27 pensieri riguardo “FONTANE

  1. Davanti alla scuola dove ho frequentato le elementari c'era una fontanella, abbastanza simile a quella che hai fotograto tu. Per far scosciare l'acqua si doveva manovrare una grande maniglia.
    Sul rubinetto in alto c'era un piccolo foro e chiudendo con una mano la bocca del rubinetto l'acqua usciva da quel piccolo foro.
    Che gioia andare a bere. Chissà perchè, avevamo sempre sete. Forse succede a tutti i bambini trovare degli excamotage per fare qualcosa di piacevole, di gratificante, di fantasioso.
    Ed eravamo sempre a bere: non importava se faceva caldo o freddo, persino quando c'erano  i "candelotti di ghiaccio"
    Magari anche solo per uscire un attimo da scuola quando ci annoiavamo.
    Allora si usava così.  Ho ancora nelle orecchie le risate, le corse, i "pomelli rossi" sulle guance.
    Era un gioco ingenuo, fatto da bambini di campagna.
    Ora la fonatnella è stata sostuita da un rubinetto in acciaio ( orribile).
    Grazie per l'amarcord Celeste.
    Anche se fuori piove hai fatto spuntare un piccolo sole.
    Pinuccia
    P.S. Come sempre: splendide foto!

  2. Ognuno di noi 'vecchietti' ha il ricordo di una fontana simile a questa.
    Da piccola, andavo a lavare i panni con mia mamma nel vecchio lavatoio e li' vicino c'era una fontana cosi', dipinta di verde.
    Mentre mia mamma lavava, io mi divertivo a far scendere l'acqua spingendo la leva.   La  sete poteva anche non esserci, ma che soddisfazione bere quell'acqua fresca.
    Grazie, Cele, per avermi riportato per un momento al passato.
    Sir Biss

  3. Pinuccia, belle le tue storie, bella la condivisione dei tuoi ricordi, dalle locomotive a vapore ai nidi di rondine, dai cuccioli di gatto a jennifer.
    Bello questo conversare, che puà spaziare da shakespeare a topo gigio e da cui imparo. Bello che si intreccia con il conversare degli altri Ospiti, e che si arricchisce ed arricchisce.
    Mi mancherebbe questo posto, non tanto perché mi mancherebbe di scriverci ma perchè non vi leggerei.
    È più vostro che mio anzi… siete voi a dargli fiato, io ne ho pochissimo in questo tempo. Difficile.

    Sir Biss
    Essere vecchietti è una questione interiore. Significa non essere più innanzitutto curiosi, poi significa chiudere e chiudersi agli altri e alla vita.
    Significa smettere di crescere, perché si può scegliere: crescere o invecchiare,
    Pertanto no, non hai offeso nessuno perché persone così qui non ce ne sono. E nemmeno tu lo sei.

    Essere vecchietti  non è un fatto anagrafico: lo riscontro ogni volta che mi capita di incontrare qualcuno della mia età o magari più giovani, stretti tra i loro orizzonti vicinissimi, chiusi nei loro piccoli mondi grondanti di retorica di luoghi comuni e privi di cuoriosità, di luce nello sguardo, di voglia di caoire, di imparare,,, Ogni volta dico a mio marito: se anche io sono così fammi fuori, sopprimimi.

    Grazie, davvero, per il tempo che lasciate qui, tra queste righe, È un regalo, per me.

  4. Ci sono due cose che mi piacciono molto nel tuo spazio, Cele: il tuo amore e il tuo rispetto per un universo meraviglioso… che sta sparendo.
    Anche la fontanella di Pinuccia, o il lavatoio di Ser biss fanno parte di questo spazio: spazio sempre più piccolo, aggredito dal rumore e dall'arroganza.
    Ieri ho ritrovato una foto antica, anzi, vecchissima, anzi… vecchietta: c'è un bambino di tre anni, seduto dietro un piccolo tavolo. Sopra il tavolo ci sono dei cubi, delle piramidi, dei parallelepipedi di legno. Il bimbo guarda davanti a se con occhi incantati. E' ancora innamorato della costruzione che ha appena distrutto; ma sta per costruirne un'altra. Dietro di lui una pianta di gelsomini.
    Ci sono ancora i cubetti di legno? Boh?
    Quel bambino, ovviamente, ero io; e quei cubetti li sento ancora fra le mani, e li guardo reggersi, instabili e colorati a formare castelli e avventure straordinarie; diventare qualsiasi cosa l'immaginazione riuscisse a formare.
    C'erano le fontane, i silenzi, le strade senza auto, le fontanelle col buco per farci uscire lo zampillo d'acqua che bagnava il viso di Pinuccia, c'era la banda dei carabinieri che suonava brani d'opera sotto le querce di villa Borghese, c'era il venditore di palloncini colorati; e poi c'erano anche i lampioni con poca luce, c'erano ancora le strade di terra battuta, c'era il profumo dei fiori. E non c'era puzza di smog.
    Beh…porca miseria: gli ingegneri l'hanno fatta grossa.
    Pieffe

