei due o tre Savoia Marchetti SM79 superstiti al tempo, simile in tutto a quelli che “fecero vedere i sorci verdi”… Inutile dire che è un incontro di rara emozione, il vederlo lì, con i suoi tre motori Alfa Romeo puntati verso il cielo, come se il loro tempo dovesse ancora venire…
    http://www.alieuomini.it/files/anteprima/700/818
    http://www.finn.it/regia/immagini/savoia/s79cs_corsa.jpg
    Mi fa sempre uno strano effetto vedere, in queste foto di essenza antica, degli uomini che se li guardi sono poco più che ragazzini… Ma questo discorso ci porterebbe lontano.
    Vabè, buona notte.
    R
    Ps: da quelle parti servono un pesce di lago mica male…
     

  22. Riccardo
    Cominciamo dalla cosa più leggera, e cioè dai sorci verdi. Il comandante Maddalena, che, con i suoi idrovolanti, guidò una delle prime trasvolate dell'Atlantico era un caro amico di famiglia e un simil-sorcio. Non viene più ricordato, peccato.  Conosco il museo dell'aereonatica sul lago di Bracciano. Mi ci portò mio padre, poco dopo l'apertura (nel '50, credo). Ho visto il celebre Savoia Marchetti e, anche a me ha dato una forte emozione (insieme agli ottimi pesci del lago).

    E mo parliamo dei sorci bendati.
    Purtroppo nessuno può sbendare nessuno tramite le parole. Non è una benda che il sorcio sbendato può togliere con le zampine agli altri sorci anche se, ovviamente, vorrebbe farlo.
    Non può neanche dire: levatevi la benda dagli occhi, perché i sorci (non ancora verdi) non sanno affatto di avere gli occhi. La benda "fa parte" degli occhi, ci è attacata sopra con il "SuperAttak" e per scoprirla è necessario un cambio di prospettiva interiore, un cambio di coscienza che faccia da "solvente" della colla micidiale. A quel punto è facile toglierla. Anzi coloro che la scoprono ci tengono a togliersela da soli.
    Un ragionamento è del tutto inutile, così come è inutile quello che sto dicendo ora.  
    Non esiste, in tutta la storia dell'umanità, l'esempio di qualcuno che si sia sbendato….ragionando.
    Il ragionamento aiuta a rimestare nel dubbio e aiuta (a volte) a cercare lo strumento per superare il dubbio. Aiuta a costruire i palazzi, gli aerei, e i frigoriferi e anche a domandarsi le ragioni dell'esistenza. Ma una volta che si sia scoperto che l'ostacolo finale coincide… con il ragionamento stesso ci sono tre vie:
    1) si sposa, con fede cieca, il ragionamento (cogito ergo sum) e si seguita a cercare di avanzare tra verità relative, pensando che questo accumulo di informazioni equivalga alla conoscenza e a procedere verso la verità assoluta. 
    2)Come onestamente dice Bobbio si accetta l'insufficienza del ragionamento.
    2) si prova a gettarsi nel vuoto, dove il ragionamento ti dice che non avendo le ali ti sfracellerai.
    Ovviamente quasi tutti quelli che ci provano si sfracellano, alcuni tornano indietro e ogni tanto, qualcuno ce la fa.

    Ma, per volare "basso" e per tornare ai "sorci", se il comandante Maddalena avesse avuto paura di sfracellarsi non avrebbe mai volato. Infatti un giorno si sfracellò. Ma ne era valsa la pena perché aveva volato "dove" molti pensavano che non si potesse volare.
    La fede è stupendamente aristocratica. Non è per il tutto a tutti.
    Così come non tutti possono volare sul Savoia Marchetti SM79. Non basta istruirsi.
    Pieffe

  23. Ciao Riccardo,

    mi sa che con la domanda sul perche' i topolini non si tolgono la benda hai centrato il PPProblema, quello con tre p maiuscole.
    Provo a buttarla li': perche' la benda e' di una stoffa vellutata, piacevole, lascia una sensazione di fresco, riposa gli occhi… togliersela significa esporsi alla luce, mettere a fuoco colori, forme, interpretarli, ricordarli…
    come diceva Joe Pantoliano su The Matrix, affondando la forchetta nella bistecca al sangue, "ignorance is bliss".
    Sul tuo secondo post, non sono mai stato appassionato di aerei da guerra, anche se da ragazzino avevo due modellini, uno Spitfire e un Messerschmitt (si scrivera' cosi'?), il "buono" e il "cattivo" delle mie divadazioni ludiche.
    Pero' la tua passione e' contagiosa, mi fa quasi (ripeto: quasi) pentire di essere passato centinaia di volte davanti a Vigna di Valle senza mai andare a sbirciare nel museo.

    Buona domenica,

    Gil

    PS: la benda di Gaber sembra azzeccata…

  24. PF:
    Forse pero’ il ragionamento serve a tastare in tutte le direzioni fino a riuscire a palpare la benda, a scoprire che c’e’ e a desiderare di togliersela. Un po’ come con le indagini filosofiche sul tetralemma o le elucubrazioni estenuanti sui koan.
    Dopo tutto stiamo ragionando, no?
     
    Riccardo
    Dimenticavo: spero che qui nel salotto di Celeste nessuno rischi ‘risatine’, io ci vengo apposta… 

  25. Giustissimo Gil: Infatti il ragionamento serve a tastare in tutte le direzioni consentite dal ragionamento: … eccetto quelle in cui il ragionamento non è capace di tastare (sto' sporcaccione che fa la "manomorta" pure sull'autobus: ma io l'ho visto!!).
    Riccardo: Beh una volta ci andiamo insieme a vedere il Savoia Marchetti: fa tanto "Piccolo Principe" e mi ricorda i racconti del mio papà sul comandante Maddalena, e quelli di mia Zia quando parlava male di D'Annunzio (noto trasvolatore, anche lui).

  26. Miaooo!!
    Ho sentito di parlare dei  Sorci Verdi…slurp, se non fossi diventata vegetariana li rincorrerei anche io, ma….mi sa che qualcun altro è arrivato prima di me: che dire dei Gatti Neri del 51mo Stormo che li hanno sparigliati???
    Anche mio papà ha fatto parte del 51mo Stormo caccia  che ha battuto i Savoia Marchetti!!

    saluti da una gatta volante

  27.            Possibile    BancoProva    delle dubbiose disquisizioni ragionate :

    … e quando la vita sarà divenuta alla fine insostenibilmente arida, finalmente abbandonati
    la morte ci sorriderà
      togliendoci l' ultima benda,
    non incollata,
    tenuta stretta dalle nostre orgogliose mani .
    Si,   meglio sarebbe farlo prima noi…
    quand' anche la "vita" così 
    fosse sostenibilissima…

       
     e  Grazie da
             p.n.

  28. Ecco … appunto.

    la morte che sorride… marò
    maschietti di controluce  toccatevi voi io per ovvie ragioni …  non lo posso fare… Mi raccomando e mi affido alle vostre  … ehmmmm ….. PREGHIERE.

  29. Una premessa:  hai ragione Gil, qui nessuno è a rischio di risatine, e so che chi ci viene sa di non correre questo rischio e lo sa anche Riccardo. Le risatine le lasciamo alle persone saccenti e ottuse quindi non ospitate qui.

