SIPARIO


“Viviamo in un mondo in cui l’uomo è l’abito che indossa.  

Meno c’è l’uomo, più è necessario l’abito”.

Siamo stanchi di tanti abiti e di pochi uomini. Stanchi di bugie, di mezze verità, di cose non dette, dell’ipocrisia. Di tattiche e strategie.

C’è bisogno di lealtà e di trasparenza, di cose vere, poche e vere. Troppi stagni di acqua ferma e torbida a mescolare smorfie con sorrisi, e falsi pudori, finte partecipazioni, ipocrite condivisioni.

Troppi rumori, troppa musica. Recitiamo ruoli che finiscono per inghiottire ciò che siamo, respiro dopo respiro.

Basta con i vestiti basta. Servono persone. Persone. Persone. Persone che sanno ancora stringere una mano con fermezza e lealtà, persone la  cui parola vale ancora l’onore che riveste.

Viviamo di relazioni, siamo animali gregari ma siamo soli. Troppi che “sotto il vestito niente”, troppe giacche senza sotto un cuore, troppi occhiali scuri sopra occhi che non si fanno vedere.

C’è bisogno di cose vere, di fiducia. Di fiducia. Di essere  uomini e donne senza cerone a soffocare, a opprimere, a imprigionare.

C’è  bisogno di abbracciare alberi, di sentire il prato sotto i piedi nudi, c’è bisogno di carezze, di odore di pelle senza profumi. Di terra. C’è bisogno di terra, di odore di foglie e di persone.  C’è bisogno di sentire mani nelle mani il cuore dentro le mani e contro il cuore.

Di fare l’amore senza istruzioni senza silicone senza manuali, senza aver bevuto, senza averlo programmato. Senza aver deciso le mutande da indossare.

Abbiamo paura di parlarci e di toccarci veramente. Paura di eplorare.  Paura di spogliarsi.

Stanca. Tutto questo vivere di plastica. stanca 

Ci si abiuta a tutto, anche a vivere in multiversi, a vagare dentro gli strati come zombie, inconsapevoli degli orizzonti, dei confini tra più mondi. Ci perdiamo, dentro i nostri labirinti, ci guardiamo allo specchio senza riconoscersi. Togliamo strati di cerone trascinando via sorrisi o smorfie di dolore senza sapere quand’è che son finiti.

Il canto degli uccelli, il rumore dell’acqua sono tutti registrati. Basta chiudere gli occhi.  La luna e le stelle, il sole, sono affreschi sullo sfondo, dirimpetto il sipario.

Venghino signori. Venghino.

29 pensieri riguardo “SIPARIO

  1. Uomini che prima di essere uomini,  erano bambini, genuinamente bambini. Scuola media. Mamme che si confrontano nell'attesa del suono della campanella.
    Sai… mio figlio ha tutti 8 e 9, ieri gli ho comprato l'ultimo modello di scarpe della nike…se le merita visto i risultati. Gli compri le scarpe firmate perchè se le merita (penso tra me e me) non perchè le ha bisogno, e mi affiora alla mente quella foto (si di quelle che viaggiano nelle catene in mail) scarpe ai piedi di bambini meno fortunati, fatte con bottiglie di plastica e legate con pezzetti di stracci. 
    Sai…mi chiama mio suocero e mi dice: ieri "quel sacramen del to fio' la ga da una piscia (pedata) in sul ginocc ala sua nonna parchè la ga to' no al budino da merenda, di al to fio' che se la fa un ola olta al vori pù a ca mia cal sacramen…
    ….e tu gli vai a comprare scarpe firmate perchè se le merita?????????? (penso tra me e me)
    Sai…….ho detto a mio suocero: ma dai è un bambino non l avrà fatto apposta.
    Già è un bambino che fra qualche anno diventerà 
    uomo (penso tra me e me).
    Suona la campanella, ultimo giorno di scuola, tra urla e schiamazzi, tra lanci di zaini (semivuoti), astucci, e quaderni, tanti piccoli uomini e tante piccole donne, si accingono a varcare la soglia del cancello. E' finita la scuola!
    Nella mescolanza, di quel festoso baccano, tra sorrisi e lacrime di mamme di studenti,  di quelli che un giorno saranno uomini, vado incontro a mio figlio  e lui sorridendo verso di me. Contento, sorridente, allegro, con la spensieratezza di un bambino di dodici anni, perchè la scuola è finita. Lo stringo forte a me e con un sorriso ricambio il suo stato d'animo…lo guardo e gli dico:
    Sai…… ricordi "quelli di seconda e di terza"  quando ti dicevano che tu eri uno sfigato, eri un pivello, eri uno dell'asilo, solo perchè tu "eri di prima"  o quando durante l'intervallo nel corridoio ti curavano quando dovevi andare in bagno per sporcarti la maglietta di inchiostro o per farti lo sgambetto e ridere di te solo perche tu scivolavi?  Ti scappava qualche lacrima e cercavi di trattenerti; non volevi farti vedere da loro, non capivi il loro comportamento.Tutto questo, solo perchè eri "uno di prima" e come te a tanti altri tuoi compagni facevano le stesse cose.  Non dimenticare come ti sentivi, come ti facevano star male e stavi ancora più male quando lo raccontavi la sera a casa perchè non potevi difenderti, non avevi armi per difenderti, eri semplicemente più piccolo.  Non fare e non dire le stesse cose tu a "quelli di prima" il prossimo anno. Ricordati!
    Mamma sai che io non lo faccio .Ma perchè mi dici queste cose?
    Perchè fra qualche anno tu sarari un uomo.
    Fa una smorfia, mi guarda e mi dice…..boh!  Sorrido (tra me e me).