  5. A sir. biss.
    Siamo tutti "giovani come l' acqua": ha perfettamente ragione la nostra Celeste: si invecchia quando non c' è più curiosità, non c'è più stupore, non c'è più voglia di imparare qualcosa di nuovo.

     Pieffe: Abbiamo collaborato in modo esemplare tutti quanti a rendere il mondo come è. Non è che mezzo secolo fa tutto fosse perfetto, pulito,  lindo e senza macchie. Anche allora c'erano un mucchio di cose che non andavano, sono   solo i nostri occhi a farcelo vedere  diverso,  con  un alone di romanticismo. Tutto ciò che ci ricorda quel mondo muove l'emotività,  il rimpianto di non essere più ragazzini, poi vai a capire i meccanismi del cervello..
    In città ci sarà lo smog, in campagna respiriamo i trattamenti che si fanno alle colture.

    Abbracci a tutti
    Pinuccia

  6. No, Pinuccia no.
    Non è il rimpianto dei "bei tempi antichi" di cui sto parlando!!! 
    Certo che c'erano un sacco di schifezze anche 50, 100, 1000 anni fa.
    Ma quello di cui parlo non è l'ambiente magico proprio della malinconia di chi invecchia e si aggrappa ad un ricordo idealizzato. Non ho rimpianti.
    Ho fatto quello che ho potuto e creduto nei momenti in cui lo facevo. Poi mi sono corretto tante volte ma, mentre mi correggevo (e magari facevo errori peggiori proprio sperando di mitigare i precedenti) il mondo si stava inabissando intorno a me, e proponeva lo SFASCIO metodico e totale di tutti i valori, aggredendo l'etica e relativizzando tutto. Il materialismo diventava un dictat, un obbligo sociale, e lo spirito… un'opzione.
    Osservo oggettivamente (da ingegnere, appunto) che la perdita delle fontanelle… è un fatto serio, così come la perdita delle stelle nel cielo, del fuoco dei camini, dell'odore del pane, ecc.. Ci sono voluti poco più di 60 anni per "stravolgere precipitosamente il mondo. Non è mai accaduta, in tutta la storia dell'umanità, un'evoluzione (per me involuzione) così precipitosa. La percezione dello stravolgimento dei "valori" non è mai stata così potente.
    Se 60 anni si dormiva con la porta aperta e si andava in giro alla stazione di notte, senza timore di essere derubati o stuprati, vuol dire che qualcosa di enorme è cambiato. Se nelle strade campeggiano culi che pubblicizzano telefonini e tette che reclamizzano colazioni del mattino, vuol dire che nella mente degli uomini si sta "sfasciando" qualcosa. E purtroppo è una trasformazione irreversibile. Si chiama trionfo del "materialismo" (e non ce ne frega nulla se ha più colpa Marx oppure Taylor). La cacca puzza di cacca, chiunque la faccia.

