CASA

casa

Oggi chiacchieravo con un amico sulla casa: lui diceva che impregniamo di noi la nostra casa, che essa assume le nostre forme. Vero, verissimo.
La casa, per starci bene dentro, deve essere come un vestito per l’anima: deve saperci accogliere, saperci vestire comodamente e morbidamente, ci deve coccolare e deve rispettare i nostri colori di dentro, le forme che abbiamo, non deve stridere, stonare con i nostri suoni.

La casa ci offre silenzio, penombra, calore, aria, riposo, riparo quando glielo chiediamo.
Diventa una piazza quando vogliamo che si apra alla gente, alla luce, ai rumori di fuori. Si rende disponibile quando accogliamo amici, la luce, l’allegria,  i giochi dei bambini, la musica.

Non ho chiesto alcun aiuto nell’arredare la mia casa, e non ho mai capito chi si fa confezionare la propria.
Il mio primo impiego è stato presso uno Studio di Architettura, che vantava clienti un po’ esclusivi: alcuni chiedevano consulenze per gli interni, dai mobili ai tessuti, dagli oggetti ai colori, altri si affidavano totalmente agli arredatori e abitavano le case “chiavi in mano” complete di tutto. Non capivo, già da allora, come si potesse acquistare una casa precotta, come un cibo in vaschetta. È come indossare un abito in prestito, una scarpa che è stata di un altro. Terribile, per me.

La mia casa non comprende nulla pregiato, ci sono pochi mobili, trovati nel tempo, e con il tempo. Potrei dire che sono stati loro a trovare me: non li ho cercati, semplicemente li ho trovati girovagando, prendendoli quando ce li vedevo dentro casa. Qualcuno era malconcio, scampato all’ascia o al fuoco. Con pazienza e impegno gli è stata restituita la dignità di credenza o di scrivania.

Stare bene dentro i propri spazi e con i propri spazi, equivale creare armonia con sé. Mi capita spesso di vedere case, piacevoli, curate, trovarle bellissime, tuttavia sentire che non potrei mai sentirmici bene dentro.

La casa ci deve appartenere, comprendere, circondare, deve essere nostra negli odori, nei colori, nelle forme: è uno specchio che riflette ciò che siamo nel profondo, nei luoghi meno visibili da coloro che non ci sono intimi.

Ho conosciuto persone meticolose e ordinate al lavoro che abitano case spettinate, e viceversa; persone formali e dall’aspetto anonimo che vivono in spazi stravaganti.
Persone sbadate, inaffidabili negli appuntamenti e nelle relazioni che invece rasentano la pignoleria tra le mura di casa. Poi ci sono quelli per cui la casa è una sorta di Sancta Sanctorum, dove se dovesse sopravvivere un acaro lo vedi girare con la bandiera bianca, dove i divani hanno i copri-divani e i copri-divani per i copri-divani e gli oggetti sui mobili vengono posati con l’utilizzo di goniometro e squadra.
Dove i libri sulla mensola sono scelti per il colore (giuro che l’ho letto una volta da qualche parte) perché il colore fa “pendant” con il copriletto. In questo caso sono consigliabili Gli Adelphi, disponibili in svariate nuance.

E quei divani sopra i quali non vorresti mai sedere? Perché non sia mai che il tuo jeans lasci qualche traccia blu sul tessuto immacolato, del sofà che troneggia lì, al centro di una sala “essenziale”, “minimalista” ordinatissima, e ovviamente bianchissima come il divano, e ti viene una strana voglia di metterti un maglione di lana anche se è luglio e ci sono trentadue gradi.
Ecco, quelli che hanno una casa così probabilmente hanno così anche il cuore. Gelato.
Una cosa bella è entrare in casa altrui e sentirsi bene subito, avvertirne l’abbraccio, il calore, l’intimità. Bella sensazione. Calore, spontaneità, ospitalità vera e la gioia di essere insieme, a condividere una intimità che si apre ti accoglie e ti comprende.

Sono rientrata da poco: sparsi sui miei divani ci sono: un cellulare, un telefono cordless, due libri, un paio di plaid, una palla di gomma, un tubetto di crema per le mani, la mia borsa, sciarpa, cappello e guanti, un mazzo di chiavi e tre telecomandi. In un angolo ci sono io, con il PC sulle ginocchia mentre scrivo questo post: appena avrò premuto “pubblica” andrò a letto lasciando tutto così com’è.
Spettinata dentro, spettinata fuori?

