GROVIGLI DI PENSIERI

reti in rose

(foto: mia)

Allo specchio siamo braccia, corpo, gambe capelli. Occhi, denti, unghie. Scatole, belle o meno belle. Armoniosi nei lineamenti oppure disarmonici, delicati o marcati nei tratti. Figure slanciate, snelle oppure formose, rotonde o secche. Visi regolari o asimmetici, sorrisi simpatici, teneri o disarmanti, o poco attraenti. Siamo noi, ci diciamo allo specchio, in fotografia. Ci riconosciamo. Si?

Ma c’è un posto, che è anche un istante,  in cui si mescolano il giorno e la notte della coscienza, quel punto indistinto del ponte che accoglie e unisce luce e tenebre, bellezza e fango, freddo e caldo, bene e male, dentro e fuori.
Somiglia al sonno quando non è acnora sonno ma non è più veglia. E’ il punto estremo della linea di confine del crepuscolo o dell’alba, un guizzo appena percettibile, evanescente per il Tempo così come lo conosciamo, ma sterminato nel Tempo nello stato incorporeo del mondo.

E’ li che si svolge l’incontro tra consapevolezza e anima. L’anima che sente, che pulsa senza meccanismi, lo scrigno dell’istinto.  Potente e chiaro come la luce del mattino, trasparente come acqua. E’ l’istinto che fa in modo che noi “sappiamo”.
E’ lui che ci avverte, che ci solleva il pelo quando è paura, che arriva avvolto di tenebre nei nostri sogni e si veste di immagini. Scrive, con le immagini. Racconta fiabe, ci avverte, ci ammonisce, ci suggerisce.
Ci mostra ciò che siamo, ci informa di noi, deponendo nei sogni i suoi graffiti i suoi disegni animati. Messaggi potenti, preziosi se li ascoltiamo, se vogliamo riconoscerli e attraverso questi, ri-conoscerci.

In quel territorio, infinitamente sottile per le misure del mondo, ma molto meno sottile per il mondo in cui vive l’anima, si trovano il senso dei fili, le risposte, il suolo dei numeri e dei suoni, e un’altra natura del Tempo. E’ un luogo indeterminato:  da lì i numeri sbucano fuori, evadono e si travestono affinché il loro mistero continui ad essere mistero, da questa parte del confine, qui, dove vivono le “scatole”, i corpi funzionanti grazie ai cuori che battono e al sangue che circola, ai reni che lavano.

Lì ci sono risposte, basta saperle accoglierle, volerle leggere.
Saper dar retta alle voci senza suoni, alle immagini che ci compaiono senza che passino attraverso gli occhi. Dentro, sotto la cenere della consapevolezza, tra la brace dell’anima si sa sempre cosa si deve fare, cosa si vuole e cosa sarebbe giusto fare per noi.

E’ il giorno del mondo, con le sue chimere, le sue illusioni, le sue luci colorate ad allontanare l’istinto: basta un golfino per eludere il brivido sulle braccia, calmare il pelo che si solleva.
Basta un po’ di frastuono, una risata,  per mettere a tacere la vocina che cerca di dare l’allarme, che ci avverte che ciò che cerchiamo è altrove, e che esiste, e che abbiamo unghie e dita per scavare, e denti per mordere e gambe per salire e che abbiamo tutto, ma proprio tutto per riscattarci,  per raggiungere ciò che noi siamo di dentro e finalmente congiungere queste due parti.
E’ dolore ciò che le separa, un dolore che ad un certo punto diventa insopportabile.
Ma quando arriva la consapevolezza, ecco che siamo forza splendente che nessuno può fermare.

Occorre imparare a stare in silenzio e raggiungere “quel” posto. Li ci siamo noi, con tutte ma proprio tutte le risposte. Lì vediamo chiaramente i tratti di coloro che sono i predatori della nostra energia, i ladri della nostra luce. Vediamo lo stato di salute del nostro esistere e di chi ci porta via la libertà di essere ciò che siamo, il diritto di essere ciò che siamo davvero. Ci porta lontani dalla nostra natura, dal nostro naturale battito.

Siamo animali: prima di imparare noi “sappiamo”. Prima di capire noi “sentiamo”. Prima di diventare, noi “siamo”. Abbiamo l’intuito, sappiamo sempre meno usarlo, meno ancora lo ascoltiamo. Lo deridiamo, spesso, lo mettiamo a tacere. Il presentimento, il fiuto, la capacità di annusare, a quattro zampe il mondo. Quella di avvertire il temporale, la tempesta, di  sentire dove c’è acqua e dove fuoco sono diventate storie di realtà selvagge, che non esistono più, perchè ci siamo “evoluti”.
Perché il cervello “sa” e ad esso bisogna affidarsi. Dobbiamo essere razionali, decidere, pianificare. Dobbiamo essere sempre più testa sempre meno pancia,  sempre meno pelle. Vivere di strategie:  esistenze come partite a scacchi, piani di guerra, progetti tracciati e scommesse, sfide.

Ma noi … siamo fatti di fiato, di pensieri, di desideri, di anima. Siamo intrecciati ai fili che uniscono le persone alle cose, il mistero che stabilisce gli incontri, che fa leggere i ricordi, che ci fa sentire l’odore di chi ci è simile, fino a raggiungerlo. Siamo rabdomanti. Intrecciati alla magia dei numeri, legati ai tracciati delle stelle, subiamo la luna, il potere dell’acqua, i minerali, la luce e il buio. Affidarci a ciò che sentiamo molto spesso è la salvezza.

cielofiorentino

6 pensieri riguardo “GROVIGLI DI PENSIERI

  1. E' proprio vero: Affidarci a ciò che sentiamo molto spesso è la salvezza.
    Trovare il bandolo della matassa, riavvolgere il filo come ha fatto Teseo nel labirinto dopo aver sconfitto il minotauro.
    Occorre coraggio, ma come diceva  don Abbondio : il coraggio uno se non ce l'ha non se lo può dare. Allora magari si fa finta di averlo e si sperimenta giorno dopo giorno di averne un po' di più, tanto se il salto se ha da fa, se deve fare.
    Il silenzio fa paura. Il silenzio  porta a trovare il capo di quel filo per uscire dal labirinto.

    Scusate ma stamattina son o un poi' così.
    Per alleggerire: dalle mie parti chi ha idee geniali si dice ce ha la testa ingarbugliata. Chissà perchè? Non me lo sono mai posta questa domanda.

    Baci. Niente abbracci. fa troppo caldo anche se sono solo neanche le sette del mattino.
    Pinuccia

  2. Non hai nulla di cui scusarti.
    Concordo sul coraggio. Arriva un momento nella vita che se vogliamo salvarci qualcosa dobbiamo fare e si, il coraggio si trova. Sempre. Basta volerlo, basta essere disposti a cadere.
    Lasceremo cose e persone per strada, è inevitabile.
    Resterà ciò che conta davvero e chi ci vuole bene.
    Il silenzio fa paura? Forse più che altro è comodo: il rumore le voci le presenze spesso sono solo panacee, finti unguenti per dolori veri, dolori per i quali servono medicine vere. E noi, dentro, sappiamo dove trovarle ma di più ancora sappiamo dove NON le troveremo mai. 
    L'intuito ci guida nella direzione giusta, sempre che lo vogliamo ascoltare e in silenzio.  C'è un posto dove talento e creatività sopiti si stanno svegliando e battono sui vetri con le nocche, gridano e ci chiamano. Dobbiamo andare là.

  3. la Vita sa dove condurci.
    ha bisogno della mente libera dai ns pensieri e ragionamenti.
    e sa quale è il ns punto di equilibrio.

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