    Il post è scelto (anche) perché potesse continuare il discorso aperto con il post "Capito?".
    In quella sede si è cercato di definire cosa significa "essere laico": in questo post è stato chiamato Bobbio, un laico.
    E come tale, un uomo con tanti dubbi, ma che indaga il mondo.
    Non si può indagare senza avere dei dubbi e solo chi ha dubbi indaga.
    Lo fa il cattolico, onesto, curioso, intelligente.
    Lo fa la scienza. E lo fa il laico.
    L'argomento è interessante non solo per me, lo dicono gli interventi, qui e quelli in "Capito?".
    Bobbio, leggendolo pare onesto, anche a me, come dice Gil. Sostiene di non avere certezze. Dov'è qui, la presunzione?
    Un vero laico (scusate rischio di replicare concetti già espressi) è tollerante, riconosce il dubbio perfino nelle cose in cui crede.
    Bobbio, solo, non ama gli "ismi" di nessun genere, e tutto ciò che è eccessivo. Detesta, evidentemente i fondamentalismi, le enfasi, e chi ha le certezze assolute (leggi gli ottusi…). E dove sta la presunzione?
    Mi sento molto vicina al suo pensiero. Anche io odio gli ismi, anche – e soprattutto – quando sono la coda di concetti che pure rispetto e difendo. Mi offendono, e svuotano i miei credo, le mi buone intenzioni di difenderli e sostenerli.
    Non ho alcun pensiero né pregiudizio nei confronti degli omosessuali: li rispetto perché rispetto il principio di libertà nel sesso come in ogni altra sfera, se non fa danni al prossimo. Ognuno a mio avviso deve poter andare a letto con chi gli pare e nel privato ritengo che tutto sia lecito, purché condiviso con l'altra ( o le altre ) persone sotto le stesse lenzuola.
    Ma provo pietà quando vedo sfilare queste persone ai vari gay pride perché, in questo tentativo patetico di affermare uguaglianza, viene esattamente espresso lo status di "diverso" magari nascosto dietro il pretesto della provocazione.

    Altro esempio: probabilmente io non avrei mai abortito, nella vita, forse nemmeno di fronte ad un caso definitio "rischioso" ma ho votato perché fosse abrogata la legge che non consentiva l'aborto.
    Essere laico è una forma mentale, non è un credo non è una fede.
    Bobbio non era credente, ma non era non-credente. Aveva le sue convinzioni ma non escludeva che potessero essercene altre.
    Cosi come un cattolico non dovrebbe escludere che al mondo non sono testi sacri solo i Vangeli ma considerare che in dote all'umanità, ma c'è il Corano, ci sono le scritture buddiste ecc ecc.
    Io ritengo il pensiero di Bobbio "normale". Un pensiero democratico, che rispetta la libertà di pensare in un altro modo rispetto al mio. Ovviamente nella legalità
    Che poi abbia cercato di dimostrare le proprie convinzioni, bè questo non fa altro che aggiungere valore all'uomo perché è attraverso il confronto delle idee che si può permettere al mondo di crescere, ma anche di analizzare i fatti del passato per renderli utili per le scelte future.
    Ma per fare questo, occorrono umiltà e apertura. E non sono possibili se non si concede il dubbio.
    Chi vive di certezze vive perennemente dentro la ruotina del criceto, impegnato a passare e ripassare sopra gli stessi concetti e guardando lo stesso paesaggio. Morirà convinto di aver fatto migliaia di chilometri.

    PS
    ma una volta usciti, i prigionieri dalla caverna di Platone, e trovatisi in superficie, visti il sole, le piante, i fiori ecc. avrebbero considerato tutto questo come reale oppure come altra realtà apparente?
    Qual è la realtà? E cosa è la realtà? E chi può sostenere che questo mondo in cui viviamo adesso è realtà? Che io sia qui sul mio divano a scrivere al mio PC è qualcosa di reale? E se si, rispetto a cosa o a chi?

    Sento parlare di fisica quantistica: una mente umana non ce la fa a considerarne gli aspetti: perfino la realtività di Einstein sembra più "accettabile" quantomeno comprensibile rispetto ad una idea che considera che se il tempo va avanti per la stessa ragione può anche andare indietro…   Ci si rende conto, davvero, che più conosciamo, più c'è da conoscere. Io non lo trovo inquietante bensì meraviglioso.

    Copio incollo una cosa trovata tempo fa e conservata del mio bosco di files.

    Voglio capire come Dio ha creato il mondo. Non mi interessa questo o quel fenomeno in particolare: voglio penetrare a fondo il Suo pensiero. Il resto sono solo minuzie … l'esperienza più bella che possiamo avere è il senso del mistero. E' l'emozione fondamentale che accompagna la nascita dell'arte autentica e della vera scienza. Colui che non la conosce, colui non può più provare stupore e meraviglia è già come morto e i suoi occhi sono incapaci di vedere. (Einstein)

    Ho letto qualche giorno fa in un libro di Feynman (cito a memoria, il libro è al piano superiore e sono troppo comoda dal mio divano)  che un fisico è come uno che OSSERVA una partita a scacchi che gioca Dio. La osserva e non ne conosce le regole. Attraverso l'osservazione, cerca di comprendere. Io la trovo una cosa bellissima, per niente presuntuosa. E una conseguenza inevitabile della presenza dell'uomo sulla terra. Inevitabile.

  30. Non c'entrano nulla Cele, il laico e il religioso. Altrimenti ricominciamo dal post "capito".
    Ci sono tanti laici pieni di fede e tanti religiosi che non ne hanno affatto.

    Un uomo che ha solo certezze non ha fede: è… un cretino.
    Essere uomini vuol dire vivere la dimensione del dubbio e scalare la montagna dell'esistenza piena di vita e di morte. 
    Con-fidare, con-fidenza, confessare, sono termini su cui potremmo "ragionare", ma il loro senso va ben al di la della ragione. Ma chi va al di la del cammino della ragione non va alla ricerca della spiegazione.  La spiegazione serve al pensiero, serve alla mente.
    Entrare nell'abisso del mistero (….senza chiavi per risolverlo come invece fa Giacobbo) non richiede soluzione.
    La Verità non è la spiegazione di qualcosa, non è soltanto il superamento del dubbio. E' pace e beatitudine della coscienza. Beatitudine, non beotitudine. Per questo è difficile comprenderla. Anzi, per questo è difficile trovarla.
    E mo' smetto, senno' sembra che mi atteggio a profeta e invece, come direbbe Gil, sono nel Samsara e viaggio ancora nella catena delle necessità.
    Pieffe

  31. Pieffe
    Faccio fatica a comprendere che "la Verità è pace e beatitudine della coscienza". Anzi non ci riesco proprio.
    Dov'è il confine tra ciò che si può conoscere e l'abisso del mistero?
    È un confine netto?  E si sposta? Man mano che conosciamo?
    Hai ragione te, sono troppo capra. Troppo concreta.
    Altro che scala! 

