IL DITALE DELLA NONNA

il ditale di tita

foto mia

 

La mia nonna materna, anche lei come tante nonne, aveva una macchina per cucire, una di quelle di colore nero, con la scritta dorata, che funzionano a pedale.

Poggiava sopra un piccolo mobile di legno, color miele, con uno sportello che conteneva piccoli cassetti con l’occorrente per cucire a macchina e anche a mano: spolette di filo, aghi, spilli, l’uovo di legno per rammendare le calze, i gancini di ricambio delle aperture delle gonne della nonna, le spille da balia, alcune lampo, bottoni, il metro da sarto, gessetti.

Quando lei cuciva, spesso le sedevo accanto: questi ricordi comprendono il periodo della mia vita dai 4 ai 12 anni circa.
Ricordo ancora in modo nitido i vari oggetti:  il puntaspilli, un cuscinetto che ospitava, infilzati, alcuni aghi già infilati, con fili di diversi colori.  Spesso la nonna mi faceva infilare gli aghi dicendomi: tu che ci vedi bene preparane uno nero, uno bianco, uno grigio, uno marrone … Forse lo faceva per farmi sentire importante, non saprei, comunque mi piacevano, quei momenti.

A volte la imitavo, mettendo dei punti sopra qualche pezzetto di stoffa che mi dava la nonna, e avevo un piccolo ditale, minuscolo, giusto per il mio dito di allora.
Dorato, con una piccola medaglietta raffigurante la Madonnina di Lourdes incollata sopra. Era il “mio ditale”, solo mio, e non poteva essere altrimenti, data la dimensione e l’assenza di altri nipoti in casa, fatta eccezione per mio cugino, però di tre anni più piccolo e comunque maschio. Nel periodo in cui stavamo entrambi dai nonni le cose “da femmina” erano pertanto soltanto mie.

Nel 1986 i nonni furono costretti a cambiare casa e la macchina per cucire con il mio ditale dentro nel cassetto, seguì i nonni e il resto delle loro cose.
Con  la  mia famiglia però erano già parecchi anni che abitavo ad una ventina di chilometri dalla casa dei nonni ma andavo spesso da loro e mi capitava di vedere il mio ditale pensando ogni volta che era giusto che restasse là, perché quello era il suo posto, era la sua casa.

Poi un giorno lo portai via, venne con me, nella mia casa. Nel 1987 se ne andò mia mamma e nove giorni dopo di lei suo padre ovvero il nonno: la nonna continuò a vivere nella casa fino a poco tempo prima di andarsene anche lei, nel 99.

L’anno precedente la morte della nonna io vissi in ben tre case, o per meglio dire abitai tre diverse case perché, trattandosi di situazioni provvisorie, non trasferii mai tutte le mie cose, se non un anno e mezzo dopo quando mi stabilii definitivamente nella casa ove vivo tuttora.

Durante questi andirivieni di oggetti, vestiti, libri ecc accadde che persi il ditale. Lo cercai, quando venne a mancare la nonna, lo cercai tanto, disperatamente,  ma di quel piccolo oggetto nessuna traccia.
Fino a un paio di anni più tardi, quando, in ufficio, capitò di consegnare dei documenti ad un cliente dello studio: si trattava di un plico piuttosto voluminoso quindi per agevolarne il trasporto, cercai un sacchetto, frugando in un mobiletto in corridoio dove si ripongono ombrelli di emergenza, sacchetti e quelle cose che “possono sempre servire”.

Non so per quale ragione, ma percorendo il corridoio verso la sala riunioni dove attendevano cliente e documenti,  mi bloccai, tornai all’armadietto e cambiai sacchetto senza alcuna ragione oggettiva e logica.

Uscito il cliente tornai a riprendere il sacchetto, frugai all’interno ed era li. Il ditale era li da circa due anni.

Non ho mai attribuito alcun significato a questo episodio, perché credo che la nostra memoria sia qualcosa di straordinario, capace di conservare, intrappolare, trattenere ricordi tra le proprie pieghe. Ricordi che possono emergere in modo del tutto inconsapevole.  Ci sono  cose che trascendono l’umana comprensione, ma non mi importa di capire: è un episodio che ricordo con un sorriso, tutto qua.

Il ditale ora è al sicuro, qui, a casa mia.

