ALBERI

Vi  ho fatto vedere, o no, i disegni che faccio adesso per imparare a rappresentare un albero, gli alberi?
Come se non avessi mai visto, mai disegnato, un albero. 
Dalla mia finestra ne vedo uno. Devo con pazienza capire come si costruisce la massa dell’albero, poi l’albero stesso, il tronco, i rami, le foglie. Prima di tutto i rami che si dispongono simmetricamente, su un solo piano. Poi il modo in cui i rami girano, passano davanti al tronco.

Non fraintendetemi: non voglio dire che, vedendo l’albero dalla mia finestra, lavoro per copiarlo. L’albero è anche tutto un insieme di effetti che l’albero causa in me. Non è questione di disegnare un albero come lo sto vedendo. Ho davanti a me un oggetto che esercita sul mio spirito un’azione, non soltanto come albero, ma anche in rapporto a ogni sorta d’altri sentimenti.

In auto non si dovrebbe andare a più di cinque chilometri l’ora. Se no, non si sentono più gli alberi. Siete mai andato in bicicletta? Si. Ma un giorno mi ruppi il muso e mi ingessarono un piede.
Gustave Moreau mi chiese cosa m’era successo. Gli spiegai che usavo la bicicletta per andare verso la natura e fare dei paesaggi. Mi ribatté: si facevano dei bei paesaggi prima dell’invenzione della bicicletta.

Henry Matisse – Scritti e pensieri sull’arte.
foto dal web

Non mi piace particolarmente Matisse anzi diciamo che non mi piace quasi per niente. Ho trovato tempo fa questa cosa, e l’ho messa da parte. Ho una foresta di files, come tutti, nel mio pc. Cose trovate, link interessanti, cose scritte da me. Ogni tanto vado a rovistare dentro quasi sempre sapendo cosa sto cercando. Giro come un topolino tra fotografie e scritti, link, promemoria e appunti vari, scansioni di articoli o immagini. Nonostante sia un territorio sterminato e spettinato, ricordo quasi tutte le cose che vi ho messo e che attendono di essere lette, approfondite, utilizzate. È una specie di .. stavo per scrivere soffitta ma non è esatto. Non c’è nulla di polveroso, né di dimenticato. Ci sono solo cose che aspettano cura, o semplicemente di venire liberate dai confini della gabbietta che chiamiamo file per apparire magari qui sopra o per diventare un dono per qualcuno, motivo di condivisione.

Questo scritto di Matisse l’ho messo da parte perché l’albero, nella mia mente è un raccoglitore di segreti. È anche un libro, un albero. Un libro che ogni albero si scrive da sé: contiene anni, secoli di storia, trattiene odori, stagioni. Conserva la memoria di tutte le gelate, la polvere di aridi periodi, di stagioni crudeli. Eppure è immagine della mitezza. Emblema della resistenza.
Porta i segni di tutta la neve che è stata, è testimone di tutti i venti che sono passati,  della pioggia che frusta, disseta, lava e ristora.

È una pellicola: porta inciso il film del suo tempo, e del tempo del mondo. Affonda nella terra, terra che lo nutre mentre insieme digeriscono modificano e trasformano vita che serve ad altre vite.
Lo trovo un confidente saggio,  amico fidato che ascolta e trattiene. È affidabile, sincero, generoso. Uno che non ti tradisce, che si offre, e che ti accoglie sempre, non t respinge mai. Non lo fa mai un albero: un albero ti aspetta sempre.

“Non è questione di disegnare un albero come lo sto vedendo non solo come albero ma un oggetto che esercita sul mio spirito d’azione, non soltanto come albero ma anche in rapporto ad ogni sorta d’altri sentimenti“. dice Matisse e trovo il concetto interessante, bello anche. Ma terribile la definizione di “oggetto”: una parola inappropriata. Offensiva.
Un albero non è un oggetto, ma un essere vivente, un albero vive una vita piena, esattamente come un uomo: vive le stagioni anzi le segna, le anticipa, le subisce ma anche le asseconda. Lui è stagione, è mutamento, è ciclo, è vita, di cui è anche un maestro.
Testimone e protagonista del ciclo della vita, ponte tra terra e cielo.  Complesso e perfetto il sistema che lo irrora e lo nutre e lo cresce. Meravigliosamente forte e delicato al contempo. È come noi, un albero. In più puoi affidargli tutto: il tuo dolore, le tue miserie, puoi farti cullare, addormentarti appoggiato al suo busto. E ogni cosa sussurrata sotto un albero ha il sapore che hanno le cose speciali e sai che resta li, al sicuro dentro le sue rughe, sotto gli strati della sua pelle e che penetra e si fissa ai cerchi con i quali scrive il tempo. Lui il suo diario, ma anche quello di un pezzo di tempo, se lo scrive dentro. Lo puoi leggere, ma devi prima abbatterlo. Il suo alfabeto è fatto di cerchi. Ma se sai ascoltarto, sa anche parlarti.