    Carola

  2. Accipicchia Carola
    Il vestito di plastica che uccide gli uomini e li trasforma in zombi ha ormai fatto una strage. Altro che batterio dei germogli di soja!
    Tuo figlio ti abbraccia: è già molto. Ti parla e si confida? E' già un atto prossimo alla scomparsa. Non fa il bullo con quelli più piccoli? Forse ha una speranza. 
    E' bello ciò che dice Cele. I vestiti di plastica non consentono l'ascolto del vento sulla pelle. E perfino le ondate dell'Eros che scivola sulle mani degli amanti sono ormai coperte di plastica.
    Ma non è più possibile tornare indietro.
    Ognuno di noi è stato più o meno contagiato, anche se non vuole, anche se protesta fa ormai parte della "rete". E le persone nella rete….sono pesci, non sono persone.
    Ognuno col suo pannellino solare per credersi autonomo, ognuno col suo i pod per sentirsi in comunicazione.
    Guai a chi esce dalla grande rete.
    Per cui Carola, tuffati nel lago dei tuoi occhi, fai un viaggio con Cele nelle profondità dell'anima e del sorriso che ancora vi collega al cuore.
    Fuori di questo, le "persone" sono morte ed è inutile andarle a cercare. Più dicono d'esser nuove, più stanno agonizzando nella registrazione di se stesse.
    Pieffe

  3. Si dovrebbero aprire scuole per genitori e nonni, e per insegnanti. Ma poi siamo sempre qui: chi è che insegnerà?
    So di uomini e donne, anche trentenni, che vivono con i genitori: mamma prepara vaschette nel frigo etichettate: lunedì martedì mercoledi scaldare al microonde per 5 minuti sul programma riscaldamento quando devono andare via. Telefonano dall'ufficio: mi raccomando ricordati che oggi alle 15 hai l'ortopedico porta il libretto sanitario e ascolta bene cosa ti dice il dottore. C'è una umanità ameba, che trascina la propria vita tra una dipendenza ed un'altra. Di chi è la colpa? Spesso di tutto questo "amore" che altro non è che l'egosimo più meschino di molti genitori, come quelli che citi tu, Carola, che compano le Nike perché i pargoli le meritano per aver passsato cosa,  la prima media?  È da brividi, ma so che accade, lo so e lo sarebbe pure se avessero passato la maturità o la laurea.
    È vero, Pieffe, siamo nella rete, come agoni agonizzanti. Massificati globalizzati standardizzati così che siamo appunto tutti uguali: qualcuno si illude di essere originale: perfino le tette le abbiamo tutte uguali, seimila euri e stanno in piedi anche da sdraiate.
    A proposito: fanno la plastica anche alla …. si, insomma, là. E non (solo) per recuperare virtù perdute bensi per dare tono elasticità turgore. Già. Siamo messi così. La topa firmata. Spettacolo.
    Ma la cosa anche più terribile è che vestiamo di plastica i sentimenti, costruiamo emozioni, ci atteggiamo a smorfie di dolore o di gioia (con moderazione mica che mi si sciupi il lavoro del botulino eh).
    Finti sorrisi, finti orgasmi finti divertimenti finti amici finte rimpatriate dove tutti si incontrano si complimentano (dentro crepano di invidia o di piacere dipende se l'ex compagno di liceo è strafigo palestrato o se ha la pancia e occhiaie e doppio mento). Io non so se è sempre stato così, perché è adesso che io vivo ed è questo il momento maggiormente consapevole della mia esistenza e anche quello più indipendente. Non lo so. So che vedo tanta gente infelice e sola. Come lo siamo tutti, per tante ragioni, ma molti NON LO SANNO. Questa è la tragedia. Non lo sanno e credono di essere felici.
    Un tempo gli uomini, passavano tanto tempo all'osteria, bevevano, non c'era altro, si diceva. Invece adesso?  Il consumo di alcool tra i ragazzi è spaventosamente in crescita: bevono di tutto dalla birra al Montenegro (che oltre a far male agli uomini fa male  anche ai cavalli e i vasi etruschi li hanno già salvati tutti).
    Buttano giù qualsiasi cosa purché sballi un po' così poi si rimorchia e si fa sesso. Mai provato farlo da lucidi? No? Peccato. O forse no, si vede che non te lo meriti.
    Finisco questa retorica un po' scontata, banale anche no? Un po' da zia rompicoglioni e antica. Ma al malcapitato adolescente che per puro caso e per sbaglio dovesse passare di qui dico: tranquillo che c'è facebook.  Lui è li, che vi usa tutti quanti e se la ride mentre "dietro" si fanno affari milionari e molti illegali. Non sono nemica di facebook né della rete. Sostengo da sempre che la rete sia una enorme possibilità ma come tutte le cose occorre consapevolezza e intelligenza. E pensare con il proprio cervello, e per Dio, assumersi le proprie responsabilità, crescere,  non solo in altezza e in guardaroba e in tette.
    Crescere e farsi delle domande. Imparare a cadere. È il solo modo per rialzarsi.

  4. sai Cele: ti posso assicurare che NON era così ma che questo "così" è cominciato esattamente dopo la fine dell'ultima guerra mondiale in una escalation inarrestabile.

    Mio papà, morto a cento anni, sopravvissuto a due guerre mondiali, ad una guerra civile, e a tante altre "disavventure", verso gli ultimi anni della sua vita mi diceva di essere convinto che fossimo ormai in presenza di un virus dell'anima. Una malattia, un inquinamento che parte dalla psiche e si diffonde negli strati più sottili dell'anima (per chi ci crede), oppure che aggredisce i neuroni (per coloro che sono più materialisti e ritengono che l'uomo coincida con il suo cervello).
    Questa malattia era conagiosa e portava le madri a strangolare i figli appena nati, i figli a sterminare i genitori, in un'escalation di violenza cieca. 
    Ma questo è solo un aspetto.
    Lo stesso virus porta a considerare che TUTTO sia normale, che tutto sia possibile, probabile, accettabile.
    Yes we can!
    E poiché esistono i mezzi per fare "tutto e subito" (le reti, appunto), non c'è più la voglia di riflettere, di fermarsi.
    E poiché c'è l'ora "legale" (ma che cazz'è?) non esiste più il ritmo del sole e della notte.
    E poiché c'è il "tempo reale" (ma che cazz'è, anche lui), non c'è più il tempo normale e andiamo a Milano in due ore e così facciamo tutto prima.
    E poiché tutto è normale, il grande omosessuale dei verdi (olandese, credo) ha fondato l'associazione per la legalizzazione della pedofilia.
    E poiché non c'è tempo per dedicarsi al cibo, massacriamo le sue cellule nel microonde.
    E poiché dobbiamo vivere in città non vediamo più il cielo (esclusa te)
    E poiché a forza di schifezze abbiamo diffuso virus d'ogni tipo l'amore si fa con un tubo di plastica intorno al pisello.
    E poiché non c'è tempo per conoscersi passeggiando in un prato, si "rimorchia" virtualmente con le chat.
    E poiché bisogna far presto, prima si scopa poi si cerca di capire con chi ci siamo accoppiati ed eventualmente ci presentiamo.
    E poiché c'è la televisione non c'è tempo per parlare la sera perché dobbiamo vedere chi vince la gara sportiva.
    E poiché non possiamo parlare e manco frequentarci e manco conoscerci, magari una mattina diciamo: "Ma chi è questo stronzo che vive in casa con me?" e poiché ci siamo scordati che una volta ce lo siamo sposato, andiamo a divorziare.