(foto mia: su http://www.flickr.com/photos/ric-or-di/)

21 pensieri riguardo “IL DITALE DELLA NONNA

  1. Mia mamma, per problemi legati all'eta', non vive piu' nella sua grande casa a pochi passi dal lago.  Sta bene e dice che non sente piu' di tanto la nostalgia di cio' che ha lasciato.
    Solo una cosa le manca: la macchina da cucire modello Singer. I fili, gli aghi e le giornate passate con me ad insegnarmi (inutilmente visti i risultati attuali) a cucire.
    Per questo, cara Cele, leggerti mi ha fatto piacere.  Perche' hai parlato un po' anche di me…
    Grazie

  2. DiVersi:
    se buttarlo o no, sarà qualcosa che sentirai di volere o non voler fare. In ogni caso il lavoro svolto è stato parte della sua vita, probabilmente ne ha conferito onore e dignità e orgoglio.
    ————–
    A Piazzale Cadorna a Milano, da un po' di anni vi è una scultura, simbolo dell'operosità di Milano. È un grosso ago con la cruna e il filo che vi passa. Dall'altra parte della piazza, dal pavimento sbuca il nodo,
    Non saprei dire se è bella o meno, ma di sicuro simboleggia il lavoro paziente e lento, che progredisce a piccoli passi (punti), che tesse, aggiusta, rammenda, non si arrende. Come il cucito, insomma.
    Il Lavoro come valore, dignità e decoro di uomini e donne onesti.
    (Peccato che ora il mondo è in mano ai furbi, Milano in testa).
    ————–
    SirBiss:
    è straordinario come molti aspetti dell'infanzia accumunino uomini e donne della stessa generazione, come te e me, ad esempio.
    Forse siamo l'ultima generazione, ad avere ricordi comuni. Trovo cche siano comuni odori, sapori, sensazioni, gesti, abitudini.
    Adesso il modo di vivere non è più tanto omogeneo e per altri versi lo è troppo. La vita è scandita da altre cose, ci soono valori differenti, e .. tanta vuotitudine. Tanta.

    I nonni sono, o almeno sono stati per noi, un immenso patrimonio, i nostri primi libri di storia, i primi libri delle fiabe. Non erano fiabe lette, ma raccontate, ed erano storie vere per cui il solco tra fiaba e vita reale era ben chiaro. Poco disincanto, dopo.. e anche un bel po' di sapere, appreso trasferito dall'esperienza e dal ricordo, a menti di bambino con una naturalezza che per me è un mistero.

    Non sono legata agli oggetti se non a poche cose che hanno un significato oltre l'oggetto.. Niente feticci nella mia vita ma qualcosa che sono state chiavi, c'è.
    Ho venduto la casa dei miei senza troppo dolore, donato e gettato via senza rimpianti 40 anni di oggetti. Sono rimaste poche foto, perché poche ne avevano, e qualche documento che ha la valenza del ditale. Niente altro. Il resto è dentro. Cose buone e cose per niente buone.

    Dentro:
    Si vive una vita intera e restano dentro poche cose, attimi, una manciata di momenti, gesti, odori, sapori, espressioni si fissano indelebilmente nella memoria. Il resto è spesso contorno.
    Ma oggi è buio, capita.

  3. Mi capita spesso di non trovare degli oggetti .
    Dopo una breve ricerca, lascio stare e mi dico :
    verranno loro da me,
    prima o poi 
    e al momento giusto.
    Grazie Cele, il tuo racconto mi ha fatto accarezzare anime
    che ho sempre e solo sfiorato.
    BlueSky
     

  4. Hai scritto una cosa bellissima: verranno loro. Già, è così che accade. E lo fanno quando è il  momento. Solo occorre avere occhi e orecchie per trovarle, sentirle, raccoglierle.

    Ps
    C'è qualcosa che, a differenza di me hai solo sfiorato, vissuto poco, ma le esistenze si sfiorano e si intrecciano a seconda del tempo, a volte non è lo stesso. A volte invece si, solo che lasciamo .. che sia e che non sia.

  5. Bello ma molto "femminile" questo post. Odora di lavanda, di merletti, di biancheria stirata e sapone di marsiglia. Da vecchio maschietto mi ci sento un po' stretto ed ho paura di avere qualche bottone scucito e colletto fuori posto. Cele, la prossima volta che ci vediamo porta ago e filo.

  6. Ma poi, Pieffe ha sette mogli, qualcuna saprà anche cucire  o sono tutte esperte nei massaggi alle orecchie?
    Bello il post e anche la foto, Celestina cara.
    Fusa

  7. e mica ce l'avevo coi merletti! Anzi!!
    Li adoro i merletti! Purtroppo non si fanno più; e nessuno ne conosce più le misteriose trame e i significati del lavoro, tra la moleplicità dei fili, fra gli spazi vuoti e i pieni. C'era rimasta qualche nonna che sapeva cosa voleva dire torcere il filo due volte in una direzione e una volta in quella opposta, oppure incrociare i fili con un cappio semplice. O magari, anche se non lo sapeva "filosoficamente", lo aveva imparato da generazioni di esperienza e perpetuava, con ditale, ferri, ago e uncinetto, una tradizione che si perde nella notte dei tempi.
    Penelope, che sapeva il fatto suo, ci tenne a bada i Proci (con la p).
    Oggi siamo pieni di Proci che invadono le case di Ulisse. E anche i ricami si fanno con l'i pad invece che con l'ago e il filo. Ben ci sta.