  7. So di cosa parli caro Pieffe.
    Anche se defilata dalle grandi città vedo lo sfascio ovunque, dall'ambiente ai costumi.  La cosa che mi ferisce di più è l'arroganza, la sopraffazione il non ascolare le ragioni dell'altro.
    Non so se utopia o una fuga: cerco qualcosa al di là delle stelle che mi guidi attraverso questo mare di fango. Costa fatica. Ogni tanto viene voglia di gettare la spugna, ogni tanto vorrei subito le risposte, poi comprendo che se anche le avessi non le capirei perchè non ho ancora affinato i sensi per percepirle.
    Poi ,il mondo attorno so di non poterlo cambiare, cerco di vederlo com'è senza farmi coinvolgere più di tanto dalle sue brutture : e vada come vada..
    Un abbraccio Pinuccia

  8. Forse in un eremo, cara Pinuccia, riusciremmo a non farci sopraffare dalle tossine morali e materiali che questo mondo ci propina. Di questo mondo ne facciamo parte tutti quanti e tutti, anche inconsciamente, buttiamo giù il nostro mattoncino dal muro dei valori e della Civiltà (con la C maiuscola). Quello che 20 anni fa sembrava improponibile, ora lo accettiamo perchè la società ci condiziona in modo spaventoso. Essere distaccati e vedere le cose come stanno è un privilegio da illuminati.

    Siamo testimoni e protagonisti di un epoca tremenda, il Kali Yuga del Kali Yuga, quello in cui l'uso dei mezzi mediatici cambia il mondo e ne accelera i capovolgimenti.

    Io rimango sul mio davanzale a guardare le lucertole e aspetto le farfalle. L'altro giorno mi sono incantata a seguire un passerotto che saltellava sul limone, gorgheggiando deliziosamente, e mi sono accorta che la mia mente si era aggrappata all'uccellino per avere un momento di armonia…e mi sono stupida della pace che dava quell'osservazione e della mia fuga dalle brutture che ci circondano.
    Così come la fontanella di Celeste e i cubi di Pieffe, è il momento "sognante" che ci rigenera un poco e ci fa capire che c'era un epoca che ora definiremmo "di fiaba", un metatempo in cui esiste un equilibrio, in cuii i valori si ricompongono al di là delle mode, e delle varie etiche.

    Celeste, fotografa barche, fontane prati e tutto quello che il tuo occhio sensibile ti suggerisce, le tue foto hanno la  delicatezza e l'essenzialità di un ikebana.
    Fusa 

  9. Maledetto Pieffe. Maledetto, ripeto.
    Nel senso buono eh, che c’entra!
    Insomma, avevo stra giurato di non dirlo, perché “le buone maniere” impongono di evitare certi argomenti o meglio, non entrare nelle discussioni, anzi, meglio, conversazioni a gamba tesa.
    lo penso davvero, e non è ipocrisia: si chiama educazione, e "nostalgia delle buone maniere"
    (Al riguardo, consiglio la lettura di Stefano Bartezzaghi: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/12/23/nostalgia-delle-buone-maniere.html)
    E nemmeno ora ho intenzione di non tenere fede a questa regola, beninteso, ma… ma, ecco, a causa del pessimismo cosmico di Pieffe invece ‘gna che mi confessi.
    Insomma, parafrasando Gaber nella sua “Qualcuno era comunista” quando diceva “…. Sì, “Ciao bella ciao” l’ho cantata, d’accordo, e anche l’“Internazionale”, però in coro eh!”, io devo dire: “ebbene si… c’ero anche io alla manifestazione del 13 febbraio! “
    Beh, dice uno, ci fa tanto piacere, ma 1) che ce frega? 2) e che c’entra il povero pieffino?
    Premetto che non sono molto propenso alle manifestazioni, ritengo piuttosto che certi confronti si dovrebbero svolgere nelle sedi preposte. Gli urli e slogan di piazza non mi attirano granché. Ma quando questo non succede, bisogna che qualcos’altro sia fatto, ma non voglio entrare nel merito delle questioni note, se non riportare le motivazioni della manifestazione, ossia, cito:

    …. Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.
    Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.
    Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.
    Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza….

    http://www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=Mobdonne

    Piuttosto, e qui mi riallaccio al discorso del pleiadiano, (word mi ha corretto “pleiadiano” con “pleiadi ano”: vorrà dire qualcosa? Mah, adesso ci si mette anche anche word… oh tempora, oh mores!) con una osservazione. A Firenze si doveva partire da Piazza de Giudici, andare verso il Duomo, e poi arrivare in Piazza della Repubblica dove si sarebbe concluso l’evento. Ecco: tutto il tragitto era SOLIDO di gente, per cui non s’è potuto fisicamente percorrere il tragitto.
    C’era una quantità di gente che nessuno si sarebbe mai immaginato, e allora la domanda sorge spontanea: ma se sono così tanti quelli che non ne possono più di questo generale degrado che descrive Pieffe, ma quanti sono piuttosto, quelli che lo generano, questo degrado che ci circonda?
    Quanti sono quelli che monetizzano l’immonetizzabile? Che stravolgono il concetto giocando sulle parole, che abusano del proprio ruolo a proprio uso e consumo? Che hanno costruito “la fabbrica del consenso”, o comunque ci provano?
    Ognuno risponderà per se, ma io mi sono fatto l’idea che siano pochi, molto molto pochi. E secondo me è questa la vera realtà.
    Per una volta più bella di quello che appare.
    R