    E potremmo seguitare all'infinito.
    Sembriamo inseguiti dalla fretta. Non è vero: siamo inseguiti dall'accidia, perché tutto è facile, tutto si può fare subito. Perché perdere tempo a scrivere con una penna quando c'è l'informatica? e allora una cosa che costa un minimo di sforzo o d'attenzione diventa impraticabile e si sceglie la via più facile, più sbrigativa.

    E non c'è via d'uscita.
     

  5. Meno male che la cara Celeste si e' inventata quella meravigliosa e spaziosissima casetta dove noi tutti possiamo trovare riparo dalla pioggia scrosciante o dal sole bruciante.
    Meno male che noi tutti possiamo scrivere come vorremmo fosse la realta', con meno plastica, meno fretta e piu' amore sincero.
    Mio nonno, lui si che era felice. Tanto lavoro, un abbraccio alla sua Lorenza e un bicchiere di vino all'osteria dell'Annetta.
    A me dava la spuma nera e mi sentivo grande.
    Come si fa a tornare indietro?

    Abbracci a tutti
    Sir Biss

  6. Torneremo indietro… naturalmente e non volontariamente. La natura si riappropria dei suoi diritti, ci mette un po' di tempo, ma alla fine vince lei. Ma, porca miseria non sarà piacevole.

  7. Eh. Vedi cosa accade?
    Ci si trova a parlare della "natura"  .. che si riprenderà i suoi diritti, com se l'umanità non fosse parte della natura stessa.
    Assurdo, vero?

    L'altro giorno, con amici, davanti a Todi sono stata sotto un tiglio, probabilmente vecchio di 400 / 500 anni: vive davanti au un monastero.
    E' enorme, rassicurante, maestoso. Un monumento vivente. Pensavo che ne avrà viste e sentite di tutti i colori, ha visto guerre e miseria e fame. Ha sentito aerei sfrecciare e bombardare, assistito a battaglie, occupazioni, miseria, dolore. Ha ascoltato piangere e ridere bambini, li ha visti giocare. Ha offerto riparo, ombra, fresco, appoggio. Chissà quanti innamorati si sono dati appuntamento e scambiate promesse e baci. Chissà quante lacrime ha assorbito con le sue radici. Non c'è differenza tra lui ed un uomo, sono soltanto speci differenti ma figli della stessa mamma.

    segue foto

  8. Già, il tiglio di San Bernardino! In quella foto non si vede bene la sua grandezza, la chioma foltissima e il tronco possente che comunica forza. E non si può sentire neanche il suo inebriante profumo e il ronzio delle api che lì vanno lì a " fare la spesa". E attraverso una foto non si "sente" come sia diverso lì il silenzio, intriso della spiritualità del monastero di fronte. Sotto al tiglio, ad esempio, si svolge la cerimonia del fuoco  il sabato santo.

    Come è forte il rimando all'uomo che fa la natura. Ma spesso l'uomo respinge quest'unione. Presi dai nostri arzigololi mentali perdiamo la linearità implacabile dell'ambiente che ci circonda. Pensiamo di poter piegare ciò che ci circonda a nostra volontà, quasi che la natura fosse un enorme bonsai a cui possiamo ritorcere i rami. Un modo più perfido per cercare di renderla "di plastica".
    Ma, come dice Pieffe, la natura si riprende i suoi spazi, a volte in modo terribile.