  32. ma che dici! Vorrei che il mondo fosse pieno di capre come te!.
    "Abissus abissum invocat"
    Non c'è un confine  e tanto meno si sposta man mano che conosciamo. Anche perché, in una prospettiva metafisica…non esiste un "man mano" e non esiste confine.
    La Verità è in un respiro, è in un soffio, è in un bacio, o negli occhi di un bambino. Ma per sentirla bisogna avere "orecchie per intendere". Non si tratta di afflato poetico (sennò piobiamo nel new age) ma di povertà di spirito e d'intelletto, così come diceva quel Signore che, di verità se ne intendeva parecchio, che passeggiava sul lago di Tiberiade circa 2040 anni or sono, e che se ne è sempre fregato di spiegare le parabole.

  33. Mamma mia, oggi è stato un giorno ispiratore per molti, vedo… Molto bello!

    @PF:
    No, non credo sia inutile ragionare: mi sto facendo un’opinione per conto mio e, come dici te
    “Il ragionamento aiuta a rimestare nel dubbio e aiuta (a volte) a cercare lo strumento per superare il dubbio”.
    Sai, io è esattamente in questo che credo. Ed è un approccio che vale per qualunque cosa, dalla fisica delle particelle all’esistenza. Forse è una base comune di dialogo, che ne pensi? 🙂
    E, se in effetti mi aspettavo di poter fare un passettino in più nel mondo in questa nuova, per me, visione dell’ “esterno”, del “fuori da noi stessi”, passetto laico, onesto (come dice gil qualche commento più in su, riguardo alla necessaria umiltà della ragione) o per lo meno provare a parlarne, che è il vero primo passo verso il saperne di più, di sicuro non mi aspettavo di vedere citato da vicino uno degli esponenti dell’epopea aviatoria moderna, col suo Savoia Marchetti di nome I-MADD, in viaggio verso il Brasile. E comunque è una figura nota, a chi si interessa di questi avvenimenti, sai?
    Devo dire che invidio chi, come te, abbia ascoltato, con le proprie orecchie, racconti da parte di “chi c’era”, da chi ha vissuto, ha conosciuto: parlo in generale, ed ora, in particolare, dei racconti del tuo papà. Valgono anche di terza mano? Se così fosse, volentieri mi aspetto che tu tramandi (a me) per tradizione orale la tua conoscenza al riguardo di Maddalena, in quel del Lago di Bracciano!
    La zia che parla male di D’Annunzio merita inoltre una menzione speciale, e, per lei, un brindisi, di cuore!

    @Gatta & L.
    Sono esterrefatto. Questa creatura felina è costantemente foriera di inaudite meraviglie!
    Tutto mi sarei potuto aspettare ma non che mi si citasse il 51°, e per esperienza direi diretta perfino!
    Beh, sono senza parole, e ora so anche chi, in realtà, fosse alla guida della famosa astronave a pedali! Chiaramente la gatta in questione non potrà esimersi dal riportare la propria parte di racconti… E non è una richiesta!

    @Gil
    Ciao Gil, in effetti che Joe Pantoliano fosse il Cypher di Matrix me lo sono dovuto andare a vedere. E si, apprezzo la raffinatezza: "ignorance is bliss" è un’altra cosa rispetto a “l’ignoranza è un bene” come è stata tradotta la battuta.



    Beh, intanto devo dire che trovo le tue spiegazioni come una terra di mezzo tra il rigoroso pieffe e “il mondo reale” 🙂 e le integrano per rendere i concetti espressi un poco più trasparenti (forse dovrei usare l’avverbio “apparentemente”, ma sono coraggioso).
    Hai inoltre toccato un altro argomento importante. “Pero' la tua passione e' contagiosa, mi fa quasi (ripeto: quasi) pentire di essere passato centinaia di volte davanti a Vigna di Valle senza mai andare a sbirciare nel museo”.
    Beh, dietro a quel “quasi” si nasconde un mondo che condivido a pieno. Contraddittorio? Nemmeno un po’.
    Quanto sto per dire è nascondersi dietro un dito forse, ma lo spiego dopo.
    Le immagini che ho linkato nel commento di sopra non portano a nessun aereo da guerra. Sono aerei, e persone, dediti a battere dei record, e compiere imprese impossibili, ma pacifiche. Nessuno di quegli aerei aveva un’arma a bordo. E questo è per me importante.
    Chiaro, l’SM79 (scusino quelli che non gliene può fregare di meno dei dettagli come il tipo di un aereo, spero di potermi fare perdonare in futuro) era un bombardiere, un silurante, quindi di che parlo?
    Parlo del fatto che i militari si sono sempre presi i giocattoli migliori.
    Che se volevi avere tra le mani la macchina più performante del momento, e andartene a spasso per il cielo, ritagliandoti qualche minuto di assoluta libertà e sfida a tutti i limiti della condizione di bipede terrestre, andando alla velocità più alta mai concessa ad un uomo, quello era l’unico modo. E continua ad esserlo.
    Avevo un amico, al liceo, che voleva volare sull’F104, l’aereo da “caccia” italiano di allora, il “missile con le ali” (detto anche “la bara volante” per fondatissimi motivi, ma questo non interessava a lui), e credo che ce l’abbia fatta alla fine. A lui non gliene poteva fregare di meno di “uccidere il nemico invasore” etc, questi erano dei semplici effetti collaterali da pagare pur di poter andare a oltre due volte la velocità del suono… La finisco qui, ma spero di avere un po’ spiegato cosa sia, per questo tipo di persone, tra le quali mi ci metto anche io, un “aereo da guerra”, come giustamente li vedi te.
    Ed è chiaro, “ignorance is NOT a bliss”…
    Per cui magari, la prossima volta, puoi farci un salto, a vedere delle bellissime macchine estreme, piuttosto che dei veicoli di morte.
    Al riguardo consiglio la lettura di “Straniero alla Terra”,di Richard Bach, un librettino che parla proprio di queste questioni. Lui, pilota di caccia americano, prova a giustificarsi con se stesso, a dire che non è lui il responsabile della bomba atomica che sta sotto la pancia del suo F-84, che lui vuole solo volare. E’ evidente la sofferenza di chi, conscio,consapevole,ma innamorato, prova a giustificare l’ingiustificabile.
    Un suo libro successivo è “Biplano”, dove ha scelto un altro modo per vivere la sua passione, perché non è riuscito a vincere la sua battaglia con se stesso. E’ sceso dal suo velocissimo caccia per salire su di un antico biplano, per vivere… altro.
    Ecco: altra cosa di affascinante, per me: gli uomini di quelle foto. Gente speciale, credo. Per carità: loro come altri, ci mancherebbe. Ma speciali, per forza. Quindi… invidia per i racconti vivi, avuti da Pieffe, e da Petula.

    @Celeste
    Cele, ora di nanna: per te un bacio per avere avuto l’idea di questo posto, perché senza questa Burattinaia, queste piccole storie non ci sarebbero, punto e basta.
    Notte
    R

  34. Cele,
    Pieffe sembra pignolo quando insiste sul significato di laico e religioso, ma secondo me fa bene a chiarire: per qualche strana ragione le locuzioni “pensiero laico” e “pensiero religioso” si sono radicate nel linguaggio comune aumentando, se mai fosse possible, il presunto solco fede/ragione. Suggerirei, sulla scia di Pieffe ma credo anche in sintonia con gli altri frequentatori del blog, di mettere in discussione  questo e altri assunti e formularci da soli le basi su cui discutere. Certo, ognuno ha il suo bagaglio culturale e per forza di cose attingera’ da quello, pero’ possiamo farlo con cautela, aprendo con calma la nostra vecchia cassapanca di conoscenze e scegliere di volta in volta cosa tirare fuori e cosa rimettere dentro. O magari, lasciar fuori le cose tirate fuori istintivamente e, aiutati da altri sguardi, guardarle con occhi nuovi.
    A questo proposito, il tuo mettere in discussione frasi come “la Verita’ e’ beatitudine” funziona benissimo, non accettiamo gli assunti a priori e peliamo un po’ ‘sta cipolla per vedere che succede.
     