  10. Caro R. Il mio pessimismo cosmico mi spinge a voler rispondere :

    ma se sono così tanti quelli che non ne possono più di questo generale degrado che descrive Pieffe, ma quanti sono piuttosto, quelli che lo generano, questo degrado che ci circonda?
    Quanti sono quelli che monetizzano l’immonetizzabile? Che stravolgono il concetto giocando sulle parole, che abusano del proprio ruolo a proprio uso e consumo? Che hanno costruito “la fabbrica del consenso”, o comunque ci provano?

    Quanti sono e quali sono?
    Esattamente gli stessi che partecipano alla manifestazione. Più qualcuno che non partecipa perché è troppo occupato ad organizzarla. 
    Ognuno di noi stigmatizza con classe ciò che ha provocato a generare.
    E' troppo comodo pensare a quattro gatti nella stanza dei bottoni che programmano i culi da mettere in copertina e altre nequizie del genere.

    Io sono per il burka, sono per la verginità prematrimoniale, sono per la messa in latino, sono per le carrozze a cavalli, per l'abolizione dell'illuminazione nelle città, per il ripristino della civiltà contadina, sono per l'abolizione dei consigli d'istituto nelle scuole, sono per il ripristino delle punizioni corporali agli studenti, sono per sottoporre i professori ad una formazione continua, sono per l'abolizione dei giudici, sono per la defenestrazione dei politici; sono per l'IMPERO anzi per il DESPOTISMO.
    Anzi, per l'imperatore: ME

    semplice no?

  11. “Boiadé, che spettinata!” Dirrebbe una mia amica livornese.
    Ehm, chiedo umilmente perdono alla Maestà Imperiale vostra… La mi scusa sa, è che ero di spalle e mica l’avevo notata la corona e lo strascico d’ermellino. E la m’è anche andata bene che non m’è arrivata una risuonante scettrata a due mani in testa…
    Mah. A me, il peccato originale non è che mi sia poi mai tornato quel granché.
    Forse, per questioni logistiche di vicinato, a te t’è più familiare, oh vostra maestà Pieffica: chissà che il santo padre non abbia sparso per l’aria qualche polverina misteriosa a pro suo, ops… a pro del suo Capo, ovviamente, ci mancherebbe!
    E sai che? Quella storia che “siamo tutti colpevoli”, a prescindere, è anche diventata una bella scappatoia, dai su, diciamoci la verità, eh!
    C’è chi l’ha studiata così bene da farne un’arma. Saviano la chiama “la macchina del fango”. Anche qui, non prendo il particolare per il tutto: non tutto quello che Saviano dice lo condivido, ma in questo caso è meramente la spiegazione, lo “scoprire gli altarini”, come si dice qui, di una nuova “tecnica di comunicazione”: quella per cui, per essere “assolti”, basta dimostrare che “tutti fanno quello che facciamo noi”, che siamo, in fondo, tutti uguali. Non lo è legalmente, ma lo è socialmente.
    NO. Non lo è.
    Io preferisco, piuttosto, i distinguo, fino alla pedanteria. Mi spiego: “Not in my name” è VITALE, secondo me.
    E, parlo strettissiammente per me, ovvio, questa “decadenza di oggi”, per semplificare i concetti, non è in mio nome. A me non piace vedere culi in ogni dove.
    Calma: se proprio vogliamo precisare, gradisco eccome l’articolo, ma “addosso” a QUELLA ragazza. È stridente vederli usati, e senza virgolette, proprio plain text, per pubblicità di qualunque cosa, dai!
    E a me non piace che sia fatto. A me non piace che la classe dirigente italiana dei prossimi vent’anni venga scelta con questi criteri, e permettimi, io come te, come credo la maggior parte di quelli che ci circondano (opinione arbitraria, lo riconosco, ma ne sono convinto), “ci siamo fatti un culo così” (boia, sto culo è sempre in mezzo, in effetti) proprio per questo motivo, perché crediamo nel merito. Senza scorciatoie.
    Fine del comizio vostra maestà. Capisco di meritarmi “millanta frustate in su lo culo ‘gnudo” (ariculo, boiadé!). Facciamo che le riscuoterò tramite la mia fiduciaria di Antigua, che le investirà in diritti Paramount. Nel frattempo il tempo passa e chissà che no me le prescrivano.
    Ecco, vedi? Io le frustate me le prenderei!!!
    Uffa, ho già detto che ti odio? 🙂
    Scuse generiche a tutti, magari mi danno qualche attenuante.
    Riccardo