  9. Hm.
    Mi ripeto, e anche cito altri che ripetono i discorsi di quelli che dicono che questo è un bel posto: un sacco di spunti, di quelli che ti ci fermi a pensare. Ma lo penso proprio, e mica è colpa mia.
    A volte sono argomenti che ti stanno a cuore, e hai l’idea tua sulla questione, altre volte devi mettere in fila i pensieri, e leggere i commenti degli altri altro non è che un arricchimento tramite altri punti di vista.
    Questo è per me il caso.
    C’è qualcosa che non mi suona bene. E mi spiego. Credo che ogni periodo in cui ci si trovi a vivere, che sia esso presente o attuale, derivi da quanto è accaduto nel passato più o meno prossimo (boia, ma va?).
    Credo che quello che ha detto pf riguardo al suo babbo abbia un’importanza fondamentale. Dopo la guerra c’è stata la rinascita, la ricostruzione, il mito americano e la voglia di benessere. E’ stato un bel punto di discontinuità. C’è stato il nascere del mito della società moderna, la motorizzazione di massa, il rinnegare la povertà alla quale la società contadina tanto rimandava e l’industrializzazione che portava soldi nelle case, invece delle cipolle. Era, (con tutta la pazzia del costruire acciaierie sulla costa ligure, o a Piombino, o portare la chimica nella laguna veneziana e si può continuare all’infinito, ma pazzia che è evidente in effetti adesso, con i danni manifesti, meno all’epoca) un gioco leale: stipendi contrattati su base nazionale, possibilità di mutui per la casetta di una famiglia giovane, una macchinina cominciava a diventare abbordabile per praticamente tutti. Le pubblicità dell’epoca, al riguardo, suscitano in me una tenerezza infinita… . Era, con tutti il limiti che non sto ad approfondire, e che sono molti e pesanti ma porterebbero lontano, una situazione sostenibile. I miei genitori mi parlano di un periodo ancora povero, ma di speranza e comunque globalmente di miglioramento, di benessere. E ce n’era un po’ per tutti.
    Prima il lavoro era destinato alla soddisfazione dei bisogni oggettivi, tangibili e concreti, ed alla volontà di migliorare il proprio stato.
    Un balzo di quarant’anni, adesso la cosa è degenerata: con i proventi del lavoro destinati alla soddisfazione di bisogni indotti (e sempre meno reali quanto piuttosto di moda, o status, quali, ma purtroppo è ben di più, le scarpe del bimbo citate da Carola) dalla produzione stessa, in un micidiale cane che si morde la coda: si lavora sempre di più e con sempre più disagio (e per i più ci sono salari bassi, contratti sempre più precari, servizi sempre più ridotti e di bassa qualità a fronte di tasse sempre crescenti) per produrre sempre più cose che sempre più è necessario comprare e poi subito dopo buttare per permettere la “crescita dell’economia”, ormai così vitale per la sopravvivenza stessa del paese, (che è sempre più evanescente, venendo, la nazione, sostituita da enormi multinazionali internazionali).
    QUINDI (che poi mi perdo in tutti sti discorsi): non credo che ci sia nessuna malattia sociale dell’uomo in quanto uomo moderno, nessun odio recondito nell’uomo verso l’uomo. C’è “solo” un cercare di spremere il tessuto sociale da parte di un pugno di persone che vogliono trarre vantaggio economico da questa situazione, che è a sua volta una degenerazione di una evoluzione naturale, quale la rinascita dopo la guerra.
    A questo proposito consiglio la lettura di “L’economia giusta” di Edmondo Berselli: “dopo l’imbroglio liberista, il ritorno di un mercato orientato alla società. Una via cristiana per uscire dalla grave crisi”. E’ un librettino di 98 pagine, si, in alcuni punti un po’ ostico, ma che si legge bene anche senza essere degli esperti del campo, e ne vale la pena a bestia.
    Cito un pezzettino, tanto per capirsi: “E’ stata una tensione fortissima nella distribuzione del reddito a provocare la torsione che ha strappato con violenza inusitata norme ed abitudini. Nella società fordista veniva considerato equo che un presidente od un amministratore delegato di una grande impresa guadagnasse trenta volte lo stipendio di un usciere. Oggi, o soltanto fino a ieri, si considera normale che il reddito del grande manager ammontasse a tre o quattrocento volte la retribuzione di un impiegato di basso livello. … negli stati uniti tra il 1980 e il 2005 l’ 1% più ricco della popolazione ha raddoppiato la propria quota di reddito nazionale passando dal 9 al 19%.” Ossia si tira, si tira, e si tira ancora. Fino a che il tessuto della società si rompe.
    Questa situazione va, come qualunque altro problema che ci si presenti, semplicemente capita, e osservata. Capire è tutto: per difendersi, mantenendo la nostra propria identità di uomini.
    E comunque mi permetto un concetto un po’ forte: per me non c’è grossa differenza tra chi “nei bei tempi andati” si sbronzava all’osteria e ogni sera tornava a casa a picchiare la moglie, e chi si fa fuori lo stipendio al videopoker e si spalma con la macchina su qualche palo, bello fatto di roba buona. Sono i più deboli, tritati dall’ingranaggio.
    Possono cambiare le situazioni e i tempi, ma nessuno ci può esimere, ciascuno personalmente, dall’usare la testa per il nostro meglio.
    I “giovani d’oggi”. Sono stato ragazzino anch’io, millemila anni fa, ma mi ricordo bene quando, pur “facendo il mio” (non mi sono mai ammazzato di lavoro prima dell’università, ma il mio l’ho sempre fatto) e al mio pari la maggior parte dei miei compagni, venivamo spesso apostrofati come “quei giovinastri”, oppure semplicemente sentivo parlare dei “giovani” in un modo che mi ha sempre in effetti incuriosito e divertito, in quanto si parlava di me e di quelli come me in guisa di una specie di razza aliena, sconosciuta, per lo più inferiore e fondamentalmente inadeguata. Le motivazioni non erano mai molto chiare, o almeno non lo erano per me. Io, e la maggior parte dei miei simili, non facevo altro che, alla fine, studiare, fare quello che mi veniva detto di fare per raggiungere gli obiettivi che mi venivano posti, con buoni risultati. Un ruolo piuttosto passivo, e accondiscendente, ma il velo più o meno pesante di rimprovero permaneva a priori.
    Esattamente gli stessi discorsi li sento oggi! Pari pari. Io ho fatto i capelli bianchi (ma tutti eh!) ma queste cose me le ricordo. E possibile che anche i giovani, non siano poi altro che quello che coloro i quali hanno il potere su di loro li vogliono dipingere, guarda caso come quando c’ero io, tra loro?
    La realtà? Nessuno aveva voglia di ascoltare. I giovani sono diversi. E grazie a dio. E poi permettetemi: i giovani sono dei concorrenti. Meglio non farli evolvere tanto, no?
    La rete. Nemmeno a me piacciono i social network, ma devo essere onesto: non ne capisco molto. Ed esprimere un giudizio su quello che non si sa non è mai una bella cosa. Di solito porta ad aumentare il “rumore di fondo”, e non si capisce più nulla.
    Quello che so è che mi piacciono un sacco i “flash mob”, ossia la possibilità, per loro (ahimè) di comunicare all’istante, in “una lingua” che non appartiene che a loro, per ritrovarsi magari a manifestare per le proprie idee, senza che nessun altro possa farci nulla, come tagliato fuori dai giochi (prevedibilmente) dall’evoluzione. Mi piace un sacco che dalla Libia le informazioni siano arrivate da twitter, perché erano riusciti comunque a bucare i firewall del regime. L’hanno fatto, ce l’hanno fatta, e i mezzi erano questi.
    Di ogni cosa c’è l’uso distorto. D’altra parte dubito che nessuno di voi sarebbe mai salito sul mio motorino di quindicenne (peccato, faceva 120… un mito, non sapete cosa vi siete persi!), e allora? Così come ora chi definisce “amico” un semplice contatto, non ha le idee chiare. Ma è uno degli aspetti, sicuri sia anche l’unico? Io, per quello che mi riguarda, sono certo che non lo sia.
    Ok, un bel po’ di sproloqui sul volgere del nuovo giorno. Vabè.
    Epperò devo anche dire una cosa. Il tema della nostra amica Cele l’era tutt’un altro! Ci siamo fatti portare un po’ tutti dai discorsi, e va anche bene, perché lo “stream of consciousness”, ossia il fluire del pensiero, è sempre una cosa bella. Ma il tema era, credo di poter riassumere, le “maschere” che portiamo indosso, più o meno consapevolmente o fraudolentemente, e come questo sia deleterio per chi è portato per sua natura ad avere la pelle esposta.
    Ma ora ho già martoriato i cabasisisi di tutti veramente più che a sufficienza, quindi buonanotte.
    R

  10. Le parole che ho letto sono meravigliosamente tragiche nella realtà dell'oggi. Avendo a che fare con adolescenti dal lontano 1994 ne ho viste passare di generazioni e ti dico che la maggior parte dei ragazzi oggi vive nell'era, come la chiamo io, della "pappa pronta". Non sono capaci di organizzarsi, non hanno creatività e fanno fatica a trovare il bandolo della matassa delle relazioni. Questo è però vero all'inizio, forse fino ai 25 anni, dove poi invece, soprattutto per l'educazione ricevuta e la presenza di figure, come genitori, insegnanti e educatori, riescono a riprendere in mano la loro vita e fare scelte reali e concrete di felicità.
    Purtroppo non è così per tutti… il disfarsi delle famiglie, la scuola che non "produce" più professori che ti insegnano a vivere oltre che a studiare, e che non ti insegnano il valore di un libro, altro argomento tragico la mancanza di lettura di libri che possono trasmetterti la "storia infinita" della tua vita, tutto questo porta i più fragili a cercare sicurezza dietro il monitor o sul fondo di una bottiglia di birra, vino o Montenegro che sia.
     
