GIARDINI DI DENTRO


Non sapeva come fosse accaduto. Forse attraversando una qualche parete del Sonno, fatto sta che come Alice dopo il volo nella tana del Bianconiglio, Stella si trovò in uno strano giardino.
Il suolo era piuttosto simile ad un prato anche si l’erba non era soltanto di colore verde bensì di differenti colori e i fiori, sebbene era chiaro fossero fiori, erano differenti dai fiori presenti sulla terra.

Era uno scenario un po’ fiabesco ma lei era sicura di essere sveglia.
Soffiavano differenti venti, alcuni erano come alito caldo, altri le procuravano brividi, una sensazione gelata come fosse fiato di un essere di acciaio.

Il suo cammino, le direzioni che prendeva, condizionavano ciò che provava, sulla pelle quali il caldo e il freddo ma anche l’umore.
Passava infatti da uno stato di profonda tristezza, ad uno di una diffusa e calda serenità.
Da una sensazione di dolcezza che le si allargava nel petto, invadendola, ad un senso di solitudine o di profonda disperazione.

Man mano che procedeva, si faceva sempre più chiaro che erano i suoi spostamenti a farle provare diverse sensazioni e a modificare il suo umore.  Fu presto chiaro come il sole: si trovava in un giardino speciale, il giardino dei sentimenti e delle emozioni.

Consapevole di questo Stella  cominciò ad osservare quello strano posto con occhi differenti e si accorse che laddove provava dolcezza, crescevano fiori semplici, simili a piccole margherite e il sole regalava una sensazione tiepida, delicata, come primavera.
Passeggiando entrò in una zona arida, dove era il colore grigio a dominare il cielo ma anche il prato e crescevano piante spinose, senza foglie, che cercavano di ferirle le caviglie, di avvinghiarsi attorno ai polpacci. Non fu facile uscire da quella zona del giardino perché provava una sensazione che la faceva soffrire ma dalla quale non poteva liberarsi. Si trovò a pensare alle persone che conosceva, agli amici, ai vicini di casa, ai conoscenti e desiderò cose brutte per tutti … e allora capì. Era nel giardino della Superbia e dell’Invidia.

Corse, terrorizzata e ferita e si ritrovò in un posto che pareva avvolgerla, come un abbraccio: sembrava fosse entrata in una bolla, in una capsula di tempo che racchiudeva lei immersa in un silenzio quasi liquido,  un silenzio teipido, rassciurante, in cui la luce arrivava con discrezione, senza ferire gli occhi, e il giardino che la circondava mostrava i suoi fiori sotto quella luce, d’ambra, che accarezzava fiori, piante. C’era armonia, equilibrio.

Si chiese se fosse un sogno o se lo fosse prima, quando scappò da quel luogo ostile ma poi si guardò la pelle e vide i graffi e capì che tutto il mondo era un giardino, immenso, variegato, con tante trappole e colori, voci e  suoni. Si trattava soltanto di ascoltare con l’orecchio speciale, quello che si nasconde dietro gli occhi e vedere con l’occhio speciale, quello che sta dietro le orecchie.

E allora capì che il giardino non era esterno a sé, ma che era dentro di sé.

9 pensieri riguardo “GIARDINI DI DENTRO

  1. da bambino avevo queste specie di "uscite del tempo"…era bello e sapevo anche come svegliarmi se arrivava il lupo…..

    bello rivederti
    Grazie!

    Tiz.

  2. Mi serve un numero di telefono che ricordo di averlo segnato sulla rubrica del telefono , ancora prima dell'arrivo del cellulare, mai trascritto  sul cellulare. Apro la pagina sulla lettera "O", e scorrendo i vari nomi mi soffermo su uno in particolare. Ho tutto un modo mio ,per riportare nomi e numeri…. la penna scorre… per cercare il numero che mi serviva, ma si ferma su vari..Ori cell…..Ori ab…Ori uff….Ori papà…. Che strano! Comincio a giocare con la penna attorno a quel numero, Ori papà…non lo avevo ancora cancellato e difficilmente lo cancellerò. E mentre attorno a quel numero cominciarono a formarsi   disegni geometrici, con tanto di fiorellini e stelline all'improvviso con un balzo mi ritrovai in un altro tempo.  Quel salto mi ha riportato alla spensieratezza, alla gioventù, mi rivedevo più giovane. Entrai in un giardino dove fiorni, erbe, cespugli erano in armonia coi i colori, con quella luce che ti temprava l'anima abbozzando sorrisi nei miei occhi che non riconoscevo più. I girasoli  seguivano me, e non la luce del sole, ricordi…semplicemente bei ricordi mi accompagnavano in quel giardino, di un infanzia dove tutto era da scoprire, dove tutto era una tappeto di candide, bianche nuvole dove era semplicemente bello raccogliere margherite, il canto degli uccellini allietava la spensieratezza, i  ramoscelli, gli arbusti degli alberi sembravano spostarsi e per non so quale mistero della natura,  indicarti la via della gioia, della felicita. Com'era bello correre in quel giardino. Ma correndo…ecco lo sapevo; è bastata quella radice che si sollevava dal terreno…mi ritrovai a terra, e all'improvviso, quella serenità, quella gioia che fino ad un istante prima mi sosteneva, si mutò in una gelida e profonda tristezza. La morsa spietata di un freddo abbraccio, che avvolgeva tutto attorno,  oscurava quelle che erano bianche e candide nuvole. Un velo di tristezza mutò i lineamenti del mio viso, Rabbia,  dolore,  sembravano rapire tutte le margherite e  zittire il canto degli uccellini. Si chiusero i girasoli, le ombre della notte che si formavano sul tappeto erboso ormai nudo di margherite facevano paura, la disperazione. Quello che era un tiepido venticello di primavera si tramutò in un irruente uragano, l'impotenza, di fronte a tanta forza. Ed ecco…lo scenario cambia si alza il sipario, si aprono le porte, si entra in un altro misterioso giardino. 
    Una manciata di secondi ad occhi chiusi è bastata per ricordare; sembrava un'eternità. Chiusi la rubrica del telefono, non mi interessava più il numero che stavo cercando (non era importante), presi la macchina e andai a "farmi un giro" in quella che era la casa di Ori papà….
    Non so perchè, ma dovevo andare……