  12. Quanto me piace sto' barricadero!!!
    Pieffe

    P-S.: Lo promuoverò ministro delle feste imperiali (appena mi fanno imperatore) dove Berlisca farà sesso spinto con Vendola,  insieme a Grillo ovviamente, che però cerca di palpare la Carfagna, che come ben si sa, va matta per D'Alema, che però s'è fidanzato con la Clinton, che a sua volta ha un debole per La Russa. E' ovvio che ci sarà pure Bagnasco a benedire le nozze gay di Calderoli con la Bonino e spero che Bertinotti se la pianti di fare l'occhietto a Rutelli.

  13. Signoria vostra, mio unico Imperatore e Re: degno non sono de la di voi fiducia e benevolenza, e le parole vostre mi fanno tremar voce e mano!
    A porvi m'azzardo, umile una domanda sola:

    Aho, 'a 'mperatore! Ma sentinpò: ma ner mezzo de sto traffico, nn'è che invece der ministro te serve er viggile ???
    R

  14. Ho cancellato un paio di commenti per errore.
    A volte succede, di fare cose in momenti sbagliati.
    Mi spiace, e torno a ribadire che finché c'è rispetto va tutto bene.

    Inoltre devo dire che mi hanno relagato stimoli e sorrisi, l'intelligenza spalmata qui sopra, l'ironia e la bellezza che ho trovato, il confronto a volte impietoso tra persone che so si stimano vincendevolmente.

    È un periodo molto triste, per me. Oggi ho voltato, pare, una pagina importante della mia vita, ho lasciato il mio lavoro. Costa molto dolore è uno strappo grande ma nella vita c'è di peggio. Quando ho vissuto, quel "di peggio" ho avuto persone vicine, alcune delle quali le sto lasciando ora.
    Ma accadono cose … che sono come domande, scriveva Baricco che rende allergico più d'uno, qui. Passa un minuto, oppure un anno e poi .. la vita risponde, continua Baricco.

    Scrivo anche questo perché nessuno del mio Studio… ehmmm ex Studio legge Controluce e ,,, bè , non corro di certo il rischio di voler inviare messaggi sublimali.

    Grazie a tutti di essere qui e .. per un po' vi lascio il campo libero. Io.. diciamo che non sono molto in forma? Cancello pure messaggi che non devo…

    un abbraccio grande a tutti e .. sembra una frase precotta ma l'affetto di qui … conta. È una sagoma in.. controluce.

  15. Non sapendo se i commenti sono spariti per motivi tecnici,
    provo a rimetterli,
    a meno che sia stata una pulitura…

    #15

    Se ciascuno pensa prima a pulire se stesso e poi gli altri,
    anche la "politica" cambia.
    Credo che il : "siamo tutti uguali (siapure con sfumature diverse)
    e il "gli altri meno io, meno il mio nome",
    possano essere entrambi una scappatoia
    se non li filtriamo insieme alle coscienze polverose
    in una strigliatura e pulitura.

    Una volta pulito,
    dubitare di avere pulito,
    rimettendo infine l' ultimo Giudizio ,anche, ad un Altro…
    dopodichè non ce ne fregherebbe più molto
    dell' assoluzione o della condanna della giustizia umana,
    nè legale,nè sociale,
    così come di una emarginazione o giudizio comune
    (sia pure dolorosissimi) e

    Il bello è che la pulitura non è relegata ai tempi che furono,
    alle mode, alle manifestazioni,
    si applica in ogni tempo e in ogni luogo,
    è universale,
    ma solo se si è disposti a soffrire ( e gioire)
    forse tanto…
    e per quasi tutti forse

                    "  troppo "…?
    Forse
                              
                     u.a.