    Come diceva Riccardo la tecnologia è utile se si sa adoperarla: Guccini parlava di fantasia (La fantasia può portare malese non si conosce bene come domarla, ma costa poco, val quel che vale, e nessuno ti può più impedire di adoperarla) ma il paragone è facile da fare… non c'è senso civico nella "rete" può esserci nel reale? Grande domanda… che ti lascia mille dubbi ogni volta che guardi i link pubblicati su FB da milioni di utenti.
     
    PF ha letto giusto la storia partendo da suo padre, e Riccardo parla di discontinuità… ci vuole una rivoluzione per superare questa fase ma guardando i giorni di oggi, con la vittoria del quorum sul referendum, grazie al tam tam tecnologico, forse le coscienze si stanno svegliando, ed è quello che spero, non tanto per votare uno o l'altro ma per riappropiarsi delle proprie vite facendo delle scelte nella società odierna.
     
    Chiudo citando ancora Guccini, perdonami ma leggendo i commenti non potevo non pensare alla canzone delle Osterie di Fuori porta…
    Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta,
    ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta:
    qualcuno è andato per età, qualcuno perchè già dottore
    e insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è una morte un po' peggiore…
     
    Un sorriso
    Marinz

  11. Leggendo i commenti ben postati, di una comunicativa piuttosto unica che rara, parole giuste, sagge, sensate, spolverate di ogni dubbio, prive di ogni ragnatela mi viene da pormi una domanda: " e si ci svegliassimo noi domani, noi che siamo oggi Pinuccia, Sir Biss, Petula, Celeste Riccardo Pieffe Marinz e io ovviamente, noi adulti quindi, e vestissimo panni di adolescenti in tempo di oggi come sarebbero postati i commenti? Ovvero la penseremmo così o saremmo allo "sfascio" come i nostri ragazzi oggi?
    Non saprei proprio darmi una risposta.

    Carola

  12. Giustissimo il commento di Carola
    Non è un problema di giovani o di vecchi.
    Il "gap" generazionale c'è sempre stato. E le famose parole "ai miei tempi" e altre consimili, hanno un sapore marcio e un po' stantio.
    Ma quì non è un problema di "gap" generazionale. Non c'entra nulla il logico contrapporsi di un'età "riflessiva" ad una "entusiasta".
    Tale contrasto c'è sempre stato ed è giusto che ci sia.

    Qui è successo qualcosa di cui i "giovani" non sono responsabili.
    Questo "qualcosa" lo hanno fatto i vecchi.
    Sono io "vecchio" che ho costruito centrali elettriche
    sono io che ho voluto produrre automobili
    sono io che ho sfruttato il pianeta
    sono io che ho bucato la terra per estrarne il petrolio
    sono io che ho fatto i cellulari e i televisori
    io che ho smesso di scrivere con la penna
    io che ho smesso di scrivere lettere
    io che ho smesso di saper aspettare
    io che devo "per forza" andare in vacanza
    io che ho inventato "il tempo libero"
    io che ho inventato la scuola dell'obbligo.
    io che ho detto venite in città e lasciate la campagna.

    I "giovani", tutte queste cose se le sono trovate, e non immaginano come possa essere star senza anche perché c'è Fiorello che li assicura che con Infostrada si vive meglio e così via!

    Fino a 100 anni or sono la società non era molto diversa da quella di 5000 anni or sono.
    Poi è successo qualcosa di terribile e in pochissimi anni è cambiato tutto con un accelerazione incredibile . Per alcuni può essere meraviglioso, per altri può essere terrificante.

    Io, che, per la mia parte, ho contribuito attivamente a tale accelerazione, ne sono "pentito" e stravolto. Soprattutto perché so bene come era "prima" e, grazie a Dio, c'è qualche giovane che pensa che forse…non era niente male.

  13. Conosco una persona, che ogni tanto parcheggia l'astronave nel cortile di qualche scuola.
    Scende, saltellando come solo lui sa fare. Chiudo gli occhi e lo vedo borbottare qualcosa tra sè.. Ma poi apre la porta ed entra a scuola. La' non ci vanno vecchi nè adulti, ma bambini – ragazzini.
    Lui ci crede, è per questo che ci va.
    Nonostante tutto il borbottio lui ci crede. Chissà come mai.
    In iverno, qualche volta indossa un cappellino di pile, multicolore, con la "coda" lunghissima e un pon pon in fondo. Una volta ha perfino avuto un incontro con la mia nipotina, attraverso quel diabolico (deve averlo inventato il demonio..) mezzo che si chiama web-cam. Sono passati due anni pero' lei ogni tanto mi dice: ma non posso piu' vedere uel signore?
    Chissà come mai.

  14. Pieffe
    ci sarà più di un giovane che pensa che non era niente male!!
    Ma … che si fa? Giriamo Amarcord?

    Bisogna fare. Fare e poi ancora fare. E, secondo me ci sono semi buoni.
    Certo che il terreno è stato arato maluccio eh….
    E piove poco. Pochissimo. Ma piove. E niente è più resistente di un seme.
    Non sono quella del bicchiere mezzo pieno, tu lo sai, mi conosci tanto quanto basta. Ma perfino l'omino che si aggira per i corridoi delle scuole lo sa che ci sono semini buoni nelle tasche dei bambini.