9 pensieri riguardo “CASA

  1. Mi sembra di vederla la tua casa. E' una casa vissuta, non come alcune posti dove mi e' capitato di andare, col fermo immagine sull'ordine e la meticolosita'. Niente fuori posto, niente al suo posto.
    Tristi come chi ci abita.
    E vogliamo parlare dei soprammobili in bella mostra, ognuno sul proprio centrino immacolato?. Mi perdoni chi mi legge e ne possiede alcuni.
    O del bagno talmente pulito e igienizzato che sembra una foto sul giornale e non un bagno in piastrelle e…ossa.

    Buona domenica, Cele

    Sir Biss

  2. La casa deve servire chi la abita, e non viceversa.
    Ovvio che richiede cure, attenzioni e amore, ma devono essere cure attenzioni e amore nei confronti innanzitutto verso di noi, che la abitiamo, che la viviamo, gesti tesi a farci stare bene.
    Diversamente la casa finusce per schiavizzare le persone, ingoiarle in una fobica mania di ordine precisione pulizia.

    Ma, al di là di questo, trovo interessante l'espressione di sé: dentro la propria casa si deve poter essere sé stessi, i bisogni e i piaceri quotidiani debbono essere soddisfatti e questo è possibile se la nostra ci è amica e non nemica che richiede una serie infinita di rinunce. La cura è un'altra cosa.

    Ecco perché, per tornare al post, la casa che abitiamo somiglia a ciò che noi siamo. E lì, più che altrove, dove lasciamo cadere le maschere, abbandoniamo trucco e parrucco per essere finalmente noi e abbiamo bisogno che ciò che ci circonda sia in sintonia con la nostra nudità, si armonizzi con la pelle e con l'anima che siamo.
    .

  3. In settimana vedrò la casa di Celeste per la prima volta. Io non ci credo che sia spettinata. Controllerò accuratamente e, dietro ricompense da concordare, distribuirò foto segrete di particolari scabrosi. Secondo me ci sono gli "escort" nascosti da qualche parte.

  4. Ciao Frost, bentrovata.
    Sì, lo penso anche io, se la persona ti conosce "dentro".

    Pieffe!!!
    invece di minacciare del gossip su di me perché non racconti il motivo per cui vieni a casa mia?

    Ve lo dico io:
    Ho offerto asilo politico-terrestre sei delle sue sette mogli e lui vorrebbe riprendersele. Ecco cosa vuole cercare, da me, altro che gli escort!
    Le poverette: Gi-netta – Gi-sella – Gi-oconda – Gi-nestra – Gi-acomina e Gi-orgina si sono ribellate alla condizione di schiave e, essendo la PleiadyanPolice priva di poteri sulla terra purché in possesso di documentazioni che provano l'ospitalità, ecco che si sono rivolte a me.
    Devi vedere che meraviglia.. Sono rinate. Mi spiace per la settima, Gi-lberta che è rimasta sull'astronave perché le si era impigliata la gonna.

  5. E' una cosa indegna!! Ma le riprenderò!
    In fondo mi amano, ma le tapine non se ne rendono conto. Cosa c'è di meglio che lavare le mie camicie, farmi i massaggi, accompagnarmi dalle mie amanti, guidare la mia astronave in mia compagnia, farmi da mangiare sempre cose diverse? E' questa la via della perfezione ma purtroppo, nonostante i miei affettuosi insegnamenti e la mia generosità (le frusto solo una volta al giorno e mai per più di mezz'ora), ancora non l'hanno capito.
    Mah.

  6. Ecco, penso che le ragioni della richiesta di asilo siano chiare.
    Ma la settima (quella che ti è rimasta) fa anche il lavoro delle altre sei?
    No … per sapere..

  7. Ciò che Pieffe non sa ancora, è che a casa mia la colazione comprende un goccio di pozione magica, anzi magicissima, che una volta presa, ci si dimentica dei particolari e restano solo ricordi banali e superficiali, senza anima. 
    Così che non li potrà mai raccontare niente di speciale.
    Esattamente come è capitato a me… (anche lui ha le pozioni magiche)..

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