    P.S.

    possiamo essere tutti,
    fontanelle zampillanti
    o compassionevoli forti foulard
    invece che fonti di critica amara.
    Che bella invece la vostra,
    acuta, spassosa,
    pungente, delicata

                     u.a.
                         
    Grazie come sempre     e
    a ciascuno
    il suo… aspirapolvere.

  16. a.u.
    è evidente che lei non ha letto il mio intervento, appena sopra questo suo.
    Se lo avesse fatto, vi avrebbe trovato delle scuse.
    Quindi mi porto a casa con gioia l'appellativo di "aspirapolvere" in quanto scopro ora, e alla luce dei fatti che sarebbe stato un buon aspirapolvere.
    Grazie di aver illuminato questo dubbio … igienico.

  17. MAMMAMIA
    come è facile essere fraintesi e applicarsi cose non dette,
    per questo serve il dubbio e il guardarsi negli occhi,
    cosa quì impossibile…
    l' aspirapolvere è un mezzo per tutti e riferito a tutti in coerenza (spero )
    con ciò che avevo scritto.
    Mi addolora vedere che per un equivoco
    l' aspirata sarebbe stata giusta .

    So che possiamo capirci Celeste.
    Ciao

                                       u.a.

  18. Allora carissima Celeste riprendi presto energie e ti sia di monito ciò che hai scritto in fondo  a destra in Controluce : Le stelle restano.
    Mai come ora devi essere certa di questo.
    Un abbraccio grande grande
    Pinuccia

  19. grazie pinuccia, davvero
    e si, credo anche io che le stelle restano.
    non tramontano, infatti.

    era bellissimo anche il duetto ricc-pieffe ma certe volte si interrompono i fili si spezzano dai gomitoli.

    pinuccia sai cucire?

  20. Dopo il freddo inverno arriva sempre la primavera .
    Me l'hai insegnato tu, Cele.
    Qualcuno ti aiutera' a ricucire i fili spezzati, vedrai.
    Un bacio
    Sir Biss

  21. I fili quelli che contano davvero non si spezzano perchè resistono , resistono, resistono.

    Pieffe e Riccardo sono davvero formidabili. Lo sappiamo.
    Continueranno a giocare al gioco dell'Imperatore e del finto Servo, che è anch'esso un Imperatore. Non lo sa ancora e, come nelle telonovele, si saprà solo quando si scoprirà che tra la Gatta dell'Uno e il Cane dell'Altro c'era stata una liason.

    Ha ragione sir. biss: le ore più fredde e più buie sono sempre quelle prima dell'alba. Poi spunta il sole e allora sarà una gran bella festa. Vedrai. Parola di aspirante maga..
    Un bacio

  22. Tutto il mio affetto, cara Celeste,
    ti comprendo perfettamente, come ti dicevo, dato che ci sono passata pure io. Chiudi quella porta ora, avrai tempo poi, se vorrai, di socchiuderla e lasciar passare piano piano ciò che potrai analizzare. Ma prenditi tempo, che a volte, oltre che essere tiranno è anche galantuomo.
    Se ti viene la voglia passa dal mio davanzale, con la primavera arrivano le farfalle e gli uccellini cantano deliziosamente.  Dopo una vita frenetica e stressante niente di meglio dei tempi della natura per lenire le amarezze del cuore.
    Parola di gatta, anzi di gatti e di lucertole!
    Fusa