  15. Si grazie a Dio ci sono.
    Lo sai che quell'omino, che conosco bene anche io, dopo essere uscito da una di quelle scuole e aver visto gli occhi sgranati dei bambini, che lo guardavano sorridendo, pieni di fiducia, sperando che lui tirasse fuori un coniglio dal cappello, si è messo a piangere di gioia per ore?
    Era commosso in ogni cellula della sua carne, perché quegli occhi bucavano il cielo e l'anima, nonostante i telefonini e le cretinerie dei libri scolastici; nonostante l'imbecillità dei consigli d'istituto, della storia falsata, della matematica mortificata, dell'italiano….dimenticato.
    E allora l'omino si è detto: "Mo' come faccio ad aiutarli, questi passerotti, a non rincretinirsi dietro i film di Moccia o le sparate dei persuasori occulti che li spiano dietro gli schermi televisivi"?
    E così ha smesso di piangere di gioa per il meraviglioso dono ricevuto da quegli occhi…e ha cominciato a piangere di dolore, pensando al mondo che li avrebbe mortificati, inquadrati, insteriliti e soprattutto….resi uguali, gli uni agli altri.
    Pieffe

  16. Pieffe
    Avevi cominciato bene, avevi.
    Adesso capisco perché lo chiamano pessimismo cosmico.
    Dalle parti tue viene!!
    Rifo il finale, posso?
    E allora l'omino verde ha cominciato a sorridere perché tra i molti sguardi che un giorno saranno tutti uguali, ce ne saranno alcuni luminosi, e saranno quelli dei bambini che avranno trovato, frugando dentro le tasche, dei semini, e in altre tasche un po' di terra.
    E chissà, magari penseranno all'omino verdolino che sarà ancora saltellante tra i banchi dei loro bambini che avranno più semini dei loro genitori e più terra buona.

  17. Tra le tante cose straordinarie dei bambini è l'assenza di maschere, Loro sono sinceri, e quando mentono, sono loro i primi a farti capire che stanno mentendo.
    Non sono inquinati dalle "buone maniere", non conoscono le regole di convenienza, se non istintivamente.
    Aulche mese fa mia nipote – sette anni – di ritorno da una visita dalla zia di sua madre, mi disse: sai, la zia A. mi dà delle caramelle ma a me non piacciono, ma come posso fare? Mica glielo poss dire!
    Ecco, ho pensato: sta crescendo. Un anno fa glielo avrebbe detto con semplicità e la spontaneità che appartiene ai bambini per poi essere nascosta da mille manfrine e per ritornare poi, a volte, nell'età estrema.
    La bellezza dei bambini è anche questa: loro di raccontano il mondo, così come lo vedono. Siamo noi a volte, con la pretesa e la presunzione di "educare, trasmettere, insegnare" a strappare loro la possibilità di leggere il mondo con la loro anima, che cresce. Perché noi adulti, sappiamo… C'è un pezzo bello, e anche un po' scomodo, di Gaber che si chiama "non insegnate ai bambini la vostra morale".  Siamo noi, spesso, a consegnare in dote ai bambini una scorta di maschere, già belle pronte, confezionate su misura per ogni occasione.

    Dice, Gaber, insegnate ai bambini la magia della vita. È tutto li. Buon ascolto.

  18. Tenerino l'omino dei passerotti. Tenerino davvero.
    Basta, a volte , nella vita l'incontro con un essere del genere per far comprendere che ci sono altre cose che vale la pena andare a cercare, scoprire e poi conservare dentro di sè. Sono quelle luci che aiutano nei momenti bui, che ti fanno credere che non tutto ciò che c'è attorno è da buttare via, che c'è qualche speranza.
    Inutile nesconderlo, se ci troviamo qui a disquisire su queste cose è perchè abbiamo avuto a che fare tutti noi con un omino con le lunghe orecchie che ha saputo accendere quella piccola fiammella.
    D'accordo eravamo pronti per essere accesi, come si suol dire, ma senza imput, chissà quanto avremmo girovagato nella banalità degli abiti firmati, dello struscio a tutti i costi a quelle certe ore, al gioco al massacro del sentito dire e mai sperimentato.

    A Celeste: Mi sa che il contagio l'ho preso anche da te: buona parte della mia casa la stiamo dipingendo di celeste.
    A frequentare certi ambienti, non c'è che dire, succede come quando si va al mulino.
    Pinuccia

  19. Beh, Cele non è un problema di pessimismo o di ottimismo.
    Ma non si sa come fare a dire a un bambino che gli adulti lo stanno imbrogliando. Se glie lo dici non si fiderà mai più più. Se non glie lo dici rischierà di cadere nel Grande Inganno (e forse non gli basterà tutta la vita per scoprire di esserci cascato). 
    Crederà ai "guru" mediatici e, finché è giovane, farà rivoluzioni credendo ad una storia finta, crederà a Garibaldi, a Cavour, a Fede, a Berlusconi, a Mazzini, a Marx, a Che Guevara, a Mao, a Hitler, a Clinton, a Obama, ecc. ecc.; crederà alla storia dei vincitori delle guerre, perché chi vince ha sempre ragione, come nei film di John Wyne. e chi perde ha perso…perché era cattivo; lo convinceranno che il "colpevole" si nasconde nella casa del vicino e mai nella sua; lo convinceranno che la cosa più importante è vivere a lungo, fare carriera e restare giovani; gli diranno che comunicare vuol dire andare dall'analista, che l'amore è far sesso a 13 anni; e poi gli spiegheranno che bisogna superare le discriminazioni tra bianco e nero, tra omosex ed eterosex, e se per caso un giorno andrà nella camera dei genitori per trovare la mamma e lui invece si accorgerà di avere due "papà", gli spiegheranno che è normale anche quello.
    E poi lo porteranno allo "yoga festival", al centro "per la terapia del benessere universale" e comunque, se non ce la facesse, lo manderanno almeno in palestra per avere la tartaruga e pure il coccodrillo.
    Gli daranno anche le creme e il botulino per levargli le rughe. E se è una donna gli daranno il silicone per alzare le tette, se è un uomo (o qualcosa di simile) le pastiglie per alzare il pisello.
    E poi, ovviamente, lo iscriveranno a un sindacato che gli dirà quando bisogna fare sciopero e quando no. E quando andrà all'università gli spiegheranno che non deve studiare quello che gli piace (non sia mai!!) ma quello che da "maggiori prospettive di lavoro".
    E infine gli diranno che può fare qualsiasi schifezza, può vendersi sua madre, tradire i suoi amici, sputare sul crocifisso, ma deve essere fedele alla costituzione. Se è democratico e costituzionale avrà salva la sua anima. 
    Ecco: come fai a spiegargli tutto ciò?
    Non glie lo spieghi, dirai tu, ma cercherai solo di amarlo.
    E speriamo che basti.
    Pieffe