    Riccardo,
    innanzitutto grazie per le belle parole. Anche a me questa conversazione sta piacendo molto.
    Mi hai riportato alla mente un piccolo aneddoto. Ho fatto il militare nell’aviazione leggera dell’esercito. Per me la caserma era una prigione, disprezzavo tutto, mi sembrava, forse a ragione, l’istituzionalizzazione di un’assoluta mancanza di senso (e l’istituzione gia’ da sola toglie un bel po’ di senso anche alle cose sensate).
    Per questo motivo non riuscivo a capire i militari di carriera, che si erano scelti la prigione, sballotatti in caserme di tutt’Italia lontani dagli affetti e soprattutto privi di liberta’. Un giorno ero di guardia e con me c’era un sergente pilota di elicotteri, un ragazzo molto simpatico che era cresciuto non lontano da casa mia. Si instauro’ una certa confidenza, mi racconto’ degli anni passati lontano da casa, e talvolta neanche ricordava bene i posti dove era cresciuto. A un certo punto mi sentii spinto a chiedergli: “Ma perche’ stai qui?”. E lui: “Mi piace volare”.
     
     

  35. Ric: beh, veramente il Maddalena era un corteggiatore di mia zia. Non s'è mai saputo se abbiano avuto una storia tumultuosa oppure no, ma si scrissero per molto tempo, …in versi. Erano due tipi particolari.
    Riguardo D'annunzio la cosa è decisamente più complessa. Le mie tre zie erano tutte innamorate del D'annunzio poeta, scrittore, ecc. Copiavano le sue poesie, lo recitavano nei loro "salotti letterari" ecc. (Cosa che faceva il 90% delle donne del tempo).
    Ma poi lo conobbero: E lui iniziò a fare il cascamorto con la più bella delle zie (quella del Comandante Maddalena). Lei per un po' se lo filò e poi, con quell'accento romanesco caratteristico delle famiglie di fine ottocento, un po' snob, disse forte alla sorella (in modo che D'Annunzio sentisse):
    "A Lucrè (Lucrezia); ma mo' che vo' sto' piccoletto?" (lei era alta 1 metro e 85).
    Lui se ne andò ma le regalò una volpe di cui abbiamo ancora le foto.

    Riguardo infine al ragionamento è evidente che trattasi di uno strumento meraviglioso. Io lo uso moltissimo e se ci….ragiono, devo dire che in tanti anni di uso smodato, non si è neanche logorato molto, anche se il rincoglionimento senile lo porterà sempre più a perdere d'efficienza. Però sono divertenti queste domande:
    "Chi è che ragiona?"
    "Dove ragiona colui che ragiona?"
    "E colui che ragiona, dopo che ha finito di ragionare, che cosa fa?"
    Pieffe

  36. @Ric. Vorrei chiarire una cosa: mio papà ha fatto parte del 51mo stormo anni dopo la sconfitta dei SM dei Sorci Verdi, ma ci sono molti aneddoti di quel periodo a Istrana che papà raccontava e che ogni tanto affiorano alla memoria.

    @ Ric e Gil: Sull'Aeronautica ci sono racconti di coraggio, di dolore,  uno per tutti: l'eccidio di Kindu  nel 1961 (in cui furono trucidati piloti italiani in missione di pace che mio papà conosceva bene) o descrizioni dell'inebriante potenza che dà la libertà del volo. A  volte nel racconto scarno  di un volo o di un addestramento potevo sentire il rumore dell'aria tagliata dall'ala, il senso di vuoto allo stomaco per un'improvvisa picchiata, la vertigine dell'altezza. La meraviglia di vedere il mondo dall'alto.
    Ricordo che lessi una poesia di un  giovane pilota, alla fine del corso all'Accademia (allora) a Nisida, struggente nella descrizione del suo primo volo senza istruttore e la magnifica conclusione quando sfrecciando in mezzo alle nuvole….."alzai in alto la mano e sentii il volto di Dio."
    Credo che anche quello sia un modo per tuffarsi nel vuoto dell'inconoscibile senza il supporto del paracadute della mente.

    Fusa

  37. Sono rimasta indietro. Indietro  di comprendonio comunque lo sono rispetto ai dotti discorsi che sono stati fatti.
     
    Mi intriga il discorso sulla verità, come il buon Riccardo ha già avuto modo di notare.
    Pieffe scrive: La Verità non è la spiegazione di qualcosa, non è soltanto il superamento del dubbio. E' pace e beatitudine della coscienza.
    D’accordo Non sarà la spiegazione di qualcosa, secondo me è togliere un velo impalpabile al qualcosa che in quel momento stiamo indagando.
    Non conosco il greco, so, almeno così mi è stato detto, che verità in greco è Aletheia , cioè ricordo. Si tira in ballo il fiume Lete e la A privativa.
    Svelando e svelando poco alla volta qualcosa si comprende, nel mio caso poco poco , perché per me non si tratta di togliere dei veli, bensì delle spesse trapunte!
    Certo un attimo di beatitudine poi si prova, nell’attesa di capire da che parte sta il velo successivo da levare, ammesso che si riesca a vederlo.
    Parlo ovviamente di esperienza personale.
     
    Qui avete tutti parenti che hanno pratica di volo: anch’io posso vantare  dei F.O ,Flying Object,  personali che  sono poi  le american chickens dietro casa.
    Della serie: ognuno ha quello che si merita.
    Pinuccia
     

  38. Lo vedi Gil?
    non serve per niente il mio intervento. Anzi, direi che occorre organizzare un incontro dal vero, che comprenda tutti quanti. Tu sei un po  lontano ma chissà che non torni per quanche giorno…
    Io vi ascoltero'. Nel frattempo vi leggo. Bacissimi a tutti.

  39. Pinuccia
    i nostri 2 commenti sono circa partiti insieme e il tuo lo vedo adesso. Bentornata anche con la penna (so che leggi sempre).
    Bellissima la battuta sulle amirican chiken … Io ho una paperetta di quasi 8 anni bionda con gli occhi celesti. Non vola ma certe volte fa volare me specie quando mi abbraccia. Vale lo stesso?