    Carola 

  3. Indubbiamente il giardino di Celeste-Alice, invita gli ospiti a viaggiare in quel prato magico, situato tra la mente e il cuore. E allora le anime femminili, sensibili, sensuali e delicate come quella di Carola, sprofondano nei ricordi e in quella che nel rinascimento si chiamava "melancolia". Li dove il tempo smette d'essere tiranno e lo spazio si contrae intorno alle azioni, ai desideri ai sospiri.

    Vabbè, riparto: vrrrrrooooommmm! 

  4. Tiz, ciao.
    Grazie a te !

    Carola
    ha descritto davvero una parte di vita: noi eravamo piccole, quando lei veniva a trovarmi, davvero, non in sogno, nel giardino di mio padre.
    Che esiste ancora, ovviamente è cambiato, ed è molto vicino al luogo in cui Carola vive.
    Sono ricordi veri, i suoi, e le "radici" in cui è inciampata e l'uragano sono riferimenti precisi, ad eventi della vita, che prima o poi tolgono desideri e sospiri a tutti noi e ci privano dei sogni.
    Credo davvero che Carola abbia avuto un qualche bisogno di tornare al giardino della casa di mio padre, e credo che lo abbia fatto davvero; glialo chiederò, senza pretendere dettagli.
    Io non l'ho piu' fatto da che non lo possiedo più, nè intendo farlo.
    C'erano gli alberi, che aveva fatto piantare mia madre e che poi sono stati tagliati dalla attuale proprietà, c'era l'orto che ha coltivato mio padre per molti anni e c'era un tripudio di rose rampicanti sull'inferriata.
    Tra 4 platani al centro del giardino, c'erano delle panchine di cemento: abbiamo chiacchierato nelle sere d'estate: qualche volta c'era anche Andrea, piccolino.
    Ricordo quelle sere, ricordo le parole, ricordo molte cose, e anche l'uragano.

    Pieffe
    Il giardino del post sì, è quel posto tra la testa e il cuore ciè dove risiede quello che siamo noi. Ci sono zone meravigliose e zone terribili e insieme fanno di noi cio' che siamo. Passeggiarsi dentro non è mai una bella cosa, spesso fa un male bestia e si esce bastonati e nauseati. Altre volte capita invece di respirare delle cose buone, specie se cerchiamo di lavorarci un po', di arare, seminare ec c ecc.
    C'è un uomo nella mia vita, che mi ha parlato spesso di questo.

  5. guarda che è vero….da piccolo sapevo di sognare….e sapevo che nel sogno non potevo farmi male…..bastava un pizzicotto per svegliarmi…
    Così andavo in tanti posti….sai…stanze buie….
    Non so da quando non ha funzionato più.
    forse da quando ho smesso di sognare.

    Tiz

  6. Certo, che ci sono tornata. Ho rallentato con la macchina in prossimità della casa per curiosare all'interno dell'inferriata dove rose rampicanti non rampicano più. Non potevo soffermarmi e curiosare come volevo fare, c'era un signore sul balcone che fumava, e la girandola colorata infilata nel vaso di geranio……….mi è bastato qualche secondo, e in quel tempo, nel mio cuore si alternavo vento, pioggia, tempeste e arcobaleni.   Dovevo rivedere il giardino, l'ho rivisto, ma non sentivo più il profumo del giardino di "Ori papà". Lasciandomi avvolgere da profonda nostalgia, mi sono allontanata lasciando li i mieri ricordi.
    Carola

  7. Intervento delicatissimo,
    Il "profumo di Ori papà" e le "rose rampicanti che non rampicano più…"
    niente da aggiungere
    Solo un abbraccio e un augurio di una S. Pasqua serena
    O.

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