  23. Però. Bella figura, Pieffe.
    Si si, dico a te: e non nasconderti dietro al trono adesso (già ci sto io!). Mentre noi ci si balocca, succede che succedono le cose. Bah!
    Sai Cele, ormai ho perso il conto dei lavori che ho cambiato, e non sto scherzando. E in ognuno ci ho creduto. Quindi, come dice anche la Gatta, capisco lo stato d’animo, e me ne dispiace. Ma dagli il peso che ha. Né più, né meno.
    E poi vuoi mettere? Ci si levano soddisfazioni mica da poco quando accade.
    Solo per condivisione, ti dico che l’ultimo che ho cambiato (e spero che sia l’ultimo, perché sono proprio d’accordo con te, non è proprio una passeggiata se ci hai creduto, e lì per lì ci si sta male davvero) me la sono preparata la cosa, e al momento giusto ho battuto tutti i fogli che negli anni avevo accumulato delle male cose del mio ufficio, quelle che pesavano sulla gente come me, sulla scrivania del mio capo d’allora dicendo: “io te le ho dette le cose che non andavano e te ne sei fregato. Ma siccome vi voglio bene, eccole un’altra volta: se sei intelligente, ora che vo via, studiatele. Sei ancora a tempo perché io sia l’ultimo”.
    Vuoi mettere?
    E ogni volta che ho cambiato, sono stato meglio.
    So che lo sai, ma a volte le cose bisogna sentirsele dire di nuovo: non c’è età per crescere, finchè si respira, si cresce, e si impara. E si diventa un po’ più forti, e più bravi a scegliere, anche se lì per lì non ci se ne rende conto. Non c’è problema. Anzi.
    Spero che tu ti sia levata le tue, di soddisfazioni, come feci io. Anche se forse col cuore che traspare dalle tue righe in questo posto, non avrai avuto la lucidità per goderne nemmeno quel po’.
    Riposa, è l’unica cosa che aiuta.
    R

  24. Un abbraccio profondo pieno di tutto, si chiude una porta si apre un portone. Ti potrà sembrare strano o per assurdo…anche per me ieri è stato il mio ultimo giorno di lavoro………………..e adesso?
    Ti voglio bene Cele
    Carola

  25. ciao carola
    vorrà dire che andremo a fate footing insieme…
    ne guadagnerà il fisico ma, per me, probabilmente anche l'anima.
    E magari anche il mio inglese: avò più tempo per studiare. Ora torno proprio dalla scuola. Decisamente l'ho trascurato un bel po'.
    Ovviamente senza ricavarne vantaggi. Anzi ……..

  26. Sul tema delle donne:
    io credo che siamo e saremo sempre, ahinoì, un business senza rischio. Sono una donna, e ovvio che trovo offensiva l'ostentazione continua e matellante del corpo femminile anche quando non include atteggiamenti volgari. Ma il nudo, le natiche le tette pagano. Lo sappiamo. è purtroppo sarà così sempre. La cosa che non mi trona è come mai non si è arrivati all'assuefazione.
    Lasciamo stare le esibizioni in fatto di marketing ed entriamo in un constesto intimo, personale, privato. Cosa è più interessante, intrigante, affasciante? Un corpo nudo subito in tanga (magari leopardato o glitterato) oppure una sottoveste chiara, con due spalline sottili, linee in trasparenza?

    Detto questo la domanda è: chi possiede buon gusto, chi possiede quella cosa che si chiama classe, raffinatezza, gentilezza?
    C'è differenza tra una immagine erotica e una pornografica o quasi tale ma QUANTI apprezzano la prima, quanti maggiormente la seconda?

    Siamo sempre qui: la bellezza è un privilegio per chi la sa sentire, vedere, percepire e sa come toccarla, raggiungerla, respirarla. Ci vuole delicatezza, ci vuole classe, ci vuole… bellezza.
    La bellezza è sempre, sempre e poi sempre priva di volgarità ed è qualcosa di spesso introvabile, nascosto, che va cercato, scovato, con la punta delle dita, con il fiato, e trattenendo il fiato per poi non .. trovarla e ricominciare a cercarla perché … si sente che c'è.  Una caccia al tesoro, al buio, in silenzio magari.
    Credo che però questa bellezza non sarà mai scalfita da tutti i nudi del mondo messi in ogni dove, sulle bottiglie dell' acqua minerale, nella pubblicità della Saratoga e in quella delle automobili. Né dai calendari di play boy come da quelli di Max.
    Non ho parlato, naturlamente solo della bellezza del corpo ma anche dell'altra, quella ancora più difficile da trovare perché non è visibile. La puoi annusare. Se hai un buon naso. E se troppi venti non ti portano troppi altri odori. Ci sono venti fuorvianti e si rischia anche di .. perderla, quella bellezza e non annusarla mai.  Peccato. Ce n'è così poca.

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