  40. Petula,
    come ha detto Riccardo, i militari hanno sempre i giocattoli migliori. la tecnologia militare e' tecnologia del potere, e prima che di potere sul nemico si tratta di potere sugli elementi e anche sulla mente (si pensi alle arti marziali di ogni latitudine o, per ridere ma non troppo, a The men who stare at goats; tra l'altro, in alcune classificazioni, la mente stessa e' considerata un elemento).
    Superare quello che gli elementi ci ammoniscono a non superare e', e' stato e forse sara' sempre cio' cui l'uomo tende per natura. Nella maggior parte dei casi l'impresa sembra improba, e si rimane (giustamente, perche' no) piu' al sicuro che si puo'. Ma anche quello ha un prezzo. Altri sono tanto accecati dal proprio sogno da venirne schiacciati, o da schiacciare altri (sganciando bombe e missili mentre si beffa il muro del suono, per esempio).
    Negli altri pochi, pochissimi casi, l'uomo tenta, e tentando puo' darsi che riesca: questi usiamo chiamarli eroi, santi, artisti, pionieri.

    Pinuccia,
    mi si perdoni l'ignoranza, ma non conoscevo questa etimologia di aletheia, grazie. E si', proviamo a toglierci di sopra 'ste trapunte, anche se almeno all'inizio fa proprio freddo senza…

    Celeste,
    sono totalmente in disaccordo, stai mettendo avanti delle scuse per startene in disparte a vedere i nostri goffi tentativi di "volare e rotolare", come si diceva da un'altra parte. Non mi preoccupo molto perche' so che il buon Pieffe sapra' farti 'scendere in campo'…

  41. Ormai sono convertito: Indagherò, e userò la mente sperando che non menta. Sprofonderò negli abissi della deduzione e del sillogismo, mi attorciglierò nel dramma dell'esistenza e mi domanderò se la luce è fotonica oppure se è un'oscillazione e da tale esperienza trarrò orgasmi multipli. Risolverò la trasformata di Fourier e scoprirò la periodicità del pi greco.  E poi andrò a pregare nel convento di Odifreddi (di cui già possiedo un santino che tengo nel portafoglio insieme a quello della Haak ignuda).
    E poi costruirò tanti marchingegni elettrici ed elettronici e vedrò di farli funzionare a maggior beneficio, anzi, benessere di tutti noi.

    Ma..porca vacca!!!!
    e' quello che ho fatto per  buona parte della vita!!!

    E mica so bene a che cosa è servito.

    Per questo ho smesso.
    Pieffe

  42. Pieffe: io non sono certa che tu abbia smesso.
    Secondo me le orecchie fanno una fatica disumana a mediare tra la pancia e la testa, per questo sono sempre piu' appuntite.
    Sintetizzando: cerchi il Nirvana nel teorema di Fermat. Confessa

  43. Esatto: l'ultima volta che mi sono illuminato come si deve ho inventato la lampadina. E meno male che poi mi sono spento sennò ci sarebbe stata pure la fusione fredda.
    Pieffe

  44. Infatti, le orecchie di Pieffe servono per tenere i filamenti di tungsteno!! Il tutto per supplire alla mancanza di fari dell'astronave a pedali, altro che illuminazione. Il tutto è nato dal rifiuto delle sue sette mogli di correre davanti all'astronave con una torcia, allora si è dovuto ingegnare, da qui ,,,l'ingegnere!!!

  45. Riccardo
    Mitico pezzo di cochi e renato, grazie di averlo postato.
    "Il mare c'era anche a milano, in via spadari c'è il pesce ancora adesso"
    Per chi non è di milano o non lo sa: la pescheria spadari (a due passi a piazza duomo) è, da 70 anni una istituzione.  Tuttavia conosco qualche posto dove servono ottimo pesce di lago. E non è il lago di Bracciano (……………)
    Bacio

  46. Suppongo tu stia parlando del 'tuo' lago.
    Ma ti assicuro che anche dalle mie parti  servono ottime alborelle fritte e croccanti come le patatine e pesce persico che non e' come quello del Nilo…
    Ho letto tutto quello che avete scritto in questi giorni, mentre io ero alle prese con granelli di sabbia marchigiana doc, sotto un sole cosi' caldo che mi vien da pensare se qui e' gia' autunno…
    Un saluto a tutti, uno per uno.
    Uno speciale a Cele.
    Sir Biss

  47. Petula
    Lo vedremo sfrecciare tirandosi dietro l'Orsa Maggiore con tutte mogli dentro il carretto, sponsorizzato dalla Osram con Eta Beta sulla spalla alla conquista dello spazio gridando "Eureeeekaaaaaaaaaa". Gli si spettinano le piume pero' ma l'esibizione varrà la pena.

    Gil
    è SEMPRE colpa delle mogli.

  48. Sir Biss
    Si, è vero, parlavo del "mio" lago.
    A dire il vero non è "mio" quel lago, lo sai.
    Non ci sono nata, non mi appartiene nè io appartengo ad esso.
    La mia storia non è là, nessun passato tra le spiaggette di ghiaino, nè tra le assi delle lucie.
    Ma ci sono dei luoghi che anche se non ci hanno visti crescere, giocare, innamorarci, studiare, soffrire e gioire, diventano per qualche ragione anche un po' nostri.
    Li adottiamo, e un pochino essi adottano noi. Succede un po' come quando incontri qualcuno, e ti sembra di averlo sempre avuto nei tuoi giorni.
    Sono i luoghi che ci somigliano, che riescono a fondersi con la nostra anima, passeggiare con il nostro esistere.
    Sono posti che noi sentiamo di poterci affidare, posti che ci abbracciano, ci cullano, ci accolgono facendo niente.
    Come succede con qualcuno anche conosciuto da poco. O come accade con una casa, sconosciuta, ma che ti si apre davanti e ti accoglie come una poltrona, come un abito che ti veste.
    Ci sono luoghi che frequentiamo per tutta una vita ma che non hanno il potere di farci sentire a casa, ci si sente stranieri eppure li abbiamo calpestati sempre, li conosciamo in ogni piega, in ogni anfratto.
    E' così che accade, non è il tempo a cucirci addosso luoghi e persone, ma sono i luoghi e le persone che sanno farlo perchè ci somigliano.
    Ti è mai capitato di andare in un posto e sentire – sentire – che quel posto aspettava proprio te? A me è successo.
    E senti che ci tornerai, magari con qualcuno di appena conosciuto che anche ti aspettava. O anche da sola, ma sai che lì c'è qualcosa, c'è stato o ci sarà.
    Un pontile, una mezza sera, crepuscolo, il sole che cala, la luce che si spalma, lo fa sopra il lago e lo fa dentro di te.
    E quel sito, quel pontile, quello specchio di lago ti resta dentro, ti aspetta. Aspetta. Semplicemente aspetta e probabilmente un giorno capisci cosa e chi aspettava.
    Fili, fili che  uniscono persone cose anima fili che cuciono abiti adori emozioni, percezioni. Che tengono sospesi momenti che vivranno nel giorno giusto.
    A volte mi pare che la vita sia una trina,  i fili passano sotto attraverso sopra altri fili,  attraversano laghi e città, tessono e basta, superando parole suoni immagini, fregandosene di offrire una logica, una comprensione, di dare indicazioni sulle direzioni e su qualsiasi disegno. A volte lo possiamo intuire. L'intuizione è un guizzo che ci scappa appena tentiamo di fermarla. E' un alito, veloce, che non sei nemmeno sicura di aver avvertito. 