Strano davvero che un pittore – e il mestiere del pittore è anche quello di rendere immortale un istante, fermare il mutamento – definisca oggetto un albero. Ma l’ho già detto prima che non mi piace Matisse.
Non mi importa, non mi è mai importato di leggere” un quadro. Ho sempre pensato che non ha senso farlo: un quadro ti tocca una o più corde oppure non lo fa, non lo farà mai. Semplice. Quindi, diversamente da chi ritiene che questo non sia fruire di un dipinto, io penso che l’anima di chi lo ha fatto arriva sulla pelle di chi osserva o non arriva. La testa non c’entra, a mio avviso. È come una poesia: se la devi spiegare vuol dire che non è arrivata.

Bella l’osservazione di Moreau: la lentezza permette di osservare. È stupefacente la quantità di cose che ci si perde viaggiando veloci e di quanti particolari ci stupiscono ripassando in bici oppure a piedi. Sempre che sappiamo guardare, aprire gli occhi ma anche il cuore, naturalmente.

compagni

Questa è una foto mia: è titolata “compagni”. Io ci vedo due compagni
che scrutano il lago in silenzio.
Si tengono per mano. Oggetti? Mah!

11 pensieri riguardo “ALBERI

  1. Su Matisse la penso proprio come te, anzi a me da quasi "fastidio". Questione di pelle.
    I tuoi "compagni" sono splendidi e fanno, fra loro, una conversazione profonda, assoluta. Una di quelle che preferisco: senza una parola.

  2. La casa nella quale abito da oltre trent'anni, come ho già avuto modi di dire, si affaccia su vigneti infiniti. Tanti anni fa il paesaggio era un po' diverso, non c'erano solo viti, ma anche ( quanto mi sento veltroniana con il ma anche!!!!) prati e alberi in mezzo ai vigneti. Gli alberi avevano la funzione di dare ristoro e ombra nelle giornate estive durante i lavori in campagna e frutti a seconda della loro specie.
    Poi è venuta la meccanizzazione. Gli alberi tra le viti, davano fastidio e allora si sono sradicati quasi tutti.
    Qualcuno è rimasto sui bordi delle strade e sono uno spettacolo: ormai enormi e possenti e ancora capaci di dare riparo alle macchine, ormai, di chi va  a fare i lavori in campagna.

    E questa è una considerazione.

    Quando abbiamo traslocato nella casa in cui siamo, mia figlia che  all'epoca era piccina, si era  entusiasmata nel vedere un enorme albero posto proprio sulla cima di una collina, molto distante da casa nostra. Ci fantasticava su e immaginava che sotto quell'albero ci fosse il regno delle fate e dei folletti e che gli uccellini cingettassero le loro canzoni per allietare non solo i viandanti, ma gli spiriti dell'albero.
    Ogni tanto mi chiamava e mi chiedeva se secondo me era l'ora del gioco  o della merenda per i folletti. Immaginava i loro giochi, le loro risate tutte osservate con compiacimento dal grande albero" buono"
    Un bel giorno siamo partite e siamo andate a trovarlo l'albero.
    Non si trattava di un albero enorme, ma di tanti alberelli manco tanto curati con rovi e erbacce vicino al tronco.

    Un po' delusa mia figlia è rimasta.
    Ha preferito comunque, dopo il primo momento di smarrimento, continuare ad  immaginare che il "suo" albero fosse sempre quello delle fate e dei folletti.
    Secondo me aveva ragione.
    Pinuccia

  3. Pinuccia
    Gli alberi immaginati, le case immaginate, i cieli immaginati, gli amori immaginati sono spesso assai più belli e simpatici di quelli veri. O forse dovrei dire che sono più veri di quelli che invece ci sembrano reali.

    Però a volte può accedere (se siamo nel giusto posto e nel giusto modo) che avvenga l'incredibile, lo straordinario: quando qualcosa di normale, di reale, di tangibile, di presente, di normale, ci appare più bello e fantastico di quello che avevamo immaginato.

    Oh, sia chiaro: mica succede spesso.
    Pieffe

  4.  Concordo Pieffe. E questa penso sia la differenza che c'è tra la fantasia e l'avere tutti i sensi aperti. Magari proprio non tutti. Qualcuno a volte può bastare.

    Gli alberi di Celeste dialogano tra di loro, ammirano il lago tenendosi teneramente per le radici. Come sempre Celeste sa cogliere il particolare.
    Ha i sensi aperti. Quelli di cui parlavo prima.
    Buona giornata a tutti
    Pinuccia