  8. Ciao Micia.
    Mi sa che tutte le mogli di Pieffe hanno l'I-pod e l' ped, comunicano via e mail, cucinano passando il cibo direttamente dal congelatore al microonde on the road, e magari gli fanno i massaggi con il massaggiatore elettrico.
    E naturalmente sono tutte su facebook.
    Bacio.  Mao.
    grazie per il commento

    Ps Pieffe
    ti stupiresti se ti dicessi che so fare cose con l'uncinetto?
    Ora non ne faccio piu' ma giuro che ne ho fatte

     

  9. PS
    ma secondo voi, COSA tesseva Penelope?
    Non l'ha mai detto nessuno. Peiffe tu di certo lo sai

    Un giorno un amico mi disse: la mia bambina mi ha chiesto: papà, ma cosa cantavano le Sirene di Ulisse?
    e ancora, facendo il presepe: papà: il bue e l'asinello. Chi sta a destra e chi a sinistra di Gesu' bambino? Aveva 6 anni, la bimba. Tosta eh!

  10. Domanda ingenua: Come si potrebbero al giorno d'oggi a tenere a bada i Proci che invadono le case di Ulisse solo tessendo una tela?

    Mah.
    Pinuccia

  11. Penelope tesseva la tela della Vita, la tela degli Inganni e anche la tela del Tempo. Era simile ad Arianna (quella del filo che serve per entrare nei labirinti.
    Il suo compagno, il grande e insaziabile cercatore, era l'unico che poteva dare un senso all'Ordito. Gli altri (i Proci) si sarebbero persi nella Trama.

  12. Grazie della spiegazione Pieffe. Nulla da dire, quando c'è   la conoscenza,  tutto diventa chiaro. Anche a come fare a perdere i Proci senza armi speciali, solo intrappolandoli senza che se loro se ne avvedano.
    Chapeau

    Pinuccia .

  13. Mi associo alla riconoscenza di Pinuccia per Pieffe, le cui spiegazioni sono chiare e toste, e quindi di soddisfazione.
    Ma, Pinuccia, oserei dire che proprio queste, e ancora di più oggi, sono le "armi speciali"… penso che le cosiddette bombe "intelligenti" (ogni epoca ha avuto le sue), i budget illimitati per distruggere il "nemico" che è invariabilemente "terrorista" o "eretico" o "sodomita" o quello che vi pare (anche se spesso lo è solo nei riguardi dei nostri interessi, e ora come allora arispesso puramente accaparratori) non portino a nessun vantaggio pratico per nessuno, nemmeno per il cosiddetto "forte".
    Invece l'intelligenza, la capacità di capire la realtà della situazione presente, il sapere interagire con essa è, oltre che estremamente più "estetica" rispetto alla forza bruta, anche più redditizia. Grande Penelope insomma… In altri ambiti, tra l'altro, anche noattri, bistrattatissimi, soprattutto da noi stessi, italiani eravamo capaci, in tempi più evoluti e meno barbari di questi, di portare il nostro contributo di intelligenza per arginare la forza bruta di "altri". Parlo anche di relativamente poco tempo fa, adesso s'adopra la forza bruta anche noi…. e senza averla. Spettacolo.
    Boia come sono stato serio. Scusate, era meglio l'uncinetto, e non è una battuta.
    Riccardo

  14. E tutto questo grazie ad un  ditale di una bimba che poi, da ragazza grande, ha condiviso la sua favola con noi e ci ha incantati con le sue avventure.
    Baci
    Pinuccia

  15. wow
    Pinuccia mi ha emozionata con questo commento
    Grazie!

    E …sì, è vero, da un post nascono tante cose, anche parallele o per niente attinenti.
    Questo, secondo me, è il bello di un blog bello. Modestamente!!!!!!!!!!
    Ma non è una autolode- Niente affatto. Il merito è delle belle menti che transitano, sostano, giocano, scherzano, donano cose, riflettono qui.
    Grazie.

  16. Cio' che noi (le menti) facciamo qui e' anche e soprattutto merito del tuo modo speciale di raccontare ogni cosa.

    Una mente che transita

  17. Ogni tanto passo a leggere dei vecchi post. Come adesso che il server sta aggiornando quindi siamo lavorativamente fermi.
    Questa storia del ditale della nonna l’ho raccontata ad una signora, recente incontro trenifero. Mi è piaciuto raccontarla.
    Ora mi è piaciuto rileggerla e rileggere i commenti
    Mi vien da scrivere Sir Biss: meglio una mente che transita che qualcuno che transita e mente. Vabè. Giochi di parole. Mi sono sempre piaciuti

  18. Mi ricordavo di questo post e della storia della tela di Penelope ma non ricordavo tutte le sfumature che mi avevano incantata.
    Grazie di nuovo Celeste e buona Domenica!

    Pinuccia

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