    C'è una cosa, che ho trovato sul Silmarillon un po' di tempo fa, che riflette questo:
    http://www.silmarillon.it/default.asp?artID=407&numeroID=29

    🙂

  49. Celeste e Sir Biss, quasi quasi vi invidio i vostri laghi. Ho promesso a Lucertola che prima o poi veniamo a trovarvi. E lei sta già preparando lo zaino…rigorosamente verde ramarro.
    Fusa

  50. Cele
    Hai ragione. Ci sono luoghi che ti lasciano un ricordo indelebile. Ancora di piu' se ci sei stata con una persona speciale.
    Ho visto tanti posti che sono diventati parte di me dopo pochi minuti.
    Spero di vederne altri, in futuro.
    Fili, come dici, che uniscono persone, cose, luoghi.  Pontili, case, spiaggette che fanno parte di te. Come quella dove pescavo da piccola o la via dove giocavo con i miei amici. Ogni volta che ci passo mi 'rivedo' allora.

    Petula
    Io e il mio lago vi aspettiamo. Con immenso piacere.

    Baci
    Sir Biss

  51. …ma e' vero che D'Annunzio era innamorato di una certa Lucrezia, nobildonna romana, ma scappo' via perche' non sopportava il di lei nipotino con le orecchie a punta?
    E cosi' scrisse:

    O falce di luna calante,
    che brilli sull'acque deserte,
    cala sul nano volante,
    taglia le orecchie sue aperte.

     

  52. Oddio!!

    Ps Petula
    Razione extra di crocchette se mi lasci inatta la pioggia nel pineto.
    Una delle poesia più sensuali che io abbia mai letto.
    Bellissima. Tanto.
    Aggiungo anche pappa per Sua Lucertosità.

  53. screanzati!
    "Essere un bel pino italico…."
    E' una poesia straordinaria. Ce l'ho in originale con tanto di lacrime disciolte delle mie zie che hanno parzialmente corroso l'inchiostro. Lucrezia la conservava ma Isenarda ne andava matta.

  54. Ok, torniamo seri (della serie: pensieri sparsi di una mattina pigra).
    Mi piacerebbe riprendere da una frase di Pieffe:

    Per la ragione il termine "non condivisibile", non sperimentabile, vuol dire falso.

    Ora, che "non condivisibile"equivalga a falso e' ovviamente irragionevole, per cui mi chiedo: e' davvero la ragione a dirlo? O piuttosto un uso arbitrario (e per questo pernicioso) della ragione? Non posso condividere con nessuno di voi la leggera brezza che in questo momento sta entrando nella mia finestra, se non a parole (e quindi non verificabili). E' per questo falso? Una simile affermazione risulterebbe irragionevole a chiunque.
    Quindi: non potremmo correggere il tiro? Accorgerci che la ragione e' stata e viene usata come vessillo di posizioni tutt'altro che ragionevoli? Lo dico senza saperlo veramente, perche' per fortuna, a differenza di Pieffe, sono stato sempre abbastanza lontano da chi sa sfoderare "ragionevoli e incontrovertibili certezze" (ossimoro mio, copyright).
    In altre parole, la ragione mi sembra uno strumento meraviglioso, il problema forse e' la sua applicazione errata o, ancora peggio, l'eventuale arroganza con cui la si usa, erigendo cattedre, pulpiti e piedistalli.

    Una buona giornata a tutti, ragionevolmente di cuore,

    Gil

     

  55. Gil
    Pi-zia… Pz… non ho capito cosa tu intenda Gil, e la mia ragione annaspa. Parli della zia di pf come in forze al Pforzheimer Zeitung, quotidiano tedesco? O forse PZ – codice vettore IATA (che la International Air Transport Association assegna alle aerolinee mondiali)di TAM Mercosur, presso la quale la zia porgeva pregevole servizio di pilota con tanto di occhialoni e caschetto di pelle svolazzante ad emulare l’Amelia Earhart degli anni ‘30? Probabilmente ti riferisci a PZ – codice ISO 3166-2:IT della provincia di Potenza, ma ammesso che la zia non avesse un posteriore che facesse provincia, appunto, troverei l’accostamento per lo meno bizzarro. E’ il caso di pensare che amasse il mare dei padri della cultura ellenica e usasse recarsi in quel di Prevesa la cui targa automobilistica è appunto PZ. O forse, amando come ogni appartenente al genere femminile amava l’ambra di cui la polonia è ricca, e citi PZ  in relazione a Poznan (Polonia) dove compiva le sue scorrerie? Magari il Ponte Carlo la portava presso uno dei suoi amori e il riferimento sarebbe a PZ, vecchia targa automobilistica di Praga ovest? Boiadé Gil come sei approssimativo! E chiudi quella finestra, che il fresco ti distrae!
    Vabbè… la smetto.
    Mi piace lo “zoom in” verso la questione che lega i concetti di vero-falso rispetto al fatto di poter condividerne l’esperienza. Ed in effetti è evidente, nel tuo esempio della brezza, che "non condivisibile" equivalga a falso e' irragionevole. E guarda, parlando genericamente e staccandosi dal tuo esempio della brezza, bisogna osservare che, “parlando veloce”, questo contrasto può anche passare liscio nel ragionamento. Quindi si, mentre si dice sempre che il ragionamento debba essere obiettivo, la zoomata fa vedere che la descrizione di questo concetto astratto va ulteriormente affinata, e la possibilità di non univocità dell’analisi è assolutamente reale ed applicabile, se on si fa molta attenzione.
    Però è altresì vero che il metodo scientifico assuma che la possibilità di poter replicare un esperimento sia “conditio sine qua non”, ossia condizione necessaria (non è detto sia sufficiente) per prendere in considerazione le implicazioni dello stesso. E questo io lo trovo semplice ed incontestabile. E quindi la questione va affinata, non c’è dubbio.
    Mi viene da dire che se tutti fossimo lì sarebbe possibile (oltre ad un torneo di tressette a squadre) condividere la brezza, e quindi la presunta impossibilita della condivisione è solo apparente, o comunque superabile… Ma in effetti in quell’istante, quella brezza non è condivisibile, benché perfettamente reale. …  
    Bello.
    Oppure Gil ci sta tutti a piglià pe’ il posteriore, e lì altro che brezza, c’è un’afa che pesa un quintale??
    Ai posters l’ardua sentenza.
    R
    Ps: applausi per le "ragionevoli e incontrovertibili certezze"…

  56. Ragazzi, chiudete quella finestra perchè a me si scompliglia il pelo e a Lucertola si ribaltano i pensieri e a forza di ribaltarsi e a cercare fenomeni ripetibili anche lei comincia ad assomigliare a quel novello Torquemada di Piero Angela e quando  sento le note dell'"Aria sulla Quarta Coda"  (!!)  allora mi spavento tantissimo.

    Ric ma da te c'è per caso una tromba d'aria?

  57. Si, c'era anche sul giornale:
    "tromba daria a viareggio"

    ehm, ok, chiedo scusa
    🙂
    R

  58. Riccardo:

    1) con Pizia (o Pitia) parlavo di Delfi, dove Pieffe con la sua zia sacerdotessa giocava agli indovinelli qualche secolo prima che Omero scrivesse l'Iliade. Che la targa di Delfi all'epoca fosse PZ lo ignoro.