  20. Mah.
    Mi sembra che pieffe stia soprattutto parlando, più che di realtà oggettiva osservata di quello che la televisione ci propina. O vorrebbe propinarci, perché io ormai sono anni che non la uso come intrattenimento o informazione, e sento sempre più persone, specialmente in tempi recenti, che la pensano come me. Le tette al silicone e l'amore a tredic'anni, così come l'analista e via andare mi sembra che sia soprattutto "la televisione" che li propone, e parla di questo genere di cose per non parlare di altre ben più importanti o scomode. Questo non vuole dire che sia quello che il "popolo 'gnorante e ciuco" come lo chiamava la mia nonna debba essere un recettore passivo di questi "valori", o che siano comunque suoi propri. Mi spiego: anche sempre nell'ambito televisivo, per restare aderenti all'argomento, e "confrontare mele con mele", Saviano e Fazio hanno fatto uno dei programmi più seguiti da sempre. Benigni è noto e ammirato ovunque, pur trattando un argomento assolutamente non popolare come uno scritto in versi del 1200. Perché?
    Non voglio parlare di politica, ma come la vedi questa "sommossa popolare" che è avvenuta nei tempi recenti per le elezioni e referendum, e prima per le vari manifestazioni di cui si parlò anche qui a suo tempo? Io la vedo come una manifestazione responsabile e consapevole della volontà di affermare, tramite le regole, la propria opinione.
    Insomma: io non ci credo al popolo 'gnorante e ciuco. Calma: "la carne da cannone" è sempre esistita, e "panem et circenses" ossia, pancia piena e divertimenti indubbiamente hanno il loro peso. Ma non nei termini assoluti di cui si parla, secondo me.
    Idem per i ragazzi. Io non penso che si debba pensare ad una massa di babbei menefreghisti e acefali che possano essere imboniti con insegnamenti di comodo. Così come non credo che tutti i genitori lascino i figli ad arrositre in macchina, quanto piuttosto li amino al meglio delle proprie possibilità.
    Penso però che questo sia ciò che fa comodo fare trasparire!
    Inoltre: ho letto da qualche parte che i film di violenza, quelli con centiania di morti in esplosioni e sparatorie e simili, spesso non sono impressionanti per i bambini. Semplicemente perché questi capiscono perfettamente che è tutto finto! (lungi da me il pensiero che siano roba adatta ad un bambino, eh).
    Finisco: penso che faccia comodo presentare una certa realtà.
    E non a caso, ma proprio a questo, scopo uno dei principali punti programmatici della P2, di cui molti dei nostri "delegati in parlamento" fanno parte, era di impossessarsi dei mezzi di informazione.
    Ma, proprio dal mondo giovanile vengono gli anticorpi: ad esempio nell'informazione si chiama Internet. E stanno vincendo, lo vediamo. La nuova informazione di massa viene da lì.
    Credo di avere fatto osservazioni oggettive, ma mi piacerebbe avere commenti, if any.
    Riccardo

  21. Ahimé, Riccardo, io, purtroppo, come sai, sono antidemocratico e amo moltissimo i bambini, perché mi ricordo bene di esserlo stato e spesso mi ci sento ancora. Non c'è niente di meno democratico di un bambino: ed è meraviglioso che seguano il loro cuore individuale, e non la logica di piazza.

    Non so dire quanto il popolo sia "gnorante e ciuco" come diceva… la tu nonna, ma sono certo che stia peggiorando in "ciucaggine e in gnorantezza", proprio in ragione di internet. Propalare notizie telematiche "di massa", che siano in un blog o altrove, è sempre una operazione assai diversa dal propalare conoscenza.
    La notizia vagolante si sorregge su chi la diffonde. Può essere un encomio o un'infamia e veleggia di bocca in bocca. E più si trova l'untore, il capro espiatorio, il mostro, più viaggia bene.
    E' facile unire la gente contro qualcuno o contro qualcosa.
    E' difficilissimo riunirla verso qualcuno o verso qualcosa.
    Il passaparola, che prima avveniva in un piccolo paese, adesso avviene in rete. Ma con enormi possibilità manipolatorie in più, e scarse possibilità di controllo e rettifica.
    Se io scrivessi in rete che Totti è l'amante di D'Alema, ad una prima reazione di stupore seguirebbe il sospetto. E, dopo un po' il povero Totti e il povero D'Alema si troverebbero accorpati nel carrozzone del gay pride.
    E' facile calunniare. Questo è diventato uno sport mondiale facilitato da internet.

    Per questo, nella mia pervicace e convinta antidemocraticità, non vedo alcuna differenza (se non politica) tra Fazio, Vespa, Saviano, Fede, Santoro, Sgarbi, Ferrara, Costanzo, ecc… Sono tutti in esplicita malafede. Non è qualunquismo ma evidenza.
    Infatti, quando gli arruffapopoli televisivi, moralizzatori di costumi, se ne vanno con liquidazioni da due milioni di euro (!!!!!) e stipendi da 600.0000 euro l'anno, mi sorge qualche piccola perplessità sulla loro limpidezza (sbaglio?)

    E mo' vengo a Benigni, che mi piace un sacco come comico ma che, purtroppo, non ha capito un accidente della Commedia (ma proprio niente) e l'ha massacrata indegnamente volgarizzandola e banalizzandola. Mi piaceva moltissimo nel Piccolo Diavolo e quando, agli inizi cantava "noi siamo quelli del corpo sciolto"; ma credo che debba chiedere umilmente scusa a Dante e allo scempio interpretativo che ne ha fatto.

    Riguardo al panem et circenses credo che i circenses si possano fare in tanti modi: Sono "panem et circenses", a mio antidemocratico avviso, le adunate oceaniche del primo maggio in cui, alle facilonerie sindacali, si aggiungono quelli dei cantastorie "impegnati" che, dopo l'immancabile bella ciao, facendo sempre un giro armonico di re minore ed imitando malamente Bob Dylan, danno l'idea di una grande convinzione sociopolitica (e se la vendono sempre a suon di milioni di euro: un po' come i calciatori, in fondo). E ovviamente lo sono anche quelle in cui si canta a squarciagola Fozza Itaja oppure Roma ladrona (dopo l'immancabile "va pensiero".

    Internet (ma attento, è sempre un antidemocratico convinto che parla) non fornisce anticorpi ma, al contrario, distribuisce virus per contagio. 
    Se tu provi ad andare in alcuni "social network" tra i più acclamati, vedrai che le contestazioni non vengono accettate: oh porca miseria non si può contestare chi contesta? Ma non saranno tutti fascisti 'sti contestatori?