  5. Pinuccia
    È molto bella la tua testimonianza, delicata, speciale, personale.
    Ed è bello che tu l’abbia voluta lasciare qui. Questo è comunque un sito “pubblico” anche se gli ospiti abituali sono pochi, pochi ma speciali.
    Questa esperienza, di Controluce, ha portato scambi con persone a me affini: credo di aver detto in qualche occasione qui,in controluce che credo ai folletti.
    Ci credo veramente.
    I folletti sono le intuizioni, è la vocina, piccina piccina che ci parla dal di dentro. E’ la parte istintuale che ci avverte del pericolo, che ci aiuta, nel percorso a volte impietoso della vita.
    E’ il sogno che ci parla, il pelo che si alza sul braccio, il brivido sul collo che fa alzare l’attenzione.
    Sono guizzi luminosi, velocissimi, che si sfrecciano di fianco per dirci: non sei solo, ma fai attenzione a dove metti i piedini.
    Sono la vocetta che spinge la giovane sposa di Barbablù ad aprire la porta della cantina, che l’ha invitata a disobbedire e che le ha fatto trovare il coraggio di “sapere”. Non sapere a volte è comodo, garantisce certezze. Ma conoscere, rende liberi. Per essere liberi bisogna abbandonare i ruoli e restituire a sé la vera natura. I folletti aiutano, in questo.
    Sono un cono di luce sulla coscienza scomoda, quella che sotterriamo sotto un mare di pietruzze colorate. Ogni bambino ama un albero, tutti i bambini giocano, hanno giocato o sognano di giocare sotto un “grande albero”. Qual è il bambino che non ha mai sognato la casa sull’albero? Io credo nessuno e i bambini che non lo hanno fatto forse non avranno un “giusto” percorso nella vita adulta. E i folletti e le fatine vivono del bosco e hanno per casa un albero.
    Non è un caso, questo. Mi piace pensare che sia parte della costruzione dell’uomo, di quell’istinto che ha perduto, e che è stato componente importante nel magma primordiale che poi è diventato uomo, donna.
    Residuo di quella componente selvaggia che ci accomuna ai lupi, alle aquile, alle creature della terra perché comune a tutti prima la vita si manifestasse in uccello, in pesce, in lupo.

    In quanto agli amori immaginati di Pieffe, bè, l’immaginazione è importante e non è mai relegata alla condizione di bambino, non è importante soltanto nell’infanzia.
    Non si vive senza immaginazione e senza sogno: non ci sarebbe equilibrio.
    Se non sai disegnare una pecora, allora disegnami una scatola, si legge nel Piccolo Principe. Ma poi il piccolo Principe compie il suo viaggio tra le stelle, conosce, impara e pensa e coltiva la sua rosa, che è diversa dalla altre perché è la sua rosa. La volpe impara i suoi passi perché quando lo avesse sentito arrivare i suoi passi sarebbero stati differenti da tutti gli altri passi.
    Ma una cosa è l’immaginazione, un’altra è l’idealizzazione. Facile idealizzare qualcuno o qualcosa e sono d’accordo con te: accade perfino con chi dividi il quotidiano per anni.

    Siamo bravissimi ad eludere le vocine (i nostri folletti) e siamo dei grandi incantatori di noi stessi: c’è una coscienza subdola, che per difenderci eccede. Nel bene e nel male. Chi soffre di allergie è vittima soprattutto del proprio sistema immunitario: le difese sono eccessive, scatenano una reazione talmente violenta che si sta male per questa più che per l’allergene. Come c’è una coscienza armata di paletta che costantemente getta sabbia negli occhi dell’anima, o meglio nel nostro terzo occhio che i folletti invitano ad aprire.

    Ho avuto dei folletti disperati, nella mia vita. Alcuni sono entrati in sciopero, rassegnati, hanno incrociato le braccia, qualcuno aveva un cartello in mano con scritto “non ce la posso fare, con te”.
    E’ stato quando poi mi sono fatta più male.

    Ascolto di più i miei folletti e cerco sempre di più l’ombra dell’albero, mi affido alla pancia perché è li il punto in cui i folletti fanno il solletico. Ultimamente la pancia fa male, ma anche questo aiuta. Se è destino che debba guarire, trovare una medicina, allora so che accadrà. Cerco di tenere aperto il terzo occhio ma senza far ricorso alla diffidenza, perché troppa istamina non va bene.
    L’equilibrio non è mica facile, specie quando (come dice una canzone di davide v.d.s.) ci sentiamo come “bambole voodoo”, trafitti da un bel po’ di spilli.
    Grazie dell’apprezzamento per la mia foto. Io credo che ognuno faccia foto utilizzando quel famoso terzo occhio, quando non è ferito dalla sabbia riesce a trovare due amanti in due alberi o due amanti in un albero. Forse passando oggi per quei posti non coglierei quella cosa. E’ questione di momenti, di lividi, di occhi. Un giorno una persona molto importante nella mia vita mi disse: vedo il mondo coi i tuoi occhi. Forse anche io ho imparato a vederne un po’ coi suoi. E’ questo che avvicina le persone e sono cose belle, da proteggere e nelle quali credere. Aiuta a togliersi qualche spillo dalla pelle, a anche ad essere più liberi.
    Occorre anche prendersi per mano (o per le radici) e magari a far visita ai folletti del bosco.

  6. E le due sedie di legno sul molo……. 
    La nostra amica Celeste ama gli accoppiamenti.
    Fusa accaldate, anche Lucertola sta cedendo, cerca l'aria condizionata.

  7. Non è  che siamo già tutti  sotto gli alberi di Celeste, gatte e lucertole comprese, al fresco ad ammirare il lago con il famoso gelato ( al croccantino per Pe tula) o una bibita fresca?

    Pinuccia

  8. Si, sotto gli alberi si sta bene, perchè c'è ombra, fresco. E' un bel salotto, sotto un albero.
    Un albero è anche questo, un albero è anche altro.

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