    2) Se il metodo scientifico pretende la replica dell'esperimento, allora non e' ragionevole. La brezza qui c'era circa 12 ore fa, se tutti voi vi foste precipitati a verificarla, sareste arrivati, proprio a essere fortunatissimi, tra due o tre ore. La brezza se ne e' andata da un pezzo, il tresette (o traversone) possiamo farcelo lo stesso, ma trovereste l'afa che pesa un quintale e dovrei accendere l'aria condizionata. Ergo: esperimento irripetibile. Rende la brezza un po' meno vera?

    3) Forse la non-condivisione e' piu' possibile della condivisione: si ripete davvero un esperimento? Si ripete mai qualcosa?

    Agli stickers l'ardua sentenza…
    Saluti a Daria

    Petula:
    a proposito di lucertole, chissa' come ti troveresti con i gechi o con i… varani! Comunque sta finestra la chiudo, non tanto perche' ti si arruffa il pelo (so che a Gollum piacciono le gatte arruffate, lo fanno sentire piu' predatore), ma perche' entrano le zanzare.
    Sawadii Krap!

  59. Confesso ahime' di non avere mai avuto questi dubbi.
    Magari avessi avuto la serenita' di esserne sfiorato.
    Putroppo ,  le tragedie della vita attraversano le esistenze
    senza lasciare spazio alle innumerevoli controversie accademiche
    seppur utili e produttive per lo sviluppo  del  circuito cognitivo. 
    Sono solo testimone di un cortocircuito esistenziale,
    che ha tolto di mezzo , senza pieta', dolcissime presenze, madri incredule , con  crudelta' inspiegabile,  incurante  dei loro piccolissimi figlioli.
    Sono piu' sfiorato, semmai, dall'inconsapevole brama di sapere se
    potro’  mai  rifarmi col destino, pur sapendo che la partita e' perduta.
    Mi tolgo di mezzo dal popolo dei pensanti. Non ce la faccio ad arrovellarmi.
    So di sapere.
    Cos'e' il male, l'ingiustizia , il dolore , la sofferenza e la perdita
    della speranza.
    Conosco la vita
     
    Ruggero
     

  60. Ruggero
    non so chi sei, ma se quello che dici rappresenta il panorama agghiacciante in cui in questo momento si affaccia il tuo sguardo, tu sei un esempio tipico in cui la filosofia e la mente cedono le armi, anzi, s'inchinano di fronte all'esperienza del dolore.
    Il più grande dei maestri è lui (alla faccia del Buddha). Il dolore non si preoccupa di cosa ne pensi del dolore. Arriva e ti schianta nelle cose più delicate. Colpisce dove esiste la sensibilità. Ma insegna.
    Per cui credo che non esista una partita perduta: anche perché non esiste mai una partita vinta.
    Se conosci realmente la vita vuol dire che conosci anche la morte. Ma io non credo che esista la possibilità di "rifarsi col destino. Semmai c'è la possibilità di cambiare prospettiva. 
    Auguri.

    Gil
    Come sai la Pizia, incasinatissima fra un oracolo e l'altro, da circa duemilaseicento anni mi ha sparato in giro per il Mediterraneo, e nonostante la permanenza a Crotone e qualche giro in Egitto, sto ancora girando….

    Riccardo-Gil
    Anche se fossimo tutti affacciati alla finestra di Gil per prendere la leggera brezza, non condivideremmo che un piccolo aspetto del fenomeno "brezza".  Ognuno di noi ne trarrebbe una valutazione qualitativamente diversa. Un vento che soffia alla stessa temperatura e alla stessa velocità su tre persone diverse produce tre sensazioni diversissime, in funzione delle facoltà percettive di ognuno e dello stato d'animo. Per cui l'esperienza, non è condivisibile.
    Possiamo misurare qualcosa. Ma la misura è quanto di più ingannevole, parziale e soggettivo possa esistere: rappresenta una sommatoria di approssimazioni e d'incompletezze. Per cui la condivisione di un evento o la percezione di un oggetto, (sotto il profilo della misura) sono un colossale inganno che, per convenienza, definiamo condiviso solo in base alla statistica.
    La condivisione spirituale invece no: è una certezza ih, ih, ih, ih.!!!
    Ma non posso misurarla.
    Pieffe

  61. Gil,
    parli dei chin chion e dei tukkè?  Ho avuto il mio daffare…

    Ruggero,
    permetti un pat pat sulla spalla da una gatta pelosa?

  62. Ruggero
    Non ho niente da aggiungere all'intervento di Pieffe: il dolore è una esperienza davanti alla quale tutto cede. E insegna. Qui, ognuno per i motivi suoi, lo sa, credimi.
    E concordo con Pieffe anche sul fatto che nessuna partita è mai persa, perché, appunto, nessuna è vinta.
    Sul riscatto, bè, la  vita non resitutisce ciò che abbiamo perduto ma può offrire possibilità. Nessuno e niente può sostituire o sostituirsi ad altro, mai, ma la vita offre sempre occasioni, quando è il tempo giusto (kairos).
    Chiedo scusa se posso sembrare in cattedra, ma come dice Pieffe il dolore è un maestro e io sono una delle tante prsone che stanno dietro altrettanti banchi.

    Pieffe
    il principio di  indeterminazione c'entra qualcosa?

    Gil al n 78
    bella domanda. E aspetto anche io che Sua Pieffità ci illlumini.
    O che ci mandi un disegno.. Purché pubblicabile eh.

    Petula
    Chin Chion : una nuova pettinatura, versione thai-gatte dello chignon?
      
    Riccardo
    qui tra vento e brezza e .. trombe d'aria mi sa che chiudo anche io le finestre. Ma se mi trovassi fuori casa, qualcuno che mi apre la porta, c'è?? ? No, tanto per sapere eh.
    Non mi chiamo nemmeno Daria, fa lo stesso? 

    Ti aspetto Ricc, con la prossima zoomata sul principio di condivisione. Intrigante assai.

    a tutti
    Ero una personcina per bene prima di questo blog!

  63. Ecco, mentre scrivevo il mio commento di cui sopra, Pieffe scriveva la spiega. Concisa, pulita, precisa. Scritta con l'orecchio. Destro. O.. sinistro?

  64. Prego Gil. Tu ed io abbiamo una cosa che ci contraddistingue nell'avatar: le orecchie.
    Ti racconto un episodio.
    Tanti, ma tanti anni fa mi trovavo, insieme ad un monaco, in cima ad una montagna.
    Venne un temporale e ci rifugiammo nella piccola cappella dell'eremo.
    La pioggia durò pochissimo, e mentre ce ne stavamo entrambi a contemplare le cose classiche che ogni anima, con un briciolo di sensibilità, contempla in un temporale, io volli cercare di condividere la mia esperienza con lui: e cominciai a parlare delle nuvole, della pioggia, dei tuoni, dei riflessi sul prato, dello stormire delle fronde, dell'odore della terra bagnata, del cuore, dell'anima, ecc. ecc. ecc.
    A un certo punto lui mi fece:
    "Oh bischero, ma perchè tu nun t'industri a stare un po' zittino; Tu lo vedi che col pensiero tu disturbi tutta la natura?" (era toscano).
    Dopo un'istante di mortificazione mi si gelo' il pensiero nella testa.
    E venne l'arcobaleno. Non riuscii a profferire una parola anche perché non ne trovavo. E restai li in silenzio per molto tempo.
    E dopo un po' venne il monaco a dirmi: "Però che bella passeggiata che s'è fatta insieme!!" 