    Eh si ma la mia contestazione a trecentosessanta gradi non è …costituzionale.
    Ultimamente l'ho portata in occasione di un importante incontro culturale comunale mostrando quali mondezze architettoniche abbiano avallato i responsabili della "destra"; e per tale ragione non mi chiameranno più, così come mi evitano quelli della sinistra. E questa è l'unica bella soddisfazione nella quale brulica la speranza che qualche bambino si salvi da tale disastro.
    Pieffe

  22. Wow …
    Ma il demonio, prima di Internet, dove stava?

    Ma perchè ce l'abbiamo tanto con Internet? Eppure lo usiamo, facciamo ricerche, lavoriamo, con Internet, pubblichiamo, scriviamo, vendiamo, comunichiamo.
    Credo fermamente che Internet sia la classica medaglia con le classiche due facce, come tutte le cose.  E' bianco e nero, è bene e male, è utile ed è danno. Come la televisione, come i giornali, come la radio e come il colesterolo. Come la carne, come la verdura, come il sole, come la pioggia.
    Spariamo tutti sulla televisione pero' TUTTI conosciamo Fazio e (ahimeè) Benigni ed Emilio Fede , Maurizio Costanzo. E la Dandini. E.. cazzo…. pure Santoro.
    E poi Sandro Giacobbo e Piero Angela e Philipe Daverio.
    E tutti abbiamo almeno una volta parlato del culo della Pippa, chi più chi meno.
    E accidenti TUTTI usiamo questo mezzo, lo stiamo facendo anche adesso, nel bene e nel male. TUTTI sappiamo cosa sia facebook.

    In 25 milioni usiamo Skype. Perchè? Facciamo conferenze, assemblee e corsi di aggiornamento, lezioni universitarie senza muovere il sedere dall'ufficio. Possiamo (anche) dire che ci fa risparmiare, in soldi e in benzina? E' ragionevole? Direi di si.

    Un pensiero alla qualità della vita di chi NON puo' spostarsi, ai disabili, per esempio?
    L'altro giorno osservavo un ragazzo (prende il mio treno la mattina) inviare sms. E' sordomuto – grazie ai SMS è in contatto con il mondo. Un semplice, banalissimo S.M.S.

    Lunedì mattina ho avuto una "divergenza di opinioni" con una persona, sempre in treno (accadono molte cose sui treni, provare per credere). Lui sosteneva (molto caldamente – troppo caldamente) che occorrerebbe abolire il calcio e tutto cio' che ne consegue perchè – secondo lui – ci debbono essere più trasmissioni culturali (!!!!!!) e niente calcio.
    Wowww !!! Culturali per chi, di grazia? E quali trasmissioni? E chi stabilisce cosa è cultura e cosa non lo è? CHI? Quali sono i sacri parametri?
    Conosco persone appassionate di calcio che possiedono una cultura vera e profonda.
    Conosco persone che hanno letto solo Topolino e hanno una sensibilità straordinaria e anche persone che possiedono una grande cultura .. ma pochissima intelligenza

  23. Dimenticavo:
    concordo con Pieffe in merito ai moralizzatori di costumi e le sue perplessità sulla limpidezza della loro moralità sono anche le mie.
    Aggiungerei ai vari Fazio e altri nominati, i politici, e poi preti vescovi prelati  – Opus Dei – Ior  – ecc ecc.
    Insomma di gente che predica bene e razzola male non ne abbiamo piene solo TV giornali Internet  ma anche chiesa e governo ecc.
    E anche i maroni (non necessariamente leghisti).

  24. Insomma non sono riuscito a far passare questo sano vento di antidemocrazia, di ripristino dell'aristocrazia, di feudalesimo, di ironia templare, di abbattimento dei privilegi di chi fa più rumore. Insomma di restaurazione dell'impero carolingio.
    Vabbè, ne ero certo: Vado serenamente in esilio.
    Tanto il motore dell'astronave a pedali è sempre acceso.
    Vrrrrroooommm.

  25. Eccomi con un po' più di calma e alcune risposte:

    MARINZ
    Il tuo intervento è (anche) una testimonianza, derivante da anni di rapporti con gli adolescenti, e mi fa un gran piacere sapere che c'è una ehmmm distribuzione gaussiana (anvedi o' ….. !!!) del buono e del meno buono.
    Chiedo scusa per il parolone, ma era piaciuta assai a Riccardo una volta che venne fuori, chiacchierando tra di noi e allora me la tiro, va beneeee? Ok. Riprendo.
    (Marinz non esitare a correggere eventuali imprecisioni mi raccomando).
    Marinz dedica del tempo a ragazzi adolescenti: vedono film, vanno in montagna, spaccano legna, discutono, chiacchierano di scuola, di sesso, di film, di disagi, di droga, di alcol, di matrimonio, di fgli, di futuro, di Internet,  
    Fanno sport, vanno in bici, ai musei, ecc.  e parlano. E imparano. Sono sicura che Marinz impara dai ragazzi e loro imparano da Marinz. Questo è bello, come è bello che l'omino verde che gira per le scuole elementari impari dai bambini e loro da lui. 

    Il bambino di Paola, una sera dal giardino di casa mia ha esclamato: mammaaaaa vieni… venite tutti fuori a vedere quante stelle ci sono in cielo stasera! Lui gioca (anche) con la play station e  gioca anche a calcio. E studia (anche) musica,

    Voglio credere che Simone non sia speciale, non sia un "caso" e che non lo sia nemmeno mia nipote, che non ha dormito una notte perché era preoccupata per una famiglia di lumache avvistata sulla rampa del mio box (se lo zio arriva con la macchina e non le, le schiaccia). Voglio pensare che Aurora non sia una bambina speciale ma una bambina normale. E che speciali lo siano per me, entrambi, solo perché sono i "bimbi di casa mia".
    Marinz aiuta a credere che questi bimbi, anche quando saranno adulti guarderanno le stelle, chiameranno i loro compagni per condividerle e salveranno lumache dalle rampe del box.

    PINUCCIA
    vacci piano col Celeste, specie se hai intenzione di invitare pleiadiani.
    Ti confido però una cosa: i colori prevalenti (CHECCHÈ NE DICA PIEFFE) di casa mia sono il giallo e il cremisi, sia per quanto riguarda i colori dei muri, sia per i tessuti. Unica eccezione la "stanza di Pieffe" che è sui toni del lavanda-azzurro-glicine chiodi e mosche comprese.
    E il bagno annesso, che è sul bianco – verde – blu.

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