  65. Si vabbè, allora ditelo eh!
    O pieffino, ma scusa: o un tu sei sempre te che dici che noattri si mette troppa carne su i’ ffoho? E ora d’icchè la sarebbe saputa questa tu’ uscita? No, dico eh!
    Insomma:
    si ragionava del fatto (riassumo le puntate precedenti) che, per il fatto che sto qui, la brezza di Gil non sarebbe per me reale (o si). E che magari il fatto di essere o non essere (questo è il problema! Ah no, questo era un altro film) lì c’entrasse o meno con la realtà.
    E te mi vieni a dire che anche se fossimo lì, ognuno sperimenterebbe una esperienza diversa di brezza! Ora, io parlavo di zoomata, ma te hai inforcato il microscopio elettronico!
    Fusa a tutti (ecco, ora mi vengono pure le crisi d’identità. E non toccatemi al proboscide per piacere!)
    R

  66. dimenticavo: bella persona il "tuo" monaco. Quando si incontrano queste persone, (monaci o metalmeccanici o ammaestratori di pulci), bisogna soprattutto "riconoscerle", perchè… beh, la mia opinione è che mi aiutino.
    Servus
    R

  67. Ecco, ora abbiamo un ING anzi un IGM (ingegnere geneticamente modificato) che miagola, e ha la proboscide.
    Riccardo, smettila di sbattere le ali che mi spettini tutta la coda.
    Bau

  68. Boiadè Gil, sai che non ci avevo pensato?? EUREKA!
    R
    pf: abbi pazienza, siamo come i figlioli, s'ha da giocare… 🙂
    celeste: peppiacere levati dal sentiero d'atterraggio che l'altra volta grazie alla tu'coda mi c'è voluto un pomeriggio per scendere dal platano.

  69. Riccardo
    Pieffe impiega molto meno a scendere dal fico.
    Nonostante la coda di Petula e anche quella della Lucertola.
    Non è che sei un po' fuori allenamento?
    E non dire che lui usa le orecchie eh!

  70. L'episodio del monaco raccontato da Pieffe mi ha rammentato la prima poesia del primo dei Quattro quartetti di T.S. Eliot, Burt Norton, letta ormai tanti anni fa.
    La lascio qui, un sussurro serale a tutti.
    Buonanotte,
    Gil

    I
    Tempo presente e tempo passato
    sono forse entrambi presenti nel tempo futuro
    e il tempo futuro è contenuto nel tempo passato.
    Se tutto il tempo è eternamente presente
    tutto il tempo è irredimibile.
    Ciò che avrebbe potuto essere è astrazione
    che rimane possibilità perpetua
    solo nel mondo della speculazione.
    Ciò che avrebbe potuto essere e ciò che è stato
    mirano a un solo fine che è sempre presente.
    Eco di passi nella memoria
    giù per il corridoio che non prendemmo
    verso la porta che non aprimmo
    mai, nel giardino delle rose.
    Eco delle mie parole, così, nella vostra mente.
    Ma a che fine disturbando la polvere
    su una coppa di foglie io non so.
    Altri echi abitano nel giardino.
    Li seguiremo noi? Presto, disse l'uccello,
    trovàteli girato l'angolo.
    Attraverso il primo cancello,
    nel nostro primo mondo,
    seguiremo noi l'inganno del tordo?
    […]
    Via, via, via disse l'uccello:
    il genere umano non può sopportare troppa realtà.
    Il tempo passato e il tempo futuro,
    ciò che avrebbe potuto essere e ciò che è stato
    mirano ad un solo fine,
    che è sempre presente. 

    Time present and time past
    Are both perhaps present in time future,
    And time future contained in time past.
    If all time is eternally present
    All time is unredeemable.
    What might have been is an abstraction
    Remaining a perpetual possibility
    Only in a world of speculation.
    What might have been and what has been
    Point to one end, which is always present.
    Footfalls echo in the memory
    Down the passage which we did not take
    Towards the door we never opened
    Into the rose-garden. My words echo
    Thus, in your mind.
    But to what purpose
    Disturbing the dust on a bowl of rose-leaves
    I do not know.
    Other echoes
    Inhabit the garden. Shall we follow?
    Quick, said the bird, find them, find them,
    Round the corner. Through the first gate,
    Into our first world, shall we follow
    The deception of the thrush? Into our first world.
    There they were, dignified, invisible,
    Moving without pressure, over the dead leaves,
    In the autumn heat, through the vibrant air,
    And the bird called, in response to
    The unheard music hidden in the shrubbery,
    And the unseen eyebeam crossed, for the roses
    Had the look of flowers that are looked at.
    There they were as our guests, accepted and accepting.
    So we moved, and they, in a formal pattern,
    Along the empty alley, into the box circle,
    To look down into the drained pool.
    Dry the pool, dry concrete, brown edged,
    And the pool was filled with water out of sunlight,
    And the lotos rose, quietly, quietly,
    The surface glittered out of heart of light,
    And they were behind us, reflected in the pool.
    Then a cloud passed, and the pool was empty.
    Go, said the bird, for the leaves were full of children,
    Hidden excitedly, containing laughter.
    Go, go, go, said the bird: human kind
    Cannot bear very much reality.
    Time past and time future
    What might have been and what has been
    Point to one end, which is always present.

     

  71. Sapienza ineffabile in quelle due righe:

    Ciò che avrebbe potuto essere e ciò che è stato
    mirano a un solo fine che è sempre presente.

    Ognuno di noi ne vedrà una parte di questa sapienza. Lo spunto è apparentemente il medesimo per tutti, ma cambia sotto il nostro sguardo, la nostra memoria e la nostra attesa. Siamo noi stesso a renderlo diverso.

    Una buona serata a tutti.

  72. Bellissima  e sapiente poesia di T.S.Eliot da rileggere e lasciar passare sul cuore.
    Gil ho fatto vedere le foto della "lucertolina" a Lucertola….ovviamente si è spaventata e dire che c'è chi si diverte ad addomesticare i varani!!!

    Boiadè fate rilassare il Riccardo! E' diventato un IGM a identità plurime e ha contagiato gli ospiti nel salotto di Celeste. Se continua così farà spuntare le orecchiette verdi a Lucertola e poi magari le zanne (una rigorosamente spezzata) a una Celeste che già abbaia.

    Ed evitate di pestare le code negli atterraggi, grazie!!

  73. Grazie Gil, grazie per il dono di questa Poesia
    è arrivata come la buonanotte: sussurrata.

    Buonanotte a tutti, un abbraccio e …. mi ripeto ma tant'è: bello leggervi, trovarvi. Bello avervi.
    Ori

  74. passato presente futuro =  e……… ma + eterno presente = 

                      per tutti

                         p.n.

  75. Quando si è piccoli, contare "fino a cento" è fonte di orgoglio. Lo facevo, con i nonni che applaudivano. Mi sentivo importante. Contare fino a cento era una cosa importante, faceva sentire grandi.

    Tutto questo per dire che occupo l'intervento n. 100 per augurare a tutti una cosa importante: un buon giorno.
    La foto anche se può ingannare, è adatta allo scopo: non è un tramonto, ma un'alba.

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